sabato 4 ottobre 2008

Vittorie e Sconfitte...PerryZona racconta "La Schiacciata"

«Noo!» urlò d’improvviso e, in un impeto incontenibile, si sollevò dalla panchina a bordo campo. La palla era caduta a poco meno di un metro da lei, non oltre la linea di fondo. C’era. Per l’arbitro
invece no. Sollevando le braccia fischiò l’out, dando il ventitreesimo punto alla squadra avversaria. Senza discussione. Come con l’uomo che amava. Non si poteva esagerare con lui, pena un cartellino giallo. Presto detto per lei, perennemente con la testa fra le nuvole. Doversi imbattere nella sua eccessiva razionalità era diventato uno sport. Eppure, all’inizio, questa diversità le era sembrata un punto di forza, qualcosa che col tempo avrebbe dato equilibrio al loro rapporto. L’adrenalina le pervase il corpo in un istante. «Dài, ragazzi!!! Forza!» urlò incazzata. «Non è ancora finita!» Ventitrè pari. Dovevano farcela. Siii! Match point! Si alzò di nuovo proprio mentre le braccia del Capitano ruotavano verso l’arbitro in segno di sostituzione. «Sette su Nove!» furono le parole del Giudice di Gara e lei si guardò il petto. “Tocca a me”. In un attimo era sulla linea dei tre metri a dare il cinque alla numero 9, destinata a prendere il suo posto in panchina. Nella vita non sempre si è preparati alle repentine chiamate in gioco. Per restare sempre sull’onda servono gli stimoli! Invece, in un anno di vita insieme questi ultimi si erano fottuti con le quotidiane abitudini. Litigi per sistemare i bicchieri nella lavastoviglie, rimbrotti sui tempi di permanenza in bagno, e il sesso mai. Mai abbastanza. La battuta fu efficace, la ricezione avversaria inesistente. Rispedirono subito la palla di qua dalla rete, senza costruire l’attacco. L’alzatrice aveva alzato la palla in un punto non ben definito fra lei e il Capitano. Non c’era il tempo di pensare, si doveva agire.
Bastò un salto troppo spinto per far sì che il gomito del Capitano le si conficcasse fra la scapola e il collo, in fase di atterraggio. Lei non aveva nemmeno sfiorato quella palla. Restava solo l’eco di quel Miaaaaaaa urlato dal Capitano. Con una gomitata l’aveva sbalzata fuori dal gioco.
E dalla sua vita. Lei non era più sua. Aveva sfiorato solo per un attimo la felicità mentre l’amore, che aveva dentro, era rimasto intrappolato nel suo cuore infranto. I baci erano diventati una forzatura e le carezze avevano lasciato posto ai chilometri di distanza che li separavano persino nella stessa casa. Lei avrebbe voluto crederci, vincere a tutti i costi.
Troppo vicino alla banda laterale e a quel fottuto palo. Un dolore acuto alla testa prese il posto dei suoi pensieri, mentre stava stesa pancia a terra. «Alzàti! La palla è ancora in gioco!» urlò il Capitano. Con la testa fra le mani sollevò lo sguardo, il sudore le rigava il viso.
Come le lacrime dai suoi occhi il giorno in cui lui aveva deciso di lasciarla. Per sempre in panchina. La loro storia si era esaurita così. Lei aveva raccolto la sua roba lasciando quella casa
semi vuota ma piena zeppa di ricordi. Venticinque. Vittoria. Lo guardò trionfante voltarsi dall’altra parte, mentre lei lentamente riprendeva possesso del suo corpo. I compagni esultanti l’abbracciavano chiedendole se stava bene. Non un granchè. Sul tabellone ora c’erano ora solo due numeri. Zero a zero. Il punteggio dal quale entrambi avrebbero dovuto ricominciare una nuova vita. Ognuno per conto proprio. Giurò a se stessa che nessuno più sarebbe riuscito a rubarle la palla. D’ora in avanti avrebbe condotto lei il gioco. 
Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza (J.W.Goethe)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bellissimooooooo!

By Zumba de Zumbis