lunedì 19 marzo 2012

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)

3. Il prigioniero del cielo, Ruiz Zafón Carlos
2. Dizionario delle cose perdute, Guccini Francesco
1. Fai bei sogni, Gramellini Massimo

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3. Maigret e l'informatore, Simenon Georges
2. La carta più alta, Malvaldi Marco
1. La consulente, Deaver Jeffery

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.


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sabato 17 marzo 2012

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini


Le regole del formicaio (Salvo Barone)
Trasferito da poco a Milano, il commissario Sorigu assiste a un suicidio. Sa bene che questi eventi non sono materia di indagine, ma qualcosa lo costringe a porsi parecchie domande. Nel frattempo, la città viene scossa da strani eventi e, con l’approssimarsi delle elezioni, il tema della sicurezza occupa la "prima" di ogni giornale. Il poliziotto non si arrende comunque all’evidenza delle coincidenze e, appoggiato dai propri uomini, scava sino a trovare un formicaio... Del quale dovrà subire tutte le regole.

Le regole della vendetta (Christopher Reich)
Su di un volo proveniente a Londra da Nairobi, il dotor Ransom sembra un passeggero come tanti, stanco e annoiato dal viaggio. Non sa ancora cosa lo aspetta, ma la moglie Emma (prima di scomparire) lo aveva avvertito: avrebbero tenuto sotto controllo ogni sua mossa, usandolo per arrivare a lei. La donna, d'altronde, ha tradito l'Organizzazione per la quale lavorava. Il tempo di sbarcare e un'esplosione sconvolge la città. Gli agenti sembravano non attendere altro per poterlo arrestare, così non gli rimane che fuggire. E cercare la moglie, ovviamente, la donna più preziosa della sua vita. E misteriosa, anche. Una pedina di un gioco incredibile e, al tempo stesso, l'unica chiave valida per la sua soluzione.

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La bottega del mistero ha le sue regole

Le antiche leggi del lago d’Orta

Il 25 ottobre 1219 una grande folla si era riunita nella basilica di San Gaudenzio a Novara. Dopo circa 20 anni di guerra tra il Comune e il Vescovo la pace era finalmente vicina. Le parti si erano affidate a due arbitri che avrebbero deciso i termini dell’accordo.
I due erano Giacomo da Carisio, vescovo di Torino e vicario dell’imperatore, e l’arcivescovo di Milano, Enrico di Settala. Ma quando lessero la sentenza, a loro sfavorevole, i Novaresi si alzarono in piedi, protestando. Allora Giacomo da Carisio li richiamò al rispetto del giuramento solenne che avevano prestato, di accettare in ogni caso l’arbitrato.
Con l’accordo del 1219 al Vescovo di Novara veniva riconosciuta la signoria su un’area comprendente varie comunità sulle rive del lago d’Orta da Gozzano in su, con l’esclusione di Omegna.
Nasceva così un feudo che si caratterizzò per la decisa autonomia rispetto alle altre terre del Novarese. Anche quando quest’ultimo fu annesso allo Stato di Milano per passare poi sotto il dominio spagnolo, la Riviera di San Giulio mantenne la propria autonomia, sino alla fine del Settecento.
Nel 1344 il cremonese Guglielmo Amidano, Vescovo di Novara, promulgò nuovi statuti per la Riviera di San Giulio, al fine di “rimuovere i motivi di scandalo e comporre le liti che la natura dell’uomo ogni giorno tende a suscitare”. I suoi successori li integrarono con altre norme nei secoli seguenti.
Gli statuti comminavano pene severe ai ladri, che rischiavano la fustigazione per le vie di Orta, il taglio della mano destra e persino la forca in caso di recidiva. Ma erano puniti anche la bestemmia e il gioco d’azzardo, rei di minare le virtù morali degli abitanti. E vi erano persino prescrizioni su norme che definiremmo di igiene pubblica, come le frodi alimentari.
Per i reati più gravi il giudizio spettava al Vescovo, che esercitava sia il potere spirituale che quello civile, mentre per gli altri era il Castellano, un funzionario laico nominato annualmente dal Vescovo.
Esso risiedeva nel castello che sorgeva sull’Isola di San Giulio, dove si trovavano le carceri (altre erano a Gozzano) e dove si eseguivano le condanne capitali. L’aspetto interessante è che il Castellano non poteva insediarsi sull’isola senza il consenso degli abitanti. Cosa che talora avvenne, ad indicare che non si trattava di un parere formale.
Secondo molti storici il dominio vescovile era decisamente più mite rispetto a quello esercitato su altre terre dai poteri laici.
In effetti la Riviera di San Giulio era nella sostanza una sorta di repubblica, benché fosse sottoposta al Vescovo che era anche Conte. Larghe autonomie erano concesse alle comunità, che potevano votare ed eleggere i propri rappresentanti che si trovavano nel palazzotto di Orta per decidere degli affari comuni.


Rompendo ogni regola

“Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come realmente è, infinita.” È una frase del poeta, incisore e pittore inglese William Blake (1757-1827).
Considerato ai suoi tempi un pazzo visionario, Blake fu il cantore della tigre, cui dedicò una delle poesie inglesi più famose. “Tigre! Tigre! Divampante fulgore / nelle foreste della notte / quale fu l'immortale mano o l'occhio / che ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?”
Tra i molti suoi lavori, Blake illustrò l’Inferno di Dante, continuando l’opera fin sul letto di morte. Smise solo per disegnare un ultimo ritratto della donna amata, il suo angelo disse, prima di chiudere gli occhi per sempre.
Blake esercitò una forte influenza sulla cultura visionaria del Ventesimo secolo. In particolare influenzò lo scrittore Aldous Huxley che scrisse il saggio “The Doors of Perception”. Nel saggio è contenuta anche la citazione di Blake e ad essa si ispirarono alcuni giovani musicisti californiani in cerca di un nome per la loro band. Nacquero così The Doors.
Una miscela di rock psichedelico e rock and roll per questo gruppo dominato dalla figura carismatica di Jim Morrison, voce e front man, che sul palco e fuori sfidava ogni regola, andando persino contro la legge.
All’inizio del 1967 esce il loro primo album, “The doors”. Alla fine dell’anno, durante un concerto, Morrison viene arrestato dalla polizia con l’accusa di oscenità in luogo pubblico. Poco prima di salire sul palco aveva litigato con un poliziotto che l’aveva sorpreso con un’amica nelle docce e si era pure preso una manganellata in faccia.
La dipendenza da alcool e droga di Morrison gli causò negli anni seguenti altri problemi, con nuovi arresti, processi e persino un collasso sul palco. In un crescendo di strappi alle regole, più o meno leggendari, Morrison fu persino accusato di atti osceni sul palco di un concerto a Miami.
Nell’agosto 1970 i Doors partecipano al grande festival dell'isola di Wight, l’ultimo dell’era hippie cominciata con il Monterey Pop Festival nel 1967 e consacrata da quello di Woodstock del 1969. Un’era contrassegnata dal desiderio di rompere tutte le regole della società tradizionale.
Al festival dell'isola di Wight era presente anche Jimi Hendrix che uno strano destino accomuna a Jim Morrison. Un destino che sembra avere i connotati di una maledizione.
Il 18 settembre 1970, Hendrix venne trovato morto in un appartamento preso in affitto a Londra. Il 3 luglio 1971 una sorte simile toccò Jim Morrison in una casa di Parigi. In entrambi i casi sono sorte leggende e misteri attorno alle cause del decesso. Una cosa è certa: entrambi avevano 27 anni e sono tra le vittime della “maledizione del 27” che sembra perseguitare molti cantanti.

Doors - Break On Through (To the Other Side)

La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Marco Ferradini – Teorema

Tina Turner - Break Every Rule

Ma voi, quali altre canzoni sulle regole conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


www.illagodeimisteri.it

Sio Comics 21: Regole


Siamo in Onda: il fumetto - by ele

venerdì 16 marzo 2012

Il tema della settimana: regole

La parola regola arriva a noi grazie al termine latino regùla, un diminutivo dell'inusitato (il mio dizionario etimologico dice proprio così) règa.

A sua volta, questa parola nasce da règere, il cui significato è dirigere, guidare, governare.

Oltre a indicare un principio o una sorta di legge per l'arte o per una disciplina, il termine regola veniva usato anche per dare un nome all'assicella diritta usata per tirare le linee. Da qui, come è facile intuire, nascono sia il regolo sia il righello.

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Concorso letterario GialloStresa: il lago si tinge di mistero


Se amate la scrittura e il mistero, ecco una bella iniziativa: si chiama GialloStresa.
 È un premio letterario promosso da un'amica del nostro programma, Ambretta Sampietro.

Per partecipare è necessario presentare un racconto giallo ambientato a Stresa, isole, frazioni e Mottarone. Per il vincitore è prevista la pubblicazione del racconto sul numero di settembre di Giallo Mondadori.

I finalisti verranno annunciati nel corso del festival letterario "Stresa, un aperitivo con …" dal 15 al 17 giugno. La premiazione avverrà il 16 settembre.

Ma c'è dell'altro: il 15 settembre sarà possibile partecipare a un workshop di scrittura tenuto da Franco Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori e apprezzato autore di gialli storici.

Altri dettagli li trovate qui compreso il regolamento esteso.

Perché vi raccontiamo queste cose? Perché Siamo in Onda sarà media partner della manifestazione. Continuate a seguirci. Vi terremo aggiornati.

giovedì 15 marzo 2012

Le regole di Siamo in Onda



Le regole sono nate per impedire ai disonesti e ai cretini di fare disastri. Ma la lotta è impari, perché i disonesti le conoscono e sanno come aggirarle, mentre i cretini vi diranno, dopo, che non le conoscevano.


C’è però solo un programma che ha una sola regola ben precisa: darvi buona musica e divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 17 marzo avrà come tema della serata proprio REGOLE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

qual è una tua regola fondamentale di vita?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele 

martedì 13 marzo 2012

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli

Singhiozzo.

Ho una Agenzia che sistema il singhiozzo.
Un mare di clienti.
Il metodo resta il solito.
Ognuno deve trattenere il respiro, contando lentamente fino a mille.
Funziona.
Ora sono anche titolare di una Agenzia che sistema pratiche funerarie.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 12 marzo 2012

Racconto: Hic


Questa storia ci riporterà tra i banchi di scuola, in quel segmento di vita che è l’anticamera dell’età adulta; in quei giorni in cui un insegnate, scrutando tra i vostri pensieri, potrebbe aver già intuito quanto il vostro destino sia già stato scritto. Mettetevi comodi: la campanella sta per suonare.


«Hic… hoc… hac…»

Sembra in preda ad un terribile attacco di singhiozzo: non riesce a stare fermo, si tormenta le mani, sfugge con lo sguardo di qua e di là, e intanto emette questi suoni disarticolati e incomprensibili. Sembra proprio un attacco violento e persistente, come quello (immancabilmente registrato nel Guinnes dei Primati) che tormentò per anni un povero agricoltore dello Iowa, reo solo di aver sollevato un maiale.

Barozzi Luca, invece, è reo di colpe molto più gravi, e pure recidivo: omissione di studio, stupidità intenzionale e preterintenzionale, tentato omicidio della lingua latina con l’aggravante della crudeltà.
Sì, perché non ha il singhiozzo: sta solo cercando di declinare un povero pronome dimostrativo che non gli ha fatto nulla e che lui tortura con inaudita efferatezza. Non posso sopportarlo, devo intervenire per salvare la malcapitata particella grammaticale:
«Hic, haec, hoc - scandisce chiaramente la mia voce - huius, huius, huius...».
«Giusto!», mi approva l’ineffabile Barozzi.
Lo ringrazio del sostegno e lo mando a posto con il suo solito due.  Lui incassa con indifferenza, felice, tutto sommato, di poter interrompere i suoi patetici singulti. Io sospiro e mi sento anche più stanca del solito. Dovrei fargli la predica di prammatica, ricordargli che è qui per studiare ed imparare, che deve costruire il suo futuro, ma… sono stanca, appunto, e mi limito a chiudere il registro e a cambiare argomento.

Forse ha ragione Barozzi a non voler studiare, a non volersi impegnare, a non faticare: il successo si ottiene in un altro modo. Forse fa bene a continuare a barare, a millantare conoscenze che non ha, anche a costo di fare figure imbarazzanti come questa: la faccia tosta vince sempre.
E non sbaglia a rifiutare cose morte come la grammatica latina, a credere a chi gli dice che si tratta di una materia inutile, come la letteratura, l’arte, la filosofia… Un po’ di astuzia, una coscienza elastica, qualche dose di sfrontatezza, e molto servilismo faranno miracoli. E Barozzi Luca non dovrà mai più singhiozzare “Hic, haec, hoc…”.

Infatti, in un futuro di gente come lui, i singhiozzi saranno ben altri.


HIC…!  di Maura Rodi

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)



3. Dizionario delle cose perdute, Guccini Francesco
2. Il prigioniero del cielo, Ruiz Zafón Carlos
1. Fai bei sogni, Gramellini Massimo

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3. L'istinto del predatore, Patterson James
2. La carta più alta, Malvaldi Marco
1. La consulente, Deaver Jeffery

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.

domenica 11 marzo 2012

Racconto: Gasp il Mago


Se è vero che la perfezione ha il grande difetto di essere noiosa, vogliamo raccontarvi la storia di un uomo che è stato capace di trasformare una propria imperfezione in una straordinariamente brillante, benché discutibile, opportunità.


Sono brutto. C'è ben poco da aggiungere e non esistono argomenti validi o sufficientemente forti per controbattere quello che - ahimè - più che un parere è un dato di fatto.

Sarà per via del mio strabismo, o per il naso enorme, o per la bocca sdentata, o per i peli che mi escono dalle orecchie in folti ciuffi... non so... fatto sta che, da quando sono nato, chiunque mi guardi è subito pervaso da intensi brividi di spavento.

E se questa cosa, quando ero bimbo o ragazzino, mi faceva un gran male (perché non avevo amici e le ragazze non mi degnavano della loro attenzione)... ebbene... oggi mi torna utile. Sì, perché io, della mia atroce bruttezza, ho fatto un mestiere.

Mi chiamo Gaspare, ma il mio nome d'arte è Gasp il Mago.
Ho una tenda di stoffa blu stellata, che è colma di penombra ed oggetti curiosi. E le mamme vi portano i loro piccoli che, per via di una goccia d'acqua andata di traverso o per una risata troppo forte, si sono ammalati di singhiozzo... e non possono più dormire.
I pargoli entrano nella tenda. Io sbuco fuori... e faccio: «Bu!».
E loro fuggono dalle loro mamme, tutte soddisfatte giacché anche il singhiozzo dei loro pargoli se ne è fuggito chissà dove...

Il mio metodo, però, non è perfetto.
E così, se i bimbi guariscono dal singhiozzo, questo non può dirsi dell'insonnia, per via degli incubi e dei brutti sogni che quelli fanno, dopo aver visto me!

Ma questo, in fondo, non è un problema.
Perché l'insonnia la cura mio fratello Ruggero, che è psicologo e furfante...
E, da quando ha preso consapevolezza di quanto io sia orrendo... ha deciso di mettersi in società con me.



Gasp il Mago di Federico Di Leva


sabato 10 marzo 2012

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini


Il singhiozzo dell'uomo bianco (Pascal Bruckner)
L'uomo bianco è malvagio, si è macchiato di colpe come il colonialismo e l'imperialismo. A partire dal secondo dopoguerra, poi, Europa e America hanno tentato di mettersi a posto la coscienza con il cosiddetto terzomondismo. L'Occidente guarda chi è lontano con un misto di compassione e solidarietà e Pascal Bruckner, a modo suo, ci invita a farlo almeno senza ipocrisie o pietismo. Alla fine, per chi legge, non resta che un assurdo dilemma: scegliere se amare una civiltà o un'altra, rende ignoranti di entrambe?

Prati sterrati con singhiozzi (Baldassarre Dionisi)
Dionisi vede e racconta. Ci costringe a vedere la realtà, insomma. Niente di lirico, comunque: sono storie di corpi, incontri e atteggiamenti. La materia umana del mondo è tangibile e concreta sebbene la sua sostanza sia solo un deserto. Oppure uno show globale, se preferite. Le storie che troviamo nel libro sono quelle che riguardano creature ferite e decelebrate; le città, invece, sono luoghi in frantumi. Le parole usate, infine, quelle che vanno per la maggiore nei bar-sport o nelle interviste in tivù. Parole da vip e da club privé, per arrivare al dunque. O per arrivare all'inferno, fate voi.

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Un singhiozzo nella Bottega del mistero

Un tralcio molto antico

Quando si parla di singhiozzo nelle barzellette si pensa agli ubriachi. Ma chi prese la prima, mitica sbronza? Secondo la Bibbia il patriarca Noè, sfuggito al Diluvio Universale, scese dall’Arca e cominciò a coltivare la vite. Fu il primo e poiché non conosceva gli effetti del vino ne bevve troppo e si addormentò ubriaco fradicio e mezzo nudo.
Secondo i Greci il vino giunse nella loro terra dall’oriente. Fu Dioniso, il dio straniero, a portarlo. Infatti era raffigurato con una tazza in mano ed era accompagnato da un corteo di satiri ubriachi. Nell’Odissea invece l’astuto Ulisse, consapevole degli effetti che poteva avere, per sfuggire al gigante cannibale Polifemo gli offrì tantissimo vino. E quando quello si addormentò, completamente sbronzo, lo accecò bruciandogli l’unico occhio.

Quando colonizzarono l’Italia meridionale i Greci introdussero la coltivazione della vite che attecchì così bene che quelle terre presero il nome di Enotria vale a dire “terra dove si coltiva la vite e si produce il vino”.
Alcuni studiosi ritengono però che la vite fosse già coltivata in Italia prima dell’arrivo dei Greci. Gli Etruschi la coltivavano infatti con un sistema diverso. Facevano crescere i tralci appoggiandoli agli alberi invece di sorreggerli con bastoni. Il sistema della “vite maritata”, come viene chiamato, fu introdotto dagli Etruschi anche nella Pianura Padana, dove avevano fondato dodici città (ma a parte Bologna, Mantova e Marzabotto l’ubicazione delle altre rimane misteriosa).

Poiché il clima era diverso dalle calde colline mediterranee fu necessario selezionare dei vitigni resistenti al freddo e ai climi nebbiosi della pianura. Nacque così l’antenato del Nebbiolo.
Poiché le popolazioni celtiche che vivevano dall’altra parte del fiume Po apprezzavano molto il vino impararono a loro volta a coltivare la vite. Nel frattempo vendevano i pregiati vini greci ed etruschi ai loro cugini Galli che abitavano dall’altra parte delle Alpi.

I Celti avevano un loro modo di trattare il vino. Innanzitutto coltivavano la vite maritata secondo il metodo etrusco. Tracce di queste coltivazioni si vedono ancora nel Novarese, ad esempio a Carpignano Sesia.
Inoltre erano capaci di costruire botti grandi come case, come riferirono gli sbigottiti viaggiatori Romani. E poi bevevano il vino puro, come la birra che producevano da tempo immemorabile, prendendo sbronze epiche. I Romani invece tagliavano il vino con l’acqua e altre sostanze come miele, frutta e petali di fiori. E persino diacetato di piombo, detto zucchero di piombo, per addolcirlo. Un composto molto pericoloso per la salute. Dopo di che davano dei  barbari ai Celti.


La danza del ragno

In una delle terre che anticamente portavano il nome di Enotria si coltiva un vitigno il cui nome è doppiamente nero.
Il nome viene infatti dal latino “niger” (“nero” in latino”) e “mavros” (“nero” in greco antico, diventato “maru” nel dialetto). Il Negroamaro (o Negramaro), un vitigno a bacca nera che viene coltivato soprattutto nel Salento.

In questa terra dalla storia antichissima esisteva una tradizione antica e misteriosa. Si riteneva infatti che il morso di un ragno velenoso e di grosse dimensioni che vive da quelle parti, la tarantola, potesse indurre una malattia simile all’epilessia ma diversa da questa, chiamata appunto tarantismo.
Per curarla i malati si recavano alla chiesa di San Paolo di Galatina dove venivano curati attraverso un particolare esorcismo musicale e utilizzando l’acqua di un pozzo. Da un lato la sua acqua serviva a curare i Tarantolati; dall’altro la sua presenza benefica ha sempre preservato i galatinesi dal contagio. La scelta di San Paolo è dovuta al fatto che negli Atti degli Apostoli si dice che fu morso da una vipera senza subire alcun danno dal veleno.

I tarantolati, oltre a bere l’acqua, cominciavano a danzare al ritmo di una musica ossessiva e indiavolata, la “pizzica”, lasciandosi andare a movimenti sempre più sfrenati. E se la musica cessava cominciavano a singhiozzare e disperarsi. Quando infine vomitavano nel pozzo l’esorcismo si considerava riuscito e i malati guariti.
Alcuni ritengono che il tarantismo, oggi scomparso, fosse una forma di isteria che colpiva soprattutto le giovani donne nubili nel caldo periodo estivo. Altri ipotizzano che potesse essere innescato dal morso di un ragno, ma non quello dell’innocua (di fatto) tarantola, ma quello della più pericolosa vedova nera mediterranea o malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus). Studi recenti hanno ipotizzato tra l’altro che il ballo convulso possa favorire il rilascio di endorfine capaci di neutralizzare gli effetti del suo veleno.

La “pizzica”, come musica, è comunque sopravvissuta alla fine del tarantismo, dando vita ad una riscoperta delle tradizioni musicali salentine che ha portato a farle conoscere ad un pubblico non solo nazionale. In questo movimento vari artisti si sono fatti notare per la capacità di innovare la tradizione dando vita a sonorità moderne con radici molto antiche.
Tra questi i più famosi sono i Negramaro, che prendono il nome proprio dal vitigno, esplosi con il brano “Mentre tutto scorre” che presentarono senza successo a Sanremo, ma che scalò subito le classifiche, grazie anche al fatto che il regista D’Alatri scelse varie canzoni per la colona sonora del film “La febbre” con Fabio Volo. Attualmente i Negramaro sono uno dei gruppi più apprezzati del panorama musicale italiano.

Negramaro – Sing-hiozzo

La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.
Red Hot Chili Peppers - Under The Bridge
Guccini - Bologna

Ma voi, quali altre canzoni singhiozzanti conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


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Sio Comics 20: Singhiozzo

 



Siamo in Onda: il fumetto - by ele

venerdì 9 marzo 2012

Il tema della settimana: singhiozzo

La parola singhiozzo nasce dalla forma tipica singlùtius che si confronta con la forma medioevale sugglùtium e dal classico singùltus. Il significato, come è ovvio, non cambia.

Alcune curiosità legate a qualche nostro bel dialetto: in siciliano è sugghiuzzu, in friulano sanglozz oppure senglozz, in bergamasco diventa sanglot.

Se andiamo all'estero, le cose non cambiano granché: in francese diventa sanglot, in catalano senglot, nel cantone svizzero dei Grigioni è sanglut.

Con ogni probabilità, anche i rimedi per farselo passare in fretta non differiscono molto da Paese a Paese.

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giovedì 8 marzo 2012

Siamo in onda e il singhiozzo


Il vino fa buon sangue, si dice. Ma troppo vino vi ha fatto venire il singhiozzo? Niente paura, bevete da un bel bicchiere d’acqua sette gocce e il singhiozzo magicamente sparirà! Dimenticavo: probabilmente sparirà anche la vostra patente, se dopo vi fanno l’alcool test al volante. E non sarà un bicchiere d’acqua a salvarvi…

C’è però solo un programma che può farvi passare il singhiozzo: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 10 marzo avrà come tema della serata proprio SINGHIOZZO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa reputi così fastidioso quanto gratuito?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
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- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele  che di vino se ne intende…

martedì 6 marzo 2012

Il "Pensierismo" (multiplo) di Carlo Cavalli

Come.

Ho letto "Come investire in borsa con grande successo".
Poi "Come investire in Borsa con successo".
Poi ancora "Come investire in borsa".
Alla fine "Come?".

Quando.

Quando penso al rapporto disprezzo-qualità, mi convinco che Giuda resta sempre uno dei migliori.

Fuori.

Fuori regola, la ragazza.
Una predestinata.
Le è sempre piaciuto il sesso.
Alle giostre preferisce il cavallino a dandola.

Piove.

Piove sulla pieve del Piave.
Cantilenante, gocciolante, bagnato andante.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 5 marzo 2012

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)

3. La carta più alta - Malvaldi Marco
2. La gioia di scrivere - Szymborska Wislawa
1. Il prigioniero del cielo - Ruiz Zafón Carlos

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3. La consulente, Deaver Jeffery
2. Death dance, Hamilton Laurell
1. La carta più alta, Malvaldi Marco

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.

Racconto: Come quando fuori piove


Voi da che parte state? Tra quelli che la pioggia la odiano oppure tra quelli che la amano? Se appartenete alla prima categoria, vi riconoscerete nel protagonista della storia che vi stiamo per raccontare. Però è un peccato, perché non sapete cosa vi può capitare in uno di quei giorni... come quando fuori piove.


Appena sveglio, sollevo un lembo del piumone, mi concedo del tempo, poi striscio verso la finestra, sposto lievemente la tenda. Se piove, mi ripeto che tutto è ok e faccio un respiro profondo. Mi allontano dalla finestra e le mie sfavillanti tende arancioni riecheggiano su tutte le pareti. Ne respiro il colore per qualche attimo. Devo farlo. Fuori è grigio, tetro sebbene luccicante perché bagnato, ma pur sempre grigio.
Ed io sì, sono meteoropatico. Un gran casino.
Una volta per una settimana intera mi sono rifiutato di uscire di casa. Ho chiamato il dottore, mi sono fatto prescrivere degli anti-depressivi. Il primo giorno di sole, sono tornato in ufficio e tutti mi guardavano strano. Strano lo sono, sicuro.

Odio gli ombrelli. E se piove e non posso permettermi altre assenze al lavoro, e sono costretto ad uscire, lo faccio senza copertura. Allora sì, la vivo come una sfida. Pioggia contro Me: diecimila a zero quasi sempre. Torno fradicio come un pulcino e tutti mi guardano strano.
Per me non c’è cosa più bella che spalancare le finestre e lasciarmi abbracciare dai raggi del sole. Quando accade, so per certo che sarà una giornata eccezionale.
Ma non posso andare avanti così e perdere tutte le giornate in cui piove, solo perché piove.

Così…ora sto camminando sul marciapiede e ancora…piove. Sono sotto un ombrello a forma di girasole. Guardo per terra, perché non sono abituato a schivare le pozzanghere.
Sbang! «Ops mi scusi….»
«Si figuri, anch’io avevo l’ombrello davanti per ripararmi e non l’ho vista!»
È la creatura più straordinaria che abbia mai visto. È così solare…e mi ha inebriato con la sua voce ed il suo sguardo.
Incurante e perso nella sua luce, abbasso il mio ombrello e le schizzo addosso altra acqua, come se non ne stesse scendendo abbastanza.
«Oh, cavoli, che sbadato! Perdonami, sono davvero mortificato!»
Lei semplicemente sorride. Improvvisamente non piove più. Io…mi sento baciato dal mio raggio di sole.
«Ti va un caffè?» le domando impacciato «Per farmi perdonare…»
Mi sento guarito. Ora sorrido, sempre…anche quando fuori piove.



Come quando fuori piove
di Paola Perry Amadeo

domenica 4 marzo 2012

Racconto: Dopo la pioggia


Avete presente quella frizzante atmosfera che si sente nell’aria quando la pioggia se n’è andata e la vita sembra riaccendersi. A risvegliarsi sono i sensi, tutti i sensi. Succede anche nella storia che vi stiamo per raccontare.


La pioggia ormai è pulita. La prima mezz'ora ha tolto la polvere dall'aria e ora quella che scende rimbalzando dalle foglie è acqua limpida, fresca, gradevole... l'ideale per uscire. Un'occhiata veloce fuori e via. Il giardino è deserto, le gocce di pioggia rimbalzano
sulla traccia  del mio passaggio e la cancellano velocemente. Ogni goccia che cade fa esplodere i profumi della terra, ogni aiuola ha i suoi. Mi riempio i polmoni per decidere dove andare. Una traccia leggera mi solletica l'appetito e la seguo.

Ecco l'origine di quel profumo. Niente male! Il suo corpo è sodo, lucente di pioggia, le goccioline cambiano percorso per adattarsi al contrarsi e rilassarsi dei suoi muscoli mentre cammina. Mi allunga un'occhiata e scivola quasi casualmente nella mia direzione, continuando a interessarsi alla vegetazione. È giovane, ma conosce il gioco. Mi avvicino puntando un girasole piegato quasi fino a terra dal vento di ieri e ci sfioriamo. Dico qualcosa, risponde qualcosa, non importa cosa, sento che gli piaccio.

Non abbiamo molto altro da dire, ascoltiamo la pioggia parlare per noi. È facile innamorarsi quando piove. Siamo soli in giardino, la pioggia ha lavato via la fretta, le preoccupazioni, i problemi e ci regala il tempo per godere. Ecco che mi solleva e fa aderire il suo corpo al mio, mentre l'acqua ci scorre addosso come una coperta tiepida. Esploro i suoi muscoli e chiudo gli occhi per sciogliermi nell'abbraccio. Sento il suo dardo prepararsi ad affondare. Non devo aspettare a lungo e lo accolgo in estasi, proteggendolo dalla terra con la mia carne.

Mi risveglio che ancora piove, la pioggia ha lavato via la sua traccia e la mia ferita si sta già richiudendo. Ora cercheremo un posto per deporre le uova, un posto dove le nostre chioccioline potranno nascere al riparo. Alcune avranno i colori del suo guscio, alcune del mio. Sono sicuro che ameranno la pioggia in questo giardino.



Dopo la pioggia di Francesca D'Amato



Un appassionato incontro d’amore tra due chiocciole che, come molti sapranno, sono animali ermafroditi.

sabato 3 marzo 2012

Come quando fuori piove, ma voi siete nella Bottega del mistero

Un tavolo verde sul lago

Un gruppo di uomini si ritrova furtivamente di sera in una casa sul lago, cercando di fare il meno rumore possibile. Tende vengono tirate per riparare l’interno da sguardi indiscreti. Cassetti vengono aperti per estrarne misteriosi oggetti avvolti in carta di giornale. Ed ecco che un panno verde viene steso sul tavolo e le carte fanno la loro comparsa. È l’inizio di un famoso film, girato quasi integralmente sul Lago d’Orta.
Si tratta di “il piatto piange” del 1974, un film di Paolo Nuzzi tratto dal primo e più famoso dei romanzi di Pietro Chiara. Originalmente ambientato a Luino, il film fu girato sul lago d’Orta per ragioni tecniche, ed è solo uno dei tanti realizzati sulle sponde del lago.

Il nostro lago del resto ha attirato da sempre anche gli scrittori, a partire da quell’Enea Silvio Piccolomini,  di cui si è già parlato in questa rubrica tempo addietro, e che descrisse Orta e Pella nel 1434 prima di diventare addirittura Pontefice.
Gli autori sono davvero tanti e non è possibile citarli tutti, anche se c’è chi li ha censiti in una piccola antologia tascabile “Tracce d’autore”, un percorso sugli itinerari letterari del lago d’Orta e del Mottarone.

Uno dei casi più singolari riguarda il volontario esilio di Mario Soldati sul Lago d’Orta negli anni Trenta del Novecento. Con l’amico Bonfantini trovò nel perduto villaggio di Corconio, un luogo magico che ancora oggi sembra fuori dal tempo, il rifugio ideale ai molti dispiaceri di quegli anni, sul fronte professionale, politico e sentimentale.
Preso alloggio in un piccolo e tranquillo alberghetto Soldati trascorse il tempo in serenità a ricaricare le pile, giocando a carte con gli amici o facendo lunghe passeggiate, raccogliendo idee e spunti che gli permisero di scrivere tre romanzi in due anni. Una carica di energia che esploderà pochi anni dopo alla vigilia della guerra. "In quei diciotto mesi fatali della mia vita” scrisse Soldati “mi innamorai tre volte: di un'olandese, di un'attrice” (Alida Valli, ndr) “e di mia moglie Jucci".

Subito dopo la regia di “Piccolo mondo antico”, tratto dal romanzo di Antonio Fogazzaro, che farà di lui anche un regista famoso. Negli anni della guerra però non era semplice mantenere posizioni antifasciste. Così inquietanti personaggi si muovevano attorno a Soldati, facendo tante, troppe domande.
Come un agente dell’OVRA, la polizia segreta fascista, inviato apposta da Novara per tenerlo d’occhio, per paura che potesse passare il confine svizzero e unirsi ai rifugiati. La fine della guerra portò però grandi novità, come l’avvento della televisione. Soldati fu uno dei primi a capirne le potenzialità e ad usarla in modo moderno, inventando quel “Viaggio nella valle del Po” che tanto ha insegnato alla migliore televisione e alla cultura enogastronomica dell’Italia.

Quando l’estremismo sale sul palco

Nel 1975 il cantautore romano Francesco De Gregori pubblica l’album “Rimmel”, uno dei più venduti del decennio, che contiene singoli di successo (“Rimmel”, “Buonanotte fiorellino”, “Il signor Hood”).
I Settanta non sono anni facili per l’Italia. Alla contestazione studentesca iniziata nel Sessantotto aveva risposto la stagione delle bombe (da Piazza Fontana nel 1969). La crisi petrolifera del 1973, a seguito del blocco delle esportazioni di petrolio dai paesi arabi nei confronti delle nazioni occidentali che appoggiavano Israele, costringeva a piani di “austerity” che includevano il divieto della circolazione la domenica e programmi di risparmio energetico. L’’inflazione galoppava con percentuali a due zeri. Ed era solo l’inizio.

La canzone “Rimmel” contiene vari riferimenti al gioco delle carte. A partire dai quattro assi giocati dalla donna, che il cantante aveva conosciuto sventando lo scippo del suo collo di pelliccia da parte di due balordi. Ma anche il verso "come quando fuori pioveva" e il ricordo di un altro episodio vero, uno zingaro che gli predetto un futuro “vincente”.
Nel frattempo a una stagione di dure lotte sindacali si sovrapponeva una deriva estremista che portava migliaia di giovani a ricercare “l’azione politica”, anche a costo di imbracciare le armi. Non solo formazioni “rivoluzionarie” (come le “Brigate Rosse”), ma anche altri gruppi organizzati. E le ragioni della protesta finivano con l’essere coperte dal rumore dei violentissimi scontri di piazza con la polizia e gli estremisti fascisti, con uso di armi da fuoco, e con feriti e morti da entrambe le parti.

“Rimmel” fu violentemente criticato da alcuni giornalisti, come Giaime Pintor, che accusò il cantautore di aver scritto una canzonetta priva di impegno politico e zuccherosa, nello stile della famosa scrittrice di romanzi rosa, Liala.
Rimmel uscì alla vigilia degli anni più duri e violenti, in cui persino il segretario del sindacato comunista della CGIL Luciano Lama sarebbe stato duramente contestato dagli Autonomi (nel 1977) e le Brigate Rosse avrebbero rapito e assassinato il segretario della DC Aldo Moro (1978) dopo aver massacrato i cinque uomini della scorta. Nessuno poteva dirsi al sicuro.

Il 2 aprile 1976, durante un concerto al Palalido di Milano alcuni studenti della sinistra extraparlamentare salirono sul palco e dopo aver ripetutamente interrotto il concerto leggendo dei comunicati, inscenarono un “processo” contro il cantautore accusandolo, in sostanza, di arricchirsi con la musica.
De Gregori fu duramente colpito da quell’episodio e meditò addirittura di ritirarsi dalle scene. Tornerà sul palco solo due anni dopo in un concerto allo Stadio Flaminio di Roma con Lucio Dalla, con cui aveva già collaborato in “Rimmel” (“Pablo”) e con cui inizierà nel 1979 una fortunata tournée che segnò il ritorno dei concerti pubblici in Italia dopo un periodo di stop a questi eventi causato proprio dal “processo” del Palalido.

De Gregori - Rimmel

La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Litfiba – Regina di cuori
Lady Gaga – Poker face
Elio e le Storie Tese – Servi della gleba

Ma voi, quali altre canzoni dedicate alle carte conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


www.illagodeimisteri.it

Sio Comics 19: Come quando fuori piove

 


 Siamo in Onda: il fumetto - by ele

venerdì 2 marzo 2012

Il tema della settimana: come quando fuori piove

Come è un termine di derivazione latina: quòmodo (in quel modo), contratto poi in quòmo e còmo dall'antico italiano.

Anche quando giunge dal latino (quàndo) che aggiunge una 'enne' al sanscrito kadà. Per alcuni, comunque, quando è l'agglutinamento di "qua die" il cui significato è 'nel qual giorno'.

Fuori non è da meno e, a sua volta, ci arriva dal latino: foràs (accusativo) e forìs (usato coi verbi di quiete). I soliti pignoli, anche in questo caso, vanno a scomodare comunque anche il sanscrito, vedendi in 'fuori' quel che si ritrova in dhvar (piegarsi, volgersi).

Latino, per chiudere, anche il termine piove (da piovere). E' plùere la parola che ci regala questa doccia dal cielo.

www.paolofranchini.tk

giovedì 1 marzo 2012

Siamo in Onda come quando fuori piove

I tuoi quattro assi
bada bene
di un colore solo
li puoi nascondere o
giocare con chi vuoi
o farli rimanere
buoni amici come noi.

F. De Gregori   



Come Quando Fuori Piove e s’inganna il tempo giocando a carte e per ricordarsi la sequenza dei segni si impara una breve frase che c’insegna come il Cuori vale più del Quadri, questi del Fiori, mentre ultimo viene il Picche. E quando ti danno il due di quest’ultimo segno puoi ben capire che la storia è finita…

C’è però solo un programma che può offrirvi buona musica, simpatia e divertimento sia che fuori piova o che la notte sia serena: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 3 marzo avrà come tema della serata proprio COME QUANDO FUORI PIOVE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

un piccolo stratagemma che usi come pro memoria…

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

martedì 28 febbraio 2012

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli

Paradiso.

E quando il Santo Pasticciere se ne andò, la predica di Don Sacher fu illuminata.

Alle sue parole, si spalancò la torta paradiso.

E il suo vergineo ventre si riempì del pane degli angeli, dello zuccotto del Papa, dei bignè di Santa Colombina,della glassa di Salomone, della diplomatica dell'Eden.

A chiudere il corteo, la torta verde della settimana santa.

Con Don Sacher finito, a implorare impacchi per i suoi piedi dolci.

www.pensierismi.wordpress.com