
Come nella tradizione del programma torna la voglia di proporre musica live dal nostro salotto. Ospiteremo le sonorità di una interessante formazione biellese: i BI52.

Come nella tradizione del programma torna la voglia di proporre musica live dal nostro salotto. Ospiteremo le sonorità di una interessante formazione biellese: i BI52.
Fabrizio "Naso" Trabucco, gran visir dell'evento e Valentina Tenconi
I MokshaSP McGhee
Ecco i Düi & Mezza con Fabio e Fulvio
Attilio Antonioli e Franco Ruga alla chitarra.
Michele Marroccu e Andrea Mezzanzanica
Il nostro amico ed esperto di cinema Claudio Pofi con Fulvio e Fabio
Ringraziamo il nostro amico autore Paolo Franchini per i preziosi consigli di questa sera.
La libertà indica l’essere libero, la condizione di chi non è prigioniero, di chi non ha restrizioni. La libertà, nel senso più ampio del termine, è invece la facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia.
Nella pittura è più che celebre il dipinto “La Libertà che guida il popolo” di Eugéne Delacroix, opera del 1830 oggi esposta al Louvre. Una donna con un vessillo bruciacchiato, un ragazzino con una pistola alzata verso il cielo, un fucile, una spada sguainata e, sotto di loro, un macabro tappeto di cadaveri. Pennellate comunque eccezionali per ricordare la lotta del popolo parigino contro la politica di Carlo X.
Nella musica si può spaziare a piacere, nel segno di quel “liberi tutti” che dà il tema alla puntata odierna: si passa dalla rocchettara “Libera nos a malo” di Ligabue alla grandiosa “Freedom” di Jimi Hendrix, ma anche dal ritmo glam di “I want to break free” degli immortali Queen alla poetica e profonda “La libertà” di Giorgio Gaber. Di questo pezzo, una frase su tutte: “Vorrei essere libero come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura”.
Prima di tuffarci nella letteratura del mistero, una frase che riassume in sè l’essenza del noir, ogni tanto costretto a fare i conti con chi prende le difese di Caino. Wolfgang Sofsky, nel suo saggio “Il paradiso della crudeltà”, non gira intorno alla questione e sconvolge il lettore con una frase tanto breve e semplice quanto terribile: “La libertà dei lupi è la morte degli agnelli”.
Ed ora qualche consiglio di lettura noir come nella migliore delle tradizioni:
Libertà di paura (di Franco Foschi)
Siamo a Bologna nel 1998. Un detective piuttosto traballante viene assunto per indagare su un marito infedele. Il pedinato muore ammazzato durante una rapina, ma la verità è ben diversa. Il nostro improbabile eroe, aiutato da una madre dotata di quel buon senso che a lui manca, inizia a darsi da fare insieme a un redattore di una radio privata e da una biondona. Poche pagine e tutto il marcio che la città nasconde gli si riversa addosso. Un thriller insolito e divertente, ma anche malinconico e polemico quanto basta. Nessuna paura, comunque, si indaga, si corre, ci si picchia, si spara e c’è anche un po’ di spazio per l’amore. Con la prefazione di Stefano Benni, in questo romanzo giallo la storia finisce senza che tutto sia tornato a posto. Ma non è detto che sia una brutta cosa.
All’albergo del libero scambio (di Giampiero Orselli)
Una ragazza cammina sotto la pioggia, mentre un killer seriale si aggira per le colline. Intanto, qualche cacciatore di taglie gli corre dietro. Poliziotti, delinquenti, giornalisti, tutti nell’orbita dell’Albergo del Libero Scambio, nel cuore più nero di Genova, dove il destino di ognuno si perde per sempre e dove la tragedia è sempre pronta a trasformarsi in farsa e la realtà in allucinazione.
Libero arbitrio (di Valdemaro Brakus)
La morte di un Premio Nobel fa scoprire verità nascoste: una serie di omicidi, una fuga a rotta di collo per fare luce su un segreto che può mettere in pericolo quello su cui poggia la politica e la religione dei nostri giorni. Retroscena scientifici e un’e-mail che sembra arrivare dall’aldilà per una storia che getta più di un’ombra sul futuro della chiesa romana.
Volo in caduta libera comunemente chiamato follia (di Yuri Bautta)
Una storia di fantasia con personaggi improbabili e che fa riflettere su quanto la “normalità” di essere cannibali non sia normale affatto. Il libro è “tagliente” e fa anche sorridere, ma affronta la questione (per nulla comica) dello sfruttamento e dell’uccisione degli animali negli allevamenti e nei macelli. Nessuna morale, solo un punto di vista diverso che costringe il lettore “carnivoro” a fare i conti con la propria coscienza. O a mettere sulla griglia un paio di costine di maiale, come ho fatto io.
www.paolofranchini.tk



Mi pare proprio abbia detto di chiamarsi Misaki la signora che ho di fronte. Dice che il suo nome significa“bellezza che sboccia”. Cent’anni di vita serena...è il suo viso pacato che lo racconta. Il tempo sembra avergli scritto sopra come la penna verga la carta. La sua esile schiena ricurva, le mani scarne ma operose: è intenta a comporre l’ikebana. Misaki racconta che è un’arte antica. Si tratta della disposizione dei fiori recisi. Quando arrivi in un altro Paese si compiono due viaggi. Non vi è soltanto il classico moto a luogo ma si varca una nuova dimensione; è come vestire una nuova pelle. Misaki calma e paziente continua quella che chiama Kadò cioè la “via dei fiori”: è un cammino di elevazione dello spirito. Viene spesso in questo posto. C’è il mare davanti alla sua piccola bancarella, un mare cristallino, le tiepide acque arrivano a lambire i piedi. C’è una ghiaia fine, tonda e bianchissima che filtra dal verde smeraldo. Qui il tempo sembra avere altre regole; è scandito dalle piccole onde lievi che a poco a poco sembrano cancellare le tracce della vita presente. Guardo lontano dove il colore dell’acqua si fonde con il colore del cielo...là sembrano davvero la stessa cosa, la stessa sostanza. Forse non è nemmeno più necessario distinguere acqua o aria, minuti o anni, dolce o salato, caldo o freddo, sono tutti elementi dello stesso sistema che nasce, muore e rinasce. Cerco la presenza rassicurante di lei, ora la brezza leggera le scompiglia i folti capelli neri, ha la pelle bianchissima, occhi miti e chini al suo lavoro e uno yukata azzurro chiaro con fiori gialli e neri. Ha vent’anni Misaki. Mi dice che il ramo più lungo dei suoi fiori recisi è il più importante perchè si avvicina maggiormente al cielo. Misaki questo lo sa fin da quando era monaco buddista nel 650 e poi racconta della sua pena di bambina malata e orfana dopo il terremoto di Miyado; soldato tedesco arruolato in Francia poco prima della presa della Bastiglia, emigrante spagnola in Argentina in cerca di fortuna, nutrice a Surat al tempo della Guerra d’Indipendenza indiana. Dentro una foglia come sulla punta di un lapis,in un secondo come in un anno, in un metro quadro come in qualsiasi punto del’Universo l’architettura della natura resta immutata. La libertà è l’eterno ritorno dell’onda.


La corale Lorenzo Valla di Pavia
Fabio Giusti e la nostra "mascotte" Giaele
Manuela Terreni di Live for Children nell'intervista con Fabio Giusti.
Gli attori della Corte dei Miracoli: Selena e Ivan hanno portato il teatro alla radio.
In primo piano uno dei solisti della Corale: Luca Colombo 


Nella foto a sinistra il Maestro della Corale: Francesco Mocchi con il solista Hernan Brando

VENERDì 24 APRILE A GARBAGNATE MILANESE


COSA HAI MESSO NEL CAFFÈ
(G. Bigazzi / R. Del Turco) - 1969
Riccardo Del Turco
M'hai detto vieni su da me,
l'inverno è caldo su da me,
non senti il freddo che fa
in questa nostra città.
Che culo, non mi è mai capitato. E poi... lei è davvero carina,
moooolto!!!???
Perchè non vieni su da me,
saremo soli io e te,
ti posso offrire un caffè,
in fondo che male c'è.
Di male ce n'è, eccome, io sono sposato, però...!Ma qquanno me ricapita
aho?!
Ma cosa hai messo nel caffè
che ho bevuto su da te?
Saranno i sensi di colpa?!
C'è qualche cosa di diverso
adesso in me;
Uhm... dovrebbe esserci abituato, a dire il vero... Lei è mooolto carina,
quindi è normale che... insomma... ecco...!
se c'è un veleno morirò,
Paranoico! Va bene il senso di colpa, che ci può pure stare, ma
morire...!?!
ma sarà dolce accanto a te
perchè l'amore che non c'era
adesso c'è.
Fregato. Due famiglie distrutte, rovinate.
Non so neppure che giorno è
ma tutti i giorni sarò da te,
è un'abitudine ormai
che non so perdere, sai.
Pure ossessivo, oltre che arrapato.
Ma cosa hai messo nel caffè
che ho bevuto su da te?
A ridajie!!?
C'è qualche cosa di diverso
adesso in me;
Vedi sopra, è una cosa normale, agli uomini accade...!
se c'è un veleno morirò,
ma sarà dolce accanto a te
perchè l'amore che non c'era
adesso c'è.
Ma sì, se vuoi capire lo capisci, sennò fai come ti pare...!
Stamani,amore,pensando a te
il primo fiorem'ha detto che
l'inverno ormai se ne va
ma tu rimani con me.
Ma cche se stà a ffumà?!
Ma cosa hai messo nel caffè
che ho bevuto su da te?
C'è qualche cosa di diverso
adesso in me;
se c'è un veleno morirò,
Para dura, proprio...!
ma sarà dolce accanto a te
perchè l'amore che non c'era
adesso c'è.
Se c'è un veleno morirò.
Se c'è un veleno morirò.
Ma sì, ma sì, ora segui quei due signori in camice bianco, che vogliono
solo il tuo, bene, dai, tranquillo, sì...!









I ragazzi del Clan Mamacè, tra una canzone e l'altra, ci hanno raccontato la loro storia.