sabato 12 febbraio 2011

Punti fermi nella Bottega del mistero


Facciamo il punto sulle rocce coppellate

Punto è ciò che non ha parti. Ciò vuol dire che,  per quanto un’infinita serie di punti formi una linea infinita, un punto non ha alcuna dimensione. E pertanto non sarà misurabile né in lunghezza, né in larghezza, e tanto meno in profondità…
Per lungo tempo l’umanità ha vagato sulla Terra. Quando infine ha deciso di mettere radici, ha sentito la necessità di stabilire dei confini, di delimitare il proprio territorio. Di mettere un punto fermo, insomma.

Uno dei metodi più semplici è stato quello di incidere dei piccoli punti sulla superficie delle rocce. Segni convenzionali per delimitare un territorio grazie a segnali non spostabili altrove.
Nei boschi o nei pressi degli alpeggi, capita alle volte di trovare delle rocce con dei punti incisi nella roccia. Alle volte sono un po’ più grandi, come piccole vasche scavate nelle pietra. Anche nella nostra zona ve ne sono molte. Gli archeologi le chiamano coppelle e di solito si trovano su rocce che sembrano avere, per la posizione o la forma, caratteristiche che colpiscono la vista e l’immaginazione.

Sono luoghi che sembrano emanare un profumo di mistero. Alcuni ritengono che le coppelle possano essere delle mappe astrali, che riproducono costellazioni importanti per determinare il ciclo delle stagioni.
Il punto di vista degli studiosi sul fenomeno delle coppelle non è univoco. Probabilmente perché le coppelle stesse potevano avere più utilizzi a seconda delle culture che le hanno prodotte e delle epoche. Per alcuni sono mappe, delle stelle o di interi territori. Per altri sono elementi rituali.

C’è chi sostiene che in questi buchi si mettesse olio o altro liquido infiammabile, per farle brillare come stelle nella notte.
Per altri, più probabilmente nelle coppelle erano versate offerte liquide. Acqua o forse sangue. In effetti su alcune rocce oltre alle coppelle vi sono delle canalette e vasche, che formano talora sistemi molto complessi. In alcuni casi le rocce coppellate sono legate a rituali tradizionali per la pioggia. Quando la siccità minacciava i raccolti alcune donne versavano acqua nelle coppelle invocando la pioggia.

Tra l’altro le rocce sacre compaiono spesso nei processi contro le streghe. Secondo gli inquisitori i sabba si potevano svolgere nelle vicinanze di alcune “pietre superstiziose”.
È probabile effettivamente che molti culti pagani precristiani siano sopravvissuti a lungo e che tra il Cinquecento e il Seicento le donne che ancora seguivano questi riti siano state considerate streghe e perseguitate.

Insomma, i loro rituali non avevano nulla a che vedere con il diavolo, ma erano indirizzati a propiziare gli elementi per garantire il mantenimento dei cicli naturali e della fertilità.
A questo proposito, alcune delle rocce coppellate della nostra zona, ad esempio, sono ricordate come luoghi da cui gli uomini dovevano stare alla larga, perché presso di esse le donne andavano a prendere i bambini. Talora alle coppelle sono associate rocce lisce che fungevano da scivolo su cui le donne che desideravano avere figli si lasciavano scivolare, nella convinzione di poter concepire grazie al potere fecondante della pietra.



Opposti punti di vista

Ci sono punti di vista fieramente contrapposti. Cosa accade però quando i punti di vista vedono contrapporsi i governi di due superpotenze i cui arsenali sono stracolmi di armi capaci di annientare l’intera umanità? Ci sono canzoni che, per una misteriosa alchimia che solo all’arte è concessa, sanno incarnare perfettamente le contraddizioni, gli oscuri timori e le ostinate speranze della loro epoca.
Nel 1985 esce The Dream of the Blue Turtles il primo album solista di Sting dopo lo scioglimento dei Police. Nell’album è contenuta una della canzoni più impegnate scritte da Sting. La canzone è un invito ad abbandonare le dichiarazioni minacciose (è citata la frase del leader sovietico Krushchev “vi seppelliremo”) e la logica della contrapposizione atomica sostenuta dal presidente americano Ronald Reagan, anch’esso citato.

Il punto centrale della canzone è come difendere i propri figli dai “mortali giocattoli di Oppenheimer”.
All’epoca migliaia di testate nucleari erano pronte ad essere lanciate da Russi e Americani, che si fronteggiavano con il dito sul grilletto in un’estenuante guerra di nervi chiamata “Guerra fredda”. Una guerra che non avrebbe avuto vincitori, ma solo vinti.

Lo scienziato statunitense Oppenheimer è considerato il padre della bomba atomica, ma ebbe anche una crisi di coscienza sull’uso dell’arma da lui creata.
Già durante il test nucleare che si svolse ad Alamogordo, con cui era stata provata l’efficacia della prima bomba atomica, Oppenheimer aveva pronunciato un frase terribile, tratta da un antico testo sacro  indiano, il Bhagavadgītā: “Sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. Dopo che Hiroshima fu rasa al suolo per mezzo della bomba che aveva contribuito a creare, commentò sconsolato “I fisici hanno conosciuto il peccato”.
Le sue non rimasero parole. Dopo la fine della guerra si oppose al progetto di costruzione della ben più potente bomba all’idrogeno e per questo fu accusato di essere un comunista da un cacciatore di streghe del XX secolo, il senatore Joseph McCarthy, persecutore ottuso e fanatico di quanti erano sospettati di svolgere "attività antiamericane".

Nella canzone, Sting ripone tutte le sue speranze in una sola, “spero che anche i Russi amino i loro bambini”.
Tutta la canzone è costruita su questa idea al punto che la musica è basata su un tema di Sergei Prokofiev (Lieutenant Kije). La scelta non è casuale, dal momento che Prokofiev, che era stato un grandissimo compositore sovietico, tra le numerosissime opere, aveva realizzato anche musiche per i bambini come le “Tre canzoni per i bambini” e “Pierino e il lupo”. Con questo Sting voleva sottolineare proprio il fatto che anche i russi, evidentemente, amavano i loro bambini. Tra l’altro all’inizio della canzone si può ascoltare la voce di un giornalista televisivo russo, Igor Kirillov, che annuncia un incontro tra una delegazione sovietica ed una occidentale. È probabile che il riferimento sia ad uno dei primi viaggi in occidente (nel 1984) di Gorbachev, che pochi anni dopo firmerà proprio con Ronald Reagan lo storico trattato che pose fine  alla Guerra fredda.

Russi e Americani, insomma, alla fine decisero che i loro bambini erano più importanti delle ideologie. Al di là delle contrapposizioni gli uomini e le donne di buona volontà possono trovare un punto di incontro a partire dalla loro umanità.

"Russians" di Sting


La foto è di Marta Rizzato

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