sabato 5 dicembre 2009

Il noir non mente mai, parola di Paolo Franchini...


In estrema sintesi, bugia significa inganno (o astuzia) e sembra trarre le proprie origini dal latino bauscìa (o baucìa) e assumeva, più che altro, il significato di cattiveria, cattivo oppure guasto. Per qualcuno, poi, la ragione dell'aggettivo bugiardo arriva dal tedesco arcaico: da bösartig, per l'esattezza, che sta a indicare maligno.

Devo anche dire che bugia ha un altro significato perché indica anche una sottile candela. In questo caso, sembra proprio derivare dall'arabo Bidgiaya, ovvero dal nome della città africana che, ancora oggi, fornisce una gran quantità di cera. Per capirci, comunque, la bugia è un piccolo disco di ferro con un anello su un lato per maneggiarlo e una specie di bocciolo di fiore al centro per potervi inserire la candela.

E adesso il consueto sguardo alla classifica dei libri più venduti in Italia nell'ultima settimana.

Qualcuno rimarrà deluso, ma stavolta nessuno scossone né sorpresa: al terzo posto si conferma Niccolò Ammaniti con il suo “Che la festa cominci” (Einaudi), al secondo Alessandro Baricco con “Emmaus” (Feltrinelli) e in vetta, ancora una volta, Dan Brown e il suo “Il simbolo perduto” (Mondadori).

Nelle retrovie, invece, si fanno avanti due romanzi che possono riproporsi sul podio con prepotenza: al quarto posto, infatti, ecco la scrittrice Fred Vargas con “Scorre la Senna” (Einaudi) seguita a ruota dal giallista-tabagista Andrea Camilleri che torna a farsi vedere nelle prime posizioni con l’ultimo romanzo “La rizzagliata” (Sellerio). È proprio vero che Natale è ormai alle porte...

Qualche consiglio di lettura noir

La terra della menzogna (di James Crumley)
Si tratta una storia ad "alta gradazione alcolica" con i personaggi che si dividono in cattivi e... cattivi. Milo è andato vivere in Texas, si è comprato un bar e ha tolto di nuovo dal cassetto la sua licenza di investigatore privato. Mentre la storia d'amore con la dolce Betty sembra ristagnare, l'uomo accetta di seguire alcuni casi ordinari, ma quasi subito si scontra con un nero gigantesco che ha appena fatto fuori un noto spacciatore.
Euro 14,00 - Pagg.365 – Einaudi

La verità bugiarda (di Raul Montanari)
Un tranquillo traduttore italo-tedesco affitta un bilocale nel milanese. Nella casa, però, vivono solo inquilini che sembrano nascondere un segreto. La cosa non lo sconvolge più di tanto, perché anche lui – forse - ha qualcosa che non si deve sapere. Poco lontano, lungo la ferrovia, sono stati commessi due delitti. Al nostro traduttore, però, serve poco per addentrarsi in questa Milano enigmatica e affascinante, dove le trame terroristiche non mancano e dove un omicidio politico è destinato a fare epoca. Il mondo che ci racconta Montanari in modo spietato sembra proprio andare alla deriva, fra le disillusioni di una generazione di trentenni costretti a vivere la vita in assoluta precarietà, dall'amore al lavoro ai rapporti familiari.
Euro 16,80 - Pagg.312 - Baldini Castoldi Dalai

False verità (di Rupert Holmes)
In questo libro si racconta la storia di una giovane giornalista, famosa per le sue interviste e la propria avvenenza, che deve scrivere un libro su una coppia di comici degli anni '60. All'apice del loro successo, nella stanza d'albergo in cui alloggiano viene ritrovato il cadavere di una donna e, sebbene entrambi hanno un alibi di ferro, l'incidente stronca di colpo sia la loro carriera professionale sia la loro amicizia. Convinta che i due uomini nascondano qualcosa di davvero grosso, la giornalista inizia una personalissima (e rischiosa) ricerca della verità.
Euro 18,00 - Pagg.476 - Fandango

Il paese della menzogna (di Christopher Brookmyre)
Un reporter d'assalto è il protagonista di questo romanzo feroce e provocatorio che si colloca a metà strada tra thriller e romanzo di denuncia. Un magnate dei mass media viene massacrato insieme alla moglie e una banda di ladruncoli viene subito data in pasto all'opinione pubblica. Il famoso capro espiatorio, insomma. I servizi segreti si buttano nella mischia e, d'intesa con la stampa, fanno di tutto per manipolare l'informazione e scatenare una caccia all'uomo. L'obiettivo è uno solo: eliminare i quattro malcapitati ladri prima che si possano proclamare innocenti. Il giornalista, però, caparbio e sospettoso come non mai, si muove per conto proprio per far capire come stanno realmente le cose. Il romanzo è permeato da una corrente di comicità che sembra pronta a esplodere a ogni capitolo, ma anche da una notevole e corrosiva dose di satira politica.
Euro 15,00 - Pagg.316 - Meridiano Zero

I miei auguri di buon compleanno, questa sera, vanno ad Alexandre Dumas padre che compie oggi la bellezza di 207 anni. Ricordare alcune opere di questo scrittore francese è forse superfluo, perché sono suoi romanzi grandiosi come I tre moschettieri, Il conte di Montecristo e Il tulipano nero.

Anche il figlio, comunque, non ha scherzato affatto e, tra le sue tante opere teatrali e non, va senza dubbio citato il romanzo La signora delle camelie che, non dimentichiamolo, è la base su cui Verdi ha costruito La Traviata.

Hasta la fin del mundo... in Vespa!


Il libro
16 dicembre 2005: dopo un avventuroso viaggio di oltre 4.500 chilometri una singolare spedizione raggiunge Ushuaia, la città più australe del mondo, all’estremo sud della Tierra del Fuego. Di ventiquattro Vespa partite da Buenos Aires solo ventidue riescono nell’impresa di attraversare la Pampa e la Patagonia lungo la Cuarenta, "spina dorsale" dell’Argentina, una secolare strada in terra battuta che si snoda ai piedi delle Ande e che, ancora oggi, rappresenta una vera e propria sfida per chi vi si avventura: la leggendaria Ruta 40. Una sfida a bordo di un fuoristrada, una follia in sella a delle Vespa.
Una storia vera raccontata tra le pagine di "Hasta la fin del mundo... in Vespa!", il libro di Lorenzo Franchini nostro ospite questa sera. È la cronaca on the road della straordinaria esperienza vissuta dall’autore insieme a un gruppo di persone normali, improbabili "raider patagonici" che nella vita sono artigiani, meccanici, impiegati, padri di famiglia, studenti.

L'autore
Lorenzo Franchini (Varese, 1963) vive e lavora a Induno Olona. Non è un consumato avventuriero e nemmeno un giramondo di professione. È una persona a cui piace viaggiare in sella alla sua Vespa, sempre la stessa dal 1981. Nell'ambiente vespistico del Web è conosciuto col nickname di Lorenzo205. Ha ideato e realizzato "Chilometri di parole in Vespa", una rassegna virtuale dedicata alla letteratura vespistica ed è moderatore del forum "Viaggi" di "Vespaonline", il più importante website italiano dedicato a questa inarrestabile due ruote dall’indubbio fascino.

Se volete saperne di più, questo è il suo sito internet: findelmundovespa

Live a Siamo in Onda

Grande serata la nona puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. L'ospite musicale della serata è il grandissimo Esteban Diaz. Ecco le foto della serata.

Il Riso: terza e ultima parte

La risaia come "un passaggio della storia"...

La storia passa sulle risaie come sui campi di grano, sui frutteti… La risaia è nata nel XVI secolo e ha messo in condizione il territorio di Novara, naturalmente ondulato e ricco di dossi, di appiattirsi. Ha prodotto la nascita di scuole di agrimensura e di idraulica, ha prodotto una classe di agricoltori ricchi, di affittuari, di notai e avvocati proprietari terrieri. Ha generato la nascita della categoria lavorativa delle mondariso, ha vissuto l’esperienza delle guerre: Novara è terra di confine, ha visto guerre e subito passaggi di proprietà, dai Visconti-Sforza ai Savoia, dagli Spagnoli ai Francesi, dagli Austriaci ai Piemontesi. E’ una terra solo in parte di identità piemontese. La nostra identità è profondamente ( e felicemente) contaminata dallo spirito lombardo. I nostri studenti studiano a Torino, ma anche a Milano e facciamo spesso spesa alla Rinascente di piazza Duomo.

Sembra che i valori tradizionali della "pianura" si siano apparentemente dissipati, come se l'onestà fosse un valore quasi da "vergognarsi", lo crede davvero e quale il loro destino?

Per fortuna l’onestà è un valore universale e non soltanto della pianura. Io ho inteso dire che stiamo perdendo i valori della civiltà contadina, legati alla trasparenza, alla lealtà reciproca, alla fedeltà alla parola data e, soprattutto, al rispetto per la terra e l’ambiente, alla volontà di vivere in sintonia con la natura.Certo, oggi se si dice francamente di pagare le tasse sino all’ultimo centesimo, si passa per pazzi o per stupidi, almeno in certe realtà. Io , comunque, all’onestà credo ancora e, a costo di essere derisa, lo proclamo a gran voce. Vorrei che soprattutto i politici e gli amministratori appoggiassero questa mia tesi… Per il futuro in Italia vedo nero! Spero molto nell’Unione Europea, invece!

Ernesta come figura femminile importante e punto di riferimento, quale il ruolo delle donne nel passato e quale nel presente?

Ernesta, mia nonna, era una donna forte e saggia, come la maggior parte delle contadine e delle donne, in generale. Le donne, secondo me, sono quelle sublimi creature che ovviano ai difetti dei maschi, lasciando loro la convinzione di essere gli artefici di tutto quanto c’è di bello e di grande nel mondo. Invece sono le donne che portano nel mondo la bellezza, la bontà, perché generano la vita e per un milione di altri motivi. Oggi le donne dovrebbero prendere coscienza che, se nell’Occidente sono libere di scegliere il proprio destino, lo devono proprio a quelle figure, come l’Ernesta, che hanno vissuto con dignità e determinazione il proprio ruolo, senza ripiegarsi in un ruolo di supina acquiescenza agli ordini dei maschi. Purtroppo le ragazze di oggi danno per scontato che la loro libertà sia un’acquisizione facile, quasi dovuta. Non è così. In ogni caso oggi occorre lottare perché le donne ancora schiave ( inserite nei canali della prostituzione coatta , per esempio) o subordinate alla sharia o tenute nell’ignoranza e escluse dai processi dell’acculturazione o fuori dai circuiti del lavoro, queste donne possano trovare il legittimo riconoscimento del diritto alla parola, all’istruzione, al lavoro, alla libera scelta della propria vita.

Un motivo per leggere il suo libro

Divertirsi, principalmente, perché il libro deve essere soprattutto un piacere. E poi perché ho cercato di descrivere con semplicità, ma assoluta e onesta veridicità un mondo nel quale affondano le radici degli Italiani: il mondo contadino.

Progetti per il futuro?

Sto per pubblicare un libro per ragazzi (Il lago dei ricatti), ambientato sul lago d’Orta. Anche qui ci sono personaggi in cui molti potrebbero riconoscersi, dai miei allievi ai bottegai di Orta San Giulio.

Il Riso: seconda parte

Dall'insegnamento alla scrittura, come è avvenuto questo passaggio e perchè questa esigenza?

Ho cominciato a scrivere testi scolastici per procurarmi strumenti di lavoro. Ho iniziato a insegnare a tempo indeterminato a 25 anni,nel 1976, in un istituto professionale, insegnavo "cultura generale" e,naturalmente non avevo libri adeguati.
Si usavano, infatti, testi in uso nel biennio degli istituti tecnici. Il mio primo testo uscì nel 1986 e si intitolava, guarda caso!, Cultura generale ed educazione civica. Appena edito il testo, però, sono stata trasferita in un biennio tecnico e mi sono trovata alle prese con I Promessi Sposi. Allora era in uso proporre agli studenti esercizi di comprensione del testo . Io, però, non avevo mai il tempo di dettare le domande. Ho deciso, così, di scrivere un eserciziario che Mursia ha pubblicato nel 1988. Di primo acchito ha venduto sessantamila copie. Segno che ce n’era bisogno. E’ stato forse il mio testo di maggior successo, si vende ancora. Poi la Casa Editrice mi ha proposto un’antologia dei Promessi Sposi. Mi è andata a genio l’idea di scrivere un testo semplice, che permettesse ai ragazzi di evitare la lettura delle pagine più ostiche e complesse del romanzo, sostituite da sobri riassunti commentati. Anche questo si vende tuttora.Ero, certo, emozionata e anche preoccupata all’idea di intervenire con “tagli” nei confronti di un “mostro sacro” come il romanzo del Manzoni. Ma poi ho visto che l’operazione funzionava e che la lettura veniva semplificata , a tutto vantaggio degli studenti.Quando sono passata al triennio e ho dovuto fare i conti con la Commedia di Dante, ho applicato lo stessa procedimento ed è uscita, sempre per Mursia, un’antologia della Divina Commedia che ancora si vende bene, semplice e piana, con i canti più difficili, articolati e, diciamo la verità, abbastanza illeggibili per ragazzi di sedici-diciotto anni, riassunti e commentati senza troppi voli pindarici. Nel frattempo, con un’amica, ho iniziato a scrivere romanzi per ragazzi ( per lo più polizieschi) e la Casa Editrici ha voluto che l’iniziativa proseguisse e divenisse la collana Apprendista scrittore: si tratta di romanzi d’avventura, intriganti, corredati da esercizi di scrittura creativa. Mi sono trovata a costruire un metodo piano e semplice per educare alla scrittura, approfittando della suggestione della lettura ( invitando i ragazzi a manipolare o integrare il testo o inventare finali diversi o a lavorare sugli stili e sulle tecniche ecc. e poi, acquisita esperienza di scrittura, suggerendo loro di cimentarsi in un breve testo completo e “tutto loro”) .Le scuole che hanno adottato i testi mi hanno così invitato a iniziative di “Incontro con l’autore” oppure mi hanno proposto di organizzare veri e propri corsi di scrittura creativa per ragazzi.Da ultimo sono approdata alla scrittura di racconti e romanzi per adulti.

Laboratori di scrittura creativa per i ragazzi quali le difficoltà e le soddisfazioni incontrate?

Educare alla scrittura è piacevole e divertente. Si tratta proprio, in senso etimologico, di e-ducere dalla mente e dall’animo dei ragazzi le parole che permettono di costruire un testo. Io, solitamente, sviluppo un percorso collettivo, quando si tratta di scrivere filastrocche o fiabe o racconti e anche, all’inizio, poesie, perché i ragazzi, insieme, si sentono più forti e collaborano più volentieri quando viene coinvolta tutta la classe. Lavorare da soli spesso li mette in difficoltà, perché non sanno come dare inizio al lavoro, ridacchiano, scherzano tra loro e non si schiodano dall’empasse.Si inizia con la progettazione del testo ( l’idea fondamentale su cui lavorare, la delineazione dei personaggi, la stesura, per sommi capi di un intreccio ecc.). Successivamente si correda questo progetto di parole adeguate e, infine, si passa a una spietata analisi per la drastica correzione di tutto ciò che non va…Difficoltà? Non ne trovo, se la classe ha entusiasmo e mi segue con fiducia. E’ invece problematico se è una classe demotivava e indisciplinata, ma mi è capitato molto raramente di trovarne.

Come si è documentata per scrivere "il Taglio del riso e altri racconti di pianura"?

Questa raccolta di racconti è nata dal desiderio di rendere omaggio a mia madre, la Giuse. I protagonisti, infatti, sono i miei nonni materni, mia madre e le mie tre zie. In realtà non ho avuto bisogno di documentarmi: le storie erano quelle che nei lontani anni Cinquanta ( io sono nata nel 1951) sentivo evocare, la sera, nel tinello della casa dei miei nonni dove ho vissuto sino a sei anni e che poi ho frequentato a lungo ancora. Allora ancora non c’era la TV, si ascoltava la radio, ma si chiacchierava molto. Le mie zie, che solo nel 1946 avevano lasciato la cascina Bertottina per venire a vivere in città con in genitori, ricordavano con nostalgia la loro adolescenza e giovinezza. Quegli anni, la cascina, alcuni personaggi e animali ( il maiale Batiston è esistito davvero e così il cavallo Grillo, il cavallante Miglio ecc.), venivano evocati quasi in tono mitico ( ha presente il mito dell’infanzia di Pavese?). Quelle conversazioni, l’evocazione di ricordi mi incuriosivano, perché anche si parlava di guerra, di partigiani , di un passato “recente”, ma remoto al contempo, perché erano ormai gli anni della Repubblica, del miracolo economico. Io ero una bimbetta, assorbivo emozioni . Mia madre mi raccontava spesso dei due soldati inglesi ospitati da mio nonno in cascina e della loro partenza. Mi raccontava delle sere, trascorse al buio ad ascoltare la BBC, di un aereo, soprannominato Pippo, che sparava a ogni raggio di luce, la notte, che mitragliava i treni di giorno. Quando ho deciso di partecipare al concorso “Dante Graziosi”, bandito dal Piccolo Torchio (alias Interlinea), ho raccontato proprio una di quelle storie e ho sottoposto a un arduo interrogatorio mia madre e mia zia Vanna ( oggi l’unica sopravvissuta), per saperne di più. Ma ho scoperto che i testimoni oculari spesso sanno molto poco di quanto accade intorno a loro, se si prescinde dalla loro esperienza personale. Allora ho chiesto al dottor Mauro Begozzi, direttore dell’ “Istituto storico della Resistenza” di Novara, che è una meravigliosa fonte di sapere in merito di storia locale degli anni Trenta e Quaranta soprattutto. E poi ho consultato libri che hanno illuminato anche mia madre, la quale solo allora è riuscita a spiegarsi tante incongruenze sulle quali aveva sempre sorvolato. Per esempio abbiamo scoperto perché mai l’8 settembre 1943 due soldati inglesi fossero piombati in cascina da mio nonno e avessero bisogno di nascondersi.

Il grande ingannatore e i suoi figli

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Dante, "Inferno" XXVI

Tutto cominciò con una bugia, ricordate?
“Mangiate dell’albero di questo frutto e non morirete, anzi sarete simili a Dio!”
E noi lì di corsa ad ingozzarci dei frutti dell’albero della conoscenza del Bene e del Male solo per scoprirci nudi, deboli e mortali. La più grande truffa della storia. D’altro canto cosa vi aspettate dal grande drago, il serpente antico, colui che chiamano il Diavolo e Satana, dal Grande Ingannatore insomma? Ma noi umani imparammo presto il trucco e diventammo maestri nell’arte della menzogna.

Ulisse, il “mai sazio d’inganni” ci costruì la sua fama. Così bugiardo che quasi gli riuscì quello che sarebbe stato il colpo della sua vita: evitare di andare alla guerra contro la città di Troia. Avendo saputo da un oracolo che se fosse partito sarebbe stato lontano da casa venti anni, si finse matto. Fu smascherato da un tal Palamede che prese il figlioletto di Ulisse e glielo mise davanti mentre faceva pazzie guidando l’aratro. Ulisse si fermò, naturalmente, perché non era mica pazzo. Ma se la legò al dito. Così Palamede, guarda caso, non fece mai ritorno dalla guerra. Uno strano incidente lo tolse di mezzo. Nella sua tenda vennero trovate delle monete e una lettera compromettente del re nemico. Prove sufficienti a farlo condannare a morte. Prove, secondo alcuni, messe ad arte dalla “manina” di un “noto” ingannatore.



Come è risaputo, l’arte di ingannare dell’eroe greco si rivelò fondamentale anche per la fine della guerra. Fu sempre Ulisse, infatti, a confezionare il più grande “pacco” della storia. Un enorme e bellissimo cavallo di legno lasciato in dono agli abitanti di Troia dai Greci, ufficialmente stanchi della guerra. Un vero portafortuna, spergiurava l’attore greco ingaggiato da Ulisse per fare la parte del disertore, un talismano in grado di rendere imprendibile Troia assicurandole l’eterna protezione divina, se fosse stato portato dentro la città. I troiani abboccarono e demolirono pure le mura per far introdurre quel gigantesco arnese, che proprio non voleva saperne di passare per la porta troppo stretta. Così quella stessa notte, mentre i Troiani dormivano ebbri e felici, Ulisse e i greci uscirono dal cavallo in cui erano nascosti e diedero il via al massacro.
Ulisse finì all’inferno per questo (e altri) inganni perpetrati nella sua lunga carriera. Almeno questo ci dice Dante, che lo incontrò all’Inferno. Il poeta tuttavia ne fu affascinato e ne restituì il grandioso ritratto di uomo che per amore della conoscenza è pronto a sacrificare la vita.




L’astuzia, l’inganno, la frode in fondo ci affascinano. Certo non i truffatori che raggirano le persone anziane ed indifese. Quelli sono infami almeno quanto coloro che ingannano i bambini. Ma gli altri? Quelli capaci, come Totò di vendere la Fontana di Trevi al turista in cerca di facili affari? O come il re della 'stangate' Frank Abagnale Jr., interpretato sullo schermo da Di Caprio? Quelli alla fine, ammettiamolo, ci risultano simpatici.



Perché l’astuzia e l’inganno sono la tentazione dell’intelligenza e il confine tra conoscenza e imbroglio talora è incerto come la differenza tra una banconota vera ed una falsa.

giovedì 3 dicembre 2009

Di nuovo il cioccolato, di nuovo il noir

Il cioccolato e la letteratura noir tornano a raccontarsi, proprio come avvenuto poche settimane fa nel nostro accogliente salotto.

L'occasione, questa volta, viene offerta dalla tappa varesina di Eurochocolate, la manifestazione internazionale nonché cultural-gastronomica che addolcirà la Città Giardino il prossimo weekend (più precisamente, dal 5 all'8 dicembre).

Paolo Franchini e il suo romanzo Soprattutto la notte, infatti, saranno fra gli ospiti della rassegna nella giornata di MARTEDI’ 8 dalle ore 17 presso il “Re Carlo” di piazza della Motta, proprio nel cuore di Varese.

Se siete ghiotti di cioccolata e di libri, quindi, non perdete questa occasione per nessun motivo.

Altri dettagli e ragguagli, nel caso, li potete trovare a questo link.

lunedì 30 novembre 2009

Il Riso: prima parte

"Il taglio del riso e altri racconti di pianura", editore Interlinea, un taglio insolito per raccontare storie e personaggi di una realtà che sembra svanire. Maria Adele Garavaglia, laurea in filosofia, scrittrice,insegnante,curatrice di collane, ne parla con maestria e umanità, come se la "risaia" fosse ancora patrimonio di tutti, generazioni passate,presenti e future. Ne parliamo meglio con Lei...

sabato 28 novembre 2009

Riso giallo e risate noir

Ridere ci arriva così com'è dal latino (ridere) e giunge direttamente dalla stessa radice del termine greco kriddein. Il significato è prorompere in riso, ovvero contrarre i muscoli del viso mentre si verifica una contrazione a scatti delle corde vocali.

Anche sorridere è un termine latino (subridere) e significa 'ridere sotto' ovvero compiere un'azione non piena. Ridere senza rumore, insomma, piegando appena le labbra e gli occhi quasi cercando di non farlo apparire. Si può sorridere per compiacenza, affetto, cortesia, ma anche per incredulità, sprezzo, compassione.

A questo punto, permettetemi di citare Dante. Nel XXII canto del Paradiso, infatti, il Sommo parla del sorriso e lo fa in questo modo stupendo: «Col viso ritornai per tutte quante le sette sfere; e vidi questo globo, tal ch'io sorrisi del suo vil sembiante».

Come facciamo dall'inizio di questa terza stagione, uno sguardo veloce sui libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni.

Al terzo posto troviamo Niccolò Ammaniti che scende di una posizione con il suo "Che la festa cominci" (Einaudi) e che, quindi, viene rimpiazzato al secondo posto da Alessandro Baricco che ha appena mandato alle stampe "Emmaus" (Feltrinelli). In vetta, anche questa settimana, Dan Brown con "Il simbolo perduto" (Mondadori), saldamente primo ancora negli USA, in Inghilterra e Germania, ma "solo" quinto nei Paesi Bassi.

Se vogliamo parlare, invece, solo di saggistica, la classifica italiana questa settimana è la seguente: al terzo posto Federico Rampini con "Slow economy" (Mondadori), al secondo Bruno Vespa con "Donne di cuori" (Mondadori) e in vetta il Presidente della Camera Gianfranco Fini con "Il futuro della libertà" (Rizzoli).

Qualche consiglio di letteratura noir

O ridere o morire (di Barbara Garlaschelli)
Quella che è stata definita (e a ragione) come la regina dello humour nero, ci regala un'edizione riveduta e corretta del suo primo libro, pubblicato nel lontano 1995 e oggi pressoché introvabile. È una raccolta di racconti fulminanti (arricchita da molte storie inedite) in cui calano dense e inquietanti sia le atmosfere sia le verità. Lo stile è rapido, leggero e i personaggi sono cattivi come le trame: il lettore, inevitabile, è costretto al disagio e alla perplessità. Il motivo è forse uno solo: i personaggi e le sensazioni sono quelle che animano la nostra vita tutti i giorni, ma sono descritti usando una luce diversa. Il più arrendevole non sempre si arrende, la più goffa nasconde qualità letali, il lutto non sempre è davvero inconsolabile e il senso dell'umorismo, ebbene sì, può anche condurre all'omicidio.
Euro 13,50 – Pagg.179 – Todaro

Spettri da ridere (di AA.VV.)
E' una cosa risaputa, ma conviene sempre ribadirla: la maggior parte degli scrittori che raccontano di fantasmi non credono alla loro esistenza. D'altronde, non sarebbero stati dei "Grandi Mentitori". Questa bella antologia è sviluppata proprio sul fatto che i fantasmi non esistono. Il vero divertimento è quello di leggere come ci si può burlare dei racconti gotici, dello concetto stesso di fantasma, degli spettri. Un altro buon motivo per non farsi sfuggire questo libro? Semplice: gli autori. Oltre a essere tutti di lingua inglese, sono fra i più noti del panorama letterario: da Charles Dickens a Oscar Wilde, da Kipling a Jerome.
Euro 7,75 – Pagg.220 - Einaudi

Soltanto un sorriso (di J.D. Robb)
Il tenente Dallas della Omicidi di New York ha appena sposato un miliardario tanto affascinante quanto enigmatico e adesso si sta godendo la meritata luna di miele. Il sogno, però, viene bruscamente interrotto: un giovane impiegato dell'albergo dove stanno soggiornando, viene trovato impiccato. Sembrava una persona serena, senza problemi, ma gli indizi sono inequivocabili e il caso viene catalogato come un suicidio. Poco tempo e la stessa sorte tocca anche a un avvocato e a un uomo politico. Anche in questi casi, nessuna lettera d'addio oppure indizi che possano far capire di più. Tre suicidi inspiegabili sono troppi per essere una semplice coincidenza. La nostra poliziotta si getta a capofitto nell'indagine. Come sempre accade nei romanzi, tutto è complesso perché le vittime non sembrano avere nessun legame fra loro. Un solo elemento comune, però, viene rivelato dalle autopsie: tutti i corpi hanno una piccola bruciatura nella corteccia cerebrale…
Euro 8,90 – Pagg.359 – TEA

Il giallo del sorriso scomparso (di Anna Lavatelli)
Serve un commissario di polizia molto speciale per investigare su un furto altrettanto speciale, quello del sorriso della Gioconda. Non è l'unico caso, però: sono scomparsi improvvisamente anche i colori di un'intera città. Ad aiutare l'ispettore Busillis e sua moglie Renata c'è anche il fido cane poliziotto Asso. Questo romanzo illustrato è ovviamente per ragazzi e si può leggere a partire dai 9 anni.
Euro 7,75 - Pagg.128 – Interlinea

I miei auguri di buon compleanno vanno quest'oggi ad Alberto Moravia che spegne ben 102 candeline.

Una precisazione: quello di Alberto Moravia non è che uno pseudonimo. All'anagrafe, infatti, l'autore di opere come 'Gli indifferenti' e 'La noia' risponde al nome di Alberto Pincherle. È considerato uno dei più grandi romanzieri italiani del novecento e nei suoi scritti ha affrontato anche temi difficili come il sesso o filosofici come l'alienazione sociale e l'esistenzialismo.

Inoltre, cosa importante, gli auguri di buon compleanno raggiungono stasera anche un amico di “Siamo in onda”: William Facchinetti Kerdudo, in arte Will K.

Infine, anche questi davvero sentiti, tanti auguri al buon Tommy Julita: anche lui, tra due giorni, spegnerà le sue... can-deline.

Una risata vi seppellirà

Si racconta che in certe notti dell’anno sia possibile assistere al passaggio della grande Caccia Infernale. Migliaia di spiriti, sospinti da demoni ed altre creature delle tenebre, percorrono le campagne all’inseguimento della loro preda.


«Puntavo decisamente verso sud, verso Novara, verso casa. I fari tagliavano la notte davanti alla mia auto dietro cui, lentamente, le tenebre tornavano a saldarsi. Perché l’oscurità è ovunque e la luce è un’eccezione, uno strappo alla regola generale dell’universo.
Guarda il cielo sopra di te. So già che guarderai le stelle e non vedrai il buio in cui sono affogate. Guarda dentro di te. Vedrai la luce, ne sono certo, e chiuderai gli occhi di fronte all’ombra che la circonda e ti riempie, dandoti forma.
Guidavo con la sigaretta nella sinistra, aspirando una boccata ogni tanto e lasciando che il rosso della brace ardesse nell’oscurità. La destra si muoveva per tentare di cambiare il canale della radio dove stavano dicendo che fumare distrae dalla guida.
“Balle!” risi.
Un istante dopo qualcosa in fuga dalle tenebre, un cinghiale credo, fu sparato contro il paraurti della mia auto, come un proiettile da centocinquanta chili. Non compresi ciò che accadde finché non strisciai fuori dall’auto, annaspando nel fango.
Fu allora che udii la risata. Era lunga, sarcastica e stridente come una pietra da mola sulla lama di una falce.
Mi rialzai, realizzando solo allora che la mia auto era rovesciata in una risaia. L’unico faro sopravvissuto all’impatto lottava ancora disperatamente per non soccombere all’oscurità, da cui mi fissavano mute figure indistinte.
Allora la risata esplose, di nuovo, gigantesca. Come ad un segnale quell’armata silenziosa riprese la sua corsa. E io non potei fare a meno di unirmi agli spettri nella loro eterna caccia infernale.
Guarda l’oscurità che ti circonda e la tenebra che si annida dentro di te e ricorda:» disse il fantasma svanendo «sarà una risata a seppellirti.»

William Facchinetti Kerdudo e una passeggiata a Torino

Si intitola "Torino, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda" il nuovo libro del nostro ospite di stasera.
Le città non sono solo i luoghi ove abitiamo o lavoriamo con i loro palazzi, monumenti. Ben oltre la storia ufficiale vi sono storie e leggende meritevoli di essere valorizzate da un occhio curioso. Così nascono le guide di William Facchinetti Kerdudo.
Si è già parlato in questa sede della guida di Milano, dei misteri del Lago Maggiore ora arriva il momento di presentare in nuovo lavoro ovvero un’opera che riguarda la Città di Torino: città energica, ricca di particolari, curiosità e mistero.
Polaris Editore

Live a Siamo in Onda

Ottava puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospite della serata è Will K nella doppia veste di cantante e autore. Ricordiamo che Will K festeggia cono noi anche il suo compleanno.

Le risaie di Noè

Un problema angustiava il Grande Tessitore. Per anni aveva lavorato nell’ombra per creare le condizioni per rendere possibile quello che migliaia di cospiratori in tutta Italia attendevano.
Aveva ottenuto l’attenzione dei Grandi d’Europa inviando i soldati del piccolo regno di cui era Primo Ministro a combattere una guerra ai confini dell’Asia.
Aveva stretto accordi segreti con l’Imperatore dei Francesi, promettendo cessioni territoriali dopo la vittoria e dandogli un piccolo anticipo. Gli aveva infilato nel letto un’incantatrice, una sua affascinante cugina, che aveva saputo sedurre l’Imperatore e guadagnarlo alla causa del piccolo regno.
Aveva anche riarmato l’esercito, il cui nerbo era costituito da montanari e contadini perfettamente addestrati e disciplinati il cui motto era “non ti muovere”. Ed erano davvero capaci di non muoversi di un metro, di non cedere posizione nemmeno davanti alla carica della cavalleria, scaricando una scarica di fucileria dopo l’altra prima di andare all’attacco con le baionette inastate.
Tutto era pronto, insomma, salvo un piccolo dettaglio. La condizione perché la Francia scendesse in guerra a fianco del Piemonte contro l’Austria era che fosse questa a dichiarare guerra e attaccare. Questo presentava tre problemi. Innanzitutto la distanza dal confine, il fiume Ticino, alla capitale, Torino, era breve. In secondo luogo le forze piemontesi erano numericamente soverchiate da quelle austroungariche. Infine, tra l’esercito alleato francese e il Piemonte, c’erano di mezzo le Alpi.
Il risultato di questa equazione era uno solo: gli Austriaci avrebbero raggiunto la capitale prima dell’arrivo degli alleati. Un disastro insomma.
Così Camillo Benso, conte di Cavour, consumava nervosamente le piastrelle del pavimento, senza trovare una soluzione al problema, finché questa non gli arrivò sulla scrivania sotto forma di una relazione firmata Noé…
Avete capito bene, la relazione era firmata proprio Noé, ma quello non era uno scherzo e questa che vi sto raccontando è una storia vera.
Se volete conoscere la soluzione a questo mistero dovrete continuare a leggere con attenzione, però.
Dicevo, la relazione era firmata Noé. Il signor Carlo Noé. Anzi l’ingegner Carlo Noé per la precisione.
Naturalmente è inutile che vi dica in quale specializzazione si era laureato Noé… Non ci arrivate? Suvvia, in ingegneria idraulica, chiaramente, presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri di Torino. Quello che oggi si chiama Politecnico, per intenderci.
Insomma, l’ingegner Carlo Noé, nato a Bozzole Monferrato, in provincia di Alessandria, nel 1812 mandò a Cavour una sua relazione con cui forniva la soluzione al problema che tanto angustiava il Primo Ministro. Era possibile lasciare che l’Austria dichiarasse guerra al Piemonte e che le armate austriache non arrivassero a Torino prima che i Francesi avessero attraversato le Alpi.
Non fate gli spiritosi! Carlo Noé non aveva inventato la macchina del tempo. Né, tanto meno, aveva inventato una straordinaria arma segreta. La sua ricetta era semplice, lineare, poco costosa, facile da attuare e, soprattutto, di una efficacia spaventosa.
Cavour diede immediatamente ordine di chiamare Noé e gli affidò pieni poteri per la predisposizione del suo piano. Nel frattempo organizzò le cose in modo che l’Austria dichiarasse la guerra.
Così accadde. Gli austriaci varcarono il Ticino e dilagarono nel Novarese senza incontrare resistenza. I Piemontesi non davano battaglia, cedendo terreno al nemico, che sentiva di avere la vittoria in mano.
Finché Noé non diede l’ordine di scatenare contro l’invasore il peggior nemico di ogni esercito della storia: il fango. Tra il 25 ed il 29 aprile 1859 Noé scatenò una vera inondazione provocando l’allagamento del territorio tra la Dora Baltea e la Sesia, facendo sbarrare i canali d’Ivrea, di Cigliano e del Rotto. L’acqua dei canali, sommandosi a quella che già riempiva le risaie trasformò tutta la piana risicola del Vercellese in un’immensa palude.
L’esercito austriaco provò ad attraversare quel lago, ma letteralmente vi sprofondò. Uomini, cavalli, carri, cannoni affondavano nel fango e occorrevano sforzi immani per avanzare di pochi metri. Inoltre i ponti e le strade, tagliate da abili guastatori, diventavano altrettanti trabocchetti sotto quella superficie liquida e sempre uguale. In breve i comandi austriaci compresero che non sarebbero mai arrivati a Torino e diedero l’ordine di invertire la marcia.
Nel frattempo i Francesi avevano potuto passare le Alpi e congiungersi ai Piemontesi. Noé diede ordine di fermare l’inondazione e ripristinare chiuse e strade per permettere l’avanzata dei franco piemontesi che a Magenta, il 4 giugno 1859, sconfissero gli Austriaci, costringendoli a ripiegare verso la Lombardia, dove, pochi giorni dopo, sarebbero stati battuti definitivamente.
Il risultato di quelle battaglie fu la liberazione della Lombardia dal dominio straniero, seguita, nei mesi seguenti, dalla rapida unificazione dell’Italia.

Sabato sera: ospite l'artista eclettico William Facchinetti Kerdudo

E' davvero un concentrato di creatività questo personaggio che può essere annoverato tra musicisti, scrittori, fotografi. Scopriamo insieme il suo mondo fatto di passione per l'arte, la musica e il mistero. Inoltre, manco a dirlo, c'è un motivo in più per potergli dire "benvenuto in radio". Scopriamolo insieme, stasera.

giovedì 26 novembre 2009

Parole al vento: il libro, dalla radio al teatro



Domenica 29 novembre 2009 alle 16.00 la comitiva di Siamo in Onda sarà al piccolo teatro Il Colibrì presso il Centro Parco Oriano di Sesto Calende (Varese).
Sfoglieremo insieme le pagine di "PAROLE AL VENTO - Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio" (Macchione Editore).
Il libro, come molti di voi già sanno, è un'antologia di racconti curata da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts a favore di AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down.
Nel corso della presentazione, sveleremo alcuni retroscena del libro, leggeremo alcune pagine e ascolteremo un po' di musica dal vivo. Oltre a molti autori saranno presenti gli attori della compagnia teatrale LA CORTE DEI MIRACOLI, il cantautore ossolano MARIO ERMINI BURGHINER, l'istrionico architetto dalla chitarra facile FABRIZIO NASO TRABUCCO e qualche altro ospite a sorpresa.

Se l'idea vi piace, fate girare la voce. L'ingresso è gratuito.

Per saperne di più sul progetto "Parole al vento"
visitate il sito: www.parolealvento.it

sabato 21 novembre 2009

Paolo Franchini e i supereroi del noir


Super è una preposizione che ci giunge dritta dritta dal latino ed è un"comparativo di un supposto positivo". Corrisponde al greco yper, al tedesco obar e all'inglese over. Come si può facilmente notare, ad esempio nel titolo della puntata di questa sera, questa preposizione permane più che viva in molti composti: ad esempio, superfluo, superficie, superlativo, etc.

Eroe ci arriva invece dal greco eroa (un accrescitivo di eros) e si ricongiunge etimologicamente sia al sanscrito sia al latino dove assume anche il significato di vigoroso. Presso gli antichi, veniva chiamato eroe chi si credeva nato da una divinità oppure chi riusciva a compiere imprese prodigiose (grazie alla propria forza fisica, ma non solo). Quando passavano a miglior vita, gli eroi divenivano celebri e a loro venivano tributati onori quasi fossero semidei. Al giorno d'oggi, vengono considerati eroi tutti quelli che si distinguono per valore o grandi virtù, oppure per successi in imprese particolari (ad esempio, gli eroi di guerra).

Al solito, uno sguardo veloce, ma puntuale, sui libri più venduti in Italia negli ultimi sette giorni.

Scambio di posizione tra il terzo e il secondo: questa settimana, infatti, sul gradino più basso del podio troviamo Sua Eccellenza Cardinal Dionigi Tettamanzi con la sua "Lettera di Natale alle famiglie" (Centro Ambrosiano). Al secondo, quindi, si colloca con grinta il buon Niccolò Ammaniti con il suo "Che la festa cominci" (Einaudi); in vetta, anche questa settimana, e temo che lo vedremo lì per un po', il "solito" Dan Brown con il suo nuovo romanzo "Il simbolo perduto" (Mondadori). Questo "librone", come era lecito aspettarsi, rimane saldamente in vetta questa settimana anche negli USA, in Inghilterra e in Germania.

Un'ultima curiosità che, forse, interessa a pochi: in Cina, il libro più venduto in questi ultimi giorni è "A Story of Du Lala's Promotion" di Li Ke (Shannxi). E' la biografia di Eileen Chang, una delle più famose scrittrici di Taiwan, e lo si può comprare per soli 26 yuan (ovvero, nemmeno tre euro).

Qualche consiglio di letteratura noir

La donna fantasma (di Cornell Woolrich)
Scott viene accusato di aver strangolato la moglie con una cravatta. Un delitto di gelosia che viene subito archiviato con una condanna terribile: pena di morte. L'uomo, però, insiste a proclamarsi innocente e a ripetere di aver trascorso la serata del delitto con una sconosciuta incontrata per caso in un bar. Solo l'amico più caro sembra poterlo aiutare e, per farlo, deve rintracciare quella donna che, secondo la polizia, non è mai esistita...
Euro 8,00 - Pagg.273 - Mondadori

La donna serpente (di Carlos Montemayor)
Da un ufficio che si occupa di sicurezza nazionale, un agente informa per iscritto il proprio superiore di un fatto molto strano: in pratica, un personaggio che stanno tenendo d'occhio è invischiato in una serie di relazioni particolari. Quest'uomo, che dovrebbe essere un ricercatore, si sposta in continuazione nella zona del Messico. Sfruttando dati, testimonianze e avvenimenti reali accaduti in quella zona nel 1995, e rielaborando alcuni documenti politici e militari, l'autore è riuscito a creare un romanzo di grande tensione, ma soprattutto un libro che svela l'attività delle spie infiltrate nei movimenti politici e sociali.
Euro 15,00 - Pagg.247 – Manni

L'uomo Dragon (di Garry Disher)
Siamo in Australia, a Melbourne per la precisione. Non è ancora Natale, manca l'acqua e l'estate si davvero caldissima. Uno dei paradisi del surf è turbato da una serie di incendi dolosi e da due delitti, due ragazze uccise nel giro di una settimana. Il killer, cosa che nei libri capita abbastanza sesso, scrive ai giornali e minaccia di colpire ancora. La polizia ha in mano solo l'impronta di uno pneumatico e un elenco di sospetti, tutte persone coinvolte in reati sessuali. L'ispettore Challis e il suo sergente lavorano senza darsi pace e quando le indagini sembrano arenate definitivamente, scoppiano nuovi incendi. Stavolta anche letali, di giorno come di notte. Per ironia della sorte, saranno proprio questi incendi a liberare la strada e a condurre i nostri poliziotti alla soluzione dei casi.
Euro 14,50 - Pagg.312 - Marcos y Marcos

Capitan Sangue (di Justin Somper)
A bordo di un vascello pirata del ventiseiesimo secolo, tempi duri per Connor. Soprattutto da quando il nipote del capitano, un tipo davvero odioso, si è unito all'equipaggio e da quando la battaglia fra generazioni è diventata inevitabile. Intanto, la sua gemella e l'uomo che questa ama (e che è cieco) raggiungono una fortezza dove vive un guru in grado di curare anche la cecità. Sorpresa: il santone è molto più interessato a Grace che a chi dovrebbe curare. Per farla breve, i due hanno varcato il limite dal quale non c'è ritorno. E lo stesso, sembra un caso, è successo anche agli uomini ancora a bordo del vascello pirata dove inizia tutta questa storia. Si può leggere dagli da 11 anni in su e lo consiglio come regalo di Natale perché avvince ed è scritto (o meglio, tradotto) molto bene.
Euro 17,00 - Pagg.464 - Mondadori

I miei auguri di buon compleanno vanno stasera alla persona cui vengono attribuite due frasi "pesanti". La prima è più che nota: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo», ma anche la seconda non scherza affatto: «Se questo è il migliore dei mondi possibili,gli altri, che cosa sono?».

Questo signore si chiama François-Marie Arouet, ma è più conosciuto (e molto, anche) con lo pseudonimo di Voltarie e spegne proprio oggi la bellezza di 315 candeline. Per chi non lo sapesse, Voltarie è stato un poeta francese, ma anche un filosofo, scrittore e drammaturgo e il suo nome è indissolubilmente legato al movimento culturale dell'Illuminismo.

Live a Siamo in Onda

Settima puntata di Siamo in Onda, il salotto rodiofonico del sabato sera di Puntoradio. Ospiti della serata sono i The fate, bravissimi cantanti provenienti dalla capitale.
Ecco le foto della serata.

Le Polaroid di Marco Franceschini


Sono piccole gocce di memoria che riaffiorano, sono i classici scatti della vecchia Polaroid, forse un pò sbiaditi, sdruciti...ma che ritraggono pur sempre noi e il nostro vissuto.

La Seicento del fornaio
La Fiat 600 del fornaio non era una seicento qualunque, era speciale. Di più: era Abarth. Era l’essenza dell’aggressività, nessun’altra auto nel rione popolare era così cattiva e grintosa. Quella seicento non avrebbe sopportato nessun compromesso, anzi, era votata alla rissa. Il panettiere non la parcheggiava neppure vicina alle altre, grandi e piccole che fossero, e secondo me era perché la sua Abarth le provocava. La teneva sul marciapiede, in divieto di sosta davanti alla bottega.Già al minimo lei ringhiava, con il motore che teneva il minimo e rispondeva rapida ai colpi di gas ballonzolando sotto il cofano, tenuto semiaperto da un paio di stecche, come si usava allora, nella spettacolare ricerca di ventilare adeguatamente qual piccolo motore attaccabrighe. Anche lo scarico – doppio! – ballava e si abbassava bruscamente ad ogni accelerata, con un suono che da ruvido mutava improvvisamente in acuto. Che meraviglia! E poi un giorno era pure cresciuto di misura, perché la scritta Fiat 600, pur con l’aggiunta “Abarth”, era stata sostituita da una, ben più consistente: 850. Quella notte, in una misteriosa metamorfosi, era diventato ottoecinquanta! Una specie di Ferrari in miniatura. Quando passavo davanti al fornaio, che si trovava sul mio percorso casa-scuola elementare, insomma, la trovavo sempre là, ed aveva il potere di bloccarmi, facendomi così correre (!) il rischio di farmi arrivare tardi alle lezioni. Sì, perché allora si andava anche due pomeriggi alla settimana, ma le mattinate in classe, però, erano così un poco più brevi. Era davvero divertente osservare ogni particolare della – chiamiamola per convenzione – seicento, anche perché c’era quasi sempre qualche cosa che si aggiungeva, di settimana in settimana, aumentando così la sua natura luciferina. Certo non è che tutte le volte si arrivasse all’aumento di cilindrata, ma insomma lo spettacolo non mancava mai: ora la coppa dell’olio maggiorata spuntava da sotto, ora il proprietario le regalava la strumentazione speciale con il grande contagiri, il volante a tre razze, ora il radiatore supplementare… Gli scudetti giallo-rossi con lo scorpione, simbolo dell’Abarth, costellavano la carrozzeria bianca come la farina della quale il proprietario era sempre come impolverato, scudetti che toglievano ogni dubbio. Mica il caso mio, ma l’ignoranza in materia di simili belve non mancava, in giro. Un giorno, dopo un’evidente cura subita anche dalle sospensioni, trovai la piccola Fiat con il muso che, nato pacioso per famiglie di belle speranze e dalle molte cambiali, morsicava ora l’asfalto, come un cane che tira la tovaglia dal tavolo, trascinando con la tovaglia anche il servizio buono. “Fiat Abarth!”. Ed anche le zucche si tramutavano in veloci carrozze (scoprii in seguito, mio malgrado vista l’intrinseca difficoltà della materia anche, per così dire, risonanze latine in questo binomio!). Naturalmente si doveva prestare attenzione, poiché c’erano le Abarth vere e quelle false, ma per noi bambini il sistema per smascherare i falsi c’era: se lo scarico era doppio, allora era un’originale! Mi accorsi in seguito che anche questo parametro, questa “certificazione”, come si direbbe ora, non era certo sufficiente ma, si sa, più si invecchia e più si scopre che le verità sono difficili da cogliere e le fregature facili da prendere. Allora, insomma, bastava molto meno, dico per scoprire la verità o per credere di conoscerla. La mia passione per l’Abarth cresceva giorno per giorno, virulenta e, come ebbi modo di constatare successivamente, incurabile, ma allora ero più ottimista e pensai così di poter soddisfare almeno un po’ il mio desiderio di entrare a far parte del mondo dello scorpione. Quindi, cercavo di “vivere in modo Abarth”. Molte mie attività, così, erano “abarthizzate”, per usare una mia definizione di allora, ad esempio salire le scale di casa: si trattava di correre sulle rampe come un matto, su fino al quinto piano, unendo alla velocità una valida imitazione del rumore del motore, e mimando, a pugni tesi in avanti, l’impegno della guida, magari con frequenti cambi di marcia. La Trento-Bondone, insomma! Mia madre avanzava talvolta qualche riserva, dal momento che non sempre rimanevo nei limiti fonometrici di legge. E poi lei non capiva perché una seicento alla fine dovesse costare come una millecento! Ma come spiegarglielo!? Se una seicento fila a 140 all’ora e brucia le millecento, mica può costare di meno?! E poi la mamma, proprio lei, che faceva la spesa tutti i giorni, come faceva a non capire? Erano tutti pezzi speciali! Un ulteriore miglioramento nelle mie prestazioni lo raggiunsi quando acquistai dal cartolaio, proprio di fianco al forno, uno scudetto adesivo giallo e rosso con lo scorpione. Costava la non certo trascurabile somma di 140 Lire, che rappresentava numerosi lavoretti casalinghi che fruttavano ora 10, ora 20 Lire. Mia madre non è che capisse il fascino Abarth, ma almeno mi permetteva, pedagogica, di accumulare così risparmi…Dopo giorni di impegno, appiccicai con mille cure lo scudetto sul carter catena della mia bicicletta rossa. Da quel giorno anch’io ero entrato nell’eletto gruppo dei possessori di un’Abarth e le prestazioni della bici registrarono come per incanto un impulso incredibile: accelerazione bruciante, velocità elevata, tenuta di strada superiore erano finalmente caratteristiche anche della mia fida e paziente Atala con ruote da 18. Lo scorpione, ancora una volta, aveva punto la meccanica senza pietà ed il veleno era entrato in circolo.

Supereroi senza fumetti


Molto prima che la matita iniziasse a disegnare il fumetto, anzi, molto prima che la matita fosse inventata, anzi, fin dall’inizio dei tempi, i supereroi esistevano. Certo, non indossavano una calzamaglia colorata, ma erano belli, sempre giovani, invulnerabili e i loro poteri erano ugualmente straordinari. Erano Dei e i loro nomi divennero leggenda.
Anche i loro avversari non erano meno agguerriti e pericolosi, dei veri super avversari.
Come il dragone Tiamat, la madre di tutti i mostri, che Marduk sconfisse precipitandola nell’Abisso e conquistando il titolo di Re degli Dei. E che dire dei Titani? Giganti dalla forza bruta smisurata che diedero la scalata alla montagna degli Dei accatastando i monti uno sull’altro? Ma Zeus li sconfisse, scagliando contro di loro micidiali folgori, forgiate per lui da Giganti con un occhio solo.
Al tempo degli Dei, invincibili, immortali e beati, subentrò però il tempo degli Eroi. Figli degli Dei e perciò dotati di poteri straordinari, ereditavano il tragico destino della loro parte umana: l’essere mortali. Così la loro invulnerabilità presentava sempre un punto debole.
L’invincibile eroe greco Achille fu ucciso da una piccola freccia che lo colpì nell’unico punto debole: per renderlo invulnerabile, la dea Teti, sua madre, l’aveva immerso da piccolo nelle acque di un fiume infernale, lo Stige. Solo il tallone, per il quale lo teneva al momento dell’immersione, non era stato bagnato, segnando il suo destino.
Sorte analoga toccò al germanico Sigfrido. Dopo aver ucciso il temibile drago Fafnir si era bagnato nel suo sangue per diventare invulnerabile alle armi. Una foglia, caduta per destino sulla sua schiena, indicò il punto in cui un traditore avrebbe conficcato la propria lancia.
A molti supereroi dell’antichità non mancavano nemmeno i superproblemi. Ercole, figlio illegittimo di Giove, dovette per tutta la vita fare i conti con l’ira rancorosa della moglie di questo dio, smaniosa di sbarazzarsi del figlio della colpa. Sciagure familiari e attacchi di follia omicida costrinsero Ercole a sobbarcarsi numerose, epiche, prove per espiare le proprie colpe.
Non mancavano neppure i crossover. Per chi non lo sapesse un “crossover” è una storia in cui due supereroi che normalmente hanno le loro avventure in collane o, comunque, in storie separate si incontrano. Ad esempio, i Fantastici quattro possono incontrare Silver Surfer o l’Uomo Ragno in una storia e insieme combattere i loro comuni nemici.
Anche gli eroi della Grecia ebbero il loro crossover quando l’eroe Giasone organizzò una spedizione in terra straniera, sulla nave Argo. Tra gli imbarcati, detti complessivamente “Argonauti”, figuravano eroi famosi come Ercole, i gemelli Castore e Polluce, il cantore mago Orfeo e tanti altri.
Le imprese degli dei e degli eroi erano inoltre raffigurate nelle sculture e nelle pitture, talora con tratti così vivi da richiamare i moderni fumetti che, non a caso, spesso si sono ispirati alla mitologia.
Così Thor, il dio del tuono, è entrato passato prepotentemente dalle saghe vichinghe ai comics statunitensi. E che dire della serie Sandman, che pesca abbondantemente nel patrimonio mitologico del mondo antico?

venerdì 20 novembre 2009

Il Telefono Rosa: terza e ultima parte

Difficoltà incontrate?
Molte. Dalle croniche difficoltà economiche di tutte le associazioni di volontariato, ai problemi di creare e sostenere reti di tutela e di supporto. Dalle azioni a favore delle donne a quelle di sensibilizzazione nei confronti del genere maschile, che deve farsi carico di riconoscere che la violenza è quasi essenzialmente un comportamento maschile. Ma bisogna anche dire che nel limite del possibile le istituzioni ed enti privati fanno il possibile per garantire una attività ai massimi livelli.

Soddisfazioni ottenute?
Parlare di soddisfazioni non è facile, nel nostro settore. Però vediamo donne violentate che riprendono in mano la loro vita. Donne con figli che lasciano il "posto sicuro", che ormai è violento, e che si adattano a qualunaque lavoro pur di creare indipendenza e autonomia per sè o i propri figli. Vediamo la dimensione internazionale e mondiale della violenza: accogliamo donne di ogni etnia. Se soddisfazione ci deve essere, è quella di essere sempre in prima fila e sempre pronte quando una donna ha bisogno di noi.

Obiettivi futuri?
Il mantenimento dei livelli attuali di attività, e dei servizi esterni, soprattutto quelli con il camper itinerante di Vicino a Te. La promozione di pratiche univoche nella Regione Piemonte per realizzare metodologie adeguate nel contrasto alla violenza. La creazione di reti di supporto e di ulteriori spazi per accogliere le donne. Obiettivi tanti: energia anche, ma ovviamente non dipende solo da noi.

La situazione delle donne oggi rispetto al passato...
Vedo miglioramenti sulla base della consapevolezza delle donne e del coraggio che hanno per la denuncia o per percorrere la strada della propria autonomia. Ma avremo ancora tante vittime, anche uccise, perchè ormai le dinamiche violente si alimentano di modalità che non sono solo di sopraffazione, ma di eliminazione.

Le situazioni ricorrenti più spiacevoli...
Donne vittime di stalking, perchè non si sa mai dove si fermerà il perpetratore. Donne sole con splendidi bambini al seguito, che non hanno dove andare. Ma l'elenco sarebbe infinito: ogni storia ha qualcosa che la rende più spiacevole di quella precedente.

Il piemonte è una realtà a sè o simile al resto d'Italia dove operano altre associazioni simili?
Pensiamo che la violenza sia un fenomeno globale. Non ci sentiamo di appartenere a territori migliori o peggiori. Le amiche delle altre associazioni la pensano come noi, infatti.

Un consiglio per ogni donna...
Non accettare la violenza, non sperare che un uomo violento cambi, sappia distinguere tra il proprio amore e come questo amore è ricambiato. Sul nostro sito ci sono molti materiali, alcuni pratici: invitiamo tutte le donne a consultare il sito e a conoscere la violenza: per sè ma anche per le vicine di casa. le amiche, le parenti. Ma questa è poi la raccondazione che facciamo anche agli uomini. Attenzione, vicinanza e solidarietà: e la violenza dovrà fare un passo indietro.

Ringraziando Lella Melzo vi segnalo con piacere il sito dell'Associazione : http://telefonorosa.altervista.org/

L'origine del supereroe




Gulo era un ragazzo malinconico, dallo sguardo sognante. Frequentava la Facoltà di Filosofia. Lui, però, avrebbe voluto essere un supereroe, e non un filosofo.

A quel tempo, tuttavia, la città era sovrappopolata di eroi, boriosi e narcisi, che invece di aiutare le persone, pensavano solo a fare bella mostra di sé.

C’era l’Uomo Invisibile (che aveva problemi a mostrarsi, ma era borioso lo stesso), l’Uomo Acqua (che poteva trasformarsi e privatizzarsi a proprio piacimento), ed il famigerato Uomo Improcessabile.

Insomma, sembrava proprio che per Gulo non ci fosse posto...

Un giorno, però, proprio mentre il professore spiegava la maieutica socratica, Gulo decise di andarsene dall’università, e di scappare via per sempre...

Arrivato al bosco che sorgeva alla periferia della città, nel buio della notte, Gulo avvertì un versetto raccapricciante che proveniva da un cespuglio. Si avvicinò. E fu aggredito da un procione furioso, che lo morsicò al naso!

Immediatamente Gulo iniziò a trasformarsi. Gli sbucarono peli ovunque, e due grosse orecchie sul capo.

Era diventato l’Uomo Procione.


I suoi poteri, tuttavia, parevano essere soltanto due:

  1. Emanare cattivo odore.
  2. Sciacquare qualsiasi pietanza nel fiume, prima di portarla alla bocca (come sono soliti fare, appunto, gli orsetti lavatori...)

Gulo, divenuto un supereroe (anche se non proprio quello che avrebbe voluto), corse subito in città, per mostrarsi agli altri supereroi.

Quelli, però, erano tutti nello studio TV della città, a farsi belli davanti alle telecamere. Ma, cosa ancor più terribile, qualcuno aveva piazzato una bomba nello studio, per liberarsi per sempre di tutti i supereroi.

Gulo sapeva queste cose per via del suo terzo, insospettato superpotere: il “senso di procione”.

Ecco che, allora, Gulo irruppe in trasmissione, e diede l’allarme.

Tutti fuggirono.

Sia le persone del pubblico, sia quei codardi dei supereroi.

E quando la bomba esplose, soltanto il povero Gulo rimase schiacciato sotto le macerie.


Il suo verso di procione impaurito, tuttavia, fece breccia nel cuore delle persone e, così, panettieri ed idraulici, netturbini ed impiegati iniziarono a scavare tra le macerie, e trassero in salvo il povero Uomo Procione.


Da quel giorno, Gulo vaga per la città, in cerca di un modo per cacciarsi nei guai, perché possiede il potere più speciale di tutti: lui sa tirar fuori l’eroe che alberga nel cuore delle persone più semplici.


Da quel giorno, Gulo, si fa chiamare Procyon, il procione maieutico...




© 2009 – Federico Di Leva

Con illustrazioni di: F. Miglio & C. De Micheli Rossi

SUPEREROI !!!


Sabato 21 novembre il tema della puntata è " Supereroi". Vi dirò che, nonostante io abbia il terrore dei ragni, il mio supereroe preferito è proprio Spiderman. Perchè? non lo so... forse perchè Peter Parker fa il giornalista, spesso pure un po' sfigato e sottovalutato.
Ma non parliamo di me. Parliamo di un eroe, che la Storia, il Mito e la Leggenda hanno fatto diventare super. Parliamo di PARIDE, colui che rapì la bella Elena e provocò una serie di guai e accidenti su e giù per la penisola Ellenica.

In CircostanzeTeatrali 2009, io recito un monologo interpretando Elena. Menelao e Paride sono le altre due voci dell'infausto terzetto. Però è a Paride che sono affezionata. Me lo sono immaginata come un ragazzino che agisce suo malgrado e si è trovato in mezzo a qualcosa di molto, molto più grande di lui. Insomma "mamma, non è colpa mia, sono state le Dee che me lo hanno fatto fare...". Giovane, dal destino un po' sfigato. Quasi come Peter Parker.


PARIDE

Mi viene da ridere. Mi viene da ridere, ah ah ah!
Ah! il veleno sta facendo effetto. Svolge bene il suo compito, questo veleno.
Mi viene da ridere. E da piangere. Sto morendo. Muoio alla fine di dieci anni di guerra, muoio per una menzogna, il peccato originale della mia vita mi ha presentato il conto.
Sono troppo giovane per morire…
Ero un ragazzino quando tutto è iniziato.
Facevo il pastore, solitario, fatto per abitare nel sole, immerso, come un dio selvatico, nel respiro degli animali e degli alberi.
Per un’illusione d’amore ho rovinato tutto.
Per una bugia, una bugia del cazzo… ah ah ah.
Chissà che cosa mi è saltato in mente, quel giorno, dove mi sono infilato, in mezzo alla ragione e al delirio, in mezzo tra l’incubo e il sogno.
Che diavolo mi prese, in quella gara assurda di bellezza tra dee, di attribuire a Venere il pomo tanto ambito.
Mentii, sedotto dalla promessa di incontrare e di possedere, favola leggera e mortale, la donna più bella del mondo. Era un sogno infantile, cresciuto oltre sé stesso, sui fuochi ormonali della pubertà. Fantasia nata dalla carne.
Ma questa promessa divina, cosa mi ha portato?
Solitudine, solitudine in attesa dell’avverarsi della profezia. Solo in mezzo a tutti i miei amici, i miei concittadini, che si misero anch’essi in attesa. Facendomi terra bruciata intorno.
Attendevano, loro. E aspettavo anche io, prigioniero di quella dannata profezia.
Ergastolano di un evento che per forza avrebbe dovuto, prima o poi, verificarsi.
Ah! Io, Paride, ero destinato ad amare e possedere la donna più bella del mondo.
Quella. E non altre.
Nessuna di quelle fanciulle, che mi apparivano fuggevoli, scivolando nelle strade di Troia, no, nessuna di quelle care e dolci creature che mi sorridevano da lontano, accennandomi un saluto. Nessuna.
Quella dannata profezia! Non ho più potuto avvicinare una donna senza che questa scuotesse tristemente il capo, mormorando “certo, non sono io…”
Condannato all’esilio di un’attesa. Abitante di un sogno, un sogno dal quale potevo liberarmi solo realizzandolo.
E’ stata la disperazione, e non l’amore, a spingermi verso Elena.
Quanto poco amore c’è nelle storie d’amore.
Quanto poco si amano gli uomini e le donne, veramente intendo.
Amano sempre sé stessi, e amano il proprio destino, negli altri.
Mi sono preso Elena, sì, non perché l’amavo, ma per la sua fama. E’ lei la più bella no?
Dovevo liberarmi, dovevo far avverare la profezia.
Elena era il mio sogno diventato carne.
Non l’ho mai amata.
Era solo la mia chiave per tornare al mondo.
E fu allora che accadde. Una cosa strana.
La Gelosia.
Si perché, tornato a Troia, insieme con Elena, ho scoperto che la mia evasione in lei era… reciproca. Entrambi eravamo fuggiaschi. Io, dal mio peccato originale. Lei, la bella Elena, da Menelao, suo marito.
Capii, d’un tratto, lucidamente, come un raggio di sole che penetra nel sogno oscuro e ferisce gli occhi, che Elena non era fuggita CON me, ma DALL’altro.
Non amavo Elena. Ma la gelosia senza amore è un’acrobazia intellettuale che non tutti conoscono, e che si alimenta di un dolore tetro e solitario.
La gelosia senza amore è l’onanismo della mente. E' destinata ai filosofi.
La gelosia per amore è un male per artisti. Non so chi l’ha detto, l’ho sentito da qualche parte.
L’una genera emozioni e allucinazioni, l’altra glaciazioni e teoremi.
Non l’ho mai amata, Elena, ma soffrivo pensando che lei amasse ancora Menelao.
Per qualche ragione tutta femminile che non mi interessava certo sapere, è venuta via con me amando lui. Per dispetto forse …. che ne so, valle a capire le donne!
Ho capito che Elena mi ha salvato dall’incubo della profezia, ma non mi ha salvato da me stesso.
Ho capito che avverare la profezia non è stata la mia vittoria, ma la mia sconfitta.
Infatti ora muoio, e io volevo fare tante altre cose.
Il mio sogno infantile, Elena, la più bella del mondo tutta per me, mi ha impedito di crescere, è diventato un tumore maligno, è diventato guerra decennale, sangue e lacrime, carri incendiati e cadaveri da calpestare.
Ho creduto che Elena fosse una liberazione, invece è stata così inutile.
Inutile…


(ispirato a un testo di G.Celli)


giovedì 19 novembre 2009

Il Telefono Rosa: seconda parte

Come è nata L' Associazione?
Il Telefono Rosa di Torino è nato nel 1993, a seguito dell'iniziativa di un gruppo di socie fondatrici che hanno così inteso creare sul territorio piemontese una realtà operativa di contrasto alla violenza contro le donne. La fondazione è stata poi seguita da un significativo numero di persone e si sono avviate collaborazioni in rete con enti istituzionali e privati che consentono oggi al Telefono Rosa di essere una realtà che si rivolge non solo a Torino, ma a tutto il Piemonte e in generale (grazie ad internet) ovunque ci sia qualcuno che ci incontra o che ci cerca. Il nostro ruolo è essenzialmente dedicato ad attività di ascolto, accoglienza e accompagnamento di donne vittime di violenza e maltrattamenti fisici, psicologici e/o sessuali.

Il suo Sviluppo a livello della regione Piemonte?
La sede di quello che ormai è il Telefono Rosa del Piemonte, come dice il nome, è stabilita a Torino, in Via Assietta 13/a a pochi passi dalla stazione di Torino Porta Nuova.
Nonostante ciò, la diffusione della nostra presenza è sia a livello regionale sia a livello nazionale, considerando che i diversi contatti che abbiamo via e-mail portano la nostra azione ben al di là dai confini provinciali o regionali. Abbiamo poi realizzato due servizi esterni: uno chiamato Presenza Amica e che vede la presenza di nostre operatrici ed operatori nella stazione di Torino Porta Nuova dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 24.
C'è poi Vicino a Te, un camper itinerante che staziona davanti a scuole, ospedali, uffici, mercati, per incontrare, informare, sensibilizzare e anche offrire ascolto alle donne e a tutti coloro che intendono dare un contributo di presenza al contrasto contro la violenza alle donne e per i minori vittime di violenza assistita.

La sua esperienza nell' Associazione...
Sono Presidente dell'Associazione ma sostanzialmente ne ho visto la nascita, come socia fondatrice. La mia è una esperienza complessa, che deriva dalle prime lotte per la conquista dei diritti delle donne fino ad arrivare a considerare la violenza, tra l'altro, come la prima e più brutale negazione dei diritti femminili. Nel corso del tempo abbiamo dovuto attrezzarci con violenze sempre più efferate. Già nel 2000 avevamo lanciato un allarme sulle recrudescenza della violenza fino all'omicidio: i fatti ci hanno dato ragione. Questo non è indovinare il futuro: è saper leggere nei comportamenti del perpetratore e nelle reazioni della vittima un preoccupante aumento della violenza. Che ora sta degenerando anche nelle giovani generazioni e soprattutto sotto forma di violenza di gruppo.

Come vengono istruiti e preparati i Volontari?
Più che di istruzione si deve parlare di formazione continua. La nostra formazione prevede momenti d'aula almeno una volta l'anno, con corsi che si aggirano sulle 30 ore complessive. Poi ci sono le formazioni permanenti, interne ai vari progetti. Abbiamo uno psicologo, formatore e supervisore, che verifica in ogni momento le situazioni a più alto impatto. Molta della preparazione delle volontarie dell'accoglienza è legata, è dedicata alla riflessione sulle proprie emozioni e sui vissuti personali legati alla violenza.






martedì 17 novembre 2009

Il Telefono Rosa: prima parte

L'Associazione Volontarie del Telefono Rosa Piemonte è una Onlus, ossia un'Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, nata l'8 marzo del 1993 dopo alcuni mesi di preparazione.
Rappresenta un luogo di "ascolto", di "incontro", di "sostegno" e di "accompagnamento" per le donne che vogliono affrancarsi da situazioni di violenza e di maltrattamento dentro e fuori la famiglia e non solo per queste donne...Ne parliamo meglio con la Presidente dell'Associazione, la Dott.ssa Lella Menzio...

Una serata di parole e tazze di tè


Un consiglio da amici per una serata particolare...