martedì 31 maggio 2011

Compleanno letterario

Questa volta siamo qui a festeggiare un compleanno segreto perché dobbiamo spegnere le 103 candeline dello scrittore inglese Ian Lancaster Fleming. Del papà dell'agente 007, insomma.

Oltre a essere uno scrittore nonché giornalista, Fleming fu un soldato di Sua Maestà e le sue storie di carta e inchiostro, per l'appunto, nascono anche dalle esperienze fatte presso il Servizio Informazioni della Marina.

Ha scritto molto e da sempre, va detto, ma il successo vero e proprio gli arrivò con Casino Royale, il primo romanzo della saga di James Bond.

Metodico e puntuale, mise a regime un sistema di lavoro che molti scrittori invidiano. E molti editori, anche...

Per ogni romanzo, infatti, Ian Fleming lavorava 7 settimane fra gennaio e marzo in Giamaica (nella sua tenuta che battezzò Goldeneye). Ogni giorno scriveva per 4 ore (sempre dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 19) e sempre e comunque fino a mettere giù 2000 parole al giorno, senza effettuare alcuna correzione. L'ultima settimana (la settima) la usava per correggere gli errori più vistosi e riscrivere alcuni brevi passaggi.

Una vera e propria macchina da guerra letteraria, insomma.

http://www.paolofranchini.tk/

lunedì 30 maggio 2011

Racconto: Altri alfabeti

Gli animali si parlano. Hanno un loro codice, un alfabeto, metodi convenzionali per comunicare tra loro. Ne sanno qualcosa i pescatori in Humboldt in California, testimoni loro malgrado di alcuni strani episodi nell’estate del 2009.


Da bambino, guardavo il mio San Bernardo oziare sul prato con la bocca socchiusa e pensavo ridesse. Poi mi hanno insegnato che gli animali non sorridono. Quando due gatti si sedevano vicini ero sicuro che si sussurrassero segreti all’orecchio, ma gli animali, mi dicevano, non parlano.
 Si scambiano informazioni, certo, secondo schemi fissi e pre definiti, come i canti territoriali degli uccelli e le danze delle api bottinatrici. Ma sono poche le specie che riescono a cambiare rapidamente i propri schemi comportamentali ed è solo la nostra paura che interpreta intenzioni e malignità in quelle che sono azioni istintuali.

 Ho ripetuto tutte queste cose, in mattina, ai pescatori spaventati, cercando di blandire le loro superstizioni da libro d’avventura ottocentesco. Si sentono assediati dai Kraken solo perché qualche calamaro di Humboldt, creatura che neppure possiede un cervello propriamente detto, si è avvicinato troppo alle loro imbarcazioni.

 È notte, adesso. Intorno alla nostra barca si avvicinano i calamari. Prima un paio, poi dieci, quindici, venti creature lunghe circa due metri. Mi chiedo cosa vedano i loro grandi occhi globosi inadatti a scrutare la superficie.
 Alla luce delle torce si notano anche da quassù i bruschi cambiamenti di colore dovuti ai cromatofori sulla loro pelle. Sembrano pulsare, sempre più veloci via via che il loro numero cresce e si avvicinano.

 La barca inizia a tremare, un paio hanno allungato i tentacoli verso lo scafo. Gli altri si sono allontanati, in attesa. Hanno assunto tutti lo stesso colore scuro.

 Questi animali parlano.
 Si sono detti che la preda questa volta siamo noi.
  



Scritto da Antonella Mecenero 
È una storia ispirata dalla presenza di una specie particolarmente  aggressiva di calamari nei mari della California. I calamari di Humboldt, infatti, sono predatori che possono raggiungere i due metri di lunghezza. E che da qualche tempo impensieriscono i bagnanti delle assolate spiagge americane.

Libri: I più venduti della settimana

Mi sono affidato a Ibs anche questa settimana e, con piacere, vi segnalo una bella new entry direttamente al primo posto:

1. Le luci di settembre (Carlos Ruiz Zafón)
2. L'atlante di smeraldo (John Stephens)
3. Il gioco degli specchi (Andrea Camilleri)

Nella speciale sezione dedicata ai gialli e ai noir, invece, le new entry che si fiondano sul podio sono ben due, anche se non giungono a scalzare il primo:

1. Il gioco degli specchi (Andrea Camilleri)
2. Angelology (Danielle Trussoni)
3. Questo corpo mortale (Elizabeth George)

Come ogni volta, se proprio non potete farne a meno, le Top100 generali e per argomento le potete trovare anche cliccando sui vari link che vi propone http://www.varesenoir.tk/.

http://www.paolofranchini.tk/

domenica 29 maggio 2011

Racconto: Il signore delle rune

Dai secoli più bui del medioevo ecco un’antica leggenda rivisitata da Andrea Del Duca. È una storia che ci parla della nascita di un misterioso alfabeto, usato dai popoli germanici per la scrittura. E per oscuri rituali di magia. 


In una fredda sera d’autunno del anno nono del regno di Ròtari, re dei Longobardi, uno sconosciuto bussò alla mia porta, chiedendo ospitalità per la notte. Gli offrii del fuoco e del vino caldo, perché mi era stato insegnato che talora, dietro il misero aspetto di un pellegrino, può nascondersi Odino, il dio viandante.
Il vecchio, il cui volto era nascosto dall’ombra di un largo cappello, svuotò il boccale e cominciò a cantare versi antichi. Davanti a noi, che ascoltavamo incantati le sue parole, prendeva forma il grande albero dell’universo, che regge i nove mondi che formano il cosmo e in cui dimorano gli dei e i giganti, gli elfi oscuri e i nani, i viventi e i morti.
Poiché le sue parole avevano acceso in me una folle sete di conoscenza pregai il nostro ospite, in nome di Odino, il dio della poesia, di cantare come il dio avesse scoperto il segreto delle rune. Ed egli, fissandomi con un unico profondo occhio, cominciò a narrare una storia antica come il mondo.

«A lungo indagai il mistero delle rune, senza riuscire a penetrarlo. Alla fine compresi che solo elevando un degno sacrificio al dio della magia avrei potuto colmare la mia ignoranza. Allora io, Odino, sacrificai me stesso ad Odino.
Per nove giorni e nove notti, ferito da un colpo di lancia, rimasi appeso all’albero della conoscenza, sferzato da venti impetuosi. E nessuno si accostò per placare la mia sete. Infine guardai verso le radici del grande albero e chiamai le rune.
Fèhu, Urùz, Thùrisaz, Ansùz, Ràido, Kàunan… una ad una le chiamai, fino all’ultima, Dàgaz. E una ad una salirono a me, lettere chiare, lettere grandi, lettere possenti, finché m’impadronii del loro segreto.»

A quelle parole riconobbi nel mio ospite lo stesso Odino. E fui afferrata dalla paura. Lottai con me stessa, come per destarmi da un mostruoso incubo in una notte senza speranza. Infine, aprii lentamente gli occhi sull’orrore che mi circondava.
E vidi accanto a me i corpi dei miei figli e delle mie figlie che con le mie stesse mani avevo immolato a Odino, il dio della magia, che solo a carissimo prezzo concede la conoscenza alle sue incantatrici.



Scritto da Andrea Del Duca

sabato 28 maggio 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini



L'alfabeto di Eden (di Nino Filastò)
Euro 18,00 - Pagg.367 - Hobby & Work

Giunto il momento della pensione, un giornalista di cronaca nera decide di ritirarsi su una sperduta isoletta al largo della Bretagna, dove il sindaco gli chiede di indagare sulla scomparsa di un archeologo del quale non si hanno più notizie. Trasferitosi a casa dello scomparso, il giornalista rintraccia nel computer alcuni files a dir poco inquietanti. In essi si allude a una spedizione archeologica nel Sahara conclusasi con un rito sanguinario, e soprattutto a delle pietre che contengono messaggi criptati. Un giallo ai confini dell'horror.

L'alfa e l'omega (di Sandro Mascia)
Euro 10,00 - Pagg.240 - Carta d'imbarco

L'enigma corre per i vicoli del vecchio quartiere a ridosso del porto, corre da Bonaria a Tuvixeddu, corre nel ventre di Cagliari, sulle tracce di Zaira, la piccola rom sparita in una piazza San Sepolcro semideserta. La cerca Alex, il barista del Café Marina, via via inghiottito da una storia che si tinge di un nero profondo oltre cinquecento anni.

http://www.paolofranchini.tk/

L'alfabeto della bottega del mistero

Le misteriose vie dell’alfabeto

Un alfabeto è un insieme di simboli che, disposti in un modo determinato, servono a mettere per iscritto le parole di una lingua.
L’umanità nel corso dei millenni ha inventato molti alfabeti. Poiché i popoli che avevano inventato alcuni di questi alfabeti sono  scomparsi senza eredi, ora solo con grande fatica possono essere decifrati dagli studiosi.

Attualmente l’alfabeto più utilizzato al mondo è quello latino. È il nostro alfabeto, in sostanza, che deriva con qualche adattamento da quello utilizzato nell’impero romano. Le radici dell’alfabeto non sono da cercarsi a Roma, però.
L’invenzione del nostro alfabeto si deve ai Fenici, che vivevano nella zona dell’attuale Libano, circa 1050 anni prima di Cristo. Il nome delle lettere deriva da una parola che cominciava col suono rappresentato da tale lettera. La prima lettera corrispondeva ad “aleph”, che voleva dire "bue". La seconda era bet "casa". Sono lettere che troviamo anche nell’alfabeto ebraico, che deriva da quello fenicio.

Secondo alcuni però l’antico alfabeto ebraico, conservato nell’Arca dell’Alleanza  deriverebbe dal misterioso “alfabeto Watan”, che sarebbe stato inventato ad Atlantide.
Tutto quanto ha a che fare con Atlantide, tuttavia sprofonda nelle nebbie dell’incertezza, per cui lasciamo questa teoria al mito e torniamo ad Aleph e Bet, che in greco diventano Alfa e Beta, le prime due lettere, che danno il nome, appunto, all’AlfaBeto.

I Greci però non tennero per loro il segreto dell’alfabeto, ma lo diffusero tramite le colonie che avevano fondato in molte zone del Mediterraneo.
Gli Etruschi adattarono alla loro lingua l’alfabeto greco in uso nella colonia dell'isola di Ischia. E poiché i Romani all’epoca andavano a scuola dagli Etruschi adattarono l’alfabeto alla loro lingua, che era molto diversa da quella degli Etruschi.

Tramite gli Etruschi l’alfabeto arrivò anche in Italia settentrionale. Anzi, proprio nel Novarese è stata fatta una scoperta eccezionale.
A Castelletto Ticino, graffita su un bicchiere di ceramica collocato in una tomba, è stata trovata un’antica iscrizione del VI secolo a.C.. Gli abitanti della Lombardia, che commerciavano con gli Etruschi avevano imparato da loro l’alfabeto, modificandolo e adattandolo alla loro lingua. Quella scoperta a Castelletto Ticino, che è la più antica iscrizione il lingua celtica, ci dice che quel bicchiere appartenne ad una persona di nome Kosios.

Questi Celti che abitavano il nord Italia non si limitavano a commerciare con gli Etruschi, però. Essi esportavano e commerciavano prodotti verso le terre a nord delle Alpi. E con i commerci, pare si sia diffuso anche l’alfabeto.
Questa è la parte più misteriosa della storia dell’alfabeto. Esistono infatti molte somiglianze tra l’alfabeto nord italico e quello che adottarono le popolazioni germaniche.

Si tratta delle famose e misteriosissime rune, la cui invenzione è attribuita niente meno che al dio Odino.
Un’antica e tenebrosa leggenda racconta che Odino, il dio della sapienza, desiderando conoscere il segreto delle rune, sacrificò se stesso ad Odino. Rimase impiccato all’albero del mondo per nove giorni e nove notti, fino a quando cominciò a chiamare le rune. Ed esse, una ad una salirono dalle redici dell’albero e Odino s’impadronì del loro segreto.
 
 
La Waterloo svedese

Nel 1974 il Lussemburgo decise di rinunciare all’organizzazione del 19° Eurofestival, che aveva vinto nei due anni precedenti, a causa dei costi dell’organizzazione.
La crisi economica dell’anno precedente si faceva sentire anche in campo musicale. Il festival si svolse così a Brighton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra.

Sul palco, tra gli altri gruppi e cantanti, si esibì un gruppo svedese composto da due uomini e due donne. Poiché i nomi delle due donne (Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad) iniziavano per A e quelli dei due uomini per  B (Björn Ulvaeus e Benny Andersson), il gruppo scelse l’acronimo ABBA.
La canzone, intitolata “Waterloo”, parla di un amore a cui non si può resistere, che ti sconfigge e a cui non resta che arrendersi come Napoleone a Waterloo.

La canzone esplose come una bomba sullo scenario musicale internazionale, decretando il successo mondiale di questo gruppo svedese che cantava in inglese.
Si stima che gli ABBA siano il quarto gruppo nella storia della musica per numero di copie vendute e che in Svezia soltanto la casa automobilistica Volvo abbia ottenuto maggiori profitti.

Il gruppo si sciolse nel 1982 a seguito della separazione artistica e sentimentale delle due coppie  (Benny e Frida, Björn e Agnetha) e nessuna reunion è mai avvenuta, nonostante offerte di compensi vertiginosi. La vita dei componenti degli ABBA è contrassegnata da varie vicissitudini personali. In particolare quella di Anni-Frid Lyngstad (conosciuta anche come Frida) è legata alle drammatiche conseguenze di una sconfitta militare.
Durante la seconda guerra mondiale la Norvegia fu invasa dalla Germania nazista. Seguendo le folli teorie naziste sulla razza ariana, Hitler ordinò a molti suoi soldati di sposare o unirsi a donne norvegesi, che essendo alte e bionde corrispondevano ai dettami della razza ariana. I bambini nati da queste unioni sarebbero stati i “Figli di Hitler” da educare secondo i dettami del partito nazista.

Nel 1945 la Germania fu sconfitta dagli Anglo Americani e dai Russi che conquistarono Berlino. La Norvegia fu liberata, ma nel frattempo molti “Figli di Hitler” erano nati.
Purtroppo per loro, questi bambini che non avevano altra colpa che quella di essere nati da unioni politicamente scomode, furono oggetto di una vera persecuzione, avversati dalla società norvegese che li additava come bastardi per essere figli degli odiati invasori tedeschi e di traditrici della patria.

I bambini erano spesso sottratti alle madri e rinchiusi in orfanotrofi o abbandonati al loro destino. Molti di loro, a distanza di anni, ricordano con enorme sofferenza la loro infanzia.
Per questo la madre di Frida era fuggita dalla Norvegia nella neutrale Svezia. E solo dopo il successo come cantante Frida scoprì che il padre, creduto morto, viveva ancora in Germania.

ABBA, Waterloo

La foto è una cortesia di ELE, esperta di misteriosi alfabeti.

venerdì 27 maggio 2011

Il tema della settimana: alfabeto

La parola alfabeto ha un'etimologia piuttosto curiosa perché giunge a noi dal termine latino alphàbètum, ma nasce dalle prime due lettere (ovvero alfa e beta) dell'alfabeto ellenico, cioé greco, per farla breve.

I Latini, infatti, ricevettero questi caratteri dagli Elleni che, a loro volta, li avevano ricevuti dai Fenici, come appare dalla forma e dal nome dei segni.

Ad ogni modo, la parola alfabeto indica, come indicava un tempo, tutti i caratteri che esprimono i suoni di una lingua.

http://www.paolofranchini.tk/

L'ALFABETO DEL LAGO



Che bello il tema di questa puntata di SiamoInOnda! Alfabeto è una delle mie parole preferite. E una delle mie cose preferite: adoro gli alfabeti. Quando ero piccola mi chiamavano "Champollion" proprio per questa mia passione, e negli anni ho incontrato altri alfabeti come.. la stenografia! il cirillico per il bulgaro e per il russo, e poi l'ebraico e l'armeno.



Per questo vi regalo un mio racconto dove anche la natura, in particolare il lago (nel racconto il protagonista è il lago d'Orta... ma ognuno di noi ha il suo lago personale) riesce ad esprimersi con un proprio personale alfabeto.






L’ALFABETO DEL LAGO

Appoggio il libro aperto sul viso, e con gli occhi chiusi respiro profondamente l’odore delle pagine ingiallite. Sa di muffa e di polvere. E’ un vecchio libro, molto vecchio.
Sa di umido, l’umido salmastro della laguna. Però sa anche di marmellata di rose.
Socchiudo le palpebre e le ciglia fanno un rumore lieve di graffio, frrr, sulla carta.
Lo sguardo afferra un lampo azzurro liquido. Faccio finta che sia mare, il mare fermissimo che circonda l’isola di San Lazzaro.
Fingo di essere altrove, mi viene bene, sono maestra nell’escapologia sottile, io che non vorrei mai essere nel qui e adesso. Va bene per un po’, ma poi fuggo.
Uso odori, immagini, carta e inchiostro come tappeti volanti su cui scappar via.
Al monastero, per esempio, come in questo momento.
Respiro la vita del vecchio libro armeno e faccio finta che sia mare di laguna, quell’azzurro che ho tra le ciglia. Invece è lago.
Spalanco gli occhi.
L’atmosfera è così piena di luce da farmi immaginare me stessa e i gatti, e i pochi bagnanti nella spiaggia sottostante, come negativi fotografici. Sagome scure contornate di bianco.
In fondo sono in un posto davvero speciale, finisco con l’ammettere a me stessa, in un momento altrettanto speciale.
Appoggio il libro sul pavimento della veranda sospesa sul lago. I gatti giocano nell’erba alta sotto la scala, si mordono, si inseguono e rotolano agilmente come matasse di seta lucente tra le ombre sempre più lunghe del tramonto.
Respiro l’aria, così fresca da sembrare appena fatta. Una gallinella d’acqua guida tra le canne la sua squadra di minuscoli pulcini. Il loro profilo sottile ricorda la grafia della W nell’alfabeto armeno.
L’abbaglio di San Lazzaro mi ferisce gli occhi e accarezzo il vecchio libro senza guardarlo.
La copertina è calda di sole. Le piccole hyn scompaiono sotto la veranda pigolando e io fuggo nuovamente, dalla laguna al lago, dal lago alla laguna, e ancora e ancora.
Sento il calore del libro premere contro i polpastrelli. Cerco altre parole per scappare, altri suoni, altre grafie. Cerco altre lettere da allineare, in alfabeti nuovi e antichi.
Cerco Dio tra i resti di coloro che hanno accettato di morire in Suo nome. Forse una volta devo averlo intravisto, ma è stato un caso. Lui non era lì per me.
Il lago sì, è qui per me. Sono curiosa di sentire cosa vuole raccontarmi.
Vorrà pregarmi di rimanere, di non scappare, mai più o almeno questa volta.
Entro nella grande cucina che affianca la veranda, c’è un’immensa vetrata che mi permette di continuare il mio dialogo con il lago. Apro una scatola di tonno, ne spalmo un po’ su due fette di pane e il resto lo metto in un piatto per i gatti che arrivano con soffici balzi, le code ritte.
Scendo la scala verso la riva scura. Percepisco ogni passo: le piante dei piedi che si appoggiano sul metallo caldo dei gradini, poi sull’erba morbida e infine sulla sabbia umida.
La farina della pagnotta come talco sui polpastrelli, i capelli che ondeggiano e sfiorano la pelle del collo.
Mastico pane e tonno. Pesce di mare, il lago non si offende.
Ancora un passo e l’acqua, che riflette la sera, mi tocca le caviglie. Sento l’odore delle alghe e dei piccoli molluschi che incrostano il muretto lì accanto.
I gatti e le gallinelle d’acqua sono impegnati a vivere il presente, con la stessa concentrazione di sempre. Gli esseri umani devono affrontare il passato e il futuro.
Il lago vuole spiegarmelo.
Usa lo schioccare delle rondini alte nel cielo, il sussurrare dei giunchi nel lago, il tenue sciabordìo dell’acqua contro la mezzaluna scura della spiaggia. Usa un alfabeto che dovrei conoscere.
La fonetica delle brevi onde mi riporta all’affondo della pagaia, alle mie passeggiate in canoa, all’inseguimento di germani e folaghe che emettevano qua-qua stizziti tracciando rune triangolari sulla superficie davanti alla prua.
Anche la canoa era un mezzo di fuga. Ogni pagaiata mi portava sempre più verso l’altrove, verso un cigno, verso un salice piegato all’inverosimile.
Mi ripromettevo ogni volta di avvicinarmi ai nidi nascosti nei canneti.
Cercavo Dio tra i resti dei rami finiti alla deriva.
Il lago mi parla dolce e paziente come se fossi legname fluitato al quale spiegare perché viene sospinto verso un dove sconosciuto.
Mi chiedo quante lettere conta l’alfabeto del lago.
Ho un brivido, l’acqua ha disperso il suo calore nell’aria che adesso, a un passo dalla notte, si fa umida.
Mentre ascoltavo, ho sbriciolato l’ultimo pezzetto di pane e tonno e ora gli avannotti si accalcano intorno ai miei piedi. Come piccoli aghi si uniscono e si separano tra loro formando caratteri cuneiformi.
Il lago non sa solo parlare, sa anche scrivere.
Risalgo la scala di metallo, riprendo il vecchio libro armeno, e mentre mi chiudo la porta della veranda alle spalle lo annuso nuovamente: marmellata di rose, e un po’ di lago.
Lui sembra aver appreso la lezione, l’esistenza di un nuovo odore da trattenere tra le pagine. Guardo l’acqua scura sotto di me, attraverso la vetrata. Le stelle riflesse sono punti Morse.
Sorrido. Accetto la tua proposta, caro lago. Un nuovo alfabeto da imparare.
La curiosità alimenta le mie fughe.
E quindi rimango.

Sì. Rimango.



giovedì 26 maggio 2011

L'alfabeto di Siamo in Onda

C’era una volta – non molto tempo fa a dire il vero – in una cittadina della nostra bella provincia, un’adolescente  che si ritrovò nel banco di fianco una nuova compagna di classe. Veniva da un paese lontano – ma non troppo distante a dire il vero – in cui era in uso un alfabeto molto diverso. Le due ragazze, come avviene facilmente a quell’età, fecero presto amicizia, diventando inseparabili.
E per confidarsi i loro piccoli grandi segreti decisero di condividere un diario. L’avrebbero scritto nell’alfabeto dell’una, che nessun altro era in grado di comprendere, ma nella lingua dell’amica italiana.
Ne nacque un diario cifrato multiculturale, simbolo della società che sta nascendo sotto i nostri occhi, troppo spesso ciechi e sordi alla realtà del nostro tempo e più in generale ad una dura verità della storia: sono gli scambi a diffondere le idee, mentre le civiltà che decidono di chiudersi agli stranieri vanno incontro, sempre, ad un’inevitabile decadenza.

Così ad esempio, i Romani impararono a leggere e a scrivere dagli Etruschi, gli Etruschi dai Greci, i Greci dai Fenici e questi ultimi probabilmente dagli Egiziani. Se riuscite a leggere quello che trovate su questa pagina, dovete dire grazie anche a questi antichi e lontani – ma non così tanto a dire il vero – popoli.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera vi insegna l’alfabeto della musica e del divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 28, in diretta dalla Fiera di Arona, affronta proprio il tema ALFABETO.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:


Per che cosa usereste un alfabeto segreto che solo voi o pochi altri conoscete?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE, esperta di misteriosi alfabeti.

martedì 24 maggio 2011

Compleanno letterario

Serve soffiare su 212 candeline questa volta, per festeggiare come si deve Honoré de Balzac, considerato fra i maggiori scrittori francesi della sua epoca. Perdonate la battuta, ma non posso non dirla: la torta sarà sicuramente una Saint Honoré...

Torno serio per ricordare qualche opere fra le tante scritte dall'autore sepolto a Parigi (al cimitero Père Lachaise): Il capolavoro sconosciuto, Papà Goriot, Onorina e I piccoli borghesi.

Per chiudere, una curiosità: a lui è dedicato il cratere Balzac scoperto sulla superficie di Mercurio.

www.paolofranchini.tk

lunedì 23 maggio 2011

Racconto: Ritardi

Immaginate la situazione: è sera; lui e lei, giovani innamorati, si sono dati appuntamento in centro, sotto i portici. Lei è in ritardo, e lui magari è arrivato con qualche minuto di anticipo. Il resto è nelle parole di Marco Franceschini.



Talvolta era così dolce, aspettarla, che speravo perfino tardasse ad arrivare. Era così bella, lei, che mi piaceva, mentre l'attesa si mangiava il grande anticipo con il quale ero giunto al luogo dell'appuntamento, immaginare con quale cappotto sarebbe arrivata: quello rosso, visibile da lontano, sotto il quale si muovevano svelti gli stivali neri senza tacco, oppure quello blu, dal grande collo e la cintura annodata con finta noncuranza?
Il ritardo era pur sempre emozione, immaginazione, dubbio. Adrenalina? E se si prolungava era rancore un po' stupido, che poi si stemperava in un tepore che riscaldava i portici gelidi, vedendola arrivare. E sorridere. La città tutta intorno a lei.
Come la Volpe con il Piccolo Principe, anch'io ero stato "addomesticato"; e come la Volpe avevo avvertito lei, la mia Principessa, che in quanto da lei educato all'amicizia, all'amore, al suo eventuale ritardo io ne avrei sofferto.
Ma nonostante questo, lei talvolta tardava davvero ed io, soffrendo, un po' mi beavo di quell'attesa così piena, ricca di aspettative, di serata, di luci vivaci sotto i portici freddi, di notte blu sotto gialli lampioni del centro storico. Di rumore dei suoi passi atteso e poi tradito... Verrà di lì? Allora... No, arriverà dalla piazza, la vedrò da lontano, con il suo cappello largo, eccentrico... No, scenderà dall’autobus alla fermata davanti alla fontana, e dietro la pietra bianca dei tritoni, orfani d’acqua per il gelo, lei avrebbe mostrato il volto pallido sotto i capelli rosso Tiziano, le labbra di quel colore sapientemente finto-naturale, la sciarpa leggera annodata come lei sa fare…
Più che una donna era un foulard, si sarebbe potuto dire ricordando una canzone di Paolo Conte. Una donna che sintetizzava chic e snobismo… Anche per questo l’amavo.
Oggi lei è lontana, nel tempo e nello spazio. È di un altro o forse soltanto assieme ad un altro. Ed io ricordo il rosso scuro dei suoi capelli nella sera del centro storico, il pallore della sua pelle tra la nappa verde scuro del giaccone o dentro il caldo cappotto blu, le sciarpe ruggine, azzurre, vinaccia… Ma quel che più rammento e più mi fa soffrire è la mancanza della sua… assenza, la mancanza di attesa, dell’attesa di lei. Sotto i portici gelidi, che ora vedono soltanto la luce delle vetrine.
Ma io non sono troppo triste, perché l’ho amata. Anche aspettandola. Lei ed i suoi colori.




Scritto da Marco Franceschini

Libri: i più venduti della settimana

Secondo la Top100 di Ibs, la new entry che troviamo sul podio questa settimana si piazza sul gradino più basso:

1. L' atlante di smeraldo (John Stephens)
2. Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini)
3. Per sempre (Susanna Tamaro)

La sezione speciale dedicata da Ibs al giallo e al noir, invece, vede un nuovo romanzo proprio alla prima posizione:

1. Il gioco degli specchi (Andrea Camilleri)
2. La mappa del destino (Glenn Cooper)
3. Il superstite (Wulf Cooper)

Ogni dettaglio e ragguaglio, come sempre, seguendo i vari link pubblicati da www.varesenoir.tk.

www.paolofranchini.tk

domenica 22 maggio 2011

Racconto: Per questo ritardo anticipato

È una storia che tocca il cuore quella vi stiamo per raccontare. Una dolorosa storia che sfiora l’anima. Una storia che sussurra all’orecchio una grande verità: il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo.



Senza indulgenza, in linea diretta dal cellulare, mi tuona nelle tempie:
“È in fin di vita. Corri! Tua mamma è stata investita”.

Angoscia nelle gambe: non l’abbraccio da vent’anni ormai.
Inquietudine nel ricordo: non le parlo dal suo rifiuto per il mio sposo in amore.
Tormento nelle braccia: non rimando oltre perché, forse, continua a cercarmi.
Barcollo sul primo aereo con destinazione casa d’infanzia. Franata nel sedile di quel torpore incredulo, sono sulle tracce di un passato assillante. In decollo, mi rincuora il profumo di rosa che sboccia assieme ai miei primi passi. In volo, mi pizzica la passione adolescente di mela acerba che si mangia a tandem frettoloso. In atterraggio, mi scuote la fermezza materna di pianta carnivora che soffoca la mia autonomia. Al ritiro bagagli, trascino lo sgomento della valigia insozzata di anniversari scansati, di telefonate negate, di lettere strappate ancora chiuse e del funerale così prossimo da ridurre in baratro ogni minuto di certezza futura.
All’ingresso dell’ospedale, il respiro si affina in dolore. Nel corridoio, il disinfettante mi punge le narici come fa l’orgoglio quando il cuore sanguina muri d’indifferenza. Abbasso lo sguardo nauseato ed entro nella stanza umida per il rimorso di un chiarimento così tardivo.

L’improbabile mi sorprende. Dall’ombra del letto, una mano si allunga tremante per accogliermi. Fino all’ultima carezza di permanenza, gli occhi emaciati di mia madre brillano eternità d’affetto per me. Mi sciolgo nel miracolo dell’essere madre che si espande in comprensione. Nessun tempo sembra averci mai diviso. Madre e figlia al cospetto del perdono che guarisce; stretta finale d’indulgenza che sceglie d’amarci per come siamo nelle nostre diversità.
Il silenzio salato delle lacrime ci regala il trapasso celeste. La mia fede si inginocchia in questo ritardo conciliatore pieno di anticipo dove l’inaspettata morte fisica diventa vita ritrovata nell’anima. Capisco che il mio cammino è a volte difficile, ma pur sempre ricco di chiavi capaci di aprire cancelli di fulgide opportunità.
Che la Pace sia con noi.



Scritto da Sara Zancanaro

sabato 21 maggio 2011

Libri: i consigli noir di Paolo Franchini




Il tempo infranto (di Patrick Fogli)
Euro 12,00 - Pagg.660 - Piemme
Una rapina in banca, la morte di un uomo. La storia comincia così, ma forse era già inziata ben prima. Francesco lavora dove avviene la rapina e la sua vita cambia, per colpa del passato che torna a fargli male. Roba di trent'anni prima. Inizio anni Ottanta, insomma. Massoni, militari, politici, servizi segreti, banchieri. E amici in Vaticano, anche. Due magistrati cercano di capire cosa sta succedendo, mentre un uomo chiamato 86 rischia la vita e Francesco fa di tutto per conoscerlo. Un racconto dell'Italia spaccata in due, in tutti i sensi, dalla bomba alla stazione di Bologna del 1980.

La città senza tempo (di Enrique Moriel)
Euro 11,00 - Pagg.442 - Bompiani
Si corre fra i vicoli di Barcellona, fra Bene e Male, fra il più cupo Medioevo e l'oggi più razionale. Due storie si intrecciano: la nascita del figlio di una schiava e l'indagine attuale di un avvocato che deve scoprire come sia morto un suo ricco cliente. Sulla scena del delitto, capita spesso nei gialli, viene trovata una fotografia d'inizio che mostra un viso che all'avvocato dice qualcosa. Dice molto, anzi. L'Enrique Moriel autore del romanzo è davvero un grande scrittore, soprattutto perché dietro questo nome si cela Francisco González Ledesma.

www.paolofranchini.tk

I ritardi della Bottega del mistero


L’invenzione del ritardo

Per essere ufficialmente in ritardo è necessario che chi ci aspetta abbia un orologio o un altro strumento per misurare il tempo. Vi sfidiamo infatti a dire che qualcuno è in ritardo guardando il sole. A meno che il nostro ritardatario non arrivi dopo il tramonto, chiaro. Quindi, è ora di dire che la colpa dei nostri ritardi è dell’orologio!
L’uomo ha inventato molti modi di misurare il tempo. Il sistema più semplice e antico fu inventato dai Cinesi 5000 anni fa, un semplice palo verticale. Osservando l’ombra sul terreno era possibile misurare il passare del tempo.

Oltre alle ore del giorno vennero inventati anche sistemi per calcolare il trascorrere dei giorni nel corso dell’anno. Era infatti necessario conoscere con esattezza i periodi dell’anno in cui procedere alla semina. Ed il tutto era regolato da complessi rituali.
Per farlo vennero costruiti sistemi straordinari. Uno di questi era, secondo molti studiosi,  quello che si trova a Stonehenge, in Inghilterra. Tra i 4500 e 4000 anni fa una serie di pietre di dimensioni colossali venne trasportata per oltre 200 km per costruire una complicata serie di allineamenti e circoli. Osservando il sorgere del sole e di determinate stelle era possibile determinare con esattezza il giorno.

La fama di questo luogo fu grande nell’antichità. Secondo una leggenda esso sarebbe addirittura legato alla figura di Artù e del mago Merlino.
Merlino avrebbe fatto trasportare il complesso in Inghilterra dall’Irlanda, dove era stato costruito dai giganti con pietre portate dall’Africa. Uther Pendragon, il padre di Artù, sarebbe sepolto proprio all’interno del circolo di pietre.

Pur senza raggiungere la complessità di Stonehenge, su molti antichi edifici del nostro territorio si vedono delle meridiane.
Apparentemente sono realizzazioni semplici, in realtà sono sistemi di misurazione estremamente complessi. Per realizzarli è infatti necessario conoscere le coordinate e altri dati riferiti al luogo specifico. E anche il muro deve essere perfettamente a piombo.

Una cosa interessante è che le ore, quando erano misurate con le meridiane, non erano sempre uguali.
In genere si usava una suddivisione del tempo in cui l'ora era la dodicesima parte del giorno, dall'alba al tramonto. Perciò l’ora era più lunga d'estate e più corta d'inverno. Inoltre, a causa della rotazione terrestre, il mezzogiorno, per fare un esempio, arrivava a Milano prima che a Torino.

Ovviamente in un’epoca in cui ci si muoveva a piedi o a cavallo nessuno si accorgeva del problema. Ma quando si cominciò a viaggiare con navi più veloci o, peggio ancora coi treni, il problema divenne sempre più evidente.
Poiché gli orari ferroviari dovevano essere omogenei per tutta la tratta si adottò un sistema orario basato sull’orologio meccanico e sul sistema dei fusi orari, che fu introdotto in America settentrionale dal 1883.

Quando si parla di orologi si pensa immediatamente alla Svizzera. Eppure c’è una storia di orologi legata alla nostra zona.
Dalla fine dell’Ottocento e per circa 80 anni ad Arona si sviluppò una fiorente attività di lavorazione di pietre preziose. Le “pietrine” erano utilizzate per i meccanismi di precisione degli orologi, perché per la loro durezza resistevano all’usura meglio del metallo. Negli anni Sessanta del secolo scorso erano oltre 600 le persone impiegate in questa lavorazione.

 
Samarcanda

Ci sono ritardi che ci possono cambiare la vita e ci sono appuntamenti con il destino a cui non è possibile arrivare in ritardo. Ci sono città e luoghi che per la loro posizione sembrano destinate ad essere luogo di incontri, di appuntamenti e, conseguentemente, di ritardi. Il nome di queste città è risuonato per secoli nei racconti dei viaggiatori.
Samarcanda nel terzo secolo prima di Cristo era una città fiorente, che da secoli controllava una via commerciale importantissima. Situata nell’attuale Uzbekistan, era una sosta obbligata per le carovane che dal medio oriente muovevano verso oriente. E che a Samarcanda si incontravano con quelle che partivano da un impero lontano e ricchissimo, che i suoi abitanti chiamavano “La terra di mezzo”.

Non stiamo parlando della terra degli Hobbit e degli altri personaggi del “Signore degli anelli”, il celebre romanzo fantasy di Tolkien, ma di un regno reale, la Cina.
A quel tempo, secoli prima che alcuni monaci cristiani riuscissero a rubarne il segreto, la Cina era l’unico paese al mondo a conoscere il modo di produrre la seta. E i suoi tessuti, portati a dorso di cammello per migliaia di chilometri, arrivavano fino alla corte degli imperatori romani.

Nell’anno 329 prima di Cristo, tuttavia, Roma era ancora una piccola città la cui influenza era limitata alla parte centrale dell’Italia. In quell’anno, tuttavia, Maracanda aprì le porte e si arrese senza combattere ad un altro conquistatore occidentale.
Alessandro era il re di un piccolo regno semibarbarico ai confini settentrionali della Grecia. Aveva ventisei anni, era stato allievo del grande filosofo Aristotele ed era già una leggenda per i suoi contemporanei. Con poche migliaia di soldati aveva sbaragliato l’immenso esercito del Re dei Re, che dalla Persia (l’attuale Iran) comandava sul più vasto impero di quell’epoca. Senza mai fermarsi, Alessandro in dieci anni conquistò un immenso impero che andava dall’Egitto all’India, diffondendo ovunque la cultura greca.

Alessandro, che era sopravvissuto a mille pericoli, attorno ai trent’anni divenne molto sospettoso e cominciò a consultare freneticamente gli oracoli per conoscere il suo destino.
Si circondò di indovini e di sedicenti maghi che gli assicuravano una vita lunga e felice. E lo convincevano di essere figlio del dio Zeus, unitosi a sua madre sotto forma di aquila. Invece, dopo una cena in cui ancora una volta aveva ecceduto col vino, mori improvvisamente a Babilonia, pochi giorni dopo il suo ingresso nella città, a soli 30 anni, mentre progettava nuove conquiste.

Di un appuntamento con il destino parla anche una canzone che nel 1977 fece conoscere al grande pubblico il cantautore Roberto Vecchioni, segnando l’inizio di una carriera che dura tutt’ora e che ha fatto del cantautore uno dei più importanti della musica italiana.
Vecchioni stesso ha raccontato che la canzone nacque a seguito della morte di suo padre, portato via da un destino beffardo. L’ispirazione venne da un’antica favola orientale presente nella tradizione islamica ed ebraica, trovata nel libro “Appuntamento a Samara”.  Si narra di un soldato che, tornato nella capitale alla fine della guerra, si unisce ai festeggiamenti. Proprio allora, però, tra la folla vede una “nera signora” che lo guarda con occhi cattivi. E comprendendo che della Morte si tratta, decide di fuggirla. Per questo implora sovrano di dargli un cavallo veloce che lo possa portare nella lontana città di Samarcanda dove, pensa, certamente sarà al sicuro. Ma le cose andranno un po’ diversamente.

Roberto Vecchioni, Samarcanda. 

La foto, che è stata consegnata puntualmente, è una cortesia di ELE

venerdì 20 maggio 2011

Il tema della settimana: ritardi

Per trovare l'etimologia della parola ritardo dobbiamo sfogliare il dizionario sino alla lettera "t": è infatti il termine tardo a spiegarci che arriva a noi dal latino.

Tàrdus, quindi, ha il senso primario di rompere, battere, percuotere.

Un chiaro riferiemento al maltrattamento del tempo, con ogni probabilità.

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 19 maggio 2011

I ritardi di Siamo in Onda



Ci sono ritardi che possono farci perdere il treno della vita…
Ed altri che possono salvarcela.

E ci sono appuntamenti con il destino fatale a cui non si può arrivare in ritardo, nemmeno volendo.


C’è solo un programma radiofonico che il sabato sera non è mai in ritardo. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 21 affronta proprio il tema RITARDI.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

C’è stato un ritardo che, come nel film Sliding Doors, ha cambiato qualcosa di importante nella vostra vita?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE, che è stata puntualissima nell’inviarcela.

mercoledì 18 maggio 2011

Evento Feel Good Festival: ci sono anche le nostre storie al festival della creatività


Domenica prossima, 22 Maggio 2011, si svolgerà la prima edizione del Feel Good Festival, il festival dedicato alla creatività . È un'iniziativa nata per ricordare una persona speciale, Gael Ferrari, un amico della nostra radio.

In una location particolarmente originale, l'Accademia del Biricoccolo (in località Baraggia a Suno, NO) si esibiranno artisti di strada, musicisti, writer, pittori, pazzi, avventurieri e tanti tra coloro che avevano conosciuto Gael e gli volevano bene.

Ci saremo anche noi dello staff di Siamo in Onda. Per l'occasione leggeremo alcune delle storie scritte per il nostro programma e contenute tra le pagine del libro "Parole al vento - Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio".

Per informazioni o per prenotarvi a pranzo, potete contattare questo numero: 366 5012494. C'è anche un gruppo Facebook; lo trovate cliccando qui.

martedì 17 maggio 2011

Compleanno letterario

Una torta da 71 candeline, senza purtroppo il festeggiato scomparso troppo presto, quella di oggi: si festeggia, infatti, lo scrittore e viaggiatore inglese Bruce Charles Chatwin (13 maggio).



Esperto di quadri da Sotheby's, smise di fare questo mestiere a soli 26 anni su consiglio di un oculista, perché la sua eccessiva minuziosità gli avrebbe fatto perdere presto la vista. Venne assunto dal Sunday Times come consulente d'arte e, presto, passò dalle interviste ai reportage ai grandi romanzi di viaggio.

Il suo stile essenziale e originale gli permise di sfornare capolavori come "In Patagonia" o "Sulla collina nera". Morì a 48 anni per colpa dell'Aids. Molto presto e molto male, insomma.


http://www.paolofranchini.tk/

lunedì 16 maggio 2011

Racconto: Il popolo dentro la scatola

La storia che vi stiamo per raccontare è ambientata in un luogo che mi vien difficile spiegarvi dove viveva della gente di cui poco ancora sappiamo. Se la cosa un po’ v’incuriosisce allora seguiteci, stiamo per incontrare un popolo prigioniero di una curiosa ossessione.


La spedizione si era rivelata un vero successo.
Gli scavi – effettuati sul lieve promontorio erboso che faceva da preludio ad un terreno pianeggiante e sabbioso, e poi al mare – avevano riportato alla luce alcuni resti di una civiltà assai antica, ed ancora avvolta nel mistero.
All’interno di quelle che noi reputammo essere antiche abitazioni  avevamo ritrovato degli splendidi artefatti, dalle forme assai curiose.
Erano, per la maggior parte, scatole, scrigni, portagioie...
Chiaro segno del fatto che i nostri sospetti erano fondati: quelli erano indizi dell’esistenza di un popolo ossessionato dai contenitori.
Li chiamammo gli Scatolii.
Per gli abitanti di questa Civiltà ormai perduta, ogni cosa era comprensibile soltanto se interpretata al suo essere “scatola” di qualcos’altro.
“Scatola di tutte le cose” era il nome che loro davano all’Universo. “Dar fuori di scatola” era il loro modo di dire “uscire di testa” e, dunque, ammattite. Mentre “Scatole di vita” erano detti gli animali, per via del loro essere fonte di cibo per le persone ma, anche, per il loro essere portatori di quella scintilla che distingueva i minerali dagli uccelli, i metalli dai mammiferi, e le gemme preziose dagli insetti brulicanti e colorati.
Proprio “Scatola della scintilla” era il loro modo di chiamare il cervello o, a volte, il cuore.
All’origine di questa imprecisione del linguaggio stava il fatto che, all’epoca, non era ancora chiaro se il pensiero risiedesse nella testa, o nel rintoccante muscolo cardiaco.
Per diverso tempo questo argomento fu causa di molte diatribe, e costituì un mistero difficile da svelare. Mistero che, nella lingua di questo antico popolo, aveva il nome di tutti gli altri misteri: “Scatola che non si apre”. Definizione, questa, che aveva dato origine al termine “Apriscatole”, con il quale erano designati indistintamente gli alchimisti ed i filosofi.
Soltanto gli scrittori in questa antica società non avevano un posto d’onore ma, anzi, erano assai mal visti.
A riprova di questo vi è il termine, assai dispregiativo, con il quale erano indicati: “Creatori di contenuti”.




Il popolo dentro la scatola
di Federico Di Leva

Libri: I più venduti della settimana

Una settimana, tutto sommato, tranquilla quella dei libri più venduti in
Italia di Ibs:



1. L'atlante di smeraldo (John Stephens)
2. Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini)
3. Indignatevi! (Stéphane Hessel)

La stessa cosa, questa volta, si può dire anche per la sezione gialli e
noir:


1. I dodici segni (Lee Child)
2. Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli)
3. La mappa del destino (Glenn Cooper)

Le Top100 complete, al solito, sono disponibili anche su http://www.varesenoir.tk/, seguendo gli appositi link.

http://www.paolofranchini.tk/

domenica 15 maggio 2011

Racconto: Bit

L’amore fa fare cose strane, cose che neanche si potrebbero immaginare. Se poi c’è la lontanza a  ad inasprire il tormento di due cuori che si amano, ecco che la mente escogita soluzioni che a raccontarle non ci si crede. Volete una prova? Allora ascoltate questa storia.


“Non dire amore. Siamo solo parole fatte di bit. Nient'altro. Addio.”
Così gli aveva scritto lei. Lui restò immobile sulla sedia. Due anni di amore a distanza si stavano spegnendo con freddezza, come freddo era stato il loro amore. Vivevano ai capi opposti del mondo e nulla avrebbe potuto mai congiungerli. Con una mano toccò lo schermo, mentre con l’altra prese un coltello e si recise di netto la mano, poco sopra il polso. Non emise neanche un urlo, solo un mugolio. Avvolse il moncherino in uno straccio, stringendo per fermare l’emorragia, poi raccolse la mano amputata e la impacchettò in una scatola.
L’addetto dell’ufficio postale, incurante del suo pallore, spedì il pacchetto dove lui gli disse. Arrivò dopo quattro giorni e lei scrisse, felice di quel dono inatteso. Poteva sentirsi accarezzata da lui come fosse lì. Durò poco: quella mano non le bastava. Tornò triste, voleva essere guardata e glielo scrisse. Lui non ci pensò due volte, si cavò l’occhio sinistro con un cucchiaio. Lo mise sotto alcol in un barattolo e tornò all’ufficio postale.
Furono baci e sorrisi disegnati, il codice d’amore di quei sei giorni. Tanto durò l’emozione di lei per quell’occhio che la guardava dal barattolo. Era stato un dono gradito, ma ora voleva che quei baci di pixel diventassero reali. Glielo scrisse, aggiungendoci una faccina triste. Lui sapeva cosa fare, doveva capire come, avendo una sola mano. Strinse le labbra in un morsetto e con la cesoia se le tagliò. Corse come un pazzo all’ufficio postale. Non disse nulla. L’addetto, ormai, sapeva tutto. Le labbra arrivarono in due giorni, lei le mise in freezer, le baciava ogni mattina e ogni sera. Passarono altri due mesi, tra una lingua strappata con la pinza e il pene asportato col seghetto. Lui si trascinava all’ufficio postale, felice. Lo fu anche quando lei scrisse che l’amore nasce dal cuore e che voleva il suo, per sempre. Lui scrisse col dito rimasto che la amava infinitamente, prese un punteruolo, lo appoggiò alla parete se lo piantò nel cuore. Emise un solo urlo. Era l’amore che sgorgava, per andare da lei. Per sempre.


Bit
di Stefano Albè


Questo racconto è stato pubblicato anche nell'antologia benefica «365 storie cattive» curata da Paolo Franchini per A.I.S.EA Onlus.

sabato 14 maggio 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini




La scatola a forma di cuore (di Joe Hill)
Euro 10,50 - Pagg.367 - Sperling & Kupfer
Una ragazza annuncia via web che vuole liberarsi del fantasma del suo patrigno: una rockstar miliardaria si fionda sull'inserzione e, ben presto, riesce ad aggiungere alla propria macabra collezione (che annovera già il cranio di un indemoniato e un cappio consumato dall'uso) una scatola a forma con dentro un abito scuro. Da quel momento, una presenza misteriosa comincia a perseguitarlo. Per indurlo a farsi fuori da solo.

La scatola rossa (di Rex Stout)
Euro 9,00 - Pagg.207 - Mondadori
Molly viene uccisa con un dolcetto al cianuro nella casa di moda dove lavora come modella. Chi mai può essere stato? Chiunque sia, tornarà a colpire? Così fosse, anche la modella Helen rischia di lasciarci le penne e, per questo, viene assoldato il miglior investigatore di New York, ovvero Nero Wolfe. Per scoprire chi ha ucciso Molly, ma soprattutto per convincere Helen a lasciare quel posto poco tranquillo. Perché il nostro eroe è segretamente innamorato della fanciulla, più che altro.

www.paolofranchini.tk

Magiche scatole nella bottega del mistero



Una sorpresa spumeggiante dove meno te l’aspetti

Immaginate una scatola dove sia possibile collocare degli oggetti e far loro superare il trascorrere del tempo. Immaginate di riaprire dopo millenni una di queste scatole e trovare, coperti dalla polvere accumulatasi nei secoli, oggetti che raccontano la storia di una persona, di una famiglia o di un popolo.
Non stiamo parlando di una magica macchina del tempo. Parliamo, anche se a molti di voi parrà strano (e alcuni staranno facendo gli scongiuri), di tombe. Ma per gli archeologi esse sono straordinarie occasioni per aprire uno squarcio sugli usi i costumi e la vita materiale di persone vissute centinaia o  migliaia di anni fa.

Sono famose, ad esempio, le scoperte effettuate in Egitto, che hanno restituito oggetti preziosi, immagini e storie della vita di quelle epoche lontane.
Quello che più importante, per gli archeologi, non è però la presenza di tesori, ma la possibilità di studiare preziose testimonianze storiche. Nel caso dell’Egitto  il clima caldo e secco del deserto favorisce la conservazione di molti materiali, costruiti in materiali organici (legno, pelle, ecc.), che normalmente non si sarebbero conservati. Oltre a indumenti e arredi, in molte tombe sono state rivenute addirittura offerte di cibo, come pane, frutta ecc.

Non solo il caldo secco consente di preservare gli oggetti in queste scatole del tempo consegnate all’eternità. In certe zone del mondo è il ghiaccio a consentire la conservazione.
Nella steppa siberiana, nel I millennio prima di Cristo, viveva un misterioso popolo di cavalieri che per i propri sovrani scavava grandi tombe squadrate, che poi ricopriva con grandi tumuli funerari. L’acqua che filtrava dal terreno, unita alle rigide temperatore siberiane, nei secoli ha riempito queste grandi camere di ghiaccio. Ibernandone fino ai nostri tempi il contenuto.

Scoperte importanti sono state fatte anche dalle nostre parti, in ogni caso. Ritrovamenti che hanno rivoluzionato, ad esempio, la nostra conoscenza di una bevanda che consumiamo comunemente ancora ai nostri giorni.
Una decina di anni fa, a Pombia, vennero esposti i risultati degli scavi di una necropoli dell’età del ferro, datata attorno al 550 a.C. Tra gli oggetti rinvenuti c’era un vaso di terracotta, che conteneva le ceneri del defunto, coperta da una ciotola che funzionava da coperchio. Incredibilmente, questa “scatola” era rimasta ermeticamente chiusa e la terra, contrariamente a quanto avviene normalmente, non era penetrata dentro l’urna.

Quello che incuriosì gli archeologi fu il fatto che sulle ceneri del defunto si trovava un bicchiere di ceramica. È un fatto abbastanza comune per le sepolture di quell’epoca, ma quella volta essi notarono un misterioso deposito sul fondo del bicchiere. Incuriositi lo fecero analizzare e ciò che scoprirono cambiò per sempre la nostra conoscenza di una comune bevanda.
L’analisi di quella “crosta” organica del peso di circa un grammo, incredibilmente conservata, fornì un responso inequivocabile. Il bicchiere aveva contenuto una sostanza liquida a base di un fermentato di cereali (in particolare orzo) con tracce di luppolo. Era stata scoperta, insomma, la più antica birra con luppolo d’Europa, smentendo clamorosamente una convinzione radicata che faceva risalire ai monaci medievali l’introduzione del luppolo nella fabbricazione della birra.




La scatola musicale e le criminose filastrocche per bambini

Nell'aprile del 1972 cinque giovani musicisti inglesi praticamente sconosciuti in Italia arrivarono nella cittadina di Feltre, in provincia di Belluno, su uno scassatissimo furgone Volkswagen. Si esibirono su un palco realizzato con tavole di legno e riparato da fogli di cellophane, davanti a circa duecento persone.
Ad un certo punto uno dei cinque, truccato e con la testa rasata, cominciò a sbattere con forza l'asta del microfono sulla rete che separava i musicisti dai ragazzi che assistevano, spaventandone parecchi. La canzone era intitolata "The musical box", il cantante si chiamava Peter Gabriel, la band era quella dei Genesis e quello era solo l’inizio di una carriera straordinaria che continua tuttora.

Il brano è contenuto nel terzo album dei Genesis, il primo inciso nella formazione storica, e segnò la consacrazione definitiva dei Genesis in Europa.
Il titolo di questo concept album è “Nursery Cryme” allude alle filastrocche inglesi per bambini (“nursery rhymes”), aggiungendo una “c” iniziale che rimanda invece alla parola “crime” (crimine).

Non a caso il testo della canzone "The musical box", che apre l’album, è incentrato su una storia dal sapore vittoriano, in cui una bambina che gioca a  croquet decapita “con grazia" un amichetto.
È una storia misteriosa che sfiora i temi della morte, della reincarnazione e dell'amore sensuale, in cui un fantasma appare e scompare grazie ad una musical box, un prezioso carillon da cui escono le note di Old King Cole, un’antica filastrocca per bambini.

I Genesis, band costituitisi nel 1969 e tuttora attiva, seppure con vari cambiamenti di organico, furono negli anni settanta tra i principali esponenti del rock progressivo, assieme a gruppi che hanno fatto la storia della musica.
Parliamo di gruppi come Yes, King Crimson, Emerson, Lake & Palmer, Jethro Tull, solo per citare alcuni di quelli che ebbero grande influenza su moltissimi cantanti e band dell’epoca. Nonostante la complessità della musica e la lunghezza delle canzoni in quegli anni il “progressive rock” riempiva infatti gli stadi riscuotendo successi di critica e di pubblico. Per molti aspetti richiama la musica classica, pur essendo suonato con gli strumenti tipici del rock.

La formazione dei Genesis non solo ha subito numerose variazioni negli anni. Una carriera che ha visto anche pause di riflessione, abbandoni e ritorni. Dalla “scatola magica” dei Genesis sono usciti personaggi del calibro di Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford e Phil Collins che in momenti diversi hanno iniziato importanti carriere solistiche, divergenti o parallele da quelle della band.
Una carriera veramente monumentale, con pezzi che meriterebbero di essere minutamente analizzati per la ricchezza degli elementi che contengono, sia dal punto di vista musicale che dei riferimenti culturali. Nel 1986, dopo una pausa di riflessione durata tre anni, i Genesis tornarono con l’album “Invisible touch”, che concludeva con successo la mutazione verso un genere musicale più legato ai tempi.

Genesis, "Land of confusion"

La foto di apertura è una cortesia di ELE, che non ha rotto alcuna scatola nel realizzarla...

venerdì 13 maggio 2011

La scatola magica di Siamo in Onda



I programmi televisivi del sabato sera vi hanno rotto le scatole?
O sono stati i vostri amici che vi propongono insulse uscite nei soliti posti?
Vorreste trovare una scatola magica piena di musica, emozioni e storie?

Abbiamo quello che fa per voi!

Perché c’è solo un programma radiofonico che il sabato sera non vi rompe le scatole. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 14 affronta proprio il tema SCATOLE.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

C’è un oggetto contenuto in una vecchia scatola che non siete mai riusciti a buttare?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:    

- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)



La foto di apertura è una cortesia di ELE, che non ha rotto alcuna scatola nel realizzarla...

martedì 10 maggio 2011

Compleanno letterario

Festeggiamento particolare, stavolta, perché deve soffiare su 118 candeline (9 maggio) uno scrittore noto ai più come Pitigrilli, ma che all'anagrafe rispondeva al nome di Dino Segre.

Sottovalutato ancora oggi, Pitigrilli giunse al successo a cavallo fra i due conflitti con romanzi pieni di umorismo e giochi di parole, ma anche piuttosto scabrosi per l'epoca (come La cintura di castità oppure Cocaina).

Fondò la rivista "Le grandi firme" dove raccolse scritti e disegni davvero caustici, ma poi la guerra e una persecuzione lo costrinsero a rifugiarsi all'estero (prima in Svizzera e poi in Argentina), per poi tornare nella sua Torino e spegnersi.

Le sue vicende politiche, purtroppo, hanno coperto il suo talento letterario al quale - comunque - c'è sempre tempo per avvicinarsi. Date un occhio in cantina o in solaio: da qualche parte, di certo, quasi tutti hanno un suo libro.

www.paolofranchini.tk

lunedì 9 maggio 2011

Racconto: Il segreto

La vicenda che vi stiamo per raccontare è ispirata ad un’antica favola danese: c’è il segreto di una bella fanciulla, l’amore di un giovane squattrinato e tre graziosi maialini. Una storia di buoni sentimenti che Rossana Girotto ha scritto per noi.


In un piccolo paese del Nord viveva un ragazzo povero ma molto intelligente.
Una mattina andò al mercato. Prese i pochi soldi rimasti in casa, promettendo alla madre di ricavare un buon affare.
Quando tornò era notte fonda. Le lampare dei pescatori brillavano lontano nel mare confondendosi con le stelle in cielo.
Posò sul tavolo un fagottino, dove dormivano tre maialini rosa, così minuscoli da stare in una mano, e col codino più arricciolato che si fosse mai visto. Non sono un amore?
La madre, arrabbiatissima, andò a coricarsi senza profferir parola.
Ma il ragazzo sapeva il fatto suo. Il giorno dopo mise i tre graziosissimi maialini in un cestino e si piazzò sotto il balcone della figlia del borgomastro.
La fanciulla aveva lunghi capelli neri e lisci che brillavano ad ogni passo. Lui l’adorava da tempo, ma era troppo povero per poterla avvicinare.
Quando la ragazza vide i tre maialini se ne innamorò all’istante e gli offrì molti denari per averli. Il ragazzo la ignorò, fino a che lei disse “non posso fare a meno di quei tesorini: chiedimi ciò che vuoi”.
Lui allora rispose che ciò che voleva era semplicemente accarezzarle i capelli.
Le mani del ragazzo erano sciupate, forse sporche, e lei non voleva proprio rovinarsi i suoi bei capelli neri, ma i maialini erano bellissimi, così accettò. Lui le fece scorrere le dita tra i capelli ammirandoli uno a uno finché non scoprì un capello d’oro, un capello d’argento e un capello di rame, ma non disse nulla.
Dopo qualche tempo, al borgomastro venne l’idea di dare la figlia in sposa a colui che avesse indovinato il suo segreto, che nemmeno lei conosceva. Vennero giovani signori da ogni dove; chi diceva una cosa, chi ne azzardava un’altra… ma nessuno indovinava.
Giunse infine il ragazzo, che disse: il segreto è nascosto tra i suoi capelli: non tutti sono neri ma ve n’è uno d’oro, uno d’argento e uno di rame.
Il borgomastro si stupì. Come poteva saperlo quel ragazzo? Rivolse alla figlia uno sguardo fiammeggiante: la ragazza confessò di essersi lasciata accarezzare i capelli e il padre, dopo la scandalosa notizia, non poté che acconsentire al matrimonio!




Il segreto
di Rossana Girotto

Libri: I più venduti della settimana

Mi sono basato sui dati di Ibs, questa settimana, per verificare i libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni.

Di nuovo una new entry al primo posto, come accaduto la scorsa volta: è L'atlante di smeraldo (John Stephens, Longanesi) ad aprire le danze, seguito da Indignatevi! (Stéphane Hessel, ADD Editore) e Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini, Mondadori).

Lo stesso, ebbene sì, accade stavolta anche la sezione gialli e noir sempre di Ibs: in vetta la novità I dodici segni (Lee Child, Longanesi), poi Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, Mondadori) e Odore di chiuso (Marco Malvaldi, Sellerio).

Per andare a spaccare il capello e vedere tutte le Top100 legate ai libri, comunque, potete cliccare sui vari link che troverete anche su www.varesenoir.tk.

www.paolofranchini.tk

domenica 8 maggio 2011

Racconto: Hairon Man

Se volete dare una rinfrescata al vostro look, vi consigliamo una visita alla bottega del signor Franco, il barbiere. Shampoo, taglio, un ultima pettinata alle basette e poi guardatevi allo specchio. E giudicate voi se il signor Franco ha fatto un buon lavoro.


Quando Saverio entrò in quella piccola bottega di barbiere, capì subito che qualcosa non stava andando per il verso giusto.
A suggerirglielo, forse, fu il fatto che il barbiere – un ometto ossuto e decrepito – indossava una mantellina rossa. Non una di quelle che si adoperano solitamente per impedire ai capelli di cadere sugli abiti, no. Piuttosto, era una di quelle mantelline che si usano per... per volare sulle città e per difenderle dal crimine, quando si è in possesso di fantasmagorici super-poteri.
«Buongiorno! – Si presentò il magrissimo barbiere – Sono Franco! Supereroe del capello!».
Saverio avrebbe voluto fuggire. Ma fu costretto – da un misto di buona educazione e tolleranza – a ricambiare il saluto, e ad accomodarsi sulla poltroncina nera, di scomoda pelle sintetica.
Attaccate allo specchio con lo scotch, e appoggiate un po’ ovunque stavano alcune riviste di coiffeur... frammiste a fumetti di supereroi.
Saverio, turbato e desideroso di spezzare il silenzio imbarazzante tipico dei negozi dei barbieri, domandò:
«Come... come mai il mantello?».
Da dietro di lui, la voce di Franco rispose:
«Una trovata pubblicitaria. Gliel’ho detto, no? Sono il Supereroe del Capello!».
Saverio deglutì la perplessità, e proseguì:
«Eh... ehm... e i fumetti?».
«Oh, quelli? È che ho deciso di fare solo Supertagli! Ispirati alle pettinature dei Supereroi più famosi! A proposito... – proseguì Franco – Lei che taglio vuole? Un Superman? Un Aquaman? O il classico Batman, con due ciuffetti ad orecchie di pipistrello?».
Ora Saverio aveva davvero paura di quel pazzo e, pur di uscire di lì al più presto, balbettò:
«Un... un Superman...».
Franco cominciò a lavorare. E lavò, tagliò, aggiustò, pettinò e, alla fine, dichiarò:
«Ecco qui!».
Saverio, che fino a quel momento aveva tenuto gli occhi chiusi, si guardò allo specchio e...
«Ma... sembro Superman! Per davvero!».
Franco trattenne a stento un immodesto sorriso. Pulì gli strumenti, staccò la ricevuta a Saverio e gli sussurò:
«Stia attento. La piega, con la kriptonite, tende ad ammosciarsi...».
Saverio sorrise, pagò, e spiccò il volo.



Hairon Man
di Federico DI Leva

sabato 7 maggio 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini





Depilando Pilar (di Andrea G. Pinketts)
Euro 18,00 - Pagg.407 - Mondadori
Lazzaro Santandrea, chi segue Pinketts lo sa, è una calamita per i guai. Il posto sbagliato per questo uomo giusto è Milano, stavolta sconvolta da un'ondata di delitti che hanno solo una cosa in comune: tutti gli assassini sono taxisti. Lazzaro, oltre a uno scomodo problema fisico, ha appena conosciuto suo figlio (più o meno suo coetaneo), ma decide lo stesso di aiutare una taxista ricercata per omicidio, ma innocente nella propria colpevolezza. Ci siamo: nani, arti marziali, sicari... lo zoo di Lazzaro Santandrea riapre le sue gabbie. Affiancato dagli amici di sempre (tra tutti, Pogo il Dritto) il nostro eroe si lancia nell'avventura più rischiosa e surreale della sua carriera. E un certo punto, come se già tutto questo non bastasse, arriva pure Pilar.

La ragazza dai capelli rossi (di Mario Macchi)
Euro 10,00 - Pagg.112 - L'Autore Libri
Il commissario Viani, soprannominato "Pendolino" perché zoppo, deve indagare su un omicidio avvenuto in un parco di Torino. La vittima è una bella donna con i capelli tinti di rosso, uccisa con una pistolettata al cuore. Le indagini lo portano presto in Calabria, perché la ragazza proveniva da lì, e lo costringono a fare i conti con questa terra affascinante.

www.paolofranchini.tk

Nella Bottega del Mistero si fanno anche i capelli


I capelli nel mito e nella leggenda
Il filosofo tedesco Nietzsche considerava i capelli "come una leggera trama cui agganciare i propri pensieri spirituali, quasi fossero un filtro di separazione del materiale e dell'istintivo da quello che è spirito e anima". Simbolo potente per gli uomini e per le donne, elemento di fascino e di potere, i capelli compaiono in molti miti e leggende.
Gli antichi Egizi descrivevano l'idea della seduzione come una donna dai bellissimi capelli che ha preparato una trappola per uccelli. I Greci credevano che uno dei compiti di Persefone, regina del regno dei morti, fosse quello di strappare il capello che legava ciascun uomo alla vita.

Ogni cultura ha poi le due idee in fatto di acconciature. Alcuni popoli dedicano moltissimo tempo ad esse e non sempre sono le donne le più vanitose…
Presso alcuni popoli africani le acconciature sono così elaborate che gli uomini dormono poggiando il capo su appositi reggitesta, per evitare che nel sonno possa rovinarsi. Proprio per la grande valenza simbolica, in molte culture rasare i capelli era un disonore riservato ai nemici sconfitti. Per contro i guerrieri di certe tribù indiane si radevano il capo per non offrire al nemico la possibilità di collezionare i loro scalpi.

Anche nel mondo religioso i capelli rivestono un ruolo importante.
Gli antichi sciamani o ancora oggi molti yogi non si tagliano i capelli come voto alla divinità. Al contrario i druidi celtici o i monaci cristiani si radevano parte della testa per sottolineare la loro condizione di votati.

Nella Bibbia, inoltre, si parla di un uomo dalla forza sovrumana, di nome Sansone, eroe del suo popolo nell’eterna lotta contro i popoli nemici. Le radici di questo potere stavano proprio nei suoi capelli.
Dio promette alla madre di Sansone che avrà un figlio potente e le dice: "il rasoio non passerà mai sopra la sua testa perché sarà consacrato a Dio". Quando però la bellissima Dalida, che i nemici avevano corrotto, riesce a scoprire questo segreto, per l’eroe si avvicina l’ora della fine. Sansone viene rasato di notte, mentre dorme sul grembo di Dalida e quindi incatenato e accecato. Quando però i capelli cominciano a ricrescere, Sansone riesce a mettere le mani sulle colonne portanti della casa e fa crollare l’edificio, morendo con tutti i suoi nemici.

Nelle nostre zone, invece, e in tutto l’arco alpino, c’è invece una curiosa leggenda, che riguarda un uomo dai lunghi capelli che vive nei boschi.
È una creatura schiva e timida, che trova rifugio in grotte e cavità naturali. Viene chiamato “uomo selvatico” e compare in moltissime storie. Normalmente non è cattivo. Piuttosto è scontroso, ma nel confronto con gli uomini di solito ha la peggio. Esiste anche una variante femminile, la donna selvatica. Per invidia può rubare i bambini alle mamme lasciando in cambio il proprio orribile e pelosissimo figlio. In questi casi, l’unico rimedio per farsi riconsegnare il figlio sarebbe quello di far piangere disperatamente il piccolo mostro. Il cuore di una madre, per quanto selvatica, non resiste a questo richiamo.

I capelloni della musica
Negli anni Sessanta del Novecento si affermò quello che per molto tempo parve un binomio indissolubile. Chi faceva musica appartenente ai generi nuovi, come il rock, non poteva non avere i capelli lunghi. E i giovani che suonavano o seguivano questi generi musicali erano soprannominati dai benpensanti in modo ironico e dispregiativo “capelloni”.
Quella dei capelli lunghi, in alcuni paesi divenne invece una vera ossessione, come in Italia. Probabilmente perché veniva infranto un tabù italico, quello di apparire effeminati portando i capelli lunghi. Così, mentre la TV di Stato dedicava lunghi servizi ironici ai “capelloni”, le band rispondevano con numerose canzoni “di protesta” in cui rivendicavano il diritto al capello lungo.

Invece il famoso episodio di Sansone ha generato un’altra moda, o forse dovremmo dire un altro modo di intendere il capello lungo.
Esiste un antico testo etiope del IV secolo d.C. (in Etiopia Cristianesimo ed ebraismo si diffusero precocemente) chiamato “Kebra Nagast” (“La Gloria dei Re”). In esso si parla dell’incontro tra il biblico re Salomone e la mitica Regina di Saba. Una parte è dedicata anche alla nascita di Sansone e al dono della forza collegata ai capelli. Questo libro ha ispirato un movimento, che è insieme religioso e politico, sviluppatosi in Giamaica negli anni trenta del Novecento. I seguaci del rastafarianesimo, conosciuti in tutto il mondo dagli anni Ottanta come “rasta” grazie a Bob Marley e alla musica reggae, tra gli altri impegni alla purezza talora si astengono anche dal taglio dei capelli e dal pettine, generando la tipica pettinatura a trecce, i cosiddetti dreadlocks.

Anche negli USA, comunque, la “guerra dei capelli” raggiunse momenti di grande tensione, con ragazzi cacciati dalle scuole per via della lunghezza della chioma, mentre subivano violenti attacchi da una parte dei media conservatori.
I capelli lunghi divennero uno dei simboli del movimento hippie che si sviluppò in quegli anni diffondendo idee dirompenti e oltraggiose per una larga parte della società americana: pacifismo fino alla renitenza alla leva, rifiuto del principio di autorità, libertà sessuale, uso di droghe e rock psichedelico.

Fu in quegli anni che due attori americani, James Rado e Gerome Ragni, rimasero folgorati da un quadro intitolato “Hair” visto in una mostra al Whitney Museum. Il quadro, che consisteva in un pettine e poche ciocche di capelli su una tela vuota, li ispirò per il titolo del musical rock che stavano scrivendo.
Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di "capelloni" (chiamato “the tribe”) che si definiscono "hippies dell'età dell'Aquario", si rifiutano di partire per la  guerra del Vietnam e conducono in una sorta di comune una vita da artisti. L’ispirazione veniva anche dalla conoscenza di un vero gruppo di hippie dell’East Village. La vicenda ruota intorno al tentativo di trovare un equilibrio tra l’armonia interna alla comunità e la rivolta pacifica contro la guerra e i valori della società conservatrice.

Nel musical viene più volte invocato l’avvento di una nuova era, quella dell’Aquario…
L’idea è che il segno astrologico dell’Aquario possa influenzare una nuova epoca caratterizzata da solidarietà, democrazia, fratellanza, ecologismo, apertura a nuove idee e sviluppo di nuove tecnologie, mentre si assisterebbe al fallimento dei vecchi schemi sociali o religiosi basate sulla limitazione della libertà di scelta. Per questo molti ritengono imminente l’avvento della nuova “era dell'Aquario”.

Dal musical “Hair”, "Aquarius".

Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

venerdì 6 maggio 2011

Il tema della settimana: capelli

Il termine che ci accompagna stavolta è di deriviazione latina: capìllus.

E' pressoché certo che giunga a noi dalla parola càpitilus che, a sua volta potrebbe nascere da càput (testa).

Un capello, anche oggi, indica una quantità piccolissima e davvero minuta.

L'espressione "a capello", invece, sta a indicare una cosa fatta con precisione.

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 5 maggio 2011

Siamo in Onda vi farà rizzare i capelli in testa




Una donna che desidera cambiare vita comincia da un drastico cambio di acconciatura. Uomini siete avvisati…

Capelli, segno di fascino e bellezza per alcuni, ma anche cruccio e problema per altri.

Capelli, campo di esercitazione per i parrucchieri e per la moda, che ne decreta la lunghezza, il taglio e il colore “giusto”.

E poi, vi è mai capitato di sentire i capelli rizzarsi sulla testa?
Ed era paura, vento o elettricità?

C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può farvi rizzare i capelli sulla testa come un’elettrica scossa. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato affronta proprio il tema CAPELLI.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

Che cosa vi fa rizzare i capelli in testa?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)



Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

lunedì 2 maggio 2011

Libri: I più venduti della settimana

Questa settimana, ebbene sì, una new entry al primo posto per UniLibro: si tratta di Indignatevi! (Stéphane Hessel, ADD), seguito dal già incontrati Nessuno si salva da solo (Margaret Mazzantini, Mondadori) e da Gesù di Nazaret (Joseph Ratzinger, Editrice Vaticana).

Una novità anche nella Top100 di Ibs dedicata ai gialli e ai noir, ma non in vetta bensì al terzo posto. Apre, infatti, Malastagione (Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, Mondadori), seguito da Odore di chiuso (Marco Malvadi, Sellerio) e dal nuovo ingresso L' unico figlio (Anne Holt, Einaudi).

Chi fosse davvero curioso di approfondire la materia classifiche, comunque, può collegarsi con www.varesenoir.tk e seguire tutti i link riportati.

www.paolofranchini.tk

domenica 1 maggio 2011

Racconto: Le tenebre ricoprivano l’abisso

Ci sono persone a cui il destino ha affidato il compito di attraversare gli impenetrabili abissi del caos, e riportare l’ordine. Succede ad esempio alla protagonista della storia che vi stiamo per raccontare. Seguiamola: ci porterà in un luogo ai confini della realtà.


Al principio era il Caos, casualità indifferenziata, abisso, disordine, confusione.
Sì, d’accordo.
Ma nessun dio cosmogonico, nessun fisico, nessun filosofo può sapere che cosa sia veramente il Caos, se non ha mai vissuto un’esperienza ai confini della realtà, come accadde a me, quando, giovane ed inesperta supplente, fui catapultata da improvvise correnti spazio-temporali alla terza ora di lezione della IV D.
Guidata da generiche istruzioni (“è al primo piano”) mi avventurai nel corridoio: dal fondo arrivava un mugghiare sordo e cupo, crescente di intensità e venato di strilli acuti e suoni animaleschi. Varcata la porta della quarta dimensione, mi si palesò uno scenario apocalittico e terribile, foriero di profonda angoscia e di cosmico smarrimento.
Pronunciai il Verbo: “Buongiorno!”, ma l’indifferenza siderale che aveva accolto il mio ingresso non parve scalfita da quella parola, lasciata a risuonare nel vuoto.
Osservai meglio: un aggregato di tre esseri primitivi (Fanti, Vinardi, e Barozzi) percorreva rotte di collisione con altri più fragili individui. Albi Lucia, forse scambiando il cosmo con la cosmesi, si passava il mascara sulle lunghe ciglia, ascoltando i pettegolezzi di una compagna. Sul fondo, Pelosi Franco (detto “Pilo”) orbitava intorno alla Gazzetta dello Sport. La separazione degli elementi all’atto della creazione sarà stato certo un evento grandioso, ma nulla rispetto alla necessità che mi si prospettava di separare Gerbi Luca da Britti Anna, una biondina con gli occhi sgranati e il maglione troppo stretto.
Io osservavo impotente e smarrita, ormai rassegnata ad essere sopraffatta dal Caos, quando ebbi un’intuizione.
L’ordine e il mondo nascono dalla violenza e dal dolore, ci racconta un mito antico.
Così aprii il registro e scandii a voce alta: “Interroghiamo…”

E l’ordine fu.

Da allora, come un demiurgo che ormai aspira solo alla pensione, continuo nella mia strenua lotta contro le tenebre (dell’ignoranza) e la distruzione (dei neuroni).
Forse senza grandi risultati. Ma non è che a Dio con la sua creazione sia poi andata tanto meglio.



Le tenebre ricoprivano l’abisso
di Maura Rodi

Compleanno letterario

Cinquantuno candeline, questa settimana, per il compleanno di un giallista di tutto rispetto: le spegne, infatti, lo scozzese Ian Rankin, vincitore di premi prestigiosi legati al genere e, soprattutto, papà dell'ispettore John Rebus.

Il suo ultimo romanzo (che vi consiglio, già che ci siamo) è Un colpo perfetto.

www.paolofranchini.tk