martedì 30 novembre 2010

Rivediamoli: le immagini dell'ultima puntata

Va in onda questa sera alle 21 la replica dell'ultima puntata di Siamo in Onda, quella di sabato 27 Novembre 2010. Nel frattempo vi proponiamo alcune immagini della serata. Erano ospiti, tra gli altri: Lorenzo Bertocchini accompagnato da Alessandro "Tallo" Talamona, Claudio Pofi, Paolo Parachini e tanti altri. Buon Ascolto!

lunedì 29 novembre 2010

Racconto: Cappio, cacchio!

Sara Zancanaro, una delle nostre autrici, ha immaginato un nodo; un nodo che appartiene ad un pensiero inconfessabile. Un nodo stretto attorno ad un’idea folle. Leggete questa storia. E tenetevi forte.


Altra giornata d’ufficio. Altra giornata, dolore.
Forse arriverò alla pensione, sempre se perdo quell’idea persistente di stringere il nodo.
Stufo, dondolo stravaccato sulla poltrona grigio topo e socchiudo gli occhi per afferrare un respiro di calma.

Eccola qui; mi appare sempre sinuosa, in bianco smagliante su fondo nero. Già, la corda ammicca alla mia immaginazione e volteggia i miei punti cardinali sulle note della follia.
Il segmento cordaceo è verticale davanti alle mie pupille. Il limite in alto, il nord - il limite in basso, il sud. E il centro svirgola un po’ a est-ovest, poi, ovest-est, in una danza del ventre sensuale e morbida. Una biscia liscia e spasmodica. Sempre più frenetica, la fune scivola caramellosa sulle sue stesse fibre. L’estremità sud penzola straziata alla gravità del pavimento. L’estremità nord si incurva verso il centro e partorisce una prima asola, chiusa in un bacio tra diverse direzioni. Ma non è abbastanza. Avida, l’estremità nord ha ingordigia del suo simile a sud. Si lancia, e il tuffo è così violento da farla impennare verso l’alto per rimbalzare là, ancora al centro e generare una seconda asola, gemella della prima. Ma non è mai abbastanza. Smaniosa, famelica, go-lo-sa, l’estremità nord si avvolge in un abbraccio soffocante attorno al centro, due, quattro, sei volte almeno, per poi ricadere a sud ingoiata nella seconda asola.
Indispettita la prima asola tira e tira e grida: “Cappio, cacchio!”. Ecco qua, un occhiello scorrevole che si serra a un qualsiasi solido attorno al quale è avvolto. È perfetto. Tanto più è il peso che sostiene, tanto più è la stretta che impicca. Bang!

La finestra sbatte; mi sveglio di soprassalto: il mio nodo scorsoio rimane appeso all’immaginazione vacillante invasa dalle luci al neon. Dilato pupille, stomaco e fegato; il collega ha spento l’aria condizionata. La pila di documenti svolazza sul parquet e io, io, io!!!  Giuro, prima o poi lo strozzo! Al patibolo, quel incompatibile, fraudolento collega da strapazzo; ladro d’aria!!

Cappio, cacchio! scritto da Sara Zancanaro

domenica 28 novembre 2010

Racconto: Il nodo immaginato

La storia che vi stiamo per raccontare ha per protagonista un uomo la cui vita è curiosamente legata, annodata dovremmo dire, ad una vicenda di nodi. “Il nodo immaginato” è il racconto che Federico Di Leva ha scritto per noi.


Il professor Hermann aveva un curioso rapporto con i nodi. In tutte le accezioni del termine ma, in particolare, con una di esse…
Quella mattina, poi, i nodi avrebbero giocato un ruolo fondamentale nell’esistenza del professore.

La sveglia suonò presto, ma non destò Hermann che, per quasi tutta la notte, non era riuscito a dormire, arrovellandosi attorno al nodo di un’ansia assai difficile da sciogliere.
Si alzò dal letto. Le gambe gli dolevano, affaticate dal peso degli anni che, presto o tardi, lo avrebbero schiacciato. Andò in bagno, a specchiarsi. Sulla sua testa canuta, costellata dalle macchie dell’età, i pochi capelli rimasti erano una nuvola bianca e sottile.
Hermann la pettinò o, almeno, tentò. E tutti i nodi (com’è proverbiale) vennero al pettine. Quei nodi che lui non aveva ancora mai avuto voglia di domare.
Fortuna volle, però, che quel giorno – come era accaduto nel resto della sua vita – giunse sua moglie Sarah ad aiutarlo. I due si scambiarono un sorriso. Poi, lei – con mani ossute e pazienti e lo sguardo benevolo di chi stia accudendo un bambino di ottant’anni – lo aiutò a pettinarsi.
E lo aiutò a vestirsi, e a creare il nodo della cravatta, del quale Hermann non era mai riuscito a carpire il segreto. Un nodo così reale, concreto, e distante dal mondo che gli occhi di Hermann erano abituati ad esplorare.
Sarà intrecciò per lui il nodo delle sue scarpe, e lo abbracciò, come a fargli coraggio, rinsaldando quel nodo che li teneva legati da una vita.
Una vita che Hermann aveva vissuto da imbranato, nell’incapacità di sciogliere le più semplici questioni pratiche.

Poi suonarono alla porta di quella camera d’albergo. Erano venuti a prenderli. Di lì a poche ore, Hermann avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Matematica, per aver rivoluzionato la Teoria Topologica dei Nodi.
Gli unici nodi con i quali Hermann si sentisse a proprio agio quando, con lo sguardo azzurro e la mente assorta, li inseguiva lungo intrichi multidimensionali, come un bambino intento ad osservare – delle rondini nel cielo – il volo sinuoso, armonioso e, a suo modo, annodato.


Il nodo immaginato scritto da Federico Di Leva

Scrivono di noi

Un grazie all'Oratorio dell'Allegria "Don Giacomo Boschetti" di Agrate Conturbia (Novara) che ha pubblicato, nel proprio blog, un fotoreportage della serata di presentazione del libro "Parole al vento - Le più belle storie di SIamo in onda, il salotto di Puntoradio".


Se volete leggere l'articolo, basta un clic qui


sabato 27 novembre 2010

Paolo Franchini e gli intricati nodi del noir

Etimologia

Nodo è un termine di derivazione latina: nòdus (da cnòdus) come confermano anche le forme germaniche e anglosassoni parallele. In inglese, ad esempio, nodo si dice knot. Il senso, comunque, è sempre quello di afferrare, tenere.

Indica il raggruppamento di fili o corde o nastri che si uniscano e stringano fra loro; in senso metaforico, indica l'unione, il vincolo, l'intreccio. Il nodo, poi, è ciò che misura il cammino di un bastimento e prende origine dai nodi che venivano fatti sulle cime, a distanza fissata, che venivano stese mentre le navi avanzavano in acqua.

Classifica

Rispetto alla scorsa settimana, c'è un nuovo scossone nella classifica dei più venduti in Italia (diramata da Libreria Universitaria): il nuovo romanzo di Umberto Eco “Il cimitero di Praga”, infatti, scavalca l'opera “Se qualcuno mi apre la porta” del cardinale Tettamanzi.

La sezione “gialli e noir” diffusa da IBS, invece, vede ancora in testa Andrea Camilleri con il suo “Il sorriso di Angelica”. Come avevo ipotizzato la settimana scorsa, comunque, Giorgio Faletti è già pronto per il sorpasso: il suo "Appunti di un venditore di donne" lo troviamo sul secondo gradino di questo podio.

I link a queste (e ad altre) classifiche complete li potete trovare su http://www.varesenoir.tk/.

Qualche consiglio di lettura noir

Il maestro di nodi (di Massimo Carlotto)
Euro 8,00 - Pagg.190 - e/o
Una donna scompare e il marito, che non osa confessare alla polizia che partecipava a orge sadomaso, si rivolge all'Alligatore, un investigatore che conosce molto bene gli ambienti più illegali. La ripida discesa in quel mondo fatto di gente sola e ricattata inzia subito: i predatori sono davvero feroci e colpiscono in maniera sia violenta sia vigliacca. A fianco dell'investigatore ci sono comunque due soci fedeli, Max la Memoria e Beniamino Rossini. Carlotto, con questi lavori, non delude quasi mai.

Nodo di sangue (di Laurell K. Hamilton)
Euro 8,17 - Pagg.338 - Tea
Anita è una "cacciatrice di vampiri" che riceve in ufficio proprio uno di questi mostri. La richiesta d'aiuto è piuttosto singolare: soltanto lei, infatti, può fermare quel serial killer che sta circolando per St. Louis accanendosi proprio sui vampiri. Anita rifiuta, ma quella stessa sera incontra un vampiro affascinate che subito la ricatta: o accetta l'incarico, oppure la sua migliore amica morirà. E, secondo, voi, cosa deciderà di fare la nostra Anita?

Compleanno letterario
Ha spento ieri 101 candeline Eugène Ionesco (all'anagrafe Eugen Ionescu), lo scrittore e drammaturgo considerato francese sebbene avesse origini rumene. E' il 1960 l’anno di svolta per la sua carriera, con “Rhinocéros”. Da qui, il suo percorso imbocca nuove vie, soprattutto quelle del famoso "teatro dell'assurdo".
La cosa che deve far riflettere è che il teatro, per Ionesco, è un modo per interrogarsi sulla vita e sulla morte, ma anche sul reale. La vera assurdità, poi, coinvolge il linguaggio: per lui, infatti, il linguaggio non agevola la comunicazione tra le persone, ma anzi la complica.

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 25 novembre 2010

Il live della settimana: Lorenzo Bertocchini

Sabato 27 Novembre un nuovo amico canterà ai nostri microfoni. Si tratta di Lorenzo Bertocchini, giovane cantautore o come preferisce definirsi, fabbricante di canzoni varesino.
Vi aspettiamo numerosi e naturalmente, buon ascolto!!!

mercoledì 24 novembre 2010

Podcast: scarica gratis e ascolta le storie di Siamo in Onda

C'è una piccola novità che farà felici i nostri ascoltatori, soprattutto quelli che masticano un po' di tecnologia. Da oggi Le Storie di Siamo in Onda si possono ascoltare e scaricare dal'iTunes Store della Apple. Ma ci si può anche abbonare (gratuitamente) al podcast e non perdersi così nemmeno un episodio via via che saranno disponibili.

Per chi non lo sapesse, Le storie di Siamo in Onda sono racconti brevi, piccole perle scritte settimanalmente da giovani talenti della narrativa italiana per il nostro slow show.
Grazie al podcast oggi è più facile ascoltarli ogni volta che vuoi. Sarà un po' come essere abbonati a una rivista: i contenuti arrivano direttamente nel tuo computer e lì restano a disposizione, per essere ascoltati, distribuiti o copiati in un riproduttore portatile di file MP3.

Per accedere alla scheda nel sito Apple, basta un clic qui.

martedì 23 novembre 2010

Rivediamoli: le immagini dell'ultima puntata

Va in onda questa sera alle 21 la replica dell'ultima puntata di Siamo in Onda, quella di sabato 20 Novembre 2010. Nel frattempo vi proponiamo alcune immagini della serata. Erano ospiti, tra gli altri: I The Kor, i Black Roses. Buon Ascolto!

lunedì 22 novembre 2010

Racconto: La terra ferita

È una storia che parla di amicizia quella che vi stiamo per raccontare. Siamo alla fine degli anni ‘40 e l'Ucraina esce dal secondo conflitto mondiale liberata dall'esercito sovietico.
La guerra l'aveva profondamente devastata; un’ennesima prova non facile per questo paese il cui nome tradotto nella nostra lingua significa "terra di confine" quasi ad evidenziare le sue continue controverse vicende.


Ci conoscemmo a 17 anni. Ricordo che diventammo amici quella volta che mi invitò a casa e sua madre ci aveva preparato un piatto di funghi cucinati divinamente.
Da allora ci incontrammo spesso là. Era una piccola masseria immersa
nel silenzio della campagna, in lontananza una collina dal profilo appena accennato. Parlavamo del futuro: speranze, ideali, convinzioni.
Frequentavamo la biblioteca; io amavo la fisica: la filosofia delle leggi del mondo. Ero affascinato dalle moderne teorie di Einstein e Planck. Forse un giorno avrei lasciato anch’io una traccia indelebile nella storia. In realtà non avevo mai avvertito un’appartenenza profonda nei confronti di quella terra, intendevo andare presto in città a rincorrere il mio sogno.
Lui, il mio amico, trascorreva ore immerso nei classici; apprezzava molto anche gli scritti di Ivan Franko: sembrava davvero affascinato da quei pensieri. Scriveva le sue semplici poesie su piccoli pezzi di carta, ispirandosi sempre a quel modesto mondo rurale fatto di pianure e distese sterminate di grano. Osservava i fiori anche per ore, al bordo del fiume.
Amava quei luoghi in maniera viscerale sebbene la guerra mondiale appena terminata li aveva devastati lasciando ovunque profonde lacerazioni.
Lo ritrovai, l’amico di gioventù, lo ritrovai più di quarant’anni dopo.
L’Ucraina, quella sua terra, era ormai diventata indipendente ed io arrivavo da lui con uno scomodo fardello, una colpa imperdonabile: quel maledetto reattore ci era sfuggito di mano ed aveva scatenato l’inferno.
Il mio sogno mi aveva tradito e ciò che di indelebile avevo lasciato alla storia non era ciò che avrei voluto lasciare. Quei luoghi sembravano essere rimasti immutati: lo stesso vento, gli stessi silenzi, ancora le stesse distese infinite di
grano. Lo ritrovai, l’amico di gioventù, era ancora là nella sua amata pianura nera a guardare i fiori al bordo del fiume. Sono sicuro che mi riconobbe all’istante. Non riusciva a parlare, un male terribile lo stava divorando. Il frutto amaro degli errori umani aveva compiuto il suo scempio. Guardava il mondo con calma e distacco ma sembrava felice di rivedermi.
Nel suo sguardo c’era la serenità di chi si stava preparando a partire, fiero però di rimanere per sempre in quella terra ferita, laddove le sue radici l’avevano fatto crescere.


La terra ferita scritto da Fabio Giusti

domenica 21 novembre 2010

Racconto: In cielo e in terra

Cosa succederebbe se un giorno il vento improvvisamente smettesse di fare il suo lavoro: soffiare. Se lo è chiesto anche Oscar Taufer. La risposta è nel racconto, una filastrocca per la precisione, che il nostro autore ha scritto per noi. 


Una mattina d'aprile il vento
prese a soffiare sempre più lento
presto la corsa divenne passo
poi restò immobile come un sasso.
“Sono stanco di andare in giro
da un posto all'altro senza respiro
senza un istante per rallentare
né un giorno libero per riposare.
Sfioro la quercia, scuoto l'ulivo
ma non ricordo da dove arrivo
non saprei dire quando son nato
né quali luoghi ho attraversato.
Sbuffo di oggi, soffio di ieri
su tetti, cime, strade e sentieri
sempre da solo, sempre di fretta
il vento, si sa, va e non aspetta.
Ma se ripenso alla strada percorsa
al senso inutile della mia corsa
sento l'urgenza di affetto e amici
e una terra in cui metter radici.”
“Mio caro vento, che vai dicendo?
gli chiese il salice piangendo
freni il tuo slancio e cerchi radici
ma se rallenti fai tutti infelici:
fermi la nuvola, il ramo, la fronda
soffochi il polline, trattieni l'onda    
svuoti l'anima delle creature
vive grazie alle tue premure.
Guardati intorno, chiedi a chiunque
le tue radici affondano ovunque
strette al respiro di chi t'aspetta
e si nutre della tua fretta.
Pensaci bene, non ti fermare
vento, ti prego, continua a soffiare
torna a ruotare le pale ai mulini
e rubare gli ombrelli ai bambini.
Guarda me, che ho radici al suolo
e negli occhi un paesaggio solo
e ogni giorno dell'anno passato
a due dita da dove son nato.
Ho una vita piuttosto noiosa
del mio mondo ho già visto ogni cosa
e sai quale mi rende contento?
il frusciare dei rami nel vento”.
“Forse hai ragione, forse mi sbaglio
e ho preso un grandissimo abbaglio
per un attimo ho avuto paura
e abbandonato la mia natura.
Ti ringrazio, ora ho capito
stare fermo mi ha già sfinito
non in un luogo, come tu dici
ma nel viaggio ho le mie radici.”
Detto questo tornò a soffiare
prendere foglie e farle volare
asciugare il bucato sui fili
infilarsi tra porte e cortili,
correre senza tirare il fiato
tralasciare futuro e passato
senza pensieri e con l'unico intento
d'essere libero, d'essere vento.



In cielo e in terra scritto da Oscar Taufer

sabato 20 novembre 2010

Paolo Franchini e le radici del noir

Etimologia
La parola radice ha derivazione latina: ràdix. L'accusativo radìcem è affine a ràdius, ovvero verga, così come a ràmus, cioè ramo. Serve notare però che ràdix, in greco, corrisponde a ramo. Di nuovo, quindi tutto torna.

La radice, come sappiamo, è la parte inferiore delle piante, quella destinata a succhiare il nutrimento dal terreno. Per estensione può intendere anche il bulbo dei peli o dei capelli e in grammatica, invece, identifica il monosillabo che contiene il significato generale di una parola o di un gruppo di parole e in matematica, per concludere, può essere anche quadrata o cubica.

Classifica

Si avvicina il Natale e siamo tutti più buoni: il nuovo romanzo di Umberto Eco "Il cimitero di Praga", infatti, viene scavalcato da "Se qualcuno mi apre la porta" di Dionigi Tettamanzi, il cardinale di Milano. La sezione "gialli e noir" diffusa da IBS, invece, vede di nuovo uno scambio di posizioni tra Eco e Andrea Camilleri che ritorna in vetta con il "Il sorriso di Angelica". Un testa a testa che, temo, tra poco verrà impegnato anche il caro buon vecchio Faletti...



Su http://www.varesenoir.tk/, comunque, potrete trovare la classifica completa dei Top100, ma anche i Top20 della sezione gialli, noir, thriller, nonché i 20 libri italiani più venduti del momento.

Qualche consiglio di lettura noir

Le radici del male (di Maurice G. Dantec)
Euro 9,90 - Pagg.596 - Hobby & Work
Parigi, vicinissimi al terzo millennio: Andreas, psicopatico, vive in una realtà-incubo, convinto di essere l'ultimo uomo in grado combattere nazisti e alieni... Lui è in balia della sua follia, cosa che fa anche rima, ma qualche altro folle ammazza al suo posto. Chi è? Anzi, soprattutto, quanti sono? Un criminologo geniale intuisce la verità, ma senza l'aiuto del pazzo Andreas non potrebbe mai coglierla. Perché Andreas, il male, lo conosce davvero. Fin nelle radici.

Il grande albero (di Marco Bileddo)
Euro 13,00 - Pagg.148 - Zerounoundici
In una Sicilia senza tempo, Federico incontra una bella donna strana. L'incontro gli stravolge la vita: eventi misteriosi e apparizioni lo porteranno a verità dimenticate da tutti. Un bar zeppo di anziani che giocano a carte, personaggi di quella Sicilia sempre uguale, come Luigi, un amico che con Federico viene travolto dagli eventi, oppure come Don Pino, un mafioso di un'altra epoca, o come quella donna che appare e scompare. Oppure come il "Grande Albero" dove tutto inizia e tutto finisce. Bene? Male? Al lettore il gusto di scoprirlo.

Compleanno letterario
Compie oggi 74 anni lo scrittore americano Donald Richard DeLillo, per gli amici semplicemente Don. Nato e cresciuto nel Bronx, alla fine degli anni settanta parte per l'India, poi si trasferisce in Grecia dove scrive il thriller psicologico "I nomi" che ha un buon successo. Torna negli USA e ci spara quel "Rumore bianco" che lo consacra un postmodernista al pari di Paul Auster. Sono molti gli scrittori, soprattutto a stelle e strisce, che si dicono in debito con DeLillo.

http://www.paolofranchini.tk/

Il live della settimana: The Kor e Black Roses

Palco raddoppiato questa settimana a Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio.
Infatti saranno ospiti del nostro spazio live ben due gruppi cioè i The Kor e i Black Roses.
Entrambe le band saranno al debutto ai nostri microfoni e quindi sarà di sicuro interessante ascoltare la loro musica.
Buon ascolto!!

The Kor

Black Roses

martedì 16 novembre 2010

Live a Siamo in Onda: I Pentagrami

Sabato abbiamo avuto la possibilità di apprezzare la loro musica fatta di brani propri ma anche di brani noti rivisitati. Si tratta della band dei Pentagrami, ossolani, nati nel 2004 con l'intento di proporre un repertorio che affianchi brani classici della cantautorialità italiana a canzoni originali composte dalla band. Tutto questo e altro potete ascoltare questa sera nella replica della puntata di Siamo in Onda. Buon Ascolto!!!




Evento: La musica è una fiaba

Mi piace segnalare nel nostro blog le belle iniziative. E quella vi sto per raccontare è una di queste:
LA MUSICA È UNA FIABA è un'evento benefico a favore del Cesvi, un'organizzazione laica e indipendente che opera per la solidarietà mondiale.
Domenica 21 Novembre a Sesto Calende (Va), Moine e Versetti, piccolo e creativo negozio per bambini, si trasformerà in un mercatino; tanti dolcetti, artworks e libri fotografici.

Durante il pomeriggio due laboratori musicali, entrambi curati dal musicista milanese Jack Jaselli e dalla blogger Camilla (Zelda was a writer); con delicatezza ma anche con padronanza dell'argomento verrà racontata la storia della musica contemporanea ai bambini che si prenoteranno (per prenotarsi 0331 913591 / costo 10 euro).

Quanto raccolto dalle vendite e dalle iscirzioni al laboratorio musicale, andranno a Casa Viva, una delle Case del Sorriso costruita nelle favelas di Manguinhos a Rio de Jainero, per offrire l'opportunità a tanti bambini di potere frequentare una scuola, di avere supporto psicologico per sé e per le proprie famiglie, di coltivare passioni e abilità, dall'arte fino ad arrivare allo sport.

Per saperne di più, cliccate qui.

lunedì 15 novembre 2010

Racconto: Le mie misure

Quanti di voi hanno letto “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift? E quanti tra voi non hanno immaginato qualche volta di vestire i panni del protagonista. Gulliver, appunto; un gigante nella terra di Lilliput. E poi minuscolo nella terra dei giganti.
La storia che vi stiamo per raccontare ha molte affinità con le vicende narrate in quel romanzo. C’è però una significativa differenza: questa è una storia vera.


Quando si è bambini le misure non contano molto. I più alti si arrampicano sugli alberi, ma sono i piccolini che riescono a trovare i tesori strisciando sotto le reti.
Certo le misure contano poco anche grazie alle favole: anche rileggendole mille e mille volte Pollicino la fa sempre in barba al gigante e il topolino si prende ogni volta gioco del prepotente leone.
Io ho raggiunto il massimo della consapevolezza delle mie scarse misure quando, a quindici o sedici anni, mi sono resa conto di non arrivare all'ultimo scaffale del supermercato e di non farmene molto dell'astuzia contro una scatola di cereali. Da quel momento in poi mi sono rassegnata non ad essere bassa, suonerebbe come un insulto alla mia infanzia fiabesca, ma quantomeno gnoma.
Dopotutto la vita da gnomi non è così male, mi sono sempre detta, negando l'evidenza che gli gnomi nell'immaginario comune vivono in alberi cavi e indossano cappelli a punta. Ma devo ammettere che, al di là degli armadi troppo alti e delle partite di pallavolo, non mi era mai pesato molto avere la statura di un bambino di dieci anni.
Poi un giorno ho preso un aereo.
Che grande pazzia lasciare la propria terra, anche solo per una manciata di giorni, e volare lontano. Ho preso un aereo e sono atterrata in una terra dove le misure mi parevano completamente sconvolte, dove immenso e minuscolo si fondono e dove tutti, agli occhi di un'occidentale, sono un po' gnomi: sono atterrata in Giappone.
Lì per la prima volta ho provato il brivido di riuscire a tenermi agli appositi sostegni della metropolitana, mi sono aggirata in piccoli supermercati dove i piccoli scaffali finivano all'altezza dei miei occhi e ho dormito in un piccola casa dove per salire nella mia piccola stanza dovevo scalare una scala strettissima, sapendo che il giorno dopo mi sarei immersa senza toccare il fondo in una metropoli più grande di tutti gli alberi che non ero mai stata in grado di scalare da bambina.
E lì, in quella terra dove nessuno riuscirebbe a prendere la scatola di cereali sul ripiano più alto, mi sono sentita più Pollicino che mai. Tra i grattacieli che quei piccoli uomini hanno eretto sino alle nuvole, facendosi beffa di tutti i giganti.



Le mie misure scritto da Irene Piana

domenica 14 novembre 2010

Racconto: Misure giuste

C’è una donna, si chiama Emma, e c’è un tubino nero che le strizza l’occhio dalla vetrina di un negozio di piazza San Marco, a Venezia. Sembra fatto apposta per lei.
Ma Emma non ha fatto i conti con un piccolo particolare. Quale?
Lo scoprirete leggendo la storia che Rossana GIrotto ha scritto per noi.


La commessa alza il sopracciglio curatissimo. Impercettibilmente, ma Emma ha registrato quel movimento che le ha punto il cuore. Di questo modello c’è solo la 40. Mi spiace.
Non è vero, che le spiace. Il mondo è pieno di gazzelle taglia 40 pronte a spendere 1.200 euro per un tubino nero che ammicca dalla vetrina in Piazza San Marco.
Ragazze con le misure giuste.
Emma non è niente male, ma le sue misure non sono certo quelle che le spettano. Qualcuno, lassù da qualche parte, ha avuto una svista. Emma è convintissima che le misure che ha non sono le sue.
Così ha chiesto a Marco, laureando in matematica, di calcolare le misure giuste. Marco riempie fogli di cifre e lettere, ogni tanto guarda verso di lei, mordicchia la matita, riabbassa lo sguardo.
A Emma sembra di stare in una puntata di Numbers. La mamma entra con un vassoio. Emma accetta il tè ma ignora la torta. Dopo due ore Marco dice: fatto!
La selva di radici quadrate e parentesi tonde/quadre/graffe ha partorito due numeri: 9 e 4.
Il 9 sono i chili da perdere, il 4 i centimetri da togliere in vita, fianchi, caviglie e polsi. Per il peso  potresti farcela, ma per i centimetri è impossibile e poi, scusa cos’è ‘sta fissa? Vai benissimo co…
Emma non c’è più, e nemmeno il foglio con i risultati.
Marco la rivede dopo una settimana, al vaporetto della Biennale. Gli sembra diversa, più pallida. Forse studia troppo.
Sì, mia figlia in questo periodo studia molto, dice sua mamma al telefono. È impegnatissima, non viene neanche a tavola. Ma sta facendo quello stage al Guggenheim, almeno mangia là.
Ogni sera Emma si pesa, si passa il metro intorno a vita, fianchi, caviglie e polsi.
Dalla finestra guarda il canale, e la fila di ponti leggeri che si appoggiano su Cannaregio.   Venezia. Lei sì, ha le misure giuste.
Emma si alza presto. Università, Biennale, Guggenheim e poi fino a San Marco a guardarsi il tubino nero. Al diavolo la tachicardia.
Il giorno del suo compleanno varca la soglia della boutique.
La cerniera si chiude,
La commessa le sorride.
Emma estrae la Visa, si appoggia al bancone e di nero non c’è più solo il suo tubino taglia 40.
Sente la voce di Marco.
-Ehi cretina al quadrato, sei all’ospedale. 70 e 40. È la tua pressione. Da quanto non mangi?
-Volevo le mie misure giuste.
-Nessuno le ha. A proposito, il vestito è rimasto al negozio, e comunque le misure erano giuste davvero, ma per il lotto: 4, 9, 40 e 70 quaterna secca. Un bel po’ di euro. Ruota di Venezia.

Venezia. Lei sì, che ha le misure giuste.


Misure giuste scritto da Rossana Girotto

sabato 13 novembre 2010

Paolo Franchini non ha mezze misure. E il noir nemmeno.

Etimologia
La parola misura ha derivazione latina: mensurà, da mènsus (participio passato di metìri, misurare). Oggi come allora, è il nome che viene dato all'unità convenzionale che si usa per confrontare la dimensione degli oggetti (ovvero il metro, il piede, la yarda, il chilo, il litro, etc.).

In senso figurato sta a indicare il ritegno, il limite oppure la prudenza.


Classifica

Il libro più venduto degli ultimi 15 giorni (secondo la Top 100 diramata da IBS) è una novità: “Il sorriso di Angelica” di Andrea Camilleri viene scavalcato in vetta dal nuovo libro di Umberto Eco, ovvero "Il cimitero di Praga" (Bompiani). Questo tomo da 500 e rotte pagine si piazza anche al primo posto della Top 20 della speciale sezione “gialli e noir”.

Su http://www.varesenoir.tk/, comunque, potrete trovare la classifica completa dei Top100, ma anche i Top20 della sezione gialli, noir, thriller, nonché i 20 libri italiani più venduti del momento.

Qualche consiglio di lettura noir
Tre metri sotto terra (di AA.VV.)Euro 14,00 - Pagg. 238 - CairoI mostri esistono davvero, ma non sono quelli che popolano quella letteratura fatta di vampiri, orchi, lupi mannari... Sono quelli che camminano tutti i giorni per le nostre strade, come sa bene chi segue la cronaca nera. In questa antologia curata dal criminologo Massimo Picozzi e Mauro Zola, dieci autori hanno individuato e descritto altrettanti veri mostri: un'inafferrabile assassina fantasma, un vampiro a Parigi, un monaco oscuro e pazzo, un killer del vudù che colpisce a New York. Storie vere trasformate in racconti. In incubi, anzi.

La misura delle cose (di Eduardo Rebulla)Euro 12,00 - Pagg.211 - SellerioUna studentessa vicina alla laurea in storia dell'arte, vive su di un'isola al largo della Spagna, negli anni in cui il paese è sconvolto da alcune sciagure: una petroliera affonda e inquina le coste in modo devastante, un attentato a Madrid provoca morte e distruzione. Più storie si intrecciano e tutte vedono la ragazza protagonista: conosce una coppia con la quale stringe una strana amicizia, inizia a trascurare il fidanzato, il fratello gravemente malato le chiede di essere aiutato a morire. Lei, alla fine, dice sì alla richiesta del fratello, ma da questo momento comincia a scoprire la vera violenza, compresa quella perpetrata a danno della natura, o quella provocata dal terrorismo e, forse, dalla medicina stessa. Una storia che esce dalle pagine e che fa pensare molto. Cosa che non guasta, comunque.

Compleanno letterario
Festeggiamento importante quello di oggi, perché spegne 160 candeline lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, un autore a cui molte persone che scrivono o provano a farlo (compreso il sottoscritto) devono molto. E lo stesso debito lo hanno anche i tanti che si occupano di cinema o TV.

Tra i suoi numerosi lavori straordinari non si possono non citare, ad esempio, capolavori come "L'isola del tesoro", "La freccia nera" e "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde".

http://www.paolofranchini.tk/

Le parole della radio volano ad Agrate Conturbia

Continua il nostro tour in giro per la provincia di Novara (e territori limitrofi). La prossima tappa sarà venerdì 19 novembre ad Agrate Conturbia.

L'appuntamento è alle 21 al Circolo ANSPI dell'Allegria. L'occasione è per ascoltare le storie della radio, quelle pubblicate tra le pagine del libro "Parole al vento - Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio" (editore Macchione), l'antologia di racconti scritti per noi da un nutrito gruppo di autori.
Oltre ai conduttori del programma, ci sarà Cristina Medina della Compagnia Teatrale La Corte dei Miracoli a dare voce alle storie. E poi la musica di un sanguigno rocker cosentino: Francesco Farina.

L'iniziativa è a favore di AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down.
Se ancora non conoscete il libro, vi invitiamo a visitare il sito. Lo trovate qui.

Per un assaggio musicale della serata, guardate il video qui sotto:


giovedì 11 novembre 2010

Cattivi sì, ma per una buona causa


S'intitola 365 storie cattive. Si tratta di 365 racconti scritti da 365 autori in un massimo di 365 parole. Tra loro ci sono scrittori affermati che hanno accettato di comparire assieme a esordienti di belle speranze e a perfetti sconosciuti.
E tra i perfetti sconosciuti contenuti nell’antologia – acquistabile on line  –  ci sono alcune firme del nostro programma: Alfa dei Misteri, William Kerdudo, Antonella Sabatino, Federico Di Leva, Rossana Girotto, Fulvio Julita, Oscar Taufer, Valentina Cosimi, Marta Bardi. E naturalmente Paolo Franchini, scrittore noir varesino e ideatore dell'iniziativa.

L'operazione letteraria ha un nobile fine: l'intero ricavato della vendita di questa antologia nera sarà devoluto ad A.I.S.EA Onlus, l'associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante (meno di 500 casi nel mondo, di cui 40 in Italia).

Se volete saperne di più, cliccate qui.

mercoledì 10 novembre 2010

Scrivono di noi

Un grazie a Informatore e Giornale di Arona che, nei giorni scorsi, hanno dedicato due lusinghieri articoli alla serata "Parole al vento" ad Invorio.
Cliccate sulle immagini per ingrandire.


martedì 9 novembre 2010

Live a Siamo in Onda: Mario Ermini Burghiner

Lo avevamo promesso e abbiamo mantenuto le promesse. La puntata, la quarta della nuova stagione, è stata ricca di contenuti grazie ai racconti dei nostri autori e la musica straordinaria di Mario Ermini Burghiner. Con lui abbiamo rivissuto uno spaccato della nostra storia che purtroppo tendiamo a dimenticare. Non perdete la replica della puntata, questa sera dalle 21,00 su Puntoradio. Buon Ascolto!

lunedì 8 novembre 2010

Racconto: Il confine sconfinato

Quella che vi stiamo per raccontare è una di quelle storie che ti invitano riflettere
sulla nostra vita, le nostre regole, le nostre abitudini. Ma soprattutto sulle nostre paure.
“Il confine sconfinato” è il titolo del racconto che Federico Di Leva ha scritto per noi.


Tutto ebbe inizio quando Jamel fu strappato ai suoi genitori e gettato nel Labirinto: un corridoio lastricato di pietre umide e di insetti viscidi, dal soffitto del quale filtravano rare lame di luce.
A lungo pianse Jamel, sbirciando dai fori e delle spaccature, nella speranza di scorgere qualcuno che potesse udirlo. Urlò fino a perdere la voce. E quando non ebbe più il suono delle sue stesse parole a tenergli compagnia, capì che sarebbe sicuramente morto lì, se non si fosse dato da fare.

Così il bimbo cominciò a camminare, in cerca di una via d’uscita. E per anni la cercò.

Camminando nel Labirinto, Jamel divenne ragazzo, ed il suo corpo crebbe, e con esso la sua rabbia. Ma a nulla valsero i pugni ed i calci sferrati ai muri. A nulla valse il tentativo di scavarsi una via d’uscita attraverso il soffitto.
Con il tempo, però, la rabbia di Jamel si affievolì, come gocciolata via attraverso le profonde ferite che la rassegnazione ed i pugni dati al muro gli avevano aperto sulle nocche. E, una mattina, Jamel sentì che l’ira che portava nel petto era svanita. Non provava più odio. Voleva soltanto trovare l’uscita. Anzi, no. Non voleva l’uscita. Voleva la soddisfazione di trovarla.

Svanita la rabbia, ecco che, dietro un angolo, Jamel scoprì una luce che non aveva mai visto prima. Da quel punto in avanti, il labirinto proseguiva senza copertura alcuna: vulnerabile al Sole, alla pioggia, e ai pleniluni.
Jamel credette di essere finalmente libero.
Tuttavia, pensò che evadere non fosse quello il modo giusto di fuggire da un labirinto e, tornato nel centro del corridoio, ricominciò a camminare.
Camminando divenne uomo. E, allora, guardandosi attorno, vide che le pareti si stavano facendo più basse. Il vecchio labirinto stava crollando.

Ed il labirinto crollò, fino a che le pareti non divennero alte quanto uno scalino.
Nonostante questo, Jamel invecchiò e morì continuando a rispettare le regole d’un gioco che, ormai, non esisteva più. Lo fece per timore che aveva di ritrovarsi in un mondo senza strade, e senza sensi.



Il confine sconfinato scritto da Federico DI Leva

domenica 7 novembre 2010

Racconto: Il re del Labirinto

Ci sono storie che prendono il lettore per mano e lo accompagnano lungo percorsi tortuosi, spingendolo verso ripide discese per poi riafferrarlo bruscamente, un attimo prima del precipizio. La storia che vi stiamo per raccontare è una di queste. E nel leggerla qualcuno di voi sarà così bravo da individuare parecchi riferimenti mitologici.


C’era una volta il potente re di un’isola che, per superbia o errore, offese il dio del mare. Per vendetta un toro invincibile fu scagliato nel mezzo del suo regno e solo con grande fatica un eroe riuscì a catturarlo e trascinarlo lontano… ma questa è un’altra storia.

La regina dell’isola, infiammata d’insana passione per il toro, concepì un figlio e
partorì un essere metà uomo e metà toro che si cibava di carne umana. Il re chiamò il
suo migliore architetto che costruì una prigione dagli infiniti meandri per rendere
impossibile la fuga. E la chiamò Labirinto. Allora il crudele sovrano ordinò ai suoi
vassalli di fornire annualmente sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare alla
bestia… ma anche questa è un’altra storia.

Un giorno un giovane principe giunse per sfidare il mostro. Era così bello e fiero
che la figlia del re se ne innamorò e gli offrì il suo cuore e il suo aiuto. Gli insegnò a
superare le insidie del Labirinto per mezzo di uno spago con cui segnare la via e
ritrovare l’uscita. Così il principe uccise il mostro e l’innamorata lo seguì nella fuga.
Finché, destandosi una mattina sulla spiaggia di un’isola straniera, si ritrovò sola
perché il giovane l’aveva abbandonata… ma pure questa è un’altra storia.

Il re sospettoso rinchiuse l’architetto e suo figlio nel Labirinto. Evasero, volando con
ali d’uccello, ma troppo in alto si diresse il figlio e il calore del sole sciolse la cera con
cui avevano fissato le penne. Ma troppo doloroso è narrare d’un padre che assiste alla
caduta del proprio figlio e d’altronde… anche questa è un'altra storia.

Il re, furioso per la fuga dell’architetto, armò la flotta e partì per muovere guerra a
chiunque avesse avuto l’ardire di nasconderlo alla sua ira. Lo scovò, infine, in una
lontana terra d’occidente. Il signore di quel luogo acconsentì a consegnarlo, ma le sue
pietose figlie offrirono al re del Labirinto un bagno caldo, prima che ripartisse col
prigioniero a loro caro. Quando fu dentro la vasca, l’architetto lo sommerse di acqua
bollente e il re capì che quella volta per lui… non ci sarebbe stata un’altra storia.


Il re del Labirinto, una storia scritta da Alfa dei Misteri
ispirata a miti classici come le vicende del re Minosse, della regina Pasifae, del Minotauro, nonché la storia di Teseo e Arianna e quella di Dedalo ed Icaro.

sabato 6 novembre 2010

Paolo Franchini nel labirinto del noir

Etimologia
L'origine del termine labirinto è piuttosto dibattuta: per qualcuno giunge a noi dal latino lapìs, cioé pietra, e indica le caverne o le cave di metalli che si diramano in varie direzioni; per altri, invece, arriva dal greco làbiros, ovvero cavità, vicolo.

Per qualcuno, poi, ma sembra siano pochi, non è che la trascrizione dall'egiziano del Tempio di Rohunt, una costruzione artificiale caratterizzata da una serie intricata di corridoi e percorsi obbligati.

Classifica

Il libro più venduto degli ultimi 15 giorni (secondo la Top 100 diramata da IBS) è una riconferma: "Il sorriso di Angelica", di Andrea Camilleri (Sellerio), un romanzo che, questa settimana, si piazza anche al primo posto della Top 20 della speciale sezione “gialli e noir”.

Su www.varesenoir.tk, comunque, potrete trovare la classifica completa dei Top100, ma anche i Top20 della sezione gialli, noir, thriller, nonché i 20 libri italiani più venduti del momento.

Qualche consiglio di lettura noir
Il labirinto d'acqua (di Eric Frattini)Euro 19,60 - Pagg.494 - NordLa chiave di una cassetta di sicurezza in una banca di New York è l'eredità che una giovane archeologa riceve dalla nonna, una collezionista d'arte molto stravagante. Il contenuto della cassetta, invece, non è che un rompicapo: un manoscritto antichissimo, su fogli di papiro, e un diario che ne racconta la storia. La ragazza non immagina che, per anni, la banca è stata tenuta sott'occhio da un ordine occulto del Vaticano che protegge, da secoli, le istituzioni ecclesiastiche e che può usare qualunque mezzo, anche illecito, per difendere la Chiesa. Per farla breve, quel manoscritto è l'unica copia esistente del Vangelo di Giuda, un testo che potrebbe dimostrere alcuni inganni della religione cattolica. Inizia subito una fuga senza frontiere che solo a Venezia, è questo quindi il labirinto d'acqua che dà il titolo al romanzo, porterà alla luce la verità. Una verità piuttosto inquietante, direi.

Il labirinto del serpente (di Núria Masot)Euro 9,40 - Pagg.387 - MondadoriSiamo in Spagna nel lontano 1271. Dopo cinque anni a combattere in Terrasanta, un uomo torna in patria a fare quello per cui è stato addestrato, ovvero la spia per i Templari. Il compito che gli viene affidato è un'indagine sulla scomparsa, avvenuta cent'anni prima, di un uomo leggendario, un maestro dell'Ordine conosciuto come Serpentarius. La sua scomparsa è tornata a ossessionare i Templari perché, durante alcuni lavori in un convento, è stata scoperta una stanza segreta, murata, dove Serpentaruis si ritirava per i suoi studi ai limiti dell'eresia. Le indagini, come è ovvio, danno il via a una catena di omicidi di innocenti. Per concludere, due domande: cosa lega queste morti alla scomparsa del maestro? chi vuole impedire questa indagine? Una bella e avvincente corsa contro il tempo.

Compleanno letterario
Festa particolare, oggi, perché compie 40 anni l'attore (e regista e scenggiatore) Ethan Hawke. Come nella famosa rubrica de "La settimana enigmistica", forse non tutti sanno che l'interprete di film quali "Onora il padre e la madre" o "Training Day" è anche uno scrittore di romanzi. Ammetto di non avere mai letto né "Amore giovane" né "Mercoledì delle ceneri", ma devo fare presente che la critica e i lettori ne parlano molto bene. Sarà la verità o è solo uno dei tanti miracoli di Hollywood?

http://www.paolofranchini.tk/

venerdì 5 novembre 2010

Il live della settimana: Mario Ermini Burghiner

Sabato sarà per noi una puntata speciale perchè verrà a trovarci un artista straordinario, un macugnaghese le cui canzoni, dalle ritmiche influenzate da bossanova, tango e country-rock, hanno legami profondi con i luoghi di origine. Narrano di posti, persone e situazioni di un passato che sta per sparire ma che Mario Ermini Burghiner cerca di far rivivere e mantenere, anche utilizzando il dialetto Ossolano della Valle Anzasca.
Quindi non perdete la puntata di Sabato di Siamo in onda, dalle 21,00 su Puntoradio!




La foto è di Eleonora Roaro.

martedì 2 novembre 2010

Racconto: La maestra di Luigino

C’è un’anziana maestra. Ci sono i suoi ricordi: la scuola, le lezioni, i bambini. E tra i tanti bambini, uno in particolare: Luigino.
Chi era Luigino? Un bambino speciale, forse. O forse no. Un bambino come tanti altri. O forse no. Un bambino normale con qualcosa che lo rendeva speciale. La verità è che non lo sapremo mai. Anche perché, come ci spiegherebbe un grande letterato del secolo scorso, le verità sono tante quanti sono gli uomini.
E allora leggiamo la verità della maestra. La Maestra di Luigino.



Me lo ricordo bene Luigino. Era un bambino molto… particolare. Ma era simpatico, a modo suo. Non particolarmente brillante, però. Leggere lo annoiava. Non capiva che cosa ci potessimo trovare noi altri nei libri, quale insegnamento, dato che, secondo lui, ogni scrittore raccontava la realtà a modo suo.

In molti mi hanno chiesto se io avessi notato qualcosa che mi facesse presagire il suo genio letterario. Genio letterario dove! Quello che posso dire è che faceva tanti errori di grammatica. Dimenticava spesso le maiuscole, i congiuntivi erano un’opinione, l’ortografia un disastro. Però era furbo, e quando dimenticava un h davanti al verbo avere trovava sempre una scusa. Una volta mi disse che solo a me quella pareva una h, ma che in realtà era tutt’altro.
Che le h, come il resto, non esistono, sono solo convenzioni.

O quando lo richiamavo perché chiacchierava con qualcuno in classe, mi rispondeva dicendo che non stava parlando con una persona vera ma con l’idea che lui aveva di quella persona, e che quindi era piuttosto un soliloquio. E che era poco carino sgridare i pazzi che parlano da soli.

Era pure paranoico.
Un giorno, nell’ora di educazione fisica, gli arrivò una pallonata in faccia e si ruppe il naso. Una volta tolto il gesso stava facendo notare ai compagni che era dritto come prima, quando una bambina per la quale aveva una cotta si avvicinò a lui per scrutarlo meglio e gli disse: “Eh no, Luigino, credo che il tuo naso penda un po’ a destra”.
Lui corse subito in bagno per controllare ma poi - forse per far colpo sull’amichetta - le disse che aveva ragione. Al momento, tutto sembrava essere tornato alla normalità.
Qualcosa però dev’essere scattato nella sua testa.
Infatti, anni dopo in libreria trovai un romanzo dal titolo curioso: Uno, Nessuno e Centomila.
Il nome dell’autore non mi era nuovo.
Ci pensai un attimo e poi esclamai: "Luigi Pirandello! Luigino!"
Non ci potevo credere. Un libro scritto da lui, dal mio alunno che non ne voleva sapere di leggere e di scrivere.

Lo aprii e lessi questo:
- Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
- Ma sì caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.


Ancora questa paranoia del naso, immutata, dopo anni.



La maestra di Luigino scritto da Eleonora Roaro

Maria Olivero e Gioele Di Stefano

Tra poco (esattamente alle 21,00) andrà in onda la replica della terza puntata di Siamo in Onda, il talk show radiofonico del sabato sera di Puntoradio.
L'ospite musicale è Maria Olivero, una grandissima cantante che è accompagnata per l'occasione da un altrettanto bravo musicista, Gioele di Stefano.
Ecco le foto della serata e non perdete la puntata di questa sera!

lunedì 1 novembre 2010

Racconto: Il destino di essere Romeo

Ci sono storie che hanno qualcosa in più, che superano la barriera del tempo, che diventano un simbolo; simbolo del sentimento più grande. L'amore.
La storia di Romeo e Giulietta è una queste.
Ma cosa direbbe oggi Romeo? Cosa penserebbe scoprendo il suo nome, la sua storia ripetersi all'infinito, prigioniero di un ruolo che l'amore ha fatto martire ma il teatro ha reso immortale?
Leggiamo i suoi pensieri nel racconto che Antonella Mecenero ha scritto per noi.



Non sono una maschera, non sono un archetipo.
Sono una persona precisa.
Sono nato a Verona, ho amato e per amore sono morto.
Il mio nome è Romeo.

Ogni sera sono condannato a ripetere i miei gesti, ripercorrere gli stessi atti.
Ho imparato lingue nuove, ma sono identiche le parole. Ogni sera amo, ogni sera muoio con uguale dolore.
Sono stato alto, basso, biondo, bruno, appassionato, succube, confuso e ribelle.
Cambiano i miei abiti, senza che io li possa scegliere.
Che cosa fa di me Romeo, quando io stesso insegno, ogni sera, che Romeo è solo un nome?
Dopo la festa, quando la balia la chiama ed io rimango un attimo solo, alzo lo sguardo e mi chiedo se quello sia sempre il cielo di Verona. Ma non c’è tempo per fermare il pensiero, incalzano gli atti e le parole; in un istante trovo Mercuzio morente e la storia mi trascina.

Quanto vorrei prendere una svolta diversa e perdermi per Verona!
Quando la battuta spetta a un altro, mi fermo e sogno… Un giorno di sole in cui ascolto il vento e gli uccelli. Li guardo posarsi sulla pietra corrosa dell’antico anfiteatro. Mi dicono che è rimasto nei secoli, come una corona arrugginita sul capo di un re deposto. Mi dicono che nelle notti d’estate si può sentirlo cantare di amori terribili, quasi come il mio. Mi sembra, a volte, di aver danzato in quell’anfiteatro, ma non so se sia ricordo o sogno perché io l’anfiteatro non l’ho mai visto.

Quando non sogno l’anfiteatro, sogno Giulietta.
La incontro e la perdo ogni sera, ma la sua essenza mi sfugge. È stata mille donne, per me, Giulietta, nel tempo.
Come vorrei afferrarla e scoprirne il colore preciso degli occhi. Poi fuggire, dimenticando le famiglie contrapposte, verso un finale diverso. Svegliarmi e trovare una Giulietta invecchiata al mio fianco. Costatare magari che il nostro amore è una foglia avvizzita che a stento tiene insieme due vecchi…

 … Il sogno svanisce mentre scopro il mio viso per questa sera.
Con esso ancora entrerò alla festa, la vedrò e sarò perduto.
Questo è il destino di essere Romeo, non essere nessuno perché tutti possano essere me.



IL DESTINO DI ESSERE ROMEO scritto da Antonella Mecenero