venerdì 30 dicembre 2011

Il "Pensierismo" natalizio di Carlo Cavalli


Sotto l’albero.

La camicia a righine vicina al cubo di Rubik.

Un disastro.

Quando l’ho indossata, i polsini erano al posto del colletto.

martedì 20 dicembre 2011

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli

Solstizio.

Era maledettamente solo.
Solo.
Per via delle vie trafitte dalla canicola, in quella città galleggiante sull'afa.
La giornata si annunciava rovente.
E lui era un sol tizio.
Smarrito nell'estate.

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lunedì 19 dicembre 2011

Libri: I più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)

3. Le prime luci del mattino, Fabio Volo
2. Zia Antonia sapeva di menta, Andrea Vitali
1. Tre atti e due tempi, Giorgio Faletti

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3. Un Natale in giallo, AA.VV.
2. 22/11/63, Stephen King
1. Il marchio del diavolo, Glenn Cooper

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.

Racconto: L'ultimo solstizio

Vi ritroverete immersi in una vicenda complicata, leggendo questo racconto. È l’ultimo atto, forse, di una storia torbida, quando gli estremi, il Bene e il Male, il poliziotto e l’assassino, s’incontrano. E solo uno, forse, rimarrà in piedi.

Cinque colpi. Non conosco quelli dell'ombra, dall'altra parte della stanza che è il nostro mondo. Respiri pesanti. Conosco le sue intenzioni. La ragione, il torto, il mostro, l'uomo, il poliziotto, il killer: nulla conta. C'è spazio solo per le Giustizie. La Mia, quella santa. La Sua: quella della Morte. Negli anni frammenti di indizi mi hanno permesso di andare avanti. Una cosa chiara, il momento dell'omicidio: i due solstizi.
Le vittime del mese caldo, anziani, nei punti più alti della città. Lo sguardo rivolto al sole, le mani congiunte in orazione.
Le prede del mese freddo, bambini, in buche così profonde da  guardare nell'inferno. Gli occhi chiusi, sigillati.
Mi ha regalato il dolore dei suoi morti.
Un lampo nel buio; sparo. Quattro colpi. Un cono di luce ferma d'improvviso l'atmosfera: la Sua lunga ombra asciutta si staglia distinta sul muro. Vedo il suo viso anche nello scuro del riflesso, il riparo che mi fa da scudo non è altro che una leggera nuvola di zucchero filato. Premo il grilletto. Tre colpi. Lui è l'immobilità del destino: non un gemito di paura, nulla. Mi muovo: tutto succede in un attimo. La lama balena dal nulla, un dolore lancinante al fianco. Uno scatto di lato, due colpi. Il rosso si mischia alla polvere in una armonia che è piacevole agli occhi. Fiato corto, la vista si appanna, lo spirito libero si alza leggero. Posso vedere tutta la città, i suoi respiri e questa piccola casa diroccata. Ho cacciato, sono stato una preda, non sono sconfitto. Come in un Solstizio ho raggiunto il massimo della declinazione del mio sole. Questa ultima danza degli astri è stata bellissima. Non è mai facile, non aveva colpe. I Solstizi rappresentano i momenti più esaltanti del cosmo, un cambiamento che cerco da tempo. Trasformare le vite, arricchirle di uno stato superiore, consegnarle al cielo nel momento in cui lo stesso cambia la sua pelle, rinasce e la terra con lui. Il prossimo gioco del Sole sarà un'ascesa al suo culmine ed io sarò lì, ad osservare il mio stato di grazia, piangendo per il dolore del mondo.


Scritto da Gianluca Rossari


domenica 18 dicembre 2011

Racconto: La notte più lunga

È una storia di antichi ricordi e cupi pensieri, quella che vi stiamo per raccontare. Una storia buia e profonda dedicata alla memoria dei minatori della Val Germanasca. 

C’è una pietra nel fondo del bosco, lontano dai sentieri, che porta incisi simboli strani. Il Barba, che ha studiato alla Scuola Latina, dice che li hanno tracciati antiche genti pagane, che adoravano il sole.
Anche se passa tutto il suo tempo a pregare, oggi la Rosa ha messo i grissini ad ammollare nel brodo di pollo per festeggiare con la zuppa, domani, il ritorno del sole, dopo la notte più lunga dell’anno. E se anche i bambini, questa sera, stretti l’uno all’altro vorranno ascoltare, avidi, storie di mostri e di streghe, domani saranno sollevati di tornare a giocare sotto i raggi freddi di un sole novello.
Dicono che in città sia diverso, che con le labbra dipinte di rosso, le donne danzino dentro una notte dalla quale la tenebra è stata esiliata.
Ma la verità è che tutti, da sempre, bramiamo il ritorno del sole.
Ma è a noi che appartiene la notte più lunga.
Quando col casco calato sul capo arriviamo dove il buio è più denso e più fondo, ritorniamo bambini, quando nelle notti d’inverno la civetta chiamava la morte. La pompa costante, come il ruscello lontano, la mina che scoppia come l’albero cade, e si attende e si teme di udire lo scricchiolio del legno che cede, quando la montagna si riprende il suo posto.
Nell’odore di roccia che opprime si rosicchia pian piano il tempo in un eterno solstizio d’inverno. Non c’è nulla che brilli quaggiù, non c’è oro nel cuore del monte, solo talco e sudore. Solo fatica per poter regalare pollo e cannella per chi può festeggiare il ritorno del sole.
Finché in un colpo di tosse si comprende sgomenti che ormai la notte ci è entrata nel petto a rubarci il futuro un respiro alla volta e che non ci sarà più per noi un solstizio d’estate. 

Scritto da Antonella Mecenero

sabato 17 dicembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini




Quando anche il sole muore (Claudio Gianini)
Un incidente sul lavoro ha privato Pietro dell'udito e della memoria. Per lui, un ex poliziotto, le giornate scorrono scandite solo dal sesso e dagli incubi. Quando il "killer della Ghisolfa", però, riappare sulla scena e sembra voler richiamare Pietro all'azione, a lui basta poco per spalancare di nuovo la porta dei ricordi. Mai come questa volta, quindi, la certezza del nulla è meglio di una possibile : perché il vero mostro, ogni tanto, è quello che giace in fondo a noi a stessi...

Il colore del sole (Andrea Camilleri)
Proprio Camilleri in carne, ossa e sigaretta è a Siracusa. Qualcuno gli infila in tasca un biglietto con un numero di telefono e lui, scrittore di romanzi gialli, non può sottrarsi al richiamo dell'indagine... Chiamerà quel numero? Non ve lo dico, però sappiate che rimarrà coinvolto in una serie di misteri inquietanti. In un casale di campagna, poi, gli verrà mostrato un documento incredibile, scritto di proprio pugno da un artista tanto grande quanto maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Un anomalo noir, zeppo di ombre e di allucinazioni. Parlo del documento del Caravaggio. O forse del romanzo? A voi il piacere di scoprirlo.



Il sole si è fermato nella Bottega del mistero



Le dodici magiche notti

Il solstizio segna il giorno più lungo (a giugno) e quello più corto (a dicembre) dell’anno. Questa data era molto importante per le culture antiche che guardavano con estrema attenzione all’alternarsi delle stagioni. Individuare il momento giusto per la semina, ad esempio, poteva avere un’importanza capitale, dal momento che un errore poteva esporre al rischio di carestie.
Realizzare un calendario preciso costituisce da sempre un dovere ed una fonte di enorme prestigio per le gerarchie religiose e politiche (spesso coincidenti). Basti pensare che il "Calendario Giuliano" fu voluto da Giulio Cesare in qualità di Pontefice Massimo nel 46 a.C. e rimase in uso (nei paesi ortodossi lo è ancora) finché Papa Gregorio XIII non promulgò, nel 1582, un nuovo calendario che da lui prese il nome: è quel "Calendario Gregoriano" che noi tuttora utilizziamo.

Per questi motivi è comprensibile come i giorni del Solstizio fossero oggetto di moltissime credenze. Il solstizio invernale era circondato da particolari timori, dal momento che nessuno poteva essere certo che il sole sarebbe tornato a sorgere un  po’ più caldo ogni giorno.
Inoltre si pensava che quelle notti fossero popolate di misteriose e pericolose presenze. E che fossero scelte dalle streghe per i loro ritrovi notturni.

Da Natale all’Epifania, passando per l’ultimo dell’anno, la tradizione situa le “Magiche dodici notti”. Sono notti in cui tutto è possibile. In cui i cieli sono solcati da ogni genere di presenza. Se qualcosa di strano deve accadere potete star certi che sarà in una di queste notti.
Ad esempio, si dice che l’ultima notte dell’anno gli spiriti inquieti del morti e intere coorti di demoni si aggirino nelle tenebre, incontrando le streghe che si riuniscono per celebrare i loro sabba. Per questo motivo sarebbe necessario provocare quanto più rumore possibile per spaventarli e tenerli lontani dalle case. Da qui l’origine dei botti a Capodanno.

Contro queste orde diaboliche si ergevano però anche degli strani personaggi che potevano assumere l'aspetto di un piccolo animale o persino di una nuvola di fumo per danzare nelle radure dei boschi assieme ai compagni prima di affrontare, a colpi di rami di finocchio, epiche battaglie contro streghe e stregoni, a loro volta armati di canne di sorgo.
Questi misteriosi personaggi, chiamati “benandanti”, erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico e per questo erano detti anche  i "nati con la camicia". L’idea di questo straordinario dono è il motivo per cui li si riteneva particolarmente fortunati o privilegiati fin dalla nascita.


 
Una magica canzone

Ci sono musiche che emergono dal passato e attraversano i secoli conservando una straordinaria capacità di suggestione. E sanno caricarsi di nuovi significati grazie al lavoro di altri musicisti.
È il caso di un brano contenuto nel “Primo libro de' balli accomodati per cantar et sonar d'ogni sorte de instromenti” di Giorgio Mainerio, stampato a Venezia nel 1578.

L’autore è un personaggio davvero singolare. Un prete nato a Parma dalle origini misteriose. Qualcuno ha sostenuto che fosse di origine scozzese per via del cognome, che scriveva anche Mainer.
Sembra però certo che egli appartenesse invece all’antica famiglia de Maynerijs, che per inciso è molto legata al nostro territorio. Era stato infatti il podestà di Novara Jacobus de Maynerijs nel 1193-94 a promuovere la fondazione di un Borgo, che da lui prese il nome di Borgomanero.

In ogni caso è certo che il prete musicista Giorgio Mainerio si trasferì, attorno al 1560, ad Udine dove finì presto nei guai. Si mormorava infatti che si interessasse un po’ troppo di magia, negromanzia e altre scienze occulte.
E poiché si diceva che nottetempo si accompagnasse a certe donne, andando con loro nei boschi e per i campi a compiere inquietanti rituali, il tribunale dell’Inquisizione avviò delle indagini che però non giunsero ad un processo, perché prove di queste dicerie non furono trovate.

In ogni caso Giorgio Mainerio decise di cambiare aria, diventando Maestro di Cappella della Chiesa d'Aquileia nel 1578. Nello stesso anno pubblicò il suo libro dei balli in cui uno sembra essere ispirato proprio alle musiche ascoltate durante i rituali notturni a cui aveva partecipato ad Udine.
Il titolo Schiarazula Marazula si ispira ai Beneandanti e alle loro battaglie con le streghe e gli stregoni a colpi di "sciarazz" e "marazz",  canna e finocchio. Il testo originale di questo ballo non si è conservato, se pure ne aveva uno. Ma sappiamo che nel 1624 alcune donne friulane furono denunciate all’Inquisizione per aver eseguito questo ballo per invocare la pioggia.

Nel 1977 il cantautore Angelo Branduardi riprende il brano inserendolo nell’album “La pulce d’acqua” con il titolo “Ballo in fa diesis minore”.
Il testo è ispirato al tema della danza macabra che compare in molti affreschi medievali e in particolare in quelli di Clusone in cui la Morte, con una corona in testa, dirige le danze. Il testo si ispira però anche ad altre danze medievali aventi un aspetto magico rituale. Danze che si pensava fossero in grado di fermare il tempo. Cosicché la Morte stessa, incantata dalla musica, avrebbe perso il suo potere sugli uomini.

Angelo Branduardi – Ballo in fa diesis minore


La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Jethro Tull -  Ring Out, Solstice Bells

Ma voi, quali altre canzoni da solstizio conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!

Sio Comics 10: Solstizio

Siamo in Onda: il fumetto - by ele  

venerdì 16 dicembre 2011

Il tema della settimana: solstizio

La parola solsitizio indica il punto massimo raggiunto dal sole durante il suo percorso apparente.

Deriva direttamente da "sol stat", ovvero “il sole sta fermo” (da sistere, ovvero fermarsi).

Per andare nello specifico, insomma, il termine giunge a noi dal latino (solstitium) che per l'appunto indica la “fermata del Sole”, ovvero i due giorni di ciascun anno in cui l’astro raggiunge il punto massimo (o minimo) del suo ellisse e sembra fermarsi.

www.paolofranchini.tk

giovedì 15 dicembre 2011

Il solstizio a Siamo in Onda!

 
Il solstizio è quel momento dell’anno un cui pare che il sole fermi il suo cammino per riprenderlo poi tornando indietro. È un moto apparente, naturalmente, ma talora le apparenze hanno più sostanza della realtà così per molto tempo i due solstizi, d’estate e d’inverno, furono guardati con grande attenzione dagli esseri umani. Nessuna legge infatti, sembrava poter garantire, specialmente d’inverno, che il sole sarebbe realmente tornato indietro.

C’è però solo un programma che ferma il tempo per voi nel sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 17 dicembre avrà come tema della serata proprio SOLSTIZIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Quali sono stati i tuoi momenti di massimo e minimo splendore?



Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

www.illagodeimisteri.it 

martedì 13 dicembre 2011

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli

Tatuaggi.

Si è fatta tatuare due iguane vicino all'inguine.
Sono così ghiotte di fiori di ibisco rosso...
Adoro le iguane.
Vivono nella fascia che va dal Messico fino al Brasile, al Paraguay, alla Bolivia.
Comunque sempre sotto il meridiano dell'Ombelico.

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lunedì 12 dicembre 2011

Libri: I più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)

3) Zia Antonia sapeva di menta, Andrea Vitali
2) Le prime luci del mattino, Fabio Volo
1) Tre atti e due tempi, Giorgio Faletti

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3) Il marchio del diavolo, Glenn Cooper
2) Un Natale in giallo, AA.VV.
1) 22/11/63, Stephen King

Queste top100 complete (e molte altre), al solito, su www.varesenoir.tk.

Racconto: Per un battito d'ali


Nella storia che vi stiamo per raccontare gli ingredienti della perfetta indagine poliziesca: un reato, un presunto colpevole lì lì per crollare e un indizio che lo inchioda. Insomma è un caso risolto. O forse no. Perchè in ogni poliziesco che si rispetti, il colpo di scena è sempre dietro l’angolo.



Le stesse risposte, da tre ore.
Non sono io quello inquadrato dalla telecamera e non ho partecipato a quel corteo perché ieri non sono nemmeno uscito da casa, e poi io in vita mia non mai tirato un sasso, a nessuno. Avevo staccato il telefonino per starmene in santa pace, volevo solo riposare.
La situazione si fa seria. Gettano sul tavolo delle fotografie. Il tizio in primo piano sembra un atleta in pedana. Il peso sul piede avanzato, la torsione del busto e il braccio disteso. Dalla mano aperta si stacca una pietra scura. Mi somiglia, è vero, ma non sono io.
Uguale corporatura, carnagione chiara, e il codino biondo scivolato fuori dal passamontagna, ma è la fenice sull'avambraccio ad inchiodarmi. L'immagine è nitida: stesse dimensioni, stessa posizione, anche l'inclinazione corrisponde. È identico al mio. L'avevo fatto perché mi portasse fortuna e adesso mi condanna, per un reato che non ho commesso. Il medico della polizia lo analizza, ne confronta ogni centimetro. Non so in che modo siano arrivati a me, e ha poca importanza. Cercano un colpevole e l'hanno trovato.
Io, condannato da un tatuaggio.
Le domande ricominciano, di nuovo. Osservo l'uomo incappucciato delle foto e rispondo in modo meccanico, senza pensare. Sono stanco, non li ascolto più, voglio andare a casa. Mi mostrano un'immagine presa da dietro, e il mio sguardo si ferma sulla gamba sinistra di quell’idiota, bianca sotto i bermuda, dietro al ginocchio. Bianca. Schizzo in piedi, slaccio il bottone dei jeans e abbasso la zip. Due poliziotti mi sono addosso, mi afferrano per le braccia e mi premono la testa sul tavolo.
I pantaloni scendono molli alle caviglie e scoprono nella parte alta del polpaccio sinistro il piccolo colibrì. È lui che mi scagiona.
Io, salvato da un tatuaggio.



Per un battito d'ali - scritto da Oscar Taufer

domenica 11 dicembre 2011

Racconto: Tattoo number


È come una favola quella che vi stiamo per raccontare, ma è una favola cupa benché pervasa di ottimismo. Una favola nera che Sara Zancanaro ha scritto per noi.


C’era una volta chi cancellava numeri a matita per sommare resoconti di tasse e, in quella stessa volta, c’era chi imprimeva numeri a pelle per sottrarre vite di innocenti.
Mi calcolavano solo perché venivo vomitato da un lurido treno e, poi trascinato nel fango verso lo sterminio. Eppure io porgevo rispetto. La mia dignità era palpabile. Non la soffocavano in catene, per quanto si affannassero a usarmi come cavia da esperimento. Ingenui, loro bruciavano la stirpe come fiammiferi incendiari. Dunque, spiegate: intravedete la differenza?  Eppure identifica.

C’era una volta chi incollava il francobollo dal gusto di mastice e, in quella stessa volta, chi aggiornava il timbro con cifre interscambiabili, delineate da aghi lunghi un centimetro.
Mi alzavano la manica sinistra, e stigmatizzavano il mio nome in una nuova identità con inchiostro indelebile a cifre progressive. Eppure io respiravo libertà. Il mio pensiero era concreto. Non lo comprimevano in schiavitù, per quanto si militarizzassero alzando il filo spinato. Illusi, loro comprendevano solo ciò che percepivano con i sensi. Dunque, dimostrate: toccate il mio spirito? Eppure esiste.

C’era una volta l’Europa sparpagliata di cattolici, ebrei, musulmani, atei e, in quella stessa volta, un continente dai confini inquisiti, deportati, vietati, marchiati.
Mi tatuavano il numero di matricola come da procedura di entrata nel campo, e mi vestivano di pantaloni, casacca e zoccoli nel gelo dell’inverno. Eppure io custodivo fiducia. La mia aspettativa era percepibile. Non la trasmutavano in oppressione, per quanto si ostinassero a mutarmi in bestia. Imprudenti, loro pensavano di spegnermi. Dunque, rispondete: assaporate la volontà di sopravvivenza? Eppure persevera.

E così, oggi sono qui: vivo. La differenza, lo spirito e la volontà di sopravvivenza sono forze più reali del mitra che mi puntavano alla tempia. Caro nipote, sai, anche la storia più cruenta è dolce se ti mantieni saldo nel cuore. Nessuno ti porta via da te stesso, se non lo vuoi. E così, quando gli occhi baciano il Cielo, sai di non essere mai solo.

Tattoo number - scritto da Sara Zancanaro

sabato 10 dicembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini



Tatuaggio (Manuel Vázquez Montalbán)
Il primo poliziesco con Pepe Carvalho è una specie di presentazione del curioso detective della Galizia. Fra queste righe, tutta la sua bizzarra filosofia e tutto il suo mondo. Il buon Pepe viene incaricato da Ramon di scoprire l'identità di un cadavere senza volto ripescato in mare. Un solo indizio: un inquietante tatuaggio: "Sono nato per rivoluzionare l'inferno".

L.A. tattoo (Robert Crais)
Los Angeles: Elvis riceve la telefonata che aspettava da quando era bambino: la polizia ha trovato suo padre. Peccato che l'uomo sia morto in un vicolo. E' un tizio zeppo di tatuaggi che, prima di morire, bisniglia "Sto cercando mio figlio, Elvis Cole". Da sempre ossessionato da quel padre di cui sa ben poco, Elvis chiede aiuto all'amico Joe e alla detective Carol. I tre iniziano un'indagine che arriverà a far luce sull'identità dell'uomo morto, ma anche su segreti terribili. E, cosa ancora peggiore, risvegliano un killer spietato convinto che Elvis gli stia dando la caccia.

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Nella bottega del mistero vi facciamo il tatuaggio


L'arte antica del tatuaggio

L’usanza di praticare dei tatuaggi è molto antica anche se difficile datarla con precisione dal momento che normalmente i tessuti corporei non sopravvivono al processo di decomposizione. Ci sono peraltro prove dell’usanza di decorare il corpo già in epoche molto remote. E allora come oggi esistevano tatuaggi permanenti ed altri temporanei.
Nelle palafitte italiane (per inciso la prima ad essere scoperta in Italia fu quella di Mercurago, ad Arona) si trovano abbastanza frequentemente delle tavolette d’argilla cotta con dei misteriosi segni impressi. Sono interpretate come stampi usati dagli abitanti di questi villaggi costruiti sulle rive dei laghi, per imprimere sul corpo delle pitture vegetali.

Esistono delle prove indirette di questa pratica, una sorta di straordinaria istantanea di questo genere dei decorazioni corporali. Nelle pitture rupestri del Sahara, datate al VI-V millennio a.C., sono rappresentati personaggi con i corpi dipinti.
Una testimonianza ancora più straordinaria è costituita dal ritrovamento della mummia dell’uomo del Similaun, scoperta in un nevaio ad alta quota nella Val Senales venti anni fa. Sulla schiena e sulle gambe sono stati individuati dei tatuaggi, in corrispondenza di patologie dolorose, rilevate dalle analisi radiologiche. Si presume pertanto che avessero scopi curativi. Erano ottenuti incidendo la pelle e sfregando le ferite con polvere di carbone di legna inumidito.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso del tatuaggio venne vietato in ossequio alla tradizione ebraica che condannava questa pratica. E forse anche per timore di quanto è scritto nel libro dell’Apocalisse.
In esso si narra infatti del marchio, forse proprio un tatuaggio, che la Bestia alleata di Satana, il Dragone antico, imprimerà negli ultimi tempi sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. E senza quel marchio nessuno potrà comprare o vendere.

Furono i viaggi e le esplorazioni a far tornare in Europa l’interesse per i tatuaggi, nonostante lo scetticismo o l’avversione delle classi dominanti.
Il celebre medico Cesare Lombroso elaborò alla fine dell’Ottocento una teoria ai suoi tempi molto popolare benché oggi sia relegata tra le curiosità pseudoscientifiche. Tra i vari indizi per individuare “l’indole criminale”, oltre alla forma della testa e altre amenità del genere, egli indicava anche la presenza di tatuaggi.

Negli stessi anni però i resoconti dei viaggiatori facevano rinascere l’interesse per i tatuaggi. E tra gli esploratori non possiamo non ricordarne alcuni della nostra zona.
Viaggiatori come il novarese Ugo Ferrandi che esplorò la Somalia nell’Ottocento. Come Guido Boggiani, fotografo omegnese morto in Sud America in circostanze misteriose nel 1902, che ci ha lasciato meravigliose fotografie degli indigeni del Paraguay e dei loro tatuaggi. O come Maurizio Leigheb che negli ultimi decenni ha avvicinato e documentato decine di popoli in Africa, Asia e Sud America.



La maledizione del rock colpisce ancora

Una vedova tatuata che canta senza peli sulla lingua con la voce di una diva nera degli anni quaranta, mescolando soul, jazz e hip hop. Un video girato in bianco e nero in cui la cantante depone una rosa bianca su una tomba su cui appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse”.
Questo è il video di “Back to black”, la canzone che da il titolo al secondo album della cantautrice inglese Amy Winehouse, pubblicato nel 2006. Un album che ne decreta il successo mondiale, ma esplicita fin dal primo singolo estratto “rehab” tutto il malessere di una ragazza arrivata presto al successo ma incapace di uscire da un nero e drammatico tunnel fatto di alcol, droga e disordini alimentari.

Difficoltà presto evidenti anche al pubblico in un susseguirsi di immagini scandalose, arresti, ricoveri e problemi nell’esibirsi dal vivo a causa delle sue condizioni di salute. Il 18 giugno 2011 appare per l’ultima volta in pubblico a Belgrado, visibilmente ubriaca. Al punto da dover annullare l'intero tour europeo.
Il 23 luglio 2011 una guardia del corpo trova il cadavere della ragazza nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square. L’autopsia non rivela tracce di droga, ma alcol in una quantità da non poter stabilire se sia causa diretta della morte. Amy non ha ancora compiuto 28 anni.

Con la sua morte, avvenuta a 27 anni, Amy Winehouse è entrata in quella leggenda nera che sembra colpire con particolare accanimento i cantanti: la maledizione del 27. Una serie di morti improvvise e anomale che accomuna molti artisti morti a 27 anni ed entrati a far parte di quello che è chiamato, in maniera un po’ macabra, il “Club del 27”.
La prima vittima fu il geniale polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones annegato in piscina nel 1969 a 27 anni d’età. Il coroner attribuì la morte all’abuso di droghe, ma anni dopo la fidanzata, Anna Wohlin, sostenne in un libro che Brian era stato assassinato dal costruttore della sua villa, il quale avrebbe confessato l’omicidio in punto di morte.

Il 18 settembre 1970, probabilmente soffocato dal suo vomito dopo un cocktail di alcool e tranquillanti, moriva il chitarrista statunitense Jimi Hendrix, reduce da alcuni disastrosi concerti.
Anche in questo caso si è parlato di omicidio, accusando il manager del musicista (morto a sua volta in un incidente aereo) con cui Hendrix intendeva tagliare i ponti, e persino la CIA, che forse voleva punirlo per aver eseguito l’anno precedente al festival di Woodstock l’inno nazionale statunitense in maniera volutamente distorta, in un’esecuzione passata alla storia.

Sempre nel 1970 moriva la cantante statunitense Janes Joplin stroncata da un’overdose di eroina. Mentre nel 1971 fu la volta del “Re Lucertola”, Jim Morrison il front man dei Doors, morto a Parigi in circostanze mai chiarite.
Nel 1994 la maledizione colpì Kurt Cobain dei Nirvana (ne abbiamo parlato qui). Questi però sono soli i più famosi, dal momento che il “Club del 27” comprende altri 29 artisti più o meno noti, inclusa Amy Winehouse, tutti tragicamente morti a 27 anni. Per molti di essi, girarono voci mai pienamente verificate, di misteriose circostanze e di morti sospette.

Amy Whineouse – Back to black



La foto è una cortesia di Ele che per questa foto si è avvalsa della collaborazione tecnica dello Smilzo, mentre Andrea dei Buzz (ospiti della scorsa puntata) ha gentilmente messo a disposizione il tatuaggio.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Sade – Like a tattoo

Ma voi, quali altre canzoni tatuate conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!


Questo è un post di www.illagodeimisteri.it

Sio Comics 9: Tatuaggi

 
 Siamo in Onda: il fumetto - by ele  

venerdì 9 dicembre 2011

Il tema della settimana: tatuaggi

La parola tatuaggio arriva a noi nientepopodimenoché dalla lingua tahitiana: è infatti tatau il termine che fa nascere l'infinito tatuare.

La radice è ta, il cui significato è segno, disegno, impronta. Addirittura, pare che nella lingua maori, ta significhi proprio tatuare.

L'arrivo in Europa della parola tatuaggio, comunque, si deve al viaggiatore inglese James Cook che, tra l'altro, fu il primo a circumnavigare la Nuova Zelanda nella sua interezza.

www.paolofranchini.tk

giovedì 8 dicembre 2011

I tatuaggi di Siamo in Onda!

 
L’uso di tatuare la pelle è antico e largamente diffuso nel mondo. Ci sono persona così tatuate da aver ben pochi centimetri quadrati di pelle ancora libera. Il fascino del tatuaggio risiede probabilmente nel suo essere permanente. Perché, più di un diamante, un tatuaggio è per sempre. Ricordatevelo, prima di farvi tatuare addosso il nome del vostro amore di oggi.

C’è però solo un programma che ha tatuata addosso la ricetta del divertimento dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 10 dicembre avrà come tema della serata proprio TATUAGGIO.
Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa vi fareste tatuare e perché?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:         - FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia - FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia     - INTERNET in streaming su www.puntoradio.net
Per intervenire in DIRETTA: - via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it - via SMS:.389 96 96 960            Buon Ascolto... (Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di Ele che per questa foto si è avvalsa della collaborazione tecnica dello Smilzo, mentre Andrea dei Buzz ha gentilmente messo a disposizione il tatuaggio.

martedì 6 dicembre 2011

Il "Pensierismo" di Carlo Cavalli

Gabbie.

Ricordo che allo zoo veniva spesso una scimmia a trovarmi.
Mi allungava sempre le noccioline.
E mi sorrideva, infilando la testa fra le sbarre.
Era un modo come un altro per occuparmi.
Nella gabbia salariale.


Questa settimana, inoltre, un "Pensierismo" extra, dedicato a Fabio Giusti. Lui sa perché.

Ma però.

Succede.
Alla radio come nella vita.
Basta esorcizzarlo bevendo un mAperol.

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lunedì 5 dicembre 2011

Racconto: San Sèrvolo, 1872


Quella che vi stiamo per raccontare è una storia vera: vero é il protagonista; tremendamente vero è il luogo dov’è ambientata, il manicomio di San Servolo in provincia di Venezia, nel 1872 per la precisione; e vera è quella sensazione di inquietudine che anche voi proverete nel leggerla.


La camicia di forza lo teneva stretto come quell’abbraccio di madre forse troppe volte mancatogli. Sentiva il freddo del metallo dei bottoni che imprimevano la loro forma sulla sua pelle, finché lentamente non ne conquistavano la temperatura. 
Era la prima volta, quella, in cui era costretto ad indossarla. Prima d’allora i medici gli avevano imposto al massimo le manopole. Quei bei guanti di cuoio grinzoso che gli tenevano bloccati le mani ed i polsi alla vita con un sistema di anelli e catene. Invece, quel mattino di maggio, era stato così bravo da meritarsi la camicia; si era eccitato, come dicevano loro, oltre il solito limite. Quando l’infermiera aveva spinto, una alla volta, le sue braccia nell’infinito tunnel di spessa canapa delle maniche, si era sentito soddisfatto di sé ed un sorriso fiero era comparso sul suo volto. Aveva molte volte sentito dire che gli era stata diagnosticata una lipemania con stupore, per un amore contrastato e deluso. L’aveva sempre considerata un’esagerazione, la storia era molto più semplice: dal momento che confidarsi con le persone sbagliate gli aveva portato così tanto dolore, aveva deciso di non parlare più ad alcuno. Nonostante continuasse a svolgere bene il suo lavoro di ingegnere a Mantova, la famiglia l’aveva costretto a trasferirsi in quel luogo che a Venezia tutti chiamavano manicomio. Non amava quella parola, lo faceva sentire diverso, in gabbia.

Una strana donna, che gli sembrava avere dei tratti conosciuti, lo guardava al di là di un vetro: annuiva tristemente alle parole del medico.
“Paziente 982, Ernesto Cosimi, anni 28. Pronto per la terza applicazione di corrente elettrica e la quinta trasfusione diretta di sangue arterioso.”
All’udire quella voce era sempre rimasto inerme, capo chino: dopotutto non aveva nulla da dire. D’improvviso si ricordò, invece, di quanto quella mattina era stato divertente rovesciare l’intero carrello della colazione.
Fu così che urlò fino a soffocare.
Poi di scatto girò la testa verso la donna che ancora lo fissava: incredula,  piangeva di gioia.


San Sèrvolo, 1872 di Marta RIzzato

Libri: i più venduti della settimana

I più venduti in Italia (fonte Ibs)

3) Le prime luci del mattino di Fabio Volo, Mondadori
2) Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti, Einaudi
1) Inheritance di Christopher Paolini, Rizzoli

I gialli e i noir (fonte Ibs)

3) Il suggeritore di Donato Carrisi, TEA
2) Il tribunale delle anime di Donato Carrisi, Longanesi
1) Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni, Newton Compton

Ogni classifica desideriate, al solito, è anche su www.varesenoir.tk.

domenica 4 dicembre 2011

Racconto: Gabbia toracica di sicurezza


Ecco una storia dove i protagonisti dialogano tra loro come se fossero... due colleghi di lavoro qualunque. Confrontandosi, discutendo, ognuno fermo nel proprio ruolo, nelle proprie convinzioni. Ma questa non è una storia qualunque, Tutt’altro. Anche solo per il fatto che i personaggi di questa storia sono chiusi in una gabbia. Una gabbia toracica.


«Fammi uscire!» urlò Cuore.
«Non ci penso nemmeno!» rispose Mente.
«Non puoi farmi questo!»
«Eccome se posso! Qui l’unica con un briciolo di cervello sono io!»
«E allora cosa pensi di fare? Tenermi rinchiuso per sempre? La farai morire…»
«Può darsi…ma a piede libero non ti ci lascio…almeno per un po’!»
«Qualcuno mi ha chiamato?» si intromise l’estremità corporea di destra.
«No Piede, tranquillo. Sono le solite questioni di Cuore…»
«Ah, ok…allora torno sui miei passi!» E si dileguò spedito.
«Mi vuoi spiegare cosa ho fatto di male?» ribattè nuovamente Cuore.
«Ti sei messo in mezzo come al solito…e non avresti dovuto! Le cose erano perfette, nessuna menata, nessuna sofferenza. Chiarezza e praticità…ora mi tocca avere a che fare con quei fottuti Sentimenti per colpa tua!»
«Ma lei è felice!» esclamò Cuore.
«Cosa te lo fa credere?» rispose aspra Mente.
«Io…mi sento esplodere e sono a migliaia le farfalle che svolazzano nello Stomaco! Le vedo, lo sento…anche se mi tieni imprigionato dietro le costole di questa gabbia toracica!»
«Ah bè…e quindi uno sbatter d’ali e la tua voglia di esplodere mi dovrebbero convincere a lasciarti frantumare ancora? Sai quanti pezzi ho raccolto l’ultima volta?»
«Ma non puoi rinchiudermi per sempre, io vivo per questo…»
«Sì certo…amore bla bla bla…» disse sprezzante Mente.
«Non posso farne a meno, è tutta la mia vita…» singhiozzò Cuore.
Poi fu un attimo. Lui la avvolse in un abbraccio e baciò Lei delicatamente, sulle labbra, sussurrando il suo nome. Il petto di Lei cominciò a vibrare, battiti e sbatter d’ali lievi la resero libera e leggera, allo stesso tempo la sua Mente chiuse gli occhi e smise di pensare.
«Sì, è amore…e non lo puoi comandare» sorrise Cuore. Finalmente libero.



Gabbia toracica di sicurezza di Paola Perry Amadeo

sabato 3 dicembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini





La donna in gabbia (Jussi Adler-Olsen)

La voce distorta da un altoparlante fa gli auguri a una donna segregata: "Buon compleanno. Oggi sono 126 giorni che sei qui". I media si lanciano sulla storia e le ipotesi sulla scomparsa si accavallano: suicidio? omicidio? incidente? rapimento? sparizione volontaria? La polizia si impegna, ma non arriva a un risultato: la donna sembra essere stata inghiottita dal nulla. Dopo cinque anni, un poliziotto burbero decide di riaprire le indagini e procedendo a ritroso nel tempo si lancia in una battaglia contro il disegno delirante di un folle senza scrupoli.

La gabbia delle scimmie (Victor Gischler)

Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua auto e uno psicopatico come collega: per Charlie, gangster in Florida, è solo ordinaria amministrazione. Le cose, però, si complicano quando il suo capo si ritrova con le spalle al muro: chi controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. La banda di Charlie viene massacrata e lui rimane l'unico superstite. Recupera i registri contabili del suo capo e non si perde d'animo, ma diventa l'obiettivo di una inevitabile caccia all'uomo. Portata avanti sia dall'FBI sia dalla gang che vuole conquistare l'intera Florida.



In gabbia nella bottega del mistero


Una misteriosa gabbia

Secondo la tradizione alla fine del IV secolo giunse sul lago d’Orta un prete greco di nome Giulio. Il suo scopo era evangelizzare quelle terre, convertendo i pagani al cristianesimo. E per farlo si spinse fin sull’isola che sorge in mezzo al lago per costruirvi la sua centesima ed ultima chiesa.
Sempre secondo la leggenda, quello scoglio deserto non era completamente disabitato. Vi dimoravano infatti draghi, vipere e altre bestie immonde. Per cacciarle il sant’uomo sarebbe ricorso ad un esorcismo, utilizzando peraltro anche dei pani per convincerli a lasciare per sempre l’isolotto.

In ricordo di quell’episodio ancora oggi le monache benedettine che vivono sull’isola preparano un pane speciale in occasione della festa del santo, il 31 gennaio di ogni anno. Ma c’è un’altra tradizione, molto più oscura e misteriosa, originata da quell’antico esorcismo…
In un luogo nascosto della basilica si trova una gabbia. Qui venivano rinchiusi coloro che giungevano sull’isola per implorare di essere liberati dai demoni che li possedevano. Le sbarre servivano a contenere la furia che squassava i loro corpi, moltiplicandone le forze.

È una storia oscura, ai confini della realtà, in cui è difficile distinguere, soprattutto per quanto avveniva nei secoli passati, tra auto suggestione, problemi psichici e fenomeni soprannaturali.
Si tramanda ad esempio la vicenda della nobile Antonia che dalla Francia fece un lungo viaggio in Italia per poter essere liberata dai suoi demoni. Essa passò di santuario in santuario cercando sollievo al suo tormento. Si recò all’isola di San Giulio, poi sulla tomba di san Giminiano a Modena, su quella di San Pietro a Roma, quindi a Loreto. Solo qui fu infine liberata dal suo male, il 16 luglio del 1489.

All’interno della Basilica di San Giulio si trova un’altra testimonianza che ci restituisce la cronaca di un evento lasciato da un testimone oculare.
Su uno degli affreschi all’interno della basilica si trova un graffito, datato 27 agosto 1533. Un uomo, evidentemente ancora fortemente impressionato da quello a cui aveva appena assistito, decise di lasciare incisa sull’intonaco dipinto la propria testimonianza. Quel giorno infatti il vescovo Arcimboldo,  per grazia di San Giulio, guarì un’ossessa, liberandola dal suo demone.



Novantanove palloncini oltre il Muro

Nella seconda metà del XX secolo la città simbolo della contrapposizione tra il blocco sovietico e quello occidentale fu la ex capitale della Germania sconfitta nel 1945, divisa e occupata dalle potenze vincitrici. I settori di occupazione inglese, francese e americano andarono a costituire Berlino Ovest, un’enclave completamente circondata dalla parte Est, inclusa invece nel blocco comunista.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, per fermare l’incessante fuga dei cittadini di Berlino Est verso la parte Ovest, il governo comunista tedesco diede avvio alla costruzione della “Barriera di protezione antifascista”, come era definita dalla propaganda. Nella realtà dei fatti il Muro di Berlino era una infinita barriera di blocchi di cemento, filo spinato e guardie armate che cingeva in una gigantesca gabbia a cielo aperto milioni di persone.

Si stima che oltre 200 persone abbiano perso la vita nel tentativo di superare il Muro. L’unica cosa che riusciva facilmente a superare le sbarre di quella prigione era la musica dei concerti organizzati nella parte Ovest.
Proprio durante un concerto a Berlino Ovest dei Rolling Stones un chitarrista tedesco, Carlo Karges vide alcuni palloncini, liberati per aria in segno di festa, ammassarsi in una forma che poteva ricordare un’astronave.

Immaginò che il vento li portasse dall’altra parte del Muro; che l’aviazione dell’Est si alzasse per fermare l’invasione e che questo scatenasse la reazione dell’Ovest, portando alla Terza Guerra Mondiale.
La canzone scritta da Karges nel 1983, affidata alla cantante tedesca Nena, conobbe il successo mondiale e divenne una delle canzoni in lingua tedesca più famose. Furono eseguite varie cover di questa canzone contro la guerra e contro un Muro che non poteva durare in eterno.

Un muro contro cui la musica occidentale agì come un fiume sotterraneo, contribuendo a corrodere le basi del consenso dall’altra parte.
Nella notte del 9 novembre 1989 dopo settimane di manifestazioni in tutta l’Europa dell’Est centinaia di migliaia di persone si affollarono davanti ai varchi chiedendo pacificamente e semplicemente di passare “dall’altra parte”, anche solo per poche ore per guardare le vetrine dei negozi della parte Ovest. Gli agenti di guardia al Muro, lasciati senza ordini dai loro comandanti, dopo qualche esitazione decisero di aprire il confine. Con questo semplice gesto aprirono una falla che portò al definitivo crollo del blocco comunista.

Proprio pochi mesi prima dell’apertura del Muro, Roger Waters dei Pink Floyd aveva detto in un’intervista  che l’opera rock The Wall si sarebbe potuto eseguire dal vivo solo dopo la caduta del Muro.
Così, nemmeno un anno dopo, il 21 luglio 1990 nella Berlino finalmente riunificata si svolgeva il grandioso concerto The Wall, cui assistettero oltre 350 mila spettatori, venuti ad ascoltare, tra gli altri, Bryan Adams, Cindy Lauper, Ute Lemper, Joni Mitchell, Van Morrison, Sinead O'Connor e gli Scorpions. E i palloncini poterono volare in un cielo senza gabbie.

Nena – 99 Luftballoon



La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Elton John - Cage The Songbird
Scorpions – Wind of Change
Pink Floyd – Another Brick in the wall


Ma voi, quali altre canzoni in gabbia conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!

SiO Comics 8: Gabbie

 
Siamo in Onda: il fumetto - by ele  

venerdì 2 dicembre 2011

Il tema della settimana: gabbie

Gabbia deriva dal basso latino gàvia e passa dal classico càvea che ha lo stesso "radicale" di càvus, ovvero cavo, vuoto.

Il dizionario etimologico, sempre pittoresco nella sua storicità, definisce la gabbia come un ordigno composto di regoletti lignei o cannucce o fili di ferro utile a rinchiudere uccelli vivi. Di dimensioni più grandi, la gabbia è idonea anche per altri animali.

Infine, se le graticole sono di ferro robusto e se la gabbia è posta in un luogo eminente, la gabbia prende il nome di prigione o carcere e viene usata per rinchiudere i rei.

www.paolofranchini.tk

giovedì 1 dicembre 2011

Nella gabbia di Siamo in Onda!



Le gabbie servono a rinchiudere gli animali (o gli esseri umani) pericolosi. Ma una gabbia può essere anche un’indispensabile rifugio per proteggervi dalle bestie feroci o da altri pericoli.
Una “gabbia di Faraday” ad esempio è una struttura “in grado di isolare l'ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso questo possa essere”. Un’ottima difesa contro i fulmini ad esempio.

C’è però solo un programma che prepara per voi una gabbia di divertimento per proteggervi dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 3 dicembre avrà come tema della serata proprio GABBIA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Chi o che cosa vi fa sentire in gabbia?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di Ele