giovedì 30 ottobre 2008

Il prossimo live: Will K featuring Katz


Lo spazio live di sabato prossimo ospita un istrionico artista i cui interessi vanno dalla musica alla fotografia ed alla scrittura. Si chiama Will K. Assieme a lui la band novarese KATZ. Sono sicuro che per gli ascoltatori sarà una felice scoperta.

Willk a 3 space


Note biografiche
William Facchinetti Kerdudo, in arte Will K, dopo aver condotto studi di canto lirico ed aver fatto parte di live cover band, intraprende la carriera solista. Nel 2002 e nel 2003 due sue cover vengono inserite nelle compilation della CEM Records. Il salto dalle etichette indipendenti alle major discografiche è breve. Nel 2006 collabora con Rosalinda Celentano nel progetto Movie Lounge ed incide un duetto per la UNIVERSAL insieme a Beppe Dettori, attuale front-man dei Tazenda. Segue una collaborazione in una compilation della HIT Records, dove viene inserito il suo brano originale ‘Mon Amour’ arrangiato in versione latin. Nel 2007 propone il suo brano ‘Ce silence me devore’ al DJ Einstein Doctor DJ che realizza tre versioni remix. La versione originale ed i remix diventano un CD-Single distribuito dalla VIRGIN Digital. ‘Ce silence me devore’, ad eccezione del mercato italiano, viene trasmesso nelle maggiori discoteche europee arrivando ad essere suonato anche in Russia e durante le Beirut nights. Attualmente Will K sta scrivendo nuovi brani in francese ed in inglese.


Per saperne di più...Will K su MySpace

sabato 25 ottobre 2008

Live a Siamo in Onda

Una nuova grande serata a Siamo in Onda: Gli Obrigado
Anche questa sera è con noi Claudio Pofi

Altre foto degli Obrigado

Cosimo Cantoro e Teresa Meardi

Cosimo Cantoro, Ivano Balabio e Teresa Meardi leggono i racconti dei Menestrelli di Jorvik

Eleonora Roaro e Mario Favini alcuni autori dei racconti dei Menestrelli di Jorvik
Un gradito ritorno: Massimo Johnny Ambrosini che ci parla del rugby

Il Lago dei Misteri e la guardia sul Colle

La guardia sul colle

La guardia stava immobile, avvolta nel suo mantello, a scrutare l’orizzonte oltre il lago, verso le montagne. Aveva giurato fedeltà all’imperatore e l’imperatore gli aveva ordinato di vigilare. Oltre il lago, oltre le montagne stavano orde di barbari, che attendevano solo il momento giusto per invadere l’impero.
Un impero decadente e corrotto, che aveva perso il senso del proprio esistere ed era costretto ad assoldare barbari per difendersi da altri barbari.
Un tempo anche la guardia era stato uno di loro, un barbaro, prima di giurare fedeltà all’imperatore. Ci sono uomini che hanno poche parole e a quelle restano fedeli per tutta la vita. La guardia era uno di questi. Così se ne stava immobile a scrutare l’orizzonte, oltre il lago, verso le montagne. Un tempo non era solo. C’erano altri con lui. Poi, uno ad uno se n’erano andati tutti. Qualcuno era andato in congedo; altri erano morti. I più avevano disertato quando lo stipendio aveva smesso di arrivare. Lui no. Lui era rimasto a vigilare, pronto ad accendere il fuoco per allertare le guarnigioni a sud, perché il segnale corresse, di torre in torre fino
alla capitale. Era rimasto lì, a vegliare, accanto alla tomba della donna che gli aveva regalato troppo brevi momenti di felicità, e a cui aveva eretto un piccolo monumento. Lo sostenevano i parenti di lei, che ancora gli portavano qualcosa da mangiare e vestiti per combattere il freddo ogni inverno più intenso. Si dice che sia ancora lì, sul colle della Guardia, a scrutare l’orizzonte, oltre il lago, verso le montagne, in attesa dell’arrivo dei barbari.

I Menestrelli: "e se ci fosse Woody Allen?"

La Psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall’industria dei divani.
Di Eleonora Roaro e Mario Favini

1993. Come ogni martedì pomeriggio da più di trent’anni Woody Allen è nello studio della sua psicoanalista. Dopo una breve discussione sulla natura di alcune sue fobie, come quelle della folla, dei cervi e degli spazi chiusi , Allen inizia a parlare di questioni più strettamente filosofiche. Quindi interviene il suo psicoanalista.

PSICOANALISTA: Insomma Allen, secondo lei non esiste una legge morale valida per tutti?

ALLEN: No, almeno non una morale universale, oggettiva ed immanente non... non
una morale assoluta... ecco! Credo che la morale, sì, insomma, sia soggettiva ed opinabile...

P: Ma se la pensa così allora ogni uomo è libero di fare quello che vuole,
anche di uccidere... Poi scusi, allora perché ha adottato dei figli quando stava con Mia Farrow? Questa viene generalmente considerata una buona azione...! Insomma, due persone sposate, che si amano e progettano una vita insieme, due persone disposte ad adottare dei bambini...

A: Beh ecco, se vogliamo dirla tutta, non è che fossimo proprio sposati...

P: Ah no?

A: No... nean... neanche convivevamo.

P: Beh, non è indispensabile! Insomma, alla fine l’importante è rispettare l’altro ed essere onesto nei suoi confronti. Lei crede nella fedeltà, vero signor Allen?

A: Emh...

P: Ma come! È un valore importante! Senza di esso la nostra società andrebbe a rotoli!
A: È solo una stupida convenzione! E le sue sono solo congetture, astrazioni! È un po’ come parlare di fenici, ippogrifi, politici onesti... di cose che non esistono, insomma!

P: Se tutti la pensassero come lei il mondo sarebbe un enorme bordello...

A: Sì, e sarebbe anche più bello!

P: Lei non ha valori. Tutta la sua vita è nichilismo, cinismo, sarcasmo ed orgasmo.

A: Con uno slogan del genere la Francia vincerebbe sicuramente le elezioni.

P: Secondo me lei parla in questo modo per esorcizzare un desiderio represso,
che non ha mai avuto il coraggio di realizzare. Lei è un inetto. Non sarebbe mai capace di tradire
la sua donna, di uscire dagli schemi. Lei non sa adattarsi alla società!
È solo un povero monomaniaco, cervofobico per di più!

A: Ma cosa dice? Cos’ha capito, lei? Mia Farrow l’ho tradita eccome...
E con sua figlia Soon-Yi Previn per di più... Sa cosa le dico? Queste domande me le hanno già fatte tutte le donne che ho avuto... Gratis però...

E fu così che lo psicoanalista di Woody Allen,
per disperazione, chiuse bottega ed aprì un negozio di coltellini svizzeri.

Marco l'Equi-Librista e la fedeltà di Fiorentino

Riprendo per l’ennesima volta a parlare di un libro di Garcia Marquez.
Un libro che parla di fedeltà deve per forza essere un libro che parla di amore.
La storia d’amore narrata in questo libro è una storia atipica: racconta di un amore sospeso, che è rimasto un’utopia per più di cinquant’anni.


L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA.
Gabriel Garcia Marquez

Questo è il tempo che Fiorentino Ariza, il protagonista, ha dovuto aspettare per poter avere la sua amata, Fermina. La storia, come tutte quelle di Garcia Marquez, è ambientata in un paese caraibico, sulle sponde di un fiume. Fiorentino, figlio di una donna di modesta condizione sociale, si innamora a prima vista di Fermina Daza, unica figlia di un ricco mercante della zona.
Fiorentino, dopo aver visto una prima volta la ragazza, non riesce più a fare a meno di lei.
Si fa quindi timidamente avanti. La ragazza, all’iniziò incuriosita dall’aspetto trasandato di Fiorentino, ricambia in breve tempo il suo amore, un po’ per curiosità, un po’ perché attratta da quel ragazzo smunto e taciturno. Purtroppo il padre di lei impiega poco a scoprire la tresca dei due. Vista la sua posizione sociale non voleva assolutamente che l’unica figlia si legasse ad un umile impiegato telegrafico (era quello infatti il lavoro di Fiorentino all’inizio della loro storia). Decide quindi di tagliare ogni possibilità di riuscita a quell’amore appena nato.
Un bel giorno, senza avvisare nessuno, si trasferisce con la figlia in una località ignota.
Nell’organizzare la partenza il padre commette però un errore: essi si sarebbero trasferiti presso dei parenti in una remota regione dell’interno.
Ovviamente tali parenti dovevano essere avvisati dell’imminente loro arrivo. Tale avviso fu affidato al telegrafo e grazie alla complicità dei telegrafisti di mezzo sud America, amici e colleghi del protagonista, Florentino riuscì a scoprire la destinazione finale della sua amata.
In questo modo si tenne in contatto con lei, mandandole appassionate lettere d’amore.
Andò avanti così per lunghi anni, fino a quando Fermina decise, in gran segreto, di tornare al suo villaggio natale e incontrarsi con Fiorentino.
Qui arriva il primo colpo di scena: i due si vedono e, inspiegabilmente, lei sente di non amarlo più.. Da quel momento, senza una spiegazione, sparirà dalla sua vita.
Gli rimanderà indietro le lettere e i doni che Fiorentino le ha fatto avere nel corso degli anni.
Il tutto senza una sola parola di spiegazione.
Sembrava essersi completamente dimenticata di lui, in maniera inesorabile.
Quando arriverà a sposare per amore il ricco e giovane medico che rappresentava lo scapolo d’oro della città si potrebbe pensare che le speranze di Fiorentino fossero ormai ridotte a zero.
Da qui in poi inizia però la sua abnegazione nei confronti dell’amore provato per Fermina.
Lui non si da per vinto ma aspetta.
Aspetta cinquant’anni, sicuro dell’amore che prova per lei e sicuro del fatto che anche lei lo amasse. In quei lunghi anni Fiorentino si fa una posizione: diventa il ricchissimo proprietario della compagnia fluviale del Caribe, e seduce centinaia di donne.
In gran segreto era diventato il dongiovanni più desiderato della città ma a nessuna concesse il proprio cuore: quello era solo di Fermina. Passano gli anni e il marito di Fermina muore.
Lei, ormai vecchia, il giorno del funerale si trova di fronte Fiorentino che le rinnova la sua dichiarazione di amore.
Come reagirà lei?….

Perry Zona e La Chat


Tenebroso71 è entrato in chat

Tenebroso71: c 6?
Metàperfetta: asp scrivo una mail al capo e arrivo...
Tenebroso71: ok .……
Metàperfetta: ciao amore mio! Mi sei mancato un casino qs we.
Tenebroso71: anche tu…
Metàperfetta: hai ricevuto il mio sms? E il mio nuovo rebus? con dama hai mimi! 
Se qualcuno ti sbircia il cell non capisce niente…
Tenebroso71: certo, l’ho anche risolto, ci siamo sentiti stamattina!
Metàperfetta: ah già bravo! Allora ti concio per le feste per il tuo compleanno?!
Tenebroso71: aspetta ti devo dire una cosa
Metàperfetta: non voglio saperla ho già capito
Tenebroso71: no, dài aspetta…mi spiace un sacco solo che stasera non posso
Metàperfetta: era la nostra serata
Tenebroso71: lo so, facciamo il prossimo giovedì
Metàperfetta: dici sempre così e cmq sono impegnata giovedì
Tenebroso71: ah…e con chi?
Metàperfetta: che t’importa
Tenebroso71: non posso essere geloso? Hai una vaga idea di quanto vorrei stare con te? Di quanto ti desidero? Ho la sensazione che abbiano organizzato una festa a sorpresa non posso rischiare. Devo andare al calcetto questa volta veramente!
Metàperfetta: certo, del resto è la tua vita “ufficiale” mentre io rimango sempre nell’angolo
Tenebroso71: ma tu sei il mio angolo di paradiso
Metàperfetta: bella roba
Tenebroso71: che significa? vuoi smetterla di farti del male?
[…]
Tenebroso71: piccola, ti amo…ma mi sembra che i rari momenti che ci possiamo dedicare siano conditi ormai sempre più da rammarico e rimorso, parole vuote e aspettative ormai disilluse
Metàperfetta: temo che quello che sta accadendo fra noi distrugga il resto della mia vita
Tenebroso71: non lo permetterò e penso di meritarmi tutto questo rancore e anche di molto peggio
Metàperfetta: sto imparando che alcuni sogni si realizzano, altri si realizzano solo in parte e altri non si realizzano per niente
Tenebroso71: in quale dei tre casi mi colloco?
Metàperfetta: secondo te? Finora mi sembra di aver vissuto legata a un filo invisibile e per un anno e mezzo ho avuto paura di tirare troppo forte per non spezzarlo e rischiare di perderti per sempre. Ma ora temo che se non tiro decisa resterò immobile tutta la vita ad aspettare qualcosa che non avrò mai
Tenebroso71: amore mi dispiace io non posso sapere se…
Metàperfetta: lascia stare ho deciso di farci un regalo e mi sforzo di interpretarlo in questi termini
Tenebroso71: per il mio compleanno?
Metàperfetta: non sto scherzando…esco dalla tua vita e lascio che tu esca dalla mia. Ti lascio tornare a essere un marito fedele e un padre impeccabile, non voglio più nascondermi né mentire a me stessa
Tenebroso71: ti sto perdendo?
Metàperfetta: non puoi perdere qualcosa che non hai mai avuto e che non esiste per nessuno
Tenebroso71: ma esiste per noi…
Metàperfetta: Sheakspear diceva che “se non ricordi nemmeno la più piccola delle pazzie che hai fatto per amore, vuol dire che non hai amato veramente” io ricordo tutto e lo porterò con me
Tenebroso71: piccola…
Metàperfetta: per te l’ultimo anagramma… immersi fede preparata…ti amo

Metàperfetta è uscita dalla chat

Soluzione anagrammi: con dama hai mimi = chiamami domani; immersi fede preparata = farai sempre parte di me

Stasera: OBRIGADO!


Stasera, cari amici, si prepara una serata molto speciale non solo per la nutrita compagine di amici che il sabato sera si ritrovano dinanzi ai microfoni di Siamo in Onda, ma anche per la cornice musicale di sicura classe.
Arrivano a trovarci gli OBRIGADO ! La loro musica pregevole e raffinata ruota attorno alle sensazioni di armonia, di estetica, di raffinatezza che regala la Bossanova che non ha eguali al mondo arrivando da una terra che per la bellezza e la gioia di vivere è "abencoada por Deus".

Fedeltà e Infedeltà...

Rose rosse: passione, amore pieno.
Rose gialle: gelosia, infedeltà.
La fedeltà è l'amore perfetto eticamente corretto.
L'infedeltà fa battere il cuore, una mano santa...
Ragazzi stasera si riparte con un tema scottante al quale non si può dir di no.
Tradire? Restare fedeli? Gelosie...tutto questo sarò il filo conduttore della serata dalle 21 a mezzanotte.
Diteci la vostra, leggeremo le vostre opinioni: sms 389 9696960
oppure: diretta@puntoradio.net.
Noi ci siamo e voi?

lunedì 20 ottobre 2008

Vengo dopo il TG

Come diceva quella canzone? Vengo dopo il TG. Ecco appunto, il TG era quello di VCO Sat (che ringraziamo) e quei due lì mi sembra di conoscerli...

sabato 18 ottobre 2008

Live a Siamo in Onda

Ecco le prime foto di questa nuova puntata di Siamo in Onda.
Con noi live c'è Esteban Diaz.

Gli artisti della Corte dell'Oca: Roberto Crivellaro e Adele Pastore

Alberto Cerutti dell'associazione CAV (Centro Aiuto alla Vita)

Elisa Elettra ospite a Siamo in Onda

Niky Valvano e Joe Mannuzzi

Occhi gialli nell'oscurità






Alfa, la mente del blog Il lago dei misteri questa settimana propone un episodio realmente accaduto raccolto da uno storico locale e pubblicato nel libro Paesi di Mezzo (Comune dei Madonna del Sasso).

Ecco il racconto:

Era un giovane coraggioso; uno di quelli che non avevano paura a camminare di notte, nelle tenebre. E poi aveva ottime ragioni per salire fino all’alpe: c’era la sua morosa lassù e aveva voglia di vederla per fare all’amore con lei.

Camminava veloce, risalendo il sentiero come un salmone un torrente. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarlo, nemmeno il diavolo in persona.
Forse questo l’aveva pure detto all’osteria, bevendo l’ultimo bicchiere prima di mettersi in cammino. O forse qualcuno del paese aveva deciso che quel ragazzo di fuori non doveva venire a parlare con una di loro, ma temendo di affrontarlo di persona aveva deciso di chiedere aiuto a qualcuno in grado di evocare un pauroso potere…

Sia come sia, nelle tenebre iniziò a vedere due occhi gialli che lo fissavano, in mezzo la strada. Rallentò il passo: dalla nera sagoma del cane cominciò a provenire un ringhiare sordo. Avanzò e la bestia indietreggiò, ringhiando più forte. Faceva alcuni passi indietro, ma poi ringhiava più forte di prima, con l’aria di volergli saltare alla gola.
Allora il giovane, che temeva di arrivare tardi e trovare tutti ormai a letto e la morosa sotto le coperte a piangere, si arrabbiò così tanto che con pochi salti fu davanti al cane e gli sferrò un calcio così forte che lo fece guaire. La bestia fuggì zoppicando e gemendo, svanendo nelle tenebre.

Il giorno dopo il giovane seppe che il prete aveva un braccio rotto.

Niky Valvano: quella cosa che finisce per no


Vi racconto una storia. Arona, Lago Maggiore. È la fine degli anni '90. C'era una discoteca in zona stazione. Si chiamava Dancing Mirage. Era una domenica pomeriggio (quando ancora si andava in discoteca alla domenica pomeriggio). La musica pompava forte dalle casse e alla consolle c'era il famoso dj Giorgio Prezioso.
Le sue dita si muovevano veloci. Sul mixer facevano acrobazie. Improvvisamente uno dei suoi dischi in vinile gli sfugge dalle mani e colpisce in fronte un giovane che si trovava nei paraggi.
Quell'incidente fu come una rivelazione per il giovane. Un segno del destino.
Quel giovane si chiamava Nicolò "Niky" Valvano ed è oggi un cantante, produttore e autore.
Attorno a quell'episodio ha scritto anche una canzone: ”Prezioso che lancio nervoso”. Divertente e ironica come tanta della sua produzione. Come il suo nuovo disco: "Quella cosa che finisce per no".

E se pensate che quella cosa ... sia proprio quella cosa lì... avete ragione.

Vi siete persi l'intervento di Niky Valvano a Siamo in Onda? Allora lo trovate qui.

I Menestrelli raccontano Taghelmust


Ecco come Federico Di Leva, de I menestrelli di Jorvik ha interpretato "Gli occhi", il tema della serata.

Si chiamava Taghelmust, ed era un panno color della notte.

Si chiamava Taghelmust, ed era il velo che nascondeva i capelli ed il volto dei Tuareg.
Aveva un'unica apertura – simile ad una ferita – che consentiva agli occhi di guardar fuori, e di spaziare, lungo l'orizzonte ondulato Sahara.
I Tuareg – che per il resto del mondo erano barbari senza niente – erano invece molto più ricchi di altri popoli...
Ed il loro mondo era meno arido di quanto potesse apparire.
Avevano storie di amicizia e di avventura conservate nella memoria degli anziani narratori. Avevano amori passionali, consumati nell'alcova provvisoria di una capanna mobile. Avevano la guerra nel loro passato, e la fierezza della solitudine nel loro presente.

Eppure, anche per loro, sul finire degli anni '60, giunse il progresso.
Qualcuno – nel mondo delle città ricche e del progresso facile – sostenne che sotto la sabbia si nascondesse uno strano metallo, denominato uranio.

Ed ecco che il deserto fu invaso da scavatrici e cercatori, da ruspe e camion, da vecchi imprenditori e moderni conquistadores.
Dovettero persino subire, i Tuareg, l'avvento della strada asfaltata, e della sua immobile banalità di catrame. Una strada così diversa da quelle che un tempo loro tracciavano (tra il cielo e lo sguardo, tra la sabbia ed i sogni) con la sola forza degli occhi...

Si chiama Taghelmust il velo che tutt'oggi i Tuareg portano sul volto, e che lascia scoperti solo gli occhi. Ma, se potessero, i Tuareg nasconderebbero anche quelli, per non dover vedere il loro mondo che muore, schiacciato dal nostro...

Elisa Elettra: mi piace Grosso


Elisa Elettra è una bella ragazza valsesiana, vivace e spiritosa. Canta, balla e recita. La sua passione? "Mi piace Grosso". Così urla nella canzone che le radio italiane in queste settimane stanno consumando. Si riferisce, sia ben chiaro, a Fabio Grosso, terzino destro della nazionale di Lippi.

Che dite, c'è un po' di malizia nel titolo?
Elisa Elettra è stata nostra ospite a Siamo in Onda e ha portato tanta allegria. Se volete conoscerla meglio o vi siete persi il suo intervento in diretta, la trovate qui.

Di "Mi piace Grosso", Elisa racconta:
Il progetto è nato nel Luglio 2008 dalla collaborazione con Albino Barbero, musicista, autore, compositore e titolare dello studio di registrazione RockHattle Music. La storia è molto divertente visto che nel cercare l’idea giusta, Niky Valvano (autore e compositore), si ricorda di una frase pronunciata da Elisa Elettra nel 2006 al termine dei mondiali. In breve dal suo talento nasce un pezzo molto divertente che si sposa alla mia voce. Alla composizione collabora anche Gio Manuzzi, Dj e presidente di Musicallegra di Arona.

Gli occhi di John Bramblitt

John Bramblitt, pittore non vedente texano per dipingere utilizza uno speciale tipo di vernice, che abbinata ad una tela di
canapa, permette all’artista di creare i contorni del disegno in rilievo. Successivamente per dare il colore alla tela John Bramblitt utilizza dei normali colori ad olio, gli unici con i quali riesce a distinguere la tonalità con il tatto, infatti l’artista ha scoperto che ogni colore ad olio ha una densità diversa da tutti gli altri. www.bramblitt.net

Lo sguardo di Lei

Nadine adorava provocare sensazioni forti nelle persone che si soffermavano spesso ad osservare la sua eloquente bellezza. Per questo motivo aveva accettato la proposta di quell'artista. Si erano incontrati in un caffè di Place du Dôme. Lei parlava al cellulare davanti ad un cocktail, lui era seduto al tavolino accanto. Nadine si sentiva piacevolmente osservata: un uomo dall’aspetto curato, indossava un gilet blu, una camicia beige con jeans e camperos. Americano di sicuro, non stava niente male, anche se avrebbe voluto poter vedere il suo sguardo, nascosto da tenebrosi occhiali da sole. John l’aveva sentita arrivare, passo veloce, indubbiamente sicuro, avvolta da un profumo delicato ma deciso ed inebriante. Bella, slanciata e bionda, aveva pensato. Sentiva di aver agganciato il suo sguardo e di questo sorrideva, mentre ascoltava, con apparente noncuranza, la sua conversazione telefonica. Subito dopo le chiese banalmente l’ora. La risposta della ragazza coincise con l’inizio di una breve ma piacevole conversazione: parlarono del lavoro di Nadine, stylist manager di discreto successo, e si trasferirono con le parole nel lontano Texas dove John viveva facendo il pittore. Nadine si rivelò subito molto socievole. Della sua estrema loquacità ne aveva fatto un pregio, ma spesso rischiava di trasformarsi in superbia pura. Sapeva parlare troppo bene…di se stessa. John, incuriosito, le chiese di posare per lui. Nadine, voltando lo sguardo quasi indifferente verso la piazza, sembrò pensarci su, come se richieste del genere fossero per lei all’ordine del giorno. Poi accettò. Il tardo pomeriggio del giorno seguente, era sdraiata sul divano di una camera d’albergo dove aveva raggiunto l’artista. Avvolta da un vestitino in taffetà che le accarezzava il corpo, si sentì improvvisamente travolta da una strana sensazione. Distesa, naturale e piacente nell'aspetto, occhi socchiusi, fissava il suo intenditore. La sensazione era quella di librarsi pian piano nell'aria. Non riusciva a distogliere lo sguardo da quell'uomo che, con grazia e passione, stava prelevando dal suo bellissimo corpo molto più che semplici, omogenee curve e perfetti lineamenti. Nadine si sentì d’un tratto così banale come se la sua bellezza non potesse più competere con ciò che le mani di John stavano sprigionando in quel momento. Davanti ai suoi occhiali da sole, il pennello dell’artista scivolava libero sulla tela di canapa, filtrando e flirtando tra meraviglia e mistero, nel silenzio della pura creatività.
Cullata dal torpore, Nadine si lasciò andare, fino ad addormentarsi completamente. Il giorno seguente, si ritrovò sdraiata su quello stesso divano nella camera d’albergo. Sola. Davanti ai suoi occhi si levava superbo il ritratto. Non il suo, poiché da quell'intensità di colori e linee non risaltava la sua indiscussa bellezza bensì l'altèra creatività di un artista, ora svanito
nel nulla. In basso, una firma leggera: John Bramblitt, pittore non vedente. Aveva raccolto lo sguardo di lei così come lo aveva sentito su di sé.

Occhi puntati sulla puntata....

Quanta complicità in un gioco di sguardi, quante emozioni si raccolgono in un semplice colpo d'occhio. Quante immagini e quanti ricordi che fanno parte di noi ci sono stati regalati dai nostri occhi.
Come di consuetudine la nostra puntata ruoterà su un argomento che di tanto in tanto ci piace richiamare come filo conduttore. Il suggestivo tema "OCCHI" sarà la traccia del programma di stasera. Anche oggi musica live, tanti ospiti e sorprese vi aspettano nel salotto del sabato sera di Puntoradio. Vi aspettiamo.

sabato 11 ottobre 2008

Live a Siamo in onda

Ecco le prime foto della seconda puntata di siamo in onda.
Con noi Daniele Fortunato e Luciano Ancora
e l'on Manlio Trabbracci entra nella sua veste istituzionale


Ecco gli amici che ci hanno parlato di una Miss per la Solidarietà
Ivano Balabio e Teresa Meardi

Tineke Everaarts che ci ha parlato della Associazione Genitori Bambini Down.
Marta Raimondi, Luciano Ancora e Daniele Fortunato.



Perry Zona e la lettera alla redazione


Carissima Redazione di Puntoradio il mio nome è Salve e tutti i giorni mi trovo con i miei amici Ciao, Arrivederci e Buongiorno. Mi trovo bene con loro. Da mattina a sera ci rincorriamo tra porte di casa, portoni scorrevoli di hotel, da un cellulare all’altro, tra i banconi del bar, all’ingresso di uffici e negozi, per strada. Insomma, siamo sulla bocca di tutti ogni giorno. Con me in particolare nessuno si fa problemi. Giovane o anziano, donna o uomo che sia per me non vi sono distinzioni. Ciao invece si ficca sempre in un mare di guai, spesso non lo vedono di buon occhio per la sua audacia. Meno male che Arrivederci mette sempre tutti in riga, mentre Buongiorno è il solito snob. Dicono che è segno di buona educazione ricordarsi di noi. Andiamo fieri di questo nostro valore. Vi scrivo perché del nostro gruppo fa parte un altro amico. Qualche volta Arrivederci ha la fortuna di incontrarlo, ma è talmente raro beccarlo! E’ sempre così schivo… A volte si vede sul viso di un bimbo che ha appena ricevuto in dono una caramella dalla mamma. A volte si coglie sulle labbra di persone rannicchiate ai bordi di un marciapiede, quando una moneta tintinna nel piattino che tengono davanti a sé. Si sente nei negozi, tra àtoni scambi di merce e denaro. Vorremmo coinvolgerlo di più. Per noi anche lui ha un grandissimo valore. Le persone sorridono quando lo odono, a volte addirittura piangono di gioia. Sappiamo che qualcuno la sera si serve di lui per parlare con Dio. Mentre molte persone si pentono pensando a chi avrebbero potuto dirlo e invece non l’hanno fatto. Abbiamo anche pensato di stampare dei cartelli con scritto il suo nome, e tappezzare tutte le città del mondo. Così nessuno potrà dimenticarsi di lui. Perché non sia mai troppo tardi per dirlo a qualcuno. Per questo faccio un appello: per mezzo delle vostre meravigliose voci, fate entrare questo nostro amico in ogni casa. Dite ai figli e ai nipoti di chiamarlo più spesso per farlo sentire ai propri genitori e nonni. Mandatelo ad amici che si vedono spesso e a quelli che non si sentono mai. Ripetetelo a mogli e mariti che l’hanno scordato. Invitatelo in trasmissione e ditelo da parte nostra a tutte le persone che vi ascolteranno e che ci leggeranno! Beh, stepitose voci di Siamo in Onda, come sempre sarete fantastici e so che riuscirete ad aiutarci in quest’intento.
Ah…il nome del nostro amico è Grazie.
Con affetto vostro Salve

Caligola e le tre Grazie









Alfa, la mente del blog Il lago dei misteri questa settimana propone una libera interpretazione ispirata da un ritrovamento archeologico. Era il 1601 quando a Pallanza venne rinvenuto un altare dedicato alle tre dee Matrone (le tre Grazie) da un liberto di nome Narcisso. Fu eretto come richiesta di grazia per la salvaguardia della salute dell’imperatore Caio Cesare Augusto Germanico, soprannominato Caligola, che regnò dal 37 al 41 d. C.

Ecco il racconto:

Lo schiavo aveva fatto molta strada. Aveva saputo conquistarsi i favori del sovrano fino a diventare, non solo un uomo libero, ma un suo potente consigliere. Egli perciò sapeva che situazioni straordinarie richiedono misure eccezionali.
L’imperatore era caduto ammalato e i medici dicevano che solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. L’ex schiavo sapeva che la morte del sovrano avrebbe provocato anche la sua disgrazia, perché tanti erano i nemici che attendevano solo il momento giusto per vendicarsi.
Così era pronto a sacrificare a qualsiasi dio o dea gli potesse concedere la grazia. Anche a quelle tre dee che erano adorate dai popoli che vivevano nella regione dei laghi, tra il grande fiume Eridano e le Alpi. Erano chiamate le tre Madri, ma erano raffigurate come tre Grazie armoniosamente danzanti. Dedicò loro un altare di marmo, su consiglio di un vecchio druido che aveva interrogato in segreto. Una legge emanata ai tempi dell’imperatore Cesare Augusto vietava infatti di praticare l’antica religione dei Celti. Il druido però l’aveva avvertito: se la grazia fosse stata concessa, l’imperatore avrebbe dovuto consentire ai druidi di professare di nuovo apertamente la loro fede.
L’imperatore guarì, ma non volle ascoltare le parole del suo consigliere. Vagheggiò anzi di conquistare le isole britanniche, ultima roccaforte dei liberi druidi.
Per questo Gaio Caesare Augusto Germanico, l’imperatore di Roma meglio conosciuto come Caligola, rimase in vita, ma perse il senno e il suo primo editto dopo la malattia fu di nominare senatore il proprio cavallo.

I Menestrelli e...Alexander

Muffa!
Alexander era un luminare: scienziato di fama mondiale, farmacologo illustrissimo, biologo pressoché onnisciente. Come spesso accade agli uomini di grande ingegno, però, alle sue straordinarie doti di studioso corrispondevano delle gravi, vistosissime ed esilaranti lacune dal punto di vista pratico, nell’amministrazione – insomma − delle faccende quotidiane. Il senso dell’orientamento, ad esempio, Alexander non sapeva neanche cosa fosse e tantomeno si destreggiava nel bricolage e tra i fornelli: non era mai stato in grado di smontare una persiana o riparare un tubo, e non aveva mai cucinato niente di più complesso di un uovo al tegamino.
Più di ogni altra cosa, però, Alexander era smemorato. Dimenticava tutto: appuntamenti, ombrelli, compleanni, convegni accademici e orologi. Se nella vita privata questa sua sventatezza non gli causava più di qualche fastidio occasionale, sul lavoro si trattava di un vero e proprio dramma. Faceva esplodere provette dimenticandole sul fuoco, sterminava intere colonie di cavie scordandosi di dar loro da mangiare, rovinava, insomma, decine e decine di costosi esperimenti. Eppure fu proprio questa sua indole svampita ad avvicinarlo alla sua più grande scoperta. Un giorno si scordò di pulire alcune piastre per la coltura dei batteri, Alexander, e se ne andò per il week-end. Al suo ritorno in laboratorio le ritrovò coperte da una patina grigina di muffa puzzolente, e provò ad analizzarle al microscopio, giusto per curiosità, prima di buttare i resti di quell’ennesimo esperimento andato a rotoli. Dopo pochi minuti, esterrefatto, si scostò dallo strumento con un sorriso estatico stampato in volto: aveva notato che, dov’era cresciuta la muffa, dei batteri non era rimasta alcuna traccia. Fu così che Alexander Fleming, scienziato smemorato, scoprì il primo antibiotico, la penicillina. A riprova di quanto, molte volte, l’umanità debba dire grazie soltanto alla curiosità di un uomo, alla sua distrazione, in fondo semplicemente al caso.

Mario Favini

Marco l'Equi-Librista e le Tre Grazie

Nella puntata dedicata a "Grazie" non potevano mancare i riferimenti alla affascinante mitologia greca. Il nostro esperto di letteratura Marco ci illumina con qualche suggestiva reminescenza su Aglaia (“splendente”), Eufrosine (“gioia e letizia”) e Talia (“portatrice di fiori”) ovvero Le Tre Grazie, le creature che secondo i greci vivevano sull'Olimpo e presiedevano ai banchetti, alle danze, ad altri piacevoli eventi sociali e diffondevano gioia e amicizia tra dei e mortali.

Stasera: Grazie di esserci

Nell'invito che come al solito vi facciamo per ascoltarci stasera, c'è già un ringraziamento intrinseco...non solo per la nostra riconoscenza a chi ci sceglierà ma anche per il filo conduttore della serata che orbiteà intorno alla parola "Grazie". Durante la serata dunque vi saranno qua e là diversi pretesti per ricollegarci a questo tema così ampio e interessante. Spazio dunque ai vostri sms, a frasi celebri, reminescenze storiche, bellissimi racconti realizzati dai nostri bravi autori, ma anche spazio al territorio con notizie e curiosità. C'è un bel clima intorno al programma che ci aiuta non solo a trascorrere qualche tempo insieme ma anche ad aprire la mente intorno a pensieri costruttivi come ad esempio il mondo della solidarietà ed alle persone che di questo si occupano. Verranno a trovarci amici attori come Ivano Balabio e Teresa Meardi che porteranno il teatro alla radio e ci parleranno di un progetto futuro che forse ci coinvolgerà. Ospite musicale per tutta la serata il cantautore novarese DANIELE FORTUNATO (nella foto) accompagnato dal suo chitarrista Lucio Ancora insieme si esibiranno live. Vi aspettiamo dalle 21 a mezzanotte nel nostro salotto del sabato sera.

lunedì 6 ottobre 2008

Le strade son Sciangai e i "Grazie" non invecchiano mai- Contributo alla prossima puntata di Siamo In Onda del 11 ott. 2008

Cammini per strada
indaffarato nei pensieri
con il lavoro, la casa e le cose che passano
e tornano costanti,
incontrando quella gente che vaga da sola
e che pure lei pensa ed avrà pure un contatto, una vita, un amore.
Tra incroci e inciampi di sguardi,
sorrisi e mezze parole,
in quel casino che scorre tra i negozi, le case
e la luce che ora s’accende
ed ora si spegne, che ora funziona e poi non va, per un fulmine o una tensione
o un bisticcio di ruoli e non sai chi è stato.
Scendi le scale, rincorri il tram che non ti aspetta e suoni anche in bicicletta,
perché non si sa mai.
La gente ti sente anche se fa finta di non sentire,
la gente ti vede anche se fa finta di non vedere, ma ti fai strada veloce
e passi le vie come i legnetti di uno Sciangai, che san di vecchio in un cassetto della scrivania.
Passa la giornata,
passa, rintocca
e l’orologio pure lui corre, che non vede l’ora
e deve pur tornare sulle dodici,
mentre anche tu “scendi” l’ascensore,
poi quello non va e allora via che sali le scale e brandisci le chiavi di casa
come la spada nella roccia della fatica pesante della giornata incasinata.
Si apre il sipario, la casa si accende
e pure la luce umida di goccioline fresche del frigorifero
che è arrabbiato con te e con tutti quelli che fanno quelle scatolette, lattine, bottigliette, plastichette strane
che le apri, le tocchi e ti devi lavare le mani, ma comunque non va via.
Son le giornate, le gite dei pensieri, le cose che tornano e non tornano,
quei calcoli fatti, cancellati e rifatti con formule nuove, diverse,
un po’ giuste e un po’ sbagliate,
di quelle che ancora tremi nel pensare a quella la,
che quasi ti insultava per la matematica mal contata che avevi
e che comunque con la tua vita poco ci azzecca.
E quando tutto questo si ferma un secondo,
il tumulto, la sfera che gira, che ruota e si dimena,
quando si rilascia quel meccanismo di calamite che tiene i fili di ferro sottile
che muovono tutto il teatrino
e quando ancora t’accorgi di esserci e di esistere e di abbracciare i colori,
ecco che solo una cosa sfiora leggermente i tuoi pensieri,
che nemmeno ci fai caso, ma la dici.
E allora ringrazi tutto quello che hai e tutti quelli che hai,
ringrazi tutto quello che senti e tutto quello che vedi
e ringrazi di poter suonare, ballare, camminare, ascoltare,
mangiare, annusare, ridere, scherzare, piangere ed accarezzare;
dormire, nuotare, rincorrere qualcuno ed inseguire qualcosa,
come un sogno, un ricordo, qualcuno che stimi o che hai stimato,
qualcuno che scappa da te e che vuoi raggiungere;
ringrazi il tempo che è caldo, che è freddo, i bisticci di parole,
i pensieri confusi, le idee sbagliate e le scelte sbagliate, che così poi impari,
l’auto che parte tutte le mattine, il treno che è in ritardo
e quello che passa e che pulisce,
prima ancora che tu ti svegli, ti sveli e scendi,
così non sei costretto a calpestar merda.....tutti i giorni!

sabato 4 ottobre 2008

Live a Siamo In Onda

Finalmente riprende la nuova stagione di Siamo in Onda ed è venuto a trovarci un nostro grande amico: Fabrizio Trabucco alias Naso
Un altro grande amico: Tony Veronesi
Naso, Marta Raimondi e Mario Ermini Burghiner
I menestrelli di Jorvik

La leggenda Pak Do Ik


Grazie a Mario Favini dei Menestrelli di Jorvik, ripercorriamo un episodio legato al mondiale di calcio del 1966 quando un certo Pak Do Ik - si diceva fosse un dentista - con un goal ad Albertosi estromise l'Italia dalla competizione.

Su di noi, questo è certo, nessuno avrebbe scommesso un soldo. Eravamo la barzelletta del mondiale, una squadra da far ridere, un accozzaglia di nanerottoli, altezza media 1 metro e 67, pensate. E a quel Mondiale non dovevamo neanche andarci, a rigor di logica: la nostra, almeno secondo una buona metà del mondo, non era nemmeno una nazione, non avevamo un inno e persino sulla bandiera l’organizzazione aveva avuto da ridire.
Dopo la prima partita tutti ci davano per spacciati, i giornali e le televisioni. Tre a zero contro una Russia di giganti, una sconfitta secca, pesante.
Poi era arrivato quel punticino contro il Cile, ed era stato allora che le cose avevano iniziato a cambiare: il pubblico di Middlesbrough era letteralmente esploso, avevano iniziato a tifare per noi, che non conoscevamo nemmeno una parola della loro lingua, per noi che non potevamo nemmeno contare sull’appoggio di amici e parenti, dato che in Inghilterra, ad assistere al Mondiale, non era potuto venire nessuno dei nostri connazionali.
E infine era stata la volta dell’Italia, della terribile Italia, l’Italia di Rivera e di Albertosi, di Mazzola e di Facchetti. Forse era stato tutto merito degli italiani e dei loro errori. Forse era stata solo fortuna. Forse i nostri fan dell’ultimo minuto, gli inglesi, ci avevano spinto ben oltre i nostri limiti. Fatto sta che al 41° minuto Pak s’era inventato un tiro talmente improbabile da spiazzare tutti, primo tra tutti proprio Albertosi, il portierone azzurro.
Avevamo vinto, e poco importa se ai quarti di finale il Portogallo ci aveva conciato per le feste. Tornati in patria eravamo stati accolti come eroi, Pak Do Ik prima di tutti.
Ma anche questo conta poco. Conta poco di fronte all’entusiasmo di quegli sportivi inglesi che avevamo stregato, che ci tifavano e ci chiedevano autografi quando, in quel ’66, Inghilterra e Corea, almeno ufficialmente, erano ancora in guerra.

Vittorie e Sconfitte...PerryZona racconta "La Schiacciata"

«Noo!» urlò d’improvviso e, in un impeto incontenibile, si sollevò dalla panchina a bordo campo. La palla era caduta a poco meno di un metro da lei, non oltre la linea di fondo. C’era. Per l’arbitro
invece no. Sollevando le braccia fischiò l’out, dando il ventitreesimo punto alla squadra avversaria. Senza discussione. Come con l’uomo che amava. Non si poteva esagerare con lui, pena un cartellino giallo. Presto detto per lei, perennemente con la testa fra le nuvole. Doversi imbattere nella sua eccessiva razionalità era diventato uno sport. Eppure, all’inizio, questa diversità le era sembrata un punto di forza, qualcosa che col tempo avrebbe dato equilibrio al loro rapporto. L’adrenalina le pervase il corpo in un istante. «Dài, ragazzi!!! Forza!» urlò incazzata. «Non è ancora finita!» Ventitrè pari. Dovevano farcela. Siii! Match point! Si alzò di nuovo proprio mentre le braccia del Capitano ruotavano verso l’arbitro in segno di sostituzione. «Sette su Nove!» furono le parole del Giudice di Gara e lei si guardò il petto. “Tocca a me”. In un attimo era sulla linea dei tre metri a dare il cinque alla numero 9, destinata a prendere il suo posto in panchina. Nella vita non sempre si è preparati alle repentine chiamate in gioco. Per restare sempre sull’onda servono gli stimoli! Invece, in un anno di vita insieme questi ultimi si erano fottuti con le quotidiane abitudini. Litigi per sistemare i bicchieri nella lavastoviglie, rimbrotti sui tempi di permanenza in bagno, e il sesso mai. Mai abbastanza. La battuta fu efficace, la ricezione avversaria inesistente. Rispedirono subito la palla di qua dalla rete, senza costruire l’attacco. L’alzatrice aveva alzato la palla in un punto non ben definito fra lei e il Capitano. Non c’era il tempo di pensare, si doveva agire.
Bastò un salto troppo spinto per far sì che il gomito del Capitano le si conficcasse fra la scapola e il collo, in fase di atterraggio. Lei non aveva nemmeno sfiorato quella palla. Restava solo l’eco di quel Miaaaaaaa urlato dal Capitano. Con una gomitata l’aveva sbalzata fuori dal gioco.
E dalla sua vita. Lei non era più sua. Aveva sfiorato solo per un attimo la felicità mentre l’amore, che aveva dentro, era rimasto intrappolato nel suo cuore infranto. I baci erano diventati una forzatura e le carezze avevano lasciato posto ai chilometri di distanza che li separavano persino nella stessa casa. Lei avrebbe voluto crederci, vincere a tutti i costi.
Troppo vicino alla banda laterale e a quel fottuto palo. Un dolore acuto alla testa prese il posto dei suoi pensieri, mentre stava stesa pancia a terra. «Alzàti! La palla è ancora in gioco!» urlò il Capitano. Con la testa fra le mani sollevò lo sguardo, il sudore le rigava il viso.
Come le lacrime dai suoi occhi il giorno in cui lui aveva deciso di lasciarla. Per sempre in panchina. La loro storia si era esaurita così. Lei aveva raccolto la sua roba lasciando quella casa
semi vuota ma piena zeppa di ricordi. Venticinque. Vittoria. Lo guardò trionfante voltarsi dall’altra parte, mentre lei lentamente riprendeva possesso del suo corpo. I compagni esultanti l’abbracciavano chiedendole se stava bene. Non un granchè. Sul tabellone ora c’erano ora solo due numeri. Zero a zero. Il punteggio dal quale entrambi avrebbero dovuto ricominciare una nuova vita. Ognuno per conto proprio. Giurò a se stessa che nessuno più sarebbe riuscito a rubarle la palla. D’ora in avanti avrebbe condotto lei il gioco. 
Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza (J.W.Goethe)

...and the winner is...







Concorso "Racconta il tuo mistero". Ci siamo. La giuria di esperti (Marco l'Equi Librista, Nik Quindicidecimi, Silvia la Mezzelfa, Tenar e, naturalmente, Alfa) ha emesso il verdetto.
Eccolo:

1 classificato - Lä val d'ij cinch di Massimo M. Bonini - Bunin


Motivazione: è stata apprezzata la rielaborazione di una leggenda legata al territorio, contestualizzata in un preciso periodo storico, evocato ma non descritto pedantemente nel racconto. Lo stile è molto piacevole ed evocativo e, pur nella brevità del testo traspare una certa ironia e un accenno di caratterizzazione dei personaggi.
Il racconto è stato apprezzato anche per la scelta di divulgare una leggenda locale poco conosciuta al di fuori dal territorio in cui è radicata, rendendola fruibile a tutti e facendola diventare un incentivo alla visita per qualsiasi forestiero.

2 classificato - La pentola d'oro di Francesca D'Amato


Motivazione: è piaciuto per la simpatica trovata di ribaltare l'immagine di una leggenda: “Non è la pentola d’oro che viene nascosta alla fine dell’arcobaleno, è l’arcobaleno che nasce dalla pentola d’oro". L’immagine dello gnomo con la vanga in mano che si affanna preoccupato dopo la tempesta è di quelle che rimangono nella mente del lettore.

3 classificato - La Creatura di Gevaudan di Mosarella.


E infine il commento di Alfa, la mente del blog Il lago dei misteri e ideatore del concorso.
Lo scopo del concorso era soprattutto quello di far conoscere e apprezzare le leggende e le storie misteriose. Per cui, al di là delle classifiche, ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa: gli autori dei racconti, i lettori che hanno votato, la giuria che si è prestata alla valutazione finale e Puntoradio che ha ospitato la serata finale a Siamo in Onda.

La guerra è finita. Abbiamo vinto.


Tra le novità della nuova stagione di Siamo in Onda c'è la collaborazione con un gruppo di amici, un collettivo di giovani scrittori.
Si chiamano I menestrelli di Jorvik.

Settimanalmente scriveranno per noi dei brevi racconti ispirati a episodi storici o fatti di cronaca. Sarà un divertente tuffo in un passato più o meno remoto visto con gli occhi dell'irriverenza.
Il primo racconto della stagione si ispira ad un episodio epico; il testo è di Federico Di Leva. Eccolo:

Le pareti della città si sgretolavano lentamente, unicamente sotto l’influsso del vento impietoso, oramai, giacché le frecce avevano terminato da tempo di saettare nell’aria.
Non c’erano più nubi di dardi, piogge di strali, e nevi acuminate ad oscurare il Sole.
Sulla sabbia giacevano, oltre ai ricordi della recente battaglia, elmi abbandonati, chiazze di sangue, corpi – nemici ed amici – uguagliati nel democratico abbraccio d'una morte sempre identica a se stessa, e sempre in grado di renderci tutti uguali, re ed imperatori. Assassini ed assassinati.
La guerra era finita e noi, noi tutti, avevamo vinto.
Eravamo stati capaci di reggere ad un assedio snervante ed opprimente, che ci aveva resi schiavi in casa nostra, tramutando d'improvviso le pareti delle nostre dimore in fradice mura di prigione.
Tuttavia, la guerra era finita, ed avevamo vinto noi.
E le divinità immortali – orgogliose dei guerrieri che in loro nome avevano fatto risuonare il frastuono delle spade e degli scudi – ci avevano inviato un dono.
Un dono, per noi che avevamo sbaragliato i nostri più acerrimi nemici.
Un dono, per noi che, dalla guerra, eravamo usciti vincitori.

E fu da vincitori, infatti, che con somma gioia accogliemmo, tra le mura della nostra splendida città, il cavallo di legno, gravido d’armi e di soldati, che gli dèi ci avevano inviato in dono.

Marco l'Equilibrista e la Novella di "Primo"

Come sapete il nostro intellettuale esperto di letteratura si diletta di tanto in tanto a proporre i parti della propria vena narrativa. Al tema di questa sera orientato alle sfide anche decisamente personali risponde così:

Primo.
Primogenito in una famiglia con un unico figlio...forse i miei genitori erano partiti con le migliori intenzioni ma io ho pensato bene di far cambiar loro idea.
Ma non è solo il mio nome.
È anche un risultato! Cacchio ragazzi: sono arrivato primo!!!
È successo tutto questa mattina.
E così ho indossato una bella tuta adidas nera, scarpe adidas nere, cappellino adidas nero e sono sceso in strada. Nera anch’essa perché era molto presto.
In quell’atmosfera, livida e gelida, mi misi a correre, un piede davanti all’altro, ritmicamente, lento ma costante.
Arrivò la salita. Sembrava infinita. Ma poi finii anche lei, proprio ai piedi della torre.
È una torre che è li dall’ottavo secolo. Ce l’hanno messa i romani per avvistare i nemici.
Grande fu la mia sorpresa quando vidi muoversi minuscole figure la in cima.
La sorpresa fu ancora più grande quando capii che quelle figurine ce l’avevano con me. La sorpresa lasciò il posto ad una saggia ritirata quando le prime frecce iniziarono a fischiare.
La saggia ritirata si trasformò in una sostenuta corsa quando il portone della torre si spalancò e uomini armati e minacciosi iniziarono a corrermi dietro.
Nel dubbio non mi sono fermato per mostrar loro la carta d’identità con la relativa residenza pluriennale a Gozzano (Novara).
I piedi volavano, si muovevano rapidi come le ali del falco.
Erano ormai dei minuscoli puntini all’orizzonte quando i polmoni mi ricordarono che sono un fumatore. Mi fermai ad una fonte, non l’avevo mai vista. Di fianco alla fonte c’era un vecchio con una luuunga barba bianca. “Sono Giovanni il Battista” si presentò. E senza aggiungere nient’altro mi tirò una secchiata d’acqua in faccia. Che scherzi sono tirare gavettoni a sconosciuti alle prime luci del giorno? Il vecchio iniziò a parlare.
Ammetto che era affascinante ascoltarlo
...ma dopo cinque minuti capii che il battista non aveva da offrirmi che acqua.
I piedi ripresero a volare, mentre la violenta orda romana mi seguiva rabbiosa.
Ad essa si aggiunsero anche il Battista (offeso dal mio comportamento) e un enorme coniglio rosa spuntato da chissà dove. Le salite e le discese si succedevano freneticamente
Gli inseguitori Mi tallonavano talmente da vicino che potevo sentire le loro imprecazioni in latino.
Anche il coniglio imprecava ma non so dire in che lingua.
Arrivai a casa e li chiusi fuori tutti.
Ce l’avevo fatta! Avevo vinto.
La prima vittoria in una corsa della mia vita. Grande!
Ora, con la calma che si è ripresa il mio corpo mi chiedo però una cosa.
Appurato il fatto che tutto quello che ho visto era per forza di cose una visione...
Derivava dalla nefasta reazione di un corpo non oppure quella bustina con cui ho spolverato l’arrosto la sera prima non era composta da origano e rosmarino?

Stasera: Prima Puntata

Ecco alcuni dei contenuti della puntata di stasera: La canzone dialettale della vecchia Milano sarà protagonista grazie alla voce e alla chitarra di Tony Veronesi (sopra nella foto) che confezionerà una preziosa sorpresa per gli ascoltatori del programma. Ancora musica del vivo con Fabrizio Trabucco, in arte “Naso”(sotto nella foto), eclettico artista aronese e grande amico del programma, che abbiamo invitato anche con l'intento di affidargli il simpatico compito di "padrino" del nostro esordio. Verrà premiato il racconto vincitore del concorso “Racconta il tuo mistero” in collaborazione con il blog cusiano “Il lago dei misteri”: aspettiamo Alfa e il suo gruppo e Marco l'Equi-Librista leggerà in studio il racconto vincitore. E ancora sarà nostra ospite l’attuale miss Turismo con il comitato organizzatore della manifestazione. Ascolteremo alcuni racconti del collettivo di giovani scrittori “I Menestrelli di Jorvik”. Si parlerà di proverbi, mitologia, libri, web, cinema ed altro ancora. Sempre con il sorriso sulle labbra.
Insieme al sottoscritto e Fulvio Julita ci sarà il nostro variegato team composto da Roberto Smilzo, la Viola, Marco l'Equi Librista, Roberto Sbi, Claudio Pofi, Umberto Spantaconi, Marta Raimondi. Il panorama delle notizie d'attualità locale sarà curato e sviluppato grazie al contributo di Fiorella Nicotera, voce della redazione della radio, inoltre si darà voce anche alla "vedetta" del lago maggiore: Arona.net. La regia tecnica è curata da Mauro Massara.

venerdì 3 ottobre 2008

Sabato 4 Ottobre...si riparte!

Sabato 4 Ottobre dalle 21 a mezzanotte...lo dice la radio, ne parlano sul web e sulla stampa locale... Sabato 4 Ottobre dunque è alle porte e per noi del team significa ripartire. Si apre il sipario sulla seconda edizione del sabato sera di Puntoradio: ritorna Siamo in Onda. Sono orgoglioso della grande squadra che si è formata. La passata stagione ci ha permesso di conoscerci, sono nate amicizia e stima e si sono consolidate le funzioni di ognuno dei nostri preziosi collaboratori secondo le proprie pertinenze. 
Ora siamo di nuovo tutti insieme, siamo tanti, lo scoprirete, e tutti pronti per farvi trascorrere un sabato sera con uno stile di radio in parte differente da quanto propone, in egual orario e collocazione di fascia, il panorama Fm. E' una scelta un pò ardita ma la vogliamo perseguire convinti del fatto che innanzitutto si è già rivelata foriera di straordinarie esperienze personali. Siamo contenti e gratificati di aver conosciuto, grazie a Siamo in Onda e ai suoi ospiti, persone meravigliose, talenti straordinari che vivono proprio qui vicino a noi, nel nostro territorio. E queste importanti esperienze umane vorremmo ancora una volta condividerle con voi.
Tante le conferme, altrettante le novità del programma che vorremmo sperimentare con voi in questi semplici giochi di alchimia radiofonica.

mercoledì 1 ottobre 2008

"Siamo in Onda" scalda i motori.

Sapete, talvolta mi capita di pensarci: che cosa potrà mai passare per la testa di un pilota di Formula Uno a pochi istanti dal via? Sono pochi attimi, bisogna scaldare il motore, di lì a poco si dovrà dimostrare sulla pista la propria grinta, le proprie motivazioni e questo tenendo conto dei soliti scomodi interrogativi: come si presenterà quell'asfalto? Ne conoscerò abbastanza le insidie? Potrò contare sulla mia squadra? Quali incognite graveranno su questa gara e saremo forse in grado di prevederle o arginarle per tempo in maniera da non comprometterne gli esiti?
I semafori sono già tutti accesi, l'adrenalina aumenta...La statica sagoma di un casco maschera un groviglio di pensieri fulminei; l'imperscrutabile visiera cela uno sguardo profondo. 

Parte la Sfida nell'eterno rincorrersi di Vittorie e Sconfitte. E si va...