Luna.
I racconti della luna pallida d'agosto.
Leone d'argento nel 1953.
Regia di Mizoguchi.
Tempi gloriosi.
Un lenone d'algento, a dilìgelti sul Canal Glande.
www.pensierismi.worpdress.tk
martedì 14 febbraio 2012
lunedì 13 febbraio 2012
Racconto: La risposta della luna
Immaginate un mondo senza di lei, la Luna: generazioni di poeti, di innamorati, di astronomi, di sognatori orfani di quell'unico rassicurante cerchio luminoso nel burrascoso vorticare dei loro pensieri. No, non sarebbe stata la stessa cosa. E nella storia che vi stiamo per raccontare, per una volta, è proprio lei, la Luna, a dedicarci i suoi versi.
Si, somiglia la mia vita alla vita del pastore. Mi muovo nel vuoto percorso da orfane particelle e vedo stelle, soli lontani, pianeti e l’azzurra terra e altro mai non spero.
E no, poeta, non so a che vale al pastore la sua vita o la mia vita a voi. E ignoro, poeta, dove tenda la tua vita e dove porti la mia, che ai tuoi occhi appare immortale e immortale non è.
Sono nata sola in questo nero che mai sbiadisce, qua, dove la luce delle stelle è fredda, dall’aggregarsi delle polveri del cosmo. Prigioniera dell’attrazione di questo pianeta azzurro e splendido, sul quale i mari si innalzano a salutarmi al mio passaggio, senza mai sperare di sfiorarmi. Abbastanza vicina da spiare una ad una le vostre vite, ascoltare ciascuna delle vostre domande disperate. Troppo lontana perché voi possiate sentire le mie risposte.
Unico satellite di questo vostro pianeta, guardo le stelle lontane come il pastore guarda le greggi. E mi chiedo se siano sole, se sentano la noia o la paura della fine. E mi pare, a volte, di sentire sussurrare tra gli atomi rarefatti del cosmo in un inintelligibile linguaggio. Il canto delle stelle dal quale la luna è esclusa.
Tu, poeta disperato, che consideri fatale all’uomo il dì natale, che accusi i genitori di consolare i figli del fatto di essere nati, considera questo. Sono nata dalla gravità e dalle forze impersonali. Nessuno mai è venuto a consolare i miei vagiti di neonato. Nessuno mai è venuto a tergere le mie lacrime, ogni volta che un asteroide mi ha percosso. Persino adesso, non ho speranza di risposta a queste mie parole e tu, poeta, già ti lamenti, laggiù, che io non ti ascolto.
E se tutti andiamo verso quell’abisso orrido di cui tu parli, poeta, preferirei farlo come voi. Potendo sfiorare con la mia pelle altra pelle.
Scegliere qualcuno a cui camminare a fianco, per farci coraggio a vicenda.
La risposta della luna di Antonella Mecenero
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domenica 12 febbraio 2012
Racconto: Come la Luna
Sembra uscire dalle pagine un po’ ingiallite di un vecchio diario, la storia che vi stiamo per raccontare. È una storia di un’altra epoca infatti. Un’epoca in cui il nonno e la nonna ancora non si frequentavano. Fino a che il nonno... beh, mettetevi comodi e state ad ascoltare.
Correva l’autunno 1922, nella scuola elementare di un paese di campagna faticosamente ripresosi dagli orrori della guerra. Per la prima volta, la classe 1912 si apprestava ad affrontare un anno scolastico quasi normale: non che mio nonno ed i suoi coetanei avessero idea di cosa ci fosse di anormale in un mondo nel quale, per quanto loro potevano ricordare, gli esseri umani erano sempre stati in guerra gli uni contro gli altri.
Quell’anno, tuttavia, qualcosa pareva diverso, ed il terrore che fino ad allora aveva campeggiato sui volti delle madri ora sembrava essere in procinto di sciogliersi in rughe che erano talvolta l’ombra rivoluzionaria di qualche composto sorriso.
Da sempre, il nonno aveva manifestato interesse per le scienze: ciò era probabilmente dovuto ad una predisposizione genetica che presto valse a procurargli la scomoda fama di secchione.
Poiché però nemmeno i secchioni hanno occhi solo per i libri, l’esistenza della bellissima Lelia della quarta B non lo lasciò indifferente.
Quello del secchione innamorato della bella e destinato al fallimento era un copione noto già allora; ma lui era in fondo un piccolo genio, e si era messo in testa di riscrivere la storia.
Curiosando tra alcuni articoli di astronomia, il nonno venne a conoscenza del fenomeno per il quale la rotazione della terra e quella della luna sono sincronizzate e per questo il satellite mostra sempre la stessa sorridente faccia al pianeta. “Come in una danza”, fu la fortunata folgorazione del nonno. Questa storia della danza perfetta tra le due masse gli parve interessante, in un certo senso propiziatoria, ed intuì infine che dovesse avere qualcosa a che fare col mistero dell’amore.
Certe intuizioni, ed il coraggio per trasformarle in realtà, si hanno solo da bambini.
C’era una vecchia signora, in paese, a suo tempo ballerina di professione: il nonno le si rivolse per prendere lezioni. Ci vollero tempo, costanza e tanto amore.
Finché l’estate del ’30 giunse, col suo carico di bollori giovanili e belle speranze. In una calda sera di festa, il nonno si presentò alla nonna e la invitò a ballare.
Come la Luna di Cecilia Forcherio
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sabato 11 febbraio 2012
Libri: I consigli noir di Paolo Franchini
Torna una storia di sangue per il commissario Montalbano: un delitto spietato, una casa in periferia, quella che sembra una "normale" pista passionale. Ma il nostro sbirro non si lascia prendere in giro. Di nuovo, come era accaduto ne "La pazienza del ragno", il Montalbano che ci racconta Camillera è davvero pensieroso, quasi intimista. Che cosa gli starà ronzando in testa?
La luna fredda (Jeffery Deaver)
Una gelida notte di dicembre, una luna piena che riempie il cielo di New York, la paura per quel killer che colpisce due volte a poche ore di distanza. Il suo "biglietto da visita" è un costoso orologio con le fasi lunari e un messaggio firmato semplicemente "L'orologiaio". Il famoso Lincoln Rhyme e la "sua" Amelia Sachs (li ricordate ne "Il collezionista di ossa"?) hanno poche ore per fermare l'assassino, così non resta loro che farsi affiancare dalla celebre agente Dance. Nonostante Rhyme si mostri scettico, cosa normale per lui, la bizzarra collaborazione dei tre riesce a smontare quello che, alla fine, si dimostra essere un gioco di scatole cinesi. Un gioco che vive grazie agli inganni e al doppio gioco.
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Paolo Franchini
La luna nella Bottega del mistero
La luna e le sue leggende
La luna fu dall’antichità un comodo calendario per gli uomini, che vagavano senza fissa dimora sulla superficie della terra. Le sue fasi ben riconoscibili consentivano di dividere il tempo in cicli costanti. Non c’è da stupirsi pertanto che la Luna compaia nei miti e nelle leggende di tutti i popoli.
In particolare la Luna compare nel mito della Triplice Dea, che è una e trina, e corrisponde alle fasi della luna crescente, piena e calante. Secondo lo studioso Robert Graves «la Luna nuova è la dea bianca della nascita e della crescita; la Luna piena, la dea rossa dell'amore e della battaglia; la Luna calante, la dea nera della morte.». Le tre sono descritte anche sotto forma di una Giovane seducente, una Madre accogliente e una Vecchia sapiente.
Vi sono poi molte credenze popolari riguardo alla luna, ad esempio rispetto al momento in cui tagliare la legna o i capelli. Così, si dice che i capelli tagliati in luna crescente crescano più belli, più forti e più sani.
La saggezza contadina insegna che la semina e il trapianto dei fiori vanno eseguiti con la luna crescente, così come la messa a dimora di siepi e arbusti. Con la luna calante vanno invece effettuate le potature delle siepi.
Brillando nell’oscurità di una luce incerta, la Luna era considerata però protettrice di entità misteriose, spesso pericolose, da cui stare alla larga. Si credeva ad esempio che nelle notti di luna piena alcuni uomini potessero trasformarsi in Licantropi.
Nelle notti senza luna, invece, da un uovo deposto da un vecchio gallo di sette anni su un mucchio di letame e covato da un rospo poteva strisciare fuori il Basilisco, che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi.
Vi è anche una leggenda curiosa che riguarda la luna e il paese di Montebuglio, una frazione di Casale Corte Cerro. Esso si trova proprio di fronte al Mergozzolo, montagna da cui sorge le Luna. Una sera, all’osteria del paese qualcuno disse che con un po’ di accortezza la si sarebbe potuta prendere mentre spuntava dal monte.
La sera successiva partirono di buon’ora, armati di scale, uncini e corde. Discesero nella valle, attraversarono la Strona e risalirono col passo veloce dei montanari il Mergozzolo. Col fiato in gola arrivarono sulla cima… giusto per vedere che la luna era già alta in cielo. E dando la colpa alle loro scale, troppo corte, se ne tornarono scornati a casa a Montebuglio.
Il lato oscuro della Luna
Nel 1938 a Basilea, Albert Hofmann, sintetizzò dall'acido lisergico estratto dall'ergot, un fungo parassita della segale, una sostanza chiamata LSD.
Il fungo era conosciuto dall’antichità per la sua pericolosità, in quanto responsabile di stati di allucinazione e alterazione della percezione. Si ritiene tra l’altro che esso sia alla base di alcuni racconti di voli notturni delle streghe.
Negli anni Cinquanta l'LSD venne liberamente sperimentato e divenne popolare anche per la pubblicità che diedero a questa sostanza molti intellettuali, dando vita ad una “cultura psichedelica” basata sull’alterazione ed espansione delle percezioni mediante l’uso di questa sostanza.
Nel 1967 l'LSD venne bandito in tutto il mondo per la sua pericolosità, entrando peraltro nel giro del mercato nero. Nel frattempo si contavano le vittime degli anni di libero uso.
Nel pieno della cultura psichedelica, nel 1965, nasceva una band inglese destinata, attraverso una lunghissima carriera, a diventare una delle formazioni più importanti della storia della musica.
Space rock e rock psichedelico sono gli ingredienti base dei primi anni di carriera dei Pink Floyd, una formazione costituita dal bassista George Roger Waters, dal batterista Nick Mason, dal tastierista Rick Wright e dal cantante e chitarrista Syd Barrett, che diede il nome alla band.
È “l’era del diamante pazzo”, dominata dalla personalità di Syd Barrett, purtroppo sempre più instabile anche a causa dell’uso di LSD e altre droghe. Dopo il crollo psicologico di Barret, nel 1968, è David Gilmour a sostituirlo. I Pink Floyd profondamente colpiti, dedicheranno a Barret nel 1975 l’album “Wish you were here”, che si apre con “Shine On You Crazy Diamond”.
Con l’arrivo di Gilmour i Pink Floyd abbandonano il rock psichedelico per il progressive. Una nuova fase che culminerà con la pubblicazione di un album destinato a passare alla storia (per inciso il tecnico del suono era il geniale Alan Parson).
Nel 1973 esce un concept album sulla cui copertina c’è un prisma che scinde un raggio di luce. È “The dark side of the moon” un album tra i più venduti di tutti i tempi, con 10 singoli anch’essi hit di straordinario successo. Il riferimento è alla faccia della Luna che dalla Terra non è mai visibile. Ma il significato va oltre. Chiunque ha una parte nascosta agli altri e anche a se stesso. È la parte oscura.
L’album si conclude con un brano, in cui la voce di Roger Waters enumera tutte le cose che stanno sotto il sole, in armonia. Ma tutte queste possono essere eclissate, improvvisamente, dall’ombra della luna.
Alla fine della canzone, che un battito cardiaco ricollega idealmente al primo brano dell’album, si sentono alcune misteriose parole. È la voce del portiere dei mitici studi di Abbey road, che ammonisce: “In realtà non c'è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L'unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole.”
Pink Floyd, Eclipse
La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.
Mike Oldfield – Moonlight Shadow
Bertè – E la luna bussò
Sting – Moon over barbour street
Creedence Clearwater Revival – Bad Moon Rising
Gianni Togni – Luna
Fiordaliso – Non voglio mica la luna
Ma voi, quali altre canzoni dedicate alla luna conoscete?
Fatecelo sapere coi vostri commenti!
www.illagodeimisteri.it
La luna fu dall’antichità un comodo calendario per gli uomini, che vagavano senza fissa dimora sulla superficie della terra. Le sue fasi ben riconoscibili consentivano di dividere il tempo in cicli costanti. Non c’è da stupirsi pertanto che la Luna compaia nei miti e nelle leggende di tutti i popoli.
In particolare la Luna compare nel mito della Triplice Dea, che è una e trina, e corrisponde alle fasi della luna crescente, piena e calante. Secondo lo studioso Robert Graves «la Luna nuova è la dea bianca della nascita e della crescita; la Luna piena, la dea rossa dell'amore e della battaglia; la Luna calante, la dea nera della morte.». Le tre sono descritte anche sotto forma di una Giovane seducente, una Madre accogliente e una Vecchia sapiente.
Vi sono poi molte credenze popolari riguardo alla luna, ad esempio rispetto al momento in cui tagliare la legna o i capelli. Così, si dice che i capelli tagliati in luna crescente crescano più belli, più forti e più sani.
La saggezza contadina insegna che la semina e il trapianto dei fiori vanno eseguiti con la luna crescente, così come la messa a dimora di siepi e arbusti. Con la luna calante vanno invece effettuate le potature delle siepi.
Brillando nell’oscurità di una luce incerta, la Luna era considerata però protettrice di entità misteriose, spesso pericolose, da cui stare alla larga. Si credeva ad esempio che nelle notti di luna piena alcuni uomini potessero trasformarsi in Licantropi.
Nelle notti senza luna, invece, da un uovo deposto da un vecchio gallo di sette anni su un mucchio di letame e covato da un rospo poteva strisciare fuori il Basilisco, che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi.
Vi è anche una leggenda curiosa che riguarda la luna e il paese di Montebuglio, una frazione di Casale Corte Cerro. Esso si trova proprio di fronte al Mergozzolo, montagna da cui sorge le Luna. Una sera, all’osteria del paese qualcuno disse che con un po’ di accortezza la si sarebbe potuta prendere mentre spuntava dal monte.
La sera successiva partirono di buon’ora, armati di scale, uncini e corde. Discesero nella valle, attraversarono la Strona e risalirono col passo veloce dei montanari il Mergozzolo. Col fiato in gola arrivarono sulla cima… giusto per vedere che la luna era già alta in cielo. E dando la colpa alle loro scale, troppo corte, se ne tornarono scornati a casa a Montebuglio.
Il lato oscuro della Luna
Nel 1938 a Basilea, Albert Hofmann, sintetizzò dall'acido lisergico estratto dall'ergot, un fungo parassita della segale, una sostanza chiamata LSD.
Il fungo era conosciuto dall’antichità per la sua pericolosità, in quanto responsabile di stati di allucinazione e alterazione della percezione. Si ritiene tra l’altro che esso sia alla base di alcuni racconti di voli notturni delle streghe.
Negli anni Cinquanta l'LSD venne liberamente sperimentato e divenne popolare anche per la pubblicità che diedero a questa sostanza molti intellettuali, dando vita ad una “cultura psichedelica” basata sull’alterazione ed espansione delle percezioni mediante l’uso di questa sostanza.
Nel 1967 l'LSD venne bandito in tutto il mondo per la sua pericolosità, entrando peraltro nel giro del mercato nero. Nel frattempo si contavano le vittime degli anni di libero uso.
Nel pieno della cultura psichedelica, nel 1965, nasceva una band inglese destinata, attraverso una lunghissima carriera, a diventare una delle formazioni più importanti della storia della musica.
Space rock e rock psichedelico sono gli ingredienti base dei primi anni di carriera dei Pink Floyd, una formazione costituita dal bassista George Roger Waters, dal batterista Nick Mason, dal tastierista Rick Wright e dal cantante e chitarrista Syd Barrett, che diede il nome alla band.
È “l’era del diamante pazzo”, dominata dalla personalità di Syd Barrett, purtroppo sempre più instabile anche a causa dell’uso di LSD e altre droghe. Dopo il crollo psicologico di Barret, nel 1968, è David Gilmour a sostituirlo. I Pink Floyd profondamente colpiti, dedicheranno a Barret nel 1975 l’album “Wish you were here”, che si apre con “Shine On You Crazy Diamond”.
Con l’arrivo di Gilmour i Pink Floyd abbandonano il rock psichedelico per il progressive. Una nuova fase che culminerà con la pubblicazione di un album destinato a passare alla storia (per inciso il tecnico del suono era il geniale Alan Parson).
Nel 1973 esce un concept album sulla cui copertina c’è un prisma che scinde un raggio di luce. È “The dark side of the moon” un album tra i più venduti di tutti i tempi, con 10 singoli anch’essi hit di straordinario successo. Il riferimento è alla faccia della Luna che dalla Terra non è mai visibile. Ma il significato va oltre. Chiunque ha una parte nascosta agli altri e anche a se stesso. È la parte oscura.
L’album si conclude con un brano, in cui la voce di Roger Waters enumera tutte le cose che stanno sotto il sole, in armonia. Ma tutte queste possono essere eclissate, improvvisamente, dall’ombra della luna.
Alla fine della canzone, che un battito cardiaco ricollega idealmente al primo brano dell’album, si sentono alcune misteriose parole. È la voce del portiere dei mitici studi di Abbey road, che ammonisce: “In realtà non c'è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L'unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole.”
Pink Floyd, Eclipse
La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.
Mike Oldfield – Moonlight Shadow
Bertè – E la luna bussò
Sting – Moon over barbour street
Creedence Clearwater Revival – Bad Moon Rising
Gianni Togni – Luna
Fiordaliso – Non voglio mica la luna
Ma voi, quali altre canzoni dedicate alla luna conoscete?
Fatecelo sapere coi vostri commenti!
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La Bottega del Mistero
venerdì 10 febbraio 2012
Il tema della settimana: luna
Il termine, comunque, è confrontabile anche con la parola greca "selene" (da sèles) il cui significato primo è splendore.
Una curiosità direttamente dalla Germania: i tedeschi, pare dicano Laune per indicare i capricci e le stranezze.
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Paolo Franchini
giovedì 9 febbraio 2012
A Siamo in Onda seguiamo la Luna!
“Luna tu parli solamente a chi e' innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato”
Gianni Togni, Luna.
Mutevole come la luna si dice di certe persone, specie quando hanno la luna di traverso. E del resto è difficile conoscerle veramente perché ogni luna ha una metà oscura che non possiamo vedere…
C’è però solo un programma che come la luna illumina la notte radiofonica del sabato: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio la LUNA.
Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:
Che succede quando hai la luna per traverso?
Ditelo inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it
Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net
Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960
Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)
La foto è una cortesia di Ele
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato”
Gianni Togni, Luna.
Mutevole come la luna si dice di certe persone, specie quando hanno la luna di traverso. E del resto è difficile conoscerle veramente perché ogni luna ha una metà oscura che non possiamo vedere…
C’è però solo un programma che come la luna illumina la notte radiofonica del sabato: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio la LUNA.
Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:
Che succede quando hai la luna per traverso?
Ditelo inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it
Per ascoltare Siamo in Onda:
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- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
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Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960
Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)
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Domande
lunedì 6 febbraio 2012
Racconto: Titoli
Succede la notte che strani pensieri ti passino per la testa. Soprattutto quando certe cose, certe notizie, ti scuotono un po’ lo stomaco. Ecco, succede ad esempio a un tizio di nome Boris Popòv, il protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Boris Popòv quella notte era solo nella tipografia.
Si sedette alla tastiera della linotype con in mano uno degli articoli ancora da inserire nelle pagine de “La voce del minatore”, il giornale della sua città. Lesse uno dei titoli:
«Il direttivo dei minatori approva l’aumento dell’orario di lavoro»
A Boris Popòv si mosse qualcosa nello stomaco.
Forse era la zuppa di cavoli e cipolle che aveva mangiato a cena. Gli succedeva sempre più spesso di non digerire, da quando il sindacato lo aveva trasferito al giornale cittadino. Prima lavorava alla tipografia dell’università e il suo stomaco era indistruttibile. A quei tempi gli stampava libri di poesia, dei volumetti leggeri leggeri, con pochi versi che spuntavano dalle pagine come semi neri caduti sulla neve. Invece lì al giornale passava le notti a comporre alla tastiera pagine zeppe zeppe di paroloni tipo “unanimità” e “normalizzazione”.
Boris Popòv sentì nuovamente un sapore acido salirgli in bocca. Ci voleva proprio un goccetto per mandarlo giù. Si alzò e andò a prendere la bottiglietta di vodka che teneva nella tasca del cappotto. Se la portò alle labbra una, due volte. Era proprio quello che gli ci voleva, e allora bevve ancora e ancora prima di rimettersi al lavoro. Dentro la sua testa, la vodka iniziò una mazurka. Ta-tara-tattà. Prese l’articolo più lungo e ne lesse il titolo:
«Il compagno Ministro ìncita i minatori»
Nella sua testa le lettere furono sollevate da un vortice e si misero a danzare.
Ma Boris Popòv non si arrese. Pestò sulla tastiera, la linotype combinò i caratteri con precisione e li riempì poi di piombo fuso. Il titolo dell’articolo fu pronto per essere impresso su uno, cento, mille giornali. Poi si fermò, e ripeté dentro di sé quello che aveva appena scritto:
«La compagna del Ministro è incinta di un minatore».
Un gorgoglìo gli salì dallo stomaco, un misto di cipolle, vodka, succhi gastrici, cavoli, rabbia. E risate. Grasse, urlate, oscene, scoppiettanti risate.
Quando riuscì a smettere di ridere, Boris Popòv si alzò, si mise il cappotto e se ne andò. Quella notte aveva lavorato bene.
Titoli di Elena Sedin
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domenica 5 febbraio 2012
Racconto: Senza titoli
Vi è mai capitato di rimanere, come dire... senza parole? A volte capita. Capita di fronte a fatti, situazioni che non avevate previsto. Ecco, anche a loro è capitato: ai protagonisti della storia che vi stiamo per raccontare.
Un signore meticoloso e vestito di grigio, mentre si dirigeva verso la biblioteca dove era solito recarsi ogni mattina tra le otto e le nove, si fermò davanti all'edicola come di sua consuetudine. Quotidiani e riviste gli sembravano diversi dal normale, ma non ci fece troppo caso. Distrattamente comprò il giornale, salutò con un cenno l’edicolante e riprese a camminare.
Arrivato in biblioteca si sedette come sempre su una panca di plastica blu tra la sezione “Letteratura Latina” e “Religioni Orientali”. Quel giorno, però, c’era più gente del solito e sembravano tutti inspiegabilmente agitati. Seppur infastidito, si mise a leggere con noncuranza le notizie in prima pagina. In quel momento s’accorse che le parole apparivano come un magma indistinto di segni tutti uguali: non vi erano più i titoli. Le notizie s’accavallavano l’una all’altra senza alcuna logica, creando frasi senza senso che suonavano più o meno così: “Una donna di 59 anni è morta durante un’alluvione in occasione del Nobel per la Pace mentre crollava della borsa in occasione del concerto degli U2.”
Il signore vestito di grigio si guardò attorno confuso e vide la gente vagare in preda al panico tra gli scaffali. Diede allora un’occhiata ai libri che aveva dietro di sé e sbiancò: dagli scritti di Catone e Catullo, Cesare e Cicerone erano scomparsi i titoli, e così da tutti i testi presenti nella biblioteca.
Gli si avvicinò un ragazzo di 15 anni con delle grosse cuffie ed una maglietta verde. “Ma come, non lo sa? Questa notte qualcuno si è intrufolato in ogni abitazione, negozio, archivio ed ha rubato i titoli. Sì, ha capito bene. Ha rubato tutti i titoli di film, libri, canzoni. Tutti. E’ un bel guaio, ora non si capisce più niente. Vede? Pure dal mio lettore MP3 sono scomparsi i titoli! Come lo faccio il cd per la mia fidanzata adesso?”
Il signore vestito di grigio rimase in silenzio per qualche secondo, poi pensò che in fondo non era male l’idea di un mondo disordinato e senza senso. “A caso, faglielo a caso il cd. Vedrai che le piacerà”.
Senza titoli di Eleonora Roaro
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sabato 4 febbraio 2012
I gialli e i noir più venduti della settimana
Per provare ad attutire il colpo, diciamo così, un'occhiata più approfondita del solito alla classifica dei libri gialli e noir più venduti in libreria negli ultimi sette giorni (fonte Ibs).
Buona lettura!
| 1. | La carta più alta Malvaldi Marco |
| 2. | Nebbia rossa Cornwell Patricia D. |
| 3. | Il bacio oscuro Adrian Lara |
| 4. | Il marchio del diavolo Cooper Glenn |
| 5. | Dark dream Cole Kresley |
| 6. | Switched. Il segreto del regno perduto Hocking Amanda |
| 7. | L'eretico Martigli Carlo A. |
| 8. | Passione eterna. Demonica Ione Larissa |
| 9. | I contendenti Grisham John |
| 10. | 22/11/63 King Stephen |
| 11. | L'alba. Il diario del vampiro Smith Lisa J. |
| 12. | La mappa del destino Cooper Glenn |
| 13. | Il mercante di libri maledetti Simoni Marcello |
| 14. | Trilogia del BarLume: La briscola in cinque-Il... Malvaldi Marco |
| 15. | La talpa Le Carré, John |
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Paolo Franchini
martedì 31 gennaio 2012
Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli
Direttore.
"Mi chiami il direttore in persona!"
"Qui non abbiamo direttori!"
"Allora mi chiami il direttore non in persona!"
www.pensierismi.wordpress.com
"Mi chiami il direttore in persona!"
"Qui non abbiamo direttori!"
"Allora mi chiami il direttore non in persona!"
www.pensierismi.wordpress.com
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Paolo Franchini
lunedì 30 gennaio 2012
Racconto: Il concerto
Se anche voi foste come Demetrio, sentireste cose di una straordinaria bellezza. Perché Demetrio ha un dono. È un dono speciale di cui vi stiamo per raccontare.
Demetrio aveva la musica dentro. Il suo cuore, la sua mente erano pieni di musica, lui stesso pensava di essere fatto di musica.
E lui che non aveva mai toccato un pianoforte, inventava concerti mai ascoltati, riempiva pagine di note mai scritte.
Dormiva poco la notte, Demetrio. Appoggiava la testa al guanciale e una miriade di note si trasformavano in suoni che udiva solo lui.
Camminava e i rumori della città gli sembravano musica e i richiami dei compagni di scuola, cori di voci indistinte e l’insegnante di matematica scriveva decine di numeri sulla lavagna e tutti quei numeri diventavano note e le note armonia. E l’ora dopo, arrivava l’insegnante di educazione artistica e i suoi gessi colorati disegnavano ritmi di ballate medioevali.
Aveva un impegno, Demetrio. Tutti gli anni, il dodici luglio, nel pieno dell’estate. Nel prato al limitare del bosco, sulla collina dietro casa. Quello era il giorno del suo compleanno. Ed era un impegno a cui non sarebbe mai mancato.
Demetrio amava quel prato. Non possedeva nulla ma sentiva che quel prato era suo, in qualche modo e che chi vi abitava, fiori, insetti, piantine odorose, erano in simbiosi con lui.
Per questo arrivava in anticipo, in silenzio. Sorrideva e si fermava ad ascoltare.
La natura preparava i suoi strumenti.
Le viole chinavano il capo sul loro clarinetto, le margherite silvestri sollevavano verso il sole i loro flauti argentati, mazzetti di garofani variegati prendevano posto sui tasti di un pianoforte immaginario, un anemone solitario provava il La sul suo ottavino, pervinche azzurre accordavano sax e controfagotti, mentre gli alberi intorno intrecciavano i loro rami per far risuonare la cassa armonica del vento fra le loro foglie.
L’ achillea bianca era la prima a vederlo. Sollevava con grazia i suoi cento fiori dalle corde dell’arpa e dava il segnale. E nel prato, ora, regnava il silenzio dell’attesa.
Sino a quando Demetrio, arrivato al centro del prato, alzava le braccia, accennava un sorriso d’intesa. Solo allora, esplodeva la musica di un concerto di cui lui solo poteva essere il direttore.
Il concerto di Marta Bardi
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Libri: I più venduti della settimana
I più venduti in Italia (fonte UniLibro)
3. Amore, zucchero e cannella - Bratley Amy
2. Il diavolo, certamente - Camilleri Andrea
1. La carta più alta - Malvaldi Marco
I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)
3. Un Natale in giallo - AA.VV.
2. I contendenti - Grisham John
1. Il marchio del diavolo - Cooper Glenn
Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.
http://www.paolofranchini.tk/
3. Amore, zucchero e cannella - Bratley Amy
2. Il diavolo, certamente - Camilleri Andrea
1. La carta più alta - Malvaldi Marco
I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)
3. Un Natale in giallo - AA.VV.
2. I contendenti - Grisham John
1. Il marchio del diavolo - Cooper Glenn
Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.
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Paolo Franchini
domenica 29 gennaio 2012
Racconto: Due vite identiche
Due vite che scorrono parallele come righi di uno solo spartito. Due esistenze distinte, ma vicine quanto basta da trovar conforto tra le arie rasserenanti di una stessa musica. Sono quelle di Baptiste e Arthur, i protagonisti della storia che vi stiamo per raccontare.
Lavoravano entrambi al Théâtre de la Musique di Parigi.
Baptiste era il Direttore, e badava sempre a far sì che tutti i biglietti andassero venduti, che le persone gradissero gli spettacoli, e che spendessero qualche franco in più in noccioline glassate e altre piccole dolcezze.
Anche Arthur era il Direttore, e badava sempre a far sì che non vi fosse mai una sola nota fuori posto. Controllava che tutti gli archi si alzassero e si levassero all’unisono, come tante ali vibranti di un’unica orchestra. E faceva scoppiare i tamburi all’unisono, e faceva squillare le trombe e fischiare i flauti e i clarini...
Per Baptiste, Direttore del Théâtre de la Musique di Parigi, il suono dei registratori di cassa, dei portamonete, e del denaro tintinnate... era musica. Una celeste sinfonia bancaria.
Per Arthur, Direttore dell’Orchestra del Théâtre, ogni sinfonia, ogni melodia, ogni adagio, ogni requiem era il frammento di una ricchezza ultraterrena e meravigliosa. La sola che per lui contasse.
E, così, Baptiste e Arthur ascoltavano, quasi tutti i giorni, la stessa sinfonia: il tamburellar dei tacchi nel teatro che andava riempiendosi di signore eleganti, il miagolio degli strumenti che si accordavano, il tintinnio delle monete nei registratori di cassa, la meraviglia della musica classica.
E vivevano una vita identica... ma diversissima.
Due vite identiche di Federico Di Leva
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storie
sabato 28 gennaio 2012
Libri: I consigli noir di Paolo Franchini
In quel di Napoli, la più grande istituzione finanziaria del sud è prossima al fallimento. Il nuovo Direttore inviato dal Governatore della Banca d'Italia deve decidere il futuro della società, ma si trova ad affrontare, da solo, una situazione più che complessa. Numerose le persone coinvolte. Le "famiglie", anzi. E poi, purtroppo, anche un giornalista, un sindacalista e qualche politico. Non tutte le storie hanno una fine, soprattutto quando la fine si rivela essere solo un inizio.
Come rapinare una banca svizzera (Andrea Fazioli)
Un rapinatore pentito, un detective privato e alcuni distinti signori progettano di rapinare a una banca svizzera. Anche da quelle parti, d'altronde, può succedere di tutto. All'investigatore ticinese Contini troviamo Salviati, un ladro in pensione che ricomincia a "lavorare" pur di salvare la figlia finita fra le mani di un losco e avido personaggio. Il piano è raffinatissimo e sembra davvero un puzzle geniale. Ma nulla è come sembra e anche il direttore della filiale, forse, non è chi sembra. Oppure, probabilmente, l'affare in cui si trova coinvolto non è così limpido come pare. Al lettore, come si dice in questi casi, tutto il piacere di scoprire come stanno davvero le cose.
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Paolo Franchini
Il direttore della Bottega del mistero
L’arte di dirigere l’ospitalità
Nel 1492 un capitano genovese al servizio della corona di Spagna stava dirigendo una piccola flotta di navi attraverso l’Oceano Atlantico. Il 12 ottobre, dopo quasi due mesi di navigazione senza vedere terra, avvistò una costa sconosciuta, cui diede il nome di San Salvador. Cristoforo Colombo credeva di aver fatto il giro del mondo e di trovarsi in Asia. In realtà era finito alle Bahamas e di fatto aveva scoperto le Americhe, ma finché campò non volle ammetterlo.
Narra la leggenda che durante quelle lunghe settimane in mare, a dirigere la cucina ci fosse un cuoco originario del Lago d’Orta, per la precisione di Armeno. Tutto il Cusio del resto è tradizionalmente terra di cuochi, camerieri, chef, direttori d’albergo e di quanti lavorano nel settore alberghiero, ma Armeno è considerata la capitale di quanti lavorano in questo settore.
Nella prima metà del Cinquecento Carlo V d'Asburgo si trovò sulla testa le corone di Re di Spagna, Re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. E poiché l’impero che dirigeva aveva colonie anche nelle Americhe e in Asia si vantava che su di esso il sole non tramontasse mai.
Carlo V, secondo un’altra leggenda, aveva però una debolezza. Era molto affezionato al suo cuoco che gli preparava delicati manicaretti adatti alla sua salute cagionevole. E poiché il suo cuoco era originario di Armeno, ogni volta che questi aveva nostalgia della patria e chiedeva di poter tornare a casa per un poco, lo faceva scortare da uomini fidati con il compito di ricondurglielo sano e salvo.
Armeno però non è patria di semplici cuochi. Molti armeniesi fecero carriera e si trovarono ai vertici di strutture alberghiere importanti, incontrando strada facendo i più famosi protagonisti della storia.
Come, ad esempio, Luigino Lucchini che ancora ragazzetto lavorava come cameriere e portava tutte le mattine il mazzo di rose baccarà che la direzione dell’albergo offriva a Wallis Simpson, la donna per cui Edoardo VII d’Inghilterra aveva lasciato il trono nel 1936.
Giorgio Marzi, allora direttore dell’Hotel Royal di Courmayeur, si trovò invece ad affrontare un curioso problema. L’ascensore che doveva portare Sandro Pertini nel suo appartamento era troppo piccolo per contenere anche la scorta. Il Presidente tolse tutti dall’imbarazzo con una battuta, dicendo che si sentiva più tranquillo se l’avesse scortato da solo il giovane direttore.
Oggi ad Armeno è ancora attiva e vitale un’associazione di Alberghieri che ha anche allestito un piccolo museo dove espone orgogliosamente tanti ricordi e memorie di una vita trascorsa all’insegna del detto che a tavola, chiunque sia, per il cuoco o il cameriere, è sempre il Re.
Dediche velenose
Era il 1979 e sulle scene musicali italiane usciva l’album di un giovane cantautore di Domodossola. “Alberto Fortis” s’intitolava semplicemente, prendendo il nome dall’autore e interprete. Subito fece scalpore per i testi delle canzoni incluse. “E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti” sono infatti le prime parole della prima canzone, una sarcastica invettiva “contro Roma”.
Come se non bastasse, la seconda canzone conteneva invece una dichiarazione d’amore incondizionato verso Milano, prendendo come bersaglio un certo Vincenzo, che il cantante prometteva di uccidere, in quanto “troppo stupido per vivere”. Vincenzo era il nome dietro cui si celava, non troppo nascostamente, Vincenzo Micocci, all’epoca direttore generale della casa discografica IT, avente sede a Roma.
Ce n’era abbastanza per suscitare furiose polemiche e una sorta di boicottaggio contro il giovane cantante del nord, da parte delle emittenti di stato aventi sede nella capitale.
L’album fu invece apprezzato e sostenuto dalle radio libere. Queste erano state autorizzate ad operare con la storica sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che aveva romtto il monopolio della RAI. Anche il fumettista e artista Andrea Pazienza prestò la propria opera per un colorato videoclip della canzone.
Non era per altro la prima dedica velenosa della storia della musica. L’album “A night at the opera”, che nel 1975 consacrò i Queen come una delle maggiori band del pianeta, si apre con il brano "Death on Two Legs (Dedicated to...)" scritta da Freddie Mercury contro l’ex-manager, Norman Sheffield. In quel caso però il nome non era espresso e fu lo stesso Sheffield a tradirsi, intentando una causa ai Queen.
Nel caso di Fortis occorre dire che le canzoni nacquero dalla forte delusione provata dal giovane cantante durante il periodo trascorso a Roma in cerca di fortuna. Incompreso nella capitale da Vincenzo Micocci, solo a Milano trovò l’attenzione necessaria da parte dei discografici.
In ogni caso Fortis ha sempre voluto precisare che “A voi romani” non era rivolta contro gli abitanti di Roma, quanto piuttosto contro il Potere, che aveva nella capitale la sua sede e i suoi simboli.
L’artista gradualmente modificò anche il testo dell’altra canzone, smussando gli aspetti più polemici, per giungere a cantare "Vincenzo io ti abbraccerò", in una trasmissione televisiva del 2010, andata in onda una settimana dopo la morte di Vincenzo Micocci. Una sorta di riconciliazione postuma, a trent’anni di distanza.
Alberto Fortis - “Milano e Vincenzo”
A chi volesse approfondire la storia degli Alberghieri di Armeno consiglio il libro di Vincenzo Amato, “1954-2004. Cinquant’anni di amicizia”, Bolzano Novarese, 2004.
La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.
Queen - Death on Two Legs (Dedicated to...)
Ma voi, quali altre canzoni dedicate a direttori conoscete?
Fatecelo sapere coi vostri commenti!
www.illagodeimisteri.it
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La Bottega del Mistero
venerdì 27 gennaio 2012
Il tema della settimana: direttore
La derivazione è latina (dìrigere) ed è composta dal prefisso di(s) e da règere (reggere).
Direttòre, comunque, è una parola che si trova andando a spulciare il dizionario etimologico alla voce direttorio: per dirla come la carta stampata, direttore è "quei che governa".
www.paolofranchini.tk
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Paolo Franchini
giovedì 26 gennaio 2012
Il direttore di Siamo in Onda!
C’è chi dirige l’orchestra e chi un albergo, chi un museo e chi una casa discografica. Ognuno con il suo carattere. Talora incompetenti e spesso con un pessimo carattere. Ma senza di loro chi dirigerebbe la baracca? Un altro Direttore…
C’è però solo un programma che dirige magistralmente per voi il divertimento del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e curiosità che sabato 28 gennaio avrà come tema della serata proprio DIRETTORE.
Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:
Potendo scegliere di diventare direttore, quale incarico sceglieresti e perché?
Ditelo inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it
Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net
Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960
Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)
La foto è una cortesia di Ele
C’è però solo un programma che dirige magistralmente per voi il divertimento del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e curiosità che sabato 28 gennaio avrà come tema della serata proprio DIRETTORE.
Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:
Potendo scegliere di diventare direttore, quale incarico sceglieresti e perché?
Ditelo inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it
Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
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Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960
Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)
La foto è una cortesia di Ele
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Domande
martedì 24 gennaio 2012
Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli
Ombre cinesi ?
La luce svagata e celestina di una abat-jour.
Sul tavolino, un campanaccio, un Victorinox multiuso, una reliquia di Bignasca.
Sulla parete bianca, un gioco di ombre ticinesi.
La luce svagata e celestina di una abat-jour.
Sul tavolino, un campanaccio, un Victorinox multiuso, una reliquia di Bignasca.
Sulla parete bianca, un gioco di ombre ticinesi.
www.pensierismi.wordpress.com
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Paolo Franchini
lunedì 23 gennaio 2012
Racconto: Cinzia Hu
La storia che vi stiamo per raccontare è uno squarcio che fende la foschia dei ricordi. Un'ombra dai contorni nitidi che porta un nome esotico. Quel nome è Cinzia Hu.
Sono a Milano, è autunno, tira un tempo da spleen. Vago per Porta Volta. Guardo la mia vecchia scuola. Sotto la pioggia è ancora più austera. Il quartiere dove sorge si chiama Chinatown. Quand'ero piccolo, negli Anni Sessanta, era il primo esperimento di coabitazione tra milanesi di ringhiera e cinesi. Qui ho conosciuto Cinzia Hu.
I gabinetti della rinomata Scuola Media Statale Alfredo Panzini rappresentavano per i neurodistonici contemplativi come me una sospensione spazio-tempo tra le più stranianti. In quei pisciatoi dagli alti soffitti e dalle pareti verdine, potevo sperimentare l'assenza dei due Leviatani che incatenano il nostro transito. Come in un quadro neoclassico mi trovavo immerso in una dimensione non soggetta al divenire. E questo senza alcun tipo di additivo.
Una mattina, mentre da un finestrone incorniciato di stucco puntavo le lontananze turchine, fui distratto da voci in cortile. Era una classe femminile che faceva ginnastica. E c’era lei. Aveva gambe forti ma proporzionate, seni piccoli e puntuti, capelli neri spessi come spaghetti. Sorrideva mostrando denti bianchi come perle. Era una meraviglia.
Cinzia Hu è stata il mio collante con la realtà tra una fuga e l'altra nei gabinetti-astronave. Andavo a scuola solo per vedere lei. Eppure non le ho mai parlato, non ho mai cercato di conoscerla malgrado avessi notato una certa, deliziosa curiosità femminile quando ci si incrociava per i corridoi infiniti.
Una giornata d'autunno me l'ha riportata su dal tempo. Ho pensato alle occasioni mancate, al gioco folle dei rinvii, alla supponenza con cui ti precludi le luci che rendono tollerabili i nostri giorni. E tutto questo perché pensi di essere der Suchende, colui che cerca.
Non esistono ombre cinesi. Esistono ombre - molto stupide - dentro di noi.
Cinzia Hu di Carlo M. Landriscina
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storie
2012ANNO DEL DRAGO

Oggi, lunedì 23 gennaio, si apre l’anno del Drago. In particolare, il 2012 è il “Drago d’Acqua”.
Il Drago (in cinese: LONG) è uno dei simboli più complessi e compositi, che raccoglie elementi mitologici e cosmogonici. Contrariamente all’idea occidentale, in Cina il drago è una creatura benigna e di indole buona, simbolo della forza e della fertilità maschile. A partire dalla dinastia Han (206°.C. – 220 d.C.) fu il simbolo dell’Imperatore, il Figlio del Cielo. E’il primo delle “360 creature squamose” e in quinto animale dello zodiaco cinese. E’ inoltre uno dei quatto animali simbolici dei punti cardinali, associato all’Est: il punto da cui sorge il sole, della fertilità, delle piogge primaverili e della pioggia in genere. In questa forma è il drago verde-azzurro (qing-long), opposto alla tigre bianca, signora dell’Ovest e della morte.
Come animale magico, il drago può ridursi alle dimensioni di un baco da seta, per poi crescere di nuovo fino a riempire lo spazio tra il cielo e la terra. Può decidere di essere visibile o invisibile. Quando vola in cielo è invisibile, perché è nascosto nelle nuvole gonfie di pioggia che usa come veicolo.
Sin dall’antichità, la cosmologia distingueva quattro classi di draghi: i draghi celesti, simbolo del potere rigenerante del cielo; i draghi-spiriti, artefici della pioggia; i draghi terrestri, preposti alle sorgenti e ai corsi d’acqua; e i draghi a guardia dei tesori. Inoltre, la gente credeva in quattro re draghi ognuno dei quali regnava su uno dei quattro mari che circondano la terra. Ogni re drago abita in uno splendido palazzo in fondo al mare pieno di cose preziose, e gli uomini particolarmente fortunati possono visitarlo e ottenere perfino una figlia in sposa!
I draghi possono avere qualunque forma e misura. In genere, un drago ha corpo serpentiforme con zampe munite di artigli , è ricoperto di scaglie e spesso ha corna simili a quelle di un cervo e orecchie di bue.
Una formula augurale usata nei matrimoni e rivolta agli sposi dice: “il drago ha nove figli, tutti diversi tra loro”. Il numero 9 simboleggia il vigore maschile ed è appunto associato al drago.
I nove figli del drago hanno ognuno una caratteristica: il primo porta pesi enormi, il secondo spegne gli incendi, il terzo emette un suono simile a una campana, il quarto ha la forza di una tigre, il quinto ama il cibo, il sesto ama l’acqua, il settimo è un combattente, l’ottavo ha la forza di un leone, il nono è un ottimo osservatore.
Nello Zodiaco Cinese, coloro che sono nati negli anni: 1928, 1940, 1952,1965,1976,1988,2000 e naturalmente 2012 appartengono proprio al segno del Drago, che ha queste caratteristiche: vitalità, brillantezza, entusiasmo e sincerità. Volenteroso e autosufficiente, esuberante, irruente, onesto e leale, a volte è un po’ troppo ingenuo e fiducioso. Ha ottimismo, grinta e fiducia nelle proprie capacità che portano a sfidare spesso il destino per raggiungere traguardi difficili partendo da zero. Ricerca la libertà, ha un carattere forte e vivace con spirito d’iniziativa, ama la perfezione e ha una grande capacità intuitiva. L’intelligenza è un po’ superficiale ma è un idealista sensibile generoso, amato da tutti. Possiede tatto, è allegro e diplomatico, ha spirito organizzativo.
Il Drago d’Acqua (1952-2012) Ha una grande intelligenza e forza di volontà che mette al servizio di grandi ideali e di progetti indirizzati verso il bene comune. Dotato di abilità diplomatica non comune, è un maestro nel saper attendere con pazienza il momento opportuno per agire. Desidera sapere e conoscere perciò non smette mai di studiare. Meno esibizionista degli altri draghi, cerca di essere sempre fedele a se stesso e di essere coerente. Possiede una vasta cultura, che non è solo teorica. E’ sempre gentile e disponibile, ama la vita calma e serena e non potrebbe mai legarsi a una persona troppo nervosa o superficiale.
Il Drago (in cinese: LONG) è uno dei simboli più complessi e compositi, che raccoglie elementi mitologici e cosmogonici. Contrariamente all’idea occidentale, in Cina il drago è una creatura benigna e di indole buona, simbolo della forza e della fertilità maschile. A partire dalla dinastia Han (206°.C. – 220 d.C.) fu il simbolo dell’Imperatore, il Figlio del Cielo. E’il primo delle “360 creature squamose” e in quinto animale dello zodiaco cinese. E’ inoltre uno dei quatto animali simbolici dei punti cardinali, associato all’Est: il punto da cui sorge il sole, della fertilità, delle piogge primaverili e della pioggia in genere. In questa forma è il drago verde-azzurro (qing-long), opposto alla tigre bianca, signora dell’Ovest e della morte.
Come animale magico, il drago può ridursi alle dimensioni di un baco da seta, per poi crescere di nuovo fino a riempire lo spazio tra il cielo e la terra. Può decidere di essere visibile o invisibile. Quando vola in cielo è invisibile, perché è nascosto nelle nuvole gonfie di pioggia che usa come veicolo.
Sin dall’antichità, la cosmologia distingueva quattro classi di draghi: i draghi celesti, simbolo del potere rigenerante del cielo; i draghi-spiriti, artefici della pioggia; i draghi terrestri, preposti alle sorgenti e ai corsi d’acqua; e i draghi a guardia dei tesori. Inoltre, la gente credeva in quattro re draghi ognuno dei quali regnava su uno dei quattro mari che circondano la terra. Ogni re drago abita in uno splendido palazzo in fondo al mare pieno di cose preziose, e gli uomini particolarmente fortunati possono visitarlo e ottenere perfino una figlia in sposa!
I draghi possono avere qualunque forma e misura. In genere, un drago ha corpo serpentiforme con zampe munite di artigli , è ricoperto di scaglie e spesso ha corna simili a quelle di un cervo e orecchie di bue.
Una formula augurale usata nei matrimoni e rivolta agli sposi dice: “il drago ha nove figli, tutti diversi tra loro”. Il numero 9 simboleggia il vigore maschile ed è appunto associato al drago.
I nove figli del drago hanno ognuno una caratteristica: il primo porta pesi enormi, il secondo spegne gli incendi, il terzo emette un suono simile a una campana, il quarto ha la forza di una tigre, il quinto ama il cibo, il sesto ama l’acqua, il settimo è un combattente, l’ottavo ha la forza di un leone, il nono è un ottimo osservatore.
Nello Zodiaco Cinese, coloro che sono nati negli anni: 1928, 1940, 1952,1965,1976,1988,2000 e naturalmente 2012 appartengono proprio al segno del Drago, che ha queste caratteristiche: vitalità, brillantezza, entusiasmo e sincerità. Volenteroso e autosufficiente, esuberante, irruente, onesto e leale, a volte è un po’ troppo ingenuo e fiducioso. Ha ottimismo, grinta e fiducia nelle proprie capacità che portano a sfidare spesso il destino per raggiungere traguardi difficili partendo da zero. Ricerca la libertà, ha un carattere forte e vivace con spirito d’iniziativa, ama la perfezione e ha una grande capacità intuitiva. L’intelligenza è un po’ superficiale ma è un idealista sensibile generoso, amato da tutti. Possiede tatto, è allegro e diplomatico, ha spirito organizzativo.
Il Drago d’Acqua (1952-2012) Ha una grande intelligenza e forza di volontà che mette al servizio di grandi ideali e di progetti indirizzati verso il bene comune. Dotato di abilità diplomatica non comune, è un maestro nel saper attendere con pazienza il momento opportuno per agire. Desidera sapere e conoscere perciò non smette mai di studiare. Meno esibizionista degli altri draghi, cerca di essere sempre fedele a se stesso e di essere coerente. Possiede una vasta cultura, che non è solo teorica. E’ sempre gentile e disponibile, ama la vita calma e serena e non potrebbe mai legarsi a una persona troppo nervosa o superficiale.
Nella foto (G.Bogni) un anello PI del periodo Sung (960-1279 d.C.) che presenta una fine incisione a bassorilievo con l'immagine di un dragone. Come da tradizione, tali monili avevano una funzione di protezione e buon augurio.
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La Poetrice
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