lunedì 21 maggio 2012

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia

3. I fuochi di Valyria, Martin George
2. Fai bei sogni, Gramellini Massimo
1. Se ti abbraccio non aver paura, Ervas Fulvio

I gialli e i noir più venduti

3. Dentro il labirinto, Camilleri Andrea
2. La donna dei fiori di carta, Carrisi Donato
1. Maigret e il signor Charles, Simenon Georges

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su http://www.varesenoir.tk/.

Racconto: Alieno


Accogliete quella voce che arriva da ere remote, seguite le parole di quell’uomo che vi sta per parlare. È un alieno ed è venuto per dirci qualcosa.

Una scintilla scarlatta davanti all’Orsa Minore, un po’ di adrenalina verde vesuviano, un provvidenziale pianeta tutto blu. Ammaraggio ruvido nell’Egeo, danni collaterali: il terremoto ricordato da Platone.
Arrivo da un pianeta di tenebra: ora che sono un greco - o meglio, vivo dentro un corpo greco - amo la luce. Per far fronte al Fato, ai Ciclopi, alle intemperanze di Gea io e i miei compagni abbiamo plasmato dèi luminosi e benevoli, come quel piacione di Apollo. Le indolenti pelasgiche dai larghi fianchi ci hanno garantito una progenie imperitura.

Ma basta cianciare come Esiodo stucchevole, ecco cosa propone oggi la sala diorami. L’acqua titillata dal sole mi abbacina.
Seguo l’azzurra forma di Odisseo dileguarsi nell’afa. Atena lo rimbrotta, come è usa fare negli ultimi tempi. Algida figlia di Zeus, il sonno dell’imene ti ha dato un carattere da istrice. Da dietro un salice, nascosto, guato il bagno delle ninfe. La mia verga incanutita non risponde più agli stimoli della vista.
Ho preso un legno e me lo sono conficcato negli occhi. Adesso posso cantare degli dèi e degli eroi e intessere di dolce nostalgia le sere degli umani.
Qui è un lento crepuscolo d’oro, squarci di rosso corteggiano il cielo immalinconito dalla notte incipiente. L’aria è molle e profuma di sale e di macchia. Il figlio di Laerte guarda un punto all’orizzonte (questa sera non ha voglia di Calipso e millanta circonfusa depressione).
Moira - parola notturna - è come un battito d’ali sopra i miei tetti, ma non me ne curo.
Tra poco salirà nelle sue stanze Aurora dalle dita di rosa e ancora piangerò davanti al giorno ellenico.

De Chirico e Keats hanno ben tramandato questo idillio.

Ancora meglio io: mi sono cavato gli occhi per ricordarvi cosa siete. Inutilmente.
Io sono Omero, voi non siete più nulla.


Alieno
di Carlo Landriscina



Questo racconto è stato pubblicato anche tra le pagine della rivista letteraria Arabica Fenice.


domenica 20 maggio 2012

Racconto: Credevamo foste nostri amici


L'incontro tra due culture molto diverse è sempre problematico. Ma cosa succede quando ad incontrarsi sono mondi diversi? Scopritelo nella storia che vi stiamo per raccontare.

Arrivaste in un giorno di festa e questo per molti di noi fu un segno fortunato. Portavate parole e gesti di pace e regali per grandi e piccini. Ci mostraste cose che non avremmo mai immaginato potessero esistere e noi insegnammo a voi ciò che pensavamo potesse esservi utile.
Dopo l'incontro i nostri leader facevano a gara per potersi mostrare in vostra compagnia e tutti noi eravamo contenti di non essere più soli nell'Universo. Del resto da tempo i nostri scienziati ci avevano avvertito che ciò non era statisticamente possibile. Che il Cosmo è pieno di vita e che era la nostra religione a sbagliare, su questo punto.

Poi avvenne l'incidente. Nessuno ricorda esattamente cosa accadde. Forse ci fu una parola di troppo o un malinteso. Non è facile del resto intendersi quando si è così diversi. Di certo bastò poco, un'incomprensione, una provocazione, un pretesto forse, per far precipitare la situazione.
Dalle parole si passò ai fatti con una rapidità che avrebbe meritato ben altra causa. Fu allora che ci attaccaste. Dal cielo, dalla terra e dal mare ci assaliste con armi crudeli.
Così ovunque è divampata la guerra e non esiste più un luogo, né nel mare, né sulla terra, né in cielo che possa dirsi sicuro.
Abbiamo sperimentato una violenza che non avevamo mai conosciuto prima. Tutto ciò che conoscevo, la nostra cultura antichissima, la saggezza dei nostri vecchi, la spensierata allegria dei giovani, la nostra soave poesia, i paesaggi incantati, le graziose cittadine sul lago non esistono più. Ora attorno a me vedo solo rovina e morte.

Ho visto amici e parenti uccisi, senza che ci fosse pietà né per l'età né per il sesso. Ho visto corpi coi tentacoli mutilati ed entrambe le teste decapitate. Vi ho visti ridere, oltraggiare i cadaveri e staccarne macabri trofei.
E ho compreso che non esiste, nell'intero universo, specie più malvagia e pericolosa di voi, che venite dal pianeta Terra e vi fate chiamare Umani.


Credevamo foste nostri amici
Andrea Del Duca


sabato 19 maggio 2012

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini


L'isola nello spazio (Osman Lins)
A noi italiani, di certo, questo libro fa pensare ai racconti che Dino Buzzati scriveva sugli incubi vissuti nelle città, durante il boom degli anni Sessanta. E' infatti di quegli anni questo racconto, scritto da uno dei maggiori scrittori brasiliani del secolo. Una serie di morti misteriose colpisce quasi come un'epidemia in un grattacielo appena costruito. L'atmosfera magica e inquietante, alla fine, lascia comunque il posto a una cospirazione davvero reale e a una vendetta micidiale. E un po' beffarda, anche.

Sangue dal cielo (Marcello Fois)
Nuoro, sul finire dell'Ottocento. Filippo è il più giovane di tre fratelli e finisce in galera accusato di aver ucciso un certo Solinas, un individuo piuttosto ambiguo. Qualche giorno e Filippo si toglie la vita, ma si tratta veramente di un suicidio? Torna protagonista l'avvocato Satta, impegnato stavolta in un caso difficile e misterioso che lo porterà a confrontarsi anche con se stesso, con le sue debolezze e certezze. A rendere ancora più prezioso questo romanzo, che vive dall'inizio alla fine sotto una pioggia incessante, la prefazione di Manuel Vásquez Montalbán.

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La bottega del mistero incontra gli alieni

Quando la patata non tirava

In biologia si definisce aliena una specie vivente (animale o vegetale) che colonizza un territorio diverso da quello dove storicamente era diffusa. Ciò può avvenire per azione dell’uomo ma anche per eventi naturali. Esistono specie aliene molto dannose per la flora o per la fauna locale.
La robinia, introdotta come pianta ornamentale nell’Ottocento, ha invaso i terreni creando vere e proprie foreste. Le nutrie, fuggite dagli allevamenti di pelliccia, si sono moltiplicate lungo i corsi d’acqua scavando pericolosissimi tunnel dentro gli argini dei fiumi. Il cinipide galligeno del castagno è arrivato in Italia dalla Cina e sta uccidendo con le sue larve alberi secolari.

Esistono però anche specie aliene che l’uomo ha importato per le loro caratteristiche molto apprezzate e che sono ormai considerate “tipiche” delle nostre zone, benché fino a pochi secoli fa fossero sconosciute.
La pianura novarese e vercellese in primavera si allaga e diviene un mare a quadretti in cui si riflette il cielo. Sono le risaie, destinate ad accogliere e proteggere le pianticelle di riso che al momento della germinazione viene  difeso dalle basse temperature notturne grazie all’acqua.

Il riso fu introdotto in Lombardia e Piemonte da Ludovico il Moro alla fine del XV secolo. Prima era considerato una spezia preziosa che giungeva dall’oriente ed era consumato sotto forma di farina. Nel giro di un secolo divenne un alimento molto diffuso e capace di alimentare il popolo affamato.
La paniscia è un tradizionale piatto novarese che con varie ricette mette insieme riso, verdure e insaccati di maiale. Si tratta di un piatto antichissimo che in origine, come suggerisce il nome, aveva come ingrediente il panìco, un cereale minore che oggi è usato solo per l’alimentazione degli uccelli.

Un altro alieno di successo è il mais, giunto dal continente americano dopo i viaggi di Colombo e la colonizzazione europea. Anche in questo caso il mais prese il posto di altri cereali nella preparazione di un piatto tipico, la polenta.
Si racconta infatti che già nel Trecento il condottiero Facino Cane fosse ghiotto di “polenta concia”, preparata cuocendo insieme farina e pezzi di formaggio. E che ovunque andasse costringesse cuochi e massaie a preparargliela. Ovviamente era una polenta realizzata con farine diverse da quella del mais non essendo questo ancora giunto in Europa.

Non tutti gli alieni alimentari furono accolti con entusiasmo. Uno in particolar modo fu guardato per molto tempo con sospetto dai contadini e furono necessari molti sforzi educativi per convincerli.
Si tratta della patata, anch’essa giunta dalle Americhe, la cui pianta e il frutto sono velenosi. Solo nell’Ottocento i contadini italiani si convinsero che quei tuberi che crescevano sotto terra erano buoni non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani.



Il cantante alieno e i ragni marziani

Nel 1963 venne pubblicato “L'uomo che cadde sulla Terra” di Walter Tevis. Il romanzo narra le vicende di Thomas Jerome Newton, giunto sulla Terra dal pianeta Anthea per salvare la sua razza che si è quasi autodistrutta. E per aiutare gli esseri umani a non fare la stessa fine.
Grazie alla superiore intelligenza, ad un certo numero di brevetti innovativi e ad una notevole quantità d’oro Newton riesce a mettere in piedi una società capace di costruire una grande astronave in grado di trasferire i 300 supersiti del suo popolo sulla Terra. Ma la superiore gravità terrestre e soprattutto la stupida cattiveria degli uomini lo schiacceranno, facendo di lui un alcolizzato che trascorre le giornate al bar.

Nel 1976 fu tratto un film dal romanzo, in cui il ruolo di Newton è interpretato dal cantante David Bowie, al suo esordio cinematografico. In seguito Bowie è comparso in vari film come interprete protagonista.
Bowie è stato un ufficiale inglese prigioniero dei giapponesi in “Furyo” (1983), un vampiro in “Miriam si sveglia a mezzanotte” (1983), re dei Goblin in “Labyrinth” (1986) e Ponzio Pilato in “L'ultima tentazione di Cristo” (1988).

Bowie non era comunque alla sua prima esperienza nel ruolo di un alieno, dal momento che il suo successo mondiale è legato proprio ad un personaggio, da lui inventato e interpretato, Ziggy Stardust, un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto extraterrestre.
In un mondo a cinque anni dall’Apocalisse, l’ascesa e la caduta di questo "cantante rock di plastica", secondo il pensiero di Bowie dovevano rappresentare “la parabola della celebrità evidenziando la fragilità dell’essere umano che si cela sotto la maschera dell’artista famoso”. E simboleggiare l’alienazione dell’uomo contemporaneo nella società.

“The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” è il titolo di un concept album del 1972, accompagnato da un tour mondiale di un anno con 96 date. Per le esibizioni Bowie mise a frutto ciò che aveva imparato dal ballerino, mimo e coreografo Lindsay Kemp. I concerti erano dei veri e propri spettacoli in cui Bowie e i suoi musicisti incarnavano Ziggy Stardust e gli Spiders from Mars, indossando elaborati costumi di scena.
Ziggy Stardust abbonda di suggestioni citazioni visive (Salvador Dalì), letterarie (Oscar Wilde) e cinematografiche. Così se l’album precedente “Space oddity” (1969) si ispirava al film di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello spazio” (1968) Ziggy Stardust è influenzato da un altro film dello stesso regista, “Arancia meccanica” (1971). 

Per alcuni anni la figura di Ziggy Stardust si sovrappose quasi completamente a quella di David Bowie la cui creatività però non si lasciò  soffocare da una sola maschera. Così il 4 luglio 1973, all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie annunciò ai fan in lacrime la fine di Ziggy Stardust.
Nel seguito di una carriera che continua tuttora Bowie ha inventato e abbandonato altre maschere famose, come quella del Duca Bianco, reinventandosi continuamente. Ma ci sono personaggi duri a morire ed altri che scomparendo trovano nuovi discepoli. Così, per dirla con Gavin Friday, musicista e fondatore dell'etichetta indipendente Baby Records, “i figli bastardi di Ziggy Stardust sono i punk”.

David Bowie - Starman



La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Blue vertigo – Altre forme di vita
Finardi - Extraterrestre


Ma voi, quali altre canzoni aliene conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


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Sio Comics 30: Alieno

 

Siamo in Onda: il fumetto - by ele

Una grande narratrice a SIO




Sabato 19 maggio SIAMO IN ONDA ospiterà una scrittrice d'eccezione: Patrizia Emilitri Ruspa, varesotta e narratrice di razza.
Con lei parleremo dei suoi ultimi romanzi "Il testamento della maestra Elma" e "L'amore è morto", editi da Macchione. Vite di persone e luoghi "normali", che tutti possiamo conoscere,  ma che tramite vicende inattese e a volte sorprendenti diventano storie affascinanti, grazie anche a una scrittura avvicente e perfetta.
Non perdete l'ocacsione di conoscere Patrizia!

venerdì 18 maggio 2012

Il tema della settimana: alieno

Alieno sembra una parola del futuro, ma dobbiamo la sua origine al passato: è il termine latino aliènus, infatti, a far nascere tutto.

Il passo che lega aliènus ad àlius (cioè altro) è comunque breve, come è breve quello che lega questa parola a quella greca àllos.

Il significato, ovviamente, è il medesimo e serve a indicare quello che non è nostro, ovvero quello che appartiene ad altri. Una cosa nostra ceduta a qualcuno, per questo, si dice alienata.

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A Siamo in Onda gli alieni in diretta!



« E.T. telefono casa »



Il 30 ottobre 1938 dalle antenne della CBS, una delle principali emittenti radiofoniche statunitensi, si diffuse un inquietante messaggio. I marziani avevano cominciato l’invasione della Terra. In breve, mentre una voce maschile descriveva in radiocronaca in diretta i terribili dettagli di quella guerra disperata, il paese sprofondava nel caos, con la gente in preda al panico in mezzo alle strade e i telefoni impazziti.
Venti minuti dopo l’inizio dell’invasione, il presidente della CBS in persona si precipitò, in ciabatte e accappatoio, negli studi della radio per intimare al giovane Orson Welles di interrompere l’interpretazione di quello che era semplicemente un adattamento radiofonico del noto romanzo dello scrittore H. G. Wells.
Anni dopo orson Welles dichiarò «per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood.»
   

C’è però solo un programma che può farvi incontrare gli alieni senza pericolo offrendovi contemporaneamente buona musica, simpatia e divertimento: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 19 maggio avrà come tema della serata proprio ALIENO.

Come tradizione c'è anche un quesito posto agli ascoltatori

Qual è la prima cosa che chiederesti a un alieno?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)




La foto è una cortesia di Ele

giovedì 17 maggio 2012

Il tema della settimana: scatole

La parola scatola, secondo gli esperti, trae origine da scàtum (basso latino) che ben presto diventa scàtula.

Il significato sarebbe quello di ripostiglio oppure cassa, ma non si può affatto escludere che indicasse anche gli scrigni più piccoli o i salvadanai.

L'epressione "a lettere di scatola", per il mio dizionario etimologico, sta a significare che si esprime il proprio parere in modo chiaro. Il motivo? Semplice: una volta, sui contenitori delle antiche botteghe che vendevano spezie, si usava scrivere a caratteri ben visibili quello che contenevano.

Oggi accade il contrario, prendete per esempio le scatolette dei farmaci o i contratti assicurativi, ma questo è tutto un altro discorso.

www.paolofranchini.tk

martedì 15 maggio 2012

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli


Marmellata.

Con Susanna e i vecchioni(*), una indimenticabile colazione fiamminga.
Sulle fette biscottate, marmellata di ribes.
Sulle tele imbrattate, marmellata di Rubens.

(*): Susanna e i vecchioni è un olio su tela di Pieter Paul Rubens, eseguito nel 1607. Si trova a Roma, presso la Galleria Borghese.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 14 maggio 2012

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia

3. Giochiamo ancora, Del Piero Alessandro e Crosetti Maurizio
2. Fai bei sogni, Gramellini Massimo
1. Se ti abbraccio non aver paura, Ervas Fulvio

I gialli e i noir più venduti

3. Il bacio di fuoco, Adrian Lara
2. Respiro corto, Carlotto Massimo
1. Dentro il labirinto, Camilleri Andrea

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su http://www.varesenoir.tk/.

Racconto: Le mani nella marmellata


Lorella e Cosimo sono due bimbi teneri e della mente vivace. E come tanti bambini vivaci è la curiosità a spingere le loro azioni. Li conoscerete nella storia che vi stiamo per raccontare.

Aveva sentito la voce del padre provenire dalla cucina.
Lorella si era precipitata giù per  le scale e si era fermata a ridosso dell’uscio, in silenzio, in attesa del momento  giusto per lanciarsi sulle sue ginocchia.
Era un gioco che facevano spesso. Papà sapeva sempre quando lei era nascosta dietro alla porta.
La faceva aspettare un poco, poi canterellava “ Lorella, vieni dal babbo, vieni in braccio, bimba bella”.
Era il momento della felicità. Papà tutto per lei e solo per lei, mentre Cosimo dormiva già.
Ma come faceva  sempre a sapere che lei si trovava lì, dietro alla porta?  Lorella ne aveva parlato a Cosimo e Cosimo le aveva risposto: “ Ma lui è un carabiniere e i carabinieri sanno tutto”.

Papà parlava con mamma
 “Scusa ho fatto tardi, è già notte. Sai, l’indagine su quei furti? Abbiamo localizzato i colpevoli. Sapevamo dove avrebbero colpito e siamo riusciti a beccarli con le mani nella marmellata.”
Lorella ebbe un sussulto. Aveva ascoltato solo le ultime parole della frase ma le erano bastate per capire tutto.
Col cuore in gola, volò su per le scale, scrollò il fratello: “Cosimo, Cosimo, vieni giù. Stanno parlando di noi”
“E come?“ chiedeva la mamma, “C’è stata una spiata? “
“Si. ti ricordi di Ferruccio Catozzi? l’informatore. Ci siamo appostati, li abbiamo visti entrare, aprire una cassaforte, ma quando  abbiamo fatto irruzione erano già spariti. Non possono essere lontani. Ho lasciato Giusti e Lorenzi sulle loro tracce.”

Dietro alla porta, Cosimo e Lorella si guardavano in silenzio. Ma chi era questo spione? Catozzi? Mai sentito. E che c’entrava con la marmellata di mirtilli?
“E ora cosa gli farete? “ chiedeva mamma.
“Andranno in prigione, sicuro,  ma tu non dire niente, eh, Mirella.”
“Siamo stati noi!” Cosimo si precipitò in cucina col cuore in gola,  seguito da Lorella in un convulso di pianto “a rubare la marmellata, ma non vogliamo andare in prigione.”
Papà e mamma glielo spiegarono  con calma, mentre li rimettevano a letto, perché per un buon quarto d’ora, loro, non erano riusciti a smettere di ridere.



Le mani nella marmellata
di Marta Bardi


domenica 13 maggio 2012

Racconto: Sguardi d'agrumi


In una piazza di Parigi si consuma una storia, una storia romantica che profuma d’agrumi. Dolceamara come una marmellata d’arance.

L'acero amaranto, fra i raggi del primo sole d'aprile, suggeriva agli sguardi persi degli uomini ciò che fosse da farsi all'ombra dei ciliegi quando il pomeriggio migra impigrito nell'abbandono della sera.
Sussurrava di essere felici, e suggeriva di innamorarsi.
E quei filari d'aceri racchiudevano la piazza e il mercatino quotidiano, coi gusti e le immagini della campagna; e, ogni giorno, Jacques si reimmergeva fra le bancarelle.
Lasciava che i sensi suoi scivolassero sulla fragranza dei biscotti al burro salato, o, poi, che si posassero sulle scatole di latta, su cui campeggiavano dee novecentesche coi fiori rampicanti attorno al collo. Qui Jacques vedeva la pasta di mandorle impilata in alti panetti, là il sesamo e il girasole tempestavano le tiepide pagnotte. Pareva quasi che Parigi non lo soffocasse più, e che, lì attorno, serpeggiasse solo il respiro dell'aperta campagna.

Eppure, eppure non attraversava sempre il mercato per illudersi d'essere ancora nel Sud; vi andava per ritrovare lei.
«Volete assaggiare, signore?»
La voce bassa, sensuale, s'instillò nel cuore di Jacques, pungendolo, corrodendolo; si fermò di fronte al banchetto della ragazza, sogguardato per anni.
«Cosa... cosa vendi?», mormorò Jacques, seppur lo sapesse, con gli occhi sgranati che inseguivano quelli di lei.
«Marmellata. Di agrumi, signore.», rispose, remissiva.
Lei afferrò con una mano delicata un vasetto e, con le dita, fece scattare il coperchio; poi, immerse nella confettura dolce e morbida il cucchiaino.
«Chiamami Jacques.», continuò a mormorare lui, cercando il viso che si schermiva.
«Volete assaggiare, Jacques?», chiese lei, sollevando e allungando il cucchiaino a sfiorare le labbra di lui.
Lui le schiuse, incredulo, perché aveva finalmente colto in quegli occhi nocciola la scintilla d'amore luccicare come il brillio dolceamaro della marmellata di arance.

Dolceamaro come il tempo trascorso alla sua bancarella, come le ore perse a guardarla, i mesi ad aspettarla sotto casa, a seguirla la notte, ogni notte!, e le lettere, migliaia, i regali, gli appostamenti, e lei? E lei, puttana! Mi ha bruciato gli occhi, con quella marmellata, mi ha avvelenato!



Sguardi d'agrumi
di Andrea Collivignarelli


sabato 12 maggio 2012

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini


Alla frutta (Catalin F. Maggi)
Samuel si sente romagnolo, ma è un rumeno. Si ritrova con gli stessi problemi dei suoi coetanei, italiani e extracomunitari. Uscito dall'Università con una laurea in giurisprudenza, deve fare i conti con il mondo del lavoro. Alla fine, finisce a sbarcare il lunario scaricando casse di frutta in una cooperativa agricola. Continua comunque a sognare e cerca il riscatto attraverso la letteratura. Osserva i suoi compagni di lavoro e raccoglie spunti per i romanzi che scriverà. Intanto, un serial killer si aggira per le strade e, con un coltello "Miracle Blade", fa fuori i migliori scrittori sul mercato. Alla fine, sarà proprio Samuel a far luce sul mistero, scoprendo e affrontando il misterioso assassino.

Dolce e crudele (Nicci French)
Alice trascorre una vita perfetta a Londra, ma l'incontro con uno sconosciuto le cambierà la vita. L'uomo si chiama Adam, è un famoso alpinista e Alice, per sposarlo, abbandona amici e fidanzato. Adam non ha mai voluto parlare della sua vita, ma Alice si rende conto di dover scoprire la verità. A ogni costo. Il racconto è la discesa agli inferi di una donna dei nostri tempi, da cui è stato tratto il film "Killing me softly".

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La marmellata della bottega del mistero

Il frutto proibito della dea dell’amore

Al principio fu una mela. Secondo la tradizione nel giardino dell’Eden cresceva una pianta proibita, l’albero del Bene e del Male. Ma su consiglio del serpente, Eva colse il frutto proibito e lo diede ad Adamo.
Quando il primo uomo addentò il frutto scopri che si trattava di una mela cotogna, frutto praticamente immangiabile da crudo. Così gli rimase nel gozzo e ancora oggi gli uomini hanno il “pomo d’Adamo” in gola.

La mela cotogna non smise di far danni anche con il passare dei millenni. Durante una delle mitiche feste che si tenevano sull’Olimpo la dea Discordia gettò una di queste mele, con la scritta “alla più bella” in mezzo ad un terzetto di dee. Le tre, i cui nomi erano Atena, Era e Afrodite cominciarono subito ad accapigliarsi su chi dovesse prendere la mela.
E siccome non ne venivano a capo scelsero come giudice Paride, il principe di una città di nome Troia. Tutte e tre, nessuna esclusa, cercarono di corrompere il giovane. Afrodite, che era la dea dell’amore, giocò però la carta segreta, promettendo a Paride l’amore della donna più bella del mondo, Elena. Afrodite vinse la gara, ma le due sconfitte si vendicarono scatenando la guerra contro la città di Troia, finché di essa non rimasero che rovine.

Le cotogne erano considerate pregiatissime e sacre alla dea dell’amore, Afrodite. Una leggenda racconta che crescessero solo su un albero in un giardino nel lontano occidente, custodite da un drago e dalle tre Esperidi. Queste erano le tre figlie del titanico gigante Atlante, che reggeva il cielo sulle spalle. L’eroe Ercole riuscì a convincere il gigante a prendere le mele. In cambio egli avrebbe sostenuto per un po’ il cielo al suo posto.
Quando Atlante tornò con le mele, però, disse che non ci pensava affatto a riprendersi quel fardello. Ercole, vistosi ingannato, disse che se doveva sostenere il cielo per mille anni avrebbe dovuto sistemarselo meglio sulle spalle e che per farlo avrebbe avuto bisogno di una mano. Atlante depose a terra le mele, sollevò il cielo ed Ercole fuggì come una lepre con le mele, lasciandogli reggere la volta celeste.

Ma qual era il segreto di queste immangiabili mele? Al fatto che, una volta cotte, esse diventano dolcissime e ottime e oltretutto possono essere conservate a lungo, specialmente se cotte nel miele, secondo una ricetta in uso presso i Greci e i Romani. All’epoca infatti, non esistendo lo zucchero, non era possibile preparare la marmellata nel modo in cui siamo abituati.
Infatti “marmellata” viene dal prortoghese “marmelo” che è il nome della mela cotogna. E in Piemonte fin dal medioevo si produce una Mostarda d'Uva o Cognà che ha la consistenza di una confettura, colorazione scura ed sapore dolce. Si prepara con mosto d'uva cotto, con l’aggiunta di mele cotogne e altri frutti autunnali. Era usata sia come mostarda per accompagnare il bollito misto o come marmellata per insaporire la polenta e persino la neve.


Lady Marmalade
New Orleans è una città fondata dai francesi nel continente americano, che per via di una guerra persa passò agli spagnoli, che però furono invasi da Napoleone e dovettero riconsegnarla ai francesi che la vendettero agli Stati Uniti d’America. Divenne allora uno dei principali mercati degli schiavi che venivano deportati dall’Africa per essere impiegati nei campi di cotone. Il tutto in poco più di ottanta anni.
New Orleans è una città mitica per il mondo della musica, dove si sono incontrate e mescolate le culture più diverse. Lì grazie alla vivace e libera comunità nera di origine senegalese è nato il jazz. Sempre lì nel 1917 fu inciso il primo disco jazz ad opera della Original Dixieland Jazz Band, in cui suonavano peraltro due italoamericani.

New Orleans è anche la città oscura e peccaminosa. Dove Marie Laveau, la regina del vudù, nell’Ottocento praticava i suoi rituali davanti a migliaia di seguaci. E dove ti può capitare d’incontrare una creola dalla pelle color caffelatte e dal nome d’arte di “Marmellata” che ti dice “Volete venire a letto con me stasera?” E te lo dice, naturalmente, nel suo francese “Voulez-vous coucher avec moi?”
Così pare sia accaduto a Bob Crewe, musicista e già autore di "Can't take my eyes off you" che con Kenny Nolan scrisse una canzone, basata su questo famoso ritornello, portata al successo nel 1974 da Patti LaBelle, che è considerata una delle più grandi voci di tutti i tempi.

La canzone ha avuto numerose cover, da quella delle All Saints nel 1998, a quella più nostrana di Sabrina Salerno del 1987. Esiste persino una versione della band heavy metal Manovar. La più originale resta forse quella interpretata da Christina Aguilera, Lil'Kim, Mýa e P!nk che nel video indossano costumi sexy ispirati all’Ottocento.
La canzone fu modificata, togliendo i riferimenti a New Orleans, per essere inserita nel musical “Moulin Rouge!” (2001), con Nicole Kidman e Ewan McGregor, per la regia di Baz Luhrmann. Tutta la colonna sonora è costituita da brani musicali celebri (Beatles, Police, Queen, Elton John, ecc.) reinterpretati e utilizzati in funzione della trama.

Il film, che ha segnato la rinascita del musical come genere, ruota attorno al celebre Moulin Rouge un locale costruito nel 1889 a Pigalle, il quartiere a luci rosse di Parigi, città nellla quale poco più di un secolo prima era morto Jean-Baptiste Le Moyne de Bienville, il fondatore di New Orleans.
Il Moulin Rouge era un mulino assolutamente falso, ma in brevissimo tempo ottenne un successo straordinario, grazie alle sue famose ballerine e ai loro audaci balletti, come lo scandaloso can can. E grazie anche alla pubblicità che gli fece il pittore Toulouse-Lautrec che disegnò molti dei suoi manifesti pubblicitari. Proprio per interpretare nel film il deforme Toulouse-Lautrec l’attore John Leguizamo fu costretto a recitare in ginocchio.


La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Cremonini – Marmellata n 25

Ma voi, quali altre canzoni che parlano di marmellata conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


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Sio Comics 29: Marmellata

 

Siamo in Onda: il fumetto - by ele

venerdì 11 maggio 2012

Il tema della settimana: marmellata

Pare che la parola marmellata arrivi a noi dallo spagnolo marmelada che, a sua volta, deriva dal portoghese marmela.

Alla fine, comunque, si torna indietro sino al greco: è infatti melìmelon (un tipo di mela dolcissima) a cui dobbiamo tutto. Per essere precisi, melon significa mela e melì, invece, miele.

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La marmellata di Siamo in Onda


La chiamiamo marmellata, per consuetudine, ma senza saperlo violiamo una direttiva comunitaria del 1982. Da allora infatti è vietato chiamare “marmellata” qualsiasi preparazione non ottenuta con gli agrumi. Questo per via della famosa “marmalade” anglosassone, che indica la sola marmellata di arancia.

In ogni caso noi ci mangiamo una bella fetta di pane con la marmellata fatta dalla mamma, come quella nella foto. E poi ci mettiamo in ascolto di  Siamo in Onda, che sabato 12 maggio avrà come tema della serata proprio MARMELLATA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

quando siete stati colti con le mani nella marmellata?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

mercoledì 9 maggio 2012

Il ritorno di Andrea Villani su "Puntoradio"

Lo scrittore parmense Andrea Villani, già ospite tempo fa di "Siamo in onda", tornerà molto presto a farci visita insieme al suo nuovo lavoro intitolato "Luciano Lutring, la vera storia del solista del mitra".

Per essere precisi, Andrea sarà con noi sabato 12 maggio dalle 21 a mezzanotte. Rimanete sintonizzati.

Se siete impazienti di saperne di più, potete visitare il sito http://www.andreavillani.it/.



martedì 8 maggio 2012

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli


Davanzale.

Una storia vera.
Simona Halep, tennista romena, ha affrontato lo scorso torneo di Wimbledon dopo l’intervento per la riduzione del seno.
Il suo monumentale davanzale la ostacolava seriamente nel gioco.
E favoriva spesso il doppio fallo.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 7 maggio 2012

Libri: i più venduti della settimana


I più venduti in Italia

3. Giochiamo ancora, Del Piero Alessandro e Crosetti Maurizio
2. Fai bei sogni, Gramellini Massimo
1. Se ti abbraccio non aver paura, Ervas Fulvio

I gialli e i noir più venduti

3. Un segreto non è per sempre, Gazzola Alessia
2. Respiro corto, Carlotto Massimo
1. Dentro il labirinto, Camilleri Andrea

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.

Racconto: La finestra del quinto piano


La storia che vi stiamo per raccontare ci porterà nella vita di un ragazzo e del suo incontro con un giovane che passava i suoi giorni affacciato ad una finestra: la finestra del quinto piano.

Lui stava lì. Sempre.
Vivo in questa palazzina di periferia da quando ero bambino. È una storia lunga, non vorrei tediarvi, perciò riassumo: ci trasferimmo con la mamma, che si separò da papà un anno prima del nostro arrivo, io avevo 7 anni e mio fratello 5. Per un po' ci ospitò la nonna, poi trovammo questo piccolo appartamento nella zona povera della città. Non potevamo permetterci altro.
Ma questo non riguarda lui, Matteo. Sapevo solo questo, che si chiamava Matteo. Lo si vedeva  solo dal davanzale della finestra della sua cucina, quella dell'appartamento numero 3, al quinto piano.

Al mio arrivo feci subito amicizia con gli altri bambini del palazzo. Ci trovavamo ogni pomeriggio in cortile a giocare. Con il sole, la pioggia, la neve; al caldo o al freddo. Chi non veniva o era malato o in vacanza (molto raramente per la verità, visto che nessuno nel quartiere poteva permettersi una vera vacanza).
Matteo era l'unico che non usciva mai. Aveva più o meno la nostra età, ma sembrava snobbarci. Così pensavamo noi. Se ne stava dalla mattina alla sera a quel diamine di davanzale. E ci guardava. All'inizio lo invitammo a giocare con noi, ma lui niente. Dopo un po' cominciammo a prenderlo in giro: lo avevamo soprannominato “lo scemo”. Poi smettemmo di considerarlo. Diventò invisibile. Ma era sempre lì.

Ci eravamo quasi dimenticati della sua esistenza. Fino a quel giorno. Arrivò un pulmino con sopra scritto “volontari disabili di zona”. E sopra ci salì Matteo. In sedia a rotelle. Quante cose vengono celate dal davanzale di una finestra, pensai.

Ora siamo cresciuti e continuiamo a trovarci in cortile. I giochi sono diversi. Partite a calcetto, qualche pomiciata con le morose, giri di sigarette e di bottiglie di birra. Ma solo una cosa è cambiata davvero: Matteo scende insieme a noi, non si vergogna più della sua sedia speciale e il davanzale della sua finestra ospita solo una pianta di fiori.


La finestra del quinto piano
di Valentina Cosimi

domenica 6 maggio 2012

Racconto: Il davanzale blu


È una storia fatta di curiosità, complicità e d’amore quella che vi stiamo per raccontare. Una storia che si dipana stando affacciati ad un davanzale colorato di blu.

Ero affacciata al mio davanzale blu. Ti vidi alla finestra, un bel volto, che mi mandavi un saluto. Chiacchierammo, sorrisi e tuffi al cuore, sin dal primo istante. Quello stesso giorno ci dicemmo la nostra vita. Due giorni e accesi messaggi clandestini ci trasportarono l’uno dentro l’altra. Scherzavamo. “Ti penso”, ci scrivevamo, di continuo. “Hai begli occhi”, mi dicevi. Ero felice, al di là di tutto.
Dopo un mese di furtive missive mi dicesti che volevi incontrarmi. Lo volevo anch’io.
“Io ero timida e tu eri chiuso”: l’ho letto in un libro. E così fu fra noi, in una camera compiacente. Un’unione fugace e colpevole, senza quasi riuscire a guardarsi negli occhi. E quando te ne andasti un presagio galleggiava nella stanza.
“Ho il tuo profumo con me”, mi scrivesti, prima che calasse il sole.
Poi, più nulla.

Continuai ad affacciarmi al davanzale blu, ma dopo il nostro incontro ti scorsi di rado alla finestra. Quando c’eri, mi rivolgevi parole gentili, come se nulla fosse stato. O guardavi altrove.
“Non si può amare come sedicenni” riuscii a farti dire, cercando di capire.
Dov’era finita la nostra indulgente complicità?
Ti osservavo, nel quadro della tua finestra, la prima a sinistra nella quinta fila in alto, sulla bianca facciata, attendendo, troppo a lungo, e invano, un tuo cenno.
Tentavo di descrivere a me stessa ciò che ci era capitato.
Cos’era stato?
Non riuscivo a darmi una risposta. L’unica struggente e solitaria certezza era il tuo silenzio.

Dopo due mesi ero ancora lì a pensare di noi, ma quella mattina mi riscossi. Scrutai per un’ultima volta il punto in cui sei solito affacciarti. Eri lì, incurante di me.
Cliccai su “esci” e feci sparire con un tocco del mouse il davanzale blu. Al posto del mio profilo Facebook, sul desktop, apparve un radioso paesaggio marino.
Spensi il pc e andai ad aprire la finestra alle mie spalle. Una fresca luce illuminava il via vai. Un autobus passò in strada, col suo rumore di turbina. Ormai era giugno.
“Devo comprare dei gerani” considerai, guardando fuori.
Perché, in estate, un davanzale senza fiori è come un amore senza più allegria.

Il davanzale blu
di Sabrina Minetti

sabato 5 maggio 2012

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini


La finestra rotta (Jeffery Deaver)
Alice viene trovata morta nel suo appartamento e il quadro più prestigioso della sua collezione è scomparso. Gli indizi conducono ad Arthur, un uomo sposato che la vittima frequentava. Tocca proprio a Lincoln Rhyme (tutti lo ricordano ne "Il collezionista di ossa") prendere in mano il caso, per scagionare il cugino Arthur e risolvere quello che pare un delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare sulle società che raccolgono e trattano i dati personali della gente comune... C'è un legame tra questo e il killer che conosce ogni dettaglio della vita delle sue vittime? Il Times ha definito Jeffery Deaver "il più grande autore di thriller vivente" e questo romanzo conferma questo punto di vista. Leggere per credere.

Finestra sul vuoto (Raymond Chandler)
Appena ho letto la parola che ci regala il tema odierno, ho pensato al papà dell'investigatore Philip Marlowe e a questo romanzo. Elizabeth, vedova autoritaria e cinica, vive in una lussuosa villona e incarica Marlowe di far luce sulla sparizione di un gioiello, il "doblone Brasher", che qualcuno ha sottratto dalla collezione del defunto marito. Fra mille scenari scenari diversi, l'arrivo del detective innesca una serie di omicidi. Come sempre, comunque, Marlowe si butta in mezzo alla società corrotta e, con tenacia, arriverà alla verità. Grazie al suo humour caustico, anche.

www.paolofranchini.tk