sabato 14 aprile 2012

Un panino nella bottega del mistero

Ci voleva coraggio con certo pane

Un tempo c'era un luogo a cui tutti dovevano recarsi ed era il mulino. Lì si macinavano i cereali, ma anche le castagne, per farne farina. E poiché tutti dovevano andarci era lì che si concentrava buona parte delle tasse. La tassa sul diritto di uso delle acque che azionavano i mulini nel medioevo era insomma l'equivalente delle accise sulla benzina oggi.
Sul lago d'Orta il primo mulino viene citato nel paese di Pettenasco poco dopo l'anno Mille, nel 1039. In quell'anno il Vescovo cedette il diritto di riscuotere le tasse ai canonici dell'isola di San Giulio, che appartenevano tutti alle famiglie più ricche e possedevano anche tutti i mulini del borgomanerese.

Il pane costituiva il cibo principale della povera gente, soprattutto prima che dall'Oriente arrivasse il riso e dall'America il mais e la patata. Oltre ai cereali era coltivato intensamente anche il castagno che era considerato l'albero del pane, perché le castagne potevano essere macinate ricavandone farina.
In ogni caso quando la siccità o le piogge eccessive rovinavano i raccolti di cereali, compresa la segale che era normalmente coltivata dalle nostre parti per l'alimentazione di base, era la fame. Molte rivolte popolari cominciarono proprio con l'assalto ai forni da parte del popolo affamato. La più famosa divenne la Rivoluzione Francese, che cambiò il destino dell'Europa.

Poiché in genere la farina era grezza e di pessima qualità ed era difficile conservarla, veniva macinata e cotta subito tutta assieme. Il pane così prodotto poteva durare per molto tempo, anche mesi.
Ad un certo punto però diventava così duro che nemmeno i denti mossi dalla fame riuscivano ad averne ragione. E così le buone massaie s'inventarono un modo per renderlo ancora commestibile.

Nulla andava sprecato così il pane raffermo era riutilizzato per preparare zuppe calde, come il pancotto. Il pane era cotto nell'acqua o nel brodo di gallina e condito con burro, sale e formaggio grattuggiato.
Il pane, macerato nel latte e condito con uova, uva secca e altri ingredienti dolci (solo in seguito venne aggiunto il cioccolato e lo zucchero) poteva diventare anche un'ottima torta, la torta del pane e latte, che ha molte varianti locali. Una per ogni paese potremmo dire.

Erede di queste tradizioni di arricchimento del pane con vari ingredienti è anche un pane speciale che viene preparato dalle monache dell'Isola di San Giulio solo un giorno all'anno, il 31 gennaio, festa del santo.
Si tratta del Pane di San Giulio. Pasta morbida, uvetta, noci, scorza d'arancia sono gli ingredienti, ma la misteriosa ricetta è gelosamente tenuta segreta dalle monache benedettine in un monastero di clausura a cui pochissimi possono accedere.


Ragazzi selvaggi
Agli inizi degli anni Ottanta un centinaio di ragazzi della Milano bene, uniti dalla frequentazione degli stessi licei privati e delle medesime località di vacanza e animati dal desiderio di godersi la vita lasciando alle spalle la cupa stagione degli anni di piombo, presero a ritrovarsi nei pressi del bar "Al panino" in Piazza Liberty, nel centro della città.
Nascevano in questo modo i Paninari, moda e movimento all'insegna dell'edonismo, del divertimento spensierato e dell'ostentazione ossessiva di capi di abbigliamento griffati. Un movimento che in breve supererà l'ambito di una sottocultura milanese per diventare un fenomeno di costume capace di superare le frontiere nazionali.

Nel 1986 i Pet Shop Boys, un duo inglese di musica pop elettronica, si trova a Milano ed entra in contatto con il movimento, dedicandogli una canzone dal titolo "Paninaro". Nel frattempo la rivista italiana "Il paninaro" arriva a tirare 100 mila copie diffondendo in tutta Italia l'ideologia, se così possiamo chiamarla, di un movimento per sua natura anti ideologico e disimpegnato.
Contemporaneamente il comico genovese Enzo Braschi interpretava il personaggio del Paninaro nella trasmissione televisiva cult di quegli anni, Drive In. Un programma che interpretava pienamente l'edonismo degli anni Ottanta, in cui si stava affermando la televisione commerciale che aveva la sua capitale nella "Milano da bere", celebrata in un famoso spot pubblicitario.

Nei suoi interventi televisivi Enzo Braschi canticchiava malamente quella che divenne la canzone simbolo dei paninari. Era "Wild boys" dei Duran Duran, il gruppo inglese New Romantic che in quegli stessi anni stava conoscendo un successo travolgente.
L'idea della canzone fu del direttore video dei Duran Duran, Russell Mulcahy, che sognava di trarre un film dal romanzo di William Burroughs "The Wild Boys. A book of the dead". La band avrebbe dovuto realizzare la colonna sonora del film, ma il progetto non fu attuato. Forse anche perché Mulcahy fu impegnato nella regia del film "Highlander, l'ultimo immortale" (1986) con la colonna sonora composta dai Queen. Rimane il video, ispirato per l'ambientazione e i costumi ad un altro film di quegli anni "Mad Max, oltre la sfera del tuono" (1985).

I Ragazzi Selvaggi di Burroughs è un romanzo scritto nel 1971 e ambientato nel 1988 in un mondo dominato dal totalitarismo. I ragazzi formano una tribù di guerriglieri che combatte contro lo stato di polizia, che dipinge come debosciato e drogato chiunque sia in opposizione al potere.
Secondo alcuni il romanzo sarebbe una versione anti utopica di Peter Pan, dove i protagonisti hanno perso l'innocenza dei bambini per conquistarne una nuova, selvaggia, istintiva e priva di qualsiasi tipo di inibizione. Un romanzo eccessivo e controverso, come del resto fu la vita dello scrittore.

Duran Duran, Wild boys


La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Ivano Fossati, Pane e coraggio
Pet Shop Boys, Paninaro


Ma voi, quali altre canzoni che parlano di panini conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


www.illagodeimisteri.it

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