sabato 20 marzo 2010

Chiuso per furto...


... di tempo.
Per questo motivo vi ripropongo un post apparso tempo fa su il lago dei Misteri.




Tra i personaggi che ruotano attorno al lago dei Misteri, ce n’è uno che non ho mai incontrato.

Per chi non lo conoscesse, il Gino, così si chiama, è quello che si potrebbe definire un delinquente abituale. Le sue avventure sono oggetto dei racconti dell’Avvocato Volpicini, suo patrono e difensore davanti al giudice. Patronato di cui il Gino ha spesso bisogno, peraltro.

Del romanzo criminale del Gino ho parlato in un vecchio post, pubblicato quasi un anno fa: «Ci sono due tipi di delinquenti abituali. Ci sono quelli abili e fortunati, che se la cavano sempre e riescono a fare fortuna fino a raggiungere le più alte vette dell'economia e della politica. Questi hanno stuoli di avvocati strapagati che li tengono lontani dai guai. Volpicini non ha nessun cliente di questo tipo, per sfortuna del suo portafoglio.
Ci sono quelli sfortunati e imbranati, di cui sono piene le carceri. O forse dovremmo dire “di cui sarebbero piene le carceri", perché per uno strano mistero italiano, in carcere normalmente ci stai a lungo prima del processo, ma quando ti hanno condannato ti mandano fuori.
Ad ogni modo, il Gino, come avrete intuito, appartiene decisamente alla seconda categoria. Occorre inoltre dire che il Gino è un ladro. Convintamente e incallitamente ladro. Non è specializzato in un campo, il Gino. Niente affatto: egli ruberebbe qualsiasi cosa. Dico “ruberebbe” perché il più delle volte vorrebbe rubare, ma proprio non gli riesce. Dove la sua naturale imbranataggine si arresta, interviene inesorabile e infallibile la sfortuna.
Il Gino è l’incarnazione nel mondo criminale della nota “Legge di Murphy” (che recita “se qualcosa può andar male, lo farà”, N.d.A.). Se esiste un modo nell’universo con cui un crimine può essere sventato dalla jella (non dalle forze dell’ordine, ché non ce ne sarebbe bisogno), il nostro Gino l’ha sicuramente sperimentato sulla sua pelle.»

Varie sono le vicende che vedono il Gino coinvolto in avventure criminali. In una lo vediamo agile ladro di motorini.

In un'altra è protagonista, stavolta in sella al proprio motorino, di quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un facile borseggio.

La vera passione del Gino rimangono comunque le biciclette, verso le quali prova un’attrazione quasi morbosa.

Vista la sfortuna con le due ruote il Gino ha provato anche a darsi al furto dei veicoli a quattro ruote. Potete vedere con quali risultati in questa storia.

Nemmeno l’atmosfera natalizia può fermare la carriera criminale del Gino. Infatti lo vediamo impegnato anche in un furto sacrilego.

Anche i ladri hanno una mamma. La mamma del Gino ad un certo punto decide di prendere in mano la situazione e dare al figliolo l’occasione per riscattarsi. Con quali risultati giudicate voi...

3 commenti:

Milo ha detto...

Ciao Alfa!

Le ho lette tutte quelle sul Gino! Fantastiche!

Mi ricorda un po' il palo della banda dell'ortica, grande canzone del geniale Enzo Jannacci.

Ti copio/incollo qui il testo caso mai non la conoscessi, anche questa è da spanciarsi!

"(Parlato) Faceva il palo nella banda dell'Ortica, ma era sguercio, non ci vedeva quasi più, ed è stato così che li hanno presi senza fatica, li hanno presi tutti, quasi tutti, tutti fuori che lui.
(cantato) Lui era fisso che scrutava nella notte,
quand è passa' davanti a lu un carabinier
insomma un ghisa, tri cariba e un metronotte:
nanca una piega lu la fa, nanca un plissé.
Faceva il palo nella banda dell'Ortica,
faceva il palo perché l'era il so mesté.
(parlato) Così precisi come quei della Mascherpa sono rimasti lì i suoi amici a veder i carabinieri, han detto "Ma come, brutta lugia vaca porca, il nostro palo, bruta bestia, ma dov'è ??"
(cantato) Lui era fisso che scrutava nella notte,
l'ha vist na gota, ma in cumpens l'ha sentu nient,
perché vederci non vedeva un autobotte,
però sentirci ghe sentiva un acident.
Faceva il palo nella banda dell'Ortica,
faceva il palo con passione e sentiment.
Ci sono stati pugni, spari, grida e botte,
li han mena' via che era già mort quasi mesdì,
lui sempre fisso che scrutava nella notte
perché ci vedeva i stess de not cume del dì.
(parlato) Ed è lì ancora come un palo nella via, la gente passa, gli dà cento lire e poi, poi se ne va...lui circospetto guarda in giro e mette via, ma poi borbotta perché ormai l'è un po' arrabbià.
(cantato) Ed è arrabbiato con la banda dell'Ortica,
perché lui dice: "Non si fa così a rubar !!
(parlato) Dice "Ma come, a me mi lascian qui di fuori, e loro, e loro chissà quand'è che vengon su...e poi il bottino me lo portano su a cento lire, un po' per volta: a far così non finiamo più!!! No, no, quest chi l'è proprio un laurà de ciula, io sono un palo, non un bamba, non ci sto più: io vengo via da questa banda di pistola, mi metto in proprio, così non ci penso più.
(cantato)Faceva il palo nella banda dell'Ortica,
faceva il palo perché l'era il so mesté,
Faceva il palo nella banda dell'Ortica,
faceva il palo, il palo, perché l'era, perché l'era il so mesté..."

"Faceva il palo" Enzo Jannacci

Vele/Ivy ha detto...

Aah, ora ho capito l'indizio del post sul Lago dei misteri: tempi moderni!
Il tempo è merce rara per tutti, mi sa...

Alfa ha detto...

@ Milo: ahahahaha grazie, ne avevo sentito parlare, ma non avevo mai letto il testo.
Sì, lo spirito è un po' quello...

@ Vele: ;)