lunedì 30 novembre 2009

Il Riso: prima parte

"Il taglio del riso e altri racconti di pianura", editore Interlinea, un taglio insolito per raccontare storie e personaggi di una realtà che sembra svanire. Maria Adele Garavaglia, laurea in filosofia, scrittrice,insegnante,curatrice di collane, ne parla con maestria e umanità, come se la "risaia" fosse ancora patrimonio di tutti, generazioni passate,presenti e future. Ne parliamo meglio con Lei...

sabato 28 novembre 2009

Riso giallo e risate noir

Ridere ci arriva così com'è dal latino (ridere) e giunge direttamente dalla stessa radice del termine greco kriddein. Il significato è prorompere in riso, ovvero contrarre i muscoli del viso mentre si verifica una contrazione a scatti delle corde vocali.

Anche sorridere è un termine latino (subridere) e significa 'ridere sotto' ovvero compiere un'azione non piena. Ridere senza rumore, insomma, piegando appena le labbra e gli occhi quasi cercando di non farlo apparire. Si può sorridere per compiacenza, affetto, cortesia, ma anche per incredulità, sprezzo, compassione.

A questo punto, permettetemi di citare Dante. Nel XXII canto del Paradiso, infatti, il Sommo parla del sorriso e lo fa in questo modo stupendo: «Col viso ritornai per tutte quante le sette sfere; e vidi questo globo, tal ch'io sorrisi del suo vil sembiante».

Come facciamo dall'inizio di questa terza stagione, uno sguardo veloce sui libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni.

Al terzo posto troviamo Niccolò Ammaniti che scende di una posizione con il suo "Che la festa cominci" (Einaudi) e che, quindi, viene rimpiazzato al secondo posto da Alessandro Baricco che ha appena mandato alle stampe "Emmaus" (Feltrinelli). In vetta, anche questa settimana, Dan Brown con "Il simbolo perduto" (Mondadori), saldamente primo ancora negli USA, in Inghilterra e Germania, ma "solo" quinto nei Paesi Bassi.

Se vogliamo parlare, invece, solo di saggistica, la classifica italiana questa settimana è la seguente: al terzo posto Federico Rampini con "Slow economy" (Mondadori), al secondo Bruno Vespa con "Donne di cuori" (Mondadori) e in vetta il Presidente della Camera Gianfranco Fini con "Il futuro della libertà" (Rizzoli).

Qualche consiglio di letteratura noir

O ridere o morire (di Barbara Garlaschelli)
Quella che è stata definita (e a ragione) come la regina dello humour nero, ci regala un'edizione riveduta e corretta del suo primo libro, pubblicato nel lontano 1995 e oggi pressoché introvabile. È una raccolta di racconti fulminanti (arricchita da molte storie inedite) in cui calano dense e inquietanti sia le atmosfere sia le verità. Lo stile è rapido, leggero e i personaggi sono cattivi come le trame: il lettore, inevitabile, è costretto al disagio e alla perplessità. Il motivo è forse uno solo: i personaggi e le sensazioni sono quelle che animano la nostra vita tutti i giorni, ma sono descritti usando una luce diversa. Il più arrendevole non sempre si arrende, la più goffa nasconde qualità letali, il lutto non sempre è davvero inconsolabile e il senso dell'umorismo, ebbene sì, può anche condurre all'omicidio.
Euro 13,50 – Pagg.179 – Todaro
Spettri da ridere (di AA.VV.)E' una cosa risaputa, ma conviene sempre ribadirla: la maggior parte degli scrittori che raccontano di fantasmi non credono alla loro esistenza. D'altronde, non sarebbero stati dei "Grandi Mentitori". Questa bella antologia è sviluppata proprio sul fatto che i fantasmi non esistono. Il vero divertimento è quello di leggere come ci si può burlare dei racconti gotici, dello concetto stesso di fantasma, degli spettri. Un altro buon motivo per non farsi sfuggire questo libro? Semplice: gli autori. Oltre a essere tutti di lingua inglese, sono fra i più noti del panorama letterario: da Charles Dickens a Oscar Wilde, da Kipling a Jerome.
Euro 7,75 – Pagg.220 - Einaudi
Soltanto un sorriso (di J.D. Robb)Il tenente Dallas della Omicidi di New York ha appena sposato un miliardario tanto affascinante quanto enigmatico e adesso si sta godendo la meritata luna di miele. Il sogno, però, viene bruscamente interrotto: un giovane impiegato dell'albergo dove stanno soggiornando, viene trovato impiccato. Sembrava una persona serena, senza problemi, ma gli indizi sono inequivocabili e il caso viene catalogato come un suicidio. Poco tempo e la stessa sorte tocca anche a un avvocato e a un uomo politico. Anche in questi casi, nessuna lettera d'addio oppure indizi che possano far capire di più. Tre suicidi inspiegabili sono troppi per essere una semplice coincidenza. La nostra poliziotta si getta a capofitto nell'indagine. Come sempre accade nei romanzi, tutto è complesso perché le vittime non sembrano avere nessun legame fra loro. Un solo elemento comune, però, viene rivelato dalle autopsie: tutti i corpi hanno una piccola bruciatura nella corteccia cerebrale…
Euro 8,90 – Pagg.359 – TEA
Il giallo del sorriso scomparso (di Anna Lavatelli)Serve un commissario di polizia molto speciale per investigare su un furto altrettanto speciale, quello del sorriso della Gioconda. Non è l'unico caso, però: sono scomparsi improvvisamente anche i colori di un'intera città. Ad aiutare l'ispettore Busillis e sua moglie Renata c'è anche il fido cane poliziotto Asso. Questo romanzo illustrato è ovviamente per ragazzi e si può leggere a partire dai 9 anni.
Euro 7,75 - Pagg.128 – Interlinea

I miei auguri di buon compleanno vanno quest'oggi ad Alberto Moravia che spegne ben 102 candeline.

Una precisazione: quello di Alberto Moravia non è che uno pseudonimo. All'anagrafe, infatti, l'autore di opere come 'Gli indifferenti' e 'La noia' risponde al nome di Alberto Pincherle. È considerato uno dei più grandi romanzieri italiani del novecento e nei suoi scritti ha affrontato anche temi difficili come il sesso o filosofici come l'alienazione sociale e l'esistenzialismo.

Inoltre, cosa importante, gli auguri di buon compleanno raggiungono stasera anche un amico di “Siamo in onda”: William Facchinetti Kerdudo, in arte Will K.

Infine, anche questi davvero sentiti, tanti auguri al buon Tommy Julita: anche lui, tra due giorni, spegnerà le sue... can-deline.

Una risata vi seppellirà

Si racconta che in certe notti dell’anno sia possibile assistere al passaggio della grande Caccia Infernale. Migliaia di spiriti, sospinti da demoni ed altre creature delle tenebre, percorrono le campagne all’inseguimento della loro preda.


«Puntavo decisamente verso sud, verso Novara, verso casa. I fari tagliavano la notte davanti alla mia auto dietro cui, lentamente, le tenebre tornavano a saldarsi. Perché l’oscurità è ovunque e la luce è un’eccezione, uno strappo alla regola generale dell’universo.
Guarda il cielo sopra di te. So già che guarderai le stelle e non vedrai il buio in cui sono affogate. Guarda dentro di te. Vedrai la luce, ne sono certo, e chiuderai gli occhi di fronte all’ombra che la circonda e ti riempie, dandoti forma.
Guidavo con la sigaretta nella sinistra, aspirando una boccata ogni tanto e lasciando che il rosso della brace ardesse nell’oscurità. La destra si muoveva per tentare di cambiare il canale della radio dove stavano dicendo che fumare distrae dalla guida.
“Balle!” risi.
Un istante dopo qualcosa in fuga dalle tenebre, un cinghiale credo, fu sparato contro il paraurti della mia auto, come un proiettile da centocinquanta chili. Non compresi ciò che accadde finché non strisciai fuori dall’auto, annaspando nel fango.
Fu allora che udii la risata. Era lunga, sarcastica e stridente come una pietra da mola sulla lama di una falce.
Mi rialzai, realizzando solo allora che la mia auto era rovesciata in una risaia. L’unico faro sopravvissuto all’impatto lottava ancora disperatamente per non soccombere all’oscurità, da cui mi fissavano mute figure indistinte.
Allora la risata esplose, di nuovo, gigantesca. Come ad un segnale quell’armata silenziosa riprese la sua corsa. E io non potei fare a meno di unirmi agli spettri nella loro eterna caccia infernale.
Guarda l’oscurità che ti circonda e la tenebra che si annida dentro di te e ricorda:» disse il fantasma svanendo «sarà una risata a seppellirti.»

William Facchinetti Kerdudo e una passeggiata a Torino

Si intitola "Torino, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda" il nuovo libro del nostro ospite di stasera.
Le città non sono solo i luoghi ove abitiamo o lavoriamo con i loro palazzi, monumenti. Ben oltre la storia ufficiale vi sono storie e leggende meritevoli di essere valorizzate da un occhio curioso. Così nascono le guide di William Facchinetti Kerdudo.
Si è già parlato in questa sede della guida di Milano, dei misteri del Lago Maggiore ora arriva il momento di presentare in nuovo lavoro ovvero un’opera che riguarda la Città di Torino: città energica, ricca di particolari, curiosità e mistero.
Polaris Editore

Live a Siamo in Onda

Ottava puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospite della serata è Will K nella doppia veste di cantante e autore. Ricordiamo che Will K festeggia cono noi anche il suo compleanno.

Le risaie di Noè

Un problema angustiava il Grande Tessitore. Per anni aveva lavorato nell’ombra per creare le condizioni per rendere possibile quello che migliaia di cospiratori in tutta Italia attendevano.
Aveva ottenuto l’attenzione dei Grandi d’Europa inviando i soldati del piccolo regno di cui era Primo Ministro a combattere una guerra ai confini dell’Asia.
Aveva stretto accordi segreti con l’Imperatore dei Francesi, promettendo cessioni territoriali dopo la vittoria e dandogli un piccolo anticipo. Gli aveva infilato nel letto un’incantatrice, una sua affascinante cugina, che aveva saputo sedurre l’Imperatore e guadagnarlo alla causa del piccolo regno.
Aveva anche riarmato l’esercito, il cui nerbo era costituito da montanari e contadini perfettamente addestrati e disciplinati il cui motto era “non ti muovere”. Ed erano davvero capaci di non muoversi di un metro, di non cedere posizione nemmeno davanti alla carica della cavalleria, scaricando una scarica di fucileria dopo l’altra prima di andare all’attacco con le baionette inastate.
Tutto era pronto, insomma, salvo un piccolo dettaglio. La condizione perché la Francia scendesse in guerra a fianco del Piemonte contro l’Austria era che fosse questa a dichiarare guerra e attaccare. Questo presentava tre problemi. Innanzitutto la distanza dal confine, il fiume Ticino, alla capitale, Torino, era breve. In secondo luogo le forze piemontesi erano numericamente soverchiate da quelle austroungariche. Infine, tra l’esercito alleato francese e il Piemonte, c’erano di mezzo le Alpi.
Il risultato di questa equazione era uno solo: gli Austriaci avrebbero raggiunto la capitale prima dell’arrivo degli alleati. Un disastro insomma.
Così Camillo Benso, conte di Cavour, consumava nervosamente le piastrelle del pavimento, senza trovare una soluzione al problema, finché questa non gli arrivò sulla scrivania sotto forma di una relazione firmata Noé…
Avete capito bene, la relazione era firmata proprio Noé, ma quello non era uno scherzo e questa che vi sto raccontando è una storia vera.
Se volete conoscere la soluzione a questo mistero dovrete continuare a leggere con attenzione, però.
Dicevo, la relazione era firmata Noé. Il signor Carlo Noé. Anzi l’ingegner Carlo Noé per la precisione.
Naturalmente è inutile che vi dica in quale specializzazione si era laureato Noé… Non ci arrivate? Suvvia, in ingegneria idraulica, chiaramente, presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri di Torino. Quello che oggi si chiama Politecnico, per intenderci.
Insomma, l’ingegner Carlo Noé, nato a Bozzole Monferrato, in provincia di Alessandria, nel 1812 mandò a Cavour una sua relazione con cui forniva la soluzione al problema che tanto angustiava il Primo Ministro. Era possibile lasciare che l’Austria dichiarasse guerra al Piemonte e che le armate austriache non arrivassero a Torino prima che i Francesi avessero attraversato le Alpi.
Non fate gli spiritosi! Carlo Noé non aveva inventato la macchina del tempo. Né, tanto meno, aveva inventato una straordinaria arma segreta. La sua ricetta era semplice, lineare, poco costosa, facile da attuare e, soprattutto, di una efficacia spaventosa.
Cavour diede immediatamente ordine di chiamare Noé e gli affidò pieni poteri per la predisposizione del suo piano. Nel frattempo organizzò le cose in modo che l’Austria dichiarasse la guerra.
Così accadde. Gli austriaci varcarono il Ticino e dilagarono nel Novarese senza incontrare resistenza. I Piemontesi non davano battaglia, cedendo terreno al nemico, che sentiva di avere la vittoria in mano.
Finché Noé non diede l’ordine di scatenare contro l’invasore il peggior nemico di ogni esercito della storia: il fango. Tra il 25 ed il 29 aprile 1859 Noé scatenò una vera inondazione provocando l’allagamento del territorio tra la Dora Baltea e la Sesia, facendo sbarrare i canali d’Ivrea, di Cigliano e del Rotto. L’acqua dei canali, sommandosi a quella che già riempiva le risaie trasformò tutta la piana risicola del Vercellese in un’immensa palude.
L’esercito austriaco provò ad attraversare quel lago, ma letteralmente vi sprofondò. Uomini, cavalli, carri, cannoni affondavano nel fango e occorrevano sforzi immani per avanzare di pochi metri. Inoltre i ponti e le strade, tagliate da abili guastatori, diventavano altrettanti trabocchetti sotto quella superficie liquida e sempre uguale. In breve i comandi austriaci compresero che non sarebbero mai arrivati a Torino e diedero l’ordine di invertire la marcia.
Nel frattempo i Francesi avevano potuto passare le Alpi e congiungersi ai Piemontesi. Noé diede ordine di fermare l’inondazione e ripristinare chiuse e strade per permettere l’avanzata dei franco piemontesi che a Magenta, il 4 giugno 1859, sconfissero gli Austriaci, costringendoli a ripiegare verso la Lombardia, dove, pochi giorni dopo, sarebbero stati battuti definitivamente.
Il risultato di quelle battaglie fu la liberazione della Lombardia dal dominio straniero, seguita, nei mesi seguenti, dalla rapida unificazione dell’Italia.

Sabato sera: ospite l'artista eclettico William Facchinetti Kerdudo

E' davvero un concentrato di creatività questo personaggio che può essere annoverato tra musicisti, scrittori, fotografi. Scopriamo insieme il suo mondo fatto di passione per l'arte, la musica e il mistero. Inoltre, manco a dirlo, c'è un motivo in più per potergli dire "benvenuto in radio". Scopriamolo insieme, stasera.

giovedì 26 novembre 2009

Parole al vento: il libro, dalla radio al teatro



Domenica 29 novembre 2009 alle 16.00 la comitiva di Siamo in Onda sarà al piccolo teatro Il Colibrì presso il Centro Parco Oriano di Sesto Calende (Varese).
Sfoglieremo insieme le pagine di "PAROLE AL VENTO - Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio" (Macchione Editore).
Il libro, come molti di voi già sanno, è un'antologia di racconti curata da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts a favore di AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down.
Nel corso della presentazione, sveleremo alcuni retroscena del libro, leggeremo alcune pagine e ascolteremo un po' di musica dal vivo. Oltre a molti autori saranno presenti gli attori della compagnia teatrale LA CORTE DEI MIRACOLI, il cantautore ossolano MARIO ERMINI BURGHINER, l'istrionico architetto dalla chitarra facile FABRIZIO NASO TRABUCCO e qualche altro ospite a sorpresa.

Se l'idea vi piace, fate girare la voce. L'ingresso è gratuito.

Per saperne di più sul progetto "Parole al vento"
visitate il sito: www.parolealvento.it

sabato 21 novembre 2009

Paolo Franchini e i supereroi del noir


Super è una preposizione che ci giunge dritta dritta dal latino ed è un"comparativo di un supposto positivo". Corrisponde al greco yper, al tedesco obar e all'inglese over. Come si può facilmente notare, ad esempio nel titolo della puntata di questa sera, questa preposizione permane più che viva in molti composti: ad esempio, superfluo, superficie, superlativo, etc.

Eroe ci arriva invece dal greco eroa (un accrescitivo di eros) e si ricongiunge etimologicamente sia al sanscrito sia al latino dove assume anche il significato di vigoroso. Presso gli antichi, veniva chiamato eroe chi si credeva nato da una divinità oppure chi riusciva a compiere imprese prodigiose (grazie alla propria forza fisica, ma non solo). Quando passavano a miglior vita, gli eroi divenivano celebri e a loro venivano tributati onori quasi fossero semidei. Al giorno d'oggi, vengono considerati eroi tutti quelli che si distinguono per valore o grandi virtù, oppure per successi in imprese particolari (ad esempio, gli eroi di guerra).

Al solito, uno sguardo veloce, ma puntuale, sui libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni.

Scambio di posizione tra il terzo e il secondo: questa settimana, infatti, sul gradino più basso del podio troviamo Sua Eccellenza Cardinal Dionigi Tettamanzi con la sua "Lettera di Natale alle famiglie" (Centro Ambrosiano). Al secondo, quindi, si colloca con grinta il buon Niccolò Ammaniti con il suo "Che la festa cominci" (Einaudi); in vetta, anche questa settimana, e temo che lo vedremo lì per un po', il "solito" Dan Brown con il suo nuovo romanzo "Il simbolo perduto" (Mondadori). Questo "librone", come era lecito aspettarsi, rimane saldamente in vetta questa settimana anche negli USA, in Inghilterra e in Germania.

Un'ultima curiosità che, forse, interessa a pochi: in Cina, il libro più venduto in questi ultimi giorni è "A Story of Du Lala's Promotion" di Li Ke (Shannxi). E' la biografia di Eileen Chang, una delle più famose scrittrici di Taiwan, e lo si può comprare per soli 26 yuan (ovvero, nemmeno tre euro).

Qualche consiglio di letteratura noir

La donna fantasma (di Cornell Woolrich)Scott viene accusato di aver strangolato la moglie con una cravatta. Un delitto di gelosia che viene subito archiviato con una condanna terribile: pena di morte. L'uomo, però, insiste a proclamarsi innocente e a ripetere di aver trascorso la serata del delitto con una sconosciuta incontrata per caso in un bar. Solo l'amico più caro sembra poterlo aiutare e, per farlo, deve rintracciare quella donna che, secondo la polizia, non è mai esistita...
Euro 8,00 - Pagg.273 - Mondadori
La donna serpente (di Carlos Montemayor)Da un ufficio che si occupa di sicurezza nazionale, un agente informa per iscritto il proprio superiore di un fatto molto strano: in pratica, un personaggio che stanno tenendo d'occhio è invischiato in una serie di relazioni particolari. Quest'uomo, che dovrebbe essere un ricercatore, si sposta in continuazione nella zona del Messico. Sfruttando dati, testimonianze e avvenimenti reali accaduti in quella zona nel 1995, e rielaborando alcuni documenti politici e militari, l'autore è riuscito a creare un romanzo di grande tensione, ma soprattutto un libro che svela l'attività delle spie infiltrate nei movimenti politici e sociali.
Euro 15,00 - Pagg.247 – Manni
L'uomo Dragon (di Garry Disher)Siamo in Australia, a Melbourne per la precisione. Non è ancora Natale, manca l'acqua e l'estate si davvero caldissima. Uno dei paradisi del surf è turbato da una serie di incendi dolosi e da due delitti, due ragazze uccise nel giro di una settimana. Il killer, cosa che nei libri capita abbastanza sesso, scrive ai giornali e minaccia di colpire ancora. La polizia ha in mano solo l'impronta di uno pneumatico e un elenco di sospetti, tutte persone coinvolte in reati sessuali. L'ispettore Challis e il suo sergente lavorano senza darsi pace e quando le indagini sembrano arenate definitivamente, scoppiano nuovi incendi. Stavolta anche letali, di giorno come di notte. Per ironia della sorte, saranno proprio questi incendi a liberare la strada e a condurre i nostri poliziotti alla soluzione dei casi.
Euro 14,50 - Pagg.312 - Marcos y Marcos
Capitan Sangue (di Justin Somper)A bordo di un vascello pirata del ventiseiesimo secolo, tempi duri per Connor. Soprattutto da quando il nipote del capitano, un tipo davvero odioso, si è unito all'equipaggio e da quando la battaglia fra generazioni è diventata inevitabile. Intanto, la sua gemella e l'uomo che questa ama (e che è cieco) raggiungono una fortezza dove vive un guru in grado di curare anche la cecità. Sorpresa: il santone è molto più interessato a Grace che a chi dovrebbe curare. Per farla breve, i due hanno varcato il limite dal quale non c'è ritorno. E lo stesso, sembra un caso, è successo anche agli uomini ancora a bordo del vascello pirata dove inizia tutta questa storia. Si può leggere dagli da 11 anni in su e lo consiglio come regalo di Natale perché avvince ed è scritto (o meglio, tradotto) molto bene.
Euro 17,00 - Pagg.464 - Mondadori
I miei auguri di buon compleanno vanno stasera alla persona cui vengono attribuite due frasi "pesanti". La prima è più che nota: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo», ma anche la seconda non scherza affatto: «Se questo è il migliore dei mondi possibili,gli altri, che cosa sono?».

Questo signore si chiama François-Marie Arouet, ma è più conosciuto (e molto, anche) con lo pseudonimo di Voltarie e spegne proprio oggi la bellezza di 315 candeline. Per chi non lo sapesse, Voltarie è stato un poeta francese, ma anche un filosofo, scrittore e drammaturgo e il suo nome è indissolubilmente legato al movimento culturale dell'Illuminismo.

Live a Siamo in Onda

Settima puntata di Siamo in Onda, il salotto rodiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospiti della serata sono i The fate, bravissimi cantanti provenienti dalla capitale.
Ecco le foto della serata.

Le Polaroid di Marco Franceschini


Sono piccole gocce di memoria che riaffiorano, sono i classici scatti della vecchia Polaroid, forse un pò sbiaditi, sdruciti...ma che ritraggono pur sempre noi e il nostro vissuto.

La Seicento del fornaio
La Fiat 600 del fornaio non era una seicento qualunque, era speciale. Di più: era Abarth. Era l’essenza dell’aggressività, nessun’altra auto nel rione popolare era così cattiva e grintosa. Quella seicento non avrebbe sopportato nessun compromesso, anzi, era votata alla rissa. Il panettiere non la parcheggiava neppure vicina alle altre, grandi e piccole che fossero, e secondo me era perché la sua Abarth le provocava. La teneva sul marciapiede, in divieto di sosta davanti alla bottega.Già al minimo lei ringhiava, con il motore che teneva il minimo e rispondeva rapida ai colpi di gas ballonzolando sotto il cofano, tenuto semiaperto da un paio di stecche, come si usava allora, nella spettacolare ricerca di ventilare adeguatamente qual piccolo motore attaccabrighe. Anche lo scarico – doppio! – ballava e si abbassava bruscamente ad ogni accelerata, con un suono che da ruvido mutava improvvisamente in acuto. Che meraviglia! E poi un giorno era pure cresciuto di misura, perché la scritta Fiat 600, pur con l’aggiunta “Abarth”, era stata sostituita da una, ben più consistente: 850. Quella notte, in una misteriosa metamorfosi, era diventato ottoecinquanta! Una specie di Ferrari in miniatura. Quando passavo davanti al fornaio, che si trovava sul mio percorso casa-scuola elementare, insomma, la trovavo sempre là, ed aveva il potere di bloccarmi, facendomi così correre (!) il rischio di farmi arrivare tardi alle lezioni. Sì, perché allora si andava anche due pomeriggi alla settimana, ma le mattinate in classe, però, erano così un poco più brevi. Era davvero divertente osservare ogni particolare della – chiamiamola per convenzione – seicento, anche perché c’era quasi sempre qualche cosa che si aggiungeva, di settimana in settimana, aumentando così la sua natura luciferina. Certo non è che tutte le volte si arrivasse all’aumento di cilindrata, ma insomma lo spettacolo non mancava mai: ora la coppa dell’olio maggiorata spuntava da sotto, ora il proprietario le regalava la strumentazione speciale con il grande contagiri, il volante a tre razze, ora il radiatore supplementare… Gli scudetti giallo-rossi con lo scorpione, simbolo dell’Abarth, costellavano la carrozzeria bianca come la farina della quale il proprietario era sempre come impolverato, scudetti che toglievano ogni dubbio. Mica il caso mio, ma l’ignoranza in materia di simili belve non mancava, in giro. Un giorno, dopo un’evidente cura subita anche dalle sospensioni, trovai la piccola Fiat con il muso che, nato pacioso per famiglie di belle speranze e dalle molte cambiali, morsicava ora l’asfalto, come un cane che tira la tovaglia dal tavolo, trascinando con la tovaglia anche il servizio buono. “Fiat Abarth!”. Ed anche le zucche si tramutavano in veloci carrozze (scoprii in seguito, mio malgrado vista l’intrinseca difficoltà della materia anche, per così dire, risonanze latine in questo binomio!). Naturalmente si doveva prestare attenzione, poiché c’erano le Abarth vere e quelle false, ma per noi bambini il sistema per smascherare i falsi c’era: se lo scarico era doppio, allora era un’originale! Mi accorsi in seguito che anche questo parametro, questa “certificazione”, come si direbbe ora, non era certo sufficiente ma, si sa, più si invecchia e più si scopre che le verità sono difficili da cogliere e le fregature facili da prendere. Allora, insomma, bastava molto meno, dico per scoprire la verità o per credere di conoscerla. La mia passione per l’Abarth cresceva giorno per giorno, virulenta e, come ebbi modo di constatare successivamente, incurabile, ma allora ero più ottimista e pensai così di poter soddisfare almeno un po’ il mio desiderio di entrare a far parte del mondo dello scorpione. Quindi, cercavo di “vivere in modo Abarth”. Molte mie attività, così, erano “abarthizzate”, per usare una mia definizione di allora, ad esempio salire le scale di casa: si trattava di correre sulle rampe come un matto, su fino al quinto piano, unendo alla velocità una valida imitazione del rumore del motore, e mimando, a pugni tesi in avanti, l’impegno della guida, magari con frequenti cambi di marcia. La Trento-Bondone, insomma! Mia madre avanzava talvolta qualche riserva, dal momento che non sempre rimanevo nei limiti fonometrici di legge. E poi lei non capiva perché una seicento alla fine dovesse costare come una millecento! Ma come spiegarglielo!? Se una seicento fila a 140 all’ora e brucia le millecento, mica può costare di meno?! E poi la mamma, proprio lei, che faceva la spesa tutti i giorni, come faceva a non capire? Erano tutti pezzi speciali! Un ulteriore miglioramento nelle mie prestazioni lo raggiunsi quando acquistai dal cartolaio, proprio di fianco al forno, uno scudetto adesivo giallo e rosso con lo scorpione. Costava la non certo trascurabile somma di 140 Lire, che rappresentava numerosi lavoretti casalinghi che fruttavano ora 10, ora 20 Lire. Mia madre non è che capisse il fascino Abarth, ma almeno mi permetteva, pedagogica, di accumulare così risparmi…Dopo giorni di impegno, appiccicai con mille cure lo scudetto sul carter catena della mia bicicletta rossa. Da quel giorno anch’io ero entrato nell’eletto gruppo dei possessori di un’Abarth e le prestazioni della bici registrarono come per incanto un impulso incredibile: accelerazione bruciante, velocità elevata, tenuta di strada superiore erano finalmente caratteristiche anche della mia fida e paziente Atala con ruote da 18. Lo scorpione, ancora una volta, aveva punto la meccanica senza pietà ed il veleno era entrato in circolo.

Supereroi senza fumetti


Molto prima che la matita iniziasse a disegnare il fumetto, anzi, molto prima che la matita fosse inventata, anzi, fin dall’inizio dei tempi, i supereroi esistevano. Certo, non indossavano una calzamaglia colorata, ma erano belli, sempre giovani, invulnerabili e i loro poteri erano ugualmente straordinari. Erano Dei e i loro nomi divennero leggenda.
Anche i loro avversari non erano meno agguerriti e pericolosi, dei veri super avversari.
Come il dragone Tiamat, la madre di tutti i mostri, che Marduk sconfisse precipitandola nell’Abisso e conquistando il titolo di Re degli Dei. E che dire dei Titani? Giganti dalla forza bruta smisurata che diedero la scalata alla montagna degli Dei accatastando i monti uno sull’altro? Ma Zeus li sconfisse, scagliando contro di loro micidiali folgori, forgiate per lui da Giganti con un occhio solo.
Al tempo degli Dei, invincibili, immortali e beati, subentrò però il tempo degli Eroi. Figli degli Dei e perciò dotati di poteri straordinari, ereditavano il tragico destino della loro parte umana: l’essere mortali. Così la loro invulnerabilità presentava sempre un punto debole.
L’invincibile eroe greco Achille fu ucciso da una piccola freccia che lo colpì nell’unico punto debole: per renderlo invulnerabile, la dea Teti, sua madre, l’aveva immerso da piccolo nelle acque di un fiume infernale, lo Stige. Solo il tallone, per il quale lo teneva al momento dell’immersione, non era stato bagnato, segnando il suo destino.
Sorte analoga toccò al germanico Sigfrido. Dopo aver ucciso il temibile drago Fafnir si era bagnato nel suo sangue per diventare invulnerabile alle armi. Una foglia, caduta per destino sulla sua schiena, indicò il punto in cui un traditore avrebbe conficcato la propria lancia.
A molti supereroi dell’antichità non mancavano nemmeno i superproblemi. Ercole, figlio illegittimo di Giove, dovette per tutta la vita fare i conti con l’ira rancorosa della moglie di questo dio, smaniosa di sbarazzarsi del figlio della colpa. Sciagure familiari e attacchi di follia omicida costrinsero Ercole a sobbarcarsi numerose, epiche, prove per espiare le proprie colpe.
Non mancavano neppure i crossover. Per chi non lo sapesse un “crossover” è una storia in cui due supereroi che normalmente hanno le loro avventure in collane o, comunque, in storie separate si incontrano. Ad esempio, i Fantastici quattro possono incontrare Silver Surfer o l’Uomo Ragno in una storia e insieme combattere i loro comuni nemici.
Anche gli eroi della Grecia ebbero il loro crossover quando l’eroe Giasone organizzò una spedizione in terra straniera, sulla nave Argo. Tra gli imbarcati, detti complessivamente “Argonauti”, figuravano eroi famosi come Ercole, i gemelli Castore e Polluce, il cantore mago Orfeo e tanti altri.
Le imprese degli dei e degli eroi erano inoltre raffigurate nelle sculture e nelle pitture, talora con tratti così vivi da richiamare i moderni fumetti che, non a caso, spesso si sono ispirati alla mitologia.
Così Thor, il dio del tuono, è entrato passato prepotentemente dalle saghe vichinghe ai comics statunitensi. E che dire della serie Sandman, che pesca abbondantemente nel patrimonio mitologico del mondo antico?

venerdì 20 novembre 2009

Il Telefono Rosa: terza e ultima parte

Difficoltà incontrate?
Molte. Dalle croniche difficoltà economiche di tutte le associazioni di volontariato, ai problemi di creare e sostenere reti di tutela e di supporto. Dalle azioni a favore delle donne a quelle di sensibilizzazione nei confronti del genere maschile, che deve farsi carico di riconoscere che la violenza è quasi essenzialmente un comportamento maschile. Ma bisogna anche dire che nel limite del possibile le istituzioni ed enti privati fanno il possibile per garantire una attività ai massimi livelli.

Soddisfazioni ottenute?
Parlare di soddisfazioni non è facile, nel nostro settore. Però vediamo donne violentate che riprendono in mano la loro vita. Donne con figli che lasciano il "posto sicuro", che ormai è violento, e che si adattano a qualunaque lavoro pur di creare indipendenza e autonomia per sè o i propri figli. Vediamo la dimensione internazionale e mondiale della violenza: accogliamo donne di ogni etnia. Se soddisfazione ci deve essere, è quella di essere sempre in prima fila e sempre pronte quando una donna ha bisogno di noi.

Obiettivi futuri?
Il mantenimento dei livelli attuali di attività, e dei servizi esterni, soprattutto quelli con il camper itinerante di Vicino a Te. La promozione di pratiche univoche nella Regione Piemonte per realizzare metodologie adeguate nel contrasto alla violenza. La creazione di reti di supporto e di ulteriori spazi per accogliere le donne. Obiettivi tanti: energia anche, ma ovviamente non dipende solo da noi.

La situazione delle donne oggi rispetto al passato...
Vedo miglioramenti sulla base della consapevolezza delle donne e del coraggio che hanno per la denuncia o per percorrere la strada della propria autonomia. Ma avremo ancora tante vittime, anche uccise, perchè ormai le dinamiche violente si alimentano di modalità che non sono solo di sopraffazione, ma di eliminazione.

Le situazioni ricorrenti più spiacevoli...
Donne vittime di stalking, perchè non si sa mai dove si fermerà il perpetratore. Donne sole con splendidi bambini al seguito, che non hanno dove andare. Ma l'elenco sarebbe infinito: ogni storia ha qualcosa che la rende più spiacevole di quella precedente.

Il piemonte è una realtà a sè o simile al resto d'Italia dove operano altre associazioni simili?
Pensiamo che la violenza sia un fenomeno globale. Non ci sentiamo di appartenere a territori migliori o peggiori. Le amiche delle altre associazioni la pensano come noi, infatti.

Un consiglio per ogni donna...
Non accettare la violenza, non sperare che un uomo violento cambi, sappia distinguere tra il proprio amore e come questo amore è ricambiato. Sul nostro sito ci sono molti materiali, alcuni pratici: invitiamo tutte le donne a consultare il sito e a conoscere la violenza: per sè ma anche per le vicine di casa. le amiche, le parenti. Ma questa è poi la raccondazione che facciamo anche agli uomini. Attenzione, vicinanza e solidarietà: e la violenza dovrà fare un passo indietro.

Ringraziando Lella Melzo vi segnalo con piacere il sito dell'Associazione : http://telefonorosa.altervista.org/

L'origine del supereroe




Gulo era un ragazzo malinconico, dallo sguardo sognante. Frequentava la Facoltà di Filosofia. Lui, però, avrebbe voluto essere un supereroe, e non un filosofo.

A quel tempo, tuttavia, la città era sovrappopolata di eroi, boriosi e narcisi, che invece di aiutare le persone, pensavano solo a fare bella mostra di sé.

C’era l’Uomo Invisibile (che aveva problemi a mostrarsi, ma era borioso lo stesso), l’Uomo Acqua (che poteva trasformarsi e privatizzarsi a proprio piacimento), ed il famigerato Uomo Improcessabile.

Insomma, sembrava proprio che per Gulo non ci fosse posto...

Un giorno, però, proprio mentre il professore spiegava la maieutica socratica, Gulo decise di andarsene dall’università, e di scappare via per sempre...

Arrivato al bosco che sorgeva alla periferia della città, nel buio della notte, Gulo avvertì un versetto raccapricciante che proveniva da un cespuglio. Si avvicinò. E fu aggredito da un procione furioso, che lo morsicò al naso!

Immediatamente Gulo iniziò a trasformarsi. Gli sbucarono peli ovunque, e due grosse orecchie sul capo.

Era diventato l’Uomo Procione.


I suoi poteri, tuttavia, parevano essere soltanto due:

  1. Emanare cattivo odore.
  2. Sciacquare qualsiasi pietanza nel fiume, prima di portarla alla bocca (come sono soliti fare, appunto, gli orsetti lavatori...)

Gulo, divenuto un supereroe (anche se non proprio quello che avrebbe voluto), corse subito in città, per mostrarsi agli altri supereroi.

Quelli, però, erano tutti nello studio TV della città, a farsi belli davanti alle telecamere. Ma, cosa ancor più terribile, qualcuno aveva piazzato una bomba nello studio, per liberarsi per sempre di tutti i supereroi.

Gulo sapeva queste cose per via del suo terzo, insospettato superpotere: il “senso di procione”.

Ecco che, allora, Gulo irruppe in trasmissione, e diede l’allarme.

Tutti fuggirono.

Sia le persone del pubblico, sia quei codardi dei supereroi.

E quando la bomba esplose, soltanto il povero Gulo rimase schiacciato sotto le macerie.


Il suo verso di procione impaurito, tuttavia, fece breccia nel cuore delle persone e, così, panettieri ed idraulici, netturbini ed impiegati iniziarono a scavare tra le macerie, e trassero in salvo il povero Uomo Procione.


Da quel giorno, Gulo vaga per la città, in cerca di un modo per cacciarsi nei guai, perché possiede il potere più speciale di tutti: lui sa tirar fuori l’eroe che alberga nel cuore delle persone più semplici.


Da quel giorno, Gulo, si fa chiamare Procyon, il procione maieutico...




© 2009 – Federico Di Leva

Con illustrazioni di: F. Miglio & C. De Micheli Rossi

SUPEREROI !!!


Sabato 21 novembre il tema della puntata è " Supereroi". Vi dirò che, nonostante io abbia il terrore dei ragni, il mio supereroe preferito è proprio Spiderman. Perchè? non lo so... forse perchè Peter Parker fa il giornalista, spesso pure un po' sfigato e sottovalutato.
Ma non parliamo di me. Parliamo di un eroe, che la Storia, il Mito e la Leggenda hanno fatto diventare super. Parliamo di PARIDE, colui che rapì la bella Elena e provocò una serie di guai e accidenti su e giù per la penisola Ellenica.

In CircostanzeTeatrali 2009, io recito un monologo interpretando Elena. Menelao e Paride sono le altre due voci dell'infausto terzetto. Però è a Paride che sono affezionata. Me lo sono immaginata come un ragazzino che agisce suo malgrado e si è trovato in mezzo a qualcosa di molto, molto più grande di lui. Insomma "mamma, non è colpa mia, sono state le Dee che me lo hanno fatto fare...". Giovane, dal destino un po' sfigato. Quasi come Peter Parker.


PARIDE

Mi viene da ridere. Mi viene da ridere, ah ah ah!
Ah! il veleno sta facendo effetto. Svolge bene il suo compito, questo veleno.
Mi viene da ridere. E da piangere. Sto morendo. Muoio alla fine di dieci anni di guerra, muoio per una menzogna, il peccato originale della mia vita mi ha presentato il conto.
Sono troppo giovane per morire…
Ero un ragazzino quando tutto è iniziato.
Facevo il pastore, solitario, fatto per abitare nel sole, immerso, come un dio selvatico, nel respiro degli animali e degli alberi.
Per un’illusione d’amore ho rovinato tutto.
Per una bugia, una bugia del cazzo… ah ah ah.
Chissà che cosa mi è saltato in mente, quel giorno, dove mi sono infilato, in mezzo alla ragione e al delirio, in mezzo tra l’incubo e il sogno.
Che diavolo mi prese, in quella gara assurda di bellezza tra dee, di attribuire a Venere il pomo tanto ambito.
Mentii, sedotto dalla promessa di incontrare e di possedere, favola leggera e mortale, la donna più bella del mondo. Era un sogno infantile, cresciuto oltre sé stesso, sui fuochi ormonali della pubertà. Fantasia nata dalla carne.
Ma questa promessa divina, cosa mi ha portato?
Solitudine, solitudine in attesa dell’avverarsi della profezia. Solo in mezzo a tutti i miei amici, i miei concittadini, che si misero anch’essi in attesa. Facendomi terra bruciata intorno.
Attendevano, loro. E aspettavo anche io, prigioniero di quella dannata profezia.
Ergastolano di un evento che per forza avrebbe dovuto, prima o poi, verificarsi.
Ah! Io, Paride, ero destinato ad amare e possedere la donna più bella del mondo.
Quella. E non altre.
Nessuna di quelle fanciulle, che mi apparivano fuggevoli, scivolando nelle strade di Troia, no, nessuna di quelle care e dolci creature che mi sorridevano da lontano, accennandomi un saluto. Nessuna.
Quella dannata profezia! Non ho più potuto avvicinare una donna senza che questa scuotesse tristemente il capo, mormorando “certo, non sono io…”
Condannato all’esilio di un’attesa. Abitante di un sogno, un sogno dal quale potevo liberarmi solo realizzandolo.
E’ stata la disperazione, e non l’amore, a spingermi verso Elena.
Quanto poco amore c’è nelle storie d’amore.
Quanto poco si amano gli uomini e le donne, veramente intendo.
Amano sempre sé stessi, e amano il proprio destino, negli altri.
Mi sono preso Elena, sì, non perché l’amavo, ma per la sua fama. E’ lei la più bella no?
Dovevo liberarmi, dovevo far avverare la profezia.
Elena era il mio sogno diventato carne.
Non l’ho mai amata.
Era solo la mia chiave per tornare al mondo.
E fu allora che accadde. Una cosa strana.
La Gelosia.
Si perché, tornato a Troia, insieme con Elena, ho scoperto che la mia evasione in lei era… reciproca. Entrambi eravamo fuggiaschi. Io, dal mio peccato originale. Lei, la bella Elena, da Menelao, suo marito.
Capii, d’un tratto, lucidamente, come un raggio di sole che penetra nel sogno oscuro e ferisce gli occhi, che Elena non era fuggita CON me, ma DALL’altro.
Non amavo Elena. Ma la gelosia senza amore è un’acrobazia intellettuale che non tutti conoscono, e che si alimenta di un dolore tetro e solitario.
La gelosia senza amore è l’onanismo della mente. E' destinata ai filosofi.
La gelosia per amore è un male per artisti. Non so chi l’ha detto, l’ho sentito da qualche parte.
L’una genera emozioni e allucinazioni, l’altra glaciazioni e teoremi.
Non l’ho mai amata, Elena, ma soffrivo pensando che lei amasse ancora Menelao.
Per qualche ragione tutta femminile che non mi interessava certo sapere, è venuta via con me amando lui. Per dispetto forse …. che ne so, valle a capire le donne!
Ho capito che Elena mi ha salvato dall’incubo della profezia, ma non mi ha salvato da me stesso.
Ho capito che avverare la profezia non è stata la mia vittoria, ma la mia sconfitta.
Infatti ora muoio, e io volevo fare tante altre cose.
Il mio sogno infantile, Elena, la più bella del mondo tutta per me, mi ha impedito di crescere, è diventato un tumore maligno, è diventato guerra decennale, sangue e lacrime, carri incendiati e cadaveri da calpestare.
Ho creduto che Elena fosse una liberazione, invece è stata così inutile.
Inutile…


(ispirato a un testo di G.Celli)


giovedì 19 novembre 2009

Il Telefono Rosa: seconda parte

Come è nata L' Associazione?
Il Telefono Rosa di Torino è nato nel 1993, a seguito dell'iniziativa di un gruppo di socie fondatrici che hanno così inteso creare sul territorio piemontese una realtà operativa di contrasto alla violenza contro le donne. La fondazione è stata poi seguita da un significativo numero di persone e si sono avviate collaborazioni in rete con enti istituzionali e privati che consentono oggi al Telefono Rosa di essere una realtà che si rivolge non solo a Torino, ma a tutto il Piemonte e in generale (grazie ad internet) ovunque ci sia qualcuno che ci incontra o che ci cerca. Il nostro ruolo è essenzialmente dedicato ad attività di ascolto, accoglienza e accompagnamento di donne vittime di violenza e maltrattamenti fisici, psicologici e/o sessuali.

Il suo Sviluppo a livello della regione Piemonte?
La sede di quello che ormai è il Telefono Rosa del Piemonte, come dice il nome, è stabilita a Torino, in Via Assietta 13/a a pochi passi dalla stazione di Torino Porta Nuova.
Nonostante ciò, la diffusione della nostra presenza è sia a livello regionale sia a livello nazionale, considerando che i diversi contatti che abbiamo via e-mail portano la nostra azione ben al di là dai confini provinciali o regionali. Abbiamo poi realizzato due servizi esterni: uno chiamato Presenza Amica e che vede la presenza di nostre operatrici ed operatori nella stazione di Torino Porta Nuova dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 24.
C'è poi Vicino a Te, un camper itinerante che staziona davanti a scuole, ospedali, uffici, mercati, per incontrare, informare, sensibilizzare e anche offrire ascolto alle donne e a tutti coloro che intendono dare un contributo di presenza al contrasto contro la violenza alle donne e per i minori vittime di violenza assistita.

La sua esperienza nell' Associazione...
Sono Presidente dell'Associazione ma sostanzialmente ne ho visto la nascita, come socia fondatrice. La mia è una esperienza complessa, che deriva dalle prime lotte per la conquista dei diritti delle donne fino ad arrivare a considerare la violenza, tra l'altro, come la prima e più brutale negazione dei diritti femminili. Nel corso del tempo abbiamo dovuto attrezzarci con violenze sempre più efferate. Già nel 2000 avevamo lanciato un allarme sulle recrudescenza della violenza fino all'omicidio: i fatti ci hanno dato ragione. Questo non è indovinare il futuro: è saper leggere nei comportamenti del perpetratore e nelle reazioni della vittima un preoccupante aumento della violenza. Che ora sta degenerando anche nelle giovani generazioni e soprattutto sotto forma di violenza di gruppo.

Come vengono istruiti e preparati i Volontari?
Più che di istruzione si deve parlare di formazione continua. La nostra formazione prevede momenti d'aula almeno una volta l'anno, con corsi che si aggirano sulle 30 ore complessive. Poi ci sono le formazioni permanenti, interne ai vari progetti. Abbiamo uno psicologo, formatore e supervisore, che verifica in ogni momento le situazioni a più alto impatto. Molta della preparazione delle volontarie dell'accoglienza è legata, è dedicata alla riflessione sulle proprie emozioni e sui vissuti personali legati alla violenza.






martedì 17 novembre 2009

Il Telefono Rosa: prima parte

L'Associazione Volontarie del Telefono Rosa Piemonte è una Onlus, ossia un'Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, nata l'8 marzo del 1993 dopo alcuni mesi di preparazione.
Rappresenta un luogo di "ascolto", di "incontro", di "sostegno" e di "accompagnamento" per le donne che vogliono affrancarsi da situazioni di violenza e di maltrattamento dentro e fuori la famiglia e non solo per queste donne...Ne parliamo meglio con la Presidente dell'Associazione, la Dott.ssa Lella Menzio...

Una serata di parole e tazze di tè



Un consiglio da amici per una serata particolare...

sabato 14 novembre 2009

Il noir è in linea, parlate pure...


Stavolta, purtroppo, non posso disquisire di quello che scopro settimanalmente sul mio dizionario etimologico, perciò spendo qualche parola per riassumere la storia del telefono.

La paternità di questo apparecchio, da sempre, è stata in discussione. Qualcuno attribuisce l'invenzione al nostro Antonio Meucci, altri allo scozzese Alexander Graham Bell. Nel 2002, il congresso degli Stato Uniti ha ufficializzato che per il telefono si deve ringraziare Meucci, che l'avrebbe scoperto nel 1871. A far ribollire la zuppa, se così si può dire, arriva però subito qualche ben informato: la tesi? Il telefono sarebbe stato concepito e testato vent'anni prima rispetto a quanto fatto da Meucci e l'artefice sarebbe un certo Innocenzo Manzetti nato, cresciuto e trapassato ad Aosta.

La questione, quindi, è questa: il dubbio sul nome del papà del telefono non lo fugherà mai nessuno.

Come facciamo dall'inizio di questa terza stagione di "Siamo in onda", uno sguardo veloce ai libri più venduti in Italia la scorsa settimana. Camilleri, Benni e Tabucchi lasciano il podio, forse definitivamente. Natale, però, è quasi alle porte e, quindi, non si può mai dire... Mentre al terzo posto giunge Niccolò Ammaniti con il suo "Che la festa cominci" (Einaudi), al secondo si piazza un personaggio importante: nientepopodimenoché il Cardinale Tettamanzi con il suo libro "Lettera di Natale alle famiglie" (Centro Ambrosiano). Dal sacro al profano, nel giro di un attimo, comunque. E stavolta non è una frase fatta: sul gradino più alto ritroviamo infatti quel diavolaccio di Dan Brown con "Il simbolo perduto" (Mondadori).

Una curiosità: la scorsa settimana, Dan Brown era al primo posto anche in Germania, in America e in Inghilterra.

Qualche consiglio di lettura noir

Morte al telefono (di Elizabeth Daly)Davanti a casa Fenway, un'illustre famiglia di New York, il postino raccoglie una busta malconcia. L'indirizzo è quello di mister Gamadge, un esperto di libri antichi nonché investigatore dilettante. All'interno un biglietto anonimo pieno di parole senza senso. Per meglio dire, la situazione sembra questa. Sembra, appunto. Le domande, infatti, non si fanno attendere: di cosa si tratta? perché non è stata spedita? Il nostro uomo, più che altro per curiosità, decide di andare a casa Fenway. Li scopre riservati oltre ogni limite, quasi avessero qualcosa da nascondere. Dopo la prima missiva anonima, subito un'altra: questa volta è la pagina di un orario ferroviario su cui è indicata una località vicina alla residenza di campagna dei Fenway. La situazione, già difficile, precipita quando una morte incomprensibile arriva a sconvolgere la tranquillità apparente della famiglia. Il tempo stringe e mister Gamadge deve agire in fretta. Molto in fretta. Prima che un telefono squilli, per capirci. Un noir con una buona dose d'azione, consigliato soprattutto a chi ama le vicende tranquille, ma non troppo.

Euro 12,90 - Pagg.263 - Polillo
Il gatto col numero di telefono (di Antonio Caron)Il maresciallo Vitale si reca a Mantova, dai parenti di sua moglie. Doveva essere una toccata e fuga, ma il carabiniere si imbatte in due omicidi. Come capita sul serio da quelle parti, l'inverno è freddo e la nebbia fittissima. Una delle vittime è una donna, lo scenario del delitto una sperduta villa signorile. Gli unici che sembrano sapere qualcosa, sono i componenti di una setta religiosa: la faccenda, quindi, è davvero intricata. Pagina dopo pagina, affiorano storie legate alla prostituzione e a tanti investimenti finanziari che servono solo per frodare il fisco. I protagonisti sono parecchi, per qualcuno anche troppi, ma la storia si muove bene. A dare il via a tutto, un gatto. Anche questo un personaggio, se vogliamo, protagonista della storia di Caron quanto le stradine del centro di Mantova in cui tutta la vicenda si svolge. Una lettura piacevole e la cosa, credetemi, non è da poco.

Euro 8,00 - Pagg.180 - Frilli
L' elenco telefonico di Atlantide (di Tullio Avoledo)In uno spettrale condominio di provincia vive Giulio Rovedo, responsabile dell'ufficio legale di una piccola banca che sta per essere assorbita da un colosso finanziario. Dietro la fusione, come è facile intuire, non ci sono solo gli interessi di una qualsiasi multinazionale, ma un gruppo di esoteristi furibondi. Il loro scopo? Trovare l'Arca perduta perché gli dèi dell'antico Egitto possano tornare al potere. Da un tranquillo lavoro da impiegato, il signor Giulio si ritrova catapultato in un'avventura planetaria, una vicenda fatta di matematica, cabala, universi paralleli, divinità malefiche. E' un libro "strano", vi avverto, un thriller piuttosto ironico sempre in bilico fra horror, fantascienza e fantasy.

Euro 13,00- Pagg.504 - Einaudi
Il miei auguri di buon compleanno, questa volta, sono per Carlo Emilio Gadda che proprio oggi compie 116 anni. Lo scrittore milanese, per chi non lo sapesse, è il papà del romanzo giallo "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana". La curiosità di questo romanzo del 1957 è una ed è di quelle davvero toste: la storia si chiude senza la scoperta del colpevole. Per Gadda, infatti, la realtà è troppo complessa per essere spiegata con razionalità.

Già che ci sono, faccio gli auguri a un altro scrittore nonché amico della nostra banda di "Siamo in onda". Il nome? Ma è quello di Mario Favini, non lo sapevate?



Live a Siamo in Onda

Nuova puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Carrellata sugli ospiti della serata tra cui: la band borgomanerese Rego Silenta, la poetrice Rossana Girotto e lo scrittore Luca Platini.
Ecco le foto della serata.






Quando il sentimento correva sul filo

Ripescando nell'archivio della memoria, vorrei segnalarvi tre canzoni italiane che ben si legano al tema di questa sera: il telefono.

La prima è del 1975, interpretata da Domenico Modugno. Si intitola PIANGE IL TELEFONO. Remake di una canzone francese, all'epoca incontrò scarsa approvazione dalla critica ma l'entusiasmo del pubblico. È un dialogo strappalacrime (al telefono) tra una bimba ed un uomo che, si scopre essere l'ex amante della madre e padre della bambina stessa. La voce della piccola era di un'allora giovanissima Francesca Guadagno, oggi famosa doppiatrice (Jennifer Aniston, Cameron Diaz in "Tutti pazzi per Mary"). Sua era anche la voce di Heidi nella versione a cartoni animati.



Altra segnalazione: BUONASERA DOTTORE. L'anno è lo stesso, 1975. Il brano portava le firme di Paolo Limiti e Shel Shapiro.
Ancora una conversazione telefonica e un'amore clandestino in sottofondo, quello tra una languida Claudia Mori (proprio lei, il severissimo giudice di X-Factor) ed un misterioso uomo.



Due curiosità: la prima è che non è dato a sapere a chi appartenesse la voce maschile. Qualcuno, sbagliando, l'attribuì ad Alberto Lupo. La teoria più attendibile è però che si trattasse di un certo Franco Morgan, doppiatore cinematografico e televisivo degli anni '70.
La seconda: tanti pensano che la versione originale di questa canzone fosse di Mina. In realtà Mina ne fece, sì, una sua versione, ma solo nove anni più tardi, per l’album “Sì, buana”.

La stessa Mina nella sua lunga carriera, ha però dedicato all’oggetto tema della nostra serata un’altra bellissima canzone. S'intitola “Se telefonando”. La musica è di Ennio Morricone (per il cui ritmo, si dice, si ispirò al suono delle ambulanze di Marsiglia) mentre le parole sono di Ghigo De Chiara e Maurizio Costanzo.

"Di uscita ce n'è una sola, e tu non la conosci ancora"


“(...) Questo non è un sogno o (...) se lo vuoi considerare tale, sappi che questo è un sogno anomalo. Di uscita ce n'è una sola, e tu non la conosci ancora.”
Sono parole tratte dalla prima pagina di un romanzo che si intitola “OVUNQUE E DA NESSUNA PARTE” (La Riflessione – Davide Zedda Editore). È una storia che invita il lettore a muoversi avanti e indietro nel tempo per mettere in fila i tanti frammenti di un’esistenza andata in frantumi, quella del protagonista del romanzo. L’autore è un borgomanerese, Luca Platini, nostro ospite questa sera.

Un mare primaverile gioca con le sue onde placide. Un'aria inerte veglia una casa sulla spiaggia. Una scacchiera resta orfana di uno dei due contendenti. Lei è scomparsa. A Lui, preda di un'amnesia, non resta che farsi guidare da un sogno che affonda le radici in un passato lontano.
Attraverso un intrigante viaggio mentale a metà tra sogno e ricordo, dove futuro e passato si sfidano per il controllo del presente, il testo invita il lettore a ricostruire un'esistenza andata in frantumi in seguito all'ennesima, devastante sconfitta personale.
A che conclusione si arriverà seguendo la strada indicata dall'uomo dei sogni, l'unica che porta OVUNQUE E DA NESSUNA PARTE?
Ce la farà Lui a ricongiungersi a Lei?

Se volete saperne di più, questo è il sito internet del romanzo: www.ovunqueedanessunaparte.it

Il telefono che verrà


A voi non mette tenerezza questa pubblicità dal sapore così vintage?

Sentirsi "a casa": quarta e ultima parte

I vostri futuri obiettivi?
I nostri obiettivi sono crescere,arrivare a una microriccetività capillare come in Irlanda,in Francia, riuscire a valorizzare il territorio, riuscire a far conoscere e diffondere il nostro "nome" ma non a discapito della qualità, la qualità è fondamentale, come lo sono la pulizia,l'accoglienza,lo scambio.

Un consiglio che vorrebbe dare a chi ha intenzione di cimentarsi in un progetto simile...
Essere gestori di un B&B significa prima di tutto impegnarsi con passione,non avere l'idea di arricchirsi. Si intraprende questa attività se la si "sente", se si vuole veramente far conoscere il nostro territorio, se si vuole accogliere il "turista" come un amico, se si vuole confrontarsi con lui e con la sua cultura. Chi volesse aprire un B&B deve avere un altro reddito oltre a quello che percepirebbe dalla gestione di questa struttura ,secondo la legge del 2000 per quanto attiene la regione del Piemonte. Si può inoltre offrire ospitalità per un massimo di nove mesi l'anno,ma per qualsiasi informazione e consiglio,invito con piacere gli interessati a visitare il nostro sito al link:
http://www.bedandbreakfast-piemonte.it/?page=public_homepage

Il Piemonte che realtà turistica è a suo parere?
Il Piemonte è stato valorizzato molto dopo le Olimpiadi. Da allora il turismo straniero si è sviluppato molto e con esso anche il turismo eco sostenibile. Sono nate infatti molte piste ciclabili, si sono diffusi molti itinerari enogastronomici. Molte piste da fondo si sono sviluppate per esempio tra le montagne dell'Ossola, si sta cercando di far conoscere la Val Grande, ricca di luoghi e paesaggi ancora incontaminati. Mi accorgo tuttavia che il turista straniero è più curioso, più intraprendente, ha più voglia di scoprire luoghi non alla moda...

The Ring


Le storie: o sono tramandate o sono tremende.
Le migliori sono tremende e tramandate. Questa è una di queste.

The Ring è un film giap che non avverte il gap generazionale, perché ha l'ambizione di
spaventare chiunque lo veda, giovani leoni e nonni in carriola.
E’ molto nipponico a modo suo, quindi imperiale e anche un po' "kamikaze", che dopo
averlo visto, con tanto di sequel e prequel, tradurrei, senza esitazione alcuna, in kagacazzo.
Narra di una videocassetta maledetta, una leggenda metropolitana con più utenza della
metropolitana di Tokyo.
Chiunque la visioni riceve una telefonata soprannaturalmente anonima che lo avvisa del fatto che ha una settimana di vita.
Puntualmente sette giorni dopo i malcapitati schiattano con un'espressione di insostenibile
orrore sul volto.
A pensarci bene se un vhs li ha ridotti cosi possiamo immaginare che cose tremende sarebbero capitate loro con un dvd.
Nella cassetta si vede confusamente una sorta di cerchio, di anello appunto, che si rivelerà la bocca di un pozzo che ha ingoiato una spettrale ragazzina giapponese, nota iettatrice di cui una figura genitoriale ha saggiamente pensato bene di sbarazzarsi.
Ma la giovane menagramo è coriacea. Esce dal pozzo incazzata gialla, e nonostante sia morta come la virilità di un ottuagenario, decide di vendicarsi su poveri fruitori di vhs, che oltretutto non c'entrano un cazzo con la sua fine.
La biancovestita portaiella non si accontenta infatti di essere uscita dal pozzo, ma esosamente, esce anche dal teleschermo adunca, rapace, letale: quello che si dice "bucare il video".
E pensare che quando sono andato a vedere The Ring, ero convinto che fosse un film sulla boxe.

Andrea G. Pinketts – tratto da Lezioni di Boxe – A.C.B.
2004

Influenza felina

Immagina che tutto sia cominciato come una banale influenza. Che qualcosa sia sfuggito al controllo da un laboratorio segreto. Qualcosa di così virulento e pericoloso da non lasciare scampo a nessuno.

Immagina di essere immune a quel virus. Di vedere attorno a te una città di morti. Di essere nella più assoluta solitudine.

Immagina di attaccarti al telefono e chiamare tutti i numeri dell’elenco telefonico per cercare altri sopravvissuti. Senza risultato.

Immagina di aver deciso di farla finita. Di salire sul tetto dell’edificio più altro della città. Di mandare un ultimo sms a tutta la rubrica del tuo telefonino. Di decidere di concederti dieci lunghissimi minuti prima di fare quell'ultimo salto.

Dieci.

Nove.

Otto.

Sette.

Sei.

Cinque.

Quattro.

Tre.

Due.

Uno.

Immagina di trovare quel dannato coraggio e di saltare.

E di sentire il tuo telefonino cominciare a cantare.

Mi chiamo Virgola, sono un gattino…

venerdì 13 novembre 2009

Sentirsi "a casa": terza parte

Perchè l'idea di un turismo alternativo ed eco compatibile che vuole offrire al Turista uno scambio culturale e umano,oltre ad un incontro con il territorio?
E' un turismo alternativo,la microricettività è un'alternativa. Il gestore stesso è diverso dall'albergatore classico,è più sensibile nei confonti del "turista". Questo tipo di turismo porta utili,ma non molti, viene fatto più per passione, lo scambio è alla base,uno scambio culturale,umano,di ospitalità. E' fondamentale la volontà di voler far conoscere il territorio in ogni suo aspetto,la volontà di voler aprire la propria "casa, il proprio "mondo domestico" al tursita, di farlo sentire come parte integrante della famiglia.
Il turista è visto come un mondo diverso che approda in "casa", un mondo che arricchisce soprattutto a livello umano, è come se chi ospitasse il turista facesse un viaggio nella sua terra,in sua compagnia.

Che difficoltà avete incontrato?
Sono Presidente di questa Associazione già da sei anni e i maggior ostaci incontrati riguardavo le relazioni con la Pubblica Amministrazione, ossia non ci consideravano. Grazie alla nostra costanza,al nostro impegno,alla nostra compattezza siamo riusciti nel tempo ad ottenere visibilità e credibilità, ed ora siamo considerati anche dalla Pubblica Amministrazione, considerati giustamente come un turismo alternativo e non tradizionale nel senso stretto della parola, sebbene cerchiamo di conservare e diffondere le nostre tradizioni.

Che soddisfazioni e gratificazioni avete ottenuto?
La soddisfazione maggiore è stata il Tam Tam delle persone,numerosissime,che hanno partecipato ai corsi indetti dall'Associazione stessa. Una partecipazione molto sentita, dettata da una passione autentica e dalla voglia di diffondere questo turismo alternativo che è anche un "recupero" del territorio.Molte case sfitte infatti sono state restrutturate, recuperate e utilizzate. Molti paesini che soffrono di uno spopolamento incessante oggi sono ritornati a vivere.

PRONTO? CHI PARLA?



“Hai preso la lista? Le borse?”
“Sì, sì, vado ad accendere la macchina, sarà congelata. Fai pure con calma. Ricordati la tessera del supermercato che così mettiamo su ancora un po’ di punti, e ci prendiamo la macchina per il pane”
“Ti ricordi cosa voleva mia madre? Cosa dovevamo prenderle?”
“Lo zucchero in zollette. Me lo ricordo io”
“Tommy è in casa?”
“ Sì, è qui. Noi andiamo Tommy, eh? Sei convinto di stare a casa da solo? Torniamo presto presto, non preoccuparti”.

Io non mi preoccupo. Fuori fa davvero un freddo cane, i finestrini dell’auto sono tutti ghiacciati, c’è papà Fulvio che sta grattando il vetro con la spatola di plastica e gli esce il fumino dalla bocca.
Lo vedo da qua. No-no, non mi va uscire. Magari verso mezzogiorno possiamo andare a fare una passeggiata. Adesso no.
Anzi, adesso che se ne vanno mi piazzo sul divano col plaid e mi faccio un pisolino post-colazione.
Ma sì. Non ho mica paura io, di stare in casa da solo. Tanto tornano presto. Non mi scappa neanche la pipì.

“Allora noi andiamo! Ciao, fai il bravo eh! Guarda che qui c’è la tua palla, puoi giocare se vuoi, ma attento a non fare danni”.
Danni… non faccio danni io. Mica ci giocherò con quella palla, è sporca e appiccicosa. La mamma non si è accorta e non l’ha lavata, ma quando torna la portiamo insieme nella vasca così capisce che me la deve lavare. Col bagnoschiuma al cioccolato.
Guardo fuori dalla finestra. Sono saliti in macchina.
Dài, mettete ‘sta prima e uscite dal parcheggio. Così mi piazzo sul divano.
Aaahh, che bello. Il cuscino morbido, il plaid caldo…

DRRIIIINNN

Oddio! Il telefono! E adesso? Vabbè faccio finta di niente, magari smette….
Nooo, non smette. Uffa, proprio quando loro non ci sono. Mica posso rispondere io! Non saprei cosa dire…

DRRIIINNN

Continua… cosa faccio? Magari è importante. Magari è la nonna che ha bisogno, che ha dimenticato una cosa… beh, ormai loro sono già andati al supermercato…

DRRIIINNN

Però forse è per il lavoro del papà. O un’amica della mamma. Uh! E se fossero dei ladri, che telefonano per sapere se in casa c’è qualcuno? E se nessuno risponde vengono a rubare?
Beh, ma io ci sono! Sono qui, se vengono e aprono la porta, ah-ah! Sai che sorpresa!
Già… se poi sono armati, e mi sparano?

DRRIIINNN

Accidenti… devo proprio rispondere. Forza Tommy, scendi da questo divano e vai.
Okay, ecco il telefono. E suona, suona. Sììì,, ho capitooo!!! arrivo! Eccomi… che rispondo…

- Bau?
- … Pronto?
- Bau!
- … pronto… ? ma è casa Julita?
- Bau!
- …scusi… non ho capito…
- Bau…
- Ehm… non capisco, scusi…
- Allora: B come Bologna, A come Ancona, U come Udine. Ha capito adesso?


RG

Vi piace la fiction noir?


Ma certo che vi piace, che domande!

In attesa della puntata di "Siamo in onda" di domani sera, dedicata al tanto amato e odiato telefono, faccio irruzione per spendere qualche parola su CSI Miami, il figlio "patinato" del celebre CSI Las Vegas nonché fratello vivace del più "gotico" CSI New York.

Una puntata di questa serie piena di sole, bellone in bikini e morti ammazzati, nemmeno a farlo apposta, si intitola proprio "La morte corre sul filo". Di seguito, perciò, una sintesi. Così, tanto per gradire...

Michael Maddox viene ucciso da una squadra Swat che fa irruzione in casa sua dopo una falsa segnalazione al 911. La scientifica cerca di risalire all'autore della chiamata: proviene dal vicino di casa, che però ha un alibi. Le indagini portano a scoprire che la linea era stata manomessa e la telefonata era stata fatta dall'assistente del socio di Maddox, Peter Cullen. Ma quando Horatio (David Caruso) va a interrogarla, trova solo il suo cadavere.

Le prove incastrano Peter, ma grazie all'aiuto di Kurt Rossi, un detective privato senza scrupoli, vengono invalidate. Prima Calleigh (Emily Procter) poi Eric (Adam Rodriguez) vedono la propria credibilità professionale minata da Rossi. Vengono sollevati dal caso e Horatio e il resto della squadra, devono trovare un altro modo di incastrare il colpevole.


giovedì 12 novembre 2009

Sentirsi "a casa": seconda parte

Come è nata l'idea dell'Associazione Case Piemontesi B&B?
E' nata dal primo corso del Verbano,tenutosi a fine 2000 con i fondi dell' U.E. , dedicato ai gestori di strutture ricettive extra alberghiere,nello specifico inerente alle modalità di apertura di un Bed & Breakfast. L'affluenza è stata prettamente femminile. Il corso è durato 6 mesi, tutti i mesi sono stati seguiti con interesse e curiosità e molti partecipanti hanno poi aperto un B&B.

Come si è poi sviluppato il progetto?
L'associazione ha voluto essere un punto di riferimento,un punto di confronto, un ente senza scopo di lucro,in cui si opera in modo volontario, ma fondamentale anche per le realzioni con la pubblica amministrazione. Sono tutte associazioni provinciali,inizialmente erano tre: quella di Asti, quella di Novara e quella di Verbano.
Ora sono due in quanto quella di Asti è rimasta indipendente, mentre quella di Novara è confluita nell'Associazione di Verbano Cusio Ossola, l'aspetto territoriale infatti di queste ultime non è molto diverso.

mercoledì 11 novembre 2009

La realtà, purtroppo, supera di nuovo la fantasia


Un paio di giorni fa sono stato intervistato - dal quotidiano "La Provincia" - dopo il terribile delitto (ancora irrisolto) che ha sconvolto un piccolo centro appena fuori Varese.
Ancora una volta, purtroppo, la realtà dimostra di riuscire sempre a superare la fantasia.


«Se fosse un romanzo noir sarebbe poco credibile»
Paolo Franchini, giallista varesino, colpito dall’efferatezza del delitto: «La realtà supera la fantasia»
COCQUIO TREVISAGO – «Solo fino a qualche anno fa se avessi proposto a un mio editore una storia come questa probabilmente non me l’avrebbe pubblicata, chiedendomi di renderla più verosimile». Così Paolo Franchini, scrittore noir varesino, in merito alla vicenda di cronaca che ha sconvolto la tranquillità di Cocquio Trevisago e dell’intera provincia.

«Il fatto è sconvolgente – aggiunge il giallista varesino. – L’unica riflessione che mi viene da fare, da scrittore, è proprio quella relativa alla scomparsa del confine tra verosimile e inverosimile, un confine che una volta si conosceva e su cui si giocava nella creazione delle storie da raccontare».

Invece, nella vicenda che è costata la vita a Carla Molinari, di verosimile sembra non esserci proprio nulla. Eppure è tutto terribilmente reale. «La vicenda è tanto tragica quanto assurda, sia per il contesto in cui è maturata, che per la tipologia della vittima. Ed è solo uno dei tanti casi, penso anche all’omicidio di Dean Katic, il ragazzo sepolto nel giardino della villa, sembra una vicenda tratta da un film dell’orrore, di quelli che non si riusciva ad immaginare di poter leggere nelle cronache di Varese».

Dunque in un contesto in cui tutto diventa possibile, qualcosa cambia anche per gli scrittori: «Certo, inventarsi qualcosa di nuovo diventa difficile, ma cinicamente si può anche pensare che questo confine confuso tra il possibile e l’impossibile vada a favore di chi per mestiere inventa storie.

Paradossalmente con il venir meno di questo vincolo diventa più facile inventarsi una trama, dalla più banale a quella più intricata».

La peculiarità delle vicende narrate da Paolo Franchini è proprio quella di essere ambientate sul pianerottolo, oltre la porta della casa accanto: «Certo, il disagio nella lettura di una vicenda che si sviluppa “vicino” al lettore è molto maggiore, raccontare una storia di bande che si scontrano in America può essere altrettanto affascinante ma lascia indifferenti. E ciò che rende terrificante l’episodio di Cocquio è proprio il fatto che sia capitato ad una signora qualunque, alla “vicina di casa”, in un paesino di provincia».

Quando accadono episodi tanto efferati da apparire subito come l’opera di un maniaco, viene subito da chiedersi se esistono, in letteratura, storie simili: «Consultando database on line si scopre che nel mondo reale di delitti simili ce ne sono stati tre, sicuramente esistono casi analoghi anche in letteratura. Mi viene in mente “La mano sinistra del diavolo” di Paolo Roversi, dove però l’amputazione della mano è legata a un messaggio».

Alessandro Madron