sabato 30 aprile 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini






Caos a Bruges (di Pieter Aspe)
Euro 14,00 - Pagg.287 - Fazi
Torna il commissario Van In e torna il suo assistente Versavel per indagare su una serie di crimini che semina il panico a Bruges. Il commissario ne approfitta per giocare un brutto tiro ai pezzi grossi della città belga perché, forse, non apsettava altro. Ad ogni modo, tutto inizia con la morte di un turista tedesco che, con sé, ha una foto della statua di Michelangelo La Madonna con il bambino, da secoli proprietà della città. Niente di strano, a guardar bene, se non che - di lì a poco - qualcuno tenta di far saltare in aria tutti i monumenti di Bruges. Misteri su misteri e birre su birre per il nostro poliziotto dal carattere burbero.

Ordine dal caos (di AA.VV.)
Euro 16,00 - Pagg.356 - Minerva
Un romanzo scritto a sei mani (ebbene sì, succede anche questo), una storia ambientata sulle colline intorno ad Arezzo. Una marchesa viene assassinata, per farla breve. La storia è piuttosto torbida, quindi monopolizza subito l'interesse della stampa e della gente. Politica, affari e malavita fanno da humus a questo giallo ma, soprattutto, a un paese senza speranza e senza possibilità di redenzione.

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Il caos nella Bottega del Mistero


I signori del caos

L’immagine che apre oggi la Bottega del mistero è una bandiera italiana che sovrasta un caos indescrivibile. Il caos è spesso associato all’idea di confusione, ma in realtà esso ha anche una valenza più positiva. Ad esempio, per il filosofo Friedrich Nietzsche, "bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante".
Nell’antica mitologia il Caos è associato all’idea della potenza generatrice. Per gli antichi Greci, ad esempio, all’inizio era il Caos. Dal Caos si generarono la Terra, l’Inferno e persino Eros, il dio potente che impera sugli uomini e sugli dei.
Il caos come principio generatore di energia e creatività, insomma. Ed il drago ne è l’animale simbolo, perché in esso convivono e coesistono i Quattro Elementi costituenti il mondo (Aria, Acqua, Fuoco e Terra).
Nella mitologia mesopotamica è Tiamat, la madre di tutti i draghi, a rappresentare le caotiche acque del Caos primordiale. Marduk, il possente dio del tuono, affronta e sconfigge Tiamat, precipitandone la progenie agli inferi. Col corpo tagliato in due di Tiamat, Marduk crea il Cielo e la Terra, con il sangue e le ossa l’uomo, nato per servire gli dei.
L’Idra, che fu uccisa da Eracle nella palude di Lerna, era un velenosissimo drago delle paludi le cui numerose teste ricrescevano appena tagliate e potevano essere vinte solo con il fuoco.
Dietro questa leggenda si nasconde il simbolo la straordinaria vitalità della natura selvaggia che l’uomo antico faticava a dominare; il veleno che ammorba l’aria è il simbolo delle malattie tipiche delle aree paludose.
Insomma, i dissodamenti e le bonifiche mediante la costruzione di opere idrauliche, attribuite anche in altre leggende a vari eroi, hanno assunto l’aspetto della lotta contro un drago.
Il drago rappresenta il caos informe dal quale nasce la vita e che occorre domare, ordinare, razionalizzare, cioè “uccidere”, affinché la vita si sviluppi articolatamente. L’uccisore del drago è, da questo punto di vista, un eroe vincitore del caos; trionfando sulla palude, predisponendo un habitat più adatto all’uomo, si manifesta come un fondatore.
In molte leggende al drago vengono sacrificate giovani vergini che, quando sono bellissime principesse, vengono prontamente salvate da valenti cavalieri.
Si tratta probabilmente di un’eco dei tempi in cui, in onore delle divinità più temute, venivano sacrificati degli esseri umani perché le forze della natura fossero propizie agli uomini e non li tormentassero con catastrofi di ogni genere.
Anche in epoca cristiana abbiamo molti racconti di lotta con il drago.
Le leggende dei santi che nella loro vita si incontrano coi draghi sono moltissime e sono molte volte un rimando all’incontro fra il Male (inteso anche come forza avversa della Natura) rappresentato dal drago e l’uomo di Dio.
Anche dalle nostre parti abbiamo una famosa storia di un santo alle prese coi draghi.
Secondo la tradizione San Giulio, giunto nel 390 sul lago d’Orta, per costruire la sua centesima ed ultima chiesa dovette liberare l’isola che ora porta il suo nome dai numerosi draghi che vi dimoravano.
Sono storie per certi versi con una morale “animalista”. Infatti di solito il santo non uccide il drago, ma lo confina in un luogo isolato e deserto.
Questi draghi “caotici” sono considerati per certi versi anch’essi parte della natura e quindi creature di Dio che non devono essere uccise. San Giulio ad esempio confina i draghi sul Monte Camosino, una scoscesa rupe, piena di anfratti e rocce che si sbriciolano, come se nelle profondità della terra si muovesse davvero qualcosa di oscuro e molto pericoloso…



Radio KAOS
Questa volta parliamo di una radio locale i cui programmi si propongono di dare spazio a quelle voci normalmente tagliate fuori dai principali canali di comunicazione: musica indipendente, nuovi programmi alternativi, politica locale, problematiche sociali delle minoranze etniche indigene e immigrate o della condizione femminile.
Questa radio ha un nome, KAOS, e una frequenza (FM 89.3), che a partire dalla città di Olympia (che conta circa 46 abitanti e si trova 70 km a sud ovest di Seattle) copre l’area meridionale dello stato di Washington, negli USA. Trasmette però anche in streaming tramite internet (http://kaos.evergreen.edu).
La radio nacque il 1 gennaio 1973 come una radio comunitaria non commerciale nata all’interno dell’Evergreen State College, un college universitario innovativo caratterizzato da un corso di studi interdisciplinare in cui convivono quelle che noi chiameremmo formazione scientifica ed umanistica.
La radio garantisce ad ogni membro della comunità la possibilità di partecipare alla produzione dei programmi radiofonici, contribuendo in modo innovativo. Inoltre per statuto almeno l’80% della musica trasmessa deve essere scelta tra le etichette indipendenti o autoprodotte. La varietà di musica che viene trasmessa è veramente enorme e va dal jazz al metal, dal reggae al hip hop, dal folk all’ispanico, solo per citarne alcuni esempi.
La radio è diventata un punto di riferimento fondamentale sulla scena musicale di Olympia. Celebre resta l’esibizione (la seconda in assoluto) il 17 aprile 1987 di una band alternativa destinata a scalare le classifiche pochi anni dopo, i Nirvana. 
Nel 1991 "Smells Like Teen Spirit" la traccia di apertura dell’album “Nevermind” scala le classifiche di tutto il mondo, decretando il successo della band capitanata da Kurt Cobain, voce principale e chitarrista della band fondata con il bassista Krist Novoselic. Si stima che la band abbia venduto oltre 50 milioni di album in tutto il mondo, di cui la metà negli USA.
Il titolo di “Smells Like Teen Spirit”, che è considerate una delle migliori canzoni rock di tutti i tempi, ha una strana origine, legata ad un’enigmatica scritta su un muro.
Un’amica di Cobain, cantante di una punk band femminile, scrisse con lo spray sul muro di casa "Kurt Smells Like Teen Spirit". Il cantante diede a questa scritta un’interpretazione epica e rivoluzionaria (qualcosa come “Kurt profuma di spirito adolescente”) e la scelse come titolo. Solo più tardi, con un certo imbarazzo, scoprì che ciò che la ragazza voleva dire, probabilmente per prenderlo in giro, era che Kurt aveva l’odore di un deodorante commercializzato con il nome di “Teen Spirit”…
La vita di Kurt Cobain, purtroppo, fu breve e travagliata, per via dell’incapacità di mettere ordine nel suo caos interiore senza fare ricorso alle droghe, in particolare all’eroina. Ne fu coinvolta anche sua moglie, la cantante ed attrice Courtney Love, che Cobain sposò nel 1992 e da cui ebbe una bambina. L’ammissione di aver continuato ad usare la droga nei primi tempi della gravidanza provocò anche delle conseguenze legali, con l’intervento del tribunale a tutela della bambina.
L’otto aprile 1994 Kurt Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle. La polizia, che trovò la pistola e un biglietto di addio, sentenziò che si trattava di suicidio. Un  investigatore assunto dalla moglie e altri inquirenti privati sostennero invece la tesi dell’omicidio. Si obiettò infatti che la quantità di eroina che il cantante si era appena iniettato era incompatibile con l’idea che potesse anche essersi sparato. La tesi dell’omicidio, con Cobain vittima di un complotto, pur godendo di molta popolarità sui media non è stata mai dimostrata. Anche per il leader dei Nirvana, come per molti altri cantanti, la morte rimane pertanto avvolta da un alone di mistero.

Nirvana, “Smells Like Teen Spirit”

La foto "Che caos!" è una cortesia di ELE

Racconto: Il signore del Caos

Sfogliando le pagine di antichi libri di magia potreste scoprire tante cose sul conto dei draghi: chi sono, come vivono e soprattutto come liberarsi di loro. Ce n’è uno in particolare di cui dovreste avere paura. È il protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.


Nessuno sa come sia stato possibile. Tutti erano convinti che i draghi fossero stati distrutti e che della loro razza si fosse perso il seme. Ma evidentemente si sbagliavano. Da qualche parte, mentre gli uomini banchettavano e ridevano, un uovo covato nell’odio, nell’avidità e nella brama di vendetta si andava lentamente sviluppando. E un giorno, all’insaputa di tutti, il drago sorse. Ma anche allora nessuno se ne accorse. Forse perché ancora non era così potente da colpire, o forse solamente perché viveva in un paese lontano. La sua esistenza divenne manifesta solo quando, dopo giorni, mesi o anni – che importa ormai? – il drago colpì. Chiedete alla gente: nessuno ricorda quando strisciò fuori dall’uovo e levò il suo grido per la prima volta, ma ciascuno potrà dirvi dove si trovava nel giorno e nell’ora in cui l’attacco ebbe inizio.

Ho tentato, credetemi, di descrivere la forma del drago perché vi fosse di aiuto, ma l’oscena asimmetria di quel corpo, su cui lo sguardo slitta senza riuscire a trovare un punto di equilibrio, ha reso vani gli sforzi della mia penna.
D’altronde, come ho scoperto nelle mie notti tormentate passate a sfogliare antichi testi polverosi, Ismarroth non è un semplice drago. Creature queste di poco superiori alle bestie, che passano i sessantacinque sessantaseiesimi della loro esistenza in letargo e quando si svegliano si dedicano all’abigeato o al rapimento di vergini.
Ismarroth il Dragone, la cui voce è soave come il belato di un agnello e consolante come quella di una madre, è il signore del Caos e il suo cuore è nero come l’Abisso. Vi confesso che quando lessi il nome di Ismarroth nel Libro degli Eterni disperai di poter salvare il mio mondo dalla sua furia e la mia fede tremò come la fiamma di una candela scossa da un vento gelido.

Infine, quando tutto ormai sembrava perduto, scoprii in un armadio chiuso da sette sigilli un libro, in cui era descritto il modo per liberarci da lui.
Richiusi il portale alle sue spalle non appena lo vidi precipitare come una folgore sul vostro mondo.
Perdonatemi per quello che vi ho fatto, se potete.

Il signore del Caos
di Andrea Del Duca

venerdì 29 aprile 2011

Il tema della settimana: caos

Il lavoro è piuttosto facile, questa volta, perché la derivazione della parola caos è senza dubbio greca: fenditura, ma anche abisso, il significato.





Non per nulla, chaìno voleva dire "mi spalanco" e chào, invece, "sono vuoto".



Il senso originale, quindi, era quello di profonda voragine perché, anche nella notte dei tempi, c'era la convinzione che prima del mondo ordinato, per capirci, non vi fosse che un buco zeppo d'acqua, terra, aria e fuoco.



Un cocktail di elementi, insomma.


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giovedì 28 aprile 2011

Il caos a Siamo in Onda




Per gli antichi Greci all’inizio era il Caos. E fu dando forma alla materia che l’Universo venne generato. Dal Caos si generarono infatti la Terra, l’Inferno ed Eros che impera sugli uomini e sugli dei.

Secondo la scienza moderna tutto tende verso il caos, che è destinato ad aumentare sino alla fine del tempo.

Per il filosofo Friedrich Nietzsche "Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante".

Il caos come principio generatore di energia e creatività, insomma. Ed il drago ne è l’animale simbolo, perché in esso convivono e coesistono tutti gli elementi del Cosmo.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può portarvi un simpatico caos creativo, pieno di musica, racocnti e allegria. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 30 affronta proprio il tema CAOS.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

Nel grande caos che viene attribuito al nostro paese, c’è una cosa che vi rende orgogliosi di essere italiani?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

martedì 19 aprile 2011

Con le mie storiacce noir a Oleggio Castello (NO)

Una breve incursione per segnalare a tutti Voi che domani, ovvero MERCOLEDI' 20 APRILE, sarò ospite del Castello Dal Pozzo di Oleggio Castello (NO) insieme alle mie storiacce noir.

Per un aperitivo con l'autore in grande stile, insomma.

L'appuntamento (con ingresso gratuito, ovviamente) avrà inizio alle ore 19,30 e andrà a collocarsi nel programma della rassegna culturale Letturando che, nelle prossime settimane, vedrà fra gli ospiti anche l'amico Will K con la sua ultima fatica dedicata ai misteri di Roma.

Di proprietà dei marchesi Dal Pozzo da oltre sei generazioni, il Castello e il Palazzo (già residenza di Alberto Visconti d’Aragona) oggi offrono tutti i confort di una prestigiosa location cinque stelle lusso per una ospitalità senza eguali sul territorio.

Nell’affascinante Palazzo Settecentesco, ultima residenza di Alberto Visconti d’Aragona, trovano spazio le trenta lussuose camere di recente apertura.

Quindi, se domani all'ora dell'aperitivo Vi trovate dalle parti del Castello...

Per altre informazioni www.paolofranchini.tk.

lunedì 18 aprile 2011

Racconto: Una strada, mille colori

Ci sono storie che non vorremmo raccontare o che vorremmo rimanessero relegate ad un mondo lontano anni luce dal nostro. Purtroppo è la cronaca a rivelarci ogni giorno dei sogni infranti di vittime indifese. A quelle vittime dedichiamo le parole che Paola Perry Amadeo ha scritto per noi.



Faceva un bel freddo. Il bavero del suo eskimo blu era ben tirato sul collo e sfregava producendo un sottile fruscio. Lei non avrebbe comunque sentito nulla, aveva infilato nelle orecchie le sue solite cuffie, ancorate al nuovo modello di mangianastri portatile ricevuto a Natale.
Per lei a 15 anni il mondo era un enorme nota musicale, intinta in barattoli di colore.
Non poteva essere altrimenti: correvano gli anni ‘70 ed esplodeva la pop art.
Camminava ascoltando La canzone del sole di Lucio Battisti, a tutto volume, percorrendo il sentiero che attraversava il campo, prima di arrivare al suo quartiere.

[Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi, le tue calzette rosse…]

Non si accorse di nulla. Uno strappo improvviso al collo la fece cadere indietro, per poi essere subito rovesciata a faccia in giù. La cinghia della sua borsa di cuoio si ruppe ed il contenuto si sparpagliò nell’erba. Il suo viso era schiacciato di lato sul terriccio, premuto dalla suola pesante di uno scarpone da montagna. Vedeva il suo lucidalabbra, il portachiavi a cuoricino con le chiavi di casa che mamma le aveva lasciato e il piccolo portafoglio azzurro.
Il mangianastri era caduto ma produceva ancora musica.
Tutto il suo mondo era sparso per terra, insieme a lei.
Poi le si accostò anche il dolore, un urlo, la paura.
Infine il buio.

[…e l’eco dei tuoi no…mi stai facendo paura…]

Non sentì più nient’altro. Si ritrovò sdraiata supina a braccia e gambe aperte, sguardo rivolto al cielo. Aveva piovuto nel frattempo. Bagnata e infreddolita, i colori che indossava poco prima sembravano ormai del tutto sbiaditi.
Solo nel cielo era apparso un arcobaleno.
Fu l’ultima immagine che vide prima di chiudere gli occhi, strizzando via le lacrime.

[Ma ti ricordi le onde grandi e noi gli spruzzi e le tue risa ]

Seguì quella strada colorata e ripercorse ogni istante della sua breve vita.
Le immagini di mamma e papà apparvero ai lati di quel sentiero, la salutavano sorridendo.
Ma lei piangeva ancora chiedendo scusa…
per non essere stata capace di difendersi, per non essere tornata a casa…viva.

[O mare nero, o mare nero, o mare ne... tu eri chiaro e trasparente come me…]



Una strada, mille colori
di Paola Perry Amadeo

Compleanno letterario

Una bella torta con 167 candeline (16 aprile) per Anatole France, all'anagrafe François-Anatole Thibault, scrittore francese nonché Premio Nobel per la letteratura nel 1921. Sempre particolari le sue opere, messe addirittura all'indice dalla chiesa cattolica nel 1920, interessanti e discusse come, ad esempio, La rivolta degli angeli (da poco ripubblicata in Italia da Meridiano Zero), Balthazar oppure Il procuratore della Giudea. E sempre particolari, anche, le sue frasi. Una fra tutte, giusto per far capire che tipo è il nostro Anatole: "Se cinquanta milioni di persone affermano una cosa sciocca, essa resta comunque una cosa sciocca". www.paolofranchini.tk

domenica 17 aprile 2011

Racconto: Il bambino indaco e i colori dell'arcobaleno

È una storia tenera e delicata quella che vi stiamo per raccontare, una favola multicolor che comincia con un mistero: la scomparsa dell’arcobaleno.

Un giorno di mille anni fa, l’arcobaleno scomparve.
Quell’arco tutto bianco se ne era stato in cielo da sempre e ora non c’era più.
La  prima ad accorgersene fu  Ines, la moglie di Loris, il taglialegna.
Le scorte di cibo si erano esaurite e  lei  era uscita presto di casa. Doveva rifornirsi di monete dalla pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno prima di entrare nel bazar sotto casa.
Ma la pentola non c’era più, perchè non c’era più l’arcobaleno.
Ines si guardò intorno senza sapere cosa fare. In quel momento si ricordò  del bambino indaco.
L’aveva conosciuto il mese prima. Si chiamava Mario e si vantava di parlare con gli angeli. Lei non ne era convinta, ma lui sembrava così sicuro di sé.
Mario aveva dieci anni e un carattere ribelle. Era un ragazzino speciale e i  grandi non lo capivano. Per loro, lui era solo un  monello senza freni. Diceva di vedere gli angeli, ma nessuno gli credeva. Tranne Ines. Che era disperata perché qualcuno aveva rubato l’arcobaleno, e non c’era più la pentola con le monete d’oro e la sua cucina era vuota.
Ines si mise in cammino per cercare il bambino indaco.
Lo trovò seduto  sotto un faggio, chino su un testo di giardinaggio scritto in latino da chissà chi. Non perse tempo, Ines. Raccontò tutto e gli chiese aiuto. Mario chiamò i suoi amici angeli: Rosario, Teo, Doro, Elio, Celeste, Gaio.
Espose il problema e  gli angeli partirono. Ognuno di loro si caricò le braccia di un colore.
Rosario rubò il rosso del fuoco.
Teo, l’arancio della terra.
Doro, il giallo del grano.
Elio, il verde dei prati.
Celeste scelse  l’azzurro del mare e Gaio il viola dei fiori di lavanda.
Ma l’arcobaleno è bianco, disse Ines al loro ritorno.
Faremo di meglio, rispose Mario e lanciò i colori nel cielo e i colori formarono un arco e Ines sorrise. Perché in fondo all’arcobaleno era tornata la pentola d’oro. E gli angeli sorrisero e raggiunsero l’arcobaleno e ognuno entrò nel suo colore.
“Vieni anche tu “gridarono  a Mario “ C’è posto”
E l’azzurro e il viola gli fecero spazio.
E il bambino indaco trovò le sue ali e li raggiunse. E’ ancora là, e guarda il mondo dall’alto. E sorride. Felice.


Il bambino indaco e i colori dell'arcobaleno
di Marta Bardi

Libri: I più venduti della settimana

La Top100 di Ibs, questa settimana, mette in ordine sul podio Libertà (Jonathan Franzen, Einaudi), Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini, Mondadori) e Vieni via con me (Roberto Saviano, Feltrinelli). Nessuna novità, invece, nella terna d'oro dei gialli e dei noir sempre curata di Ibs. Anche questa volta, infatti, premia Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, Mondadori), Odore di chiuso (Marco Malvaldi, Sellerio) e La mappa del destino (Glenn Cooper, Nord). Se vi piacciono le classifiche, troverete tutto questo e molto di più, come sempre, seguendo i vari link nella homepage di www.varesenoir.tk. www.paolofranchini.tk

sabato 16 aprile 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini

L'arcobaleno sulla collina (di Silvana Crotti) Euro 18,00 - Pagg.336 - Guida Per l'autirce si tratta di un romanzo d'evasione, ma questo libro ha tutte le "giallo" ha tutte le caratteristiche del giallo. Per ipersonaggi, soprattutto, presentati nella loro banale quotidianità. Chi scrive, però, sa mescolare le carte in tavola: per esempio, chi è la ragazzina che ci appare sotto una luce sempre diversa? E chi le sta intorno potrà darle le certezze che cerca? Un mistero che corre da Firenze fino in America passando per l'Algeria. Ombre sull'iride (di Rosa I. D'Emidio) Euro 12,00 - Pagg.240 - Eclissi Adelaide e Augusto sono coinvolti in una storia piena oscura. L'assassinio di una preside porta il lettore a leggere le carte delle segreterie scolastiche, dove si celano segreti non proprio innocenti. Vendette e soluzioni investigative si alternano, stavolta, a colpi di scena sentimentali sino al finale a sorpresa che svelerà, ebbene sì, il mistero più vecchio (e doloroso) dell'Istituto Iride. www.paolofranchini.tk

Arcobaleno nella bottega del mistero


Arcobaleno e leggende

Affascinante e misterioso, fenomeno durevole ed insieme effimero, l’arcobaleno è stato sempre collegato alle divinità da molte culture del mondo.
Per i cinesi l’arcobaleno era una fessura nel cielo sigillata da una divinità con pietre di sette diversi colori. I Greci credevano fosse il sentiero percorso da un messaggero che gli dei inviavano agli uomini. Per i Vichinghi l’arcobaleno era invece un ponte, che collegava la dimora degli dei e la terra degli uomini. Per gli Indù è l’arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono.

C’è anche una curiosa leggenda che lega l’arcobaleno ai folletti.
In particolare in Irlanda si crede che un particolare folletto irlandese (il leprechaun) nasconda il suo prezioso pentolone pieno d'oro proprio alla fine di un arcobaleno.

Questa luce multicolore  è anche un simbolo di speranza, dopo l’oscurità e i pericoli della tempesta.
Secondo un antico racconto biblico, quando smise di piovere e le acque cominciarono a ritirarsi, Dio stesso pose il proprio arco sulla terra per suggellare la promessa di non inviare più il Diluvio sulla Terra.

L’arcobaleno è un po’ anche il simbolo della fantasia, del saper guardare oltre le nubi. Gianni Rodari l’ha descritto così:
“Dopo la pioggia viene il sereno,
brilla in cielo l'arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.”
Gianni Rodari (Omegna il 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980) nacque sul Lago d’Orta e in questi giorni ricorre il 21° anniversario della sua morte. per ricordarlo, la cittadina di Omegna alcuni anni fa ha realizzato il Parco della Fantasia. Su una piccola altura che sovrasta la città, nota come Monte Zuoli, sono stati realizzati i "Giardini della Torta in Cielo", dal titolo di un omonimo racconto di Rodari.

Vi sono degli spazi attrezzati per il pic nic e ogni piramide che ospita i tavoli è sormontata da un arcobaleno colorato. E nelle belle giornate occorre partire la mattina presto per assicurarsi un posto a tavola su quella collina da cui si ha una delle viste più belle sul lago d’Orta!
Una cosa curiosa, che collega il luogo alla speranza, è che nelle vicinanze vi sono alcuni massi con delle coppelle incise e delle rocce levigate. Secondo un’antica tradizione si tratta di “scivoli della fertilità” su cui le donne che non riuscivano a rimanere incinta si lasciavano scivolare nella speranza di concepire un figlio.

 
Da qualche parte, sopra l’arcobaleno

“Da qualche parte sopra l'arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai fatto,
i sogni diventano davvero realtà
un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone.”

Sono le parole di "Over the Rainbow", conosciuta anche come  "Somewhere Over the Rainbow” una canzone che fu scritta per un film, a sua volta tratto da un romanzo.
Nel 1939 Victor Fleming diresse “Il mago di Oz” che secondo alcuni è il film più visto della storia. È tratto dal romanzo “Il meraviglioso mago di Oz” pubblicato da Frank Baum nel 1900. È un film musicale che vede una sedicenne Judy Garland interpretare il ruolo della piccola orfana Dorrit. Questa  bambina (nel romanzo) del Kansas viene trasportata da un tornado eccezionale, con tutta la casa e il suo cagnolino, in un fantastico paese. Qui incontra strane creature su cui comandano quattro streghe dai grandi poteri ed un misterioso mago che domina su una meravigliosa città di smeraldo.

“Somewhere over the rainbow” viene cantata proprio da Judy Garland (che per inciso è la madre di Liza Minnelli) in una memorabile scena del film, con Doroty nella fattoria degli zii.
Questa, come tutte le scene girate in Kansas, fu diretta dal grande regista King Vidor. Inizialmente venne tagliata dalla produzione e solo per l’insistenza del vocal coach della Garland fu alla fine salvata.

La canzone, considerata una delle canzoni del secolo, è diventata un classico interpretato da moltissimi altri artisti. Per il suo testo, pieno di speranza in un futuro in cui i problemi saranno finalmente superati, è diventata una canzone simbolo in situazioni molto diverse.
Durante la seconda guerra mondiale furono le truppe americane che combattevano sul fronte europeo contro il nazifascismo ad adottarla come inno e simbolo stesso degli Stati Uniti. Dal 1969, con la nascita del movimento per i diritti degli omosessuali, la canzone, l’arcobaleno, e la stessa Judy Garland (morta quell’anno) divennero simboli del movimento.

Questa sera la speranza invece fa tappa a Stresa, per la presentazione di un libro di storie cattive scritte per una buona causa. Scrittori già noti e affermati insieme a esordienti di belle speranze e perfetti sconosciuti sono stati radunati grazie ad un’idea del nostro amico Paolo Franchini per un fine totalmente benefico.
365 autori, per 365 storie cattive, scritte in massimo 365 parole. Ed una sola buona causa: aiutare A.I.S.EA Onlus, un’associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante, una malattia neurologica infantile molto rara (circa 40 casi in Italia, poche centinaia nel mondo), le cui cause sono ancora del tutto sconosciute e per la quale non esiste una cura risolutiva. L’intero ricavato della pubblicazione viene devoluto all’associazione A.I.S.EA Onlus, con la speranza che un giorno questa malattia, come molte altre, possa essere solo un brutto ricordo.

Judy Garland, Over the Rainbow



La foto è una cortesia di ELE.

venerdì 15 aprile 2011

Il tema della settimana: arcobaleno

L'arcobaleno (detto anche iride) unisce due parole per descrivere la curva che taglia il cielo dopo i baleni, cioè i lampi, alla fine delle tempeste. Arco arriva dal termine latino àrcus che, a sua volta, giunge da àrceo il cui significato è respingere, difendere. Baleno, invece, è di derivazione greca: nasce da balenare (bèlemnon) e indica ciò che appare e scompare in un attimo come, appunto, le saette. www.paolofranchini.tk

giovedì 14 aprile 2011

Arcobaleno a Siamo in Onda



Un’antica leggenda racconta che seguendo l’arcobaleno si possa trovare, nel luogo da cui esso germoglia dalla terra, una pentola piena di monete d’oro, nascoste dagli Gnomi.

Secondo un antico racconto biblico, invece, fu Dio stesso a porre il suo arco sopra la terra, a sigillo del patto che aveva fatto con l’umanità. Non ci sarebbe stato un altro Diluvio, dopo quello che aveva quasi sterminato gli esseri umani.

E ogni volta che le nubi si aprono l’arcobaleno splende davanti ai nostri occhi, portando il ricordo di quell’antica promessa e la speranza che dopo ogni momento difficile possano venire tempi migliori.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può portarvi  un arcobaleno di musica e allegria. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 16 affronta proprio il tema: ARCOBALENO.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

In fondo all’arcobaleno avete trovato una pentola piena di monete d’oro. Come le spendereste?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

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- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
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 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

martedì 12 aprile 2011

“365 Storie Cattive” a Stresa il 16 aprile

Sabato 16 aprile 2011, ore 21
Distretto dei Laghi, corso Italia nr.18


Presentazione dell’antologia promossa e curata da Paolo Franchini, scrittore varesino, che contiene 365 storie cattive da 365 parole (al massimo) ciascuna. Scrittori già noti e affermati, giornalisti, esordienti e perfetti sconosciuti per un fine totalmente benefico: l’intero ricavato di questa antologia nera sarà devoluto ad A.I.S.EA Onlus, l’associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante (meno di 500 casi nel mondo, di cui 40 in Italia), malattia di cui è affetto Lorenzo, il nipote di Paolo Franchini.


In breve tempo hanno aderito autori da Domodossola alla Sicilia (ma anche dalla Svizzera Italiana), nomi noti tra i quali Marco Buticchi scrittore di fama internazionale, scrittori che erano stati ospiti della manifestazione “Stresa, un aperitivo con …” (Patrizia Debike van der Noot, Paolo Roversi, Andrea Ferrari, Lilli Luini, Sarah Sajetti, Matteo Di Giulio, Sergio Paoli e lo stesso Paolo Franchini).


Dopo la pubblicazione dell’antologia è scattata una gara di solidarietà per organizzare presentazioni; l’antologia è già stata presentata a Bologna, Genova, Alessandria, Daverio, Sesto Calende, Milano e Cantello. Solidarietà senza confini, la grafica del materiale pubblicitario (con il logo realizzato e offerto dal Grax-X Studio di Varese) è stata realizzata da Cristina Balzanelli Zannini.


Nel VCO l’antologia verrà esposta anche alla Fabbrica di Carta, tra gli autori Angelo Marenzana l’ideatore della manifestazione, Maurizio Badà e Katiuscia Miglini di Villadossola, Matteo Severgnini di Omegna e Ambretta Sampietro di Stresa.


Hanno annunciato la loro presenza a Stresa una ventina di autori provenienti da vari luoghi, tra cui Milano, Varese, Alessandria e la Liguria. Letture dei racconti degli autori presenti a cura di Rossana Girotto, Raffaella Gambuzzi, Cesare Tacconi e Gianluca Binazzi.


Suonerà alcuni pezzi tratti dal suo CD di prossima uscita Mario Ermini Burghiner.


La presentazione di Stresa (a ingresso libero) è organizzata da Ambretta Sampietro con il sostegno della Città di Stresa, del Distretto dei Laghi, della Pro Loco, della Biblioteca di Stresa e di StresaEventi.

lunedì 11 aprile 2011

Racconto: La formula della felicità

Ecco per voi una torbida storia, tinta di nero e d’inquietudine. Una storia cattiva che porta la firma di una donna, Valentina Cosimi, una delle nostre autrici. Una storia che inizia con una domanda: dove diavolo è finito Bob?


Il ticchettio dell'orologio è incessante nelle mie orecchie. Se continua così impazzisco. Ora prendo quel maledetto aggeggio e lo scaravento contro il muro. Dove diavolo è finito Bob?
Bob. Che razza di nome. Mi ha sempre fatto ridere. Sembra il rumore di qualcosa di viscido che si spiaccica a terra. Boooooob.
Adesso è davvero troppo: infilo la mano in tasca e afferro il telefono. Premo il tasto "chiamate effettuate" e la lista che appare è un'interminabile serie di Bob. Ci avrò provato 25 volte. Nulla.
Cammino per la stanza come un leone in gabbia e penso all'infinità di cose che possono essere accadute: una a una le scarto tutte. Di sicuro l'idiota si è addormentato ubriaco. Accade sempre più spesso ormai e resta secco per ore. Se bombardassero casa sua non se ne accorgerebbe.
Che stupido! Io, non lui. Che diamine mi è passato per la testa di lasciarlo fare da solo? È il migliore ladro al mondo. Ecco che mi è passato per la testa. Ubriacone da far schifo, ma con una mano che... nemmeno David Copperfield.
La mia parte l'ho già fatta l'altra sera, con il tipo della sicurezza. Bob sarà anche un gran ladro, ma come faccio cantare io la gente... potrei confessare anche un prete se volessi. In fondo è giusto che ognuno faccia il proprio mestiere: non sono mai stato bravo coi furti. Lavoro col cervello e la lingua, non con le mani, io.
E poi siamo amici d'infanzia. Progettiamo questo colpo da una vita, maledizione! Non avrei potuto farlo con nessun altro. Di sicuro non con Rudy: se Bob è un nome ridicolo, Rudy lo è tre volte tanto. Sembra il nome di una bambina! Rudy dal vestitino rosa e le lunghe trecce bionde. Puah!
No. Bob arriverà. Ne sono certo.
Suona il telefono. Tiro un sospiro di sollievo, ma non riesco a nascondere il nervoso:
"Bob! Che cazzo di fine hai fatto? Sono due ore che ti cerco... Ce li hai?"
Una voce sarcastica miagola attraverso l'apparecchio:
"Ciao Jack. Ricordi quando da piccoli mi chiedesti qual'è la formula della felicità? Te la svelo: avere due sacche piene di diamanti invece di una sola".
Merda. Mai fidarsi di un ladro.
Soprattutto se si chiama Bob.



Formule
di Valentina Cosimi

Compleanno letterario

Un gran bel compleanno anche questa volta: il 9 aprile, infatti, festa da 190 candeline tonde tonde per Charles Pierre Baudelaire, poeta, scrittore, critico e traduttore nato a Parigi. Considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo e grande anticipatore del decadentismo. E' "I fiori del male" la sua opera più importante (considerata uno dei classici della letteratura mondiale), ma non si possono non ricordare capolavori come "Lo spleen di Parigi" (che raccomando con entusiasmo!) oppure i "Diari intimi". www.paolofranchini.tk

domenica 10 aprile 2011

Racconto: La pietra filosofale

La storia che vi stiamo per raccontare è un viaggio indietro nel tempo, in un epoca in cui scienza e magia erano una sola materia. O così almeno pensava la gente. E in quell’epoca tanto remota, se aveste chiesto alla gente chi fosse il più grande mago della regione, vi avrebbero indicato tutti lo stesso uomo: Mastro Girolamo.



Mastro Girolamo era di gran lunga il miglior mago di tutta la regione. Anzi, c’erano ottime ragioni per sostenere, senza falsa modestia, che nella conoscenza di matematica, astrologia, medicina, fisica e alchimia non avesse pari in tutta Europa. E per conoscere la sorte, o guarire dai loro mali, principi e sovrani erano disposti a coprirlo d’oro.
Mastro Girolamo però non cercava la ricchezza. In libri polverosi di una sapienza antica aveva scoperto l’esistenza di una pietra dotata di tre grandi poteri.
Il primo era la possibilità di trasmutare in oro i metalli vili. Ma come abbiamo già detto a Mastro Girolamo non interessava la ricchezza.
Il secondo era quello di produrre la panacea, un elisir capace di curare ogni malattia. Questa era cosa buona ai suoi occhi, ma egli aspirava al terzo potere: la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male.
Mastro Girolamo, insomma, credeva che mediante questa pietra filosofale avrebbe scoperto il segreto della felicità. Per questo mise ogni sua energia nella ricerca. Trascorreva giorno e notte, dimentico del tempo, degli amici e della famiglia, chiuso nel suo laboratorio ad elaborare nuove formule, ma il segreto della pietra restava irrisolto.
Quando la moglie morì di crepacuore si maledì per non aver ancora trovato la pietra con cui avrebbe potuto curarla.
Passarono gli anni e, un nero giorno in cui se ne stava chino sugli alambicchi, giunse un servo a dirgli che suo figlio era stato arrestato e condannato a morte. Gridando ad alta voce contro la sorte avversa, Mastro Girolamo diede fondo alle sue ricchezze per pagare inutili avvocati. Quando la sentenza fu eseguita pianse perché, se avesse scoperto la pietra, avrebbe potuto prevedere la disgrazia.
Tempo dopo l’altro figlio, oppresso dai debiti, gli fece causa. Dicendo che il padre era impazzito pretendeva il suo patrimonio.
Quest’ultimo dolore spezzò la fibra di Mastro Girolamo.
Nei suoi deliri di moribondo stringeva la pietra filosofale; ma i suoi occhi ciechi non vedevano che era la mano di sua figlia. L’unica a essergli rimasta ancora accanto.


La pietra filosofale
di Alfa

Libri: I più venduti della settimana

Secondo la Top100 di UniLibro, la terna in vetta questa settimana è composta da Vieni via con me (Roberto Saviano, Feltrinelli), Gesù di Nazaret (Joseph Ratzinger, Editrice Vaticana) e Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini, Mondadori). Per Ibs, invece, la classifica dedicata ai gialli e ai noir più venduti vede sgomitare Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, Mondadori), Odore di chiuso (Marco Malvaldi, Sellerio) e La mappa del destino (Glenn Cooper, Nord). Tutto questo e molto di più, se siete interessati, seguendo i vari link proposti da www.varesenoir.tk. www.paolofranchini.tk

sabato 9 aprile 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini

La formula segreta (di John Altman) Euro 8,80 - Pagg.268 - Polillo Hannah voleva solo allontanarsi da Chicago in crociera, per timore che l'amante l'avesse denunciata per una frode farmaceutica. Per questo, quando Vicky le offre di prendere il suo posto sulla nave, Hannah accetta al volo e si imbarca con il nome dell'amica. Problema risolto? Per niente: fra i passeggeri c'è anche Steven, uno scienziato che lavora per il governo degli Stati Uniti e che, a sua volta, è in fuga dopo aver fatto una sensazionale scoperta... Una scoperta che, però, può trasformarsi in una minaccia per l'umanità se dovesse finire nelle mani sbagliate. La formula di Pandora (di James Sheridan) Euro 18,50 - Pagg.480 - Dalai Lo scrittore Dan, esperto di misteri irrisolti, riceve un messaggio durante il tour promozionale del suo ultimo libro. II messaggio di uno sconosciuto che cambierà per sempre la sua vita. Si tratta della vera storia della cospirazione politica e industriale contro la cura del cancro e di tanti altri mali del secolo usati come fonte di ricchezza e potere. Per Travis c'è solo una speranza di sopravvivere, perché è lui la preda che si sta cacciando, ma per riuscirci deve scoprire quale sia il legame fra lo spaventoso segreto farmaceutico e la morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy. www.paolofranchini.tk

Formule nella Bottega del Mistero -


Storia di un mago, matematico e astrologo

Nel 1501 a Pavia una donna di 36 anni partorì un bambino. Chiara Micheria, così si chiamava, si era trasferita a Pavia da Milano per nascondere la sua gravidanza, fingendo di essere la governante di un suo padrino. Era infatti vedova e non si era risposata.
Il padre del bambino, a cui fu messo il nome di Girolamo, era Fazio Cardano, un medico e giureconsulto di 56 anni, originario di Cardano di Gallarate, appassionato di matematica e amico di Leonardo Da Vinci. Fazio indossava sempre un vestito rosso e un mantello nero. Aveva fama di mago e di alchimista, anche per la sua amicizia con un fabbro milanese, Galeazzo Rossi, che sapeva forgiare un acciaio straordinario che nessuno riusciva ad eguagliare.
Il bambino, cui fu dato il nome di Girolamo, si rivelò presto d’ingegno assai versatile, mostrando una vivace curiosità in molti campi. Imparò dal padre a leggere e scrivere, la matematica e "certe nozioni quasi occulte". La madre gli trasmise la passione per la musica. A sedici anni imparò a usare le armi, cavalcare, nuotare. Ed era abilissimo nel gioco delle carte, dei dadi e degli scacchi.
Nella sua autobiografia Cardano si definiva "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani muovendosi attraverso l’Europa in quel secolo, il Cinquecento, che è noto come l’età dei maghi.
Come scienziato inventò la serratura a combinazione, la sospensione cardanica e il giunto cardanico che dal 1923 (con il modello Fiat Tipo 3) è utilizzato dall’industria automobilistica. Nel 1539 pubblicò il metodo per la risoluzione delle equazioni cubiche ottenendo enorme successo.
Come medico la sua fama crebbe a dismisura quando, chiamato in Scozia al capezzale del cardinale Hamilton che soffriva di asma, riuscì a guarirlo in breve tempo eliminando i cuscini di piume, la polvere a cui evidentemente era allergico e sottoponendolo ad una dieta opportuna.
Nel viaggio di ritorno si fermò a Londra, dove incontrò Shakespeare e suscitò profonda impressione sulla corte inglese. Tracciò anche l'oroscopo del giovane principe Edoardo VI, predicendogli una vita «ben più lunga della media dei suoi contemporanei». Cardano fece appena in tempo a rientrare in Italia quando fu raggiunto dalla notizia della morte di Edoardo. Coperto di ridicolo dagli avversari, si giustificò dicendo di aver sbagliato i calcoli, li rifece, e dimostrò che astrologicamente la data giusta della morte era… quella in cui era effettivamente avvenuta!
Cardano si appassionò anche di crittografia, inventando la “griglia cardanica”, che mise a disposizione degli agenti segreti di sua maestà, la regina Elisabetta I d’Inghilterra.
Il sistema è basato sull’uso di un foglio di carta con delle aperture. Con esso si scrive il vero messaggio su un foglio sottostante, riempiendo poi gli spazi vuoti con un testo innocuo. Se chi riceve la lettera dispone di una griglia identica a quella dello scrivente può facilmente leggere l’informativa.
Nella sua incessante attività si occupò anche di sogni. Nel 1562 pubblicò “I quattro libri che spiegano ogni genere di insonnia descritta nel libro di Sinesio sui sogni”. E fu proprio un sogno ad annunciargli l’inizio della sua tragedia che si consumò a Gallarate.
La moglie del primogenito di Cardano, che non aveva voluto accoglierla in casa perché apparteneva ad una famiglia di dubbia reputazione, rivelò che i due bambini erano figli di due suoi amanti e non del marito. Poco dopo morì, in circostanze misteriose. Il marito fu incarcerato per avvelenamento della moglie, processato, torturato e, nonostante la disperata difesa tentata da Girolamo, giustiziato. L’ira di Cardano contro i giudici fu terribile: una lunga serie di disgrazie li colpì uno ad uno, incluso il governatore. Caduto in disgrazia, Cardano fu arrestato, accusato di eresia, ma fu liberato grazie a potenti protettori tra cui lo stesso San Carlo Borromeo. Come se non bastasse, però, l’altro suo figlio, oppresso dai debiti di gioco, lo derubò.
Stanco e avvilito, Cardano predisse la propria morte, che sarebbe dovuta avvenire il 5 dicembre 1573. Ma anche questo oroscopo, come spesso gli era accaduto, fu un fiasco.
Morì a Roma il 20 settembre 1576 e poiché a Milano infuriava la peste venne sepolto provvisoriamente in S. Andrea a Roma. L’ubicazione della sua tomba definitiva è sempre rimasta avvolta nel mistero.
 
 
Bisanzio

Nel 1967 un cantautore modenese praticamente sconosciuto, di nome Francesco Guccini, pubblica l'LP “Folk beat n. 1”. L’album contiene alcune canzoni già note per essere state cantate precedentemente dall’Equipe 84 (“Auschwitz” e “L'antisociale”) e dai Nomadi (“Noi non ci saremo”) oltre ad altre inedite, come “L'atomica cinese” e “In morte di S.F.”  
Quest’ultima canzone era stata scritta sull’onda dell’emozione provocata dalla notizia della morte di una cara amica della Equipe 84, che era stata comunicata alla band mentre stava per salire sul palco davanti a circa cinquantamila persone.
Poiché  Guccini aveva scritto i primi pezzi quando non era ancora iscritto alla SIAE, essi erano stati depositati da altri autori. La pubblicazione di “Folk beat n. 1”, se da un lato ebbe scarso successo commerciale, valse a Guccini la prima apparizione televisiva.
Il 1 maggio 1967 Caterina Caselli invitò Guccini a partecipare alla trasmissione “Diamoci del tu”, che conduceva assieme a Giorgio Gaber. Per uno strano caso, nella stessa puntata, in cui Guccini cantò “Auschwitz”, fu ospite anche un altro giovane e sconosciuto cantautore siciliano, Franco Battiato, che eseguì “La torre”.
Per Guccini “Folk beat n. 1” segnò l’inizio di una carriera lunghissima, durante la quale ha scritto canzoni per sé e per altri, pubblicando oltre venti album. Inoltre ha composto colonne sonore, è scrittore di testi letterari, autore teatrale e attore.
Guccini è decisamente un autore “colto” che si occupa di varie discipline legate al linguaggio, come la glottologia, l’etimologia e la dialettologia. Per molti anni ha insegnato lingua italiana al Dickinson College, una scuola off-campus dell'Università della Pennsylvania con sede a Bologna. I suoi testi sono densi, caratterizzati da un uso sapiente del verso, da ascoltare più volte per essere compresi in tutta la loro ricchezza e complessità. Quasi sempre sono accompagnate dal suono della chitarra folk. Questo strumento, normalmente dotato di corde di metallo di vari spessori, consente di ottenere un suono deciso con bassi profondi e ricco di armonici.
Ciononostante Guccini, uno degli esponenti di maggior rilievo della scuola dei cantautori italiani, è molto amato dal pubblico di tutte le età, al punto da essere considerato un cantautore a cavallo di tre generazioni. Tra le sue numerosissime canzoni ce n’é una ambientata in una città magica e misteriosa, un crocevia di popoli e civiltà, a cavallo di due ere e di due continenti, Bisanzio, pubblicata nel 1981 nell’album “Metropolis”.
Su questa canzone è interessante ascoltare ciò che dice lo stesso Guccini (nel libro “Stagioni” pag. 181): «Strana canzone, una fra le mie preferite. Bisanzio città, civiltà, vive mille anni più di Roma, continua la sua misteriosa storia mentre da noi arrivano e vincono e si mescolano Goti, Longobardi e Franchi; un po’ il simbolo del nostro essere ora. Bisanzio come New York e noi fra la vecchia civiltà che scompare e una nuova, che non conosciamo, in arrivo. Noi come Filemazio; o soltanto una specie di fantasia personale.»
Il protagonista e io narrante di questa canzone è Filemazio, che così si presenta «Io, Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio…»
Filemazio osserva la città ai suoi piedi, dall’alto di una torre. La scena si svolge in una notte insonne, tra il sorgere della luna (“affogata in un colore troppo rosso e vago” che impedisce di vedere Vespero, la stella della sera), e la levata di Lucifero, la stella del mattino. In realtà si tratta della stessa “stella” ovvero il pianeta Venere, ma gli antichi credevano si trattasse di due stelle distinte. Siamo ai tempi dell’imperatore Giustiniano I, che ha sposato una ex prostituta e governa su un immenso impero multietnico…

Francesco Guccini, Bisanzio

venerdì 8 aprile 2011

Il tema della settimana: formula

Formula è un termine di chiara derivazione latina: fòrmola. Si tratta del diminutivo di forma, cioé modo, regola. Viene usato, oggi come un tempo, anche per identificare la validità di determinati atti solenni, non solo nell'ambito della Chiesa. Da formula, è chiaro, deriva anche il termine formulario, ovvero la raccolta di determinate regole necessarie per preparare atti o contratti. www.paolofranchini.tk

giovedì 7 aprile 2011

La formula di Siamo in Onda

Ci sono formule per calcolare la posizione degli astri.

Ci sono formule per risolvere le equazioni.

Ci sono formule per produrre incantesimi.

Ci sono persone che conoscono tutte queste formule.


Ma c’è una sola trasmissione radiofonica che contiene la formula del divertimento intelligente: è Siamo in oOnda, su Puntoradio, che sabato 9 affronterà il tema FORMULE.

C’è anche una domanda posta agli ascoltatori: 

Qual'è la vostra personale formula della felicità?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

lunedì 4 aprile 2011

Racconto: Vento in poppa

Nella storia che vi stiamo per raccontare c’è un giovane impaurito marinaio; e poi ci sono le parole di una zingara, un segreto per la precisione, che cambierà il suo destino. S’intitola “Vento in poppa” il racconto che Oscar Taufer ha scritto per noi.



Camminavo tra la gente che affollava il mercato. Avevo vent'anni, i segni della guerra sulla pelle e la paura scritta in viso. Incrociai lo sguardo di una donna seduta a un tavolino.

“Non temere marinaio, avvicinati”.

Mi ritrovai di fronte a lei. Le sue dita esplorarono la mia mano aperta e gli occhi scuri i pensieri.

“Questa linea è breve, la tua ultima nave sta per salpare. É un peccato, sei giovane, ma possiamo invertire la rotta. In cambio del tuo anello avrai qualcosa che ti salverà”.

Non ebbi il tempo di rispondere. Mi sfilò l'anello e prese uno scrigno da un sacco ai suoi piedi.

“Bada, marinaio: credi ciecamente nel suo potere e non aprirlo mai, per nessuna ragione. Il giorno in cui cederai alla tentazione sarà il tuo ultimo.”

Mi allontanai frastornato da quelle parole, e prima di infilarmi tra i vicoli del porto mi voltai a cercarla.
Era scomparsa.

Finì la guerra, e lo scrigno restò sempre al mio fianco. Molte volte pensai di aprirlo per conoscerne il segreto, ma sempre mi trattenne il monito della zingara. Come un'amante segreta, l'ho nascosto tra le mie cose per tutta la vita, al riparo dallo sguardo e dalla curiosità di chi mi stava vicino.
Ormai sono vecchio, inchiodato a questo letto d'ospedale, con tubi e fili che escono delle braccia e dal petto come funi dell'albero maestro. Mi preparo a partire, e finalmente posso sapere.
Chiedo a uno dei miei figli di prendere lo scrigno dalla mia borsa, ne sollevo il coperchio e lo  rovescio. Sul lenzuolo bianco cade un oggetto avvolto in un brandello di pergamena. La srotolo e leggo.

“Nessun potere ha la forza di un uomo che crede in sé stesso”.

La zingara aveva ragione. La fiducia mi ha dato forza e mi ha tenuto in vita. Il suo trucco ha funzionato, e prima che la nave salpi per l'ultima volta, ho appena il tempo di raccogliere l'anello che le diedi tanto tempo fa e di infilarlo al dito.


Vento in poppa
di Oscar Taufer

Compleanno letterario

Festa da 136 candeline (1 aprile) per Richard Horatio Edgar Wallace, scrittore britannico considerato un maestro del crimine alla pari di Conan Doyle e Agatha Christie. Pare fosse nervosissimo (80 sigarette e 40 tazze di tè al giorno) e che iniziasse e finisse un romanzo anche nello spazio di un solo week-end. Poco attento al denaro, per il suo primo fortunato romanzo intascò solo qualche sterlina. Divenne comunque ricco, ma perse tutto ai cavalli o facendo donazioni spropositate. Morì povero in canna, come si dice, nonostante avesse scritto per Hollywood la sceneggiatura di King Kong che gli fece intascare un gruzzolo incredibile per quell'epoca. www.paolofranchini.tk

domenica 3 aprile 2011

Racconto: Coccinella girl

L’intricato universo femminile è popolato da due tipi di donne: ci sono le donne donne, quelle che ogni giorno combattono con i limiti fisici del loro involucro umano, e poi ci sono le ragazze Vogue. Anche loro sono donne, ma un po’ diverse dalle prime. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, vi invito a leggere la perfida storia che vi stiamo per raccontare.


Avete mai notato che ci sono ragazze a cui i capelli non si increspano mai? Nemmeno se piove. Sono quelle che hanno le caviglie sottili e le tette di marmo (marmo, mica silicone). Non si muovono granché (non le tette... Intendo proprio loro!) e, se gesticolano, è per sbatterti in faccia duemila carati di anello che i fari della mia macchina, in confronto, sembrano due Smarties: un regalo per le loro virtù, di solito. Insieme a una borsa di Gucci, che s'abbina con tutto.
Le Ragazze Vogue, come le chiamo io, sono nate così: fighe. Poi hanno affinato i trucchi, ma è alla natura che dicono grazie. Un po' come le coccinelle. Ti sogneresti mai di schiacciare le coccinelle? Le metti sul dorso della mano, stai lì ad ammirarle sognante, e le lasci volare dopo averci soffiato sopra con amorevole delicatezza, mica che se si stortano una zampetta, ti portino sfiga!
Possiedi spray per ogni tipo di insetto, dalla formica alla zanzara (ma quella se lo merita e ti sei comprato anche l'affarino elettrico che la fulmina con uno zzz), ma la coccinella no. Non le faresti del male. E così le ragazze Vogue, nella vita, vincono sempre. Gli psicologi si sbattano pure per studiare il fenomeno. Basta guardare il mondo degli insetti: mosche, vespe e cimici puzzolenti fanno schifo. Le coccinelle sono fighe.
Intendiamoci: non che lo dica per invidia (trascurando borsa e anello, ovviamente), ma perché sono sicura che un giorno la mia Teoria delle Coccinelle si leggerà su manuali di psicologia e forse faranno corsi monografici anche a biologia.
«Guarda che la mia vita è un inferno» si lagna la mia amica Ragazza Vogue. «Vogliono sempre tutti venire a letto con me». La capisco poveretta: son problemi che è difficile superare. Come se la coccinella si lamentasse che tutti la trovano carina. Tesoro, preferiresti una ciabattata sulla testa? Io annuisco, la ascolto, a volte le offro anche una spalla su cui piangere. E mi fa pena davvero.
Però, certi giorni, se trovate un mucchietto di coccinelle cadavere, con le ali accuratamente sminuzzate... Sapete a chi dare la colpa!


Coccinella girl
di Silvia Giovannini


Questo racconto è pubblicato anche nella raccolta «365 storie cattive» curata da Paolo Franchini e il cui ricavato viene interamente devoluto ad A.I.S.EA Onlus.

Libri: i più venduti della settimana

Questa settimana, ebbene sì, due new entry ai primi tre posti per Ibs: alle spalle di Vieni via con me (Roberto Saviano, Feltrinelli) arrivano, infatti, Libertà (Jonathan Franzen, Einaudi) e Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini, Mondadori). La Top100 Ibs dedicata ai gialli e ai noir, invece, non mostra novità: Odore di chiuso (Marco Marco, Sellerio) al primo posto, Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, Mondadori) al secondo e La mappa del destino (Glenn Cooper, Nord) al terzo. Chi fosse davvero curioso di approfondire la materia calssfiche, comunque, può collegarsi con www.varesenoir.tk e seguire tutti i link riportati. www.paolofranchini.tk

sabato 2 aprile 2011

Libri: i consigli noir di Paolo Franchini

Il trucco della morte (di Astrid Paprotta) Euro 14,00 - Pagg.368 - Del Vecchio Intorno agli occhi di un senzatetto ucciso, cosa strana, brillano ombretto e mascara. Sulle labbra, invece, il rossetto. Perché? L'unica traccia raccolta conduce a una famosa presentatrice TV. Le indagini partone e altri cadaveri truccati saltano fuori in serie, nemmeno qualcuno li fabbricasse... Più della storia in sé, comunque, sono i momenti di introspezione psicologica i momenti davvero affascinanti del romanzo.

Sporco baratto (di Robert Ludlum) Euro 8,50 - Pagg.480 - BUR Non potevo non cogliere l'occasione per consigliare un vecchio romanzone dell'autore di Striscia di cuoio. Siamo in Germania nel 1943: il Terzo Reich è in crisi, la scorta di diamanti industriali sta per terminare e, quindi, anche la produzione dei razzi. Solo gli Alleati hanno quello che serve. Intanto, anche in America, c'è qualche problema: l'industria aeronautica non riesce a mettere a punto il sistema di guida dei bombardieri. I tedeschi sì, invece. Ad altissimo livello, quindi, si fa strada l'idea di uno scambio. Tutto deve avvenire con la massima segretezza, ovviamente. Il baratto è fissato a Buenos Aires, ma qualcuno farà di tutto per impedirlo.


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Trucchi nella Bottega del Mistero


Antichi trucchi

“Resta di stucco… è un barbatrucco!” dicono i tenerissimi Barbapapà.
“È immorale che i pollastri si tengano i loro soldi”, gli risponde cinicamente un giocatore molto meno tenero ma sicuramente parimenti esperto in fatto di trucchi che porta l’esplicito nome di Jack Cinqueassi.
Insomma, i trucchi sono ovunque. E del resto attorno ad uno dei trucchi più famosi della storia è nata la prima letteratura europea.
Omero racconta di come i Greci, per conquistare la città di Troia, che assediavano vanamente da dieci lunghissimi anni, decisero di costruire, su consiglio dell’astuto Ulisse, un grande cavallo di legno e di lasciarlo davanti alla città prima di levare le tende. Un disertore greco, catturato dai Troiani, rivelò inoltre che il cavallo era un sacrificio agli dei e che avrebbe reso inespugnabile la città, se solo fosse stato portato al suo interno. I Troiani, contenti, portarono il cavallo dentro le mura, ma quella notte i Greci uscirono dal ventre vuoto del cavallo di legno e aprirono le porte ai compagni. Che sciamarono all’interno e distrussero la città fino alle fondamenta.
Quello del cavallo di Troia forse non fu il primo, ma certamente non fu l’ultimo trucco utilizzato nelle guerre.
Lo studio dei trucchi militari, che gli antichi chiamavano stratagemmi, è sempre stato parte della formazione dei comandanti. Già i Greci e Romani studiavano gli espedienti dei generali per accumulare un bagaglio di conoscenze da utilizzare secondo le necessità. Ad esempio si studiava il modo di lasciare nottetempo l’accampamento con l’intero esercito facendo credere al nemico di essere ancora all’interno. O quello per avvicinarsi inosservati al nemico. O come attraversare i fiumi costruendo imbarcazioni di pelle.
Anche nella vita quotidiana del mondo antico c’erano trucchi, utilizzati per ottenere determinati risultati.
I sacerdoti dell’antica religione pagana erano soliti ricorrere ad ogni genere di trucco per accrescere la loro popolarità. I sacerdoti Egiziani ad esempio erano capaci di manipolare i serpenti, stirandoli senza ucciderli, in modo da poterli tenere in mano rigidi come bastoni. In caso di bisogno, per impressionare il popolo o il sovrano, scagliavano il “bastone” a terra e questo si trasformava magicamente in un serpente. Infatti l’animale, per l’urto con il suolo era sciolto dalla sua immobilità e ricominciava a muoversi.
A volte certi trucchi erano però usati per fare quattro risate in compagnia. Ad Ornavasso è stata rinvenuta, in una vasta necropoli di età celtica e romana, un curioso bicchiere.
Effettivamente il bicchiere, che è di ceramica, ha una particolarità. Esso veniva riempito di vino e offerto all’ignaro ospite, ma quando questo cercava di berne il contenuto rimaneva scornato, perché trovava il bicchiere vuoto.
Un bicchiere magico, insomma, ma certamente il trucco c’è, anche se non si vede.
Osservando attentamente il bicchiere si scopre infatti che esso ha una sorta di camera d’aria tra la superficie esterna e quella interna. Sul fondo di questa vi è un piccolo foro attraverso cui il vino fluisce nella camera interna. Questo flusso può però essere interrotto, premendo un dito su un secondo piccolo foro che unisce la camera interna alla superficie esterna. Quando il vino viene versato dal burlone di turno, un dito chiude il foro esterno e consente, per la pressione dell’aria nella camera interna, di riempire il bicchiere. Non appena il bicchiere passa di mano l’aria all’interno fuoriesce per la pressione del vino, che si riversa nel sottofondo interno. E l’ospite si ritrova con il bicchiere vuoto.


Lo spettacolo deve continuare

“Lo spettacolo deve continuare. Mi si spezza il cuore. Il trucco si sta sciogliendo, ma io continuo a sorridere. Non mi arrenderò mai. Lo spettacolo deve continuare.” Il palcoscenico è una grande finzione, un trucco che vede complice lo spettatore, che dimentica di trovarsi davanti ad un palco con degli attori e s’immerge nella storia, sia essa recitata o cantata. E il trucco, o la maschera, dell’attore è solo una parte di questa finzione. Che può essere molto dolorosa per chi sta sul palco.
Il 14 ottobre 1991 veniva pubblicato “Innuendo” l’ultimo album dei Queen nella formazione storica, consolidatasi nel 1971 con l’entrata nel gruppo del bassista John Deacon, accanto ai fondatori Freddy Mercury, Brian May e Roger Taylor.
Fu Freddy Mercury, la voce della band, a proporre il nome “Queen” con queste motivazioni: «È solo un nome, ma è molto regale ovviamente, e suona benissimo. È un nome forte, molto universale e immediato. Ha molte potenziali visuali ed è aperto a tutti i tipi di interpretazioni.»  Anche lo stemma della band fu disegnato da Mercury, che era diplomato in arte e design grafico.
Includeva i segni zodiacali dei quattro componenti, sovrastati da una fenice, il mitologico e immortale uccello conosciuto per la proprietà di risorgere dalle proprie ceneri. Il logo vede  due leoni (Roger Taylor e John Deacon) che presidiano la corona della regina al centro di una "Q", sotto un granchio (Brian May, del Cancro), mentre due fate sedute su due rose rappresentano il segno della Vergine (Freddie Mercury).
I Queen sono una delle Band di maggiore successo della storia della musica. Hanno venduto oltre 300 milioni di dischi in tutto il pianeta, con una carriera che continua tuttora nonostante l’uscita di scena di Mercury e Deacon.
Il successo non fu immediato. I primi album, che fecero conoscere la band in Inghilterra, sono caratterizzati da atmosfere misteriose, dove fate, orchi e crudeli regine bianche e nere si incontrano e si affrontano sulle coste di mari leggendari. Il successo venne nel 1975 con l’album “A night at the opera” titolo tratto da un famoso film dei fratelli Marx del 1935.
L’album contiene una delle canzoni più celebri della band e della storia della musica, “Bohemian Rhapsody”, scritta da Mercury e accompagnata dal primo video musicale.
È anch’essa una storia tenebrosa e da incubo, in cui si muovono personaggi delle fiabe come Scaramouche, mentre cori misteriosi innalzano dall’oscurità un’invocazione coranica  a Dio, il Clemente e Misericordioso. Mercury (il cui vero nome era Farrokh Bulsara) infatti era di origine indo persiana e aveva trascorso l’infanzia nell’isola di Zanzibar.
Tornando ad Innuendo, la dodicesima ed ultima traccia dell’album porta il titolo “The show must go on”. All’inizio si pensò che essa fosse una sorta di testamento spirituale di Freddy Mercury, che all’epoca era già gravemente malato. In realtà il pezzo, caratterizzato da una melodia struggente e un testo malinconico, fu inizialmente scritto da Brian May, ma giunse alla forma definitiva attraverso un lavoro di gruppo, caratteristica comune a gran parte delle canzoni dei Queen.
Brian May, peraltro, fino all’ultimo aveva nutrito parecchi dubbi sul fatto che Freddy Mercury potesse eseguire le impegnative parti vocali del brano. Al momento della registrazione, tuttavia, Mercury gli disse semplicemente “lo farò, tesoro” e dopo aver bevuto un bicchiere di vodka eseguì quella che è considerata una delle sue migliori performance canore. Sei settimane dopo la pubblicazione dell’album Freddy Mercury morirà per le complicanze dell’AIDS, il 24 novembre 1991.

Queen, The show must go on

venerdì 1 aprile 2011

Il tema della settimana: trucchi

Sono molteplici i significati della parola trucco. Il primo è senza dubbio quello che la fa risalire a trocar, un termine spagnolo il cui significato è barattare. Non per nulla, infatti, l'espressione un po' desueta "fare un bel trucco" (seppur valida anche per Tony Binarelli e soci), sta a significare che si vuole concludere un buon affare commerciale. La derivazione sembrerebbe comunque greca: tròpos, ovvero rivolgimento, nel senso di voltare, girare. Per qualcuno, comunque, il vero etimo è fiammingo: trekken, cioè tirare. Trucco, comunque, indica anche inganno (dalla parola francese truque) ed è persino il nome di un gioco molto simile all'attuale bigliardo. In forma riflessiva, trucco diventa truccarsi e questo mascherarsi sarebbe da rimandare, in un certo senso, al barattare visto all'inizio. www.paolofranchini.tk