sabato 28 febbraio 2009

Live a Siamo in Onda

Diciannovesima puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospiti della serata i NoName e Small Paul McGhee.
Ecco le foto della serata.

Small Paul McGhee

La nostra amica scrittrice Eleonora Roaro dei Menestrelli di Jorvik, Fulvio Julita e Fabio Giusti

I NoName con Claretta


Il salotto delle bambole gonfiabili

Il tema della serata, BAMBOLE, si presta anche a considerazioni prurigginose. Il capitolo Bambole gonfiabili è un mondo che lascia a bocca aperta. A proposito, sapete perchè le bambole gonfiabili hanno la bocca spalancata? Chiaramente c'è una ragione che si spiega nella meccanica del gioco sessuale. Ma c'è anche un motivo legato alla psicologia dell'uomo.
La bocca aperta e gli occhi sgranati disegnano un'espressione di stupore che gratifica l'ego maschile: in pratica simulano lo stupore d'essere davanti a qualcosa di insolitamente grande. E questo, per l'uomo, è particolarmente appagante.

Esistono diversi tipi di bambola gonfiabile. Le più economiche e dozzinali sono quelle in vinile saldato. Per intenderci tipo il bambolotto Susanna Tutta Panna che negli anni settanta regalavano con i punti del formaggino.
Un gradino più su ci sono quelle in lattice. Più realistiche, senza giunture. Alcune hanno parti del corpo riempite d'acqua.
Ma il must sono le real doll. Sono in silicone, costano dai 5 ai 7 mila euro. Molto realistiche, con tutte le loro cosine al posto giusto. Hanno anche il fantomatico punto G, di cui tutti parlano ma nessuno sa cosa sia. Discrete, dove le metti stanno.
Esistono anche nella versione transex, per chi non vuole farsi mancare nulla.

Tanti sono i modelli di bambola gonfiabile, per accontentare anche le fantasie più estreme.
Il modello Alieno, ad esempio, verde, con tre seni, dita a ventosa e altri plus.
Poi c'è il modello Paris Hilton, che esce dalla fabbrica già con un quoziente d'intelligenza superiore all'originale.

Agli amanti degli sport estremi farà piacere sapere che esiste, in Russia, una competizione - si chiama Bubble Baba Challenge - che è una gara di rafting lungo le gelide acque del fiume Vuoska ... a cavalcioni di bambole gonfiabili.

Chiuderei questa parentesi con una domanda agli ascoltatori più preparati:
come faccio a capire se durante l'amplesso la mia bambola gonfiabile sta fingendo di provare piacere?

Bambole e Noir


Ecco il ritorno del nostro affezionato autore noir Paolo Franchini. Grazie a lui abbiamo potuto avere alla radio alcuni consigli di lettura noir in cui si incrociano le bambole.

Il genere horror fa largo uso delle bambole (le sale cinematografiche lo sanno bene), ma anche la letteratura gialla e noir non le disdegna.

Alcuni consigli di lettura

* La bambola che dorme (di Jeffery Deaver)
Daniel Raymond Pell per i media è il figlio di Mansonî: con fascino e carisma diabolici, al pari del suo predecessore, ha plagiato i giovani adepti della sua setta costringendoli al peggio. Nessuno, però, si è  accorto che la notte del massacro, confusa in mezzo alle sue bambole, una bambina dormiva tranquilla nel suo lettino. Otto anni dopo, Pell sta scontando la condanna a vita in un carcere di massima sicurezza per l'efferata carneficina, ma deve essere processato di nuovo perchè diversi indizi lo collegano a un altro delitto irrisolto. Condotto in tribunale, viene interrogato da Kathryn Dance, poliziotta esperta nell'interpretare il linguaggio non verbale in grado di capire se testimoni e sospetti dicono la verità. E, incredibilmente, riesce a fuggire.
Euro 9,50 - Editore Sonzogno

* Come una bambola di stracci (di Carol O'Connell)
In una galleria d'arte, fra le note note della musica jazz e le chiacchiere degli invitati, viene scoperta quella che sembra un'opera: un corpo inerme, con gli occhi sbarrati e il sangue che scorre.  Quando la poliziotta Mallory viene incaricata del caso, si accorge subito degli aspetti in comune con i casi di omicidio del suo papà adottivo, di uno scultore e di una giovanissima ballerina. Solo e soltanto statue di morte in questo agghiacciante romanzo di Carol O'Conneel.
Euro 6,50 - Editore Piemme

* La bambola del delfino (di Ellery Queen)
La bambola del titolo non è che un rarissimo oggetto d'arte, un regalo di compleanno che re Luigi XVI di Francia fece al figlio. Quando viene esposta con un diamante in un grande magazzino, subito diventa oggetto di un audace furto.
Euro 8,00 - Editore Interlinea

* Bambole perdute (di Renzo Saffi)
Oliviero Ferretti lavora a Dalmine in un gigantesco stabilimento siderurgico. Un amore si trasformerà presto in un'ossessione e Oliviero deciderà di arrivare sino in fondo, fino alle più estreme conseguenze fra verità tremende che rischieranno di distruggere per sempre la sua stessa esistenza.
Euro 14,00 - Editore Flaccovio

* Il seppellitore di bambole (di Petra Hammesfahr)
L'estate del 1995 quando, nei dintorni di Colonia, cinque ragazze scompaiono senza lasciare alcuna traccia. Ben è sempre stato considerato una sorta di gigante buono finchè, con la scomparsa delle ragazze, non inizia a portare in dono alla madre borsette insanguinate. La madre, ovviamente, non si preoccupa d'altro se non di farle sparire. Nel villaggio, intanto, il sospetto e la rabbia crescono pagina dopo pagina. Un bel libro, forse un poí troppo frettoloso nel finale.
Euro 8,00 - Editore TEA

* La bambola cieca (di Giorgio Scerbanenco)
Presso l'archivio centrale della polizia di Boston lavora Arthur Jelling, quarant'anni. Una vita tranquilla, sposato, un figlio, un passato come studente di medicina. E un istinto innato per scoprire cosa si nasconde dietro ogni delitto. Jelling, questa volta, si trova a fare i conti con il mondo della sanità: il miliardario Èravans, rimasto cieco dopo un incidente d'auto in cui è coinvolta la ragazza con cui poi si fidanza , può essere guarito soltanto con un intervento coraggioso. Ma prima di entrare in sala operatoria il colpo di scena. Cosa l'uomo non deve vedere? Anzi, chi? E quale impressioni non devono riemergere con la vista? Jelling deve scoprirlo prima che l'assassino uccida la prossima preda.
Euro 13,00 - Editore Sellerio



N.B. La bimba della foto - se ci tenete a saperlo - è la nonna della più giovane tra le collaboratrici di Siamo in Onda, la "menestrella" Eleonora Roaro.

Quando un racconto è drammaticamente attuale.

Barbie Principessa

“Sei bella come una Barbie!” me lo ripete ogni giorno mia mamma! Oh, bè sì…capelli lunghissimi e biondi…ci credo, non vado dal parrucchiere da anni ormai! Anche se spazzolati e puliti ogni giorno, saranno stopposi come quelli di Barbie dopo che è stata rinchiusa nei cesto dei giochi, schiacciata tra Mr Potato e la jeep fatta con il Lego! Gli occhi? Blu, non ci sono dubbi, li ho ereditati da papà. Grandi e sempre spalancati…Ma vogliamo parlare della mie lunghe gambe affusolate? Per i miei gusti sono troppo magre e un po’ rigidine…proprio come quelle di Barbie! Le ginocchia cigolano, come quando costringevo la mia bambola a sedersi davanti alla sua specchiera o dentro la sua Barbie-mobile! Grazie al cielo non ho le sue stesse braccia, piegate a 45 gradi, stile robocop! No, io le ho ben distese lungo il corpo. Tutte le mattine incontro un ragazzo bello come Ken che se la ride sempre come un matto: lui pensa di farmi il solletico quando mi passa l’asciugamano sotto le braccia e dietro la schiena! Invece io non sento proprio nulla. Lui parla, parla in continuazione, e mi fa dei gran sorrisi… ho cercato più volte di ricambiarli ma niente da fare. Rimango immobile e silente proprio come la mia Barbie, quando la sdraiavo sul letto a baldacchino rosa, dopo aver indossato per tutto il giorno il suo bellissimo abito da sera di tulle. Barbie Principessa. Così mi chiama anche il mio papà. Tra
una lacrima e l’altra. Quando lo vedo vorrei abbracciarlo forte…ma non ci riesco. Sono proprio come una bambola…e qualcuno mi fa girar tre o quattro volte al giorno. Come dice la canzone di Patty Pravo. Ken, il bel ragazzo, spesso me la canta…ricordo che il testo dice anche “da stasera la mia vita nelle mani di un ragazzo non la metterò più”…Eppure da quella maledetta sera la mia vita è nelle mani di tutti…tranne nelle mie. Sono come una bambola, aspetto che qualcuno mi muova, facendo finta che io sia viva. Come facevo io da bambina. Ho sempre pensato che Barbie fosse felice nelle mie mani…ora non lo credo più. Ora vorrei tanto che qualcuno mi mettesse il mio bel abito di pallets rosa e mi lasciasse andare…Perché non è vita se mi sento totalmente amata ma non posso amare…

“La cosa più grande che puoi imparare è amare e lasciarti amare” Moulin Rouge

Mario Favini, bionde, por...S...che....il Meglio!

Non la sola storia ma la storia della contemporaneità, stavolta. Il tema "Bambole" a Mario parla così. In fondo è solo la triste storia di un mondo di plastica?
Ecco il suo racconto:

Scelgo il Meglio

Per uscire oggi scelgo la Porsche. Decapottabile, che è una bella giornata. La BMW è troppo anonima, la Jaguar troppo da vecchio. Prendo i vestiti migliori: tutto firmato, col Rolex e la catena d’oro. Occhiali coi diamantini e scarpe di pelle di coccodrillo. Faccio borbottare piano il sei cilindri della mia Carrera Turbo, poi scateno a terra i cavalli in un rombo violento. Vado a prendere la mia ragazza, la mia bambola. Anche lei me la sono scelta proprio bene: alta, bionda, con gli occhi azzurri e due meloni da far invidia a Pamela Anderson. La porto a casa mia, per uno dei nostri soliti pomeriggi di relax. Giochiamo un po’ a tennis, guardiamo un film sul maxischermo del salotto e verso sera ci concediamo una passeggiata a cavallo.
Dopo cena andiamo a un party con gli amici. Beviamo un po’, e torniamo da me verso le tre di notte. Ci tuffiamo in piscina e facciamo l’amore. Non è solo bella, la mia bambola: a letto è brava quanto la Jessica Rizzo dei tempi d’oro. E mentre ci avvinghiamo, mentre raggiungo il culmine del piacere, ringrazio Dio d’avermi fatto nascere in un epoca dove computer e virtualità realizzano ogni mio desiderio: macchine, soldi e belle donne. Poi, dopo l’amplesso, mi disconnetto da Internet, e dalla mia bambola. Torno nel mio squallido monolocale, e mi riallaccio i pantaloni.

I giochi di Marco Franceschini: torna Presi per il C...inema

Sax in the city
Debborhah è un’affascinante quarantenne ninfomane anaffettiva, che vive a… hey, Niù Iòrk! Lei fa un bellissimo lavoro nel campo delle Pubbliche Relazioni e alla sera si trova sempre in un fichissimo bar con le amiche, per l’appiàuar. Con loro, una giornalista, una mercante d’arte e una pubblicitaria, si confida, sogna, straparla, ma sempre di sax. Infatti, lei da settimane, ormai, sta tentando di avere un rapporto sessuale a rischio, in quanto non protetto, con un sassofono.
Le amiche, che preferiscono i falli dei manager di Uòllstrìtt, peraltro, comunque la incoraggiano, ma non condividono. Sceglierebbero, almeno, se proprioproprio, qualche cosa di più pratico. Magari un clarino. E, dopo, una sushi-cena. Hey…! Questa è Niù-Iòrk! Alla fine lei, Debborhah, decide di lasciar perdere, e si dedica all’amore saffico con Bassey, una… contrabbasso di colore dalle opulente forme, trovando finalmente l’amore vero, mentre le amiche mettono sù un centro uéllness dove ricostruire unghie usando materiali riciclati costosissimi. Hey, questa è Niù Iork!

Marco Franceschini

Le bambole, spiriti irrequieti trovano dimora in esse....

....così narra Alfa la mente che si cela dietro al blog Il Lago dei Misteri. Ecco quanto si apprende:

"Bambole. Sono belle, bellissime, e sanno di esserlo. Hanno il sorriso crudele di chi sa di essere ammirata, ma intoccabile.
Le accogliamo nelle nostre case per divertire i nostri figli.
Se ne stanno lì a fissarci con occhi immobili che non ci perdono mai di vista. Ci osservano di giorno, ma soprattutto di notte. Vegliano su di noi o forse ci sorvegliano attendendo solo il momento giusto. Le bambole sono antiche quanto la nostra specie. Erano già con noi nelle caverne. Gli Egizi, i Greci e i Romani le costruivano per le loro bambine. Anche gli antichi druidi costruivano enormi bambole, o fantocci, di vimini. Poi li riempivano di esseri umani e appiccavano il fuoco per propiziarsi la sorte. C’è chi sospetta che mentre dormiamo esse possano prendere vita e aggirarsi attorno a noi nell’oscurità. Nessuno, tuttavia, è mai riuscito a sorprenderne una mentre lo faceva. Forse per questo le bambole sono usate dalle streghe per i loro crudeli riti. Si crede infatti che gli spiriti inquieti possano trovare dimora in esse, in attesa di poter passare in un corpo più accogliente. Ci sono molte case piene di bambole, ma nessuna è pari alla Rocca di Angera. C’è un intero esercito schierato lì dentro, come in attesa di un burattinaio che impartisca l’ordine di mettersi in marcia. Se amate le bambole vi consiglio di visitare questo museo. 
Solamente, non fatelo dopo la mezzanotte…

Bambole, tra hiphop e irish coffeee



Se pensate che si possa fare hip hop solo nelle grandi città, vi sbagliate. Esiste una vivace cultura hip hop di provincia. Lo confermano, ad esempio, i biellesi NoName. Ritmi veloci, arrangiamenti curati, rap freestyle e un mood molto personale sono le prerogative del loro originale sound. Se volete conoscerli meglio questa è la loro pagina Myspace .
Questa sera sono nostri ospiti musicali insieme ad una cara, vecchia conoscenza di Siamo in Onda, il folk singer irlandese Small Paul McGhee.

Il filo conduttore della nostra serata sarà: "Bambole". Se volete, potete interagire con noi, via mail o sms, rispondendo a questa semplice domanda: avete tra le mani una bambola voodo! Qual'è la persona che volete colpire con tutti gli spillini e perché?

giovedì 26 febbraio 2009

Fatti Sentire

Nuova puntata di Fatti Sentire, la trasmissione di Ray Heffernan che da voce alla musica indipendente italiana ed internazionale.

Ray Heffernan con Romy Biska curatrice dello spazio "Indipendent Music News" che da notizie di musica indipendente della zona e non tendenzialmente rock.

Un primo piano di Romy Biska dedicato a tutti i suoi fans.

Per avere maggiori informazioni sulla trasmissione di Ray Heffernan potete collegarvi a www.myspace.com/fattisentire

mercoledì 25 febbraio 2009

Un programma .... SUPER 2007

Questa settimana Vi parlo di un programma freeware (purtroppo in lingua inglese) che permette in modo facile e veloce di convertire files video e che supporta una quantità incredibile di formati sia audio che video. Il programma si chiama Super 2007 dove la parola Super è l’abbreviazione di Simplified Universal Player Encoder and Renderer. Il pregio che ha in assoluto è quello che riesce a convertire una enormità di formati tra i quali i file video dei cellulari 3gp/3g2 (Nokia, Siemens, Sony, Ericsson), asf, avi (DivX, H263, H263+, H264, XviD, MPEG4), dat, fli, flc, flv (usato in Flash), mkv, mpg (Mpeg I, Mpeg II), mov(H263, H263+, H264, MPEG4), mp4 (H263, H263+, H264, MPEG4), ogg, qt, rm, ram, rmvb, str (PlayStation), swf (Flash), ts (HDTV), viv, vob, wmv
Allo stesso modo, sono supportati molti formati audio (ac3, amr, mp2, mp3, mp4, mpc, ogg, ra,
wav, wma). Può eseguire la conversione anche tra video avi ma creati con codec diversi (per esempio un video creato con H.264 e audio AAC può essere riconvertito in un normale Divx con audio mp3, eseguibile in qualunque lettore da tavolo, o viceversa).
Pertanto supporta un’ENORME varietà di formati senza bisogno di installare nessun software o codec aggiuntivo.
Alcuni esempi di cosa potete fare:
- estrarre audio da un video e farne una suoneria per il cellulare
- convertire video da e nel formato 3gp e 3g2 usato nei telefonini
- convertire video da e nei formati supportati dai PocketPC (molto utile!!)
- convertire video da e nei formati supportati dall’iPod e dall’iPod 5.5G
- convertire QuickTime (.QT) in qualsiasi altro formato
- convertire RealMedia (.RM, .RAM, .RMVB, .RA) in qualsiasi formato
- convertire Old.Play.Station (.STR) in qualsiasi formato
- convertire video da e nel formato per PSP/PSP3
- convertire video da e nel formato per Zune
- convertire video da e nel formato Nintendo DS
Quindi è veramente molto versatile e funzionale. Forse è superiore anche alla maggior parte dei programmi a pagamento di questa categoria.
Possiamo dire che forse l’abbreviazione del nome, anche se non è del tutto originale, è una sintesi perfetta della sue funzionalità (e forse non è stato scelto a caso).
Interfaccia grafica non è delle migliori ma è molto intuitiva con indicato tutto quel che ci serve per convertire i file. Bisogna stare un pò attenti.
Per convertire un file è sufficiente trascinarlo nella finestra del programma, e prima naturalmente di selezionare il formato di destinazione, si può scegliere per i filmati le dimensioni del quadro, l'aspetto (ad esempio 4:3) e il bit rate (ovvero la quantità di dati utilizzata per la memorizzazione del file audio; maggiore è il bitrate minore sarà la differenza tra il file compresso e l'originale e quindi il file è più grande) e per i file sonori la frequenza di campionamento, i canali e appunto lo stesso bitrate. Fatto ciò è sufficiente cliccare in basso su Encode (Active files) e …. Buon lavoro.

sabato 21 febbraio 2009

Live a Siamo in Onda

Eccoci in onda per una nuova puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Stasera una bella parata di amici ospiti sfilano dai nostri studi. 
Sono arrivati i LOS CHITARONES con una performance di livello superlativo.
Ecco alcune foto.
Il nostro grande amico ed esperto di cinema Claudio Pofi, con uno degli autori della trasmissione Umberto, accanto a Fabio.

Le attrici delle compagnia della "Corte dei Miracoli" hanno interpretato un brano di Stefano Benni.

Umberto e Mario Favini: quest'ultimo ci ha rammentato White Rabbit di Jefferson Airplane.

I Consigli di Paolo Franchini.

Il nostro amico scrittore e appassionato di letteratura noir è stato ancora una volta ispirato dal tema della serata: Favole. Ecco le sue considerazioni espresse ai nostri microfoni.

La favola, di solito, è un componimento breve a carattere narrativo creato per fornire un insegnamento di carattere morale. I protagonisti delle favole, salvo rare eccezioni, sono animali con sembianze umane (ma anche oggetti inanimati, personaggi fantastici, piante, etc.) destinati a rappresentare le virtù e i vizi degli uomini. 
Nella lingua italiana, si distinguono dalle fiabe nonostante entrambi i termini derivino dal latino fabula (ovvero “racconto”). I punti i contatto sono frequenti primo fra tutti l’essere adatti ai bambini. La fiaba, però, si caratterizza dalla presenza di personaggi che si muovono in ambienti fantastici (elementi che, in genere, mancano alle favole) e, molto spesso, manca di un intento morale evidente. Se si analizza la struttura letteraria, infine, la favola porta con sé molti elementi che la rendono simile alla parabola che a sua volta, però, non usa animali dalle sembianze umane oppure esseri inanimati.

Alcuni consigli di lettura

Favole di morte (di Brigitte Aubert)
Elise è inchiodata a una sedie a rotelle dopo un incidente. Non parla, non vede, non può comunicare con il prossimo. Può solo ascoltare. Un giorno, all’uscita da un negozio, viene avvicinata dalla piccola Virginie, che subito le racconta una storia inquietante: alcuni suoi coetanei sono morti in circostanze misteriose. È tutto vero o sono solo favole infantili? Elise, come può, cerca di salvare Virginie, ma anche se stessa. Anche lei, infatti, rischia di venire uccisa. Quando ci si accorge che l’incubo è iniziato, la violenza ha già sconvolto la banlieu di Parigi.
Pagg.208 - euro 6,00 - Editore Voland

Un gioco da bambini. 
Una favola nera di agghiacciante perfezione (di James G. Ballard)
I trentadue inquilini di un sobborgo esclusivo vengono ammazzati. Tutti di adulti, uccisi in modi molto diversi fra loro. E tutti davvero ingegnosi. Come se già tutto questo non bastasse, il caso viene reso ancora più inquietante dal fatto che i figli delle vittime, tredici bambini, sono scomparsi nel nulla. Lo stile è scorrevole nonostante i risvolti psichiatrico-criminologici (che vanno tanto di moda negli ultimi tempi) e ricorda le atmosfere cupe di quel diavolaccio di David Cronenberg.
Pagg.120 - euro 6,71 - Editore Baldini Castoldi Dalai

Favole di libertà. 
Le fiabe dei fratelli Grimm tradotte in carcere (di Antonio Gramsci)
Mentre era chiuso in carcere, Gramsci tradusse 24 favole dei fratelli Grimm per mandarle ai suoi nipoti, ma il regolamento carcerario glielo proibì. Il lavoro, comunque, venne raccolto in un volume e oggi è un libro speciale. Per tutti i bambini, ovviamente, ma anche per tutti gli adulti che vogliono riscoprire la semplicità per meglio muoversi in questo mondo che, proprio come lo definì Gramsci, è grande e terribile. Oggi più che mai.
Pagg.185 - euro 12,00 - Editore Robin

Favole secondo Favini:Feed your Head

Feed your head
Di Mario Favini

Tra gli anni Sessanta e i Settanta sognavamo per le nostre battaglie un finale come quello delle favole: e vissero tutti felici e contenti. Tra cortei e manifestazioni, sit-in e occupazioni, cercavamo di costruire un mondo libero e giusto, dove l’odio e la guerra avrebbero ceduto all’amore e alla pace. Intanto c’eravamo creati un mondo dove le favole potessero divenire realtà, in un delirio orgiastico e lisergico che aveva aperto le nostre menti, e spalancato le porte della percezione.
C’erano i Pink Floyd, con le loro cavalcate spaziali e i loro piccoli gnomi, c’erano i King Crimson e c’era Lucy in the Sky with Diamond, c’erano gli assoli di Jimi Hendrix e la voce di Janis Joplin.
Più d’ogni altra cosa c’erano i Jefferson Airplane, con White Rabbit, una poesia più che una canzone, una poesia, dice la leggenda, composta sotto Lsd, dopo aver visto il cartone animato di Alice nel paese delle Meraviglie e ascoltato il Bolero di Ravel. Ma poco importano le leggende. White Rabbit fu il nostro inno, la colonna sonora di quegli anni di speranza e di rivoluzione.
E se il mondo non l’abbiamo cambiato, se giustizia e libertà sono chimere e sempre tali resteranno, la nostra favola l’abbiamo vissuta, tra peyote e mescalina, l’abbiamo vissuta cercando di stanare bianconigli immaginari, sperando d’aver mangiato la metà giusta del fungo e ricordando sempre quel che disse il ghiro: nutri la tua mente.


White Rabbit – Jefferson Airplane

One pill makes you larger, and one pill makes you small
And the ones that mother gives you, don't do anything at all
Go ask Alice, when she's ten feet tall…

And if you go chasing rabbits, and you know you're going to fall
Tell 'em a hookah-smoking caterpillar has given you the call
And call Alice, when she was just small…

When the men on the chessboard get up and tell you where to go
And you've just had some kind of mushroom, and your mind is moving low
Go ask Alice, I think she'll know…

When logic and proportion have fallen sloppy dead
And the white knight is talking backwards
And the red queen's off with her head
Remember what the dormouse said:
Feed your head, feed your head!


Marco l'Equi-Librista e la storia di una gabbianella e di un gatto...

Stasera in trasmissione Marco l'Equi-Librista ha parlato di una bellissima storia di Luis Sepulveda: "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare".

Abbiamo descritto una favola scritta da uno scrittore che, di solito, scrive un altro genere di libri. Sepulveda l’ha scritta per i suoi figli quando viveva in Germania..

La vicenda si svolge nella città di Amburgo e narra di una gabbiana di nome Kengah, che mentre si tuffava nelle acque del mare del Nord in cerca di cibo, viene colpita dalla “maledizione dei mari”, un’onda carica di petrolio lasciata da una petroliera in difficoltà.
Raccolte le sue ultime forze, riesce a raggiungere la città di Amburgo e precipita sul balcone di una casa, dove abita Zorba, un gatto nero grande e grosso.
Morente, la gabbianella riesce ad affidare il suo primo e ultimo uovo al gatto , 
dopo aver richiesto di mantenere tre promesse:
1. Di non mangiare l’uovo
2. Di averne cura finché non nascerà il piccolo
3. Di insegnargli a volare
Zorba promette di prendersi cura del piccolo che sta per nascere.
E così non solo cova l’uovo, ma con l’aiuto dei suoi amici gatti, Colonnello, Diderot e Segretario, alleva con tanto amore la piccola gabbianella che nascerà da li a poco.
Viene chiamata “Fortunata”. Zorba e i suoi amici si prendono cura di lei, allevandola, nutrendola e proteggendola dai ratti delle fogne che volevano rapirla. Il problema nasce quando Zorba deve insegnare a volare a Fortunata , perché essendo un gatto non sa come insegnare ad un gabbiano a volare. I gatti fanno molti tentativi ma dopo tutti gli inevitabili insuccessi capiscono di aver bisogno di aiuto. Capiscono che tale aiuto deve essere dato da un essere umano e che per poterlo chiedere dovranno rompere un tabù: il tabù che vieta agli animali di parlare nella lingua degli uomini. Chiedono il permesso di farlo alla congregazione dei gatti del porto che, dopo una lunga riunione, lo concede. Ora i quattro amici devono scegliere l’uomo giusto. Ne sceglieranno uno particolare; una persona che passa le sue giornate su di un balcone seduto davanti ad una macchina da scrivere. Uno scrittore, quindi, un uomo la cui sensibilità gli permetterà di accettare il fatto che dei gatti possano parlare e che siano li a chiedergli di insegnare ad una gabbianella a volare. L’uomo quando sente Zorba parlare crede di avere delle allucinazioni ma ben presto si convince di non essere pazzo e ascolta il gatto.
Lo ascolta e capisce come potrà aiutare la gabbianella. Essa dovrà essere riportata nel suo elemento, nell’aria, e per questo motivo sale con lei e il gatto sul campanile della piazza di Amburgo. Qui, mentre il vento inizia a soffiare e la pioggia a cadere appoggia Fortunata sulla balaustra. Dapprima impaurita inizia a prendere confidenza con l’altezza, con l’aria e con l’acqua: tutte cose che rappresentano l’esistenza per un gabbiano 
Così, a poco a poco, impercettibilmente, muove piccoli passi verso l’orlo del campanile per poi, senza neanche accorgersene, spiccare un salto e sparire verso il basso da dove poi sfreccerà verso l’alto sopra il campanile, i tetti e le gru del porto.
Una favola che racchiude un significato stupendo. Li sulla balaustra, sull’orlo del baratro la gabbianella ha capito la cosa veramente importante.
Ha capito che vola solo chi osa farlo.

Il nostro Marco Franceschini ne ha combinata un'altra...

Il nostro pazzo blogger con la sua rubrica "Presi per il Cinema" si diverte moltissimo a sovvertire le trame di note pellicole. Ora, leggete il parto di una mente...di sicuro non convenzionale:

L’ultimo di Almodovar
Un anziano gesuita gay, dall’ambiguo nome Bastòn, è in realtà una maitresse di nome Donna Florita. Se di notte Bastòn dirige un bordello, di giorno insegna teologia in un seminario minore della bella e multiforme Barcellona. Tra gli studenti del seminario c’è Perito, soprannominato dai compagni Onan, per le ossessive pratiche solitarie. Bastòn, o meglio Florita, scopre che il giovane è suo figlio, dato in adozione subito dopo la nascita a una donna manager di Madrid, interpretata da un’invecchiata Penelope Cruz. La Cruz sta però da qualche tempo con un raffinato cuoco bisex, interpretato da Miguel Bosé, compagno che la tratta male, servendole piatti dall’errata cottura e dall’eccessiva dose di sale, facendole così scontare inconsciamente, in termini di ipertensione, quelle che in realtà sono sue irrisolte crisi d’identità. Alla fine del film, durante il quale si sprecano riprese delle Ramblas notturne e di un mimo tinto d’argento che simula una statua per i passanti, Bastòn-Donna Florita purtroppo muore di AIDS, ma tutti i protagonisti del film si ritrovano e gli fanno un bel funerale e concludono che stando vicini uno all’altro – ma non troppo – possono aprire una scuola di ballo latino-americano a Barcellona, città che li accoglierà meglio della vecchia Madrid. In alternativa, un negozio di oggetti e abbigliamento fetish.

MF

Perry Zona e l'Isola di Fògliola.

Ecco il racconto narrato dalla nostra blogger Perry Zona, nella versione integrale tratto dal famoso romanzo giallo “Mirtillo Ribes ed il mistero dei rapiti sfioriti”
(di fianco la mappa storica).

Si intitola
L'isola di Fògliola.

Era la foglia di una quercia vecchissima il cui tronco misurava un chilometro di diametro per un'altezza di 4500 metri. E proprio dal ramo più alto, un giorno ormai lontano, si staccò questa enorme foglia che ondeggiò nell'aria per parecchi anni prima di planare su Onda Azzurra, un’onda del Mar Mediterraneo, figlia di Marea e Orizzonte. I primi a colonizzarla furono gli avi di sua altezza Gir De Sol, che seppero organizzare la vita in modo pacifico e solare, accogliendo le diverse comunità fruttifere e floreali che in essa cercavano un posto sicuro ove vivere e maturare. Oggi l’isola è un mondo fantastico. A nord si erge maestoso il Monte Fruttiwood, dove vi sono le dimore dei più famosi personaggi vasovisivi, come l’impresario An Ananasso e Pelmo Pomp, idolo di semi e sementi.
Ad ovest c’è il Voliporto, da dove si decolla per raggiungere la terra ferma. Ci sono solo due compagnie aeree a seconda delle distanze da percorrere. Già, perchè l'isola naviga nelle acque terrestri, cullata dalla corrente mite e tranquilla di Onda Azzurra, e la sua collocazione geografica varia continuamente.
Oggi per raggiungere il Brasile si impiegano due giorni, domani due minuti!!
Più o meno a metà fra il Monte Fruttiwood e il Voliporto c’è Piazza Terriccio, dove si ascolta musica in filodiffusione, grazie al negozio di petali sonori di Tullio Pano. Qui c’è chi sorseggia un innaffiatoio di erba menta e chi osserva le gocce d’acqua della fontana, che si rincorrono sui lunghi e piangenti rami del salice che ivi ha posto le sue radici. A sud-ovest di Fògliola c’è una vasta pianura verdeggiante che dirada in una lingua di sabbia chiamata Spiaggia D'Orata.
A sud si estende il trasparentissimo Lago Buco del Bruco: una vera e propria voragine che si è aperta decenni fa, durante un' invasione di bruchi mangia-foglie, sterminati grazie ad un’efficace azione disinfestante. Il versante est di Fògliola è formato da tre penisole che creano due golfi. La prima penisola a sud si può raggiungere quasi unicamente per mezzo del rustico ponte della Calendula che passa sopra al lago e raggiunge un'altezza di dodici metri. Il ponte venne costruito dagli avi di Gab il gabbiano, proprietario del Voliporto, i quali con costanza e sudore raccolsero in ogni parte del mondo rametti e ramoscelli, unendoli poi con grosse quantità di resina. Dal punto più alto del ponte, rinforzato con foglie di pannocchia,
steli di palma e corteccia di baobab, si osserva uno strepitoso panorama.
Sulla punta estrema della penisola a sud c’è il Promontorio Stagionale, luogo in cui le meraviglie della natura trovano il loro sfogo. Mai avventurarsi presso il promontorio senza l'equipaggiamento da pioggia, da sole cocente o da temporale improvviso. Occorre avere un conoscenza approfondita di se stessi e del proprio stato d'animo…poiché proprio quest’ultimo, sul promontorio crea veri e propri mutamenti climatici!
La penisola a nord, quella più rocciosa, ospita il Garofano che produce un'unica luce sempre verde, per ovviare alle possibili collisioni con le gigantesche costruzioni che la testardaggine umana fa navigare nelle acque oceaniche. Il vecchio Abele Abete ne è il centenario custode insieme a suo fratello, il plurimillenario Secuoio.
Per finire nella penisola centrale, quella compresa tra il Golfo della Primula e la Baia del Rododendro, c’è...il nulla! Nulla si sa al riguardo, nemmeno il re dei curiosi, il giornalista Elmo Pomp! Si raggiunge percorrendo Viale Floreale, l'arteria principale dell'isola, che s’interrompe proprio al confine con la fitta muraglia di cipressi che forma il Bosco Losco. Oltre tal confine nessuno ha mai messo spicchio o gambo e chiunque si trova a passare di lì per caso, scappa a gambi levati!

Una Favola speciale di Rossana Girotto la Poetrice.

Vogliamo senza dubbio ringraziare la nostra attivissima collaboratrice Rossana Girotto che spesso ci regala bellissimi e suggestivi momenti di lettura. Questa favola è giunta finalista al concorso europeo TACTUS – letteratura tattile per non e ipo-vedenti – Bruxelles 2006. Il prototipo del libro tattile, testo di R.Girotto e disegni di Filippo Bruno, ha ricevuto la menzione speciale della commissione del Belgio.
Ecco il racconto che si intitola:

BUIO, CONIGLIETTO NERO.
E’ una bella mattina di primavera, il sole è caldo e le farfalle dalle ali di seta volano nell’aria tiepida. Nella sua tana nel tronco cavo di un albero, Lilli la Coniglia ha appena dato alla luce cinque coniglietti. Li lecca dolcemente uno ad uno e li tiene sotto la sua pelliccia morbida.
Sono cinque fagottini con gli occhi chiusi ma già vivaci. Mentre i fratellini succhiano il latte dalla mamma, uno di loro annusa l’aria muovendo velocemente il nasino.
“Mamma, non ci vedo!”. “E’ vero – risponde Lilli – tutti i conigli nascono ciechi e nudi. Tra qualche giorno ci vedrete, vi crescerà il pelo e potrete andare a giocare tra i prati”. “Che bello! Ma io sento un leggero rumore, e l’aria che si sposta dolcemente…” La mamma alzò gli occhi: “E’ una farfalla che vola proprio davanti all’ingresso di casa!” si stupì.
I giorni passarono e i coniglietti aprirono gli occhi. Avevano tutti la loro pelliccetta soffice, bianca e marrone, tranne uno che era tutto nero. “Mamma possiamo uscire a correre sul prato, adesso?” “Va bene” rispose la mamma.
Soltanto il coniglietto nero rimaneva fermo sulla soglia del tronco cavo. “Mamma…non ci vedo!” Lilli capì allora che quel suo cucciolino sarebbe rimasto cieco per sempre. I fratellini lo prendevano in giro “ Sei tutto nero, come la notte, e anche i tuoi occhi restano al buio! Buio! Buio! Ti chiameremo Buio!”. E così il coniglietto Buio restava vicino alla mamma mentre i suoi fratellini correvano per i prati tra le farfalle ed i fiori colorati. Lilli non si fidava ad allontanarlo perché non poteva vedere i pericoli. Ma Buio era coraggioso ed ogni giorno faceva qualche passo in più, lontano dalla madre. Sentiva l’erba fresca e soffice sotto le zampette, annusava l’aria intorno a sé e teneva le orecchie sempre belle dritte. Si accorse ben presto che poteva udire il battito d’ali delle farfalle e gli insetti che camminavano veloci nell’erba. Annusava i fiori e ne indovinava i colori. Il calore del sole sul suo pelo nero gli faceva sapere quando era mattina, sera e ora di pranzo. Poteva distinguere i fratellini e le sorelline dal loro odore. Sapeva quali erano le foglie più gustose. La mamma gli disse “Forse non servono gli occhi per vedere” e Buio si sentì molto felice. I fratellini però non lo facevano giocare con loro. “Potremmo andargli addosso e farlo cadere! E poi non riesce a correre, e si ferma sempre ad annusare e ad ascoltare tutto!” Buio stava sdraiato sul tronco ruvido a godersi il calore del sole. La mamma metteva in ordine la tana preparando la paglia secca, il fieno profumato e le foglie di acero rosso morbide morbide, per dormire comodamente. I coniglietti giocavano ad inseguirsi sul prato, al limitare del bosco. Troppo lontano, pensò Buio. Ma loro potevano vedere i pericoli…
A un certo punto le sue orecchie percepirono qualcosa. Un suono strano, che Buio non aveva mai udito. Non il volo delle farfalle, la voce delle formiche, lo strisciare del bruco, no… era una specie di musica, una vibrazione. “Attenti, attenti, tornate indietro! Presto, presto! Mamma, aiuto!” La mamma uscì, fiutò l’aria. “Cosa c’è piccolo mio?”
“Qualcosa di strano, qualcosa di brutto, là dai fratellini! Corri a fermarli, mamma, devono tornare indietro!”. La mamma richiamò i fratellini, che tornarono di corsa, impauriti. 
Poi, tutti insieme, guidati da Buio, andarono al limitare del bosco, lentamente. Eccola lì, la grande tagliola dei bracconieri, la trappola per conigli…Buio aveva udito la musica del vento che passava tra i cavi metallici e i denti aguzzi di quell’oggetto infernale.
Quando il sole fu tramontato, la mamma preparò una cena squisita per festeggiare: germogli di trifoglio e budino di carota selvatica! “ Evviva Buio, grazie Buio, tu ci hai salvati! Domani giocheremo a nascondino e tu ci insegnerai i trucchi per trovare le cose.”
Poi, tutti quanti strofinarono i musetti contro quello di Buio. “ E’ proprio vero – sussurrò la mamma prima di addormentarsi, dandogli una leccatina – non servono gli occhi per vederci bene”.

Rossana Girotto

venerdì 20 febbraio 2009

Sabato 21: arrivano i LOS CHITARONES!

Ebbene si...finalmente possiamo dirlo: 
a Siamo in Onda approdano i LOS CHITARONES. 
Energetici rivitalizzanti, emozionanti un trio che gioca con la musica. 
Lo spettacolo che presentano è un modo scherzoso di suonare insieme, senza tabù, rigorosamente dal vivo, solo per il gusto di divertirsi e divertire. Tre amici, tre chitarre...
Reduci da Radio2, dalle collaborazioni con Sergio Sgrilli, Bruce Ketta e Paolo Beldì... ora saranno la colonna sonora live del nostro salotto serale.
I componenti del trio sono:
Gigio Fasoli, chitarrista e cantante;
Gigi Patellaro, chitarrista;
Graziano Genoni, chitarrista e fondatore del trio.
Non perdeteveli!

giovedì 19 febbraio 2009

La Terrazza delle Orche Volanti


Le favole sono il pensiero buono, forse a volte scontato, ma proprio per questo immerso nella semplicità di un sentire collettivo che richiama l'attenzione sul vero, sul reale, su ciò di cui è costellata la quotidianità. Sono una fiamma accesa nell'anima, per sciogliere il nodo delle passioni.

"Stava li, immobile e pensieroso, con i gomiti appoggiati sopra il tavolo, soffocando con indifferenza le pieghe della tovaglia su cui giaceva un pasto consumato da tempo. I palmi delle mani prestati alla sonnolenza del mento spinoso e gli occhi ormai destinati all'azzurro intenso dell'orizzonte, come in cerca dell'abbraccio a quel nuovo futuro che da li ad alcuni giorni sarebbe arrivato. In questa posa malinconica e più vigile ai sentimenti che ai movimenti, è iniziato il viaggio della fantasia, che ha trasformato quella casa in riva al mare - tra i muri della quale giacciono ormai silenziose le onde che nell'arco del tempo l'hanno salata ed invecchiata - nel terrazzo delle Orche Volanti, dal quale la vita ricomincia a pulsare di un battito bambino e vero. Perchè le orche che da quel terrazzo si vedono volare, sono i vecchi riferimenti solo un pò più fantasiosi, per un nuovo punto di partenza".


Umberto Spantaconi

Live a Fatti Sentire

Una nuova incursione del gruppo di Siamo in Onda nella trasmissione di Ray Heffernan, "Fatti Sentire" che da voce alla musica indipendente.
Questa sera ospite della serata è il coro Musica et Ludus di Gallarate


mercoledì 18 febbraio 2009

Live a Parole in Bottiglia

Questa sera lo staff di Siamo in Onda è in trasferta, a Borgomanero al Caffè Svizzero per seguire la prima serata di "Parole in Bottiglia": uno spettacolo composto da attori, musicisti e artisti. Pubblichiamo le foto di questa magica serata.
Da sinistra l'anima e l'organizzatore di "Parole in Bottiglia" Fabrizio "Naso" Trabucco, Fabio Giusti e Fulvio Julita. Abbiamo insieme presentato il progetto Siamo in Onda e il connubio con "Parole in Bottiglia": dare voce e spazio agli artisti del territorio, una grande risorsa da valorizzare.
Ed ora ecco sfilare gli artisti che hanno ravvivato la serata: ecco i Moksha (nella foto Michele e Alessandra)...
Gli "Obrigado!" che fanno della Bossanova la loro prerogativa (nella foto Anna e Francesco)...


Gli artisti della Compagnia Teatrale "La Corte dei Miracoli"...Il cantante Francesco Farina (a destra) con il percussionista Fabio Travaglino.
Marta Raimondi, nostra vedetta sul territorio, ma anche una "singer" di razza...
Il grande Tony Veronesi, cantastorie della vecchia indimenticata Milano.

Non potevano mancare il cantautore irlandese Ray Heffernan (anche nostro collega di radio) e il suo amico e braccio destro: il chitarrista e cantante Small Paul McGhee.

lunedì 16 febbraio 2009

Arriva Lemon Party, festa al gusto di anni '50



Sabato prossimo Puntoradio sarà partner ufficiale di un evento benefico: LEMON PARTY ANNI CINQUANTA al Salone delle Feste del Ristorante San Giovanni a Cressa (Novara).

La festa avrà come filo conduttore il mondo dei college americani degli anni '50.
Avete presente John Travolta e Olivia Newton John in Grease? Ma anche i ragazzi di Happy Days. E quei pazzi scatenati di American Graffiti.

Questo il programma della serata
Ore 20.30
Aperitivo e cena con buffet di sapori American Graffiti
Rock'n'roll and party sound (alla musica ci pensa il nostro amico Davide "Tato" Villano)
Ore 02.00 Tutti a casa presto...come negli anni '50

BIGLIETTI
INGRESSO+CENA
CONSUMAZIONE ILLIMITATA (fino ad esaurimento scorte)
Euro 30
Posti limitati! Le prevendite chiudono giovedì 19 febbraio.

PREVENDITA
+39 333 7408758

oppure

ARABA FENICE
Via Sempione, 67
Castelletto TIcino (Novara)
T. 0331 913795

SINERGIA / COMPUTERLAND
Via Maggiate, 11
Borgomanero (Novara)
T. 0322 831601

CAFFÈ DEL BORGO
Via Don Minzoni, 6
Borgomanero (Novara)


FINALITÀ
Il ricavato sarà devoluto
a AGBD - Associazione Genitori Bambini Down - Arona.
Obiettivo di quest'anno è l'acquisto di un pulmino per l'Associazione.

Buon divertimento!

P.S. Si chiama Lemon Party perché si può anche limonare.

sabato 14 febbraio 2009

Live a Siamo in Onda

La musica del nostro ospite si sposa benissimo con il clima della serata di San Valentino. E' venuto a trovarci Esteban Diaz

Ecco la piccola folla che si accalca negli studi di puntoradio per ascoltare Esteban Diaz
Un grande amico di Siamo in Onda e di Puntoradio: Naso
Ricodriamo che Naso (al secolo Fabrizio Trabucco) è l'anima e l'organizzatore di Parole in Bottiglia che quest'anno si terrà a Borgomanero presso il Caffè Svizzero in Piazza Martiri.
Con noi l'esperto di cinema Caludio Pofi (scimmiottato dai due burloni Fabio e Umberto)

Rossana Girotto ci regala un bacio...e poi mai più:-)

Ancora in clima San Valentino la nostra amica Poetrice 
ci delizia con una sua piccola creazione.

Baciarti (una volta sola…)

Baciarti una volta sola
E poi mai più
Deve essere più facile
Che baciarti ancora una volta
E poi mai più.

Baciarti ancora una volta
E poi mai più
Deve essere più facile
Che baciarti due volte
E poi mai più.

Baciarti due volte
E poi mai più
Deve essere più facile
Che baciarti tre volte
E poi mai più.

Ma io sono una sciocca
E voglio baciarti ancora molte volte
Prima
Di non poterti baciare
Mai più.


R.G.


Il Lago dei Misteri racconta di Ajcardo e Maria

La Maria del sasso

Ci fu, anche per la Riviera d’Orta, un tempo di ferro e sangue, d’amore e morte. Quel tempo fu il secolo Decimosesto. Secolo tragico quanti altri mai per le invasioni degli eserciti in lotta per sottomettere al dominio straniero un’Italia dilaniata dalle discordie intestine.
Ecco ora il racconto:

Ajcardo era un valoroso soldato che aveva sposato Maria, la bellissima ostessa di Pella. Un giorno Ajcardo dovette recarsi ad Arona con altri per spiegare che la Riviera non intendeva pagare le tasse illecitamente richieste alla Riviera d’Orta. Qui giunti gli ambasciatori vennero però imprigionati a tradimento, mentre le milizie del Visconti si riversavano sulla Riviera per saccheggiarla. Nella segreta del castello gli altri prigionieri sfogarono la loro rabbia su Ajcardo, che più degli altri aveva caldeggiato quella missione, alimentando la sua gelosia. Insinuarono il sospetto che tra la moglie e il migliore amico di Ajcardo, un Inglese che gli aveva salvato la vita a Pavia, esistesse una relazione clandestina. Ajcardo, in preda ad un furore incontenibile, riuscì a fuggire e si precipitò a Pella per verificare i suoi sospetti. Qui giunto trovò che l’osteria era sottosopra e che mancavano proprio Maria e l’Inglese. Ajcardo cercò la moglie tutta la notte, rintracciandola all’alba in una piccola baita a Boleto. In preda all’ira e senza ascoltare le spiegazioni della donna in lacrime, la spinse sull’orlo del baratro e, colpendola, la fece precipitare di sotto. Vedendo poi l’Inglese arrivare di corsa gli si avventò addosso, ferendolo a morte. L’amico, prima di spirare, gli raccontò di aver salvato Maria dalla violenza di quattro predoni; di averla portata in salvo; che nulla di più era accaduto tra lui e la donna. L’uomo, pentito, tornò verso il precipizio per cercare Maria, ma la donna, che era rimasta appesa ad un cespuglio, fu presa dal terrore vedendolo comparire. Precipitò nel vuoto, mentre Ajcardo gridava disperato il nome di Maria.

Perry Zona e...il primo bacio.

Il primo bacio
Certo che mettere d’accordo trentadue teste non è facile! E Pàlato, presidente del ParlaDento, ogni giorno ha a che fare con questi scalmanati! Tutti insieme per affrontare i problemi quotidiani nella gestione di Bouche, la piccola cavità in cui vivono. Sconfiggere i microbi atmosferici, combattere la micro criminalità di placca e tartaro, debellare forme di alcolismo comuni come la gengiVite. Ma un giorno è successo il delirio! Si discuteva di una faccenda un po’ delicata…ehmmm, piuttosto intima. Dopo un mini break di tartine al fosforo, Last, l’ultimo membro della raziocinante dinastia dei Dente del Giudizio, saltò su con una tal enfasi che per un momento tutti pensarono: Ora cade! «Non c’è niente da fare, ragazzi, siate ragionevoli! Non possiamo dar seguito a questa azione autodistruttiva! Significa portarsi il nemico in casa!» 
«Ma ti è dato di volta lo smalto!?!» lo aggredì Incis, uno dei quattro fratelli Incisivo dell’arcata inferiore. «Basta solo arrivare preparati al momento clou! Cosa ci vuole, che diamine!» Il mormorio ed il brusio sotto i baffi si faceva sempre più forte. «No, no e poi no!» intervennero all’unisono i gemelli Canino e Canina. «Fino alla devitalizzazione, sosterremo l’importanza di istituire le labbra alterne, per impedire l’accesso smodato di ulteriori sostanze nocive per tutti noi!» A quel punto, il capostipite Premolar non poteva esimersi dall’intervenire con tono solenne. «Insomma! Abbiamo sbarrato la porta agli zuccheri. Ogni giorno Fricio ci propina tediose ma importanti lezioni sul mentolo e lo xilitolo. E Lino ci fa le pulizie di fino sette giorni su sette! Ce lo possiamo permettere un po’ di svago oppure no!?? Dobbiamo essere più aperti!» Iniziò un’accesa discussione completamente fuori dai denti, finchè improvvisamente, con uno schiarir d’ugola, si sentì un urlo: «Silenzio!!» Tutti si ammutolirono ed una timida e un po’ impacciata Lingus, la mia assistente, sussurrò: «Oggi ho scambiato due chiacchiere con le mie amiche Lab e Bra e… loro…loro ci terrebbero parecchio…ehhmm…noi insomma, pensiamo che potrebbe essere una bella esperienza…per tutti». Sarà stata la freschezza o la genuinità di quelle parole…sta di fatto che i trentadue membri del ParlaDento distesero le radici. Last riuscì persino a fare una battuta: «Vabbè….basta che non sia consentito l’accesso a quei pestiferi Spicchi d’Aglio!» La sera stessa, per la prima volta Bouche spalancò i suoi confini e accadde una cosa straordinaria. Tutti i suoi abitanti compresero che non erano stati loro a decidere di arrivare fino a lì. Li aveva condotti quel bacio nascosto nel cuore.

“Wendy (baciando Peter Pan): Questo è tuo Peter e ti apparterrà per sempre!
John (fratello di Wendy): Quello era un bacio vecchio mio…
Michael (fratello di Wendy): Il suo bacio nascosto!”
Tratto da Peter Pan di James Matthew Barrie

Mario Favini e quel pensiero che batte in testa...

Canto notturno di Giacomo Leopardi.
Di Mario Favini.

In questa notte di San Valentino, Silvia, ripenso a te.
Che poi ripenso a te tutte le notti e tutti i giorni, a dir la verità. Anche adesso che sono sottoterra da più di centocinquant’anni, Silvia, ebbene sì, il mio spiritello malaticcio pensa a te. Non t’ho mai chiesto molto, e lo sai bene. È solo che… sai com’è… a star sempre chiuso in quella biblioteca a un ragazzo a un certo punto vengono certe idee, certe voglie… Mica si può sempre star lì con le mani in mano a pensare all’Infinito, insomma, la Natura deve fare il suo corso… Son sempre stato solo come un passero solitario, Silvia, t’ho sempre bramata e tu non mi hai mai concesso più di un saluto. Stavo lì tutto il giorno a guardarti dalla finestra e tu al massimo mi salutavi, quasi convinta di farmi un piacere… Bella roba, Silvia, complimenti! Un po’ di carità cristiana no, vero? Non ti facevo neanche un po’ pena? Ok, lo so, hai ragione, ero un tipo strano, tutto sciancato, avevo la tisi e puzzavo però, diamine, un bacio, un solo bacio avresti potuto concedermelo… Sai quanto avrebbe cambiato la mia vita solitaria, il pensiero di quel bacio, e quanto avrebbe giovato… come dire… ai miei momenti di solitaria intimità?
E invece Silvia, infamissima Silvia, quel bacio non me l’hai mai dato, così sto qui da centocinquant’anni a ripensarti, stizzito e incollerito, e non posso neanche dire che mi rigiro nella tomba, che con la gobba che mi ritrovo non ce la faccio!

Arriva Marco Franceschini: Presi per il cinema.

Il nuovo Verdone

Carlo Verdone interpreta la parte di un quarantenne nevrotico ipocondriaco. Essendo fumatore, il primo quarto d’ora del film trascorre con Verdone che mostra in primo piano il pacchetto di sigarette che gli sponsorizza il film, mentre se ne accende una nella sala d’aspetto del suo psicanalista, con gesti nervosi, esitanti. A questo punto entra Margherita Buy, una paziente afflitta da attacchi di panico e fobia per il gelato variegato amarena, che s’incazza come una tigre balbuziente e gli dice che è vietato fumare e poi, scoppiando improvvisamente a piangere, gli chiede scusa e gliene chiede una. Di sigaretta. Un altro quarto d’ora di sponsorizzazione, mentre Verdone gliene offre e accende una.
A un certo punto entra un ragazzetto con le brache da “estro(n)so, è Muccino piccolo, che parlando come se avesse uno strofinaccio in bocca, dice ad alta voce nel costosissimo cellulare di comperare tre etti di bresaola e poi chiude dicendo “ciao mamma, anch’io ti voglio bene”. Ripone il telefonino nel tascone dei pantaloni da estro(n)so e dice “mamma sei ‘na stronza” e si gratta il culo con aria da disimpegno politico prima di sedersi sulla poltroncina di pelle.
Ne deriva una rissa con Verdone, che vuole menarlo per motivi sostanzialmente non precisati e gli dice “a’stronzo!”, e che si becca del “vaffanculo” da Muccino piccolo.
La Buy li separa e poi l’inquadratura scivola sulla porta dello psicanalista, interpretato da Sergio Rubini, che dice “questa non è terapia di gruppo, dovete entrare uno alla volta, questa è psicanalisi!”. Allora entra per prima la Buy, tentennando e lisciandosi nervosamente il vestitino lillà. Restano soli Verdone e Muccino piccolo e dopo un imbarazzato silenzio durante il quale si grattano la testa e altre parti del corpo, Muccino dice a Verdone “a’stronzo!” e Verdone gli restituisce il “vaffanculo”. Poi si abbracciano perché si sono riconosciuti e si sono accorti che sono affratellati dal fatto che tutti e due hanno avuto una storia di sesso infelice con Stefania Rocca. A quel punto entra Stefania Rocca, che fa psicoterapia di coppia con il nuovo fidanzato, uno splendido fotomodello svedese. Li saluta, pallida e imbarazzata, mentre Verdone e Muccino piccolo si guardano, dicendo all’unisono, in chiusura di film: “Tanto non dura neppure lui!”, e si abbracciano, affratellati nella sfiga.

Marco Franceschini.

A Siamo in onda c'è Esteban Diaz



Chiedete a Viola, la nostra conturbante soubrette, qual'è la canzone che le fa battere forte forte il cuore. Vi dirà: "Maresole". È la prima traccia dell'album "Dentro ai giorni miei" di Esteban Diaz. Il nome, magari, vi dice poco o nulla. Ma se avrete la curiosità di cliccare sulla finestra qui sopra, scoprirete un raffinato cantautore dalle radici latine.
Esteban è il nostro ospite nello spazio live di "Siamo in onda". Nel frattempo ha deciso di regalare ai visitatori di questo blog le tracce audio in mp3 del suo album.

Clicca qui per scaricare gratis gli mp3 dell'album.

venerdì 13 febbraio 2009

"DIPINTO D'AMORE" ..... un quadro per tutti quelli che amano di nascosto

Scolorisco il sipario dell'essere
dissemino una vaghezza con fretta
per vederti volare dinnanzi a me
sulle note di questo nostro mutismo

Ora ti vedo ed inspiro con forza
per avere la tua apparenza dentro me
per far vivere l'immaginazione del nostro amore
nella concretezza del mio sogno

Poso nel verde la tela
mentre ti osservo fatta di libertà
avviluppata al mio desiderio in attesa
come la luce al sole

I tuoi sguardi appartengono all'abisso
la tua veste ricorda il principio
poichè tutto si sporge dal tuo volto puro
che ora ad un tratto è anche un pò mio

Prendo i colori e li muovo
per colmare il pallore che riscopro qui
nel mio corpo e nel mio spirito in penombra
fatto ora della letizia d'una sfumatura di te

Questi colori sono dell'Amore che vagheggio
da diluire del mio e del tuo bene
nel quale infondere come un odore
il calore dei nostri corpi che amano.

Ora tutto è affrescato
tu ed il tuo sorriso d'acqua che sorge
tu e le tue mani di petali bianchi
tu e la purezza del riso cui costringi con passione

Mi alzo ed osservo la tela
ove ti percepisco viva nello spazio infinito
reale nella mia fantasia di questo nostro unico
mio immaginato Amore.

di Umberto Spantaconi






L'attrice Mary Petruolo a Siamo in Onda.

Nella puntata imminente di San Valentino del nostro salotto radiofonico Claudio Pofi intervisterà per noi Mary Petruolo: l'interprete femminile di Giulia, la protagonista del film "Questo piccolo grande Amore" di Riccardo Donna, uscito in questi giorni e distribuito da Medusa.
L'attrice ci parlerà del suo amore per la recitazione, racconterà un pò di sè e risponderà al quesito della puntata: "si può mentire con un bacio?"