giovedì 30 aprile 2009

Sabato 2 Maggio: Arrivano i BI52 VMDAPS

Come nella tradizione del programma torna la voglia di proporre musica live dal nostro salotto. Ospiteremo le sonorità di una interessante formazione biellese: i BI52.

La storia del loro nome ha origine nel 2001 quando fu fondato il gruppo. Il nome emerse semplicemente accostando la sigla della provincia di Biella e il numero dei 52 primi fans iscritti al club, fu pienamente condiviso da tutti gli elementi del gruppo che volevano sin dall’inizio un nome pieno di carica ma facile da ricordare. In seguito per rendere il nome ancora più originale aggiunsero VMDAPS, cioè le iniziali dei nomi dei singoli componenti fondatori. Da quei momenti ne è passata di musica e ad oggi il progetto BI52 ha consolidato il proprio modo di fare musica e il proprio stile. Non vediamo l'ora di farveli ascoltare con pezzi assolutamente di loro produzione e di proporre su questo blog le immagini della serata. Seguiteci!

mercoledì 29 aprile 2009

Live a .... Parole in Bottiglia

Questa sera il gruppo di Siamo in Onda è in trasferta, sul Lago Maggiore ed esattamente è ospite del Battello, noto locale aronese, dove si sta svolgendo l'ormai tradizionale appuntamento con Parole in Bottiglia, spettacolo di Musica, Teatro e Cabaret.
Tanti sono gli ospiti della serata. Ecco le foto di questo evento.
Fabrizio "Naso" Trabucco, gran visir dell'evento e Valentina Tenconi

I ShamRock
Paolo Saporiti I Moksha

SP McGhee

Ray Heffernan

sabato 25 aprile 2009

Live a Siamo in Onda

Ed eccoci alla ventisettesima puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospiti di questa serata sono i Düi & Mezza, gruppo musicale di Gozzano. Ecco le foto della serata.
Ecco i Düi & Mezza con Fabio e Fulvio
Attilio Antonioli e Franco Ruga alla chitarra.
Michele Marroccu e Andrea Mezzanzanica

Il nostro amico ed esperto di cinema Claudio Pofi con Fulvio e Fabio

La "prof" Eleonora Roaro e "l'allievo" Fulvio Julita

Paolo Franchini e la Libertà

Ringraziamo il nostro amico autore Paolo Franchini per i preziosi consigli di questa sera.



La libertà indica l’essere libero, la condizione di chi non è prigioniero, di chi non ha restrizioni. La libertà, nel senso più ampio del termine, è invece la facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia.


Nella pittura è più che celebre il dipinto “La Libertà che guida il popolo” di Eugéne Delacroix, opera del 1830 oggi esposta al Louvre. Una donna con un vessillo bruciacchiato, un ragazzino con una pistola alzata verso il cielo, un fucile, una spada sguainata e, sotto di loro, un macabro tappeto di cadaveri. Pennellate comunque eccezionali per ricordare la lotta del popolo parigino contro la politica di Carlo X.


Nella musica si può spaziare a piacere, nel segno di quel “liberi tutti” che dà il tema alla puntata odierna: si passa dalla rocchettara “Libera nos a malo” di Ligabue alla grandiosa “Freedom” di Jimi Hendrix, ma anche dal ritmo glam di “I want to break free” degli immortali Queen alla poetica e profonda “La libertà” di Giorgio Gaber. Di questo pezzo, una frase su tutte: “Vorrei essere libero come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura”.


Prima di tuffarci nella letteratura del mistero, una frase che riassume in sè l’essenza del noir, ogni tanto costretto a fare i conti con chi prende le difese di Caino. Wolfgang Sofsky, nel suo saggio “Il paradiso della crudeltà”, non gira intorno alla questione e sconvolge il lettore con una frase tanto breve e semplice quanto terribile: “La libertà dei lupi è la morte degli agnelli”.


Ed ora qualche consiglio di lettura noir come nella migliore delle tradizioni:


Libertà di paura (di Franco Foschi)

Siamo a Bologna nel 1998. Un detective piuttosto traballante viene assunto per indagare su un marito infedele. Il pedinato muore ammazzato durante una rapina, ma la verità è ben diversa. Il nostro improbabile eroe, aiutato da una madre dotata di quel buon senso che a lui manca, inizia a darsi da fare insieme a un redattore di una radio privata e da una biondona. Poche pagine e tutto il marcio che la città nasconde gli si riversa addosso. Un thriller insolito e divertente, ma anche malinconico e polemico quanto basta. Nessuna paura, comunque, si indaga, si corre, ci si picchia, si spara e c’è anche un po’ di spazio per l’amore. Con la prefazione di Stefano Benni, in questo romanzo giallo la storia finisce senza che tutto sia tornato a posto. Ma non è detto che sia una brutta cosa.


All’albergo del libero scambio (di Giampiero Orselli)

Una ragazza cammina sotto la pioggia, mentre un killer seriale si aggira per le colline. Intanto, qualche cacciatore di taglie gli corre dietro. Poliziotti, delinquenti, giornalisti, tutti nell’orbita dell’Albergo del Libero Scambio, nel cuore più nero di Genova, dove il destino di ognuno si perde per sempre e dove la tragedia è sempre pronta a trasformarsi in farsa e la realtà in allucinazione.


Libero arbitrio (di Valdemaro Brakus)

La morte di un Premio Nobel fa scoprire verità nascoste: una serie di omicidi, una fuga a rotta di collo per fare luce su un segreto che può mettere in pericolo quello su cui poggia la politica e la religione dei nostri giorni. Retroscena scientifici e un’e-mail che sembra arrivare dall’aldilà per una storia che getta più di un’ombra sul futuro della chiesa romana.


Volo in caduta libera comunemente chiamato follia (di Yuri Bautta)

Una storia di fantasia con personaggi improbabili e che fa riflettere su quanto la “normalità” di essere cannibali non sia normale affatto. Il libro è “tagliente” e fa anche sorridere, ma affronta la questione (per nulla comica) dello sfruttamento e dell’uccisione degli animali negli allevamenti e nei macelli. Nessuna morale, solo un punto di vista diverso che costringe il lettore “carnivoro” a fare i conti con la propria coscienza. O a mettere sulla griglia un paio di costine di maiale, come ho fatto io.


www.paolofranchini.tk

Il Lago dei Misteri racconta una storia vera.

Questa volta Alfa racconta una storia di un recente passato, che è bene non scordare. Perché perdere la memoria può essere molto, molto pericoloso.


Vento di libertà

Uscivano dai boschi, scendevano dalle montagne e marciavano sulle città. Quelli che per mesi erano stati invisibili come fantasmi e micidiali come lupi, acquistavano ora un volto. Erano ex soldati, ma anche studenti, ferrovieri, operai, telefonisti... Uomini e donne, giovani e anziani. Occupavano fabbriche e ponti, impianti elettrici e uffici pubblici per impedire che si facesse terra bruciata. Omegna, Gozzano, Borgomanero e poi giù, fino a Milano, obiettivo e simbolo di quei giorni. Qualcuno cercò di fermarli, ma ci sono momenti nella storia in cui si alza un vento a cui non ci si può più opporre. Come non si può fermare il crescere dell’erba. O il ritorno della primavera dopo un lungo inverno. Così era in quei giorni d’aprile, quando un’armata dilagava nella Pianura Padana, un’altra stringeva la capitale dell’impero del male in un cerchio di fuoco e ovunque si alzava la bandiera dell’insurrezione.
Arrendersi o morire. La maggior parte scelse la prima strada. Qualcuno preferì la seconda o la trovò suo malgrado. Perché erano giorni d’ira quelli, di rabbia e dolore a lungo compresso. Giorni di sangue e morte, ma anche di gioia e festa. Perché la libertà è come l’aria: non ti accorgi di averne bisogno finché non ti senti soffocare, ma allora lotti con tutte le tue forze per tornare a respirare.

"La libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero"

Il nostro amico autore Mario Favini torna con un racconto crudo e reale che fotografa una delle tante accezioni della libertà.

SBARRE
di Mario Favini

Ce l’ho fatta, finalmente. Dopo tanti sacrifici, ce l’ho fatta. Oggi si realizzerà il mio desiderio più grande. Andrò in televisione, e tutti parleranno di me. Un mese fa, quando il responsabile della trasmissione mi ha chiamato, non riuscivo a crederci. Invece è tutto vero: sto per partecipare a un reality. Sto per diventare famoso. Se sono arrivato fin qui, è solo grazie a me stesso.
Se sono arrivato fin qui è solo perché me ne sono sempre fregato di quello che mi dicevano gli altri, di quello che mi dicevano i vecchi. Loro non capiscono cosa vuol dire per me.
Continuano a rompere, i vecchi, dicono che sono un esagerato, che penso troppo alla moda e ai vestiti, che il mondo vero non è quello della TV. E poi non fanno altro che raccontarmi di quant’era diverso ai loro tempi. Il peggiori sono i nonni. Quando vado a trovarli mi tirano scemo per ore con le storie sulla guerra e sulla resistenza, e si commuovono pensando al 25 aprile, alla liberazione. Tutta roba vecchia. Tutta roba di cui non me ne frega niente.
Tra due ore inizia il mio reality.
Tra due ore diventerò famoso.
È ambientato in un carcere, il reality. Sarò uno dei dieci detenuti filmati ventiquattro ore su ventiquattro. Andrò in televisione. E quando chiuderanno la porta della mia cella, quando mi troverò dietro alle sbarre, allora sì che mi sentirò libero.

Conferenza: Novara e il fumetto



"Capitan Novara ed altri supereroi, ovvero il fumetto italiano e i suoi generi"

Capitan Novara è il nome del supereroe dell’omonimo fumetto, sempre pronto a lottare contro i malvagi per difendere la città e la provincia di Novara (e non solo). Nessuno sa chi sia in realtà Capitan Novara, né dove sia la sua dimora. In realtà, dietro la maschera e la N bianca sul suo costume (rosso e bianco come quelli dello stemma della città di Novara), si cela il volto di Luca Ferrari, ventitreenne novarese, ragioniere e agente assicurativo, fidanzato con la bella e dolce Angela, maestra elementare. I suoi superpoteri, tra cui il "superpugno", derivano dalla caduta da piccolo in una risaia, rivelatasi in seguito radioattiva. Durante la serata assisteremo alla realizzazione in diretta di alcune strisce create dai disegnatori dello staff di Capitan Novara.

Giovedì 30 aprile alle ore 20:30
Borgo Ticino (Novara)
Sala Conferenze Fandis
Via per Castelletto, 69

La conferenza è gratuita e aperta al pubblico, previa iscrizione.
Per confermare la partecipazione
via mail: conferenceroom@fandis.it
per telefono: 0321 96 32 32


Disegnatore, autore di fumetti, grafico, illustratore, è il creatore di Capitan Novara. Il suo stile creativo e narrativo deriva dall’intreccio della cultura dell’animazione nipponica, quella supereroistica americana e l’influenza del fumetto popolare italiano. Fabrizio si avvicina al mondo dei fumetti realizzando One Hundred Years la fanzine del fan club italiano dei The Cure. Nel 2000 pubblica il fumetto del suo primo personaggio Bart Grave per la Running Edizioni di Genova. Dopo una proficua collaborazione con Lo Sciacallo Elettronico, nel 2002, per la Black Stars Edizioni di Viterbo, realizza insieme a Chiara Mognetti il fumetto Living Sword. Oggi Fabrizio è il direttore artistico della Emmetre Service e di tutti i progetti e iniziative legati a Capitan Novara ad altri gli altri personaggi del suo universo e non, come Lino Lomel di Alfredo Panzeri Filippo Confalmi di Patrizia Lia e Giovanna Mazzoni per Confartigianato Alto Milanese.

La libertà è l'eterno ritorno dell'onda.

Misaki.

Mi pare proprio abbia detto di chiamarsi Misaki la signora che ho di fronte. Dice che il suo nome significa“bellezza che sboccia”. Cent’anni di vita serena...è il suo viso pacato che lo racconta. Il tempo sembra avergli scritto sopra come la penna verga la carta. La sua esile schiena ricurva, le mani scarne ma operose: è intenta a comporre l’ikebana. Misaki racconta che è un’arte antica. Si tratta della disposizione dei fiori recisi. Quando arrivi in un altro Paese si compiono due viaggi. Non vi è soltanto il classico moto a luogo ma si varca una nuova dimensione; è come vestire una nuova pelle. Misaki calma e paziente continua quella che chiama Kadò cioè la “via dei fiori”: è un cammino di elevazione dello spirito. Viene spesso in questo posto. C’è il mare davanti alla sua piccola bancarella, un mare cristallino, le tiepide acque arrivano a lambire i piedi. C’è una ghiaia fine, tonda e bianchissima che filtra dal verde smeraldo. Qui il tempo sembra avere altre regole; è scandito dalle piccole onde lievi che a poco a poco sembrano cancellare le tracce della vita presente. Guardo lontano dove il colore dell’acqua si fonde con il colore del cielo...là sembrano davvero la stessa cosa, la stessa sostanza. Forse non è nemmeno più necessario distinguere acqua o aria, minuti o anni, dolce o salato, caldo o freddo, sono tutti elementi dello stesso sistema che nasce, muore e rinasce. Cerco la presenza rassicurante di lei, ora la brezza leggera le scompiglia i folti capelli neri, ha la pelle bianchissima, occhi miti e chini al suo lavoro e uno yukata azzurro chiaro con fiori gialli e neri. Ha vent’anni Misaki. Mi dice che il ramo più lungo dei suoi fiori recisi è il più importante perchè si avvicina maggiormente al cielo. Misaki questo lo sa fin da quando era monaco buddista nel 650 e poi racconta della sua pena di bambina malata e orfana dopo il terremoto di Miyado; soldato tedesco arruolato in Francia poco prima della presa della Bastiglia, emigrante spagnola in Argentina in cerca di fortuna, nutrice a Surat al tempo della Guerra d’Indipendenza indiana. Dentro una foglia come sulla punta di un lapis,in un secondo come in un anno, in un metro quadro come in qualsiasi punto del’Universo l’architettura della natura resta immutata. La libertà è l’eterno ritorno dell’onda.

Sabato 25 Aprile...Liberi Tutti e divertimento a briglia sciolta con i Düi & Mezza!



Abbiamo scelto "la libertà" come tema conduttore per la puntata doppiamente festiva che sta per partire. E quanto ci sarà da dire in merito...Sono tante le forme in cui si manifesta questo “diritto fondamentale”: libertà di coscienza, politica, religiosa, di stampa.... Il quesito che porremo in diretta ai nostri ascoltatori sarà: SE DICO LIBERTA' A COSA PENSI? Potrete lasciare un pensiero anche ora a: redazione@siamoinonda.it, leggeremo alla radio i più significativi. 

Sabato torneranno a trovarci dei grandi amici del programma: direttamente dal Lago d'Orta arrivano I Düi & Mezza. 
Guardate la loro nuova locandina e già potrete comprendere ciò che ci aspetta in trasmissione. Vecchie canzoni goliardiche degli anni 60-70, reminescenze dialettali, gags, spaccati di vita...il "Düi & Mezza Pensiero" alla radio. Vi aspettiamo...in onda!

venerdì 24 aprile 2009


IERI

“Ho lo sguardo in alto. Sopra al cancello c’è scritto Libertà…. Libertà con la elle maiuscola, lo capite?!
Sono corso dentro, nemmeno ho chiesto o cercato di capire cosa voglia dire Libertà.
Io ce l’ho nel sangue, l’ho sempre sentita la Libertà, per questo non mi serve assolutamente indagare.
Che bello, ora corro nei boschi, scavalco le staccionate al di la del fiume e mi arrampico sugli alberi
senza più guardare in basso… e non mi chiedo se tutto questo possa essere pericoloso.
Addestro i cavalli e li cavalco a pelo, senza sella.
Che bella la mia libertà, quanto l’amo, quanto la sento scorrere dentro la mia anima;
guai a chi me la porterà via, guai a chi distruggerà questo mondo…. ma che paure? Nulla di questo è possibile.
Canto e ballo tutto il giorno, poi mi riposo e leggo.
Fumo una cosa buonissima e che non fa male…. mica come quella roba che fumate voi e che vi uccide!
Gioco a saltare la corda e qui vincono tutti, anche quelli che non giocano.
E che mangiate! Qui, dietro al cancello con scritto Libertà con la elle maiuscola, si mangia da Dio.
Poi mi insegnano e io imparo e subito dopo sono io ad insegnare e loro, bhè, loro imparano.
Faccio tanti lavori, mi costruisco da solo le cose, le scarpe, i vestiti, con il cuoio faccio delle cose bellissime.
Ah si, la Libertà, quella con la elle maiuscola….che bella!
guai a chi me la porterà via, guai a chi distruggerà questo mondo…. ma che paure? Nulla di questo è possibile.
Io sono attento, sono vigile, nessuno mi toccherà la mia Libertà, quella che mi scorre nell’anima”.


OGGI

Oggi questo bambino non ha più parole;
una notte, improvvisamente, il cancello si è chiuso bruscamente e la elle della Libertà, dal gran botto è caduta a terra, scollata, scivolata rovinosamente.
Ora si legge solo “ibertà”…. C’è un vuoto, uno spazio nero, un buco che rende tristi e che non lascia intuire il significato delle cose.
“ibertà”…. Cos’è? Cosa significa? Ora non ci capiamo più quando parliamo tra di noi.
Il cancello è ancora chiuso e il bambino vive a stento.
Non gioca più, aspettando che quel cancello si riapra; resta fisso, ogni giorno con l’idea che qualcuno possa ritornare a varcarlo.
Ma deve saper aspettare ancora….e intanto soffoca le risa e la gioia, si nasconde dalle luci e non si fa sentire.
L’erba è cresciuta e i cavalli son tutti morti, abbandonati vicino alle staccionate ormai di legno marcio.
Forse qualcuno un giorno tornerà, raccogliendo la elle maiuscola da terra e riattaccandola al cancello.
Forse un giorno proprio quel cancello si riaprirà lentamente, con un sibilo di risveglio che smuoverà l’anima.
Ma oggi non è ancora quel giorno
e il bambino continua ad aspettare….

sabato 18 aprile 2009

Live a Siamo in Onda

Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio riprende al solito orario e sono ospiti questa sera i ragazzi della Corale Universitaria Lorenzo Valla di Pavia.
Naturalmente non potevano mancare anche tutti gli amici che ogni sabato vengono a trovarci nel nostro salotto radiofonico.
La corale Lorenzo Valla di Pavia
Fabio Giusti e la nostra "mascotte" Giaele
Alcuni componenti della Corale con la Gabri e Fabio Giusti
Umberto e la "prof" Eleonora Roaro

Manuela Terreni di Live for Children nell'intervista con Fabio Giusti. Gli attori della Corte dei Miracoli: Selena e Ivan hanno portato il teatro alla radio. In primo piano uno dei solisti della Corale: Luca Colombo

Nella foto a sinistra il Maestro della Corale: Francesco Mocchi con il solista Hernan Brando

Paolo Franchini e il Caffè

Torna il nostro esperto di arte e in particolare di letteratura noir. E' l'autore Paolo Franchini. Con lui è piacevole disquisire degli argomenti che portiamo in trasmissione. Stasera parlando di caffè abbiamo scoperto che...

C’è una parola in lingua araba che identificava una bevanda ottenuta da semi...
La parola è “qahwa” oggi indica con precisione il caffè. Dal termine “qahwa” si è passati alla parola turca “qahvè” che, in breve tempo è diventata il nostro termine italiano.

Ecco alcune curiosità dal mondo dell'arte:
Una tazzina piena di caffè sino all’orlo è inserita nella natura morta dipinta nel 1633 da Francisco de Zurbaran e intitolata “Piatto di cedri, cesto di arance e tazza con rosa”.
In tempi più recenti, il più famoso omaggio al caffè è forse quello raffigurato da Edward Hopper nell’opera “I nottambuli”, una visione notturna e desolata che sembra il fotogramma di un film con pochi personaggi malinconici davanti al bancone di un locale.

Anche la musica racconta pagine celebri...
Le canzoni sul caffè si sprecano: Riccardo del Turco partecipa al Festival di Sanremo del 1969 con “Cosa hai messo nel caffè”, Bob Dylan canta “One More Cup Of Coffee”, De Andre’ e Pino Daniele ne fanno addirittura un compagno di vita in “Don Raffaè” e in “Na Tazzulella e Cafè”, Prince confeziona una bellissima “Starfish and Coffe”, i Cranberries “Wake Up And Smell The Coffee”, la Mannoia “Caffè nero bollente”. Un elenco completo Ë assolutamente impossibile da stilare.

Alcuni consigli di lettura noir

Al caffè del silenzio (di Giorgio Todde)
Scendere nella chimica della carne per idealizzarla e vivere dove il sublime e l’animalesco convivono: in pratica, nella pazzia. Questo romanzo è un viaggio fra corpo e psiche, una scia criminale densa di personaggi strambi. Come Benedetta, un giorno arrossita per amore e da allora con la pelle vermiglia, oppure Marilena, con la sua sensualità esagerata, ma repressa. E Wolf, adepto della precisione vissuta nel laboratorio di Osvald che ripara orologi. E’ la fine tragica di Matteo a muovere veramente la storia insieme alle congetture di Silvano, un ex poliziotto con la faccia da felino triste, e al paese sulla montagna che osserva dall’alto la città
sul golfo.

Caffè, tè e il delitto è servito (di Jessica Fletcher e Bain Donald)
Mister Silverton, il fondatore della compagnia aerea di Cabot Cove, invita Jessica Fletcher (quella “menagramo” della Signora in Giallo, per capirci) a imbarcarsi sul volo inaugurale Boston-Londra. La donna ritrova il vecchio amico George, un ispettore di Scotland Yard, ma due giorni prima della partenza il signor Silverton scompare senza lasciare traccia. Si comincia a parlare di delitto, ma il vero quesito è un altro: la Signora in Giallo riuscirà a trovare il colpevole senza perdere il volo?

Cafè Nopal (di Alfredo Colitto)
Enrico Beyle è un assistente universitario che arriva in Messico per alcune ricerche sull’arte precolombiana. In questo paese enigmatico, si fa presto risucchiare da una spietata guerra fra narcotrafficanti, combattuta senza esclusione di colpi. Poliziotti corrotti e yankee miliardari in questo romanzo, e poi l’amore per una donna, ma anche l’urgenza di “morire” per rinascere. Ad un prezzo molto alto.

Music live for Africa: aiutiamo i bambini orfani in Africa

Soleterre e LiveforChildren ti invitano al concerto di beneficenza 
in favore dei bambini orfani in Africa.

VENERDì 24 APRILE A GARBAGNATE MILANESE

CINEMA TEATRO ITALIA
VIA VARESE 29

In studio con Manuela Terreni di Live for Children abbiamo parlato dell'evento il cui ricavato verrà interamente destinato da Soleterre al sostegno quotidiano di 100 bambini
e ragazze orfane e vittime di guerra in Sierra Leone e Costa d’Avorio, ospitati in 4 case famiglia.

Ingresso libero. E' gradito un sostegno al progetto.
INFO E PRENOTAZIONI: Soleterre Onlus - tel. 02.45911010 - info@soleterre.org - www.soleterre.org - skype: soleterre
www.liveforchildren.org

Fino all'ultimo sorso

Torna Perry Zona con il racconto improntato al tema conduttore. In questi momenti della trasmissione ci rendiamo conto di quanta arte ha ispirato il caffè: dai semplici momenti di aggregazione alle espressioni più disparate.
Il pezzo che ci presenta la nostra blogger è:

Dal bancone di un bar

Una mattina due tazzine di caffè si ritrovarono vicine nel cestello della lavastoviglie di un
vecchio bar, mentre i loro rispettivi piattini erano già riposti nello scolapiatti ad asciugare.
- Sai che c’è… - disse una all’altra. - Che questa vita mi sta ristretta da un po’ di tempo a
questa parte. -
- Che ti succede ? - le chiese l’amica.
- Mah, non saprei come spiegartelo…mi ritrovo sempre sola su quel bancone, mentre
cucchiaino si rilassa dopo le gimcane che gli fanno fare con lo zucchero e mentre piattino sta
inerte come al solito a guardare il soffitto. Sono stufa…-
- Ma come?! - ribattè l’amica. - Non ti senti fortunata? Viviamo ogni giorno delle emozioni
incredibili! Milioni di persone appoggiano le proprie labbra su di noi e grazie al nostro
contenuto iniziano bene ogni giornata! -
- Sì, certo…ma sempre la stessa solfa! C’è quello che sorseggia e allora stiamo un po’ di più
per aria, c’è quello che nemmeno mette lo zucchero e trangugia come un’idrovora! C’è quello
che ci tiene sospese per un bel pezzo e quello che si rovescia addosso il caffè…ma alla fine ci
rimettono sul bancone, sul nostro piattino e via di nuovo in lavastoviglie… -
- Cara amica, questo è il disegno per noi! Siamo state create per contenere il caffè, caldo,
ristretto, macchiato o corretto…ma sempre nero e forte che piace tanto! E’ il nostro compito!
Pensa che qualcuna di noi finisce per non essere mai usata, resta immobile a prender polvere
nelle teche della nonna. Alcune di noi non vedono mai la luce perchè non escono nemmeno dal
loro imballo. Noi siamo le tazzine di caffè…siamo importanti, noi serviamo! -
Ma l’amica non era affatto convinta e tristemente voltò il manico all’amica, aspettando il suo
ennesimo turno di comparire sul banco.
La mattina successiva le due tazzine vennero posate sul bancone insieme. Due uomini distinti,
in giacca e cravatta, le attendevano. Il primo era agitato e scuoteva le braccia, era visibilmente
nervoso. Il secondo era più tranquillo, lo stava semplicemente ad ascoltare. Improvvisamente il
primo dei due uomini afferrò la sua tazzina che immediatamente scivolò dalla sua mano e cadde in frantumi, mentre l’altro uomo indietreggiava per schivare gli schizzi di caffè, sollevando e tenendo stretta la sua tazzina fra le dita.
Da quel giorno la tazzina sopravvissuta non si lamentò più e visse ogni sorso della sua esistenza
come fosse l’ultimo.

Qualche battuta con Debora Villa.

Debora Villa ancor meglio conosciuta come La Patty di Camera Cafè ci ha regalato qualche istante raccontando di sè e dei suoi personaggi in una breve e confidenziale intervista. Abbiamo scoperto quanto le piacevano da Boldi e Teocoli quando su Antenna 3, la tv di Busto Arsizio, facevano i loro sketch. Il primo provino? Per Paolo Rossi. Non sapeva cosa portare, e in un giorno scrisse un monologo con l’elenco dei suoi difetti fisici. La risata di Paolo la portò al settimo cielo.

Parlando di Caffè...Franceschini è sempre sul pezzo...e che pezzo!

COSA HAI MESSO NEL CAFFÈ

(G. Bigazzi / R. Del Turco) - 1969

Riccardo Del Turco



M'hai detto vieni su da me,

l'inverno è caldo su da me,

non senti il freddo che fa

in questa nostra città.


Che culo, non mi è mai capitato. E poi... lei è davvero carina,

moooolto!!!???


Perchè non vieni su da me,

saremo soli io e te,

ti posso offrire un caffè,

in fondo che male c'è.


Di male ce n'è, eccome, io sono sposato, però...!Ma qquanno me ricapita

aho?!


Ma cosa hai messo nel caffè

che ho bevuto su da te?


Saranno i sensi di colpa?!


C'è qualche cosa di diverso

adesso in me;


Uhm... dovrebbe esserci abituato, a dire il vero... Lei è mooolto carina,

quindi è normale che... insomma... ecco...!


se c'è un veleno morirò,


Paranoico! Va bene il senso di colpa, che ci può pure stare, ma

morire...!?!


ma sarà dolce accanto a te

perchè l'amore che non c'era

adesso c'è.


Fregato. Due famiglie distrutte, rovinate.


Non so neppure che giorno è

ma tutti i giorni sarò da te,

è un'abitudine ormai

che non so perdere, sai.


Pure ossessivo, oltre che arrapato.


Ma cosa hai messo nel caffè

che ho bevuto su da te?


A ridajie!!?


C'è qualche cosa di diverso

adesso in me;


Vedi sopra, è una cosa normale, agli uomini accade...!


se c'è un veleno morirò,

ma sarà dolce accanto a te

perchè l'amore che non c'era

adesso c'è.


Ma sì, se vuoi capire lo capisci, sennò fai come ti pare...!


Stamani,amore,pensando a te

il primo fiorem'ha detto che

l'inverno ormai se ne va

ma tu rimani con me.


Ma cche se stà a ffumà?!


Ma cosa hai messo nel caffè

che ho bevuto su da te?

C'è qualche cosa di diverso

adesso in me;

se c'è un veleno morirò,


Para dura, proprio...!


ma sarà dolce accanto a te

perchè l'amore che non c'era

adesso c'è.

Se c'è un veleno morirò.

Se c'è un veleno morirò.


Ma sì, ma sì, ora segui quei due signori in camice bianco, che vogliono

solo il tuo, bene, dai, tranquillo, sì...!

Marco Franceschini e le riflessioni sull'argomento "caffè".

QUESTO ARGOMENTO CHE MI PROPONETE MI FA VENIRE IN MENTE "VENGA A PRENDERE
IL CAFFè DA NOI", DI PIERO CHIARA, O MEGLIO, LA TRASPOSIZIONE
CINEMATOGRAFICA DE "LA SPARTIZIONE" DI CHIARA, AMBIENTATO A LUINO, SUL
"SOLITO", MERAVIGLIOSO SFONDO DEL LAGO MAGGIORE, QUELLO DELL A "STANZA DEL
VESCOVO", DE "IL PIATTO PIANGE"... VICINO ALLE VOSTRE PARTI, NO?!

MA ORA, BUTTIAMOCI NELL'ARGOMENTO!

PROVE TECNICHE D'UMORISMO (INDIPENDENTEMENTE DAL DISCORSO "PRESI PER IL
CINEMA")

VI DIRO': DA QUANDO MI HANNO FATTO UN TEST, CHE USAVA IL CAFFE' ED IL MODO
DI BERLO COME CHIAVE SIMBOLICA PER CAPIRE COME SI FA SESSO... BEH, INSOMMA,
MI SON MESSO A BERLO IN TUTT'ALTRO MODO!

COSA INTENDO?! INTENDO DIRE CHE DAL MOMENTO CHE LA MIA RISPOSTA ALLA
DOMANDA "COME VOLETE IL CAFFE'?" ERA STATA "NON AMO PARTICOLARMENTE IL
CAFFE', MA SE PROPRIO DEVO BERLO, BEH, ALLORA CHE NON SCOTTI, ALMENO!",
ALLORA POTETE CAPIRE QUALE GRANDE FRUSTRAZIONE HO PROVATO NEL SAPERE CHE "A
ME IL SESSO NON PIACEVA GRAN CHE' E SE PROPRIO DOVEVO FARLO, ALMENO FOSSE
NON BOLLENTE..." UNA TRAGEDIA!

COME BEVO IL CAFFE' ORA, DOPO AVER AFFRONTATO QUELL'ORRIBILE TEST? BEH, HO
CAMBIATO, E PURE IN MODO RADICALE.
ANZITUTTO LO BEVO TUTTI I GIORNI, E PURE PIU' VOLTE NEL CORSO DELLA
GIORNATA, SEMPRE BOLLENTE E CON UNA BUONA DOSE DI ZUCCHERO GREZZO.
E SOPRATTUTTO...IN COMPAGNIA!!!!
IL PRIMO CON MIA MOGLIE, MA GLI ALTRI CON UNA SERIE DI AMICHE E COLLEGHE
CHE NON VI DICO!!
AH, LA MIA NUOVA VITA E' TUTTA UN CAFE'. CREME!

MARCO FRANCESCHINI

Mi offri un caffè?


Davanti al bancone del bar,
a casa comodi sul divano.
Durante una riunione di lavoro
o semplicemente in compagnia...

Tutto è così naturale.
Con gli amanti diventa "complicità",
con gli amici è trascorrere un attimo insieme.
Sa aggregare e far scivolare i pensieri
ed è facile amarlo:
dolce, amaro, forte.

Una sola domanda:
"Mi offri un caffè?"

La Gabri

Stasera...tutti in coro!!!


La serata live del nostro programma si preannuncia molto interessante. 
Saranno ospiti nei nostri studi gli artisti della Corale Universitaria Lorenzo Valla di Pavia. Durante le fasi del talk show potremo ascoltarli nell'esibizione di una parte rappresentativa del loro repertorio prevalentemente Gospel. Siamo anche interessati a conoscere le fasi salienti del loro percorso artistico dall'anno della fondazione: 1987.

Si parlerà anche di Caffè. Infatti il vocabolo che ispirerà la puntata sarà proprio "Caffè". Scopriremo quanto questa breve parola possa essere motivo di ispirazione nell'arte come nella vita comune. Rivolgeremo agli ascoltatori questo quesito: "Com'è il tuo caffè del mattino?" Potrete risponderci in trasmissione ai nostri contatti o anche subito inviando una mail a "redazione@siamoinonda.it".

domenica 12 aprile 2009

Un SMS per aiutare l'Abruzzo




Anche Puntoradio si unisce all'iniziativa del Dipartimento della Protezione Civile. È attivo il numero telefonico solidale 48580 per raccogliere fondi a favore della popolazione vittima del terremoto. Ogni SMS inviato contribuirà con 1 euro che sarà interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l'assistenza.

sabato 11 aprile 2009

Paolo Franchini: l'illuminato.

Consueto spazio dedicato all'autore noir Paolo Franchini che ci aiuta a meglio collocare il tema della serata. Stasera si parla di LUCE e non immaginate quanto sia bello avere e poi dispensare spunti artistici in merito al tema della serata. Ecco cosa ci suggerisce Paolo:

L'ombra esiste perchè esiste la luce, nella vita come nell'arte.

La luce, è ovvio, regala la vita al cinema, non per niente nel 1924 sorge l'Istituto Luce. Tutti lo conoscono e identificano solo come uno strumento di propaganda fascista, ma è la più antica istituzione pubblica del mondo destinata alla didattica e all'informazione cinematografica. Oggi ha sempre sede a Roma e, negli ultimi anni, partecipa attivamente anche anche alla produzione e distribuzione di film e documentari.

Un'opera pittorica dove la luce è protagonista assoluta, anche perchè rappresenta lo Spirito Santo, è il quadro a olio del Caravaggio intitolato "La Vocazione di San Matteo", un grande dipinto del 1600 dove la luce entra come una sciabolata dalla destra e illumina Matteo, mentre Cristo lo chiama all'apostolato. Non solo per questo capolavoro, comunque, il Caravaggio (all'anagrafe Michelangelo Merisi) è considerato uno dei maestri della luce nella pittura.

Nella musica, quando si sente parlare di luce, molti pensano subito alla ELO, la Electric Light Orchestra. Fondata nella seconda metà degli anni '70, fa largo uso di archi e questo la rende famosa nel genere rock-sinfonico melodico. Le evidenti influenze beatlesiane (il capobanda Lynne, infatti, lavorò a lungo con George Harrison), ma anche la vicinanza alla disco music, rendono la ELO - forse a torto, forse a ragione - una delle band protagoniste del rock progressivo.

Qualche consiglio di lettura
Lame di luce (di Michael Connelly)
Il detective Bosch lascia la polizia di Los Angeles dopo ventotto anni, ma la ricerca della verità per lui è un'ossessione che gli impedisce di trovare pace. Con l'immagine di una ragazza strangolata quattro anni prima ancora negli occhi, si decide ad agire dopo la telefonata del poliziotto che si era fatto carico dell'indagine dopo di lui. La vittima era l'assistente di un produttore di Hollywood e tutti gli indizi sembrano collegare questo delitto a una rapina milionaria avvenuta sul set di un film d'azione.
Euro 4,90 - Pagg.347 - Editore Piemme

Una luce sulla strada per Woodstock (di Ellis Peters)
Nell'abbazia dei benedettina di Shrewsbury, fratello Cadfael è protagonista di tre racconti ed altrettante indagini: la scomparsa di alcuni candelabri, la violenta rapina della borsa delle pigioni appena incassate dal dispensiere e il misterioso rapimento dell'abate che rappresenta la comunità religiosa. Quest'ultimo episodio è ambientato molto prima degli altri, quando Cadfael non era ancora monaco, ma solo un burbero soldato gallese di ritorno dalle crociate. Da questa serie di romanzi, sono stati tratti numerosi telefilm trasmessi in Italia da La7.
Euro 7,50 - Pagg.111 - Editore TEA

Fiume di luce (di Giovanni Nebuloni)
A Milano, sulla metropolitana, una bella ragazza di nome Vera rinuncia ad assassinare un orientale che però, poco dopo, viene dichiarato morto dall'unica altra persona in carrozza, un medico. L'uomo, rientrato nel vagone dopo aver dato l'allarme, non trova più il cadavere. Una storia pieni di misteri che corre fra una Milano controllata dalla mafia cinese, Mosca e Ulan Bator, una storia farcita di delitti enigmatici in cui l'incontro fra la ragazza e il medico è tutt'altro che casuale. Ma chi è Vera? Chi è la bellona che sopravvive a un attentato gettandosi dal quinto piano di un hotel davanti alla stazione Centrale?
Euro 16,00 - Pagg.225 - Editore Albatros

Live a Siamo in Onda

Ed eccoci alla venticinquesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. Puntata più breve del solito ed ad un orario differente ma comunque ricca di argomenti e ospiti. I cantanti che sono venuti a trovarci sono i Park Avenue


Federico (chitarra e voce) e Vinicio (batteria)
Cello (chitarra) e Spillo (basso)
Potete trovare notizie sui Park Avenue all'indirizzo di Facebook.com (Park Avenue Official)
Ecco parte del gruppo di Siamo in Onda: la Gabri, Umberto, Mario, Eleonora e Fulvio




Conferenza: l'arte dello spettatore


Per gli amanti di cinema e teatro, per chi voglia saperne di più sugli aspetti tecnici della regia teatrale e la recitazione cinematografica, segnaliamo un'interessante conferenza in due parti:

L'ARTE DELLO SPETTATORE

Prima parte "Percorsi della regia teatrale"
a cura della professoressa Elena Cantarelli
studiosa di regia teatrale

Seconda parte "L'attore nel cinema"
a cura Mariapaola Pierini
studiosa di storia della recitazione.

Giovedì 16 aprile alle ore 20:00
Borgo Ticino (Novara)
Sala Conferenze Fandis
Via per Castelletto, 69


La conferenza è gratuita e aperta al pubblico, previa iscrizione.
Per confermare la partecipazione
via mail: conferenceroom@fandis.it
per telefono: 0321 96 32 32



"Percorsi della regia teatrale"

Il teatro di regia nasce in Europa nella seconda metà dell’Ottocento e da subito determina un nuovo modo di fare teatro, valido ancora oggi. Ma quali sono le caratteristiche e le regole del linguaggio registico? Qual è il suo rapporto con il testo, con l’attore, con i codici visivi? Attraverso l’esperienza di due tra i più grandi registi italiani – Giorgio Strehler e Luca Ronconi – cercheremo di spiegare i nodi salienti del linguaggio drammatico, tenendo anche conto della peculiarità del caso italiano e del suo ritardo rispetto al contesto europeo.

Elena Cantarelli è docente di Storia del Teatro del medio e lontano Oriente presso l’Università Statale di Milano. Oltre all’approfondimento del settore di insegnamento, i suoi studi si indirizzano verso la regia italiana di secondo Novecento e il teatro contemporaneo, con le cui cattedre ha collaborato negli anni di dottorato e a seguire come titolare di assegno di ricerca. Di recente ha pubblicato i volumi Invito al teatro di Lievi (Mursia, 2007) e “Visioni eccentriche”: un percorso nel teatro di ricerca italiano degli/dagli anni Ottanta (Cuem, 2009).

"L'attore nel cinema"

Sulla base di parametri più o meno oggettivi e condivisi, il pubblico come può fondare il proprio giudizio sugli attori che agiscono sullo schermo? Come si può valutare quanto un attore abbia influito sul film? Quale è il margine di autonomia con cui ha agito di fronte alla macchina da presa? Come analizzare il suo stile recitativo? L’incontro offrirà alcuni spunti per iniziare a leggere la recitazione cinematografica: sulla base di brevi notazioni di carattere storico sulle diverse scuole recitative, si procederà ad analizzare alcuni esempi di performances cinematografiche.

Mariapaola Pierini è ricercatrice e insegna Teoria e tecnica del linguaggio cinematografico presso l’Università di Torino. I suoi interessi scientifici e le sue ricerche si sono orientati sull’indagine delle relazioni tra cinema e teatro e su alcuni snodi della storia spettacolo nel Novecento; si occupa in particolare di storia dell’attore e di recitazione cinematografica in ambito nord-americano. Ha pubblicato i volumi: Claudio Morganti (con Donatella Orecchia, Zona, 2004), Prima del cinema. Il teatro di Orson Welles (Bulzoni, 2005) e Attori e Metodo. Montgomery Clift, Marlon Brando, James Dean; e Marilyn Monroe (Zona, 2006).

Misteri: Il Regno degli Elfi.

Si parla di luce elfica, in questo caso, e la parola va pertanto di diritto alla Maga. Non sono molti a credere all’esistenza degli Elfi sul Lago d’Orta. Ma solo un’amica di Alfa, la mente de “Il lago dei misteri”, sostiene di averli visti. Ecco dunque le parole della Maga:

Luci nella notte

«Se abbandoni il sentiero, e ti inoltri nel fitto del bosco, potresti riuscire a vedere una luce armoniosa provenire da una radura. Certo, è un po’ come trovare un ago in un pagliaio, se non sai dove cercare…Sui Monti della Luna, sopra Boleto, ci sono grandi cumuli di granito disgregato. Piccole colline di sabbia bianchissima che creano un panorama incantato ai raggi della luce lunare. Lì, sotto quei sabbioni, si nasconde l’ingresso al Regno degli Elfi. A lungo scavarono nella pietra, il granito più duro d’Europa, per costruire nel cuore della montagna le gallerie e le sale della loro fortezza. In esse arde la Luce degli Elfi, che illumina le menti e scalda i cuori, donando gioia, bellezza, forza, saggezza e una lunga vita. Non c’è modo di entrare là dentro, però, se non si conosce la magia elfica che apre la porta.Gli Elfi, infatti, sono creature misteriose e schive. Conoscono mille trucchi per non essere disturbati e dispongano di trappole per tenere alla larga i curiosi. Ma soprattutto, sono pericolosi perché si dice che nessuno possa incontrarli e andarsene senza lasciare loro un pezzo del proprio cuore! Io però li ho visti. Di lontano e in una delle poche sere dell’anno in cui escono per danzare nelle radure dentro cerchi di luce elfica. Tu però non tentare di imitarmi! Camminare silenziosamente nei boschi di notte è impresa quasi impossibile per un uomo. Ed è certamente pericolosa, perché potresti imbatterti in un cinghiale, in un dirupo o, peggio, negli Elfi!»

Nonna mia! - The sequel.

Donna-Meryl Streep, dopo la partenza della figlia Sophie e del fidanzato Sky, dall’isola greca nella quale gestisce un delizioso alberghetto, non è più sola. E’ con lei, infatti, il neo sposo Pierce Brosnan, che ha lasciato il mondo della finanza per ritornare là, dove il loro amore giovanile aveva avuto inizio. “Villa Donna”, questo è il nome dell’albergo, ha però bisogno di lavori di manutenzione straordinaria, visto che è dai tempi di Aristotele che nessuno aggiusta più rubinetti e sciacquoni, e l’ultima mano d’azzurro alle pareti l’ha data nell’800 Ugo Foscolo, durante un weekend di sesso estremo con la contessa Pallavicini, quella “caduta da cavallo”. Estrema sempre, appunto, la contessa.
Fatto sta che Brosnan si arma di pazienza ed attrezzatura adatta, e si mette a fare il giro, canticchiando “Mamma mia!” in continuazione, soprattutto quando vede che razza di infiltrazioni nei muri ha provocato la nuova fonte d’acqua di Afrodite, quella che ormai sgorga allegra in cortile fin dalla fine del primo film.
Ma sono mesi felici, quelli tra Donna-Meryl e Pierce l’ex finanziere, e nonostante l’età di entrambi si tromba che è una meraviglia, manco “il Grande Blu” fosse nel sangue, oltre che tutto attorno, tra cielo e mare Mediterraneo.
Un giorno, però, una bianca barchetta borbottando raggiunge il porticciolo. A bordo un vecchio pescatore ed una giovane coppia. Donna, dall’alto, li vede: sono Sophie e Sky, il loro lungo viaggio d’iniziazione alla vita adulta è terminato?! Avverte Brosnan, che molla il pennello nel secchio dello smalto blu con il quale stava verniciando la porta del vecchio ovile, e corre con lui fin giù alla spiaggia. Il sole è rovente, tutto e bianco e azzurro. La barca attracca, ed il vecchio aiuta per prima la giovane Sophie a scendere, poi Sky con un balzo la raggiunge sul pontile.
Donna le corre incontro, perdendo le Espadrillas color corda, a braccia spalancate… Ma poi… rallenta, come trattenuta, si ferma…
“Nonna mia!” grida Sophie, col pancione di sette mesi!
“Nonna mia!”, grida il coro dei ragazzi e delle ragazze, delle vecchie e dei pescatori, dei pastori, sbucati alle improvviso dalle onde e dalle rocce, i cespugli, i vecchi muri a secco…!
“Sophie!” grida Donna, prima di svenire, raccolta al volo dalle forti braccia di Brosnan, che sorride alla coppia. Banchetto finale, sotto le stelle, tra blu e bianco, tra giallo e rosso. Musica degli Abba, ma anche dei Rubettes (“Sugar baby love”, e di Gloria Gaynor “I will survive!”, per gentile concessione). Tutti sono felici, ma la più felice è Meryl-Donna-Mamma-Nonna Mia!

Marco Franceschini

La Lampadina della Prof.

La nostra menestrella Prof. Eleonora Roaro ci regala il suo contributo nella puntata dedicata alla luce, ripercorrendo tra storia e romanzo le intuizioni della mente di un grande inventore

Se ho un’idea ma non ho una lampadina, allora non ho un’idea. Non è facile essere uno scienziato, e ancora meno lo è stato per Thomas Edison e per tutti quelli che sono venuti prima di lui. Sì, perché le difficoltà del mestiere non risiedono tanto nella salda conoscenza delle leggi fisiche che regolano il mondo o nella capacità di risolvere intricati algoritmi, quanto nell’agilità e nella rapidità dei neuroni. Essi, infatti, più sono leggeri, duttili e veloci, più aumentano le probabilità che si dispongano in quel modo strano e straniante che ti fa scattare qualcosa nel cervello – una sorta di click, come quello di un interruttore- e ti fa pensare “Oh eccola, un’idea, L’Idea! Un’Illuminazione!”. È proprio in quei momenti che si accende la lampadina cerebrale, la lampadina dei pensatori, degli scienziati e degli artisti. Immaginate quindi quanto fu complicato per Edison realizzare l’invenzione che l’ha reso celebre in tutto il mondo. Infatti, nel momento in cui doveva farsi venire un’idea , nel suo cervello non succedeva nulla. Nessun click, nessuna illuminazione. Perchè non solo ciò che avrebbe inventato –ovvero la lampadina- non esisteva (anche perché se fosse già esistita non avrebbe avuto alcun senso inventarla), ma non esisteva neppure l’idea di lampadina, idea divenuta in seguito metafora dell’idea, idea di idea. Nella sua testa quindi comparivano immagini senza senso, da quella di un cactus (che poi, diciamocelo, l’aveva mai visto un cactus Edison, o se l’era solo immaginato? E dove l’aveva visto? Nel mondo delle idee?) a quella di un gatto con la coda a zig zag, da quella di un aggeggio con molte funzioni non funzionanti (aggeggio che noi uomini e donne del duemilaenove potremmo chiamare i-phone) a quella di un fenicottero a pois. Gradatamente le immagini nella sua testa diventarono più sensate: un falò, una torcia, una pila… Fino a che… eccola! Eccola! Nel 1879, dopo 12.000 tentativi e 40.000 dollari spesi inutilmente, inventò la lampadina, e con essa non solo l’idea di lampadina, ma 11.999 modi di non essere lampadina.

La Luce della Coscienza

Ci siamo svegliati ed è tutto scomparso, sparito.
Le case, le piazze, le vie sono strette in un nodo vertiginoso, così ammassate tra loro e accavallate tra rocce e pezzi delle nostre cose.
“Cos’è successo?” ho chiesto appena sveglio a Marcello, che restava stretto in uno sguardo perso al di fuori della finestra.
“Non c’è più nulla”, mi ha detto senza voltarsi, senza guardarmi. Era li, immobile come le pietre che si specchiavano nel vetro della finestra.
Gli chiedo ancora “Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Siamo rimasti addormentati e nessuno ha gridato, ha pianto, ha avuto paura?”.
Marcello si volta, con le spalle inclinate e che per questo parevano aver subito il peso del torto che rimaneva così, bloccato al di fuori di ciò che ancora avevamo di noi.
“Tutti abbiamo sentito, ma il sonno è stato una maschera, che ci ha vestiti e preparati al domani, che è già oggi”.
Si, il sonno, il nostro sonno ed il nostro sognare, che vanno al di là della realtà dura che ora ci si snoda davanti. Ogni cosa che guardi è sabbia, polvere e terra; ogni cosa che senti è smarrimento, fuga, incertezza. Sono crollate le case e con loro il nostro ieri, con loro i ricordi del bello e dell’eleganza che mascheravano questa città.
“Ho pianto” mi dice Marcello abbracciandomi.
Gli poso la mia mano dietro la schiena e lo accarezzo; non posso che piangere anch’io, non posso che rattristarmi mentre incollato a lui osservo al di fuori della finestra.
Una donna passa per la strada, con un secchio di detriti. Quale speranza è già attiva? Quale forza è già in movimento? Lo sento, noi non siamo sconfitti, non ci arrendiamo a questa tragedia e vogliamo che la luce si riaccenda.
Guardo Marcello negli occhi, gli carezzo i ricci... “Vestiti e andiamo” gli dico.
Usciamo di casa e ci sentiamo miracolati e per questo un poco a disagio; fuori è tutto pianto, tutto è sceso dall’alto, si è scollato, è precipitato, ma noi no.
Perché noi no? Chi ha deciso per noi?
La gente si muove, ma l’anima e la coscienza sono di ghiaccio sotto questa nuova giornata di sole. La gente si parla, ma vive un mutismo immobile e solitario in questa nuova giornata di sole.
Domani sarà un altro giorno, ancora una volta, ma non per tutti.
Io e Marcello ora ci amiamo un po’ di più e insieme attraversiamo questa grotta, una scura galleria dove domani non sapremo quale sole riuscirà ancora a scaldarci.
Qui la gente ha perso tutto.
Chiusi qui dentro camminiamo anche per loro e per la vita che si è spenta, smantellata e demolita all’improvviso, tra le mani surreali e misteriose della natura.
Per questo mi chiedo se ancora bisogna trattare dell’ineluttabilità dei momenti del destino.
Inspiro la polvere e continuo a camminare a fianco di Marcello; ci stringiamo le mani e ci facciamo coraggio, perché davanti a noi non c’è nulla; il vuoto, il buio e solo questa galleria sterrata che è la nostra nuova casa.
Ma il Domani verrà e stringerà le nostre mani alle sue, illuminando ancora i nostri volti ed il nostro cammino. Questa è la realtà tutta nuova, la vita che è già pronta per noi.
“Mi ami?” chiedo a Marcello fermando il passo e stringendogli un po’ di più la mano.
Lui si ferma, mi guarda e socchiudendo gli occhi mi bacia.
Questa è la nostra luce, la nostra certezza… che tanto, in questa galleria buia, altro non verrà.

venerdì 10 aprile 2009

Partiamo in anticipo.

Per la puntata delle feste pasquali c'è un orario ritoccato: la trasmissione andrà in onda dalle 20 alle 22. 
Questo per consentire più tardi il collegamento in diretta con Novara e le celebrazioni religiose della Santa Pasqua. Verranno a trovarci i Park Avenue: formazione di 4 elementi che arrivano da Novara. Come vuole la tradizione del programma sarà di scena la musica live e i Park Avenue ci faranno ascoltare alcuni loro pezzi tra cui qualche inedito. Parleremo anche dei loro progetti e delle novità che stanno preparando.

Il tema della serata sarà :LUCE. Il quesito che porremo ai nostri ascoltatori sarà: "C'è luce in fondo al tunnel?". Se volete mandarci le vostre riflessioni potete scrivere anche ora a: redazione@siamoinonda.it, leggeremo i vostri contributi in trasmissione.

sabato 4 aprile 2009

Live a Siamo in Onda

Ed eccoci alla ventiquattresima puntata di Siamo in Onda il salotto del sabato sera di Puntoradio.
Gli ospiti musicali della serata sono il Clan Mamacè.
Pubblichiamo le foto di questo evento.


Non poteva mancare il nostro amico ed esperto di cinema, Claudio Pofi in questa foto con Umberto e Fabio. I ragazzi del Clan Mamacè, tra una canzone e l'altra, ci hanno raccontato la loro storia.

La copertina dell'album del Clan Mamacè: "Senza ricompensa alcuna" del 2006.