sabato 30 maggio 2009

Live a Siamo in Onda

Trentaduesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Il sound di questa sera è veramente straordinario e particolare e ci è offerto dai NineYears. Ecco le foto della serata.
I Nineyears in studio con Fabio, Fulvio e Claudio
I Nineyears nello studio

Claudio Pofi, Fulvio e Fabio
Umberto e Fabio
Ancora i Nineyears
Fulvio e Will K che ci ha presentato la sua nuova guida dei Misteri di Milano
Caludio e Fabio con parte dei Nineyars
Ivano Balabio e Maria Teresa Meardi
Un altro grande amico: Mario Favini

Paolo Franchini la barba e i capelli....

Come di consueto arriva in trasmisisone il nostro amico autore noir con il suo viaggio nell'arte e nei consigli di letteratura, stasera a tema "barba e capelli". Ecco un sunto di quanto detto in trasmissione e qualche consiglio in più per i lettori del nostro blog.

Barba ornamento antico non a caso abbiamo anche antiche reminescenze linguistiche.
Barba arriva dal latino, ma qualcosa sembra scivolare anche dall’anglosassone: si pensa derivi da “bar” (portare), quindi “barda” (ciò che l’uomo porta al collo).

Anche il capello deriva dal latino.
“Capitilus” (da “Caput”, ovvero testa) pare significhi “pelo che nasce agli uomini sul capo”.

Brevi passi nell’arte...a barba e capelli come risponde la pittura?
Voglio citare la tela “Il barbiere robot” dipinta da Franz Borghese, un pittore scomparso pochi anni fa e che, credo, abbia immortalato una bottega dove farsi tagliare i capelli o la barba senza dover parlare troppo di sè. A me non dà fastidio, anzi, ma spesso mi capita di trovare dal mio parrucchiere anche persone imbronciate e poco disposte a parlare anche di aria fritta, mentre la forbice e il pettine viaggiano tra le loro chiome. A loro, quindi, consiglio questo quadro, ma soprattutto di lasciarsi andare un po’ almeno in queste occasioni.

In musica si gioca in casa e l’argomento offre un assist imponente...
Come non citare per primo Rossini e il suo maestoso “Barbiere di Siviglia”? Un dramma comico in due atti che fa innamorare dell’opera anche i più refrattari.
Sempre in tema musicale, e qui i barbieri si arrabbieranno, a me piace parlare dei famosi “capelloni” che furono il fenomeno giovanile degli anni Sessanta. In America li chiamavano “beat”, ma anche hippy, e avevano uno scrittore di riferimento fra tanti: Jack Kerouac, l’autore di “On the road” (cioè “Sulla strada”), un libro che consiglio a tutti insieme alla sua biografia davvero interessante e, per certo versi, anche scioccante.


E a proposito di lettura parliamo di noir...e di brivido con alcuni consigli anche per l’estate che arriva...

*** La fredda lama della notte (di Peter Robinson)
In una calda notte, dopo la propria festa di laurea, Kirsten attraversa il parco e viene aggredita. Dopo alcuni giorni di coma, ricorderà solo due figure, una bianca e una nera, e scoprirà terribili ferite di coltello. Nulla, ovviamente, sarà più come prima. Nello stesso momento, in una cittadina di pescatori nello Yorkshire, arriva una giovane scrittrice che, anzichè scrivere e basta, cerca con determinazione una persona precisa. Per far decollare un romanzo noir tutto questo potrebbe bastare, ma l’autore decide di fare di più e aggiunge un serial killer che continua a uccidere ragazze sole.

*** Testimone allo specchio (di Mary Higgins Clark)
Un’agente immobiliare assiste a un omicidio e riesce a sentire le ultime parole della vittima. Da quel momento, la sua vita si fa incubo. La polizia la mette sotto protezione, le fa cambiare nome, lavoro e città, ma il killer le dà lo stesso la caccia. D’altronde, mettiamoci il cuore in pace, la vita di un testimone è sempre a rischio. E se poi c’è di mezzo pure l’amore...

*** La poltrona n 30 (di Ellery Queen)
Un avvocato piuttosto losco si reca a teatro per assistere a un dramma poliziesco e, quando cala, il sipario scende anche sulla sua vita. In altre parole, viene fatto secco. Il caso Ë complicato: chi sedeva nelle poltrone accanto alla vittima? e che fine ha fatto il cappello del morto? chi gli ha offerto il whisky che l’ha ucciso? La polizia non riesce rispondere a tutte le domande, ma quando arrivano i Queen, padre e figlio resi celebri dai telefilm regalati dal piccolo schermo, l’intricato enigma viene risolto con il consueto garbo e l’immancabile colpo di scena finale. Una vera chicca per gli appassionati dei gialli della “camera chiusa” perchè si tratta del primo e, forse, del migliore libro di Ellery Queen in circolazione.

*** Il diabolico barbiere di Fleet Street (di Anonimo)
A Londra, oltre a quella di Jack lo squartatore, si cela la storia di un misterioso assassino. Crudele e spietato risponde al nome di Sweeney Todd, un mostro che nasconde insane passioni, ma che appare come uomo rispettabile, un barbiere in quella Fleet Street dove diverse persone scomparse sono state viste per l’ultima volta. Uomini e donne diventati fantasmi per colpa del rasoio di Todd. Orrore nell’orrore: il barbiere non uccide in preda a impulsi folli, ma per un terrificante rituale: dopo aver fatto a pezzi le sue vittime, consegna i resti alla sua amante che ne fa dolci prelibati. Un capolavoro gotico, ha anticipato sia “Dracula” sia “Frankestein” e, dopo numerosi musical di successo a Broadway, Tim Burton ne ha tratto un film nel 2007 (con Johnny Depp nei panni del barbiere). Un consiglio da amico: leggete il romanzo prima di guardare il film che, come spesso accade, non c’entra nulla con il libro.

Queste e altre recensioni gialle e noir su www.paolofranchini.tk

Mario Favini e la vanagloria della città immortale.

L’abitudine di considerarsi invincibili, inattaccabili e intoccabili ha avuto un ruolo importante nella caduta di molti imperi. Oltre che a sopravvalutare le proprie forze, poi, molto spesso le grandi civiltà sottovalutano i nemici: considerare inferiori, incivili ed incapaci i propri avversari è una delle cause più frequenti della crisi e della rovina di regni e nazioni. L’esempio più lampante è quello dell’antica Roma, un impero che, prima di crollare, visse per secoli una lunga decadenza, ma che non mise mai in discussione la superiorità del proprio popolo su tutti gli altri.

Vanagloria
Di Mario Favini

I miei soldati hanno paura. Sono dei poveri stolti. Hanno paura di non essere capaci di reggere alla cavalleria nemica, hanno paura di perdere, hanno paura di morire. Temono di non essere in grado di sconfiggere un gruppetto di Germani ignoranti e puzzolenti, privi di qualsiasi preparazione militare. Fanno paura a molti, i barbari. Sempre più spesso attraversano il Reno,
e attaccano le nostre truppe. Ma bisogna essere dei codardi per temerli. Anche se ora combattono a cavallo, anche se sono grandi e possenti, in fondo non sono che bestie, con quelle barbe ispide e quei capelli lunghi. Non hanno uno stato, non hanno una patria, vivono come animali, come selvaggi, di caccia e di razzie. Come potrebbero mettere in difficoltà le mie truppe, come potrebbero impensierire l’esercito della grande Roma? Li massacreremo, e li costringeremo a giurare fedeltà all’Imperatore. Alcuni di loro li faremo prigionieri, e li porteremo nella città immortale. E quando, nell’arena, dovranno combattere le belve assetate di sangue, comprenderanno la forza del nostro popolo, la potenza dei figli della lupa. Capiranno che l’Impero non lo si può scalfire, e che loro, bestie selvatiche, non saranno mai in grado d’impensierire la nostra eterna, grande Roma.

Will K: la Milano che non ti aspetti


È un artista completo William Facchinetti Kerdudo. Gli ascoltatori di Siamo in Onda hanno più volte avuto occasione di conoscerlo come cantante e autore musicale. Questa sera scopriremo invece un altro volto della sua poliedrica arte: quello dello scrittore. L'occasione è l'uscita del suo nuovo libro: Milano, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda (Polaris Editore).

Una pillola di mistero
Il mostro della Bagnera

Nel 1888 le strade di Londra si sparsero di sangue e di vittime per mano dell’ormai celebre ‘Jack lo squartatore”, il primo serial killer riconosciuto della storia moderna. Molte indagini e molti sospetti, ma la sua identità rimane tuttora ignota. Ci troviamo invece nella seconda metà del 1800 quando a Milano si scatenò la furia omicida del “mostro della Stretta Bagnera”, nome attribuitogli dopo che furono rinvenuti dei cadaveri tagliati a pezzi nello scantinato di un palazzo in via Bagnera. Il modus operandi del mostro non lasciava scampo alle sue vittime che venivano uccise con una scure. La stessa arma veniva poi utilizzata per accanirsi ulteriormente sui cadaveri prima di essere seppelliti. Qual era l’identità del killer? Come accade nei migliori romanzi polizieschi, il meno sospettato. Il suo nome era Antonio Boggia, un anonimo e pacifico uomo sopra la sessantina. Muratore ed originario del comasco, si era trasferito a Milano aprendo un piccolo laboratorio nei pressi della centrale via Torino, più precisamente in via Bagnera, nota per essere la più stretta via di Milano. Successivamente si occupò anche di un altro lavoro: la gestione amministrativa di condomini. Certamente un impiego noioso e di routine, ma che gli permise anche di entrare indisturbato nei palazzi e soprattutto di poter scegliere con cura le proprie vittime. Il movente che lo spinse a perpetrare i delitti, era il denaro. Nell’arco di dieci anni uccise un manovale al quale sottrasse 1400 svanziche, un mediatore di granaglie dal quale ottenne 4000 svanziche ed un bottegaio che uccise per poi rivendere la sua bottega ed incassarne il ricavato. Commise il suo primo errore quando la sua potenziale quarta vittima, colpita alla testa, riuscì a fuggire. Boggia venne arrestato, ma ci fu un colpo di scena. La corte era ignara dei suoi precedenti delitti, non ancora scoperti. Inoltre in aula il Boggia si finse pazzo ed il processo si risolse in una semplice condanna a tre mesi di detenzione in un manicomio criminale. Tornato libero, riprese il suo precedente lavoro grazie all’incontro con Ester Maria Perrocchio, un’anziana molto benestante che era proprio alla ricerca di un amministratore che curasse un grande immobile di sua proprietà dove lei stessa viveva. La donna, assumendolo, era ovviamente ignara di aver appena firmato la propria condanna a morte. Poco tempo dopo, infatti, fu assassinata con un colpo di scure, tagliata a pezzi e seppellita in via Bagnera. Il figlio di Ester Maria Perrocchio, avvertì però le autorità. Questa volta le indagini si indirizzarono subito verso Antonio Boggia e, durante una perquisizione nello scantinato del suo laboratorio, si fece la macabra scoperta dei diversi corpi umani nascosti. Antonio Boggia venne nuovamente arrestato e questa volta con una condanna definitiva per impiccagione. Avvenuta il 18 novembre del 1861 ai Bastioni tra porta Vigentina e porta Ludovica, fu l’ultima esecuzione di un civile nella città di Milano.

Il libro
Universalmente riconosciuta come una città lavorativa, centro della Finanza e della Moda, Milano offre invece un lato meno conosciuto, ma altrettanto affascinante.
Nelle trame del tessuto cittadino e tra le pieghe delle vie frenetiche, le chiese e gli antichi palazzi arsi dal sole ed ingrigiti dalla nebbia, raccontano una storia millenaria. Una storia che inizia con fitti boschi dove sorgevano villaggi celtici per poi divenire possenti strutture romane ed ancora sfarzose ville rinascimentali. E poi voci che raccontano di santi, di personaggi illustri, ma anche di assassini, leggende e fantasmi. Un viaggio alla scoperta dei navigli scomparsi, dei segreti che si celano in luoghi celebri come il Duomo ed il castello Sforzesco, delle piazze dove sono state arse le streghe, dei simboli lasciati dai Templari e dai Massoni.
Una guida che col supporto di mappe, itinerari e testimonianze fotografiche accompagnerà i turisti ed i lettori più esigenti, alla scoperta di una città ricca di storia, architettura e curiosità.
Il sommario: - Due passi nella storia - I segreti del Duomo - Il Centro - Il Castello - Leonardo da Vinci a Milano - Il Diavolo, le Acque Miracolose e la Ca' Granda - San Lorenzo, Sant'Eustorgio, le Streghe e la Morte Nera - Sant'Ambrogio e i Templari - Tra Tombe, Massoni e Crociati - Porta Venezia, Brera e i Draghi - I Fantasmi di Milano - Misteri e curiosità in pillole.

L'autore
William Facchinetti Kerdudo è un artista poliedrico. Giovanissimo rientra nella rosa dei vincitori del ‘Premio nazionale di scrittura creativa di Ivrea’ pubblicando in una raccolta della Salani Editore (Gli adolescenti raccontano). Seguono inviti in qualità di ospite a trasmissioni tv su Rai2 (“io scrivo, tu scrivi” condotto dalla scrittrice Dacia Maraini) e radiofoniche su Radio2 (“28 minuti” condotto dalla giornalista Barbara Palombelli). Nel 2008 passa dalla narrativa alla realizzazione di guide turistiche. A primavera 2008 esce la sua ‘Guida ai misteri del lago Maggiore’ (Macchione editore). La prima edizione si esaurisce in pochi mesi ed è prevista una nuova ristampa per febbraio 2009. A primavera 2009 uscirà invece la sua guida sui ‘Misteri di Milano’ (Polaris editore) alla quale seguiranno presentazioni nelle maggiori librerie del nord italia. William Facchinetti Kerdudo collabora anche con siti web (www.laltrapagina.it) dove si occupa di recensioni musicali ed articoli su fatti misteriosi e su riviste di turismo a diffusione nazionale (Tuttoturismo).

In campo fotografico espone dal 2006 al 2008 in diverse personali nel nord italia. Nel 2007 una sua fotografia rientra nei ‘selection winners’ del premio nazionale ‘Quest of fashion’ presentato a Pitti Uomo (Firenze) mentre a fine 2008 rientra al terzo posto nella sezione italiana del ‘Premio internazionale Metro’. Per il 2009 ha in programma un nuovo ciclo di esposizioni.

Con lo pseudonimo Will K, William Facchinetti Kerdudo è anche musicista. Dopo aver condotto studi di canto lirico ed aver fatto parte di live cover band, intraprende la carriera solista. Nel 2002 e nel 2003 due sue cover vengono inserite nelle compilation della Cem Records. Il salto dalle etichette indipendenti alle major discografiche è breve. Nel 2006 collabora con Rosalinda Celentano nel progetto Movie Lounge ed incide un duetto per la universal insieme a Beppe Dettori, attuale front-man dei Tazenda. Segue una collaborazione in una compilation della Hit Records, dove viene inserito il suo brano originale ‘Mon amour’ arrangiato in versione latin. Nel 2007 propone il suo brano ‘Ce silence me devore’ a Einstein Doctor Dj che realizza tre versioni remix. La versione originale ed i remix diventano un cd-single distribuito dalla Virgin Digital. ‘Ce silence me devore’, ad eccezione del mercato italiano, viene trasmesso nelle maggiori discoteche europee arrivando ad essere suonato anche in Russia e durante le Beirut nights. Attualmente will k sta scrivendo nuovi brani in francese ed in inglese.

Perry Zona e quel vecchio gioco in scatola.


Indovina chi?

Ha gli occhiali? No. Ha i capelli castani? Sì. E’ Richard? No. Uhmmm…ha la barba? Sì.
Allora è David! Quante volte ci siamo trovati a giocare a Indovina Chi? Certo, nulla a che vedere con le consolle che ci sono adesso! In quel vecchio gioco in scatola, c’era questa moltitudine di personaggi, tutti differenti l’uno dall’altro, tutti rivolti verso di te. Protagonista indiscusso della loro esistenza, attendevano sorridenti di essere riconosciuti. E così imparavi a confrontarti, a capire che non siamo tutti uguali e che ci sono mille particolari che ci contraddistinguono. Alla fine qualcuno spicca più degli altri, per scelta o per moda o per carattere o per valore…o perché è semplicemente particolare. Mi sono immaginata una piazza gremita di gente, mi sono scelta una posizione che mi permettesse di osservare tutti e…ho iniziato a giocare. Dunque, che si mettano a pancia in giù tutti quelli con la cravatta!
Che si mettano a pancia in giù tutti quelli con le scarpe da ginnastica! Che si mettano a pancia in giù tutti quelli con gli occhi azzurri! Alla fine del gioco è rimasto solo un uomo in piedi, nel mezzo, sorridente ma per nulla sorpreso. Mi sono avvicinata per stringergli la mano, aveva una medaglia al collo. Mi ha parlato in un’altra lingua e si è presentato: Jack Passion dalla California, terzo classificato ai Campionati Mondiali di Barba e Baffi che si sono tenuti ad Anchorage in Alaska lo scorso 23 maggio. Da un gioco, una storia vera… Proprio vero che il mondo è bello perché è vario!

William Facchinetti Kerdudo torna a Siamo in Onda

Un bentornato speciale ad un amico della trasmissione che torna a trovarci. Solitamente il nostro pubblico lo identifica come musicista ma William è un artista a 360 gradi. Il motivo della sua visita stavolta è la presentazione della sua nuova guida sui Misteri di Milano che racchiude anche costanti riferimenti storici con la zona del lago Maggiore.

venerdì 29 maggio 2009

Sabato 30 Maggio: Una serata speciale con NineYears.


E' un vero evento radio quello che è previsto sabato sera. Anche i non amanti dell’elettroacustica rimarranno affascinati dalle avvolgenti e amniotiche atmosfere proposte live da Nineyears, ovvero, trip hop allo stato puro. Siamo in Onda presenta una compagine di musicisti esclusiva, una sinergia tra elettronica ed acustica in uno spettacolo intenso, in cui melodia, groove e improvvisazione si intrecciano in momenti hot e psichedelici dove non mancheranno atmosfere soft e rilassanti. Conosceremo Maximilien: voce agrodolce ed introversa e i suoi musicisti...per una serata da intenditori.

sabato 23 maggio 2009

Live a Siamo in Onda

Amici nuovi, amici di vecchia data, amici che sono venuti a ritrovarci in questa nuova puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio.
E come dicevamo sono venuti a trovarci di nuovo gli Egin con il loro fantastico e straordinario sound.
Le foto della serata:
Gli Egin
Fabio Giusti ascolta intensamente gli Egin
Umberto
Fabio Giusti e il nostro esperto di cinema e grande amico Claudio Pofi

Chi uccise il maggiore William V. Holohan?


Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d’Opaglio, sul lago d’Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano, che gli ascoltatori di Siamo in Onda indovineranno facilmente...

La spia del lago
Immaginatevi dicembre. E il freddo, un freddo cattivo in questo lembo d’Italia settentrionale. Perché lui, l’ufficiale dei servizi segreti americani paracadutato dietro le linee nazifasciste, se l’era sempre immaginata calda, l’Italia. Immaginate che abbia trovato un rifugio sicuro in un angolo tranquillo del Lago d’Orta: una villa a cui non si può accedere che a piedi; che abbia con sé due sottoposti e due uomini di scorta. Gente che conosce bene i luoghi e che tiene una barca pronta per la fuga, in caso di pericolo. Immaginate infine una valigia. Una valigia che l’ufficiale tiene sempre con sé e che contiene soldi, molti soldi. Milioni di dollari destinati alle formazioni dei resistenti. Perché la sua missione è prendere contatto, armarli e coordinare via radio i rifornimenti. Come può l’ufficiale scomparire nel nulla durante un attacco nemico, senza essere catturato e senza che il suo cadavere venga rinvenuto?
Questo è il mistero che tormenta un altro uomo. C’è qualcosa che non quadra in quella strana storia e, in ogni caso, ritrovare almeno il cadavere di suo fratello diventa una missione. Così indaga, ascolta testimoni, scrive lettere, finché, come in ogni giallo che si rispetti, una di quelle lettere finisce nelle mani di un carabiniere. E il carabiniere a sua volta inizia ad indagare, raccogliere elementi, interrogare fino a quando giunge la confessione. Il Maggiore non è caduto in combattimento, né è stato catturato. Ad ucciderlo, avvelenandolo e sparandogli due colpi in testa, a sprofondare il suo cadavere nel lago è stata la scorta che avrebbe dovuto proteggerlo. 
È il lago dei misteri stesso a confermare quelle accuse. Le sue gelide acque profonde restituiscono, cinque anni dopo l’omicidio, il corpo incredibilmente conservato. Quasi avesse voluto preservare il cadavere come un dito puntato contro i suoi assassini. 
Un sottile velo di nebbia, tuttavia, nasconde ancora il volto dei possibili mandanti.

Paolo Franchini nel mondo del Giallo

Giallo
La parola “giallo” pare arrivi a noi dalla Germania (jauln), ma è comunque affine anche al latino (galbus). La radice della parola sembra poi essere riferibile sia ad “ardere” sia a “risplendere”. Non per nulla, il verbo inglese “to glow” (che pare arrivare dritto dritto da yellow) significa anche “essere infuocato”.
E infatti splende...è uno dei colori che viene meglio percepito dall’occhio umano
è uno dei colori colori primari insieme al magenta e al ciano.

A proposito di colori facciamo un breve viaggio nella pittura.
In pittura, Vincent Van Gogh è stato un pittore che ha fatto grande uso del giallo: celebre il suo acquarello “La casa gialla”, l’abitazione in cui si era rintanato dopo il suo trasferimento ad Arles. Una curiosità: di questa casa, Van Gogh dipinse anche la propria camera da letto, un altra opera famosissima oggi esposta al Van Gogh Museum di Amsterdam. Per finire, una menzione doverosa deve andare ai suoi vasi di girasoli (una serie di 12 quadri): più che dipinti, sono delle vere e proprie esplosioni di giallo che hanno raggiunto spesso quotazioni astronomiche. Anzi, per cambiare colore, quotazioni da lasciare al verde...

In musica, il giallo che ti fa venire in mente?
Subito gli immortali Beatles e la loro scoppiettante “Yellow submarine”, un pezzo contenuto nell’album “Revolver” da cui arrivarono sia un film d’animazione piuttosto psichedelico nonchè un album con la relativa colonna sonora.

Nel cinema, invece, se devo fare un nome fra tutti, non posso non citare Alfred Hitchcock. In tv, facendo i debiti scongiuri, la mamma di tutti i gialli è la famigerata Signora Fletcher. Come già ricordato, i telefilm replicati senza pietà (soprattutto d’estate) arrivano da una serie lunghissima di romanzi gialli firmati proprio da questa scrittrice, Jessica Fletcher. Vera o di fantasia, chissà...

Quali sono le differenze tra noir e giallo?
Vogliamo essere rigorosi? Perchè no, suvvia. Il mondo del giallo è ordinato, è un’opera di ragionamento che - alla fine - deve poter chiudere il famoso cerchio. Nel noir, invece, è tutto l’opposto: il mondo del noir non è che caos, confusione e, spesso, persino fallimento. Per capirci, un omicidio nel noir riesce addirittura a portare ordine; nel giallo, invece, solo e sempre disordine.

Alcuni consigli di lettura
*** Giallo su giallo (di Gianni Mura)
Gianni Mura, cronista sportivo per “La Repubblica”, racconta un Tour de France bagnato di sangue. Il protagonista è un “io narrante” che segue il Tour, proprio come Mura ha sempre fatto: quando può mangia bene, ricrea per i lettori il clima delle tappe, telefona alla moglie, guarda l’umana e bizzarra quotidianità di una delle manifestazioni sportive più epiche. Ma guardare costa davvero caro. Una prostituta che ha tentato di adescarlo, viene trovata assassinata proprio davanti alla porta della camera d’albergo del cronista che, ovvio, viene subito sospettato, arrestato e interrogato. L’estraneità del nostro sembra appurata, ma un nuovo omicidio si abbatte sul Tour. In scena, solitario e riservato, entra il poliziotto Magrite che subito si mette a dare la caccia all’assassino, ma servirà un altro morto e una misteriosa dark lady per scoprire il legame fra i delitti e ripulire finalmente le strade francesi.

*** Il Colle fatale. Un giallo politico (di Anonimo romano)
Il 6 maggio 2011, un giorno come tanti nella stanca vita del giornalista Miretta, quando l’inaspettato accade: uno dei leader di spicco del più importante partito di opposizione, muore stroncato da un malore. Miretta si lancia, la prima pagina non è più solo un miraggio, e piomba a capofitto sul caso per scoprire che si è trattato di un omicidio con molte forze politiche coinvolte. L’omicidio, poi, non è che il primo tassello di una stroia che potrebbe ridisegnare l’assetto politico italiano. Un giallo politico all’ombra del Quirinale, una vicenda divertente, ma inquietante per quanto è reale. A raccontarla, un “Anonimo romano” molto informato dei fatti...

*** Giallo senza titolo (di Andrea Maggi e Luca Dani)
L’investigatore di polizia Galibiati indaga sull’omicidio di una giornalista televisiva, ma il “caso” non è per nulla semplice come può sembrare: sotto il tappeto si nasconde una intricata spy-story. Sarà Vittorio, un enigmatico elemento dei Servizi Segreti, a trasformare il poliziotto in protagonista della vicenda, trascinandolo verso un finale davvero inaspettato e sorprendente.

*** Giallo a tempo di Swing (di Cornell Woolrich)
Una raccolta di racconti di Cornell Woolrich, uno dei padri del noir, uscita quest’anno in occasione del centenario della nascita. Sbirri, droga e jazz, con alcune perle come “La figlia di Endicott” del 1938 (dove un capitano distrugge gli indizi che sembrano collegare sua figlia con un omicidio) e “Tre omicidi per uno” del 1942 (in cui colpisce la forte similitudine fra le scene d’apertura della storia e la prima mezz’ora de “Il ladro” di Hitchcock. Un viaggio fato di tante piccole storie nel mondo di Woolrich dove, poche le eccezioni, chi ha licenza di torturare e uccidere lavora per chi governa le nostre vite.

Federico di Leva disquisisce sul Giallo

Gialle curiosità...

Anticamente gli alchimisti, nel loro tentativo di creare la Pietra Filosofale, creavano composti, intrugli, e mescolanze di ingredienti che, riscaldati a dovere, attraversavano tre fondamentali stadi: quello della Nigredo (detto dell’opera al nero), in cui la materia si putrefà; quello dell’Albedo (detto dell’opera al bianco), durante la quale misteriose sostanze si purificavano, sublimandosi; quello della Rubedo (o dell’opera al rosso) che costituiva lo stadio finale, dell’incandescenza. Esisteva, tuttavia, uno stadio ulteriore, quasi irraggiungibile ed assai prezioso, che era detto della Citrinitas. Esso si otteneva quando la materia, facendosi colore dell’oro, raggiungeva il più complesso stato di trasmutazione...
Giallo, nella simbologia popolare, è anche il colore dell’invidia: forse proprio dell’invidia di chi, con l’alchimia, giunge alla conoscenza dei segreti della natura? Certo è che, per quanto Goethe (nella sua opera “Della teoria dei colori” o “Zur Farbenlehre”) giudicasse il giallo «... un colore allegro, vivace e delicato...», esso era associato, dagli antichi, alla “bile gialla” che – secondo la teoria dei quattro umori – caratterizzava le persone colleriche. In greco, di fatti, giallo è choléra. La curiosità, ora, è: ma il colera si chiama colera perché, se ci si ammala, si diventa giallognoli, oppure perché, se si prende il colera, si va anche (comprensibilmente!) in collera?

Ed ecco che Marco Franceschini ritorna a parlare del Cinema che non c'è.

Un inedito postumo di Sergio Leone

Attenzione. Questo film, montato e musicato, è stato trovato recentemente nello studio di Sergio Leone, spolverando la scrivania. La “pizza” d’alluminio, pur di notevole diametro data la lunghezza del film (5 ore, ma scarse), era completamente nascosta da una considerevole quantità di materiale vario, da avanzi di Antico Toscano (sui quali si sta procedendo con l’analisi del DNA per vedere se di Clint Eastwood) a rimasugli di pizza al taglio e pasta a l’amatriciana, libri sulla storia dei samurai e fiaschette di Frascati, nonché una pipa d’osso, probabilmente appartenuta a Lee Van Cleef.


Si parte con 35 minuti di armonica e tromba, un po’ una ed un po’ l’altra, poi insieme. Infine, la prima figura umana nel paesaggio giallo-bruno di un imprecisato sud degli Stati Uniti. Un campo lungo, poi un primo piano delle rughe solcanti la pelle abbronzata che contorna un occhio maschile dall’incredibile azzurro acciaio: è quello di un cowboy dal passato misterioso, Clint Eastwood; tiene in bocca un sigaro spento. Lo fa stando in sella del suo baio, guardando l’orizzonte spagnolo, Nuovo Messico nella finzione cinematografica (lo si capisce da una scritta sbiadita sul muro di una Missione abbandonata), con una gelida intensità.
Dopo venti minuti di silenzio, rotto solo dal fruscio del vento registrato a Ostia Lido, un’armonica entra nell’orizzonte sonoro ed il cavallo muove uno zoccolo. Forse innervosito dalla staticità, forse per una mosca che gli rompe i maroni. Dopo un’alta mezzora si aggiunge una tromba, che inizia con il sottofondo dell’armonica un duetto struggente. La mano di Eastwood scivola lenta sul calcio della pistola. Dopo altri dieci minuti saltano fuori da dietro un masso Gian Maria Volonté, Eli Wallach e Lee Van Cleef: tutti e tre fanno fuoco con le Colt e le Smith&Wesson. E’ l’inferno. Dopo venti minuti si dirada il polverone: il baio non ha mosso uno zoccolo e soltanto la Colt di Eastwood, ancora impassibile in sella, emette un sottile filo di fumo dalla lunga canna arroventata. Il fumo evanescente sale per 457 secondi verso l’alto, mentre una tromba struggente sottolinea solitaria la drammaticità della situazione.
Dopo cinque minuti Eastwood si accende il sigaro che teneva spento tra le labbra arse dal sole, tira un paio di boccate e poi dice: “Andiamo, bello…!” e il baio si avvia lento verso l’orizzonte giallo ed arso, mentre un vento polveroso inizia a far rotolare cespugli ormai secchi.
Una tromba si suicida in un assolo lancinante. La soccorre invano una chitarrina elettrica ed un ululato della badante di Ennio Morricone, esasperata dal disordine del maestro, che lascia spartiti musicali nei posti più impensabili, complicandole la vita.

Marco Franceschini

p.s. Sarà Vero?

Conferenza: felicità e lavoro


Quale umanità produce il nostro lavoro? Nel suo Libro “I giardini dell'Eden”, Alberto Peretti sostiene che la fioritura dell’essere umano può e deve essere cercata non dopo il tempo di lavoro, ma al suo interno, riconnettendo le dinamiche produttive con la ricerca di una vita davvero degna di essere vissuta. La sfida è ambiziosa: occorre interrompere il processo di de-esistenza che vieta di pensare il lavoro in maniera originale.
D’altronde anche la posta in gioco è altissima: evitare che il lavoro determini l’impoverimento e la mortificazione di molta parte delle nostre vite.
Facendo dialogare filosofia e scienze umane, Peretti propone un rinnovato progetto di civiltà a partire da una delle dimensioni che sembrano più compromesse con l’insensatezza della tecnica e con la cieca produttività.

Giovedì 28 maggio alle ore 20:30
Borgo Ticino (Novara)
Sala Conferenze Fandis
Via per Castelletto, 69

La conferenza è gratuita e aperta al pubblico, previa iscrizione.
Per confermare la partecipazione
via mail: conferenceroom@fandis.it
per telefono: 0321 96 32 32


Alberto Peretti nasce a Torino nel 1962, compie studi classici e si laurea in Filosofia nel 1987 con una tesi in Semiotica. Dal 1990 inizia ad occuparsi di formazione e di consulenza organizzativa, con particolare attenzione ai temi della comunicazione e della valorizzazione della persona in ambito professionale. Ad oggi ha collaborato con oltre cinquanta organizzazioni, enti e aziende, pubbliche e private italiane. Nel 1993 promuove la nascita di Columna, istituto di ricerca nel campo della comunicazione. Lo guida sino al 1998, anno in cui le attività dell’istituto confluiscono nello Studio Alberto Peretti. Dal 2006 dirige il Master “Wellbeing management - Costruire ben essere nel lavoro”.

Ragazzi siamo alla frutta: Claudio pofi ha reminescenze Japan.


Ecco il testo di una canzone citata in uno degli interventi alla radio di Claudio Pofi. Reminescenze giapponesi per il nostro esperto di cinema. Pensate che bel momento di radio quando Umberto si calerà nella parte cercando di interpretare la canzone di Noriyuki Makinara.



Firefly - Boku Wa Ikiteiku

kurai yoru no nakani mitsu keta
chiisa na hotaru no awai hikari ni
kibou wo mii daseru kiga shite
kizuke ba oi kaketeita
iki ru imi mo mitsu kerarenaiyouna
kurayami niirukono boku ni
kocchidayoto chuui wo
hiku youni ton deitanda

chikara ninarouto natsu ga sugi temo
kokoni nokotte kureteita kiga shita
sou kanji ta sunao na kokoro ni
fushigi to yuuki ga futsu itekuru

tsumeta i kaze ga fuku aki no sora he
osore zu boku no saki wo tobi
susumu beki michi heto michibiku
awai hotaru no hikari noyouni
jibun ni iki teiku kachi wo
mitsu kerarenai naraba
dareka no shiawase no chiisa na
kikkakeninaritai
dakara boku wa iki teiku

taiyou no shita deha mienai
hotaru no awai hikari noyouni
jibun gakokoni iki ru imi nado
naiyouni omotte itakedo
onaji youni kurayami no naka<>

venerdì 22 maggio 2009

Sabato 23 Maggio: arrivano gli Egin!

Siamo molto contenti di ritrovare i nostri amici Bif Egin patchanka band torinese nati nel gennaio 1999. Gli egin (in euskara, la lingua basca, significa "fare, agire"), propongono una musica che, ispirata dalle tradizioni popolari e folk mondiali e di euskadi in particolare, sfocia in una sorta di mix che spazia i generi musicali 
più disparati. 
Li potremo ascoltare live. Non mancate.

Musica dunque dai colori accesi e vibranti, proprio come il Giallo. In trasmissione infatti si parlerà di questa parola e delle sue mille accezioni, l'abbiamo scelta come filo conduttore della serata. A questo proposito il quesito che porremo agli ascoltatori sarà: "Se dovessi dare il cartellino giallo a qualcuno, a chi lo daresti?" Aspettiamo i vostri commenti in diretta ai numeri indicati di lato oppure anche ora a redazione@siamoinonda.it

sabato 16 maggio 2009

Live a Siamo in Onda

Trentesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospite della serata è Mario Ermini Burghiner e la sua band capitanata dalla figlia Alice.
Ecco le foto della serata

Mario Ermini Burghiner e Alice

Claudio Pofi, Umberto e Marco l'equi-librista
Fulvio Julita con Alessandra e Michele dei Moksha
La "prof." Roaro e Fulvio Julita

Fabio Giusti e Umberto

Il grande Ivano Balabio

Paolo Franchini tra giallo e diario

E' sempre un piacere ritrovare nelle nostre serate alla radio la piacevole compagnia di un autore che si diletta a chiacchierare con noi di facezie, di reminescenze o di arte. Ecco cosa ci racconta Paolo Franchini sul tema della serata: il Diario.

La parola diario deriva dal latino “diarum”, da “dies” ovvero “giorno”. Fin dai tempi antichi indicava un libro in cui si annotavano gli avvenimenti secondo la succesione dei giorni.

Molti pittori famosi tenevano un proprio diario, soprattutto i più giramondo. Tra questi deve essere ricordato l’avventuriero esploratore Paul Klee che definì il suo viaggio nel 1914 a Tunisi come “Un’ora siderale dell’umanità”. Fra le pagine, una frase mi ha colpito molto: “Questo è il momento più felice della mia vita: il colore e io siamo una cosa sola. Sono un pittore!”.
Da citare, poi, Gauguin e Matisse che, della loro Tahiti, scrissero concetti immortali come “i grigi verde giada delle lagune” che poi riportarono sulle loro tele straordinarie. Del nord Africa, invece, parlò anche Kokoschka che dipinse e scrisse dell’Egitto negli anni ‘20 e Dubuffet che, nel ‘50, ci regalò i suoi deserti algerini.

La musica e i diari sono sempre andati a braccetto:
chi non ha trascritto una strofa o un ritornello sulle pagine del diario scolastico? Dirò di più: chi non ha mai composto una canzone durante l’ora di storia o di religione prendendo appunti sul diario? Qualcuno ha fatto di più. La turbolenta Alicia Keys, ad esempio, che addirittura ha composto una canzone intitolata “Diary”.

Prima di passare al noir, vorrei azzardare la soluzione di un giallo che, comunque, ha qualcosa a che fare con il diario di cui stiamo parlando stasera. Siete pronti? Il premio Strega (l’anno scorso vinto da Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi”) pare abbia già il vincitore 2009, anche se la commissione dei 400 giurati non si è ancora riunita e nulla, quindi, dovrebbe essere già deciso. Un particolare per dare l’idea della situazione: la serata conclusiva è fra qualche mese e molti candidati non sanno ancora se faranno parte alla manifestazione... Io, però, un nome provo a farlo lo stesso. Lo azzardo, diciamo così. Daniele Del Giudice, editore Einaudi. Il suo ultimo romanzo è “Orizzonte mobile”, è uscito pochi giorni fa ed il racconto di un viaggio con naufragi, navi imprigionate tra i ghiacci e marinai sull’orlo della follia. Io l’ho buttata lì, tra qualche mese vedremo se ho avuto ragione.

E adesso, a voi i libri del mistero.

*** Il diario di Elisa (di Gianni Perticaroli)
Alla periferia di Milano viene ritrovato il corpo senza vita di un’adolescente, Elisa Cavesi, diciassette anni. Inequivocabili i segni della violenza del suo assassino. Il commissario della squadra mobile Ottaviani si troverà nel marcio di un’indagine complicata e sarà lui a setacciare la vita di Elisa, scontrandosi con un ambiente ostile e con i genitori della ragazza: testimoni reticenti di un segreto angosciante. Fra indizi e menzogne, il poliziotto riuscirà ad abbattere il muro di omertà e a far emergere la verità. Con tutto il suo orrore.

*** Il mistero del diario (di Milward Kennedy)
Il capitano Kennedy, nella sua abitazione di Londra, riceve la visita di un certo dottor Corts, un tedesco che lo prega di consegnargli subiro il diario. “Ma quale diario?”, si stupisce l’altro. “Quello che le ha lasciato in eredità suo cugino, il maggiore dei servizi segreti inglesi”. Un solo problema, però: a quanto risulta al capitano, il cugino non è mai morto. Il tedescone, comunque, non è il solo a interessarsi al diario misterioso: molti sono al corrente della sua esistenza, ma nessuno sa dove si trovi. Comincia così questo romanzo scritto nel 1928 e per la prima volta pubblicato in Italia. Azione, romanticismo e le caratteristiche dei puzzle gialli anni Trenta, come eventi misteriosi, delitti inspiegabili e un investigatore dilettante che, alla fine, arriva alla inaspettata soluzione.

*** Diario di Edith (di Patricia Highsmith)
Edith è solo apparentemente forte, qualcosa di oscuro si annida in lei. Cerca di non dare troppo peso a questi momenti di buio e affronta il divorzio dal marito. Per sfuggire al grigiore della propria esistenza, però, incomincia a costruirsi un’altra vita con le pagine del suo diario, dove il figlio scapestrato è un brillante ingegnere. Forse solo una valvola di sfogo, fin quando - nella vita reale - Edith comincia a sentirsi strana e, dietro la tranquillità, si apre la maledetta anticamera della follia.

*** Diario di un killer sentimentale (di Luis Sepulveda)
Un professionista è sempre un professionista, ma la giornata era torrida, come solo a Madrid può esserlo, e la sua amichetta francese l’aveva piantato per un altro. Dietro ai suoi modi da duro, tutto il suo sentimento. In una giornata del genere non avrebbe dovuto accettare incarichi, ma una ricompensa a sei zeri lo convinsero presto. Il tipo che doveva eliminare, poi, non gli piaceva affatto. Troppo filantropo. Presto i retroscena dell’incarico lo mettono con le spalle al muro: Chi voleva la morte di quel messicano? Perchè? E come mai la D.E.A. sorvegliava la sua camera? Rraffici di droga, forse? Quello del killer, questa storia lo conferma, è un mestiere da svolgere senza farsi troppe domande anche perchè, si sa, per i sicari non esistono licenziamenti, ma solo certificati di morte.

www.paolofranchini.tk

Rossana Girotto e "l'uomo dell'acqua".

Questa sera si parla di Diario. Il fil rouge che governa le sorti della trasmissione attorno al quale ruotano divagazioni e divertimento alla radio ha ispirato un racconto di Rossana Girotto, la poetrice che spesso ci incanta con le emozioni dei suoi scritti.
Sembra davvero uno stralcio dal diario di un uomo normale...o forse speciale.

IO (L'uomo dell'acqua)

Io sono l’Uomo dell’Acqua.
No, niente a che fare con ninfe, fate, elfi ed altre creature magiche. Io sono quello che con il furgone porta le bottiglie d’acqua nelle case. Una volta a settimana. L’acquaiolo.
E siccome mi chiamo Celeste, spesso penso a come sarebbe se invece di acqua, io consegnassi bottiglie piene di…cielo. 
Driiinnn! Signoraaa! Sono io, le ho portato il suo cielo…come dice? Anche una cassa di frizzante? Consegnerei bottiglie con il cielo di tutto il mondo.
Alla giovane mamma di via Matteotti darei il cielo di montagna. Altissimo, purissimo, profumatissimo. Di artemisia, genziane e stelle alpine, perché il suo bambino possa crescere senza bronchiti e con spirito puro. All’attore con la villa in collina porterei il cielo di Broadway, importato esclusivamente, perché abbia sempre sotto il naso l’aroma del successo.
Alla modella dell’attico di via Piave il cielo povero di sodio e ricchissimo di luci di Parigi, quello con la bottiglia rossa, disegnata da un famoso stilista.
Io… farei la consegna speciale, il cartone da sei, ad Alessandra, che vive al buio e ha gli occhi sulla punta delle dita: Una bottiglia di cielo dell’Elba, che quando la apri senti l’odore del mare, la ruvidezza dello scoglio, il profumo del rosmarino selvatico e le grida dei gabbiani.
Una bottiglia di cielo del Lago Maggiore, che sa di montagne specchiate, di gasolio dei battelli, di azalea, di cigni, salici, canoe. Una bottiglia di cielo dell’Irlanda, un cielo magico. Quando la apri esce musica di violini e flauti, aria umida di pioggia, un arcobaleno infinito, odore di birra scura e di erica, belati di pecore col muso nero. Una bottiglia di cielo d’Armenia, che dicono non esista, ma è una bugia. Sa di grano, di pane, di canti perduti e sangue. Una bottiglia di cielo della Patagonia, dove ghiaccia il deserto che si sgretola in vento e polvere. Quando togli il tappo il respiro graffia la gola mentre si insabbia il cuore. Una bottiglia con il cielo della notte, pieno di stelle così luminose che pungono l’anima, ed i sogni profumano l’aria scura scorrendo come fotogrammi in fondo agli occhi.

Io. Sono l’uomo dell’acqua, quello che consegna le bottiglie con il furgone.
L’acqua è preziosa, sempre più preziosa, l’uomo è composto dal settanta per cento di acqua.
Io ci credo.
Io, come un giardiniere, innaffio, innaffio, una volta alla settimana.
Ma noi siamo fatti anche di cielo.
Io, ci credo.
Così, quando carico le casse sul furgone, non posso fare a meno di pensare a come sarebbe se, invece di acqua…

Perché Io mi chiamo Celeste. Che è il colore del cielo.

R. G.

Perry Zona e la scala mobile

Diario di bordo di una Scala mobile

Lunedì ore 8.12 del mattino. E’ ormai almeno un’ora che non mi fermo. Migliaia di gambe continuano a premere il mio primo scalino e così io inizio il mio rullare incessante e quotidiano. Sì, sono la scala mobile…ma no! Non quel fottuto sistema degli anni Ottanta! Sono proprio quella scala roboante che ogni giorno porta le persone su e giù dai sotterranei della metropolitana. La maggior parte corre, spinge e strattona. Ma c’è anche qualcuno che legge, come quel tipo che non ha smesso da quando era sul treno. Tiene la destra su di me, e se la ride. Chissà cosa starà leggendo di così bizzarro? Però è bello vederlo sorridere di primo mattino! Ieri pomeriggio sul mio quattordicesimo scalino è gocciolato un cono gelato al cioccolato…è
ancora lì e mi sto impiastricciando tutto il rullo motore. Ma la mia vita mi piace, tutto sommato. Capisco dalle suola delle scarpe di chi mi percorre, che tipo di giornata è. Oggi, per esempio, non piove. Quel poveraccio che, correndo per non perdere il suo treno, ha ficcato il suo piedone nella cacca di una cane, non se ne è accorto. Ma se ne accorgerà presto…tra i tanfi dello scompartimento ci sarà anche il suo!
Ore 13.48. Sono finite le lezioni del liceo classico qui di fronte. Orde di ragazzini con le
stringhe slacciate e scarponi borchiati, sciolti dal caldo afoso, mi percorrono freneticamente.
Quattro scalini alla volta, atterrano come caterpillar e spesso nel baccano e frastuono del
chiacchiericcio, non si accorgono quando la discesa è terminata, così…tonf! Caduto! E si dà il
via alle risate, fresche e fragorose.
Ore 16.22. E’ la volta delle mamme che hanno recuperato i loro pargoli all’asilo. Spero solo
non ce ne sia un altro con il cono gelato…Nooo! Questo se l’è fatta addosso, alla sua prima
uscita senza il pannolino!!! Ma perché proprio a me!
Ore 18.06. I colletti bianchi della banca qui fuori hanno terminato di contare banconote. Sono
tutti uguali questi tizi della tomaia di cuoio. Mentre le donne…bè, splendide! No, non quando
indossano la gonna! Ma per via di quei tacchi a spillo che mi fanno il solletico e che si
incastrano nelle mie fessure! Ridicole!
Ore 22.50. Finalmente ogni tanto mi riposo. Tutti a casa o in giro. Che pace!
Ore 00.00. Eccolo! Il mio amico della notte. E’ l’unico che mi percorre sempre con estrema
calma e…a piedi nudi. E’ come al solito carico di sacchetti stracolmi, vestito malamente. Ma lo
vedo arrivare e mi piace incoraggiarlo. «Sali a bordo, amico!» e lui mi spalanca un sorriso
quando comincio a rullare. Si fa trasportare e forse per qualche istante immagina di
viaggiare…altrove. Passa la notte con me, seduto ai miei piedi…! Già, proprio io che di piedi
me ne intendo! Domani è un altro giorno amico mio, speriamo migliore!

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili”. William Burroughs

Federico di Leva torna con un nuovo racconto.

Un grazie speciale all'amico autore Federico di Leva che scrive una pagina amara del diario di tutti i giorni. Il suo racconto scuote le coscienze in un presente fatto di memorie e di attuale.

Reality Shoah

Vivevano nascosti in una soffitta e, durante il giorno, per non essere scoperti, dovevano restare immobili, cercando di non produrre alcun rumore, alcun suono, alcun bisbiglio. La piccola Anna viveva così, insieme alla sua famiglia: al sicuro dalla follia dei nazisti, in una sorta di vampirismo che la costringeva al silenzio durante il giorno, lasciandole la notte come unico spazio di vita. Se abbiamo notizia di questi orrori è grazie al diario che Anna ci ha lasciato: colmo d’un nero più nero del nero dell’inchiostro con il quale fu scritto...
L’unico mio rammarico è che, se vi è stato un tempo in cui le persone – leggendo della piccola Anna – si indignavano, adesso quel tempo è trascorso. E nessuno più si indigna. E nessuno più conosce il significato della parola “indignarsi”, perché parole e sentimenti troppo complessi paiono condannati a svanire, sotto la falce della tanto glorificata semplicità...
Rileggo il Diario di Anna Frank, resto in attesa del peggio e, di rado, accendo la televisione, temendo di poterci trovare dentro una famiglia di ebrei, ripresa ventiquattr’ore su ventiquattro, che vive di nascosto in una soffitta, in attesa di essere scoperta... o di essere eliminata. Eliminata dal gioco, o dal mondo... a quanto are questa differenza sta sempre più appassendo, esigua come il confine – sempre aperto – dei nostri teleschermi.

© Federico Di Leva
www.federicodileva.altervista.org

l'ultima follia di Franceschini

Il nuovo film di Pupi Avati

Il film comincia con una maturità al classico. Siamo negli anni ’30 e le leggi razziali e la censura tengono lontana l’America, il jazz e tutta la modernità dalla Bologna fascista e dai ragazzi della borghesia, dagli intellettuali. Carletto delle Piane, giovane professore sfigato, suona lo swing di nascosto, con un vecchio sassofono ricavato dal clacson di una FIAT Balilla. Un brutto giorno arriva Gianni Cavina, laido infermiere paraculo, e lo denuncia all’OVRA, la polizia fascista. Delle Piane finisce così in prigione e conosce un anarchico innamorato (l’amata è una svagata, magrissima e taciturna Vittoria Mezzogiorno): si tratta di Diego Abatantuono, con il quale stringe un rapporto di amicizia.

Trent’anni dopo, negli anni ’60, i protagonisti si rincontrano. Il giovane anarchico Abatantuono è diventato un giornalista di destra, ricchissimo, che lavora per un criminale milanese (ha sposato la ragazza, che è ora interpretata da un’obesa, logorroica, improbabile Katia Ricciarelli), mentre Gianni Cavina, sposato con una matura ereditiera interpretata da Anna Galiena, è passato dai fascisti al partito comunista e ha fatto carriera, è parlamentare. Soltanto Carletto delle Piane continua la sua magra esistenza di insegnante e di amante del jazz.
Si ritrovano tutti, quindi: giocano a carte e Cavina vince tutto, ma era d’accordo con Abatantuono. Allora Carletto delle Piane si vuole suicidare ma le mogli di Cavina e Abatantuono, venute a scoprire tutto, gliela danno in un triangolo da sogno erotico e lui muore d’infarto trombandole contemporaneamente. I suoi studenti, al funerale, lo ricordano con affetto cantando Saint Louis Blues a cappella.

Titoli di coda su “Mocambo” di Paolo Conte.

giovedì 14 maggio 2009

Mario Ermini Burghiner, i ricordi, il passato.

Sabato 16 maggio in trasmissione si parlerà di DIARIO. Il diario con le sue confidenze, le impressioni, luci, ombre, colori, memorie del passato. 
Se il vostro diario segreto potesse parlarvi che cosa direbbe di voi? Questo sarà nello specifico il quesito che porremo agli ascoltatori. Se vorrete potrete già inviare le vostre risposte a redazione@siamoinonda.it.

A proposito di ricordi sappiamo quanto è bello rispolverarli anche grazie alle emozioni della musica.
Mario Ermini Burghiner è un architetto con la passione per la musica popolare. Le sue canzoni sono introspettive, parlano di luoghi, persone, situazioni. Raccontano del passato, perché la memoria e le tradizioni insegnano, usando anche il dialetto ossolano. Sono sempre e comunque legate a luoghi fisici. Meglio dire imprescindibilmente “collegate” a luoghi fisici. Sostiene che in architettura: “non è mai stato possibile progettare senza cercare di “incorporarmi” con il “genius loci”, non è possibile scrivere canzoni senza collocarle anche solo mentalmente in un luogo preciso. In trasmissione ascolteremo musica live e belle emozioni.

Diario di in un giorno dell'anno


Mi guarda con gli occhi leggermente socchiusi
e in quel momento respiro la sua passione fin nel profondo
mentre con la mano mi accarezza dolcemente i capelli
scuotendo le mie emozioni sottopelle.
Ora gli occhi li chiude dolcemente, quasi fossero di carta
avvicina le sue labbra alle mie e mi bacia
come se baciasse per la prima volta qualcuno
solamente perché è la nostra prima volta.
Le sue lentiggini sfregano sul mio viso
e le immagino come perle che scottano sotto il sole
mentre mi riscopro con le mie gambe intrecciate alle sue
con la voglia di cadere giù, fino in fondo
per rendere questo momento ancor più vivido.
Non è più un sogno di gesso,
siamo noi che viviamo la nostra passione
in quest’angolo di desiderio in penombra
in quest’attimo che vorrei serrare nel cuore con fretta
per la paura che domani possa volare con un alito di vento
trasportando dietro sé la scia del ricordo.
Ma ora voglio vivere in questo presente
mentre il lenzuolo leggero
spostandosi rivela i nostri corpi
che ondeggiano cauti come un’onda
e sbiaditi si tessono sui muri bianchi
alla luce della fiamma che arde flessuosa
come i nostri sussurri sottili.
Chiudo gli occhi e volto il viso stringendo le labbra
e mi pare che Dio oggi ci voglia così come siamo
uniti d’amore, con i palmi miei nei suoi
con le dita che si scambiano vibrando leggermente
con il suo corpo sopra il mio
ora che assaporiamo il calore dell’umidità che si diffonde
creando tra di noi una sensualità trasparente.
La nostra pelle è di organza sottile e delicata
è un indumento leggero che non ho mai avvertito così vivo e vero
come ora che sfregandosi mi induce un’estasi sublime
innaffiata dalla nostra spinta erotica.
Mentre danziamo per donarci il sapore dell’Amore
il tempo si è incastrato tra i meccanismi di sé
sospendendo tutto al di fuori della nostra consapevolezza.
Perché l’attimo che è ora, è solo questo presente
e resta immobile e non conta i giri dei nostri corpi.
Anche adesso che la fiamma è pallida e sottile
ora che restiamo a riposare sui fianchi
i corpi sempre stretti e vicini.
Anche adesso che il lenzuolo è disteso a terra
evaporando morbido il nostro amplesso,
il tempo si è nascosto timidamente, smettendo di contare
e consegnandoci nell’oscurità
ad un torpore che ci addormenta uniti.

sabato 9 maggio 2009

Live a Siamo in Onda

Ventinovesima puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospiti della serata sono i mitici Goss, storica Reggae Band novarese.
Ecco le foto della loro serata.


I Goss dal vivo nel salone delle feste di Puntoradio






Il nostro amico e scrittore Mario Favini con Fabio Giusti


La Gabri, Umberto, Fabio Giusti e Claudio Pofi


Marco "l'equi-librista"

Wolverine in Valle Strona

Stasera Alfa ha scelto di parlare di uno dei più voraci predatori che abbiano mai percorso le montagne del Cusio. Un predatore che ha ispirato il nome di un famoso supereroe...
La storia è particolarmente intensa ed inquietante.

È valoroso, veloce e vorace. Ha lunghi artigli taglienti come coltelli e denti acuminati in quella bocca mai sazia. Tende imboscate, cattura le prede, braccate, sfinite. Nemmeno le nevicate più intense possono fermarlo, perché corre sulla neve fresca senza affondare, al contrario delle sue vittime. Dilania e scompare.
Solo branchi numerosi di lupi affamati osano affrontare una creatura capace, si dice, di tenere testa persino ad un orso. Gli americani lo chiamano Wolverine, ma il suo vero nome è Gulo gulo, cioè Ghiottone. Perché è la voracità il demone di questa bestia.
Ci fu un tempo, un tempo di ghiaccio e di neve, un tempo che nessuno di noi ha mai visto. Il Lago d’Orta, spillo in un mondo morso dal gelo, non era che un solo ghiacciaio in lento movimento. In quel tempo la Valle Strona era il territorio di caccia che gli artigli del Ghiottone difendevano da qualsiasi rivale.

Oggi il Ghiottone vive solo nell’Artico, ma di questo cacciatore antico resta un osso pietrificato, rinvenuto nelle grotte di Sambughetto. Grotte in cui le streghe, si sussurrava, consumavano i propri sinistri banchetti…

"Gola e dintorni" con Paolo Franchini

Anche oggi Paolo Franchini ci rende curiosi partecipi delle sue ricerche sul tema della serata. Quanto riportiamo di seguito è stato in parte trattato anche in diretta alla radio nell'intervento consueto con il nostro amico autore noir.

La gola è uno dei sette peccati capitali (insieme a superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia e accidia) e, un po’ come tutti i vizi, ha ispirato l’arte in ogni sua forma. Aristotele, filosofo greco e precursore in molti campi della conoscenza (fisica, metafisica, teatro, poesia, arte, musica, logica, retorica, politica e persino zoologia) li definì addirittura “gli abiti del male”. La gola, magari, la vedeva solo come un grande tovagliolo, chissà...

Nella pittura, non posso non citare Emilio Gola, pittore milanese dalle tonalità dense che visse fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un grande protagonista della pittura lombarda, a metà strada fra gli Scapigliati e i Veristi.

Di nuovo, poi, sono felice di nominare Michelangelo Merisi detto il Caravaggio che, nel dipingere il suo celebre “Bacco”, me lo immagino deciso a ritrarre chi eccede nei piaceri della tavola, un vizioso adagiato mollemente per pasteggiare e offrire del buon vino a chi gli fa visita.

Nel cinema, un noirista come me non può non citare “Nodo alla gola” di Hitchcock, un film uscito nel 1948 con James Stewart e che, all’eopca, fece un po’ scandalo: davanti alla cinepresa, infatti, venne messa in scena la storia di due omosessuali che strangolavano un amico per poi nasconderlo in una cassapanca.

In musica, tenetevi forte, se mi si dice “gola” penso subito a Lorella Cuccarini e alla sua mitica “La notte vola” che negli anni Ottanta fu la sigla TV di Odiens. Ci sono però altre canzoni, molto meno spensierate, come la malvagia “Ti taglio la gola” di Vasco, “Mio padre ha un buco in gola” di Venditti, “Preghiera in gola” di Carmen Consoli (che sulla gola, vista la stranezza della sua voce, potrebbe raccontarcene parecchie...).

Un osso in gola (di Anthony Bourdain)
Le cose non vanno molto bene al ristorante Dreadnought Grill: uno chef tossicodipendente, un proprietario che deve soldi alla mafia, l’FBI che tiene tutti sotto sorveglianza progettando una retata. Per Tommy, l’aiuto-cuoco che deve il lavoro allo zio mafioso, pensare solo ai piatti è sempre più difficile e, quando Cosa Nostra usa la cucina per un omicidio, niente può aiutarlo ad affrontare quello che sta per arrivargli addosso. La polizia da una parte e la malavita dall’altra, il conto che Tommy dovrà preparare sarà quello da presentare alla propria coscienza. Senza, ovviamente, lasciarsi fare secco.

Tutta colpa di dio (di AA.VV.)
Sette autori napoletani si confrontano senza paura con i vizi capitali e ce li raccontano come sanno e come vogliono, a volte affidandosi anche all’ironia, altre alla spietatezza. Sette voci molto diverse, ma nessuna fuori dal coro. Andrea Santojanni fa i conti con líinvidia, Ciro Marino con la lussuria peggiore. Angelo Petrella si confronta invece con l’accidia e, per fare meno fatica, lascia che parli anche il proprio cane. L’ira spetta a Riccardo Brun mentre Maurizio de Giovanni, alle prese con l’avarizia, risparmia tutto ma non se stesso. Luca Maiolino, l’esordiente lanciato nella mischia, ci racconta la gola ingozzandoci con la sua storia amara e Peppe Lanzetta, forse il più tagliente fra questi sette samurai campani, ci regala una pillola di superbia giovanile purtroppo sempre attuale.

Le rivelazioni di Gola Profonda, la talpa del Watergate (di Bob Woodward)
A Washington, i segreti non durano molto. Tranne quello che ci ha appassionati per oltre trent’anni: l’identità di Gola Profonda, la fonte confidenziale che aiutò a far scoppiare nel 1972 il caso Watergate. Proprio uno dei giornalisti che fece esplodere lo scandalo, ci racconta l’appassionante vicenda nonchè le intricate relazioni con mister Felt, l’enigmatico ex numero due dell’FBI che collaborò alla caduta della presidenza Nixon. Non solo un’inchiesta storica, ma un vero thriller. Il memoriale di un ex ufficiale della marina diventato reporter per caso e padre dello scoop forse più clamoroso della storia.

www.paolofranchini.tk

Mario Favini e la gola "romana".

La cucina del mondo antico era molto diversa dalla nostra, e i piatti di cui si parla in questo racconto erano davvero di moda tra la nobiltà dell’antica Roma. A testimoniarlo è il trattato (in dieci libri!) “De re coquinaria”, che si basa sulle ricette del Marco Gavio Apicio che compare insieme a Seneca in questo testo. Le ricette dell’antica Roma, oggi, si possono trovare su alcuni siti internet specializzati, ma per assaggiare uno dei piatti di Apicio ci vuole una bella dose di coraggio…

Esagerati
di Mario Favini

Sono una persona seria, io. Un sapiente, un pensatore. Sono Lucio Anneo Seneca, per Bacco, il grande filosofo, e mi sento in dovere di condannare queste esagerazioni, queste follie tanto di moda tra i giovani! Ci vuole morigeratezza, ci vuole contegno, ci vuole un po’ di dignità.
Per Bacco!
E invece c’è in giro gente come quel pazzo, lì, come si chiama… Apicio, ecco! Marco Gavio Apicio, un esaltato che ha votato la sua vita all’eccesso, e ai piaceri della gola! Che vergogna!
Inventa ricette, Marco Gavio Apicio. Inventa ricette e spende milioni di sesterzi per allestire banchetti. Il suo patrimonio se lo sta mangiando tutto… letteralmente! Fossero buoni, poi, i suoi piatti… Invece ho come l’impressione che siano uno schifo! Non che li abbia mai assaggiati, ci mancherebbe… Sono una persona seria, io, sono un filosofo stoico.
Per Bacco!
Cucina cose come i pappagalli arrosto, Apicio, e i ghiri farciti, per non parlare dell’utero di scrofa ripieno e dei timballi di pesce formaggio cervella e uova crude…
Che orrore… E che immoralità! Eppure a voi pervertiti queste cose piacciono…Vergognatevi! Dovreste prendere esempio da quelli come me, piuttosto! Venite a gustare la mia, di cucina, la cucina stoica… Pane raffermo e fagioli secchi, ecco quello che ci vorrebbe per voi giovinastri!
Per Bacco!

lunedì 4 maggio 2009

Parole alla radio: tre giovani firme raccontano


C'è Gianluca Morozzi. Tifa Bologna. Da un suo romanzo presto la Universal farà un film.
Poi Elisa Genghini. Lei canta in una band. Ha sognato di sposare Kurt Cobain ma si accontenterebbe di Manuel Agnelli, il leader degli Afterhours.
E infine Heman Zed, uno con la valigia sempre in mano. Ha fatto mille mestieri. Persino il dj.


"Parole alla radio" è lo speciale Siamo in Onda di venerdì 8 maggio alle 21 (in replica anche alle 22 e alle 23), dedicato ai tre autori emergenti della narrativa italiana.

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Sarà una serata speciale quella di venerdì 8 maggio su Puntoradio. Dalle ore 21 (con replica alle 22 e alle 23), puntata speciale del talk-show Siamo in Onda con tre scrittori ospiti degli studi radiofonici. Gianluca Morozzi, Heman Zed ed Elisa Genghini, tre nomi emergenti della narrativa italiana, racconteranno di loro, dei loro libri e del loro mondo. Una chiacchierata informale condotta da Mario Favini con la collaborazione di Fabio Giusti, Fulvio Julita e le altre voci di Siamo in Onda.

Gianluca Morozzi, autore di una decina di libri tradotti in tutta Europa e pubblicati in Italia da Guanda, TEA e Fernandel, parlerà del suo ultimo e divertente romanzo, Colui che gli dei vogliono distruggere, ma anche di musica e di fumetti, oltre che del film che Sunflower ha tratto dal suo best-seller Blackout, e che nei prossimi mesi sarà distribuito da Universal nelle sale italiane.

Heman Zed racconterà di La cortina di marzapane e La Zolfa (i suoi romanzi editi da Il Maestrale), della sua multiforme esperienza di vita e della sua partecipazione a progetti multimediali no-profit nelle carceri.

Elisa Genghini, autrice di Zucca Gialla (Eumeswil editore) e Volevo sposare Kurt Cobain (Coniglio editore), parlerà dei suoi libri, ambientati tra reality show, musica e giovani, ma anche della sua esperienza di cantautrice. Elisa, infatti, suona e canta negli Elymania, e proprio due canzoni gruppo bolognese faranno da cornice all’intervista.

Tre scrittori fuori dagli schemi, capaci di abbinare ad un indiscusso talento letterario una spontaneità e un’ironia che regaleranno agli ascoltatori ben più delle canoniche quattro risate.