venerdì 30 aprile 2010

LO...ZIO


Ho imparato a leggere piuttosto presto, e di conseguenza a scrivere, animata dalla immensa curiosità che mi suscitavano l’alfabeto, le diverse grafìe, le parole e il loro significato.
Un po’ da sola, un po’ con l’aiuto di papà – che mi chiamava “Champollion” per questa mia particolarità – a quattro anni già leggevo le prime paroline e le frasette semplici. Più avanti con gli anni, alle elementari, leggevo tantissimo; perfino testi, diciamo così, impegnativi. Un giorno, non so se presa dal racconto o da una sopravvalutazione dell’autostima, mi persi un apostrofo e piombai in giornate rose dal dubbio e dall’incertezza. Insomma lessi, in un vecchio “Reader’s Digest” del nonno, che “LO ZIO è IL PADRE DEI VIZI”.
Da subito mi resi conto di non capire. Il Reader’s Digest mi aveva già insegnato tantissime cose ed era per me il Latore della Verità. Ora mi stava dicendo che lo zio era il padre dei vizi. LO zio capite, non uno zio in particolare di un qualcuno in particolare, ma LO zio. Il che significava che ogni persona sulla Terra aveva uno zio “padre dei vizi”.
Pensai subito a zio Luciano. Poteva essere lui il mio LO zio padre dei vizi. Certo non zio Giancarlo, attore, comico sì ma anche educato, e nemmeno zio Paolo, schizzinoso geometra pianista.
Zio Luciano certo non era il massimo della finezza, faceva il muratore e lavorava la terra: ogni tanto tirava qualche parolaccia, parlava a voce alta, rideva a voce altissima, beveva vino rosso a metà mattina e dopo mangiato faceva dei rutti davvero sonori. Qualche volta si grattava vigorosamente le parti basse. Ma da qui a dire che era “il padre dei vizi”… Mi faceva divertire un sacco quando andavo da lui in collina. Sapeva tutto sui frutti e sugli ortaggi, si arrampicava sugli alberi e mi portava ciliegie, albicocche, susine, pesche… mi spiegava come crescevano gli asparagi nella sabbia e mi mostrava i pulcini e i gattini appena nati. Aveva anche una grande pazienza quando io e i miei cugini combinavamo qualche guaio, tipo liberare i conigli per giocare al safari o mescolare l’argilla rossa con le uova rubate alle sue galline per applicare la tecnica di Leonardo all’intonaco del pollaio (come scritto sul Reader’s Digest).
Il dubbio mi rodeva. Non potevo crederci. Volevo bene a mio zio Luciano. Ma il Reader’s Digest aveva scritto nero su bianco che LO ZIO era il padre dei vizi. Forse avrei potuto confidare tutto a Suor Elisabetta, la mia maestra alle Orsoline. Però già sapevo che mi avrebbe fatto recitare mezzo rosario, almeno, e questo mi avrebbe fatto saltare l’intervallo e non avrei mangiato la merenda. E io dovevo mangiarla, perché ero sottopeso, diceva il dottore, e la merenda per una bambina sottopeso come me era assolutamente necessaria.
Iniziai a rosicchiare le matite e a mangiucchiarmi le labbra. Si avvicinava la fine della scuola e l’imminente partenza per le vacanze. Che trascorrevo là, dallo zio Luciano. Come avrei potuto guardarlo in faccia, sapendo che era lui quello zio, LO zio, padre dei vizi?
Finchè una sera, meditabonda e preoccupata davanti alla TV, vidi Tognazzi vestito da contadino che si vantava di aver preso a bastonate suo zio.
“Così impara”, diceva.
“Impara cosa?” gli chiedeva un elegantissimo Vianello.
“Eh, ho letto che lo zio è il padre di tutti i vizi…” . Vianello si metteva le mani sulla faccia: “Mannoooo! Cosa hai fatto, povero zio! Ma no, non hai capito!!! L’ ozio, ozio, è il padre dei vizi! Non lo – zio!”. Tognazzi era allibito. E io pure. Il pubblico rideva e applaudiva. Anche mio papà rideva. Mi avvicinai alla sua poltrona: “Papà, cosa dicevano dello zio? Io non ho capito”. Papà mi spiegò: “ Tognazzi, che fa il contadino stupidotto, ha sbagliato, e invece di leggere l’ozio con l’apostrofo, ha letto lo-zio. E ha creduto che lo zio fosse il padre dei vizi. Invece è l’ozio. Non sai cosa significa ozio? Quando uno non fa niente, si annoia, e allora per passare il tempo si dedica ai vizi. Ah, ah! Fa ridere no?”.
A me non faceva ridere. Io mi sentivo una stupidotta come il contadino Tognazzi. Corsi in camera e sfogliai il Reader’s Digest freneticamente, fino alla pagina che mi aveva dato notti insonni. Lo vidi bene: l’apostrofo era lì. L’ozio, accidenti a lui! Mi apparve il volto sorridente di zio Luciano. Come avevo potuto dubitare! Mio papà entrò e mi beccò sorridente con il libro in mano. “Cosa leggi?”. Cacciai la vergogna sotto le scarpe e feci una vera prova d’attrice: “Guarda, anche qui c’è scritto: l’ozio è il padre dei vizi. E Tognazzi non aveva visto l’apostrofo e credeva che fosse suo zio! Che scemo!”.

Già. Che scemo…

sabato 24 aprile 2010

Paolo Franchini in noir fra noia e ozio


Etimologia

Per determinare l'origine del termine noia si deve ricorrere al latino, ma serve evitare sia 'nòxa' sia 'nòxia' (cioè pregiudizio, torto) perché bisogna affidarsi all'espressione 'in odio' che veniva usata in antichità come 'noioso'. Per qualcuno, comunque, la forma verbale 'noiare' è arrivata prima del del nome. I latini, per concludere, usavano 'odium' per dire 'fastidio, molestia' e indicare così una situazione ripetitiva e non piacevole oppure eccessivamente uniforme.

Anche il terime 'ozio' è di origine latina: 'òtium' (per 'àutium', da 'àv-eo') significa 'stare bene', al contrario di negòtium' cioè occupazione, travaglio. L'ozio è quindi il non operare, il riposarsi dalle operazioni, lo stare in quiete e vale anche in ambito vizioso: per capirci, è il non fare nulla.

I libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni

10 - Caduta libera - Nicolai Lilin - Einaudi - €. 21,00
9 - È una vita che ti aspetto - Fabio Volo - Mondadori - €. 9,00
8 - Il tempo che vorrei - Fabio Volo - Mondadori - €. 18,00
7 - Due - Irène Némirovsky - Adelphi - €. 18,50
6 - Tre secondi - Roslund & Hellström - Einaudi - €. 21,00
5 - Le perfezioni provvisorie - Gianrico Carofiglio - Sellerio - €. 14,00
4 - Cotto e mangiato - Benedetta Parodi - Vallardi - €. 14,90
3 - Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino - Feltrinelli - €. 18,00
2 - Prima di morire addio - Fred Vargas - Einaudi - €. 16,50
1 - Il nipote del Negus - Andrea Camilleri - Sellerio - €. 13,00

Qualche consiglio di lettura noir

La noia di Elettra (di Pierluigi Capuzzo)
Euro 9,00 - Pagg.276 - Robin
Elettra è una signora dell'alta società, storica dell'arte, sposata a un industrialotto del Nordest più efficiente. La sua vita scorre tra feste e salotti, ma finisce comunque sull'orlo di un esaurimento nervoso: il marito la trascura per il lavoro, la figlia è a Roma col marito, le frequentazioni si fanno sempre più ipocrite. Così, quando un amico le chiede di risalire alle origini di un affresco che decora una stanza del suo palazzo, la donna si butta a capofitto. Sembra solo un incarico tranquillo e interessante, ma più scava nell'indagine, più scopre misteri. E sulla scena, uno dopo l'altro, cominciano a comparire strani personaggi.

L' ultimo giorno di quiete (di Peter Blauner)
Euro 17,50 - Pagg.442 - Tropea
A due settimane dall'11 settembre, Lynn decide di mollare la metropoli per tornare con marito e figli nel piccolo sobborgo di New York dove è cresciuta. Ma il suo sogno di tranquillità s'infrange quasi subito, perché dalle acque dell'Hudson emerge il cadavere senza testa di una donna. È il corpo di Sandi, la sua migliore amica. Sarà il destino, ma il caso viene affidato proprio all'agente Fallon, una sua vecchia fiamma... Per la cronaca, questo Blauner è autore di vari romanzi di successo e, non per nulla, si è anche aggiudicato in passato il prestigioso premio Edgar Allan Poe. Un motivo in più per concedere qualche ora a questo bel libro.

Dolce e vizioso (di David Schickler)
Euro 15,00 - Pagg.244 - Einaudi
Henry Dante, sarà per il nome, nel mezzo del cammin della sua vita si ritrova in una selva oscura. Anzi, si ritrova in un gran casino. La giornata era cominciata come le altre, cioè spedito dal proprio capo (un signore della malavita di Chicago) a ritirare dei diamanti prima che un ricettatore li facesse sparire. Al posto del solito pestaggio, però, si ritrova a mettere fuori combattimento i suoi stessi complici per proteggere una donna bella e innocente. Fatto ciò, si intasca le gemme e cerca un posto lontano dove la vendetta del boss non possa giungere. Ogni Dante, si sa, deve avere la sua Beatrice e quella di Henry si chiama Grace, una rossa scatenata e sensuale che lavora in un sonnacchioso paesino del Wisconsin. La donna attende la classica "grande occasione" e una mattina capisce che quell'occasione è finalmente arrivata: ha le fattezze di un uomo in fuga su un pick-up. La rossa non lo sa ancora, ma sull'auto c'è anche una valigetta zeppa di diamanti.

Compleanno letterario

Questa sera si festeggia il compleanno dello scrittore Vladimir Nabokov, nato a Pietroburgo la bellezza di 111 anni fa. Sebbene naturalizzato negli USA, scrisse i primi libri in russo, ma fu con i romanzi in inglese che raggiunse la notorietà. La sua opera più conosciuta è - senza dubbio – il romanzo 'Lolita' (edito nel 1955 e finito anche al cinema grazie a Kubrick), libro definito da molti come uno dei capolavori del XX secolo.

Live a Siamo in Onda

Ventisettesima puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospiti musciali della serata sono gli straordinari e famosissimi Goss. Ecco le foto della serata.


domenica 18 aprile 2010

Donare è dovere

video

Phillip Deere,

A tutte le minoranze che, fiere della loro diversità, non vogliono cessare d’esistere.

PHILLIP DEERE (1929-1985)

È stato un guaritore tradizionale, originario di Nuyaka Grounds, in Oklahoma, che divenne un leader spirituale, un attivista nei diritti civili e pubblici, ed un esperto nelle tradizioni orali.
Fu il fondatore del “Traditional Youths and Elder Circle” e la guida spirituale dell’American Indian Movement (AIM). È stato un uomo di stato per l’International Indian Treaty Council (IITC) e ha partecipato all’United Nations International Rights Commission tenutosi a Ginevra, in Svizzera.
Nei suoi discorsi ricordava i valori tradizionali, le profezie muscovite, la cura per la Madre Terra, ed ha portato attenzione alle ingiustizie nei confronti degli indigeni americani.
The longest walk (La lunga marcia) è stata registrata in un forum pubblico il 20 Marzo 1980, a Boulder, in Colorado. In questo discorso della durata di 42 minuti Phillip Deere spiega le ragioni principali dell’American Indian Movement e il suo ruolo in questo movimento.

http://video.google.com/videoplay?docid=-2589452221139496575#

TRADUZIONE di Eleonora Roaro


È bello vedere alcuni miei amici, persone che conosco da molti anni, persone che sono state coinvolte in diversi movimenti e persino persone che non ho mai visto prima. Sono felice di essere qui a dire loro alcune parole, in nome del Popolo Indiano.
Un’introduzione è già stata fatta, quindi non voglio perdere troppo tempo parlando di me, o della mia storia passata, perché credo che vi siano cose più importanti di me stesso, cose su cui sarebbe meglio meditare.
Quando venni coinvolto nel movimento e nella lotta Indiana sapevo quello che stavo affrontando, poiché conoscevo i problemi di questo popolo da quando ero un ragazzo. I miei antenati infatti mi raccontarono le profezie delle tribù, ed ho appreso da loro le tradizioni della mia gente.
Non fu mai incoraggiato ad andare a scuola, dato che nemmeno i miei parenti se ne preoccupavano. Loro credevano che una volta in cui fossi stato educato dai bianchi sarei stato contro il popolo indiano. Questo comunque derivava da un’esperienza negativa da loro vissuta. Infatti, far andare gli Indiani contro gli Indiani era stata una vecchia tattica del governo. Per questo motivo la mia gente non si curava che io andassi a scuola; nonostante ciò riuscii ad ottenere il diploma.
Loro volevano che io conoscessi lo stile di vita Indiano. Volevano che io studiassi le erbe e i metodi di guarigione della secondo le tradizioni della nostra gente. Credevano che attraverso l’istruzione non sarei mai tornato a casa come un vero Indiano.
Ho atteso molti anni per vedere che cosa sarebbe accaduto conoscendo le profezie, la mia lingua, le mie cerimonie, le mie metodi curativi.
Non avendo studiato abbastanza nella scuola dei bianchi, soffrii molto di questa cosa quando ebbi la mia famiglia, perché non era mai semplice trovare un lavoro.
In strada potevo vedere la mia stessa gente che guidava macchine bellissime. Avevano case meravigliose, e mi chiedevo se fosse stato così sbagliato non finire la scuola. Dico questo perché molti di voi sono studenti. Mi chiedevo se avessi dovuto andare avanti e finire la scuola. Ho commesso un errore tornando a casa?
Un giorno fu la volta delle mie condizioni di salute. Ero troppo orgoglioso per chiedere l’assistenza sanitaria dello stato o a chiunque altro un aiuto
Più o meno in questo periodo, la “Indian Awareness” stava iniziando a diventare una realtà concreta, e questo avvenne quando iniziai a lavorare. Cominciai quindi a guardare agli insegnamenti del mio popolo e a pensare alle profezie che avevo ascoltato quando ero ancora un bambino. Non avevo mai realizzato che avrei voluto vivere per vedere tutto ciò compiersi.
Mi guardai intorno, e sembrava che non ci fosse alcuna speranza per continuare con quello stile di vita, dal momento che nessuno non si stava più comportando o pensando da Indiano. Mi rifiutai di andare a qualunque organizzazione con la mia o un'altra tribù.
Rifiutai di accettare qualunque programma americano perché nessuno di questi avrebbe portato i miei figli a casa. Nessuno di essi mi avrebbe mai reso più Indiano, ma mi avrebbe strappato via ciò che apparteneva alla mia cultura d’origine. Così chiusi la porta emi presi cura della mia famiglia e dei miei figli. Ma giunse il momento in cui i giovani iniziarono a bussare alla mia porta.
Udii –secondo la profezia Muskogee- l’urlo dell’uomo rosso. Udii le voci del mio popolo, e fu in quel momento che iniziai a lavorare con i giovani indiani.
Non più di vent’anni fa, forse nemmeno quindici, mi misi in contatto con le altre tribù. Non ne conoscevo altre. Per me, l’unica che esisteva era la mia, con la sua lingua ed il suo modo di vivere.
Quando questi giovani mi raccontavano i loro problemi, quando mi dicevano della vita nelle riserve non avevano bisogno di parlarmene per giorni, dal momento che conoscevo ciò a cui loro facevano riferimento. Così mi alzai ed iniziai a lavorare con queste persone. Se posso raggiungere la mia gente, voglio essere lì per incoraggiarli ad andare avanti, come Indiani.
La vita miserabile che la nostra gente doveva vivere era stata pianificata dal governo, o comunque da un non-Indiano. Le nostre vite venivano controllate. Quasi ogni giorno ci veniva detto che cosa fare, perché eravamo sotto il Bureau of Indian Affairs (Uffico delle questioni indiane, BIA), ed io questo lo avevo capito.
Guardavo i giovani ed il loro coraggio. Molti di questi stavano uscendo dalle famiglie affidatarie. Molti di questi venivano dalle aree urbane. Molti avevano dimenticato la loro lingua e non conoscevano nulla delle loro cerimonie.
La maggior parte di loro erano stati cresciuti da non-Indiani che non sapevano nulla delle loro tribù, tanto che molti non sapevano dire a quale appartenessero. Ma sapevano –forse solo perché era evidente- che avevano un diverso colore.
Quando ascoltai l’urlo delle generazioni dei giovani mi guardai indietro, ed ascoltai ancora una volta i miei antenati. In quel momento iniziai ad alzarmi in piedi con questi giovani e a lavorare con loro. Feci un impegno.
Nel 1972, quando il BIA fu occupato, quando i nativi americani, le persone originarie di questa terra venivano circondate dall’US Marshals, quando ricevetti una richiesta di sfratto dallo stato, divenni ancora più determinato a lavorare con gli Indiani. E feci un impegno.
Sulla via di casa trovai un giovane che poteva essere sull’orlo dell’alcolismo, che poteva stare sdraiato in strada a causa dell’alcol. Se questa persona avesse voluto tornare a casa, l’avrei presa con me.
Se ci fosse qualcuno che volesse tornare al suo originario modo di vivere e avesse bisogno di aiuto, perché potrebbe essere stordito dall’aver fumato erba, lo prenderei per mano e lo porterei a casa con me. È il mio impegno.
Da quel momento, non importava affatto di come venissero etichettate queste persone. Potevano essere viste come appartenenti a gruppi violenti, o come militanti. Potevano essere ex-carcerati. Qualcosa dentro di loro diceva loro che erano e che sono i nativi americani, che appartengono al popolo indiano. Sono la testimonianza dell’America occidentale, e ne avevano la sensazione.
Decisi di stare con queste persone, e non ho ancora smesso di credere a quest’idea fino ad oggi.
Vengo frainteso da molti. Mi è stato detto “Come mai, in quanto medico, lavori con questi gruppi violenti?”. Mi è stato detto “Sono sorpreso di vederti avere a che fare con il Movimento degli Indiani d’America”.
Ma ho provato a dare loro qualche riferimento a qualcosa che già sapevano, o che potevano aver letto. La maggior parte di loro erano stati cristianizzati, e molti di noi erano soliti andare in chiesa
Così, ho partecipato, ho supportato molti movimenti. E se non posso essere presente fisicamente, voglio esserlo spiritualmente. Includendo il Wounded Knee e altri movimenti che operavano.
C’erano numerose, rumorosissime organizzazione in tutta la nazione. Organizzate in modo da essere affini alle organizzazione degli uomini bianchi. Così potevano non portare l’essenza dell’essere Indiani ai miei figli.
C’erano molte fazioni in ogni tribù. Ogni tribù ha i propri disaccordi, i propri scontri, i propri litigi che continuano fino ad oggi.
Abbiamo avuto movimenti come Alcatraz, Wounded Knee e Pit River. Abbiamo visto molte occupazioni, numerose proteste. Nel 1977 molti di noi sono andati in Svizzera per fare una presentazione al mondo.
In questa terra che ci è stata descritta come la Terra della Liberà, secondo il modo in cui era stata trovata dai Nativi, non era così libera come credevamo.
Ogni nazione di Indiani aveva fatto un trattato con il governo. Ogni trattato era stato rotto. Parlammo a lungo riguardo i trattati, ma molti di noi iniziarono a capire che le decisione riguardo ai trattati non potevano essere prese dalla Corte suprema.
Il giudice non poteva in nessun modo essere dalla nostra parte. Non gli starebbe stato permesso fare questo. Non può essere in favore di un’altra nazione.
Così, quando parlavamo di trattati, parlavamo di nazioni separate, dal momento che non potevamo fare nulla all’interno della nazione.
Quando vedemmo le nostre donne venire sterilizzate senza il loro consenso mentre il Presidente degli Stati Uniti viaggiava per il mondo parlando dei diritti umani, ci sentimmo come se qualcuno, proprio qui negli USA, avesse bisogno di una lezione sui diritti umani, e non in Russia o in una qualunque altra luogo. Perché i diritti umani erano negati alle popolazioni native.
Nel corso dei miei studi mi è stato detto che vivevamo nella Libertà di Culto, nella Libertà di Parola. Guardavo alle religioni del mondo, perché dicevano “Religioni”, non “Cristianesimo”. Ma la religione non era affatto libera per gli Indiani. Molte delle nostre pratiche religiose erano infatti fuori legge secondo gli atti del congresso. I nostri culti non potevano essere praticati perché certe leggi proibivano questo tipo di pratiche.
Sapevamo che la definizione “Libertà di Culto” non aveva alcun senso per il popolo indiano. Quindi dovevamo cercare questa libertà da qualche altra parte, e combattere per essa. Non avevamo alternativa. Secondo le carte, non si sarebbero più dovuti essere indiani.
E ancora, gli indiani dovevano alzarsi in piedi e provare ciò allo stato: che siamo le popolazioni originarie di questa nazione. Che siamo ancora qui.
Così fu organizza la Lunga marcia dalla Costa occidentale. La gente iniziò a camminare, attraverso diversi stati, fino a Washington DC.
Gli Indiani, ovunque andassero, non trovavano cittadini americani che sapesse qualcosa riguardo queste leggi. Qui in America c’erano persone che non sapevano nulla riguardo le battaglie dei Nativi Americani.
Attraversando questa nazione ed arrivando a Washington DC potei vedere coi miei occhi non solo i Pellerossa marciare per i loro diritti, ma altre persone incontrate lungo la strada che credevano nella Libertà. Incontrammo dei supporters non-Indiani lungo la strada. I bianchi, i neri, i gialli iniziarono a supportare la nostra causa. Iniziarono a stare dietro di noi.
Centinaia, migliaia di loro marciarono fino a Washington con noi, mostrando il loro sostegno.
Nel periodo in cui fummo a Washington, per la prima volta nella storia, al mio popolo fu concesso di entrare nella Casa Bianca. Abbiamo avuto membri del Consiglio tribale, abbiamo avuto Capi e presidenti tribali appartenenti a diverse tribù, ma nessuno di loro ha mai tentato di aprire le porte per il proprio popolo per far sì che potessero entrare nella Casa Bianca. Certo, loro stessi erano entrati nella Casa Bianca. Ma nessun medico, nessuno dei nostri antenati, nessuna di quelle persone che costituisce le radici stesse degli Stati Uniti è mai entrato nella Casa Bianca per parlare direttamente con il Presidente, o con il Vice presidente, o con il Segretario degli interni.
Grazie al supporto che La Lunga marcia aveva avuto, fummo in grado di entrare e di parlare al Vice Presidente e a molti ufficiali del governo.
Queste persone furono indispensabili per la libertà del nostro popolo. Persone che cercavano giustizia in questa nazione. Alcuni tra i più anziani entrarono nella Casa Bianca. Anche se avevano degli interpreti che parlavano al posto loro, entrarono a lamentarsi presso il vice presidente.
Numerosi dei nostri rappresentanti sono andati a Washington, anno dopo anno. Le cose non cambiavano, e iniziavo a perdere la speranza. Alcuni dei nostri capi tribù, membri dei concilio, capi, presidenti avevano fatto numerosi viaggi fino a Washington. Una volta arrivati a Washington, furono preparati per loro dei ricevimenti. Così loro cenavano allo stesso tavolo, indossando i loro abiti ed avendo lo stesso taglio di capelli del Segretario. Erano vestiti come gli ufficiali del governo. Seduti al loro tavolo, facevano sentire i nostri leader così bene, tanto che si dimenticarono i motivi per cui erano lì.
Quindi non ci furono cambiamenti per il popolo americano. Nulla stava accadendo per la nostra gente. Le condizioni di vita erano le stesse nella riserva Pine Ridge e in tutte le altre. Le persone che avevano il controllo dei loro soldi, dei loro fondi, dei loro programmi. Aevano le loro belle macchine. Avevano belle case ed abiti eleganti.
Ma le condizioni di quelli che vivevano nelle aree rurali non stavano cambiando. Così, qualcosa doveva essere fatto perché questi cambiamenti si realizzassero. E toccava alle persone comuni, principalmente della nostra generazione, svegliare il governo.
Molte volte abbiamo ascoltato parlare di questo gruppo come di uno violento. Stiamo ancora parlando del Wounded Knee e di quello che è accaduto lì. La gente parla ancora dei danni che sono stati fatti al BIA nel 1972. Ciò non ha alcun significato per me.
Ciascun amante della libertà dovrebbe fermarsi e domandarsi come mai gli Indiani si stiano comportando in questo modo. Perché manifestano? Perché protestano? Per quale motivo stanno facendo ciò?
Se credi che tutti siano uguali, se credi che ciascuno sia libero, scoprirai le ragioni dietro Wounded Knee. Scoprirai i motivi che stanno dietro la Lunga Marcia e scoprirai delle persone oppresse nel tuo cortile. Troverai le persone più povere e capirai a chi vengono negati i diritti umani. Quindi, dobbiamo fermarci a domandarci come mai i giovani si stiano comportando in questo modo.
Vi fu un tempo in cui erano un popolo orgoglioso. Ma quando si dovettero spostare dalle riserve alle zone urbane, nella vita della città, divenne una vita troppo dura per loro, dal momento che il lavoro venne loro negato e rifiutato, e non perché erano drogati, non perché erano alcolizzati ma a causa del colore della loro pelle.
Nelle strade di Devener, S Francisco, NYC agli indiani, ai giovani indiani fu proibito di andare a scuola, la stessa scuola che voi frequentate. E dovevano camminare lungo queste strade con la testa bassa per la vergogna, vergogna perché erano Indiani.
Ma sono orgoglioso di dire che questi giorni sono finiti. Che non c’è più nessuna ragione per vergognarsi di essere Indiani. Oggi queste persone sono fiere di essere Indiane.
Sono orgoglioso di vedere i nostri giovani indiani prendere parte a queste dimostrazioni. Sono felice di vederli arrivare a Washington come partecipanti alla Lunga Marcia.
Ovunque io vada, vedo giovani indiani con i capelli intrecciati, con piume nei loro capelli, che mostrano il loro essere indiani. Sono fiero di loro, perché non si vergognano più della loro razza.
La Indian Awareness è qui, e non c’è alcun modo per evitarla.
La profezia dice che, una volta giunti al bivio, avremmo dovuto decidere quale strada prendere. Non si possono percorrere entrambe le strade. Bisogna sceglierne una o l’altra. Ora siamo a quel bivio, ed è per questo che molti dei nostri giovani Indiani preferiscono essere Indiani.
C’è stato un tempo in cui la nostra gente puntava il dito l’uno contro l’altro e si rideva del prossimo. Ci si vergognava delle danze e delle cerimonie. Ma oggi l’interesse verso queste cose è cresciuto.
È giunto il momento della rinascita spirituale. E sono stati questi movimenti a rendere tutto ciò possibile. Abbiamo ottenuto l’attenzione del mondo. Ora il mondo sa che qui ci sono i nativi americani.
Il mondo ora sa che abbiamo una nostra religione, le nostre cerimonie. Così, nel Novembre del 1980, abbiamo fatto un altro viaggio a Rotterdam, presso il tribunale di Russell. Diversi indiani provenienti da tribù differenti erano lì per fare un’altra presentazione.
Facciamo sapere al mondo se siamo un popolo libero oppure no.
La libertà di cui oggi parlano i Nativi potrebbe essere la stessa a cui voi pensate. Non stiamo parlando della libertà di entrare in un bar. Se non vuoi che io entri nella Locanda Hilton, non combatterò per questo. Perché non è questo il tipo di libertà che io sto cercando.
La libertà che i Nativi Americani stanno cercando oggi è quella di poter essere chi si è realmente. Hanno il diritto di essere chi sono. Questo è il motivo per cui incoraggio il popolo Indiano . Si può non essere nessuno. Non c’è alcun fallimento nella vita finché non si prova ad essere qualcun altro. Quindi, si deve essere ciò che si è.
Una volta che tu sarai tornato ad essere nuovamente Indiano, a sentirti Indiano, nessuno ti dovrò dire come agire. Saprai esattamente che cosa fare. E, di conseguenza, lascerai andare tutto ciò che non appartiene alla tua cultura.
Possiamo provare che il nostro governo non può fallire. È un governo che funziona, che è stato testato e provato per migliaia e migliaia d’anni. E funziona ancora.
Siamo le uniche persone in questa nazione che vivono senza prigioni. Non abbiamo manicomi.
Era il tipo di vita che abbiamo conosciuto in questi anni in America ad essere sbagliata.
Non c’è nulla di sbagliato in questo stile di vita. Sii chi tu sei realmente e saprai che cosa fare. Nessuno deve dirti come agire.
Per concludere. Vorrei dire agli studenti, se ci sono studenti qui, che a volte le persone mi fraintendono. Non sono contro l’istruzione. Sono contro il lavaggio del cervello.
Fino a che non dimentichi chi se e da dove vieni non c’è nulla di sbagliato nell’istruzione. Ma se dimentichi di essere un Indiano, se ti dimentichi del tuo popolo, se conosci solo uno stile di vita, non sarai di alcun aiuto a me.
Se, invece, conosci entrambi gli stili di vita, se tu pensi che io debba essere condannato, puoi proseguire e condannarmi. Ma fino a quando non conoscerai entrambi gli stili di vita, non avrai alcun diritto di condannare me, o la mia religione, o il mio modo di vivere. E questa è stata la condizione di noi Indiani per diversi anni.
Per anni ed anni diverse organizzazione hanno implorato il governo americano perché non c’erano posti di lavoro per il Bureau of Indian Affairs. Ed un giorno è finalmente passata una legge chiamata “Indian Preference”, e così alcuni dei nostri Indiani laureati iniziarono a lavorare per il BIA.
Ma secondo il sistema scolastico, non sapevano nulla riguardo loro stessi e conoscevano solo ciò che riguardava gli uomini bianchi, così non ci fu nulla di positivo nell’avere degli Indiani dietro le scrivanie. Anzi, a volte gli indiani possono essere più pericolosi degli uomini bianchi.
Quindi dobbiamo conoscere entrambi i modi di vivere. E non importa quanto tu sia istruito, non dimenticherai mai chi sei. Se non perdi la tua identità, potrai essere d’aiuto alla nostra gente.
Un tempo la nonna ti mandava a scuola,la scuola elementare probabilmente. La nonna ti vestiva e voleva che tu andassi a scuola. Perché lei sentiva la mancanza d’istruzione come un handicap.
Lei credeva che l’istruzione ti sarebbe stata d’aiuto, e che magari saresti tornato nelle riserve ad aiutarci. Così lei ha fatto del suo meglio e ti ha mandato a scuola.
Ma lei non sapeva che quella scuola ti avrebbe reso un individuo. Non sapeva che ti avrebbe reso indipendente. Non è questo quello che dice la registrazione del congresso? “Questi selvaggi devono imparare a dire mio, invece che nostro” era l’idea di istruzione agli inizi dell’800, e non credo che oggi sia cambiata.
Quando vai a scuola impari ad essere una persona individualistica. E questo ti condiziona anche dopo. Una volta finita la scuola ed ottenuti diplomi e lauree, i nostri indiani non tornavano nelle riserve. Andavano a San Francisco per un lavoro, da San Francisco a Chicago per un lavoro pagato meglio, poi da Chicago a New York, senza mai tornare nelle riserve.
Mia nonna è ancora nelle riserve. Mio padre anche. Mia zia e mio zio, molti di loro prendono l’acqua dai torrenti; numerosi sono quelli che hanno i bagni esterni e vivono in delle baracche.
Ma se conosci lo stile di vita Indiano, imparerai a come prenderti cura degli altri. Imparerai che queste regole esistono da migliaia di anni.
Le leggi naturali d’amore, pace e rispetto. Nessun uomo può fare delle leggi che possano prendere il posto di questi tre principi. Ed è per questa la ragione dietro alla Lunga Marcia, ed è questo il motivo per cui gli Indiani stanno protestando. Questo è il motivo per cui stanno parlando dei loro diritti. Questi sono i diritti di cui abbiamo bisogno. Questo è il diritto naturale che ci è stato dato.
Non c’è nulla di sbagliato nel conoscere la lingua della tua tribù. Non è sbagliato il tuo modo di essere. Dobbiamo capire questo, e non importa quanta istruzione stiamo cercando, perché è qualcosa che ci è stato dato dal grande spirito e dal creatore. Non ho mai preso parte al congresso perché riconoscesse il mio colore. Dobbiamo essere fieri di ciò che siamo.
Così nella nostra settimana della consapevolezza, è questo quello che voglio offrire agli Indiani, ovunque essi siano, e ai non indiani: di studiare la storia di questa nazione.
Così vi allontanerete dalle idee dei film di John Wayne, dai libri che avete letto. Capirete profondamente che cosa i Nativi sanno facendo, e sarete in grado di comprendere i loro problemi.
Non troppo tempo fa la nostra nazione ha festeggiato i suoi 200 anni. In 200 anni Indiani e non Indiani, se avessero compreso queste leggi naturali, avrebbero dovuto guardare all’altro come fratelli e sorelle. Ma questo non sta accadendo. C’è qualcosa di sbagliato da qualche parte. Dobbiamo rifletterci sopra.
Abbiamo analizzato le ragioni dietro ai fatti di cui ai sentito parlare. La nostra gente sta ancora combattendo, si stanno ancora alzando in piedi per essere riconosciuti.
In qualità di amante della libertà, ogni cittadino americano dovrebbe fermarsi e riconoscere questi problemi. Come possiamo risolvere quelli delle altre nazioni se non siamo in grado di porre fine ai nostri?
Dobbiamo capire che siamo tutti esseri umani, e che è importante agire come uno di questi. Se non sei grado di agire con umanità, probabilmente non appartieni a questa razza. Potrei essere frainteso da molti, ma questo è il motivo per cui parlo del modo di vivere dell’essere umano.
Forse quando parlo del modo di vivere Indiano sbaglio definizione, perché è un modo di vivere naturale. Per cui sarebbe meglio chiamarlo modo di vivere umano.
Grazie.

sabato 17 aprile 2010

Paolo Franchini fra gli indiani e i cowboy del noir


Etimologia
Indiano sta a indicare, come sappiamo, chi abita l'India, ma anche l'indigeno delle grandi praterie del nord America. Il modo di dire "fare l'indiano", significa fingere di non sapere e sta a indicare tutte quelle persone alle quali tutto sembra nuovo e che simulano di non essere informati, come se arrivassero - per l'appunto - dalle Indie.
Cow boy, invece, è la traduzione in inglese di "ragazzo delle mucche". Mucca è un termine di derivazione latina (mugìre) e potrebbe indicare sia il verso dell'animale sia l'atto del mungere. Questa seconda tesi, secondo il mio dizionario etimologico, è la più accreditata dagli esperti.
Anche ragazzo, per concludere, ci giunge dal latino (ragàzium), ma qualcuno lo riconnette al greco (ràga, da ràke, cioè veste lacera). In questo caso, indicherebbe una persona cenciosa, uno schiavo potremmo dire. Da qui a servo e fanciullo, il passo è piuttosto breve, perché in passato vi era molta affinità tra giovane e servitore.
Un'ultima curiosità: qualcuno ha avanzato l'ipotesi che ragazzo possa derivare anche da ragar, un'antica voce dialettale dell'alta Italia che indicherebbe l'atto del tosare. Nel medioevo, infatti, i giovani servi erano obbligati a portare i capelli molto corti.
I libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni
5 - Le perfezioni provvisorie - Gianrico Carofiglio - Sellerio - €. 14,00
4 - Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino - Feltrinelli - €. 18,00
3 - Cotto e mangiato - Benedetta Parodi - Vallardi - €. 14,90
2 - Prima di morire addio - Fred Vargas - Einaudi - €. 16,50
1 - Il nipote del Negus - Andrea Camilleri - Sellerio - €. 13,00
Qualche consiglio di letteratura noir
Dieci piccoli indiani (di Agatha Christie)
Euro 8,40 - Pagg.210 - Mondadori
Dieci persone sono ospiti in una villa su un'isola e cominciano a morire una dopo l'altra, per mano di un assassino misterioso che si trova fra loro. Un classico della Christie datato 1939 e tradotto in tutte le lingue del mondo. Con 110 milioni di copie, è considerato il libro giallo più venduto in assoluto.
Un ragazzo a pezzi (di Toby Litt)
Euro 13,43 - Pagg.352 - Frassinelli
Conrad viene invitato a cena dalla ex fidanzata modella in un ristorante chic. Non appena i due sono seduti, un uomo irrompe nel locale e - senza esitare – spara a entrambi uccidendo la donna. L’uomo, sconvolto, inizia un’indagine privata per scoprire mandante e movente. È un circolo vizioso a invischiarlo, un vortice di fatti personali e trame criminali intrecciati sino a sconvolgere.
Il bravo ragazzo (di Dean Koontz)
Euro 19,90 - Pagg.369 - Sperling & Kupfer
Tim è al bar. Uno sconosciuto gli affida una busta e scompare. Dentro, diecimila dollari in contanti, la foto di una bella donna e un indirizzo. Qualche minuto e un altro uomo gli si siede accanto. Angoscia: il tizio si mette a guardare la busta. Tim capisce subito che ha ricevuto per errore la commissione per un omicidio: quello al suo fianco è il vero killer. Il ragazzo si finge sicuro si sé e gli porge la busta con i soldi, ma senza la foto: "Ho cambiato idea. Questo è per il disturbo". L'equivoco non durerà a lungo, comunque, comprende che ha poco tempo per avvisare la vittima designata. Inizia in questo modo una corsa contro il tempo che stravolgerà la sua vita da bravo ragazzo e lo metterà, suo malgrado, a vestire i panni dell’eroe.

Sherloco e il mistero della mucca troppo grassa (di Sebastiano Mignone)
Euro 8,50 - Pagg.117 - Einaudi
Un libro per ragazzi dagli 8 in su. Calano le ombre della sera e la fattoria è percorsa da un brivido: una mucca bella grassa è scomparsa! Nessuna traccia, ovviamente. Sherloco si crede il più grande detective del mondo e questa è l'occasione giusta per dimostrare la sua abilità. Lo affianca il suo aiutante Wuoco in questa indagine divertente e piena di colpi di scena.
Compleanno letterario
Un festeggiamento che ci rende lieti, questa sera, perché tra qualche minuto spegne 50 candeline lo scrittore e drammaturgo Andrea Villani. L'autore di Salsomaggiore (che sarà ospite di "Siamo in onda" nella puntata del prossimo 1° maggio) ha scritto romanzi anche noir, ma anche pièce teatrali da lui stesso dirette. Una sua frase lo descrive alla perfezione: "A vent'anni decisi di passare metà della mia vita in modo mascalzone e anche un po' sciagurato, godendo di ogni cosa. Poi mettermi a raccontare, fare lo scrittore. Sono riuscito benissimo nella prima parte del mio piano".

Live a Siamo in Onda

Nuova puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospite musicale della serata è Giulio Ronchetti, cantautore borgomanerese. Ecco le foto della serata.

Aiutiamo con un semplice gesto l'Istituto Nazionale dei Tumori.

video

sabato 10 aprile 2010

Paolo Franchini e i vizi (e le virtù) del noir



Etimologia

Vizio (i cui sinonimi sono anche capriccio, colpa, difetto e malcostume) è un termine di derivazione latina: vìtium, per qualcuno regalatoci da vitàre, ovvero schivare, per altri da vit (vière, cioè torcere). In ogni caso, ambedue contengono il concetto di 'deviare dal retto sentiero', ma anche impedire, impacciare.

Pure virtù (tra i sinonimi, lealtà, integrità, pregio e rettitudine), deriva dal latino: virtùtem che significa forza di corpo e virilità; per capirci, tutto quanto nobilita l'uomo, ma anche l'abitudine a operare onestamente, schivando il male per fare del bene. Per Rousseau, comunque, non esiste virtù ove non è contrasto. Insomma, un po' di decisione serve sempre per perseguire il bene.

I libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni

10- Il tempo che vorrei Fabio Volo Mondadori €. 18,00
9- Il peso della farfalla Erri De Luca Feltrinelli €. 7,50
8- Due Irène Némirovsky Adelphi €. 18,50
7- La mamma del sole Andrea Vitali Garzanti €. 18,60
6- I cari estinti Giampaolo Pansa Rizzoli €. 22,00
5- Così in terra, come in cielo Andrea Gallo Mondadori €. 17,00
4- Cotto e mangiato Benedetta Parodi Vallardi €. 14,90
3- Le perfezioni provvisorie Gianrico Carofiglio Sellerio €. 14,00
2- Il nipote del Negus Andrea Camilleri Sellerio €. 13,00
1- Hanno tutti ragione Paolo Sorrentino Feltrinelli €. 18,00

Qualche consiglio di lettura noir

Camilla e i vizi apparenti (di Giuseppe Pederiali)
Euro 8,00 – Pagg.246 - Garzanti
L'ispettore Camilla Cagliostri non ha un incarico ufficiale: la figlia di un conoscente entra nell'età (forse) più difficile, meglio farla seguire. La tredicenne, però, è scontrosa solo perché non sopporta il confronto con la madre, bellissima quanto frizzante. Prima una vacanza in Sardegna, poi un soggiorno nella splendida villa della famiglia (solo in apparenza normale): Camilla prova a esplorare così questo mondo, fino al delitto. Solo l'intuito e la sua sensibilità femminile la porteranno al dunque e alla soluzione.

L' ultimo Capriccio di Paganini (di Dimitri Sardini)
Euro 13,00 – Pagg.432 - Robin
Steve è un chitarrista blues, iniziato alla musica dal padre violinista. Passione immediata per gli amplificatori e il mito di Hendrix. Steve e il papà lasciano l'Italia con due strumenti e una sola valigia lungo la costa del Pacifico. Una bella pianista italiana li fa dividere e Steve sarà costretto a combattere da solo per tutto, per portare a casa la pelle, ma anche solo per poter pagare l'affitto. Sarà una serie di morti ammazzati a segnare il suo errare da fuggiasco. Anche la fuga del padre diverrà presto un giallo e la ricerca della verità sarà a repentaglio dalle macchinazioni di un gallerista fiorentino. Un romanzo 'on the road' dove si sente anche la presenza del fantasma di Paganini.

Un caso di lealtà (di Patrick A. Davis)
Euro 18,00 – Pagg.379 – Polillo
Siamo in Corea del Sud. Privato di una promozione meritata, il maggiore Webber dà le proprie dimissioni e si mette a gestire una gioielleria insieme alla moglie. Più della mancata promozione, comunque, è stato ferito dal comportamento del suo migliore amico che, per non compromettere la carriera, ha tradito la loro amicizia. In ogni caso, quando il vecchio amico gli chiede un aiuto per risolvere un caso di omicidio (che potrebbe anche avere ripercussioni sui rapporti tra USA e Corea), il nostro Webber dimentica il risentimento e accetta di affrontare l'indagine.

Compleanno letterario

Appena scocca la mezzanotte, anche stavolta si festeggia più di un compleanno letterario. Spegne 70 candeline lo scrittore statunitense Thomas Harris, il papà di Hannibal Lecter. Poco prolifico (5 romanzi in 30 anni), ma autore di piccole perle del male come 'Il silenzio degli innocenti', storia finita poi sul grande schermo con Anthony Hopkins e Jodie Foster (ben 5 oscar per questa pellicola).

Tanti auguri anche all'italianissima Barbara Alberti (67 candeline) scrittrice e sceneggiatrice assai prolifica e di spessore nonché volto noto della tv (in quanto opinionista anche in trasmissioni assai 'leggere' come, ad esempio, 'La talpa').


Live a Siamo in Onda



Un altra grande puntata la venticinquesima di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio.
Un grande amico è venuto a trovarci: Ray Heffernan. Per l'occasione lo accompagna alla chitarra il grande Chuck Rolando. Ecco le foto della serata.

La Comunicazione di ieri...a Cureggio

Non perdetevi questo "vizio": I Marillion in concerto

Le virtù della storica progressive rock band Marillion, autentico"vizio" di tanti appassionati, citate questa sera in occasione del loro prossimo concerto full electric che si terrà a Mogliano Veneto ilprossimo 26 giugno. Per ulteriori info http://www.realtoread.net/"

Guardatevi dalla saligia


Non si tratta di una malattia, ma di un acronimo. Uno di quegli acronimi, però, che possono trasformare la nostra vita, quella post mortem soprattutto, in un autentico inferno.
S.A.L.I.G.I.A. deriva infatti dalle iniziali di queste sette parole latine (di cui tra parentesi fornisco la, peraltro facile, traduzione italiana):

S – Superbia (superbia)
A – Avarizia (avidità)
L – Luxuria (lussuria)
I – Invidia (invidia)
G - Gula (gola)
I – Ira (ira)
A – Acedia (accidia).

Secondo la teologia cristiana questi sono i sette vizi “capitali” quelli cioè che conducono alla perdizione l’uomo.
Sette è, naturalmente un numero dalle profonde implicazioni simboliche non solo in ambito ebraico e cristiano: sette le meraviglie del mondo, sette i sapienti, sette i colori dell’arcobaleno, sette le piaghe dell’Egitto, sette i mari per i Greci, sette i colli e sette i re di Roma, sette il numero della completezza per il buddismo, ecc..

Sette sono i vizi e naturalmente sette sono anche le virtù. Quattro virtù “cardinali” (valide cioè per tutti gli uomini, a prescindere dalla loro fede): Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza (moderazione). A queste si aggiungono le tre virtù “teologali” (quelle che ogni buon cristiano dovrebbe avere…): Fede, Speranza e Amore.

Di tutti i vizi e di tutte le virtù, quella che a me è sempre parsa più misteriosa è l’accidia. Non so a voi, ma a me la parola dice poco. Se qualcuno mi confessasse di essere un iracondo, un goloso o un lussurioso io certamente avrei ben chiaro in che tipo di vizio il mio interlocutore tende a cadere e mi regolerei di conseguenza.
Ma se mi dicesse di essere un accidioso? Ecco, francamente sarei un po’ in difficoltà. Così, dovendo scrivere questo post ho cercato di informarmi.

Da quello che ho capito l’accidia non sarebbe la stessa cosa dell’ozio. In primo luogo perché l’ozio, considerato in senso negativo, è il padre dei vizi e quindi li dovrebbe generare tutti; in secondo perché l’ozio può essere visto, positivamente, come il momento del riposo dalla vita attiva, quando ci si dedica ad attività che non producono reddito, come leggere un buon libro o meditare di fronte ad un paesaggio, ma che arricchiscono l’anima.

L’accidia sarebbe invece un senso di noia, di scoraggiamento e di inutilità che spinge l’individuo a nulla fare tutto ritenendo inutile. L’accidioso oltretutto non si limita a crogiolarsi nella propria inattività, ma non sopportando di vedere gli altri darsi da fare, impegna le proprie energie per criticare e disfare il lavoro altrui. Il loro successo, infatti, suonerebbe come un intollerabile rimprovero nei suoi confronti.

giovedì 8 aprile 2010

Andrea Villani in studio il 1° maggio

"Sono un ribelle, mamma!"
Andrea Villani duetta con Roberto "Freak" Antoni
durante il Festival Diciottoeventi (Salsomaggiore, 2009)

In anteprima una notizia che ha trovato conferma solo pochi minuti fa: lo scrittore Andrea Villani (www.andreavillani.it) sarà ospite del nostro salotto radiofonico nella puntata del prossimo 1° maggio, insieme al suo nuovo romanzo La strategia del destino (in uscita a giorni per Mursia).

Se ne vedranno (e sentiranno, soprattutto!) delle belle... Questo è poco, ma è sicuro.

sabato 3 aprile 2010

Paolo Franchini e i silenzi del noir


Etimologia

La derivazione del termine silenzio è latina: silèntium (da silère, ovvero tacere). Troverebbe la sua vera ragione, a detta del dizionario etimologico, nella lettera "s" (per capirci, quella che nei fumetti è "sst!") che è una voce inarticolata con la quale si fa cenno di tacere.

In ogni caso, deve intendersi con silenzio la relativa (o assoluta) mancanza di suono o rumore: un suono inferiore ai 20 decibel viene di solito considerato silenzio. In senso figurato, poi, può indicare l'astensione dalla parola o dal dialogo. Cosa che succede anche nei libri.

La classifica dei libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni

10- L'eleganza del riccio Muriel Barbery E/O €. 18,00
9- L'ipnotista Lars Kepler Longanesi €. 18,60
8- La principessa di ghiaccio Camilla Läckberg Marsilio €. 18,50
7- Il tempo che vorrei Fabio Volo Mondadori €. 18,00
6- Non so che viso avesse Francesco Guccini Mondadori €. 18,00
5- Il peso della farfalla Erri De Luca Feltrinelli €. 7,50
4- Ad personam Marco Travaglio Chiarelettere €. 16,90
3- La mamma del sole Andrea Vitali Garzanti Libri €. 18,60
2- Le perfezioni provvisorie Gianrico Carofiglio Sellerio €. 14,00
1- Cotto e mangiato Benedetta Parodi Vallardi €. 14,90

Qualche consiglio di lettura noir

Il commissario e il silenzio (di Håkan Nesser)
Euro 8,60 - Pagg.308 - TEA
Il commissario Van Veeteren aspetta solo la meritata pensione. E pensa a una vacanza extra, per dedicarsi alle sue passioni, la musica e gli scacchi. Ha rovistato troppo nell'esistenza umana e vuole scappare per un po'. Ma qualcosa di oscuro continua a trattenerlo. Una donna denuncia la scomparsa di una ragazzina dalla colonia estiva guidata dal pastore di una strana setta. E' un attimo e alla sparizione segue la tragedia. Il nostro poliziotto comunque non si ferma, e in tutta solitudine, segue il caso. Guidato dall'intuito fino a quella che sembra solo un'illogica traccia. La penna di Nesser non è mai stanca, così come i suoi affezionati lettori.

Il silenzio dei chiostri (di Alicia Giménez Bartlett)
Euro 15,00 - Pagg.527 - Sellerio
Petra è il poliziotto più efficiente del distretto di Barcellona. E' sposata, ma tiene a bada marito e figli. Anche il suo vice è sposato, ma lui è oppresso dalle eccessive attenzioni della moglie. Visti i protagonisti, passiamo alla storia. Un omicidio in un convento di suore, un delitto scabroso perché il cadavere è quello di un frate. E' accanto alla teca che custodiva le reliquie di un beato, scomparse. A confondere le cose, un biglietto enigmatico: "Cercatemi dove più non posso stare". Petra e il suo vice si trovano subito davanti a ipotesi fantasiose, che sfiorano il soprannaturale, in un ambiente tanto reticente quanto sa di incenso. Solo un'indagine abituale, faticoso e di strada, può portare i due a risolvere il caso. La Bartlett non sbaglia nemmeno questa volta il bersaglio e scrive un altro, coinvolgente romanzo.

Il silenzio (di Jan Costin Wagner)
Euro 19,00 - Pagg.250 - Einaudi
Finlandia, primi anni Settanta: due pazzi uccidono una ragazzina. Il caso non è mai stato risolto e, trentatré anni dopo, l'ispettore che allora indagava va in pensione. Qualche giorno e, nello stesso punto, scompare un'altra giovincella. L'indagine, adesso, viene affidata a un poliziotto molto più prudente e sensibile del predecessore. Nonostante passato e presente sembrino riunirsi in modo doloroso, la polizia spera di trovare sempre in vita questa seconda ragazza. Intanto, i due assassini, che dai tempi del primo delitto si erano persi di vista, iniziano a tenersi d'occhio: uno zeppo di rimorsi, l'altro indifferente a tutto. La grande curiosità di questo romanzo: quando lo sbirro chiuderà il caso, solo il lettore riuscirà a conoscere la verità...

Il silenzio del testimone (di Richard N. Patterson)
Euro 8,60 - Pagg.510 - TEA
L'avvocato Lord non può negarsi a Sam, accusato ingiustamente di omicidio: sono amici d'infanzia ma, soprattutto, venti anni prima anche lui aveva vissuto un'esperienza simile. Tornato nella sua città natale per poter indagare, l'avvocato cade in un vortice di ricordi. E non è finita: c'è ancora qualcuno che ricorda l'omicidio del quale era stato accusato e lo ritiene ancora l'unico, vero colpevole. Prigioniero del suo passato tragico, il nostro Lord dovrà dannarsi l'anima per risolvere il mistero che avvolge questi due omicidi.

Compleanno letterario

E' affollatissimo, stasera, il nostro salone delle feste perché sono ben tre i personaggi (e che personaggi!) a cui dobbiamo fare gli auguri perché proprio ieri hanno compiuto gli anni.

Il primo è il veneziano Giacomo Girolamo Casanova (285 candeline per lui), grande sciupafemmine, ma anche avventuriero, scrittore e diplomatico. Tocca poi a Hans Christian Andersen (205 candeline), scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe (da ricordare assolutamente La principessa sul pisello, La sirenetta, Il soldatino di stagno, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia). A seguire, il signor Émile Zola (170 candeline), giornalista e scrittore francese, ai tempi, per qualcuno, anche pronografo, autore di opere immortali come Il ventre di Parigi, Quel che bolle in pentola e Il dottor Pascal.

Live a Siamo in Onda

Puntata pasquale la ventiquattresima di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. E per questa puntata sono venuti a trovarci i Folkamiseria. Ecco le foto della serata.

Mattone dopo Mattone


“Molte donne si chiedono: metter al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, perché abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato alla guerra o da una malattia? E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentar di cancellare le malattie e la guerra.” tratto da Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci


Quando me lo disse non ci volevo credere. Pensavo solo alle vacanze imminenti, al nostro nuovo amore, alla voglia di scoprire e di scoprirsi. I suoi occhi brillanti mi avevano stregato dal momento in cui avevo posato il mio sguardo su di lei, appena un mese prima. Mi dava forza e mi trasmetteva coraggio, stavo affrontando un periodo difficile della mia carriera professionale…avevo bisogno di lei.
«E se a Barcellona fossimo in tre invece che solo noi due?» Me lo disse con una lieve flessione delle labbra, non saprei dire se si trattava di un sorriso, poteva sì, essere uno scorcio di sorriso nascosto.
Non l’ho mai più rivisto.
I giorni a seguire, restavo spesso in silenzio al telefono. Mentre quando ci vedevamo erano amore e coccole a tutto spiano…come se non volessimo affrontare l’argomento. Solo una volta ci siamo guardati negli occhi, sul pontile, seduti gambe incrociate l’uno davanti all’altra. Le ho detto qualche parola. Non sono pronto. E’ troppo presto. E poi il nuovo lavoro…io sono qua, e tu sei là. Credo che ogni mia frase per lei fosse un mattone…e con quei mattoni ha costruito un muro, il suo personale muro del silenzio.
L’ultima volta che abbiamo fatto l’amore, le ho chiesto se dovevo usare il preservativo, ora sapevo che non prendeva la pillola…Lei mi ha guardato con commiserazione, e poi è scoppiata a piangere.
Un giorno ho rubato dal suo diario stracci di parole: “La scelta è mia, soltanto mia…me l’ha detto l’assistente, prima di chiudere la mia pratica e passare ad un’altra. Questa è la mia libertà. Sono una persona orribile…orribile e libera”. Ora capisco la sua immensa solitudine…so che ha chiesto aiuto a qualcuno. Ma era di me che aveva bisogno. Dietro i suoi silenzi c’era una sofferenza profonda, l’ho vista ma ho fatto finta di niente. Anche mentre mi diceva: «Vorrei tanto che domani tu fossi con me».
Quel giorno io non c’ero ma lei non era sola quando è entrata in quell’ospedale...c’era nostro figlio con lei.
Ora non c’è più. Quell’ultimo mattone ha chiuso nel silenzio il suo cuore di mamma che ha rinunciato a suo figlio…per sempre. Come me.

Silenzio


Il tema del silenzio diventa l'occasione, in questa giornata, per un richiamo ad un'antica tradizione, ispirata ad eventi accaduti molti secoli fa...


È difficile pensarlo oggi, con le auto che sfrecciano rombando sulle strade, con la televisione, le radio, i telefonini e tutto un mondo di rumori che ci circonda e ci assorda, ma un tempo erano giorni di silenzio, questi.
Dalla cattedrale di Novara fino all’ultimo oratorio di campagna; dalla basilica dell’isola di San Giulio alle chiese della Valle Strona si oscuravano le luci, si indossava il lutto e le campane venivano legate. Per dare il segno del trascorrere del tempo, in un’epoca che non conosceva orologi, i ragazzi erano sguinzagliati per le vie dei paesi. Impugnavano strani strumenti di legno. Facendoli ruotare producevano un rumore gracchiante, come il gracidare degli animali che davano il nome a quegli ingegnosi apparecchi: raganelle.
A parte questo, però, erano giorni di silenzio. Un silenzio che ricordava eventi cui non avevano assistito i più vecchi e neppure i nonni dei loro nonni.
Si raccontava di un fatto accaduto in un tempo e in un luogo lontano, dove un crimine era stato compiuto.
L’enormità di quanto era accaduto si era manifestata con le sembianze di un giudizio inappellabile. La sentenza era stata eseguita, i carnefici avevano compiuto il loro lavoro, la folla se n’era andata. Chi aveva sperato in un’improbabile salvezza, fosse solo per poterlo raccontare agli amici, era rimasto deluso. Nessun soccorso era giunto, nessun miracolo era accaduto. La morte aveva vinto la sua battaglia e non restava che il vento a spazzare la scena.
Una dozzina scarsa di fuggiaschi e rinnegati si era rifugiato in una sala dalle porte sprangate, senza trovare il coraggio di parlare o guardarsi in faccia. Troppo dolorosa era la caduta dei loro sogni, delle loro speranze, dei loro ideali. Troppo grande il peso del tradimento, della paura e della disillusione. Una sola cosa poteva lenire un dolore così profondo: il silenzio.
Finché all’improvviso questo era stato rotto dalla voce di alcune donne, che avevano avuto quel coraggio che era mancato agli uomini. Erano andate a vedere e si erano trovate di fronte al più grande dei misteri: un sepolcro vuoto.