sabato 14 giugno 2008

Mi chiamo Luciano e sono fortunato


Questa sera i temi della nostra puntata radiofonica ruotano attorno ad una sola inafferrabile parola: fortuna.
Nel preparare la trasmissione, mi sono imbattuto nella storia di Salvatore Lucania. Ve la voglio raccontare.

A quell'epoca Salvatore era ancora un picciotto al soldo di Joe Masseria. È il 16 ottobre 1929, siamo a New York. Quel giorno Salvatore viene rapito da tre uomini, tre sicari della famiglia rivale, i Maranzano.

Salvatore Lucania viene portato in uno di quei tanti anonimi capannoni abbandonati nella zona portuale della città, al riparo da occhi indiscreti. Viene percosso selvaggiamente. Viene torturato. La gola gli viene tagliata da parte a parte.
Credendolo morto, i tre sicari lo lasciano abbandonato lì, in quel magazzino. Sanguinante. Appeso per la schiena ad un gancio da macellaio.

Ma Luciano non è morto. È aggrappato con i denti al mondo dei vivi. Riesce, chissà come, a trovare la forza per liberarsi e chiedere aiuto.

I poliziotti che lo videro quella sera dissero che aveva avuto una fortuna sfacciata ad essere ancora vivo.
Da quel giorno di ottobre del 1929, Salvatore Lucania fu per tutti Luciano il Fortunato, Lucky Luciano, colui che anni dopo sarebbe diventato famoso come il più crudele, probabilmente, tra i boss della mafia italoamericana del secolo scorso.

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