martedì 29 novembre 2011

Il "pensierismo" di Carlo Cavalli

Rossetto.

Lei, acrobata sul filo del make up.
Cosmetici, mascara, ombretto a scatto, fondotinta a smarrirsi sino al fondoschiena.
E poi un caricatore di rossetti.
Labbra sottolineate dall'eccesso.
L'abbraccio e subito smarrisco il senso dell'apostrofo.
E l'apostrofo.
Labbraccio
Appassionato.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 28 novembre 2011

Racconto: La rossa Lou


Ci sono donne a cui basta uno sguardo o una parola (anche una parola non detta) per stringere un uomo in un vortice di speranza e desiderio; e un’altro sguardo o una parola ancora per spingerlo via, lontano, là dove l’incertezza diventa rabbia e rancore. Sono donne da cui stare alla larga. Una di queste si chiama Lou.


«Lou.»
La mia voce sfumò nell'aria.
«Lou, ti prego!»
Non colsi neppure un fremito incerto scomporre la fredda e dolce curva fra il suo collo e la sua spalla, lasciata scoperta da un sanguigno vestito di scena.
Di nuovo, l'aria rispose muta alle mie parole.
M'accorgevo d'essere vivo, di sentire ancora, solo per il lieve fruscio della cipria con cui Lou si accarezzava il viso, per le sue dita che affusolavano le sopracciglia color Tiziano e che vedevo riflesse nello specchio di cristallo.
I suoi occhi, verdi, verdissimi, erano esaltati nell'abbraccio dell'henné, trasfigurati in preziose gemme orientali; e come tali, erano distanti e affilati, cristallizzati nella femminile freddezza che crediamo di amare.
Nacque in me una rabbia per il mio orgoglio devastato dalla gelata indifferenza di quegli occhi che si rifiutavano di accettarmi.
Lentamente, compresi che infrangere lo specchio, picchiare Lou, ucciderla non avrebbe mai più mutato le sue verdi gemme in occhi umani.
Accontentandomi di odiarla, la abbandonai per sempre nel suo camerino.

(Cambio di scena)

Le luci nella sala si fecero soffuse, crollando nelle ombre il cauto mormorio dei molti spettatori.
Come ai comandi di un direttore d'orchestra, le teste si levarono e i corpi si lasciarono sprofondare nelle poltrone scarlatte.
Il brusio cessò: il rosso sipario si stava scostando.
Non resistetti, e aprii gli occhi.
Lei, la diva, diva in quanto nostra dea, dominava incontrastata il palco, il suo mondo; ne vidi il sorriso trionfale, i denti sfiorati dalle labbra cremisi ammaliarci, noi, il suo popolo di fedeli. E vidi il rossetto vermiglio divenire bacio, per noi, null'altro che spettatori distaccati e troppo lontani; e Lou mi guardò e mi mandò un altro soffio, con le labbra, tinto del suo sensuale rossetto, per me, per me solo.
Ed io non potei che scordarmi ancora una volta dell'odio per Lou, che non era mia, e mi tormentai del desiderio delle sue rosse labbra; e Lou, dannata Lou, scostò quel verde sguardo, paga del suo desiderio d'esser desiderata da tutti e di non essere mai di nessuno.


La rossa Lou di Andrea Collivignarelli

Libri: I più venduti della settimana





I più venduti in Italia (fonte UniLibro)

3) Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti
2) La dieta Dukan di Pierre Dukan
1) Mare al mattino di Margaret Mazzantini

I gialli e i noir (fonte Ibs)

3) Il suggeritore di Donato Carrisi
2) Il tribunale delle anime di Donato Carrisi
1) Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni

Tutte le classifiche complete sino alla posizione 100 le trovate su http://www.varesenoir.tk/.


domenica 27 novembre 2011

Racconto: L'iniziazione


Quando si è adolescenti, si farebbe di tutto pur di farsi accettare, per non essere esclusi dal gruppo. Si farebbe di tutto, anche sfidare le proprie paure. Succede nella storia che vi stiamo per raccontare.


Era un rito d’iniziazione. Un’assurdità. Ma doveva farlo. Per essere accettata da Giovanna, da Ilma e da  Loretta. perché smettessero di prenderla in giro. Quella era la posta. Il rossetto. Un rossetto griffato, sul ripiano di cristallo del negozio più esclusivo del centro commerciale.
L’avevano presa in mezzo, quel mattino, durante l’intervallo,  e come tutte le altre mattine lei aveva temuto il peggio, i pizzicotti sulle braccia, le forbici a tagliare il golfino nuovo, lo sgambetto sulle scale, la testa premuta sotto l’acqua, nei bagni.
Invece no. L’avevano presa per mano e lei, stupita, stordita, si era lasciata guidare sino alla panchina fuori dall’aula. I suoi occhi dovevano aver parlato per lei perché si erano messe a ridere e Giovanna le aveva detto con una voce tranquilla che lei non conosceva. ” Micaela. Vuoi essere nostra amica? “  Lei aveva annuito, con decisione, col fiato sospeso.
 “No, non ci ringraziare. Ci vediamo oggi, alle sei, al centro commerciale.”
Era rientrata a casa, felice. Avrebbe avuto delle nuove amiche.
Alle sei era lì, all’entrata della cartoleria del piano terra, e fingeva di interessarsi agli angeli dipinti sulla vetrina.
La mano che si posò sulla sua spalla la fece voltare e si trovò davanti il viso di Loretta.
“ Eccoti qui ! ”  Le voci di Giovanna e di Ilma.
Si ritrovò in mezzo a loro, stretta, spalla spalla. La guidarono sulla scala mobile fino alla profumeria del primo piano.
“ Quel rossetto dorato sullo scaffale in fondo “ aveva detto Giovanna col suo tono duro.
“ In cambio della nostra amicizia.”
 Le aveva guardate, incerta, ma già le unghie di Ilma le rigavano il braccio e le dita di Loretta le stringevano la pelle sotto il golfino.
Micaela guardava Giovanna, che sorrideva e con la testa diceva  sì, sì, si.
Inghiottì e si avviò. Passò davanti alla commessa, raggiunse il ripiano, afferrò il rossetto e se lo infilò in tasca. Si guardò intorno. Nessuno badava a lei. Fatto.
Sulla porta, le amiche non c’erano più. Le vide subito dopo.
Parlavano a bassa voce con la commessa, e   le indicavano lei, proprio lei. con i gesti del viso e delle mani.

L’ INIZIAZIONE di Marta Bardi

sabato 26 novembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini





All'altezza delle labbra (di Antonella Cristofaro)

Si può vivere in molti modi, anche solo rimanendo fermi a guardare la vita degli altri. Marsia incontra lo sguardo di Giancarlo, uno psichiatra, un uomo molto più vecchio di lei. Dal loro incontro nascerà una relazione minacciata da loro stessi, ma anche da presenze imprevedibili. Ambientato nel quartiere San Lorenzo di Roma, il romanzo si sviluppa attraverso luoghi e ambienti in grado di parlare lo stesso linguaggio dei personaggi.

Hanno ucciso Bocca di rosa (Le Legere)

Una certa "Bocca di Rosa", dedita al mestiere più antico del mondo, viene uccisa nel modo descritto in un famodo romanzo. I primi sospettati sono un cameriere donnaiolo, un losco tizio che vive riscuotendo crediti e un giovane con propositi terroristici. In una Genova a tratti ipnotica, la storia viene ritmata dalla musica di Fabrizio De Andrè e dagli odori che provengono dai vicoli. Non manca nulla: sette sataniche, poliziotti poco decisi, morti improvvise, ma alla fine, ovviamente, si saprà comunque chi ha ucciso "Bocca di Rosa".



Rossetto nella bottega del mistero

 
L’importanza di essere belle

Cinquemila anni fa le donne della Mesopotamia, della valle dell’Indo e dell’Egitto avevano già imparato a colorare le labbra macinando pietre semipreziose assieme ad altri pigmenti. L’invenzione del rossetto però potrebbe essere ancora più antica…
Secondo la tradizione ebraica la prima moglie di Adamo, prima di Eva quindi, fu Lilith dalle labbra rosse come il fuoco. Poiché ella non voleva stare sottomessa ad Adamo, ma pretendeva di dominarlo, Lilith fu ripudiata e cacciata dall’Eden e al suo posto fu creata Eva. Adamo però non riusciva a scordare le rosse labbra della prima donna che avesse amato, così Eva macinò delle bacche assieme alla terra e con questa pasta si tinse la bocca.

Anche la famosa regina Cleopatra usava il rossetto. E forse grazie a questo sedusse il grande Giulio Cesare e, dopo la sua morte, il generale Marco Antonio. Un problema era però costituito spesso dalla tossicità dei componenti usati, per cui non deve sorprendere se nella storia della cosmesi i medici ebbero sovente un ruolo importante.
Circa mille anni fa il grande medico arabo Abulcasis descrisse il modo per realizzare un rossetto solido. Egli viveva a Cordova che all’epoca era la capitale della Spagna musulmana ed era una città prospera con circa un milione di abitanti moltissime scuole ed ospedali. E molte donne desiderose di rendersi ancora più belle.

Il rossetto moderno però fu inventato in Francia, a Parigi, negli stessi anni in cui le ballerine facevano impazzire gli uomini ballando scatenati can can e veniva inaugurato il celebre Moulin Rouge.
Erano gli stessi anni in cui i pittori come Henri de Toulouse-Lautrec immortalavano le ballerine e le donne dalle labbra vermiglie nei caffè e nei locali.

Circa un secolo e mezzo prima, nella tedesca città di colonia veniva inventata invece un’acqua profumata, la famosa acqua di Colonia. L’inventore dell’Acqua ammirabile, come era chiamata all’epoca, non era però un tedesco, bensì un italiano.
Come fu confermato da una sentenza di un tribunale di Colonia nel 1907 l'inventore dell'Acqua di Colonia fu Giovanni Paolo Feminis, che era nativo di Crana nella Val Onsernone, sul confine tra Italia e Svizzera, ed era emigrato giovanissimo a Colonia. Il 13 gennaio 1727 la Facoltà di medicina di Colonia, a ulteriore conferma dei legami tra medicine e cosmetici, concesse la licenza di vendita alla sua Aqua Mirabilis. Dopo la sua morte essa fu ampiamente commercializzata dal suo aiutante, un vigezzino nativo di Santa Maria Maggiore, Giovanni Antonio Farina, che la rese famosa in tutto il mondo.

Una miss sotto tiro

“C'è un tempo per mantenerti distante / un tempo per guardare altrove / c'è un tempo per tener giù la testa / per proseguire la tua giornata / c'è un tempo per la matita per gli occhi ed il rossetto / un tempo per tagliare i capelli”. È  l’inizio di una canzone ispirata ad una storia vera. Una storia di orrore e morte, ma anche una storia di bellezza e speranza.
Il 5 aprile 1992 cominciò il più lungo assedio nella storia bellica moderna. La città che per 44 mesi fu costantemente sotto il fuoco dei cannoni e dei cecchini, che ebbe oltre 12 mila morti e 50 mila feriti, perdendo il 64% della popolazione pre-bellica costretta alla fuga, non si trovava in qualche remota regione del mondo, ma nella civilissima Europa. Quella città, che divenne uno dei simboli di una guerra tanto assurda quanto crudele, è Sarajevo.

Non riuscendo a conquistarla, le forze militari serbe strinsero d’assedio la città bosniaca, martellandola coi cannoni e facendo sparare sui civili da cecchini appostati in punti strategici.
Alcune strade erano considerate così pericolose da essere conosciute come "viale dei cecchini", ma il grido “Pazite! Snajper!” ("Attenzione! Cecchino!") cominciò a risuonare ovunque.

In quell’inferno c’era chi tentava di ribadire il diritto della popolazione di Sarajevo a vivere in pace e insieme tra le diverse etnie come prima della guerra. E allora anche un concorso di bellezza poteva diventare un vero grido di speranza in un futuro migliore.
Bill Carter è un regista inglese che a seguito di un evento doloroso (aveva perso la fidanzata nel 1991 in un incidente automobilistico) aveva deciso di girare il mondo. Giunto in Jugoslavia nei mesi in cui la guerra civile ebbe inizio, decise di fermarsi a Sarajevo per condividere la lotta degli abitanti.

Lavorando per la TV locale Carter intervistò Bono degli U2, che fu colpito dalla sua storia. Scartata l’idea di un concerto a Sarajevo per il pericolo rappresentato dai cecchini, si decise di proiettare durante i concerti degli U2, con collegamenti satellitari di fortuna, le immagini girate da Carter.
Nel 1995 Carter realizzò un documentario che Bono volle titolare “Miss Sarajevo” per via delle immagini dedicate alla vincitrice di un concorso di bellezza nella città assediata, la diciassettenne Inela Nogic. 

Nel film c’è una canzone dallo stesso titolo, scritta ed eseguita da Bono e Brian Eno con lo pseudonimo Passengers e con la partecipazione nel finale di Luciano Pavarotti.
L’operazione contribuì a quella sensibilizzazione dell’opinione pubblica internazionale che portò all’Accordo di Dayton e alla fine dell’assedio di Sarajevo il 29 febbraio 1996. Nel 1997 gli U2 poterono esibirsi a Sarajevo, incontrando Inela Nogic. Nel 1999 George Michael ne fece un’ottima cover inserita nell’album “Songs from the Last Century”.


La foto è una cortesia di ELE.
La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Vasco Rossi – Silvia
Vanoni – Rossetto e cioccolato
Giorgia – Un amore da favola

Ma voi, quali altre canzoni col rossetto conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!

Sio Comics 7: Rossetto

 
Siamo in Onda: il fumetto - by ele 

venerdì 25 novembre 2011

Il tema della settimana: rossetto

Rossetto, per il dizionario etimologico, non è che il rosso. Come sostantivo, poi, diventa quello che ci interessa, andando a indicare il belletto usato per tingere in vermiglio le labbra.

Il termine rosso, comunque, ci arriva dal raro latino rùssus, che "consuona" con la parola greca ruysios. La radice è rudh, in ogni caso, rintracciabile nel sanscrito rudhiràm (rosso). Anche qui, come sostantivo, indica qualcosa di preciso, questa volta il sangue.

Non per nulla, da sempre, la parola "rosso" viene utilizzata per descrivere ciò che è del colore uguale al fuoco, al sangue o alla porpora.

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 24 novembre 2011

Il rossetto a Siamo in Onda


Secondo la tradizione ebraica la prima moglie di Adamo, prima di Eva quindi, fu Lilith dalle labbra rosse come il fuoco. Poiché ella non voleva stare sottomessa ad Adamo, ma pretendeva di dominarlo, Lilith fu ripudiata e cacciata dall’Eden e al suo posto fu creata Eva.
Adamo però non riusciva a scordare le rosse labbra della prima donna che avesse amato, così Eva macinò delle bacche assieme alla terra e con questa pasta si tinse la bocca. Aveva inventato il rossetto.

C’è però solo un programma che il sabato sera si mette il rossetto per voi: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 26 novembre avrà come tema della serata proprio ROSSETTO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

ROSSETTO è sensualità e seduzione, quale altra carta giochi per sedurre?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di Ele

martedì 22 novembre 2011

Il "pensierismo" di Carlo Cavalli

Orologio.

A Lugano ho chiesto a un distinto signore svizzero l'ora inesatta.

E lui ha pensato che avessi il cervello fondente.

www.pensierismi.wordpress.com

lunedì 21 novembre 2011

Libri: I più venduti della settimana



Con piacere, prima di dare il consueto sguardo alle classifiche dei libri più venduti, vi segnalo che state leggendo il post numero 1000 di questo fenomenale blog!












I più venduti in Italia (fonte UniLibro)

3) Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti - Einaudi
2) Per superare il concorso a dirigente scolastico - Mursia
1) Inheritance di Christopher Paolini - Rizzoli

La classifica dei gialli e dei noir (fonte Ibs)

3. Il suggeritore di Donato Carrisi - TEA
2. Il tribunale delle anime di Donato Carrisi - Longanesi
1. Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni - Newton Compton

Tante altre top100 aggiornate in tempo reale, solo per i più curiosi, su http://www.varesenoir.tk/.




Racconto: Tulipani meccanici


Ecco una storia un po’ inquieta, anzi... intorpidita, dove le parole ci rivelano, uno alla volta, frammenti di una quelle realtà da cui si vorrebbe fuggire, se solo qualcosa, qualcuno, non fosse lì ad impedirlo. Mettetevi comodi e state ad ascoltare. 


Rimango immobile. Le palpebre semichiuse lasciano filtrare una luce che mi trapassa rovente. Perché la testa sta cessando di girare e, con lo svanire dell'anestesia, so che tra poco arriverà il dolore.
Non volevo svegliarmi. Stavo bene in quel limbo torbido e bianco di coperte d'ospedale e di camici d'infermiere, profumato di disinfettante. Avrei voluto rimanere immobile per sempre, una zattera umana a galleggiare in un mare calmo, tiepido, asettico.
Ma qualcosa mi ha riportata indietro strappandomi al sonno e, se le mie ciglia non fossero così pesanti, aprirei gli occhi per cercare il colpevole. E odiarlo.
Poi lo sento. Credevo che tutti i miei sensi fossero ugualmente storditi, lo speravo davvero, ma evidentemente è solo la vista a negarsi. Sento un rumore lieve e martellante che non cessa, che continua secondo dopo secondo a divorarmi la nuca.
Provo a concentrarmi sugli altri sensi, ad escludere dal mio mondo cieco ed ovattato quel rumore. Sotto le mie dita le lenzuola dell'ospedale sono ruvide, profumano di pulito e dei fiori che qualche amico ha messo sul comodino, in bocca ho il gusto amaro dei medicinali. E in testa quel rumore, ancora e ancora.
Provo più dolore cercando di aprire gli occhi di quanto non me ne dia la ferita fresca sull'addome (appendicite, non che me ne importasse troppo), ma alla fine riesco a mettere a fuoco la stanza, i muri bianchi e, finalmente, l'orologio dal bordo di plastica rossa sulla parete di fronte al letto, violento con il suo colore acceso e il ticchettare ossessivo delle lancette.
So che mi sarei svegliata in ogni caso, presto o tardi, ma per ora tornerò a chiudere gli occhi e gli darò la colpa per avermi strappato dal sonno più tranquillo della mia vita.




Tulipani meccanici  di Irene Piana


Questo racconto, ispirato alla poesia “Tulips” di Sylvia Plath, è stato pubblicato anche tra le pagine della rivista letteraria “Arabica Fenice”.

domenica 20 novembre 2011

Racconto: La signora E


E se capitasse a voi? Se qualcuno facesse a voi ciò che vi stiamo per raccontare, quale sarebbe la vostra reazione? Certo, a voi certe cose non possono succedere? Ma cosa fareste se un giorno alla vostra porta bussasse una donna, quella donna: la signora E? È la protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.


Non sono pentito. Voi non potete capire.
Non è per i 50 euro. Scrivo questa lettera perché so come finiscono queste cose. Visto che io sono stato preso e quella se ne va in giro liberamente, è giusto che io dica la mia.Per i posteri, per senso di giustizia.
Voi non potete capire. Da quando sono solo, cambio umore facilmente. Lo riconosco.
Quell'orologio me lo aveva regalato lei. Non la lei che se ne va in giro liberamente, non conosco il suo vero nome, si firmava solo come E.
La mia lei, me lo aveva regalato. E quell'orologio non lo volevo più. E allora che faccio? Lo vendo. 400 euro. Non un euro di meno.
Mi scrive questo tizio, Giacomo, mi dice. Mi offre 350. Troppo poco. Io niente.
Poi mi scrive lei, la signora E. Strano, una donna che vuole un orologio così. Che sia il destino? Anche alla mia lei, piaceva.
Mi offre 350. Io prima dico no, però le propongo di aggiungermi su Facebook. Lei accetta.
E diventiamo amici, con E. Beh, forse amici è troppo. Ma mi piaceva E, e allora le vendo l'orologio a quanto dice lei, 350.
E tutto sarebbe finito lì, sapete. Ma no, non era quello che voleva. Perché in questa storia è lei la cattiva. E io lo stupido. Lo riconosco, sono stato stupido, ma cambio umore di frequente, lo ammetto.
Così mi scrive ancora, e viene fuori che E è la moglie di quel tizio, Giacomo. Sì, proprio la moglie. E poi, viene fuori che io non ho mai parlato con la vera E, ma sempre con Giacomo, il marito. Mi dice che mi ha sempre scritto lui e che si è finto la moglie per avere uno sconto.
Tutto per 50 euro di sconto. Ma siamo pazzi? Mi ha preso in giro.
Mica l'avrei ammazzato, però. Non sono mica pazzo. Ma cambio umore di frequente. È successo. E poi ho capito. Ho visto E che rideva. Avevo sempre parlato con lei, mai con lui... E adesso lei se ne va in giro e io, che l'ho liberata dal marito, sono qui a scrivere!
Per senso di giustizia, mica per altro.



La signora E di G.L. Barone


Questo racconto è una delle «365 storie cattive» dell'omonima antologia curata da Paolo Franchini e il cui ricavato viene interamente devoluto ad A.I.S.EA Onlus.

sabato 19 novembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini







Il grande orologio (Kenneth Fearing)

George è caporedattore presso "Crimeways", una rivista che si occupa di cronaca nerissima, è ha una storia con Pauline, la fidanzata del suo capo. Durante una discussione animata, questi uccide Pauline e cerca di fare incolpare un tizio visto poco prima vicino a casa. Per scovarlo, decide di affidare l'indagine a George, il suo reporter migiore. Peccato che l'uomo visto vicino a casa e chi deve trovarlo sono la stessa persona: proprio George. Ad ogni modo, inizia lo stesso questa stranissima caccia ad un uomo che non deve assolutamente trovare...

Apocalypse: l'orologio dell'apocalisse (Stefania Sperandio)

Siamo nel 1979 e la Guerra Fredda divide sempre l'Ovest e l'Est. Sopravvissuto al fallimento di un importante incarico, il capitano Cobra viene richiamato dalla CIA per un'ultima missione: ritrovare l'amico (e collega) Alexander, sparito mentre si infiltrava in URSS. Il capitano Cobra è quindi costretto a ricominciare la sua vecchia vita da spia, ma gli incubi e i rimorsi gli fanno capire quanto sia oramai debole. Alla fine, l'unico a non uscire sconfitto sarà l'uomo più leale.






Orologi nella bottega del mistero


Le ore prima dell’orologio

L’esigenza di misurare il tempo è antica e si lega alla necessità di prevedere i momenti ideali per le attività fondamentali. E vari sono i sistemi inventati non solo per misurare il passare del tempo, ma anche per comunicarlo agli altri.
Oltretutto, in certe epoche, il numero di persona in grado di leggere e scrivere era molto basso sul totale della popolazione. Occorrevano sistemi facili da comprendere, come le meridiane, e possibilmente utilizzabili anche per segnalare le ore anche a grandi distanze, ai contadini che lavoravano nei campi. Come le campane.
L’uso di campane e campanelli è testimoniato fin da epoche antiche. Nell’antica Roma erano già in uso, sia con la funzione di amuleti che per segnalare l’apertura di edifici pubblici, come le terme.
Esistevano anche campanacci per il bestiame. Alcuni esemplari sono stati rinvenuti a Gravellona Toce durante gli scavi archeologici compiuti nel secolo scorso. Erano in ferro ed erano appesi al collo degli animali per segnalare la posizione non solo dei bovini ma anche di pecore e capre.
Ad un certo punto però campane di una certa dimensione cominciarono ad essere collocate presso le chiese per richiamare i fedeli e segnalare le funzioni della giornata. In questo modo il giorno cominciava ad avere una scansione interna segnalata dall’uso delle campane.
Secondo la tradizione fu Paolino da Nola nel V secolo ad introdurre l’uso delle campane per le chiese. Precedentemente infatti questi strumenti erano guardati con sospetto essendo presenti nei templi pagani. Il termine “campana” verrebbe proprio dai “vasa campana”, come erano chiamati in antico questi strumenti che assomigliavano a vasi in bronzo ed erano prodotti nella regione Campania, dove venivano fabbricate le prime campane.
A proposito di fabbricanti di campane c’è una storia interessante che riguarda la nostra zona ed in particolare il paese di Valduggia, sul confine tra la Val Sesia e il Cusio.
Attorno alla metà del Quattrocento iniziò un’attività di fabbricazione di campane tramandata di generazione in generazione dalla famiglia Mazzola fino al 2004. Innumerevoli furono le campane realizzate da questi maestri artigiani non solo sul territorio cusiano e valsesiano. Un’arte antica che ancora oggi risuona nei rintocchi delle campane che comunicano il passare delle ore.


Orologi e solidarietà

Sono molte le canzoni rese famose dalla pubblicità. Talora capita ad artisti praticamente sconosciuti, come è avvenuto recentemente al gruppo danese The Asteroids Galaxy Tour con “The Golden Age”, lanciata dallo spot di una birra. Altre volte la pubblicità rilancia cantanti con un passato famoso ma che stanno attraversando un periodo di crisi.
Nel 1998 una famosa ditta di orologi scelse per una serie di spot dal titolo “How Long is a Swatch Minute?” una canzone pubblicata due anni prima da un artista scozzese. Il suo nome è Midge Ure ed era stato il cantante e leader del gruppo musicale inglese Ultravox dal 1979, dopo l’abbandono del fondatore John Foxx, al 1987.
Nel 1984 Midge Ure fu protagonista di uno dei più grandi eventi musicali del decennio. Impressionato dalle immagini sulla carestia in Etiopia il cantante Bob Geldof aveva contattato Midge Ure. Insieme scrissero una canzone i cui proventi dovevano essere destinati a raccogliere fondi per gli aiuti umanitari.
Bob Geldof e Midge Ure avevano deciso che "Do They Know It's Christmas?" doveva essere una canzone corale che unisse i cantanti britannici per uno scopo benefico. Nacque così il supergruppo anglo irlandese Band Aid di cui fecero parte, tra gli altri, Phil Collins, Spandau Ballet, Duran Duran, Ultravox, Bananarama, Paul Young, Bono Vox degli U2, Culture Club, George Michael, Kool & The Gang, Sting, Status Quo, Big Country, David Bowie e Paul McCartney.
L’anno successivo, anche a seguito del successo dell’analoga iniziativa americana USA for Africa, il 13 luglio 1985, Geldof e Ure organizzarono Live Aid, un mega concerto in diverse località del globo (principalmente lo Stadio di Wembley a Londra e lo Stadio JFK di Filadelfia) sempre allo scopo di raccogliere fondi per l’Etiopia.
Sul palco, oltre agli artisti già citati, si esibirono Style Council, Adam Ant, INXS, Joan Baez, Elvis Costello, Opus, Nik Kershaw, B.B. King, Sade,     Black Sabbath, Bryan Ferry, David Gilmour, Crosby, Stills and Nash, Judas Priest, Alison Moyet, Bryan Adams, Beach Boys, Dire Straits, Queen, Santana, Elton John, The Who, Simple Minds, Madonna, Eric Clapton, Led Zeppelin, Mick Jagger, Tina Turner e Bob Dylan. Solo per citare i più famosi.
Dopo il Live Aid e lo scioglimento degli Ultravox Midge Ure proseguì la sua carriera solistica, ma senza raggiungere risultati particolarmente brillanti sul fronte delle vendite.
Fu lo spot degli orologi a rilanciarlo, spingendolo anche a organizzare, sempre con Bob Geldof, un nuovo evento come il grandioso Live 8 nel 2005, una serie di 10 concerti nell’ambito di una campagna mondiale per la cancellazione del debito dei paesi più poveri.

Midge Ure – Breathe  



La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Battisti – 7 e 40
Pink Floyd, Time
Aphrodite's Child - It's Five O'Clock


Ma voi, quali altre canzoni sugli orologi conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!

Sio Comics 6: Orologio

 
Siamo in Onda: il fumetto - by ele 

venerdì 18 novembre 2011

Il tema della settimana: orologio

Orologio è un termine che si trova sia nella lingua latina (horològium) sia in quella greca (orològion); in quest'ultimo caso, nasce dall'unione delle parole ora e lògion, il cui significato è leggere, computare.

Vi è anche la forma oriuòlo e, ancora pià antica, quella di orivòlo. In ogni caso, per dirla come si diceva ai tempi, si tratta di "un termine generico per indicare qualsiasi artifizio acconcio a segnare il decorrere del tempo".

Come è logico, comunque, i termini e i significati appena visti non hanno nulla a che spartire con l'orologio che conosciamo oggi (quelli meccanici, per capirci, inventati nel Medioevo), perché nel passato più remoto si misurava il tempo con orologi solari (meridiane), oppure ad acqua (clepsidre).

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 17 novembre 2011

Orologi a Siamo in Onda



“In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”
Harry Lime (Orson Welles) in “il terzo uomo”.


C’è però solo un programma puntuale come un orologio svizzero nella confusione del sabato sera: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 12 novembre avrà come tema della serata proprio OROLOGIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

La vita è come un orologio, in quale periodo della vostra vita, avreste voluto fermare le lancette?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

mercoledì 16 novembre 2011

Oggi, un anno di podcast e ventimila storie scaricate da internet


Esattamente un anno fa, il 16 novembre del 2010, nasceva Le Storie di Siamo in Onda, il podcast di audioracconti scritti da vari autori che collaborano con il nostro programma.
In un anno il podcast ha registrato un numero importante di contatti: ventimila storie scaricate ed ascoltate da utenti di tutto il mondo.
La crescita di interesse attorno al progetto è stata esponenziale da quando, a marzo, la Apple ha posato gli occhi sull’iniziativa, premiandoci con la prima pagina dell’iTunes Store, il negozio online dell’azienda californiana.
Per chi non ha dimestichezza con certi mezzi tecnologici, è necessario precisare che il podcast è una forma di distribuzione di contenuti audio (e anche video) attraverso internet e, in particolare, software come iTunes. Abbonarsi al podcast - lo si fa gratuitamente - consente, ogni volta che pubblichiamo un nuovo audioracconto, di scaricarlo automaticamente sul computer dell’abbonato, pronto per essere ascoltato.

Il podcast di Le Storie di Siamo in Onda è solo l’ultima tra le iniziative letterarie del nostro talk show. Il nostro staff, in cinque stagioni, ha coltivato la collaborazione di un nutrito gruppo di scrittori, invitati settimanalmente a ideare brevi storie attorno a temi assegnati. È stata una sorpresa trovare sul territorio piemontese e lombardo tanti amanti della scrittura disposti a mettersi in gioco. Gli autori infatti oggi sono una trentina; tra loro ci sono rodati narratori e talentuosi dilettanti.

"All’inizio i racconti venivano semplicemente letti in diretta.” sottolinea Fabio Giusti, responsabile artistico del programma “Poi si è deciso di diffondere i testi anche in un blog che oggi, con la sinergia di Facebook, raggiunge circa novemila lettori al mese. Infine, nelle ultime stagioni, Le Storie sono diventate quei raffinati audioracconti che chiunque abbia un computer o un lettore mp3 può ascoltare dove e quando vuole.”

Che cosa rende Le Storie di Siamo in Onda un progetto unico nel suo genere? “Probabilmente la formula.” spiega Fulvio Julita, colui che coordina la squadra di scrittori “Inventare una storia lunga non più di 2.100 battute (corrispondono a circa tre minuti di lettura, il tempo di una canzone) è, per chi scrive, una sfida intrigante e, per chi legge o ascolta, l’opportunità di cogliere, senza fatica e cali d’attenzione, ogni dettaglio, ogni emozione della narrazione. Colpisce la varietà di stili e punti di vista che contraddistingue il lavoro di un gruppo di teste pensanti ben assortito.”

Le storie sono vicende di fantasia a cui speaker, e alcuni attori, prestano le voci in sala di registrazione. C’è poi una delicata fase di assemblaggio dell’audio con le basi musicali. Questo è compito di Roberto “Smilzo” Manzoni il quale chiarisce: “Molti, alla luce dei risultati, sono sorpresi nello scoprire che nessuno di noi sia un professionista radiofonico.  Chi presta il proprio contributo lo fa sacrificando ore di tempo libero, per il piacere di vivere un’esperienza appagante, unica. E utile. Soprattutto quando l’impegno incrocia la solidarietà”.
Nel 2009, ad esempio, i migliori testi delle nostre prime stagioni sono diventati un’antologia: “Parole al vento - Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio” (editore Macchione). La distribuzione del libro ha consentito ad AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down - di raccogliere i fondi necessari per acquistare un pulmino. “Un risultato che ci rende orgogliosi.” continua Fabio Giusti “E che testimonia quanto un mezzo umile come la radio, unito alla creatività e la passione delle persone, può portare a traguardi straordinari.”


Potete ascoltare gli audioracconti del blog cliccando su questo link.

lunedì 14 novembre 2011

Racconto: Finto vero


Ci sono storie che sono come fotografie: scrutano la vita, colgono attimi, ne rivelano un’anima che, a guardar bene, è appena sotto la superficie delle cose. Basta saperla vedere. Questa storia è una di queste.


Le anziane camminano per il mercato appoggiate alle biciclette; si vergognerebbero a farsi vedere col bastone. Gli uomini si muovono a passi svelti. Qualcuno si ferma a consultare il biglietto lasciatogli dalla moglie, si guarda intorno un po’ confuso e poi riprende ancora più deciso, salvo poi tornare indietro senza aver trovato ciò che cerca. Le donne, invece, si fermano di continuo; quelle dai capelli tinti a parlar male di quelle con il capo coperto con il velo, che stanno a ridacchiando davanti al banco della biancheria.
I ragazzi che marinano la scuola si muovono in branchi ondivaghi e rumorosi. Ridono sguaiati da un banco all’altro, padroni assoluti della strada, orgogliosi della sigaretta in bocca e dei pochi euro in tasca.
Tre ragazze si provano le cinture in finta pelle.
Sul banco che fa angolo con la piazza tutto è finto, la pelle delle cintura, le griffe delle borse e le firme sugli occhiali. Ma sono veri i loro sogni adolescenti, acerbi e arditi come loro.
Una coetanea con i capelli neri prende i soldi, conta il resto e le guarda andare via. Questa sera avranno alla vita le cinture in finta pelle, per invitare un ragazzo a stringerle per un bacio vero.
La ragazza dai capelli neri le guarda sorridendo sparire verso il banco dei profumi. Lei che un bacio non saprebbe neppure come chiederlo. D’italiano sa dire solo “grazie” e i numeri per indicare i prezzi e i resti. Lei che dell’Italia conosce tutte le sfumature della notte che piano si fa giorno mentre carica sul camion le casse per andare a fare mercato . E nessuno lo direbbe, che le cinture e le borse in finta pelle pesino così.

Ogni persona che va al mercato sa che sul banco che fa angolo con la piazza tutto è finto: la pelle delle cinture, le griffe delle borse e le firme sugli occhiali. Ma il sorriso della ragazza con i capelli scuri, tutti vogliono illudersi che sia vero.



FINTO VERO di Antonella Mecenero

Il "pensierismo" di Carlo Cavalli

Finta pelle.

Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di finta pelle di pollo.

A quel punto, nessun pesce si degnò di venire a galla.

http://www.pensierismi.wordpress.com/

domenica 13 novembre 2011

Racconto: Finta pelle


Leggere storie, come quella che vi stiamo per raccontare, è come viaggiare nel tempo, tra ricordi sopiti e sensazioni dimenticate. E spesso scopri che l’ispirazione, ciò che ha scatenato quel fluire dei pensieri che è diventato racconto, è l’incrocio di due eventi: la casualità di un gesto e l’improvviso risveglio di un senso. 


Non so se vi è mai capitato, ma a me è ‘sta cosa, tempo fa, m’ha fatto ricordare… E ve la voglio raccontare.
È andata così: il gran caldo d’agosto mi fa gironzolare sulla riva del lago in costume da bagno a braghetta, come si usa da molti anni, per i maschietti, non più afflitti dal terribile “triangolino” da nuotatore fico anni ’70, che molto certo rende su un fisico possente, ma molto può anche in negativo… Insomma, per dirvi che decido di farmi uno di quei gelati col bastoncino, cioccolato fondente e ripieno di sorbetto ai frutti di bosco.
Ma non c’è posto, sulle sedie di plastica, e mi capita un vecchia sedia che evidentemente al piccolo Lido sul lago è sedia da giocarsi solo nel caso del tutto esaurito. Una di quelle con le gambette sottili e cromate, i piedini a semisfera… E la copertura in finta pelle rosso ciliegia, un po’ stinta ed inappropriata. Sì, perché è caldo, e si cerca una sdraio in tessuto, una sedia in plastica bianca, forata, fresca, ma non una vecchia sedia in finta pelle!
Ed invece dopo poco scopro che non è una sedia inadeguata, ma una meravigliosa macchina del tempo! Mangiando il mio gelato mi lascio andare ad un trasporto temporale all’indietro…
Il colpo finale alla partenza lo dà un bruciore momentaneo quando sposto le cosce sulla finta pelle rossa, che si era nel frattempo fisicamente unita, per così dire, con la mia, di pelle.
Uno “Sssschtt!” fastidioso, con il quale scollo le gambe dalla sedia, riaccomodandomi, mi fa precipitare nell’epoca nella quale noi del baby boom attaccavamo involontariamente le nostre gambette ai sedili infuocati delle Fiat 124, delle poderose Giulia o delle mollicce Renault, auto certo fantastiche, ma quasi sempre arredate in finta pelle, in alcuni casi chiamata pretenziosamente Sky.
È una sensazione, questa dello “strappo” da ceretta, che riconduce a viaggi epici, come quelli verso la riviera Adriatica, oppure sui passi alpini, in estate, con le ossute ed ammaccate ginocchia “open air”, sempre cercando di galleggiare, appena saliti, se era troppo caldo, in attesa che la seduta diventasse un po’ meno simile al catrame appena steso. E poi non è che mettere sotto, stendendolo sul divanetto, il plaid a scacchi, le cose andassero meglio, perché non so voi, ma il nostro plaid, quello da pic nic, era fatto di una lana tosata alle ortiche! Meglio la finta pelle?!


Finta pelle di Marco Franceschini

Libri: I più venduti della settimana




I più venduti in Italia (fonte UniLibro)

3) Il silenzio dell'onda di Gianrico Carofiglio - Rizzoli
2) Le prime luci del mattino di Fabio Volo - Mondadori
1) Steve Jobs di Walter Isaacson - Mondadori

I gialli e i noir più venduti (fonte Ibs)

3) Il suggeritore di Donato Carrisi - TEA
2) Il tribunale delle anime di Donato Carrisi - Longanesi
1) Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni - Newton Compton

Queste top100 complete (e moltissime altre) si possono trovare su www.varesenoir.tk.

sabato 12 novembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini





Sulla pelle (Gillian Flynn)

Una storia dura. Durissima, anzi. Due bambine rapite, assassinate e private dei denti. La giovane Camille viene spedita dal giornale per cui lavora a seguire il caso. Otto anni prima ha lasciato casa e ora, tornata in famiglia, Camille è costretta a fare i conti con i ricordi della sua infanzia. Più la sua indagine e quella delll'FBI proseguono, più Camille si identifica con le giovani vittime. Ha la netta sensazione di aver vissuto gli stessi orrori e il ritorno a casa sembra destinato a trasformarsi solamente in un viaggio all'inferno.

La pelle del tamburo (Arturo Pérez-Reverte)


Un hacker entra nella Rete super-protetta del Vaticano e lascia un messaggio proprio nel computer personale del Papa: la Santa Sede deve indagare subito perché sembra che qualcuno voglia eliminare un'antica congregazione ecclesiastica e abbattere un'antichissima chiesa. È il giovane sacerdote Lorenzo a correre subito in Spagna per fare luce sulla vicenda, una storia in cui si sommano speculazioni bancarie e immobiliari. Basterà una fede solida a vincere la battaglia contro la corruzione? La Fede di Lorenzo inizierà a vacillare, ma il sacerdote - in un modo o nell'altro - dovrà comunque portare a termine la sua missione.

La finta pelle della Bottega del mistero


Tessuti artificiali

Era il 1927 e a Gozzano veniva prodotta la prima “seta artificiale”. Ricavato dai linters grezzi (la peluria che ricopre i semi del cotone) attraverso un processo chimico messo a punto in Germania, il filato, chiamato anche Rayon, conobbe un rapido successo per la possibilità di essere usato per le fodere dei vestiti.
L’impianto dell’azienda Bemberg in Italia venne accolto con favore dalle autorità e dalla popolazione, per la possibilità di impiego che offriva la nuovissima fabbrica ad un territorio in cui la manodopera era in eccesso rispetto alle possibilità occupazionali. 

Una nuova tecnologia, una nuova fibra sintetica, una nuova fabbrica, nuovi posti di lavoro. E perfino una consistente donazione a favore del progetto di un ospedale. Tutto perfetto, quindi, nella “Santa Bemberg” com’era chiamata da molti. Almeno apparentemente…
Alcune voci contrarie si levarono quasi subito, sollevando dubbi sull’opportunità di prelevare acqua dal lago d’Orta scaricando nuovamente le acque del processo cuproammoniacale nello stesso bacino. Si temeva per il livello delle acque e anche per i possibili effetti sulla pesca, in un lago dalle acque ricchissime di vita che davano lavoro a molti pescatori di professione.

Non erano però anni facili per esprimere dissenso quelli. Non solo la fabbrica portava lavoro, ma godeva di coperture politiche importanti, in un regime che stava rapidamente spegnendo tutte le voci critiche, interne ed esterne. Ci fu però chi ebbe il coraggio di sfidare il muro di silenzio. E come spesso accade fu una donna.
La professoressa Rina Monti, originaria di Arcisate, vicino Varese, si era dovuta aprire la strada dentro un ambiente universitario marcatamente maschilista, diventando la prima donna, nel 1907, a ottenere una cattedra universitaria in Italia. E aveva saputo guadagnarsi il rispetto di colleghi e superiori fino a diventare una dei pionieri dello studio delle acque interne.

Quando le fu segnalata una misteriosa moria di pesci nel lago d’Orta la professoressa compì una serie di analisi delle acque. Il verdetto fu inequivocabile. Il ferro, il rame e l’ammoniaca scaricati nelle acque limpide del lago dal processo industriale stavano uccidendo la fauna, distruggendo la catena alimentare.
Questa è una storia che ha un lieto fine, che venne però solo 60 anni dopo questi fatti, quando le acque del Cusio, dichiarato ormai da molti un lago morto, vennero bonificate con una grandiosa azione di recupero. A ideare questo vero miracolo ecologico furono gli studiosi dell'Istituto di idrobiologia di Pallanza, dentro cui avevano lavorato molti allievi della professoressa Monti.


Nota bibliografica. Per approfondire l’argomento consiglio di leggere Angelo Vecchi, Bemberg: il “miracolo” è finito (e i cocci sono nostri) in Borgomanero Verde, Quaderni Borgomaneresi 8, Borgomanero 2005.




La regina della finta pelle

Nel 1980 esce l’album “Warm Latherette”, quarto della cantante, attrice e modella di origine giamaicana Grace Jones. Affermatasi come regina della disco music negli anni Settanta, Grace Jones conosce il grande successo anche grazie ad una serie di cover di successo tra cui una personale versione di “La vie en rose” di Edith Piaf o “Libertango” di Astor Piazzolla.
Contemporaneamente porta avanti una carriera parallela come attrice, interpretando ruoli di grande impatto in produzioni di successo commerciale come “Conan il Distruttore” (1984) accanto ad Arnold Schwarzenegger, o “Agente 007 - Bersaglio mobile” (A View to a Kill) del 1985. Nel 1986 interpreta anche il ruolo della regina dei vampiri nel film “Vamp”.

“Warm Latherette” prende il nome dalla cover di una canzone composta da Daniel Miller (più noto per essere il produttore e fondatore dell’etichetta discografica inglese Mute Records), che con lo pseudonimo The normal aveva inciso il singolo nel 1978. Miller scrisse “Warm Latherette” dopo aver letto lo scandaloso romanzo “Crash” dello scrittore James Graham Ballard.
Ballard è uno dei maestri neri della fantascienza. Fortemente influenzato dall’arte surrealista, gli scenari dei suoi romanzi sono quelli della distopia. Società claustrofobiche e oppressive in cui nessuna persona sana di mente vorrebbe vivere. Non a caso gli anti eroi di Ballard sono autentiche “pecore nere del genere umano” dalla personalità fortemente alienata che si muovono in una realtà altrettanto allucinata e deformata.

La pubblicazione di “Crash” nel 1973 fece scandalo per le tematiche estreme di una trama che esprime il rifiuto più totale per la disumana società di un futuro prossimo, in cui gli uomini perdono la capacità di vivere le proprie pulsioni erotiche in modo normale.
I protagonisti della storia sono infatti preda di una perversione feticista che li spinge a collezionare macabre fotografie di automobili vittime di incidenti stradali.

Un romanzo estremo, ripreso nel film omonimo diretto da David Cronenberg nel 1996, le cui atmosfere disturbanti sono riprese da una canzone non facile all’ascolto, cui Grace Jones presta la sua voce e la sua fortissima personalità.
Grace Jones, la selvaggia pantera nera della disco music, è una cantante dalla voce potente che si è imposta anche per un’immagine fortemente aggressiva, l’aspetto androgino e un abbigliamento accuratamente studiato con la collaborazione di stilisti e artisti. Un look che anticipa le mode e avrà forti influenze su altre cantanti come Madonna o più recentemente, Lady Gaga.

Grace Jones, Warm Leatherette.






La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Skin - Tear Down These Houses

Ma voi, quali altre canzoni che toccano la pelle, vera o finta che sia, conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!



Sio Comics 5: Finta pelle

 
 Siamo in Onda: il fumetto - by ele 

venerdì 11 novembre 2011

Il tema della settimana: finta pelle




La parola finto è di pura derivazione latina: fìnctus. Si arriva qui partendo da fìctus, ovvero dal participio passato del verbo fìngere. Come aggettivo, questo termine era impiegato anche per indicare ciò che era falso oppure bugiardo, ingannevole.

Anche pelle arriva fino a noi dal latino: pèllem. Questo termine, comunque, si può appaiare alla parola greca pèlla (pellìs) che qualcuno avvicina al significato di pèlo, ovvero di "mi stendo". Altri, invece, sono convinti sia da assimilare a pèlma (suola) oppure a epipoles (superficie).

La radice, comunque, è par (ovvero pal) che si deve riferire a empìre, cioè a coprire.

http://www.paolofranchini.tk/

giovedì 10 novembre 2011

La finta pelle di Siamo in Onda!


Donne, siete ecologiste? Amate gli animali? Non accettereste mai di rivestirvi con la pelle strappata ad un altro essere vivente?
Siete fortunate: la moderna tecnologia mette a disposizione della donna che non vuole rinunciare all’eleganza vestiti e accessori in ecopelle o finta pelle. In tutto simili all’originale ma ottenuti senza fare del male a nessuna creatura!

Così poteva suonare un annuncio pubblicitario di qualche anno fa.

Poi qualche guastafeste ha obiettato che certi procedimenti industriali per creare fibre sintetiche sono o possono essere altamente inquinanti e tutto si è fatto più confuso…


C’è però solo un programma che indossa senza esitazioni un elegante completo di finta pelle per rendere più affascinante il sabato sera: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 12 novembre avrà come tema della serata proprio la FINTA PELLE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Non tutte le cose finte non hanno valore. Quale cosa finta vale più di una vera?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

lunedì 7 novembre 2011

Racconto: Il trentanovesimo nome di Dio


Se la paura a volte frena i vostri talenti, se ancora non credete alla forza che si cela in fondo alla vostra anima, ascoltate la storia che vi stiamo per raccontare. E conservatene il prezioso insegnamento.


La donna è vestita di blu, esile e bassa di statura, il capo coperto da un velo di pizzo bianco.  È davvero minuta, pensa il rabbino Yehuda, il vento potrebbe sollevarla e portarsela via, oltre la Laguna Nord, fino a Murano.  La voce però è profonda e ferma, sembra prendere alito direttamente dalla sabbia in fondo al mare. Come Venezia, la signora è ben solida nel suo aspetto fragile. E stamane ha attraversato Campo del Ghetto Novo per bussare alla sua porta. È preoccupata per Sara, la figlia. Ha sedici anni e un talento musicale notevole. Suona la viola splendidamente e ora l’aspetta la prestigiosa orchestra di Tel Aviv. 
Ma è timorosa, ha paura di fallire. Ha talento, certo, ma è così insicura... 
Per questo il rabbino deve parlarle. Per questo Sara lo aspetta fuori, dondolandosi sotto le cuffiette dell’ Ipod mentre il sole gioca con l’acqua del canale. 
"Vai, Sara. È  il tuo futuro. Abbi fiducia in te. Tieni, è un ciondolo d’argento.
Vi ho inciso il 39esimo Nome di Dio: RESH EH AYIN, diamante allo stato grezzo.
La pressione esercitata nel corso di milioni di anni trasforma un pezzo di carbone in una gemma preziosa. Ugualmente, tutti i problemi della vita possono essere trasformati in occasioni rilucenti e con questo Nome non servono milioni di anni! 
Nel momento in cui mutiamo la nostra coscienza e riconosciamo il valore spirituale delle nostre privazioni, si forma un nuovo splendido diamante. 
La Kabbalah ci svela che questo Nome è lo strumento segreto usato da Mosè per far scendere la manna dal cielo. Con questo sacro Nome noi abbiamo il potere di trasformare l’oscurità in luce, i fardelli in benedizioni. Le circostanze diventano fonti di gioia e appagamento. Ma attenzione: la nostra coscienza influenza direttamente la nostra realtà, e se noi siamo negativi, egoisti o ci sentiamo vittime di un problema, il pezzo di carbone non si trasformerà in diamante. E i diamanti che già possediamo ci scivoleranno dalle dita, persi fino a quando eleveremo la nostra coscienza. 
Sara, tu sei RESH EH AYIN (diamante allo stato grezzo). Vai, e risplendi!"
Sara fece un piccolo inchino e uscì, pronta alla vita



Il trentanovesimo nome di Dio di Rossana Girotto


N.B. Secondo la Kabbalah, la Bibbia è un codice completo, un criptogramma. Quando tale codice viene decifrato, accade qualcosa di meraviglioso: la nostra anima viene pervasa da grandiose forze spirituali, come accendere la luce in una stanza buia. Queste forze ci danno il potere di modificare totalmente la nostra vita e trasformare il nostro mondo. Il pezzo della Bibbia che racconta il passaggio degli Ebrei nel Mar Rosso grazie alla separazione delle acque è stato codificato, e racchiude tutti i 72 Nomi di Dio.  Ognuno di questi Nomi sacri può essere usato come “formula spirituale” per cambiare la nostra vita.
Resh He Ayin è appunto il n. 39 e significa “diamante allo stato grezzo”.


Il "pensierismo" di Carlo Cavalli

Diamanti.

Mi sussurri, oh bionda della mia vita, che un diamante è per sempre.
Già.
Non vorrei succedesse una cosa tipo l'altra volta.
Ti regalai un superattico.
Ti concedesti per un superattimo.
Un diamante è per sempre?

www.pensierismi.wordpress.com

domenica 6 novembre 2011

Libri: I più venduti della settimana


I più venduti in Italia (fonte Unilibro)

3. Le prime luci del mattino di Fabio Volo - Mondadori
2. Steve Jobs di Walter Isaacson - Mondadori
1. La dieta Dukan di Pierre Dukan - Sperling & Kupfer

I gialli e i noir (fonte Ibs)

3. Il suggeritore di Donato Carrisi - TEA
2. Il tribunale delle anime di Donato Carrisi - Longanesi
1. Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni - Newton Compton

Tante altre top100 aggiornate in tempo reale, solo per i più curiosi, su www.varesenoir.tk.

Racconto: Diamante


Eccovi una storia fatta di fatica e sudore, di aspre salite, ripide discese e... inconfessabili scorciatoie. È una storia a pedali quella che vi stiamo per raccontare. La storia di un uomo che chiamavano Diamante.


Mi chiamavano Diamante, perché, dicevano, quando salivo sulla bici, un paio d’ali sembrava spuntare sulle mie spalle, ed era lì che cominciava lo spettacolo. Quello che non sapevano era quanto quelle ali, in realtà, pesassero. Amavo il ciclismo già da bambino, osservavo i raggi delle ruote che giravano, fino a confondersi in un’unica giostra sibilante e potentissima. I primi successi non tardarono. Non era l’idea della vittoria in sé, quanto la sensazione di perfetta empatia con il mio mezzo, a spingermi a tagliare per primo il traguardo. Nella fatica dei polpacci che spingevano, nella conquista di una salita ardua stava nascosto un sottile sentimento, che forse aveva molto a che fare con la parte più ingenua di me, ma che allora bastava a meritarsi l’appellativo di felicità.
Negli anni, però, tutto ciò sembrò perdere valore, per chi si accalcava ai bordi della strada, anima di quel tifo sfrenato che valse la mia fama e nei confronti del  quale mi sentivo debitore. Volevano di più. Fu l’allenatore a suggerirmi come accontentarli. All’inizio avevo paura di quelle sostanze. Ma la gente sembrava felice, le vittorie fioccavano, i giornalisti accorrevano, i soldi giravano. 
Il mio soprannome derivava dal greco adamàs, indomabile. Adamàs era un potente guerriero. La superbia che lo caratterizzava però, soverchiando la saggezza, offuscava la sua mente. Come il fuoco che ha il potere di ridurre ad anidride carbonica e cenere anche il più duro dei minerali, la sua indole finì per bruciarlo dall’interno. Durante una battaglia, sopraffatto dalla brama di vittoria, nella confusione inflisse un colpo mortale ad un compagno. Perse un amico, e condusse la sua città alla disfatta.
 È successo un mese fa, sul Gran Sasso. Un infarto ha tentato di rapirmi: non riuscendoci, si è accontentato di trascinare via il mio futuro. Tra poche ore entrerò in una clinica di disintossicazione. Quel soprannome pesa ancora sulle mie spalle. Ma ai miei figli insegnerò a guardarsi dal desiderio di essere i migliori fra tutti, perché non cadano nella terribile tentazione di diventare peggiori di se stessi.


Diamante di Cecilia Forcherio

sabato 5 novembre 2011

Libri: I consigli noir di Paolo Franchini



Quattro diamanti per un delitto (Carol Higgins Clark)

Due anziani venditori decidono di regalare al proprio club il ricavato della vendita di quattro preziosi diamanti. Peccato che lo stesso giorno dell'annuncio, i finiscano ammazzati. Thomas Il direttore del club chiede aiuto a Regan un'investigatrice che, fin da subito, è costretta a confrontarsi con mille strani personaggi per riuscire a risolvere il mistero.

I diamanti dell'arciduca (Jean Failler)

Mary è appena stata trasferita in un nuovo commissariato dove un responsabile, scettico nei confronti delle donne, la costringe a sbrigare solo fascicoli burocratici. È l'incontro con un barone istrionico, ma abituato ad alzare il gomito, a trascinare Mary in una difficile indagine. Grazie alle parole di un clochard, a un giovane spaventato dalle notti di luna piena e con l'aiuto di un nobile folle di gelosia, Mary si tuffa a capofitto nella sua inchiesta. Sembra un banale furto di gioielli, archiviato dalla polizia, eppure diventa presto un'indagine sconcertante che si conclude con un finale che lascia a bocca aperta.

www.paolofranchini.tk

I diamanti nella bottega del mistero

Una storia preziosa

I diamanti sono conosciuti fin dall’antichità, quando erano considerati amuleti in grado di sciogliere gli incantesimi o rivelare la verità.
Per la loro durezza (in greco “adámas” significa “indistruttibile”) erano apprezzati anche come strumenti di incisione, mentre l’uso come gioielli era limitato dalla difficoltà di lavorare queste pietre. Per lungo tempo infatti i diamanti furono pietre opache. Solo dal XVII secolo venne messo a punto il metodo per tagliarli a brillante.

Per molti secoli l’unica fonte di estrazione dei diamanti fu l’India. Da qui lungo le rotte carovaniere venivano esportati nel resto del mondo. Era un viaggio lungo e difficile. Nel 1638 il gioielliere francese Jean-Baptiste Tavernier si recò in India e aprì al commercio mondiale le miniere di diamanti della mitica Golconda. Qui però s’imbatté anche in un diamante dalla fama sinistra.
È il famoso o famigerato diamante Hope. Si dice che fosse uno degli occhi di una statua della dea indù Sita e che Tavernier l’abbia strappato deturpando l’idolo. Forse a causa del sacrilegio si dice che il diamante abbia portato una tremenda sfortuna a chiunque l’abbia posseduto. I più famosi furono il re di Francia Luigi XVI e la moglie Maria Antonietta che finirono entrambi decapitati dai rivoluzionari francesi, ma l’elenco delle morti tragiche, dei suicidi e delle disgrazie economiche tra gli sfortunati possessori è davvero impressionante.

La Rivoluzione Francese compare anche nella storia di altri diamanti, questa volta piemontesi, non per l’origine ma per la collocazione su un oggetto di grande importanza per la storia piemontese.
Nel Settecento i Savoia, che avevano ricevuto il titolo di Re di Sardegna fecero realizzare una preziosa corona in oro, diamanti, pietre preziose e velluto rosso, sormontata da una croce di San Maurizio e decorata alla base a nodi di Savoia.

La corona fu utilizzata per l'incoronazione di Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1773 e compare in tutti i quadri dei re successivi, ma solo come simbolo, in quanto il prezioso oggetto era scomparso. Dopo che i rivoluzionari francesi avevano giustiziato il re, la regina e molti aristocratici, le potenze europee avevano deciso di intervenire per soffocare la rivoluzione e ristabilire l’ordine. Anche i Piemontesi parteciparono all’impresa.
Sulla strada delle sue armate Vittorio Amedeo III incontrò però un giovane generale francese di origine corsa, un certo Napoleone Bonaparte. I Piemontesi furono duramente sconfitti, Torino fu occupata, il re morì di un colpo apoplettico e la corona fu rubata dai Francesi, che fusero l’oro e vendettero le singole pietre. La corona non venne ricostruita nemmeno dopo la caduta di Bonaparte e la Restaurazione. Così i successivi re di Sardegna si limitarono a farla dipingere come simbolo nei quadri che li raffiguravano.


Licenza di uccidere

Nel 1962 sugli schermi cinematografici esplodeva una bomba. Dalle acque del mare emergeva un’affascinante e bionda cercatrice di conchiglie, vestita con un bikini bianco, che avrebbe incontrato di lì a poche inquadrature un uomo dal fisico atletico il cui nome era Bond, James Bond.
Il film è "Agente 007 - Licenza di uccidere" ed è il primo tratto dai romanzi dello scrittore inglese Ian Fleming, che fino a quel momento non aveva avuto particolare successo. Il film lo rese famoso, consacrando al contempo Ursula Andress come prima Bond girl della storia e un sconosciuto attore scozzese, Sean Connery, nel ruolo del più famoso agente segreto.

Lo stesso Fleming del resto aveva prestato servizio nei servizi segreti inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, svolgendo ruoli non trascurabili.
Aveva elaborato ad esempio un complicato piano per catturare la famosa macchina “Enigma” che i Tedeschi utilizzavano per cifrare le loro comunicazioni militari. La decifrazione dei codici alla fine fu decisiva per la vittoria degli Alleati.

Diventato uno scrittore Fleming inventò il personaggio dell’agente 007, dove il doppio zero stava ad indicare una speciale squadra dei servizi segreti inglesi con la famosa “licenza di uccidere”. Fleming però aveva preso l’ispirazione per la sigla 007 da un personaggio straordinario, vissuto nel Cinquecento.
Il matematico, astrologo e negromante John Dee era il consigliere della regina inglese Elisabetta I nelle “materie occulte”. Nel 1587 suggerì di evitare lo scontro in mare aperto con la cosiddetta “Invincibile Armata”, una potentissima forza d’invasione che il re di Spagna Filippo II aveva inviato alla conquista dell’Inghilterra. Quando un uragano di potenza inaudita distrusse quasi completamente la flotta spagnola molti gli attribuirono il merito di aver scatenato una tempesta soprannaturale in difesa della patria.

I compiti svolti dal dottor Dee quale “consigliere sulle materie occulte” della Regina non si limitavano però all’astrologia. Grazie alla sua conoscenze matematiche e nel campo della crittografia egli era in grado di far pervenire a corte delicate informazioni cifrate sotto la sembianze di innocue lettere.
John Dee firmava queste missive con due O (a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano), seguiti dal numero magico 7. Molti secoli dopo, Jan Fleming, che conosceva bene la vita di John Dee, adottò questa cifra per indicare nei suoi romanzi l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

Uno degli ingredienti dei film di James Bond oltre a macchine veloci, inseguimenti mozzafiato e bellissime donne sono le celebri colonne sonore.
Tra le voci più note c’è quella della cantante gallese Shirley Bassey che interpretò le canzoni dei film “Goldfinger”, "Moonraker” e “Una cascata di diamanti” del 1971. Quest’ultimo è il sesto film della serie con Sean Connery nella parte di 007.

Shirley Bassey – Diamonds are forever


La foto è una cortesia di ELE.


La bottega del mistero vi da alcuni altri suggerimenti musicali.

Jim Diamond – I should have known better
Pink Floyd - Shine on you Crazy diamond
Beatles – Lucy in the sky with diamonds
U2 – All I want is you
Joan Baez - Diamonds and Rust


Ma voi, quali altre canzoni adamantine conoscete?

Fatecelo sapere coi vostri commenti!

SiO Comics 4: Diamanti


Siamo in Onda: il fumetto - by ele 

COLAZIONE DA TIFFANY



Per me che sono “nell’ambiente”, come si suol dire, ovvero tra pietre preziose e gioielli, la parola diamante porta immediatamente alla premiata ditta De Beers, al suo monopolio mondiale delle belle pietruzze appunto, e alla mitica gioielleria “Tiffany’s” di New York che fu una delle prime aziende a creare sogni brillanti, preziosissimi e costosissimi, e a metterli in vetrina. Da qui all’immagine di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany il passo è davvero breve…
E, pensate un po’, in accordo con la produzione di Siamo In Onda che a suo tempo mise in scaletta per il 5 novembre il tema “diamanti”, l’organizzazione del Festival del Cinema di Roma giusto ieri 4.11 ha dato la speciale anteprima del capolavoro di Blake Edwards Colazione da Tiffany per festeggiare i cinquant’anni dall’uscita cinematografica.
(l’incipit di questa notizia è falso come un cubic zirconia – pietra usata per imitare il diamante).Quella vera, e bella, è che il 9 novembre oltre 170 sale italiane, per l’intera giornata, proietteranno la famosa pellicola, restaurata in digitale 4K. Dopodichè, saranno disponibili i Dvd e Blue-Ray del film.
Tratto dal romanzo di Truman Capote, dal quale però si discosta parecchio, non solo nella personalità e nel retaggio dei personaggi ma anche nei contenuti (e nel finale!), Colazione da Tiffany ha segnato la storia del cinema e del costume, aggiudicandosi due Oscar grazie alla straordinaria colonna sonora del Maestro H. Mancini e al successo della canzone “Moon River”.
Lo scrittore Truman Capote aveva indicato Marilyn Monroe come perfetta protagonista del film, ma venne scavalcato dalla produzione; in ogni caso Audrey Hepburn è risultata perfetta agli spettatori, consacrandola attrice amatissima e sempre presente nell’immaginario collettivo come simbolo di eleganza e raffinatezza.

In attesa di guardarvi il film in DVD e/o Blue-Ray, leggetevi il romanzo: lo trovate agevolmente su IBS e Amazon, oppure stressate un pochino il vostro libraio, che gli fa solo bene, e fateglielo ordinare. La storia e le vicende sono di un’attualità disarmante: c’è una escort la cui massima ambizione è di accaparrarsi un riccone, disposta a sacrificare l’amore per una vita agiatamente tranquilla che le dia la possibilità di entrare come cliente affezionata nella gioielleria Tiffany’s di New York, anziché accontentarsi di ammirarne ogni mattina la vetrina… e c’è un bel ragazzone aspirante scrittore interpretato da George Peppard ( invecchiando entrerà nell’A-Team) mantenuto a sua volta da una riccona, in attesa di vedere le sue parole pubblicate…
Il romanzo fu modificato parecchio per accontentare le convenzioni dell’epoca, i personaggi edulcorati, il linguaggio addolcito e non si ha nessun riferimento alla sessualità ambigua della protagonista Holly, elemento che sarebbe stato di forte scandalo in quegli anni.
Truman Capote non ne fu contento e prese le distanze dalla sceneggiatura del film, soprattutto per la questione del finale, totalmente diverso: Holly volerà in Sudamerica e Paul non la rivedrà mai più.
Dalle vicende vissute, però, trarrà l’ispirazione per scrivere il romanzo che, forse, gli cambierà la vita.
Personalmente sono sicura che, leggendolo, la cambierà un po’ anche a voi. Come d'altronde sa fare la grande letteratura.


Inoltre vi interesserà sapere (o forse no!) che anche la vostra amica Poetrice si è lasciata ispirare da questa pellicola cult, e tempo fa ha scritto un pezzo teatrale : "Colazione da Intimissimi", dove una tizia consuma cappuccino e brioche sognando che... ma questa è un'altra storia!

venerdì 4 novembre 2011

Il tema della settimana: diamanti

Il termine diamante nasce dalla parola latina adamàntem e questa, ebbene sì, da quella greca adàmanta (accusativo di adàmas).

Il significato iniziale fu quello di acciaio e, solo dopo qualche tempo, con Aristotile, si applicò alla pietra: la "a" privativa iniziale fece assumere alla parola il peso di indomabile, per via della sua durezza eccezionale.

www.paolofranchini.tk

giovedì 3 novembre 2011

Una cascata di diamanti a Siamo in Onda!

“I've heard of affairs that are strictly platonic
but diamonds are a girls best friend”
Marilyn Monroe


I diamanti si sa sono i migliori amici delle ragazze. E hanno molti altri usi, anche se a conti fatti un diamante è solo il fratello ricco della grafite, che potete trovare nelle vostre matite…



C’è però solo un programma che scintilla nel buio del sabato sera come un diamante: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 5 novembre avrà come tema della serata proprio i DIAMANTI.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Il diamante è la gemma più preziosa. Chi o che cosa per voi non ha prezzo?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele