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domenica 16 gennaio 2011

Alfa dei Misteri: io, il signor X

È iniziata ieri sera a Siamo in Onda una nuova avventura. Quella di "La Bottega del Mistero", uno spazio dedicato a storie, misteri e curiosità del territorio (e non solo).
Ad aprire settimanalmente le serrande sarà una nostra vecchia conoscenza: il blogger Alfa, mente del blog Il lago dei Misteri e  - chi ci ha letti ieri già lo sa - protagonista di una nuvola di voci sussurrate a mezza voce. È lui, ormai è ufficiale, quel signor X oggetto da giorni delle attenzioni del nostro blog.
Per quanti volessero conoscere meglio Alfa dei Misteri ecco qui di seguito l'intervista che ha concesso al nostro blog.

Buongiorno Alfa, è da alcuni anni ormai che scrivi racconti su il Lago dei Misteri. Vuoi dirci perché hai scelto di creare questo blog?

Mi è sempre piaciuto raccontare storie. Lo facevo da bambino coi miei amici e ho continuato a coltivare questa passione su vari quaderni prima e sul computer poi. Racconti e soprattutto un ciclo narrativo fantastico che temo non vedrà mai la luce per la complessità della vicenda che richiederebbe molto, forse troppo, tempo per essere sistemata.
Ad un certo punto, dovendo cenare sempre molto tardi per una serie di circostanze, mi sono trovato a disporre di un paio di ore libere quasi ogni sera. E ho pensato che fosse meglio impegnarle nella scrittura piuttosto che in un videogioco o nella televisione. Inoltre ho scoperto che un blog poteva essere uno strumento per condividere questa passione con un piccolo pubblico e che i racconti brevi erano la forma adatta a questo strumento. Così, per gioco, è nato il lago dei misteri. Ma quasi subito siete arrivati voi…

E cosa è cambiato?

La collaborazione con Siamo in Onda è iniziata nella primavera del 2008, con le prime Pillole di Mistero. Mi è piaciuta l’idea di mantenere l’anonimato, che all’inizio avevo scelto per avere la libertà di sperimentare liberamente sul blog senza creare confusione con quanto scrivevo con il mio vero nome. Collaborando con Siamo in Onda è nato il personaggio “Alfa dei Misteri”, dietro cui, con la complicità degli amici che conoscevano la verità, ho giocato a nascondermi. Nel frattempo Alfa ha assunto gradualmente una sua personalità, mentre il suo universo narrativo si popolava di nuovi personaggi.

Come Malikà…

Malikà è un caso a parte e anzi vorrei cogliere l’occasione per correggere quanto avete scritto venerdì. Io non sono e non mi reputo un artista. Mi piace narrare storie – a dire il vero proprio non posso fare a meno di inventarne in continuazione, benché solo alcune passino poi attraverso la tastiera del computer – ma non ho il dono della parola facile né dello stile. Per me scrivere è una dura lotta fatta di continue correzioni e revisioni. Il fatto di avere una redattrice in casa mi ha aiutato enormemente e per questo devo ringraziare mia moglie (è lei ad aver inventato il nome di Malikà), per aver abbondantemente coperto di segni blu i fogli che le sottoponevo prima della pubblicazione. Bagni continui di umiltà, molto necessari e salutari. Ho ricambiato facendo di Malikà un folletto bizzoso e imprevedibile. Una piccola affettuosa rivincita del narratore contro il suo editor, insomma.

Recentemente hai rivelato che Alfa dei Misteri non è solo. Esiste anche un’altra identità “segreta”, quella dell’Errante. Vuoi dirci qualcosa?

Si è trattato di un altro esperimento, nato da un’ulteriore collaborazione. Mi era stato proposto di scrivere dei brevi racconti per A6 Fanzine. Non volevo però firmarli con il nome di Alfa, essendo troppo legato ad un contesto locale che non sarebbe stato comprensibile altrove. Così ho inventato Ottavio Errante.  Qualche tempo dopo è successa una cosa strana. Uno dei miei personaggi, un vampiro che avevo inventato una ventina di anni fa per un racconto ripubblicato sul blog dell’Errante, ha cominciato insistentemente a tornarmi in mente a seguito di una strana mail, in cui una lettrice mi chiedeva sue notizie. Fu come se il vampiro si fosse destato da un lungo letargo e mi chiedesse di narrare a gran voce la sua storia. Cosa che ho fatto nel racconto a puntate Il risveglio, rendendo Ottavio Errante il protagonista della vicenda. 

Personaggi e autori che si mescolano, insomma. Al punto che nell’ultimo post che hai scritto,  Alfa dei Misteri sembra volersi ribellare al suo destino di personaggio. È vero?

Effettivamente in un racconto che potremmo definire di crossover  Alfa dei Misteri e Ottavio Errante si sono incontrati e all’Alfa personaggio è stata rivelata la sua vera natura. Pare che non l’abbia presa bene…

Ieri sera gli ascoltatori hanno scoperto che Alfa ha un nome e cognome: Andrea Del Duca. Chi ci ha seguiti attraverso la webcam ha anche potuto vedere il tuo volto. Che effetto ti fa aver sollevato il velo sul custode di tanti segreti?

Il gioco di avere un’identità misteriosa era divertente, ma contemporaneamente era sempre più difficile nascondere la verità a chi avesse voluto cercarla. Tanto più che ho iniziato a scrivere e pubblicare racconti anche con il mio vero nome.
Oltretutto da quando nello studio di Siamo in Onda è entrata la webcam ero costretto ad acrobazie funamboliche per non essere ripreso.
Quindi per molti versi ora potrò muovermi più liberamente anche se i blog e i personaggi continueranno ed esistere. 


Per i lettori del nostro blog che volessero saperne di più, l'invito è a fare visita alla "Bottega del Mistero" ogni sabato a Siamo in Onda. Ad accoglierli il beffardo sorriso di Alfa e della sua coadiuvante, la Dama del Lago.

sabato 15 gennaio 2011

Il signor X: il momento della verità

- Adesso possiamo dirvelo il signor X è....

- Ma come, bruci così la notizia? Senza una premessa, senza un po' di suspence?

- E perché no?

- Semplicemente perché questo non è ciò che i lettori si aspettano. 

- Come no? Non hai letto i commenti, le supposizioni, e poi gli insulti che ci siamo presi per aver disseminato tante parole nel vento (cit.) senza mai arrivare ad una conclusione? La gente vuol sapere chi è il signor X.

- Senti, segui il mio ragionamento: è come quando esci per la prima volta con una ragazza, la ragazza dei tuoi sogni magari. L'hai desiderata per mesi, forse anni. E finalmente lei è lì con te. Vorresti baciarla, sfiorarla, dirle tante cose che il cuore ti suggerisce. Ma ancora non sai se anche lei, insomma... ancora non conosci la sua reazione. Ecco, è in quegli istanti lì, che precedono la verità la vera essenza del piacere. Il piacere della scoperta.

- E questo cosa c'entra?

- È un esempio.

- Ma chi è che vuole baciare il signor X?

- È un esempio!

- Non l'ho capito

- Va beh, andiamo avanti. Dicci il nome del signor X e facciamola finita, va.

- Adesso ho perso il filo.

- Va beh, faccio io. Cari lettori, da qualche giorno, a seguito di un’indiscrezione apparsa su questo blog  impazza su Facebook e sui blog la caccia a Mister X . Ha cominciato inoltre a circolare, con sempre maggior insistenza, il nome di Alfa dei Misteri, il blogger che da alcuni anni porta avanti in incognito il blog “il lago dei misteri”
Dopo un lungo inseguimento siamo finalmente riusciti ad ottenere un incontro con lui, in esclusiva, durante il quale ha accettato di rispondere ad una lunga intervista verità.
Buonasera signor X, cioè signor Alfa. La prima domanda: è lei il signor X?

- Ma come, bruciamo così la notizia?

- Va beh, lasciamo perdere l'intervista. Al massimo la pubblichiamo su questo blog domani. Amici, potremmo andare avanti per ore a girare attorno alla questione, ma la vera verità è che - Sì - Alfa dei Misteri è il signor X dell'omonimo caso.
Ma la vera vera verità è che Alfa dei Misteri ha anche un volto e un nome. Si chiama Andrea, Andrea Del Duca (ho ripetuto il nome perché volevo suonasse un po' come "Il mio nome è Bond, James Bond"). Il suo volto potrete vederlo seguendo la diretta del nostro programma attraverso la webcam.
E poi c'è un'altra vera, vera, vera notizia; e questa è la sorpresa che abbiamo preparato per voi. Inizia stasera, all'interno di Siamo in Onda, un nuovo spazio.
Si chiama La bottega del mistero.
Ogni settimana Alfa (Andrea) dei Misteri, assieme alla Dama del lago...

- E la Dama del lago chi sarebbe? La signora X?

- Ragazzo, lasciami fare il mio lavoro. Altrimenti chiamo la sicurezza e ti faccio buttare fuori.

- Scusa. Mi metto qui e sto buono.

- Bene. Dunque dicevamo... assieme alla Dama del lago che altri non è che ... boh, non so chi sia, ma non è questo il punto. Assieme alla Dama del  lago...

- Lago o L'Ago?

- Sicurezza!

- Che caratterino! Va beh, sto buono

- ...assieme alla Dama del  lago, ogni settimana Alfa/Andrea/Signor X vi racconterà i misteri del nostro territorio.

- Ah, come faceva quello che c'era prima! William Kerdudo!


- No, è diverso, questo è più coso, l'altro è meno, c'ha che è più... è un'altra cosa. Ma tu non hai niente di meglio da fare?










- A che ora è che fate 'sta cosa del mistero?

- Stasera alle 22.50. E poi comunque ogni sabato.

- Va beh, adesso vedo. Mi metto qui buono buono e aspetto Alfa e la Dama del mago.

- Lago

- Ah, sì. Lago.



venerdì 14 gennaio 2011

Il caso signor X: facciamo un po' di luce

Fa quasi sorridere come in questi giorni le ipotesi circa il Signor X siano rimbalzate tra blog e social network, creando un cancan di botte e risposte francamente un po’ bizzarre… Ma fa ancor più sorridere il pensare a come tutto ciò sia in effetti in relazione con la soluzione del mistero, un mistero molto più umano di quello che probabilmente la maggior parte di voi si è divertito ad immaginare.
Sono circolate voci, in corridoi un po’ più nascosti rispetto alle pagine di Facebook. Non spetta a me, per rispetto e correttezza, rivelare chi siano i personaggi di questo show che si è servito della naturale curiosità degli avventori della Rete. Saranno questi stessi protagonisti, quando vorranno, a svelarvi i propri nomi. Per ora, posso solo suggerirvi DI COSA trattiamo.
Si è parlato di scrittori. E la novità riguarda in effetti uno scrittore, un artista che spesso e volentieri dona inquietanti parole agli ascoltatori di Puntoradio nella Babele di storie che il sabato abbiamo il piacere e l’onore di mandare in onda.
Si è parlato dell’uscita di qualcuno dalla redazione… E con tutta probabilità di uscita si tratta. Per la precisione di un’uscita allo scoperto.
Si è parlato di identità segrete che si aggirano tra i blog. Beh, le identità segrete sono in realtà più di una.
Si è parlato di bufali e bufale… e la bufala, in un certo senso, c’è. A noi adulti abituati a notare solo il “grande” in un mondo di “grandezze” che a volte stupiscono, a volte spaventano, pareva scontato che l’identità da rivelare occupasse almeno uno spazio fisico. Che fosse in grado di comunicare, presentarsi, e che la sua reticenza nel farlo fosse unicamente uno sghiribizzo da artista eccentrico e, forse, un po’ timido. Beh, ciò che posso dirvi è che queste caratteristiche non sono del tutto estranee al Signor X.  Si è parlato di Epifania. Ebbene, senza scadere nella blasfemia, questa era la metafora in effetti più pertinente. Qualcosa verrà presto alla luce, tra meno di 36 ore, nella diretta di sabato. E sarà un “venire alla luce allo scopo di far luce”. Di più non posso dirvi se non invitarvi a seguire il nostro blog.

giovedì 13 gennaio 2011

Il caso signor X e gli universi paralleli

Se siete tra quelli incuriositi dall'evolversi della vicenda signor X, e soprattutto se siete tra quelli che più passano i giorni e meno sentono di aver capito, beh vi consoli quanto ho da dirvi: non siete i soli.
Abbiamo scoperto che altri internauti vagano inquieti tra le righe dei nostri post cercando di dare un nome alla misteriosa entità il cui segreto verrà presto rivelato agli ascoltatori di Siamo in onda. È di ieri il post apparso sul blog "Diario di un'aspirante scrittrice fantasy" in cui si insiste sull'ipotesi che signor X altri non sia se non Alfa dei Misteri (già collaboratore della radio e mente del blog "Il Lago dei Misteri" ).
Ecco cosa si dice:

Si è fatto il nome di Alfa dei Misteri, che però ha smentito, lasciando tuttavia aperto uno spiraglio. Ma chi è Alfa? Molte cose di lui le deduciamo dal blog. Vive vicino al Lago d'Orta, o comunque frequenta spesso quelle zone, ama scrivere ed è bravo a farlo, su molti argomenti ha una cultura invidiabile, vive con un folletto di nome Malikà. Da quando Alfa ha deciso di frequentare con mistiche apparizioni i Menestrelli di Jorvik, ne ho scoperto altri aspetti, alcuni giocosi, altri un po' inquietanti. 
Il resto dell'articolo lo trovate qui.

Che sia Alfa oppure no il fantomatico signor X, presto qualcosa succederà. Questa è la vostra unica certezza.
Mettetevi il cuore in pace, fino ad allora la mia bocca rimarrà cucita.

mercoledì 12 gennaio 2011

Il signor X e le bufale di Buffalo

Da qualche giorno il nostro blog si sta occupando dello strano caso del signor X, il misterioso personaggio (chi?) il cui segreto (quale?) sembra verrà presto rivelato (quando?) agli ascoltatori del nostro programma. La faccenda sembra aver solleticato la fantasia dei nostri lettori che, su questo sito e su Facebook, hanno scatenato una tempesta di commenti e supposizioni.
Uno di loro - si firma A.C. - mi ha mandato questo messaggio:

Da giorni il signor X è una presenza fissa nei miei pensieri. Mi sforzo di trovare sul vostro blog qualche indizio che mi avvicini alla soluzione. Forse mi sbaglio ma ho la sensazione che non esista alcun signor X, che sia la classica trovata pubblicitaria montata ad arte da chissà quale sponsor.
Su una rivista ho trovato un articolo su una vicenda di molto tempo fa che, a mio avviso, presenta più di un'analogia con il caso signor X. Ve lo riporto qui di seguito.
[...]
Siamo nel 1956, nella tranquilla città di Buffalo, in Kansas. Una mattina d'estate, i quattrocento abitanti del paese, stupefatti, trovano sulle soglie delle loro case alcune palate di letame.
A noi può sembrare buffo, ma a loro questo parve un insulto di cattivo gusto.
Anche se per visitare nella notte tutte quelle abitazioni doveva aver agito ben più di una persona, nessuno aveva visto o sentito niente.
I giornali dedicarono solo un trafiletto divertito riguardo gli scherzi dei contadini del Kansas.


Il giorno successivo, però, gli stessi abitanti si svegliarono trovando le loro staccionate e talvolta le stesse case dipinte dei colori più sconvenienti: rosa, violetto, azzurro, verdino. In una notte il paese di Buffalo era diventato a tinte pastello, senza che ancora nessuno si accorgesse di nulla.


La terza notte gli uomini, di comune accordo, spinti dalla giusta rabbia, rimasero svegli a fare la guardia ognuno alla propria abitazione, ebbri di spirito americano, pronto a combattere l'ignoto. Puntualmente, l'ignoto colpì, riversando catrame sul vialetto di una vecchia vedova di guerra. Purtroppo la signora si lussò una caviglia, scivolando sul catrame, e il Leavenworth Times, il giornale più importante dello stato, ne diede subito risalto. Dopo di lui, molti altri quotidiani.
Per giorni quello che era un tranquillo paese del Midwest venne preso d'assalto dai giornalisti; ma la stampa non trovò i responsabili, che una volta colorando i fienili, un'altra spargendo chewing-gum sulle strade di campagna, continuarono a colpire.


Finché un giornale, dopo una decina di giorni dal primo attacco, rivelò di essere in contatto con i buontemponi di Buffalo e di starne per rivelare l'identità.
Così, venne fuori che un tale Hugues P., proprietario di un'azienda chimica, aveva pagato alcuni abitanti di Buffalo e alcuni giornalisti per sporcare la città; poi lui, venuto allo scoperto, avrebbe ripulito ogni cosa con il suo nuovo infallibile detergente.
Una trovata pubblicitaria, insomma; la città americana venne ripulita delle sue macchie più profonde, la vedova di guerra lautamente pagata ed il prodotto del signor Hugues P. venduto ovunque.


Purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine; anni dopo si scoprì che quel detergente, tanto potente, era cancerogeno ed il signor Hugues P. fu condannato a rimborsare i malati di Buffalo e gli altri clienti. Forse scappò in un paese sudamericano o a Cuba, portando più soldi che poté; ancora oggi i figli degli abitanti di Buffalo aspettano il denaro che gli spetta, per dover vivere in una città avvelenata. 


Chissà che anche oggi, in un tempo così di crisi per le aziende, qualcuno non abbia trovato il modo giusto per farsi una pubblicità alla Buffalo?

lunedì 10 gennaio 2011

Il caso signor X: arrivano lo smentite

Negli scorsi giorni su Facebook e su questo blog sono circolate alcune voci riguardanti l’identità del misterioso “Mister X” di cui abbiamo parlato in questo post  e in quest’altro. Tra i nomi circolati sul Web (la notizia ha scatenato una selva di commenti e ciascuno si è ritenuto in diritto di proporre la sua ipotesi) è comparso con crescente insistenza anche quello di un blogger di nostra conoscenza che dal 2008 firma in incognito ogni post del blog “Il lago dei misteri,"  celandosi dietro lo pseudonimo di “Alfa dei Misteri”.

Vista la situazione abbiamo voluto raccogliere un suo parere, che ci è arrivato, come al solito in modo misterioso.

“Alfa dei Misteri è un personaggio a cui sono molto affezionato e smascherarlo sarebbe un po’ come ucciderlo. Un autore potrebbe decidere di compiere un simile passo solo se il personaggio cominciasse a ribellarsi. Ma non credo che Alfa farebbe mai una cosa del genere, anche perché ovviamente non ha la minima idea di essere un personaggio di fantasia.
In ogni caso, se mai dovessi decidere di rivelare la mia vera identità, Siamo in Onda sarebbe il luogo ideale.”

Insomma, una smentita che non risolve il mistero e apre casomai nuovi interrogativi.

sabato 8 gennaio 2011

Chi è il signor X? Il mistero rimbalza su Facebook

Chi è l'entità il cui misterioso segreto verrà presto rivelato? Ve ne ho parlato un paio di giorni fa e l'indiscrezone pare non aver lasciato indifferente il popolo della rete.

Non è forse da quella solitaria calca di vuoto affollato dove tutto è chiaramente frainteso, silenziosamente urlato, coralmente personalizzato e singolarmente condiviso – ma tutto ora o mai più - che giungono le migliori voci a proposito di (dis)personalità? E come si poteva evitare di cogliere, dalla più ricca cornucopia di dicerie e maldicenze, pettegolezzi sulla misteriosa rivelazione di qualche giorno fa?

A quanto pare, c’è tumulto anche tra le azzurrine schiere del grande mondo blu delle facce. Qualcuno fa finta di non sapere, qualcun’altro si maschera dietro eserciti di ;-) e -.-“  e addirittura D: , ma tra le righe si legge che qualcosa si vuole ma non si può confidare.
Dopo la comparsa di “Rumors: un mistero volteggia nell’etere” c’è stato un rilancio - un sogghignante rilancio - di link tra vari profili, molti dei quali “piacenti” la pagina di Capitan Novara… Abbastanza sogghignante da essere sospetto.

Può essere una coincidenza? Per dirla alla maniera di Poirot, usate le “celluline grigie”, magari aiutate da tastierine cibernetiche altrettanto grigie, ma insomma: indagate e forse saprete!

giovedì 6 gennaio 2011

Rumors: un mistero volteggia nell'etere

Mi è giunta ieri la sorprendente notizia che tra qualche giorno avrà luogo un'altra Epifania, cioè una manifestazione, uno svelamento.

Come i più dotti tra i nostri ascoltatori sapranno, Epifania è un termine greco che significa "apparizione", "manifestazione". L'Epifania che festeggiamo oggi e ogni 6 di gennaio è la manifestazione della natura divina di Gesù ai Magi che in quel neonato riposto in una mangiatoia riconobbero il Figlio di Dio.

Ma l'Epifania a cui mi riferisco e di tutt'altra materia. Non posso dire di più, perché sono stato intimato al silenzio e una parola di troppo potrebbe costarmi cara. Tutto ciò che posso rivelare, per ora, è di tenere controllata la rete e i siti amici, poiché molto si parlerà di questo avvenimento. Coinvolta in tale svelamento è infatti un'entità misteriosa che si aggira tra noi blogger e non disdegna ogni tanto di fare una visita anche qui.

domenica 7 novembre 2010

Racconto: Il re del Labirinto

Ci sono storie che prendono il lettore per mano e lo accompagnano lungo percorsi tortuosi, spingendolo verso ripide discese per poi riafferrarlo bruscamente, un attimo prima del precipizio. La storia che vi stiamo per raccontare è una di queste. E nel leggerla qualcuno di voi sarà così bravo da individuare parecchi riferimenti mitologici.


C’era una volta il potente re di un’isola che, per superbia o errore, offese il dio del mare. Per vendetta un toro invincibile fu scagliato nel mezzo del suo regno e solo con grande fatica un eroe riuscì a catturarlo e trascinarlo lontano… ma questa è un’altra storia.

La regina dell’isola, infiammata d’insana passione per il toro, concepì un figlio e
partorì un essere metà uomo e metà toro che si cibava di carne umana. Il re chiamò il
suo migliore architetto che costruì una prigione dagli infiniti meandri per rendere
impossibile la fuga. E la chiamò Labirinto. Allora il crudele sovrano ordinò ai suoi
vassalli di fornire annualmente sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare alla
bestia… ma anche questa è un’altra storia.

Un giorno un giovane principe giunse per sfidare il mostro. Era così bello e fiero
che la figlia del re se ne innamorò e gli offrì il suo cuore e il suo aiuto. Gli insegnò a
superare le insidie del Labirinto per mezzo di uno spago con cui segnare la via e
ritrovare l’uscita. Così il principe uccise il mostro e l’innamorata lo seguì nella fuga.
Finché, destandosi una mattina sulla spiaggia di un’isola straniera, si ritrovò sola
perché il giovane l’aveva abbandonata… ma pure questa è un’altra storia.

Il re sospettoso rinchiuse l’architetto e suo figlio nel Labirinto. Evasero, volando con
ali d’uccello, ma troppo in alto si diresse il figlio e il calore del sole sciolse la cera con
cui avevano fissato le penne. Ma troppo doloroso è narrare d’un padre che assiste alla
caduta del proprio figlio e d’altronde… anche questa è un'altra storia.

Il re, furioso per la fuga dell’architetto, armò la flotta e partì per muovere guerra a
chiunque avesse avuto l’ardire di nasconderlo alla sua ira. Lo scovò, infine, in una
lontana terra d’occidente. Il signore di quel luogo acconsentì a consegnarlo, ma le sue
pietose figlie offrirono al re del Labirinto un bagno caldo, prima che ripartisse col
prigioniero a loro caro. Quando fu dentro la vasca, l’architetto lo sommerse di acqua
bollente e il re capì che quella volta per lui… non ci sarebbe stata un’altra storia.


Il re del Labirinto, una storia scritta da Alfa dei Misteri
ispirata a miti classici come le vicende del re Minosse, della regina Pasifae, del Minotauro, nonché la storia di Teseo e Arianna e quella di Dedalo ed Icaro.

sabato 3 aprile 2010

Silenzio


Il tema del silenzio diventa l'occasione, in questa giornata, per un richiamo ad un'antica tradizione, ispirata ad eventi accaduti molti secoli fa...


È difficile pensarlo oggi, con le auto che sfrecciano rombando sulle strade, con la televisione, le radio, i telefonini e tutto un mondo di rumori che ci circonda e ci assorda, ma un tempo erano giorni di silenzio, questi.
Dalla cattedrale di Novara fino all’ultimo oratorio di campagna; dalla basilica dell’isola di San Giulio alle chiese della Valle Strona si oscuravano le luci, si indossava il lutto e le campane venivano legate. Per dare il segno del trascorrere del tempo, in un’epoca che non conosceva orologi, i ragazzi erano sguinzagliati per le vie dei paesi. Impugnavano strani strumenti di legno. Facendoli ruotare producevano un rumore gracchiante, come il gracidare degli animali che davano il nome a quegli ingegnosi apparecchi: raganelle.
A parte questo, però, erano giorni di silenzio. Un silenzio che ricordava eventi cui non avevano assistito i più vecchi e neppure i nonni dei loro nonni.
Si raccontava di un fatto accaduto in un tempo e in un luogo lontano, dove un crimine era stato compiuto.
L’enormità di quanto era accaduto si era manifestata con le sembianze di un giudizio inappellabile. La sentenza era stata eseguita, i carnefici avevano compiuto il loro lavoro, la folla se n’era andata. Chi aveva sperato in un’improbabile salvezza, fosse solo per poterlo raccontare agli amici, era rimasto deluso. Nessun soccorso era giunto, nessun miracolo era accaduto. La morte aveva vinto la sua battaglia e non restava che il vento a spazzare la scena.
Una dozzina scarsa di fuggiaschi e rinnegati si era rifugiato in una sala dalle porte sprangate, senza trovare il coraggio di parlare o guardarsi in faccia. Troppo dolorosa era la caduta dei loro sogni, delle loro speranze, dei loro ideali. Troppo grande il peso del tradimento, della paura e della disillusione. Una sola cosa poteva lenire un dolore così profondo: il silenzio.
Finché all’improvviso questo era stato rotto dalla voce di alcune donne, che avevano avuto quel coraggio che era mancato agli uomini. Erano andate a vedere e si erano trovate di fronte al più grande dei misteri: un sepolcro vuoto.

sabato 6 marzo 2010

L’uomo nella fotografia



«Tutto cominciò in un bar sul lago. All’improvviso vidi quell’uomo che fissava Giada. Ricordo, non so dire perché, di aver pensato che doveva essere lì da molto tempo. Non dissi nulla, perché avevo solo voglia di divertirmi, però convinsi gli altri ad andare subito al disco pub.
Mentre guidavo avrei voluto chiedere a Giada di quell’uomo, ma pensai che se non lo conosceva era inutile spaventarla. Se lo conosceva forse avrebbe mentito.
Nel locale cominciammo subito a divertirci. Con il cellulare scattavo un mucchio di foto a me e a Giada da mettere su Facebook. Sul più bello però vidi di nuovo l’uomo, seduto su una poltroncina di pelle nera in un angolo, che continuava a fissarla con quegli occhi più profondi della notte.
Immediatamente gli scattai una foto, per mostrarla ai miei amici e vedere se qualcuno lo conosceva. Poi trascinai Giada via dalla pista portandola su un divanetto dall’altra parte.
Lei però era arrabbiata con me. Diceva che le avevo fatto male.
Non mi sembrava di essere stato violento. Pensai che reagisse così per colpa di quell’uomo. Mi alzai a guardare se era ancora seduto e per cercare gli amici, ma non vidi né l’uno né gli altri. Giada invece si era alzata e se ne stava andando, camminando sui tacchi alti, con la borsetta in mano. La rincorsi, ma c’era così tanta gente che facevo fatica a starle dietro.
Quando la raggiunsi nel posteggio, vidi l’uomo di fronte a lei. Un sorriso gli scopriva denti che scintillavano alla luce dei lampioni. Fui preso dalla rabbia e mi lanciai contro di lui per dargli il fatto suo, ma quel vigliacco si era nascosto.
Voltandomi vidi il volto sconvolto di Giada. Cercai di calmarla, la presi per mano e la trascinai in macchina. Un attimo dopo sgommavo via da quel posto, pensando di essermi liberato di quell’uomo.
Non ricordo con esattezza cosa sia successo dopo. Devo aver sbagliato strada. Credevo fosse una scorciatoia, invece finiva in mezzo al bosco. Dovetti fermarmi. Giada urlava e piangeva in preda al terrore. Ricordo che scesi dall’auto e che di fronte a me c’era l’uomo che mi fissava. Non so cosa sia accaduto dopo. Quando ho ripreso i sensi c’era solo Giada accanto alla macchina. Morta.»
Il giovane si mise le mani sulla faccia, singhiozzando.
«Si calmi» disse il commissario, dandogli un bicchiere d’acqua. «Ha detto di aver scattato delle foto a quell’uomo, no? Pensa di poterlo individuare in quelle che abbiamo trovato nel suo cellulare?»
«Certamente! Non potrò mai dimenticare il suo sguardo e quei denti scintillanti.»
Il giovane fece passare velocemente vari scatti, dove si vedevano Giada e altre persone sorridenti, finché finalmente trovò quella che stava cercando.
In essa si vedeva, in un angolo del locale, una poltroncina di pelle nera. Completamente vuota.

sabato 6 febbraio 2010

Il Ponte del Diavolo


Un giovane pastore scrutava la profondità del burrone e sospirava. Guardava il torrente e sospirava. Tra un sospiro e l’altro pensava alla sua fidanzata, che abitava dall’altra parte del torrente. Così vicina che poteva vedere il fumo del suo camino, eppure irraggiungibile per colpa della piena. E tornava a sospirare. Il rumore della sua sofferenza si fece così forte che finì con l’essere udito nelle profondità della terra da orecchie non umane.
«So io cosa ci vorrebbe» disse improvvisamente una voce alle sue spalle.
Il pastore saltò in piedi, spaventato. Nessuno viveva da quella parte del burrone. Nessuno oltre a lui e alla sua famiglia. Quando vide che dal mantello che avvolgeva la figura sporgevano due piedi da capra, comprese che di fronte a lui stava il Diavolo in persona.
«Un bel ponte di pietra» continuò l’altro. «Per passare dall’altra parte ed andare da lei ogni volta che lo desideri. Non ti piacerebbe?»
Il giovane cominciò ad accarezzare quell’idea.
«Ma come potrei mai costruire un ponte? Non ho pietre, né strumenti, né saprei da che parte cominciare.»
«Potrei costruirlo io» un sorriso da volpe comparve sul volto dell’altro. «Lo posso fare in un battibaleno. Così velocemente da consentirti di arrivare là prima del mugnaio.»
La gelosia prese subito il pastore, perché sapeva che il mugnaio aveva messo gli occhi addosso alla sua fidanzata.
«Presto!» gridò «Costruisci il ponte!».
«Un momento. Ogni cosa ha un prezzo…»
«Cosa vuoi in cambio?» domandò disperato.
«Voglio» disse solenne il Diavolo «l’anima del primo che l’attraverserà.»
«E sia» mormorò il giovane.
Non aveva ancora finito di parlare che già il Diavolo aveva iniziato a lavorare e in men che non si dica aveva finito. Il pastore si strofinò gli occhi, guardando il ponte che scavalcava il burrone.
Stava già per correre dall’altra parte, verso la felicità, quando gli tornò in mente lo scellerato patto col Diavolo che aveva stretto. E, vedendolo nascosto sotto il ponte per ghermire l’anima di chi l’avesse percorso per primo, la paura si tramutò in disperazione. Si buttò a terra, cominciò a piangere, maledicendo la sua sorte e invocando i santi e la Madonna.
Allora, spinto dalla curiosità o richiamato dalle preghiere, si avvicinò un agnello. Il pastore lo vide, lo abbracciò, lo baciò e lo spinse sul ponte. Quando fu a metà strada il Diavolo saltò fuori, ma si accorse subito di essere stato ingannato. Urlando per la rabbia si gettò nell’abisso, trascinando con se l’agnello.
Il giovane corse ad abbracciare la sua fidanzata e vi andò la sera seguente, ma la mattina del terzo giorno, tornando verso casa, vide sul ponte l’agnello che gli correva incontro belando.

Se volete approfondire la conoscenza dei "Ponti del Diavolo" leggete il post sulla Bottega del Mistero.

sabato 12 dicembre 2009

Un lupo mannaro longobardo ad Orta


Nacqui il settimo anno dopo la grande migrazione. Era la mezzanotte del venticinquesimo giorno del mese di dicembre. Giorno infausto, insinuò qualcuno dei nostri servi romani. Sfortunato davvero, perché mio padre frustò loro e diede a me il nome di Agilulf, che nella lingua degli Uomini dalla Lunga Barba significa Lupo Spaventoso.
Destino segnato il mio. A quindici anni combattevo al servizio del Duca Meinulf, tra i suoi Guerrieri Lupo. Indossavo la pelle appartenuta a mio padre, morto in battaglia cinque anni prima. Quando noi scendevamo in campo si spargeva il panico. Sgozzavamo i nemici, avidi di placare la nostra sete con il sangue delle loro ferite.
Un giorno, improvvisamente, venne la condanna del Re contro il Duca. L’accusa era tradimento, la sentenza era la morte. Il Duca l’accettò. Io, unico tra i suoi, la rigettai. Fuggii dalla fortezza dell’isola, inseguito da quelli che erano stati i miei compagni.
Odiato, bandito, braccato, mi rifugiai nelle grotte che si diceva fossero infestate dalle streghe. Lì supplicai Votan, il dio stregone, di darmi la forza del lupo di cui portavo la pelliccia. Il sole tramontò, la luna si alzò nel cielo e dalla mia gola uscì un ululato che fece rimbombare la montagna. Mi spinsi fuori, nelle tenebre, e fu strage di quanti mi davano la caccia.
Vagai per anni, senza meta, sbranando galline, pecore, maiali, buoi, cavalli ed esseri umani. Di giorno le mie membra e la mia mente tornavano umane, ma la notte era diverso. Erano artigli e zanne e caccia selvaggia e odore inebriante a guidare i miei passi. Il mio scopo era placare a morsi la fame che mi divorava. Talora però, sotto la luna lattiginosa dei pleniluni autunnali, indulgevo ad un odioso languore e mi offrivo alle streghe come destriero verso il loro sabba.
Finché un giorno il Re decise di dare ascolto ai lamenti dei suoi sudditi o, piuttosto, si rese conto che la mia ribellione oltraggiava la sua autorità. Così mi mandò contro molti cacciatori. Alla fine uno fu sufficientemente fortunato da uccidermi, ma non abbastanza saggio da consegnare il mio corpo al fuoco.
Rinacqui sei notti dopo la mia morte. Le mie mani spostarono il masso che sigillava il mio cadavere e i miei occhi di non morto videro nuovamente la luna. Ora non era più mannara fame di carne: era sete di sangue quella che muoveva nell’eterna notte i miei primi passi da vampiro.

Nota

Il racconto prende le mosse da un fatto storico: l'invasione longobarda dell'Italia nel VI secolo d.C. Il duca Meinulf (o Mimulfo) visse realmente sul Lago d'Orta e venne giustiziato per alto tradimento nel 590 d.C.
Tra i Longobardi, gli "Uomini dalle lunghe barbe", di stirpe germanica, pagani e devoti al dio Wotan (Votan nel racconto) militavano speciali guerrieri vestiti con pelli di lupo, che di questi animali imitavano il comportamento durante il combattimento.
Secondo la leggenda potevano diventare Lupi Mannari gli stregoni (specie se nati la notte di Natale) o coloro che indossavano pelli di lupo stregate. Si credeva anche che uno stregone che in vita era stato lupo mannaro dopo la morte potesse risorgere come non morto. Come vampiro, insomma…

sabato 28 novembre 2009

Una risata vi seppellirà

Si racconta che in certe notti dell’anno sia possibile assistere al passaggio della grande Caccia Infernale. Migliaia di spiriti, sospinti da demoni ed altre creature delle tenebre, percorrono le campagne all’inseguimento della loro preda.


«Puntavo decisamente verso sud, verso Novara, verso casa. I fari tagliavano la notte davanti alla mia auto dietro cui, lentamente, le tenebre tornavano a saldarsi. Perché l’oscurità è ovunque e la luce è un’eccezione, uno strappo alla regola generale dell’universo.
Guarda il cielo sopra di te. So già che guarderai le stelle e non vedrai il buio in cui sono affogate. Guarda dentro di te. Vedrai la luce, ne sono certo, e chiuderai gli occhi di fronte all’ombra che la circonda e ti riempie, dandoti forma.
Guidavo con la sigaretta nella sinistra, aspirando una boccata ogni tanto e lasciando che il rosso della brace ardesse nell’oscurità. La destra si muoveva per tentare di cambiare il canale della radio dove stavano dicendo che fumare distrae dalla guida.
“Balle!” risi.
Un istante dopo qualcosa in fuga dalle tenebre, un cinghiale credo, fu sparato contro il paraurti della mia auto, come un proiettile da centocinquanta chili. Non compresi ciò che accadde finché non strisciai fuori dall’auto, annaspando nel fango.
Fu allora che udii la risata. Era lunga, sarcastica e stridente come una pietra da mola sulla lama di una falce.
Mi rialzai, realizzando solo allora che la mia auto era rovesciata in una risaia. L’unico faro sopravvissuto all’impatto lottava ancora disperatamente per non soccombere all’oscurità, da cui mi fissavano mute figure indistinte.
Allora la risata esplose, di nuovo, gigantesca. Come ad un segnale quell’armata silenziosa riprese la sua corsa. E io non potei fare a meno di unirmi agli spettri nella loro eterna caccia infernale.
Guarda l’oscurità che ti circonda e la tenebra che si annida dentro di te e ricorda:» disse il fantasma svanendo «sarà una risata a seppellirti.»

sabato 31 ottobre 2009

Un incontro fatale


Ci sono luoghi dove si dice si riunissero le streghe. In quei luoghi, tuttavia, si possono fare incontrare creature molto più pericolose di una strega.

C’era un uomo di San Maurizio d’Opaglio che lavorava nelle cave di granito di Alzo. Le sue forti braccia picchiavano tutto il giorno sui cunei di ferro, per staccare lastre di pietra dagli immensi blocchi, strappati con le mine alla montagna.
Per andare al lavoro percorreva a piedi l’antica strada che passava tra i boschi, accanto alla cascata. Un luogo di precipizi e paludi, di quelli da attraversare rapidamente, con passo veloce e senza guardarsi troppo attorno.
Circolavano strane storie su quel posto. Si diceva che un tempo vi si radunassero le streghe, finché il Vescovo non aveva ordinato che fosse distrutta la pietra maledetta attorno a cui adoravano il demonio.
Eppure, nonostante l’esorcismo, il luogo conservava una fama sinistra. Si mormorava di strane presenze. Ombre che apparivano nella nebbia, urla disumane, strani animali che si manifestavano improvvisamente per scomparire nel bosco.
Uno in particolare aveva una terribile fama. Si sussurrava, infatti, che il luogo fosse infestato dal pericolosissimo Basilisco. Era un rettile dalla testa di gatto sormontata da una cresta rossa a corona, che lo faceva somigliare ad un gallo.
Una mano empia aveva forse deposto su un mucchio di letame un uovo di un vecchio gallo di sette anni e l’aveva fatto covare da un rospo. In una notte senza luna dall’uovo era strisciato fuori il Basilisco, il mostro che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi…
Ma l’uomo non era tipo da ascoltare le sciocche superstizioni biascicate delle vecchie. Così, come sempre, se ne andava di buon passo verso Alzo, con gli scarponi chiodati ai piedi e un grosso bastone dalla punta di ferro in mano, fischiettando un’arrogante canzone.
Nei pressi della palude udì un fischio imprevisto e sinistro. Si voltò e vide ad un metro di distanza il Basilisco. Allora, senza perdere tempo e senza guardarlo negli occhi, alzò il bastone e lo colpì violentemente. Quindi si allontanò di corsa, troppo spaventato per voltarsi indietro.
Fu quello, forse, il suo errore. Il Basilisco non è mostro che possa essere ucciso con una bastonata, per quanto forte sia il colpo. Ferito, scivolò lentamente nella tana avvolgendosi nelle proprie spire. Nell’oscurità cominciò a covare il proprio risentimento. Perché per il Basilisco, come per tutti gli esseri della stirpe dei draghi, la vendetta è più di un dovere: è un destino.
Mentre nel suo corpo immobile la ferita rimarginava, la mente si accaniva senza tregua sull’immagine di colui che aveva osato colpirlo. Infine, esattamente un anno dopo, scivolò fuori e si mise in attesa tra le rocce.
Quella sera, come ogni sera prima di quella e nessuna in seguito, l’uomo ritornava a casa dal lavoro. Quando fu alla palude il Basilisco, con un solo dolorosissimo sguardo, gli strappò l’anima dal petto.

sabato 6 giugno 2009

Una cruda verità quella che Alfa ci mette davanti in maniera volutamente un pò cruda. Ma in questo tempo in cui la cultura e l’amore per il fascino del passato vengono messi da parte per altri ideali certamente più labili è necessario scuotere un pò le coscienze.
La Pillola racconta di antiche lingue, un tempo parlate sul Lago d’Orta e oggi morte, o in via di estinzione.

Lingue morte

Stasera vi parlerò delle lingue morte. Non sto alludendo all’immonda lingua dei morti, quella usata dai Negromanti per animare i cadaveri. No, non vi parlerò di questa.
Parlo di lingue vere, di quelle che le persone usano per comunicare, per commerciare, per scambiarsi pettegolezzi, per dire “ti amo”. Lingue che sono come le persone: nascono, crescono, generano figli e muoiono. Pertanto esistono, o per meglio dire esistevano, lingue morte. 
Ci fu un tempo, un tempo di navi e avventurieri, in cui si commerciava 
usando la lingua degli Etruschi. Erano i tempi in cui i Rasenna (così chiamavano se stessi) erano i signori dell’Italia. Oggi di quella potenza non restano che lettere che a malapena riusciamo a leggere. Ci fu un tempo, un tempo di spade ed eroi, in cui l’Europa parlava il celtico. Allora le tribù dei Celti erano numerose come le foglie sugli alberi e loro era il dominio sull’Europa. Oggi di quella moltitudine non restano che minoranze ostinatamente aggrappate ai confini del continente. Ci fu un tempo, un tempo di biblioteche e poeti, in cui avreste potuto 
conversare coi saggi di tutta Europa in latino. Oggi che quella sapienza è scomparsa il tradurre brevi testi è una fatica insostenibile per la maggior parte di noi.
Ci fu un tempo, un tempo di campagne e contadini, in cui la saggezza parlava la lingua del popolo. Oggi che di saggezza avremmo un disperato bisogno, dobbiamo ricorrere a dizionari e libri e corsi per comprendere ancora il dialetto.

sabato 23 maggio 2009

Chi uccise il maggiore William V. Holohan?


Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d’Opaglio, sul lago d’Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano, che gli ascoltatori di Siamo in Onda indovineranno facilmente...

La spia del lago
Immaginatevi dicembre. E il freddo, un freddo cattivo in questo lembo d’Italia settentrionale. Perché lui, l’ufficiale dei servizi segreti americani paracadutato dietro le linee nazifasciste, se l’era sempre immaginata calda, l’Italia. Immaginate che abbia trovato un rifugio sicuro in un angolo tranquillo del Lago d’Orta: una villa a cui non si può accedere che a piedi; che abbia con sé due sottoposti e due uomini di scorta. Gente che conosce bene i luoghi e che tiene una barca pronta per la fuga, in caso di pericolo. Immaginate infine una valigia. Una valigia che l’ufficiale tiene sempre con sé e che contiene soldi, molti soldi. Milioni di dollari destinati alle formazioni dei resistenti. Perché la sua missione è prendere contatto, armarli e coordinare via radio i rifornimenti. Come può l’ufficiale scomparire nel nulla durante un attacco nemico, senza essere catturato e senza che il suo cadavere venga rinvenuto?
Questo è il mistero che tormenta un altro uomo. C’è qualcosa che non quadra in quella strana storia e, in ogni caso, ritrovare almeno il cadavere di suo fratello diventa una missione. Così indaga, ascolta testimoni, scrive lettere, finché, come in ogni giallo che si rispetti, una di quelle lettere finisce nelle mani di un carabiniere. E il carabiniere a sua volta inizia ad indagare, raccogliere elementi, interrogare fino a quando giunge la confessione. Il Maggiore non è caduto in combattimento, né è stato catturato. Ad ucciderlo, avvelenandolo e sparandogli due colpi in testa, a sprofondare il suo cadavere nel lago è stata la scorta che avrebbe dovuto proteggerlo. 
È il lago dei misteri stesso a confermare quelle accuse. Le sue gelide acque profonde restituiscono, cinque anni dopo l’omicidio, il corpo incredibilmente conservato. Quasi avesse voluto preservare il cadavere come un dito puntato contro i suoi assassini. 
Un sottile velo di nebbia, tuttavia, nasconde ancora il volto dei possibili mandanti.

sabato 9 maggio 2009

Wolverine in Valle Strona

Stasera Alfa ha scelto di parlare di uno dei più voraci predatori che abbiano mai percorso le montagne del Cusio. Un predatore che ha ispirato il nome di un famoso supereroe...
La storia è particolarmente intensa ed inquietante.

È valoroso, veloce e vorace. Ha lunghi artigli taglienti come coltelli e denti acuminati in quella bocca mai sazia. Tende imboscate, cattura le prede, braccate, sfinite. Nemmeno le nevicate più intense possono fermarlo, perché corre sulla neve fresca senza affondare, al contrario delle sue vittime. Dilania e scompare.
Solo branchi numerosi di lupi affamati osano affrontare una creatura capace, si dice, di tenere testa persino ad un orso. Gli americani lo chiamano Wolverine, ma il suo vero nome è Gulo gulo, cioè Ghiottone. Perché è la voracità il demone di questa bestia.
Ci fu un tempo, un tempo di ghiaccio e di neve, un tempo che nessuno di noi ha mai visto. Il Lago d’Orta, spillo in un mondo morso dal gelo, non era che un solo ghiacciaio in lento movimento. In quel tempo la Valle Strona era il territorio di caccia che gli artigli del Ghiottone difendevano da qualsiasi rivale.

Oggi il Ghiottone vive solo nell’Artico, ma di questo cacciatore antico resta un osso pietrificato, rinvenuto nelle grotte di Sambughetto. Grotte in cui le streghe, si sussurrava, consumavano i propri sinistri banchetti…

sabato 25 aprile 2009

Il Lago dei Misteri racconta una storia vera.

Questa volta Alfa racconta una storia di un recente passato, che è bene non scordare. Perché perdere la memoria può essere molto, molto pericoloso.


Vento di libertà

Uscivano dai boschi, scendevano dalle montagne e marciavano sulle città. Quelli che per mesi erano stati invisibili come fantasmi e micidiali come lupi, acquistavano ora un volto. Erano ex soldati, ma anche studenti, ferrovieri, operai, telefonisti... Uomini e donne, giovani e anziani. Occupavano fabbriche e ponti, impianti elettrici e uffici pubblici per impedire che si facesse terra bruciata. Omegna, Gozzano, Borgomanero e poi giù, fino a Milano, obiettivo e simbolo di quei giorni. Qualcuno cercò di fermarli, ma ci sono momenti nella storia in cui si alza un vento a cui non ci si può più opporre. Come non si può fermare il crescere dell’erba. O il ritorno della primavera dopo un lungo inverno. Così era in quei giorni d’aprile, quando un’armata dilagava nella Pianura Padana, un’altra stringeva la capitale dell’impero del male in un cerchio di fuoco e ovunque si alzava la bandiera dell’insurrezione.
Arrendersi o morire. La maggior parte scelse la prima strada. Qualcuno preferì la seconda o la trovò suo malgrado. Perché erano giorni d’ira quelli, di rabbia e dolore a lungo compresso. Giorni di sangue e morte, ma anche di gioia e festa. Perché la libertà è come l’aria: non ti accorgi di averne bisogno finché non ti senti soffocare, ma allora lotti con tutte le tue forze per tornare a respirare.

sabato 11 aprile 2009

Misteri: Il Regno degli Elfi.

Si parla di luce elfica, in questo caso, e la parola va pertanto di diritto alla Maga. Non sono molti a credere all’esistenza degli Elfi sul Lago d’Orta. Ma solo un’amica di Alfa, la mente de “Il lago dei misteri”, sostiene di averli visti. Ecco dunque le parole della Maga:

Luci nella notte

«Se abbandoni il sentiero, e ti inoltri nel fitto del bosco, potresti riuscire a vedere una luce armoniosa provenire da una radura. Certo, è un po’ come trovare un ago in un pagliaio, se non sai dove cercare…Sui Monti della Luna, sopra Boleto, ci sono grandi cumuli di granito disgregato. Piccole colline di sabbia bianchissima che creano un panorama incantato ai raggi della luce lunare. Lì, sotto quei sabbioni, si nasconde l’ingresso al Regno degli Elfi. A lungo scavarono nella pietra, il granito più duro d’Europa, per costruire nel cuore della montagna le gallerie e le sale della loro fortezza. In esse arde la Luce degli Elfi, che illumina le menti e scalda i cuori, donando gioia, bellezza, forza, saggezza e una lunga vita. Non c’è modo di entrare là dentro, però, se non si conosce la magia elfica che apre la porta.Gli Elfi, infatti, sono creature misteriose e schive. Conoscono mille trucchi per non essere disturbati e dispongano di trappole per tenere alla larga i curiosi. Ma soprattutto, sono pericolosi perché si dice che nessuno possa incontrarli e andarsene senza lasciare loro un pezzo del proprio cuore! Io però li ho visti. Di lontano e in una delle poche sere dell’anno in cui escono per danzare nelle radure dentro cerchi di luce elfica. Tu però non tentare di imitarmi! Camminare silenziosamente nei boschi di notte è impresa quasi impossibile per un uomo. Ed è certamente pericolosa, perché potresti imbatterti in un cinghiale, in un dirupo o, peggio, negli Elfi!»