sabato 30 gennaio 2010

Paolo Franchini nel deserto del noir


Deserto è un termine di derivazione latina (desèrtus) ed è il participio passato di desèrere, ovvero abbandonare, lasciare in abbandono. E' la particella 'de' che fa tutto questo, dando a sèrere (cioè connettere, annodare) questo significato. In sintesi, indica ciò che non ha un punto di connessione o che è vuoto di qualsiasi cosa: abbandonato, disabitato, incolto.

Come sostantivo, invece, il termine latino da cui deriva è desèrtum, cioè una vasta estensione di paese non solo priva di vegetazione, ma anche coperta di sabbia e, per questo, pure disabitata.

Per concludere, disertare (cioè abbandonare la propria bandiera dopo aver prestato un giuramento su di essa) deriva da desèrtare.

I libri più venduti in Italia negli ultimi 7 giorni

5) Il peso della farfalla, Erri De Luca, Feltrinelli, euro 7,50
4) L'eleganza del riccio, Muriel Barbery, E/O, euro 18,00
3) Il tempo che vorrei, Fabio Volo, Mondadori, euro 18,00
2) Cotto e mangiato, Benedetta Parodi, Vallardi, euro 14,90
1) Le perfezioni provvisorie, Gianrico Carofiglio, Sellerio, euro 14,00

Qualche consiglio di lettura noir

Deserto di paura (di Hubert Corbin)
Nuovo Messico, il deserto a pochi passi. Per Cecil, un nero con la fedina penale un po' sporca, un banale controllo di polizia si trasforma in un incubo. Rinchiuso, privato di ogni diritto, alla fine decide di fuggire nel deserto. Dove l'acqua vale di più della vita, tutto si trasforma in uno scenario di caccia dove chi fugge braccato è disposto a tutto pur di sopravvivere. Anche a violare ogni regola e a rinnegare ogni legame. E tra quelli che corrono, c'è anche un assassino la cui follia non offre alcuno scampo. La tensione va e viene, ma è un romanzo che si lascia leggere volentieri.
Euro 8,90 - Pagg.383 - Piemme

Come un filo d'erba nel deserto (di Linda Di Martino)
A pochi chilometri da Firenze, esiste una piccola caserma dei carabinieri. Calogero Catania, descrive la quotidianità della caserma, il vissuto suo e dei colleghi, le indagini sui casi di piccola criminalità, sulle situazioni ambigue di disagio sociale. Il romanzo si apre con uno strano suicidio e le indagini si allargano a macchia d’olio, portando gli investigatori nel centro di Firenze. La soluzione, drammatica, tocca da vicino anche il nostro buon Calogero. In parallelo a tutto questo, altri casi: il furto di un quadro famoso, uno scambio di persona, un furto di identità.
Euro 12,00 - Pagg.336 - Laurum

Ultima ora nel deserto (di Juan Gómez-Jurado)
Una spedizione segreta, finanziata da un miliardario ebreo americano, nel deserto della Giordania. L'archeologo che guida il gruppone, un certo Forrester, è convinto di aver individuato il luogo in cui è sepolta l'Arca dell'Alleanza. L'uomo è accompagnato da un reverendo nonché agente dei servizi segreti del Vaticano, da una giornalista spagnola in cerca di scoop e da un'affascinante dottoressa israeliana. Ma nessuno, siamo sempre in una storia noir, sa che c'è chi è disposto a tutto perché l'impresa fallisca miseramente. Persino a uccidere. L'autore - definito dalla stampa "il Ken Follett spagnolo" - confeziona un romanzo di avventura con ritmi serrati, un libro che fonde fatti storici, trame spionistiche e cronaca attuale e che affonda le sue radici nei rancori più antichi e nelle rivalità più esasperate.
Euro 18,60 - Pagg.377 - Longanesi

Deserto di specchi (di Riccardo Mori)
Il tenente Mordini, ufficiale di stanza in Iraq, progetta di rapinare gli Uffizi. Il suo piano, audace e ingegnoso, dovrebbe servire a reperire fondi per aiutare le vittime dell'uranio impoverito. Appoggiato da un gruppo di militari che, a sua insaputa, trama un colpo di Stato, il giovane innesca una reazione a catena pericolosa. Il protagonista assoluto è comunque l'ispettore Carli, intelligente, ostinato e incaricato delle indagini dalla Procura fiorentina. Le tracce che lo conducono a Nassirya gli faranno scoprire che la posta in gioco è molto più alta di quanto immaginato. Un complotto internazionale, pieno d'azione e sorprese, uno scenario di fantapolitica che - ogni giorno di più - rischia di diventare realtà. Omicidi, inganni, attacchi alle Istituzioni. Un romanzo anche d'impegno civile che mescola la suspense del thriller ai ritmi della spy story.
Euro 13,00 - Pagg.352 - Giovane Holden

Gli auguri di buon compleanno vanno stasera a uno scrittore italiano che domani 31 gennaio compie 95 anni: Giulio Bedeschi, letterato, ma anche medico, conosciuto da tutti per "Centomila gavette di ghiaccio". Non solo quest'opera di Bedeschi, va detto, è autobiografica e tratta le vicende degli Alpini durante la seconda guerra mondiale: il vicentino scomparso a Verona nel 1990, infatti, prese parte in prima persona a questo conflitto in qualità di ufficiale medico.
www.paolofranchini.tk

Live a Siamo in Onda

Quindicesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospiti musicali sono i Roccaforte, bravissima band alessandrina.
Naturalmente verranno anche a trovarci gli attori della corte della Corte dei Miracoli.
Ecco le foto della serata.


La Corte dei Miracoli e GLI OCCHIALI di K.Valentin




Questa sera Alessandra e Irene della Corte dei Miracoli reciteranno un pezzo di "Circostanze Teatrali 2009" tratto da un dialogo esilarante scritto da Karl Valentin, attore di cabaret nella Monaco degli anni '20. Coevo di Brecht, fu un precursore della comicità, con i suoi testi assurdi e spesso nonsense, ricchi di giochi di parole e acrobazie verbali.

GLI OCCHIALI

A.:Klara! non trovo gli occhiali. Hai mica visto i miei occhiali?
B.: Ieri li ho visti in cucina.

A: Come ieri? Se un'ora fa li ho usato per leggere?!

B.: Può darsi, ma ieri gli occhiali erano in cucina.

A: Non dire idiozie, cosa me ne importa se ieri gli occhiali erano in cucina.

B: Te lo dico perchè li hai già lasciati qualche volta in cucina.

A: Qualche volta! se è per questo li ho lasciati parecchie volte! A me importa sapere dove sono ora!

B: Dove sono ora non lo so. Saranno da qualche parte.

A: Da qualche parte! certo che sono da qualche parte! Ma dove? Dov'è "da qualche parte"?

B: Da qualche parte? Non lo so neanche io! Allora saranno sicuramente da un'altra parte.

A: Da un'altra parte? Ma da un'altra parte è da qualche parte!

B: Non dire sciocchezze. Da un'altra parte non può certo voler dire allo stesso tempo "da un'altra parte" e "da qualche parte". Ogni giorno è un continuo cercare questi stupidi occhiali. La prossima volta ricordati bene dove li hai messi, così sai dove sono.

A: Così parla solo chi non ha bisogno degli occhiali! Anche se sapessi dove li ho lasciati, non mi servirebbe a niente perchè non posso vedere dove sono, dato che io, senza occhiali, non ci vedo.

B: Allora è semplice: hai bisogno di un altro paio di occhiali così lo usi per cercare l'altro.

A: Eh sì! Figurati cosa mi costerebbe! Io gli occhiali li perderò mille volte all'anno, e se ogni volta avessi bisogno di un paio di occhiali per cercarli (come minimo costano tre marchi) spenderei tremila marchi l'anno!B: Ma non ti servono mica mille paia di occhiali all'anno!

A: Ma due paia senz'altro, uno per vedere da vicino e uno per vedere da lontano. No, no, preferisco non provarci nemmeno. Metti che abbia perso quelli per veder da lontano e abbia sul naso quelli per veder da vicino, ma se gli occhiali per veder da lontano sono lontani, io con gli occhiali per veder da vicino non riesco a vedere quelli per veder da lontano, che sono lontani.

B: E allora ti conviene portare sempre gli occhiali per veder da vicino e avvicinarti al posto dove sono gli occhiali per veder da lontano, così con quelli per vedr da vicino puoi vedere dove sono quelli per veder da lontano.

A: Ma io il posto dove sono gli occhiali per veder da lontano, io mica lo so.

B: Ma il posto è proprio l' dove hai messo gli occhiali.

A: Ma proprio di questo si tratta! E' il posto che non ricordo più!
(... continua...)

Fanno il deserto e lo chiamano pace


Scozia, 84 d.C.

Su una brulla montagna battuta dal vento che porta il nome di Monte Graupius si sono radunati gli ultimi Caledoni liberi, relitti della sconfitta isola di Britannia. Davanti a loro stanno schierate le armate del più potente impero che sia mai sorto sotto il sole d’Europa. Alle loro spalle non c’è che la distesa fredda e tempestosa del Mare del Nord. Il più distinto per valore e nobiltà tra i diversi capi, colui che porta il nome di Calgaco, tiene un discorso ai Caledoni, spronandoli alla resistenza...

«Ogni volta» grida «ogni volta che penso alle cause della guerra e alla situazione in cui ci troviamo, nutro la grande speranza che questo giorno e la vostra unione siano per tutta la Britannia l'inizio della libertà. Perché per voi tutti che siete qui e che non sapete cosa significhi la servitù, non esiste altra terra oltre questa e neppure il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. Per questa ragione, nel combattere, scelta gloriosa dei forti, troverà sicurezza anche il codardo. I nostri compagni che si sono battuti prima di adesso con diversa fortuna contro i romani avevano in noi l'ultima speranza di aiuto, perché noi, i più rinomati di tutta la Britannia avevamo persino gli occhi non contaminati dalla schiavitù.»
I Caledoni – i volti dipinti coi colori di guerra dei diversi clan – approvano battendo le lance contro gli scudi.
«Noi» riprende «noi che siamo al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall'isolamento e dall'oscurità del nome. Ora, tuttavia, si aprono i confini ultimi della Britannia e l'ignoto è un fascino. Ma dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l'umiltà.»
Ha bene in mente la sorte degli altri Britanni, costretti alla schiavitù e oltraggiati nella proprietà, nel corpo e nell’onore. La sorte di Boudicca, la regina degli Iceni, derubata del suo regno, frustata e costretta a vedere l’oltraggio alle figlie; Boudicca che ha guidato la sollevazione dei Britanni; Boudicca che era una donna alta e dall'aspetto terrificante, con gli occhi feroci e la voce aspra; Boudicca dalle chiome fulve che le ricadevano in gran massa sui fianchi e indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta, coperta da uno spesso mantello fermato da una spilla; Boudicca che, mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse; Boudicca, che ha combattuto alla testa dei suoi ed è stata sconfitta ed uccisa con altri ottantamila.
«Razziatori del mondo,» riprende «adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare.»
Infine Calgaco il Caledone, colui che i Romani considerano un barbaro, punta il dito contro la superpotenza e il suo è il dito di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo additano il cinismo della diplomazia al servizio della sete di conquista.
«Loro» accusa «bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace.»

Così parlò Calgaco il Caledone prima dell’ultima battaglia. Roma, ancora una volta, trionfò, ma le parole di Calgaco non vennero disperse dal vento dopo la disfatta. Alcuni anni più tardi Publio Cornelio Tacito, il genero di colui che aveva annientato l’ultima resistenza dei Caledoni, le raccolse e le trascrisse nei suoi annali, rendendole immortali.

mercoledì 27 gennaio 2010

Parole al vento... in riva al Ticino


Continuano le serate di presentazione di "Parole al vento - Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio", il libro di racconti (e non solo) curato da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts, con la partecipazione di oltre venticinque autori.
La prossima occasione sarà a Golasecca, in provincia di Varese, venerdì 29 gennaio alle 21, nella sala Polifunzionale di Piazza Libertà. Sfoglieremo insieme le pagine del nostro libro, grazie alla collaborazione della compagnia teatrale La Corte dei Miracoli.
Inoltre porteranno le loro testimonianze sonore Mario Ermini Burghiner (architetto e cantautore ossolano) e i Moksha (rock band aronese).
Seguirà rinfresco.
La serata è organizzata da Pro Loco e da Biblioteca di Golasecca ed è, come molti di voi ben sanno, a favore di AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down.

Se l'idea vi stuzzica... fate girare la voce.

domenica 24 gennaio 2010

Sulle tracce del pensiero


“Quando l’Uomo cominciò a pensare?”
Questa è la domanda che si pongono i paleontologi che indagano le origini della specie umana.
Con il termine “pensare” non indicano la capacità di fare delle scelte o provare emozioni, capacità che anche le altre specie animali, seppur in maniera diversa, possiedono. Intendono piuttosto una capacità particolare del nostro cervello, che è quella di concepire delle astrazioni. Se io scrivo CASA, UOMO o DONNA, ciascuno di voi comprenderà immediatamente ciò che intendo, perché nella sua mente i concetti CASA, UOMO o DONNA definiscono un “modello ideale”, astratto, appunto.
In altri termini, se scrivo CASA ciascuno di voi immaginerà qualcosa che non è né la casa di Giuseppe, né la casa di Maria e nemmeno la vostra o la mia. Se scrivo UOMO non penserete a Giuseppe, né a Fabio o Fulvio, ma a un’idea che li riunisce tutti. Allo stesso modo se scrivo DONNA, non penserete a Maria, Gabriella o Viola, ma ad un’immagine che le riassume e le comprende.
Solo se scriverò CASA DI MARIO, o CASA DI MARIA, comincerete a pensare a qualcosa di concreto, che avete sperimentato e conosciuto. Oppure vi comincerete a chiedere come potrà mai essere la casa di questo Giuseppe o di questa Maria che non conoscete e che conosco io.
L’importanza del pensiero astratto è evidente. È grazie ad esso che noi umani possiamo trasmettere, attraverso il linguaggio, orale o scritto, dei concetti. Voi potete leggere ciò che vado scrivendo solo grazie a questa facoltà del nostro cervello, che permette a me di trasformare delle idee in parole scritte e a voi di decodificale e trasformarle nuovamente in idee. Certamente, in molti casi la comunicazione può essere disturbata o fraintesa e gli equivoci, lo sapete bene, non mancano nelle conversazioni. Tuttavia, in linea di massima il sistema funziona bene. Se poi pensate alla matematica o alla geometria vi renderete conto di come queste discipline facciano dell’astrazione la loro essenza.
Il problema, per i paleontologi, è che i pensieri non lasciano tracce fossili. A differenza delle ossa –che in certe condizioni, assorbendo minerali dal terreno in cui si trovano, si trasformano lentamente in una sorta di pietra, i fossili appunto – prima dell’invenzione della scrittura tutte le parole uscite dalle bocche dell’umanità sono svanite nel vento. E poiché la scrittura fu inventata circa seimila anni fa, mentre la specie umana ha almeno duecentomila anni e i suoi antenati più arcaici cominciarono a svilupparsi quattro milioni di anni fa, capirete bene quanto si sia perso.
C’è da dire, però, che se le parole non lasciano traccia, i pensieri spesso lo fanno. Circa centomila anni fa, in Africa, qualcuno si mise a pitturare delle pareti di roccia, raffigurando scene di animali e uomini. Per noi è difficile capire cosa vogliano dire, con esattezza. Erano forse le gesta di un antenato o di un grande cacciatore della tribù o dello stesso autore del disegno. Poteva trattarsi di una sorta di preghiera per invocare – a quei tempi nessuno coltivava la terra o allevava gli animali e si mangiavano solo la carne degli animali selvatici e i frutti spontanei delle piante – una caccia propizia. Non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. Quello che possiamo dire è che non è possibile disegnare un uomo o di un animale se non si ha il concetto astratto di uomo o di animale in testa. Il disegno stilizzato serviva a raccontare qualcosa ad altri uomini che guardavano quella scena.
Allo stesso modo, gli uomini che circa 35.000 anni fa salirono dall’Africa per popolare l’Europa – i nostri antenati africani, insomma – intagliavano nell’osso e nella pietra piccole sculture raffiguranti immagini femminili. Sono le prime raffigurazioni dell’eterno femminino e gli studiosi le chiamano “Veneri paleolitiche” – Paleolitico (Antica Età della Pietra) è il nome che designa quell’epoca – interpretandole come immagini di Dee Madri, divinità della fertilità e della Vita.
In una grotta in Germania, poco distante da una di queste “Veneri”, ricercatori dell’Università di Tubinga hanno rinvenuto un osso di avvoltoio che era stato opportunamente lavorato, 35 mila anni fa, per ricavarne un flauto.

Oltre che artisti e narratori, insomma, i nostri antenati amavano già anche la musica ed erano in grado di produrla.
L’arte è la prima testimonianza di questa capacità di immaginare concetti astratti, caratteristica della nostra specie. Ed è un prodotto, per noi come per i nostri antenati, che non ha alcun uso pratico. Le nostre dispense non saranno più piene e le nostre dimore più calde grazie all’arte. Gli esseri umani producono arte semplicemente perché provano piacere e sono più felici nel farlo.
Certo, molte cose sono cambiate. I nostri antenati si radunavano attorno ai fuochi nelle caverne per produrre arte, suonare e cantare. Noi oggi ci troviamo, ad esempio, nello studio di una radio, ascoltabile in ogni parte del mondo grazie ad una connessione ad una rete di cavi ed etere in cui fluiscono impulsi elettrici e informazioni matematiche, che possono essere decodificare da una macchina in grado trasmetterci, per mezzo di monitor o radio, questa felicità antica.
Questo, credo che ne conveniate con me, è davvero un pensiero stupendo.

Cogito Ergo Sum - Il ritorno della prof. Roaro

Prof: Bene, oggi chi potrei interrogare? Vediamo un po’… Julita, dato che sei arrivato in ritardo.
Julita: Eh ma prof, non è colpa mia. Sa com’è… l’anno nuovo! Han cambiato orari! Io pensavo che….
Prof: Ma è stupendo! Tu da quest’anno pensi anche? Da non credere…
Julita: Sono offeso. Lei dubita della mia intelligenza. Del mio acume. Del mio cervello. Lei sottovaluta il mio QI!
Prof: Sì, dubito. Perché io –come Cartesio- credo solo a ciò che ho verificato in prima persona. Ragion per cui, se ci tieni così tanto ad essere considerato da me come un essere pensate, mi trovo costretta ad interrogarti. Verifichiamo dunque l’esistenza di questo fantomatico cervello!
Julita: …
Prof: Julita?
Julita: Ma è ovvio! Se io le faccio dubitare dell’esistenza del mio cervello, da questa stessa cosa è evidente che esso esista. Perché una cosa che non esiste non la si può nemmeno pensare.
Prof: Tesi interessante. Si potrebbe scrivere un saggio. Senti come suona bene: De existentia cervelli, di Fulvius Julitae.
Julita: Quindi, mi dà ragione! Finalmente! Il mio cervello esiste!
Prof: Sicuramente. Ma fammi capire bene. In base alla tua teoria –dato che posso pensare solo ciò che esiste- anche Babbo Natale, i Puffi, Superman, insegnanti buoni gentili disponibili non sarebbero semplicemente personaggi di fantasia.
Julita: Esatto! E chi glieli porta i doni sennò? E quel sette che mi metterà dopo questa interrogazione, come lo potremmo spiegare?

sabato 23 gennaio 2010

Il pensiero stupendo (e un po' noir) di Paolo Franchini


Pensiero arriva dal latino (pènsum) e indicava la quantità di lana pesata da affidare alle schiave filatrici, dette appunto ancellae pensiles. Il significato, come anche oggi, era quindi quello di "trattare per dare formaa un qualcosa". Nella nostra epoca può anche riassume l'enorme valore di percepire, considerare, riflettere, immaginare, giudicare, ricordare,ragionare.

Anche stupendo è di derivazione latina, participio futuro passivo di stupère, ovvero stupire. E' stupendo ciò che riesce a indurre stupore,meravigliare, destare ammirazione. Ad esempio, le novità oppure le cose grandiose, perfette, insolite.

I libri più venduti nell'anno 2009

10 - Zia Mame, Patrick Dennis - Adelphi 2009 € 19,50
9 - (20) New moon, Stephenie Meyer - Fazi 2007 € 19,00
8 - La danza del gabbiano, Andrea Camilleri - Sellerio Editore Palermo 2009 € 13,00
7 - Io sono Dio, Giorgio Faletti - Baldini Castoldi Dalai 2009 € 20,00
6 - (18) Eclipse, Stephenie Meyer - Fazi 2007 € 19,50
5 - (23) La ragazza che giocava con il fuoco, Stieg Larsson - Marsilio 2008 € 21,50
4 - Il tempo che vorrei, Fabio Volo - Mondadori 2009 € 18,00
3 - (7) Uomini che odiano le donne, Stieg Larsson - Marsilio 2008 € 21,50
2 - La regina dei castelli di carta, Stieg Larsson - Marsilio 2009 € 21,50
1 - Il simbolo perduto, Dan Brown - Mondadori 2009 € 24,00

Nota: tra parentesi l'eventuale posizione in classifica alla fine del 2008.

Qualche consiglio di lettura noir

Cattivi pensieri (di Helen Fitzgerald)
Krissie, irresponsabile e scombinata. Sarah, una roccia, una protezione. Due amiche diverse, ma unite da quando avevano quattro anni. Sarah ascoltava i lamenti di Krissie dopo una multa, le faceva da infermiera quando aveva la febbre, le passava in silenzio le patatine quando aveva bisogno di solitudine. Fino al giorno in cui Krissie l'ha uccisa: quel campeggio in Scozia doveva ospitarle per una vacanza tranquilla per allentare lo stress: quello di Krissie, dovuto alla recente e imprevista gravidanza (dopo una serata in discoteca...) e quello di Sarah, dopo i ripetuti tentativi di maternità (nonostante un lungo e regolare matrimonio). Con il marito di Sarah e a un vecchio amico di Krissie, si accende un crescendo di tensione, gelosia e desiderio, fino all'inevitabile e all'imprevedibile: Sarah cade in un burrone durante un litigio con l'amica.
Quasi una soap-opera, ma senza gli spot in mezzo.
Euro 16,00 - Pagg.239 - Piemme

La gang del pensiero (di Tibor Fischer)
Eddie, il protagonista, è uno dei criminali più geniali e divertenti della storia. Calvo e grassoccio, filosofo a Cambridge, alcolista, un vecchio impiego in banca, sospettato di reati sessuali, incline a farsi arrestare perché nudo, un bel giorno si trova talmente nei guai che deve lasciare la sua Inghilterra. Per l'esilio sceglie la Francia, dove incontra Hubert, un rapinatore sfigato e con qualche protesi. E l'oltraggioso Eddie trova una nuova ispirazione e inizia una stupenda carriera di rapinatore e seduttore. Un libro, tutto sommato, leggero, ma di quelli che lasciano lo stesso il segno.
Euro 9,90 - Pagg.367 - Garzanti

Una mente pericolosa (di Patrick Senécal)
Thomas Roy, autore di libri horror e famoso nel mondo, tenta il suicidio dopo essersi gravemente ferito con una taglierina. Salvato per i capelli, viene ricoverato in una clinica psichiatrica, ma non risponde ai medici né alla polizia che ha scoperto nella sua casa un quaderno zeppo di ritagli di giornale sui crimini più efferati di Montréal. E che ha trovato nel suo pc la pagina di un nuovo romanzo: un poliziotto impazzito che compie una strage di alunni in gita... il racconto, preciso anche nei dettagli, non è che un fatto di cronaca avvenuto proprio il giorno precedente. Ma che cosa nasconde lo scrittore? Affascinato dalla mente dell'uomo, uno psicologo cerca un contatto con lui e prova a scavare nel suo passato... Una storia ben architettata e davvero avvincente.
Euro 18,60 - Pagg.380 - Editore Nord

Nella mente del killer (di Keith Ablow)
John è un genio in fisica e matematica, diventato ricco grazie ad alcune invenzioni nel campo dell'aeronautica militare. Ha tutto quello che si può desiderare: famiglia, ricchezza e persino una splendida amante. Ma è anche affetto da una rara forma di epilessia che minaccia il suo cervello. Per salvaguardare ciò che considera il suo bene più prezioso, decide di sottoporsi a una delicatissima operazione, ma a poche ore dall'intervento viene trovato morto in un vicolo. Tutto fa pensare a un suicidio, sulla pistola ci sono perfino le sue impronte, ma perché uccidersi quando il suo problema stava per essere risolto? Un mistero nero e cupo. Da leggere.
Euro 18,90 - Pagg.351 - Piemme

I miei auguri di buon compleanno vanno questa sera a una persona che proprio oggi compie 227 anni: Henri-Marie Beyle, molto più conosciuto conlo pseudonimo di Stendhal. Nato a Grenoble, viene ricordato soprattutto perla sindrome che porta il suo nome e per i romanzi "La Certosa di Parma" e"Il rosso e il nero".

Proprio in questa seconda opera, Stendhal scrive unafrase che - a mio avviso - deve sempre avere in mente chi prova a scrivere storiacce noir come faccio io: "Il romanzo è uno specchio che porta lungo una strada maestra. Ora riflette l'azzurro dei cieli, ora il fango deipantani."

Essere mamma e sexy: quando la bellezza non ha età.

Ospitiamo questa sera Eleonora Massara, donna e mamma. Nel 2009 è stata tra le finaliste del concorso Miss Mamma Italiana mentre la scorsa settimana il programma RAI "La vita in diretta" si occupato di lei, definendola mamma sexy. A dimostrazione che la bellezza non ha età (Eleonora è una compiaciuta over 35), pubblichiamo alcune immagini del calendario 2010 di cui la nostra amica è protagonista. Gli scatti sono di Fabio Magistri per il Motoclub Il Cicchetto di Veruno (Novara).





"In nome della croce" di Claudio Galletto



Un altro ospite della serata è Claudio Galletto, autore del romanzo di mistero "In nome della croce". Non è un vero e proprio romanzo di finzione in quanto luoghi e tragedie non sono inventati. Andate sul posto e chiedete.... e non spaventatevi delle coincidenze!

Per avere maggiori informazioni potete visitare il sito http://www.innomedellacroce.it/ o su facebook al gruppo "In nome della croce"

La mail dell'autore: claudio.galletto@libero.it

Live a Siamo in Onda

Quattordicesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. Tanti ospiti sono presenti nei nostri studi tra i quali i Sofia che si esibiscono questa sera.
Ecco le foto della serata.

domenica 17 gennaio 2010

Bollicine bollenti


Se la vedessero ora! Lei è quella che a 8 anni ha nascosto una foto in cui sua sorella si baciava con il suo ragazzo…con la lingua! E l’ha infilata in una fessura dietro al mobile! La foto…non la lingua! Perché a 8 anni pensi che tutti siano asessuati e tua sorella non può fare certe cose ed immortalarle così senza pudore! Cosa avrebbero pensato mamma e papà?
Eppure guardala adesso…è sopra di me e mi sta travolgendo con tutto il suo desiderio. Come una valanga, ma non ho paura e non intendo scappare. Voglio lasciarmi sconvolgere. E’ calda… Ed è mia, totalmente mia. Mentre le accarezzo le braccia morbide, lei mi sta premendo le mani sul petto…ma non per rianimarmi, è preda della passione più intensa che si possa creare negli anfratti nascosti di due corpi appartenenti l’uno all’altro.
Ora sa cosa sto pensando, lo sente, lo legge nei miei occhi che l’attraversano e la posseggono. E anch’io so tutto di lei. E’ capitato rientrando a casa, ho inalato quel suo profumo invitante che mi ha messo un cappio al collo e mi ha trascinato verso di lei. Ci siamo abbracciati come se non ci si vedesse da anni e le labbra si sono sfiorate…Inizi dal salotto e finisci banalmente nel letto. Una banalità davvero eccitante. E’ stato come apparecchiare una tavola e imbandirla di ogni preli…minare. Finchè è giunto anche il momento dello champagne. Sento il tintinnio dei bicchieri che si muovono, sinuosi e liberi.
Ora sono io a guardarla dall’alto al basso in un bacio continuo, è lei che placa la mia sete…sono totalmente e incondizionatamente suo…finchè…..STAP (ndr. rumore di stappo di bottiglia)
Lunghissimi, interminabili secondi di piacere che percorrono tutta la lunghezza dei nostri corpi avvinghiati, come le bollicine che risalgono il collo di una bottiglia di champagne appena stap¬pato. Ed esplodono in sorsi di godimento. Questo è solo uno dei mille momenti che rendono frizzante la mia vita con lei.
Io l’amo.

sabato 16 gennaio 2010

Le bollicine noir di Paolo Franchini

La parola bolla giunge dal latino (bùlla) e la radice bul (o bol) assume il senso di accumulare. Probabilmente è affine al sanscrito par che indica essere pieno, riempire, essere gonfio e rotondo. Questa definizione, in effetti, si ritrova anche nell'antico tedesco dove bol indicava coppa, palla, ma anche cranio.

Per qualcuno, però, lo ritiene un termine onomatopeico (cioè una parola che prova a imitare quanto descrive) che riguarda i liquidi che gorgogliano (deriverebbe quindi dal verbo bollire). In ogni caso, la parola latina indicava anche un ornamento che si portava appeso al collo e che usarono non solo i re, ma anche gli antichi patrizi. In tempi più moderni descrive un sigillo che autentica le scritture più importanti, come ad esempio le bolle papali.

I libri più venduti negli ultimi sette giorni

5) Che la festa cominci, Niccolò Ammaniti - Einaudi €.18,00
4) L'isola sotto il mare, Isabel Allende - Feltrinelli €.19,50
3) Il simbolo perduto, Dan Brown - Mondadori €.24,00
2) Il peso della farfalla, Erri De Luca - Feltrinelli €.7,50
1) Il tempo che vorrei, Fabio Volo - Mondadori €.18,00

E adesso una piccola curiosità (o, forse, una piccola polemica): scartabellando nelle classifiche dei libri più venduti, mi sono fatto un'idea precisa di quello che significa leggere in Italia. Non posso non elencare i titoli più venduti a dicembre negli ultimi tre anni:

Dicembre 2006: Rivergination di Luciana Littizzetto
Dicembre 2007: Il giorno in più di Fabio Volo
Dicembre 2008: La Jolanda furiosa di Luciana Littizzetto

Preferisco non aggiungere una parola di più, se non che tutti e tre i libri sono stati pubblicati da Mondadori. A breve sarà disponibile la classifica finale del 2009, speriamo di trovare in vetta un libro un po' più libro di questi.

Qualche consiglio di letteratura noir

Racconti frizzanti (di AA.VV.)
Venticinque racconti, un protagonista: il Lambrusco. Sono storie imprevedibili d'amore, passione, nostalgia e risate in la paura si tinge di viola. Il vino che riempie le pagine sino all'orlo è l'elemento che ci fa intravedere il futuro e che regala riflessioni e persino sulla libertà. La bottiglia è l'amica di una notte ubriaca, il movente di un delitto, il personaggio di una cantina magica dove si muovono persino Matilde di Canossa, il Dr. Jekyll & Mr. Hide, Jack lo squartatore, il pittore Ligabue, ma anche Berlusconi, Giovanni Guareschi e Fellini. I personaggi non hanno nulla in comune se non l'uscire dalle rispettive storie per ritrovarsi davanti a un buon bicchiere di Lambrusco.
Euro 14,00 – Pagg.212 – Damster

La schiuma dei giorni (di Boris Vian)
Colin, un giovane ricco e annoiato, passa il tempo cucinando piatti inverosimili e strimpellando strumenti di propria invenzione e bighellonando con il suo migliore amico. Un giorno, nella vita del nostro bel signorino arriva però l'amore: l'incontro con Chloé è un colpo di fulmine. Pochi giorni e decidono di sposarsi. La storia nera, inizia adesso. Al ritorno dal viaggio di nozze, Chloè si ammala e fatica sempre più a respirare. Mentre il tempo corre sempre più veloce, l'appartamento in cui vivono, di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto e opprimente.
Euro 14,50 Pagg.268 - Marcos y Marcos

Acqua storta (di Luigi Romolo Carrino)
Don Antonio è un boss della camorra. Sa che la Bibbia dice quali sono le cose giuste, ma suo figlio Giovanni non vuole capire certi discorsi. Così vanno le cose. Qualche tempo in un carcere minorile, un matrimonio combinato per mettere ordine negli affari di famiglia, tutto 'normale' fino al giorno in cui Giovanni incontra Salvatore e se ne innamora. Nel mondo di Don Antonio queste cose non si fanno. Bisogna mettere la cosa a tacere, prima che sia troppo tardi. Una storia che dura tre giorni, cattiva e inesorabile come il viaggio assassino di un proiettile.
Euro 10,00 – Pagg.123 - Meridiano Zero

I miei auguri di buon compleanno, doverosi e non solo perché le candeline da spegnere sono esattamente cento, vanno quest'oggi a Mario Tobino. Scrittore e psichiatra, Tobino è stato molto prolifico, prima come poeta e più tardi come romanziere. Opere spesso autobiografiche le sue e ricche di risvolti psicologici e sociali.

Live a Siamo in Onda

Tedicesima puntata di Siamo in Onda il salotto radiofonico di Puntoradio. Ospiti della serata sono i Pentegrami oltre gli attori della Corte dei Miracoli



Le bolle nella palude


Uno strano fenomeno avveniva nella palude attorno all’isolino Partegora, davanti ad Angera. Nell’acqua si vedevano delle bolle e sulla superficie comparivano talora piccole fiammelle azzurre. Qualcuno pensava agli spiriti inquieti dei morti che, come è noto, nelle paludi abbondano sempre.
Un uomo tuttavia rideva di quelle sciocche superstizioni del popolino e intratteneva l’amica Contessa Castiglioni, di cui era ospite, spiegandole che i fenomeni soprannaturali restano tali solo fino a quando qualcuno non ha sufficiente intelligenza da usare la Ragione, per disperdere le tenebre dell’ignoranza.
Per dimostrare che le sue non erano vuote vanterie, il gentiluomo prese una barca e si avventurò nella palude. Utilizzando un bastone per smuovere il fondale, poco profondo in quel tratto del Lago Maggiore, si avvide che piccole bollicine venivano alla superficie. Allora prese a rinchiudere quel gas in alcune bottiglie per poterlo studiare con calma.
Scoprì così che quell’aria poteva essere incendiata mediante la fiamma di una candela e persino con una scarica elettrica. La ribattezzò “aria infiammabile di palude” e prese a costruire alcuni congegni che sfruttavano, le proprietà di quel gas che derivava dalla fermentazione dei vegetali sul fondo della palude. La sua lucerna ad aria infiammabile fu il primo congegno a sfruttare le proprietà del metano.
Questo infatti è il nome che diamo noi moderni all’“aria infiammabile di palude” scoperta da Alessandro Volta nella palude di Angera nel 1776.

venerdì 15 gennaio 2010

Una nuova Polaroid firmata Marco Franceschini

L’odore della gomma

Non so voi, ma io, quand’ero piccolo, apprezzavo molto l’odore della gomma.
Era buono, all’inizio dell’anno scolastico, il profumo della nuova gomma azzurra, dura, e tenera, rossa, che avevo nell’astuccio per cancellare inchiostro e matita. E anche l’astuccio non era niente male, anch’esso profumato dal legno delle matite colorate, dalle mine, dalla stoffa del nettapennini…
Ma era buono anche l’odore del tubicino flessibile, color mattone, con la quale mio padre imbottigliava il Cabernet, nella piccola cantina del palazzo di periferia, ingombra di bici e vecchie casse, ciucciando con la “ladra” – così la chiamava, lui – il prezioso liquido scurissimo, che poi gorgogliava nel vetro verde scuro delle bordolesi… Non male anche il Cabernet, peraltro, come profumo, ma da adulti, meno amichevole, più austero e alcolico.
La “ladra” era una lunga gomma tubolare liscia, me la ricordo bene, un po’ parente… delle camere d’aria della mia bicicletta. Con il tempo e l’uso si era un po’ screpolata, ma ci ha servito per molti anni e molte damigiane di buon vino nero.
Ma l’odore migliore, in fatto di gomma, mi è sempre sembrato quello dei pneumatici. Dapprima quelli bianchi, della mia bicicletta, di marca “Superga”, me lo ricordo bene, e poi i “Ceat” della 1100 Fiat di papà, neri e molto “professionali”, loro che d’inverno lasciavano il posto ai “da neve”, dal battistrada zigzagante e “drammatico”, foriero di avventure sulle Dolomiti. Papà ci doveva andare per lavoro e la 1100 D non è che fosse un prodigio, sulla neve, meglio la molto più costosa Lancia Fulvia, oppure le esotiche Citroen. Ma lui le altre, le… non-Fiat, non le prendeva neppure in considerazione, o quasi. Il quasi era riferito alla Giulia dell’Alfa Romeo, ma questa è un’altra storia.
La gomma, insomma, ha sempre emanato un buon odore, un po’ come l’albero di Natale, oppure le assi di pino verniciato di fresco con le quali mi trovavo a convivere per un mese, al mare, in bungalow, sull’Adriatico veneto. Magnifiche assi profumate, verniciate tutti gli anni con uno strato giallo, appiccicoso per mesi, mai veramente asciutto. Buono anche l’odore della pineta, che lasciava poi spazio infinito alla sabbia e poi al mare. Inimitabile. Come le vongole, del resto.
Le gomme però conservavano sempre, anche con il passare degli anni, quel certo non so che. I papà le sostituivano, ne parlavano tra loro, c’erano le “bassa pressione”, il “cinturato”, le “ricoperte”. Ricoperte, come il gelato… Ridicolo! Le gomme erano roba seria, erano il “contatto”, il tramite tra volante e strada, oppure, per dirla alla Niki Lauda, tra il sedere e la pista. Sì, perché Lauda diceva che “si g-vida con kulo”, intendendo dire che la sua parte più sensibile, per capire la monoposto formula 1, era proprio quella sua parte del corpo. E secondo me aveva ragione, come potrei, da motociclista, non esserlo?!
E l’azzurro – può essere, un profumo, colorato? – aroma delle gommone delle Abarth 1000 alla Trento_Bondone, quando – appunto – sgommavano in curva, nel controsterzo? E quello acre delle Lotus Cortina a Monza, all’uscita della Variante Ascari? Difficile spiegare, a chi non c’era…

Oggi il mio profumo preferito, in fatto di gomma, è quello delle Pirelli Diablo: quando il mio gommista le monta, nuove nuove, ben equilibrate, sulla mia motona. Diablo… Diablo Rosso… Profumo di zolfo?! Mah!

Marco Franceschini

sabato 9 gennaio 2010

Anno nuovo, vita nuova... ma sempre in noir


Novità è un termine di derivazione latina e si diceva novitàtem. Giunge da nuovo oppure novo (in latino nòvus) ed è analogo al sanscrito navas o navyas e significa fresco, giovane. Identifica chi è nato o arrivato da poco oppure un oggetto che non è mai stato usato o che non è mai servito. Può anche assumere oggi anche il senso di mai visto oppure di moderno e stravagante.

I libri più venduti

Non sono ancora state tirate le somme dell’intero 2009, perciò – al momento - non possiamo che dare un’occhiata alla classifica dei libri più venduti in Italia negli ultimi giorni di dicembre:

5° L'isola sotto il mare, Isabel Allende - Feltrinelli €.19,50
4° Donne di cuori, Bruno Vespa - Mondadori €.20,00
3° Il peso della farfalla, Erri De Luca - Feltrinelli €. 7,50
2° Il simbolo perduto, Dan Brown - Mondadori €.24,00
1° Il tempo che vorrei, Fabio Volo - Mondadori €.18,00

Qualche consiglio di letteratura noir

I delitti del mondo nuovo (di Leonardo Gori)
Siamo nelle colonie inglesi d'America, sul finire del '700. La guerra d'indipendenza è giunta al dunque e l'alba del Nuovo Mondo è costretta a confrontarsi con i colpi di coda dei regimi aristocratici. Il vero e proprio via al romanzo lo regala l'omicidio di Bartolomeo, un ingegnere toscano assassinato per motivi sconosciuti. Questo delitto, comunque, è solo il primo di una catena di intrighi molto complessi animati da moltissimi personaggi: un nobile fiorentino, un "ministro ombra", una lady inglese, un brigante, un matematico... Sarà il Granduca Leopoldo a doversi trasformare in detective per sbrogliare l'intricata matassa. Un bel tuffo nel passato.
Euro 8,00 – Pagg.406 - Hobby & Work

Il nuovo venuto. Un'indagine del commissario Bordelli (di Marco Vichi)
Il vincitore del prestigioso Premio Scerbanenco edizione 2009 (con il romanzo 'Morte a Firenze') ci racconta di un uomo trovato ucciso nella sua abitazione. Un paio di forbici nella nuca e via. Del morto si sa che era un usuraio e che la gente lo chiamava semplicemente "il nuovo venuto". Nessun indizio significativo e solo l'autopsia sembra offrire il primo tassello di questo puzzle mortale. Il commissario Bordelli, personaggio seriale di questo grande scrittore del Chianti, deve fare luce su un delitto che lo immerge nel disagio: oltre a dover far giustizia, infatti, il poliziotto nutre grande ostilità per la vittima. L'indagine, quindi, si preannuncia quanto mai difficile. Come sempre nei romanzi di Marco Vichi, direi.
Euro 8,60 – Pagg.429 – TEA

La morte in versi. Un nuovo caso dell'ispettore Wexford (di Ruth Rendell)
L'ispettore Wexford si ricorda molto bene del caso Painter. Per i colleghi si trattò un caso qualunque, ma non per lui: il suo primo omicidio, la prima indagine della sua vita. E anche per Painter fu un'esperienza terribile, più che altro perché lo accolse il patibolo. Tutti certi che fosse lui il colpevole, ma quindici anni dopo il caso viene riaperto. E per l'ispettore Wexford iniziano i guai: l'intera vicenda deve essere riesaminata. Qualcuno, poi, sembra solo voler dimostrare che il poliziotto aveva sbagliato tutto nella sua prima indagine... Romanzo intricato, eppure si legge bene.
Euro 13,00 – Pagg.239 – Fanucci

I primi auguri di buon compleanno letterario del 2010 vanno a una scrittrice francese: Simone-Lucie-Ernestine-Marie Bertrand de Beauvoir, più nota solo come Simone de Beauvoir che oggi compie 102 anni ed è stata anche un'insegnante, scrittrice e filosofa.

Non si può dimenticare neppure il compleanno dello scrittore Wilbur Addison Smith, nato nello Zambia, ma oggi cittadino di Londra e papà di romanzi fortunatissimi con ambientazione africana (si parla di 120 milioni di copie vendute).


Live a Siamo in Onda

Riprende anche nel 2010 il consueto appuntamento con Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio.
I primi ospiti del 2010 sono i Dui e Mezza, gruppo dialettale di Gozzano. Ecco le foto della serata.



Il dio degli inizi


Il mese di Gennaio era originariamente chiamato Januarius dai romani e prendeva il nome dal dio Janus (Giano). Questo era raffigurato con due facce sulla stessa testa a simboleggiare la natura ciclica di questa divinità.
Giano, il primo ed il più antico dio dei latini, presiedeva a tutti gli inizi ed i passaggi. Era il protettore delle soglie. Quelle materiali, come le porte delle case delle città e dei templi; ma anche quelle simboliche. Le nuove imprese economiche, la vita umana e persino l’inizio del tempo gli erano sacri. Si riteneva che fosse l’iniziatore degli uomini, della civiltà, della religione e degli Dei stessi.
Le porte del suo tempio a Roma erano spalancate in tempo di guerra per consentire di trarre vaticini sulle imprese militari. Nella lunga e bellicosa storia di Roma le porte del tempio furono chiuse solo poche volte, al punto che la loro chiusura era considerato il simbolo stesso della pace e si coniavano monete per celebrare l’evento.
Il re sacerdote Numa Pompilio (che secondo la tradizione regnò su Roma tra il 715 e il 673 a.C.) nella riforma del calendario da lui promossa, dedicò a Giano il primo mese (Januarius) successivo al solstizio d'inverno (21/22 dicembre).
Nel 46 a.C., Giulio Cesare, in qualità di Pontefice Massimo riformò il calendario e fece di Januarius il primo mese dell’anno. Il calendario giuliano (da Giulio Cesare) è ancora in uso nei paesi ortodossi, mentre in Occidente venne sostituito dal calendario gregoriano (che utilizziamo ancora oggi) che prende il nome da papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582.
Anche nel calendario gregoriano Gennaio rimane il primo mese dell’anno e tutti auspichiamo che esso ci porti novità positive.

venerdì 8 gennaio 2010

Qualcosa di bello e prezioso


Quale sarà la novità del 2010? Ce ne aspettiamo tante, tra tecnologia e spiritualità, e tutti in fondo speriamo sia qualcosa che ci migliorerà la vita.
Questa volta la vostra Poetrice si butta un po’ più sull’effimero e l’estetico (che non significa però superficialità) e sul femminile: è il mio augurio di bellezza e tenerezza per tutti gli amici di Siamo in Onda e per il mondo là fuori. Ne abbiamo bisogno, non credete? In questo 2010 circondiamoci di perle. Di saggezza, certo, ma io vi parlo oggi proprio delle perle in senso stretto, usate come gioielli simbolo di femminilità e purezza almeno da un paio di millenni.
Pensiamo a Venere: la dea della Bellezza e dell’Amore nacque dalla spuma del mare completamente nuda, ma con perle intorno al collo. Le perle erano anche l’ornamento preferito da Polinnia, la Musa addetta agli inni, ai canti e all’eloquenza (e quindi per Siamo in Onda sono davvero perfette!). Anche i cinesi affiancano le perle alla parola, perché rappresenta uno degli otto simboli del letterato. In più, credono che i monaci tibetani posseggano una perla della seduzione che conferisce poteri magici per sessant’anni.
Questo simbolo di purezza attribuito dai pagani alla Dea dell’Amore venne poi ripreso dai cristiani come simbolo per la Vergine Maria. Nell’iconografia sacra sono parecchi i quadri che raffigurano la Madonna adornata di perle e nei testi religiosi più volte lei stessa è definita Perla, nel senso di “pura“.E nei quadri è adorna di perle anche la Sibilla, la profetessa pagana che per prima annunciò l’avvento di Cristo.
Già nei testi orientali dell’VIII secolo a.C. si parla di perle come di cose fantastiche: una leggenda araba racconta che le perle sono gocce di rugiada cadute in mare durante una notte di luna piena, e quindi “bevute” dalle ostriche. Tale leggenda fu ripresa da Plinio il quale asserì che le ostriche “si aprono quasi sbadigliassero, si riempiono di rugiada che le feconda e partoriscono perle”. I Romani conobbero e usarono anche le perle di fiume, quelle che si presentano come chicchi di riso: le trovavano nei fiumi in Scozia.
Le perle sono da sempre considerate molto preziose. Pensate che l’imperatore Caligola donò al suo cavallo, sempre il solito, quello che aveva già nominato senatore, una collana di perle; e perchè la moglie non fosse gelosa ne regalò una anche a lei spendendo circa quaranta milioni di sesterzi ( mezzo miliardo di euro, centesimo più, centesimo meno…). Mentre lo storico Svetonio racconta che il generale romano Aulio Vitellio riuscì a finanziare un’intera campagna militare vendendo un solo orecchino di perle della madre. La preziosità era data anche dalle moltissime virtù “magiche” che gli antichi attribuivano alle perle: calmavano l’ira, lenivano i dolori di stomaco, rinsaldavano le amicizie, accendevano la passione perché considerate afrodisiache, rinforzavano le ossa e sbiancavano la pelle; per questo Cleopatra era solita berne un po’ sciolte nell’aceto di vino, costosa usanza seguita da molte nobili dame sino al Settecento.
In generale erano considerate il rimedio ad ogni malattia; quando Lorenzo il Magnifico fu in punto di morte, gli diedero da bere una pozione di vino con dentro cinque etti di perle tritate. Ovviamente non servì a nulla, se non a sprecare un patrimonio e a dargli probabilmente il colpo di grazia bloccandogli intestino e reni.
Poi nel Medioevo, epoca di grandi superstizioni e di innumerevoli rompiscatole, qualcuno iniziò a spargere la voce che le perle portavano lacrime, seguendo la leggenda che fossero nate dalle lacrime degli angeli ribelli: in realtà le perle fanno piangere sì, ma di gioia, le donne che le ricevono in dono! Si dice che le perle, se rubate, si vendichino su chi le ruba. Per questo gli zingari (uso questo termine generalizzando, ne sono consapevole) solitamente non rubano e non ricettano gioielli con le perle. Fino a qualche decennio fa erano gli unici gioielli concessi dal galateo a una “giovine sposa”, mentre una collana di perle (o un anello, un bracciale) erano il classico dono che nell’Ottocento il marito faceva alla moglie quando nasceva un figlio. Inoltre, se mai ve ne capitasse l’occasione, sappiate che le perle sono gli unici gioielli che si possono indossare a un’udienza papale.
Negli ultimi anni si sono diffuse perle bellissime, autentiche, che non raggiungono le quotazioni fantastiche di cui ho parlato precedentemente. Sono perle ricavate da allevamenti di conchiglie in bacini di acqua dolce, diffuse soprattutto in Cina, Giappone e Nuova Zelanda. Possono avere dimensioni diverse e diverse sfumature di colore, molto affascinanti.
L’esperto gemmologo ci racconta che:
Per perla si intende il prodotto concrezionato a composizione carbonatica generato spontaneamente all’interno di particolari molluschi per la presenza di un corpo estraneo nelle parti vitali dell’organismo; si formano sia in molluschi marini che di acqua dolce.
Perle naturali: hanno un nucleo piccolissimo rivestito da numerosi strati concentrici di aragonite CaCO3 con una struttura “a mattone” per uno spessore di pochi um legati tra loro da conchiolina, che ne conferisce la caratteristica iridescenza detta “oriente della perla”.
Le perle naturali oggi sono rarissime ed estremamente costose. Ben più comuni sono le Perle Coltivate: ottenute in Cina mille anni fa, oggi vengono prodotte in vasta scala sia in mare che in acqua dolce.
Perle coltivate in mare: si utilizzano molluschi tipo la Pinctada Martensi per ottenere le perle Akoya in Giappone e la Pinctada Maxima per le perle South Sea nei mari tropicali.
Il metodo consiste sempre nell’inserire all’interno delle gonadi del mollusco una sfera di madreperla, riposizionare lo stesso in mare per un periodo che va dai 6 mesi ai tre anni, dopodichè vengono ripescate e la perla estratta, con la morte quasi certa del mollusco. Vengono classificate in base alla forma, colore, oriente e spessore di perlagione; le più grandi possono raggiungere i 16 mm per le sferiche South Sea (un filo di queste perle può valere anche 250.000,00 euro).
Più economiche le Perle di Acqua Dolce: i molluschi che producono questo tipo di perle sono più produttivi; vengono inserite più porzioni di epitelio (fino a 10) che in pochi mesi vengono rivestiti da sottili strati di perlagione che si presenta meno compatta e resistente e con un oriente inferiore o assente. La minor bellezza di queste perle è compensata dalle grande produttività di questi molluschi, nonché dalla possibilità di ottenere perle dalle forme più bizzarre.
Moltissime le imitazioni con palline di vetro o madreperla rivestite da speciali vernici ottenute anche con l’utilizzo di squame di pesce, alle quali vengono dati i più svariati nomi di fantasia: perle di Maiorca, di Vasca, Orchidea, Suma, Fidjii ecc…
Altri tipi di perle coltivate sono le mezze perle dette “Mabè” che hanno un nucleo di 3/4 di sfera e le perle "blister" che si formano a contatto tra il mantello ed il guscio del mollusco, le perle Keshi che sono senza nucleo, molto piccole e formate spesso in molluschi che hanno rigettato l’innesto.

Restando in tema di perle, ecco un pezzetto tratto da "Il Giovane Re" del mio amico Oscar Wilde.
Il Giovane Re è un racconto che fa parte della raccolta La casa dei Melograni che conta diverse favole, come Il compleanno dell’Infanta e Il gigante egoista, certamente più conosciute. Scritte con la solita verve tipica di Wilde, sono però ricchissime di messaggi morali e sociali, che portano il lettore (e l’ascoltatore: ricordiamo che Oscar narrava personalmente le storie, nei salotti e durante cene dove un pubblico affascinato pendeva letteralmente dalle sue labbra) a riflettere profondamente.
Questo brano racconta la pesca delle perle, destinate al corredo del giovane re. Il quale però, assistendo in sogno alla tragica storia dei tesori a lui destinati, rifiuterà ogni ricchezza per vivere in povertà dedicandosi ai più sfortunati.

(…) Si riaddormentò e sognò ancora: ed ecco il suo sogno.
Era steso sul ponte di una grande galea su cui remavano cento schiavi. Al suo fianco, su di un tappeto, sedeva il capitano della galea. Era nero come l’ebano, con in testa un turbante di seta rossa, grossi orecchini gli pendevano dai lobi degli orecchi: reggeva tra le mani una bilancia d’avorio.
Gli schiavi erano nudi, con un cencio intorno alle reni, e ognuno di essi era incatenato al vicino: il sole caldo batteva in pieno su di loro mentre alcuni negri, che correvano avanti e indietro sulla passerella, li sferzavano con fruste di cuoio. (...)
Raggiunsero infine una piccola baia e presero a scandagliarne la profondità.
Gettata l’ancora e calate le vele, i negri scesero nella stiva e risalirono con una lunga scala di corda gravata di piombo. Il capitano gettò la scala in mare dopo averla fissata a due puntelli di ferro: poi i negri afferrarono lo schiavo più giovane e, spezzate le sue catene, gli riempirono le orecchie e le narici di cera e gli legarono una pesante pietra dietro la schiena. Il giovane scivolò faticosamente giù per la scala e scomparve nel mare, dal quale gorgogliò qualche bolla.
Dopo un po’ lo schiavo pescatore emerse dall’acqua e stringendo una perla nella mano destra, si afferrò ansando alla scala. I negri gli tolsero la perla dalla mano e lo ributtarono giù. Quello saliva a galla e si rituffava e ogni volta portava una splendida perla. Il capitano le pesava tutte e le metteva in un sacchetto di pelle verde.
Poi il pescatore venne su per l’ultima volta e la perla che portò era più bella di tutte perché aveva la forma della luna piena ed era più bianca della stella del mattino.
Ma il giovane era stranamente pallido, e quando cadde sul ponte il sangue gli sgorgò dalle narici e dalle orecchie. Tremò ancora un poco, poi restò immobile. I negri scrollarono le spalle e gettarono in acqua il cadavere.
Il capitano rise: allungò la mano, prese la perla, poi se la premette sulla fronte e si inchinò.
“Sarà – disse – per lo scettro del giovane re”.
Udite queste parole, il giovane re diede un grido e si svegliò, e attraverso la finestra vide le lunghe dita grigie dell’alba che si aggrappavano alle stelle che stavano per svanire.

venerdì 1 gennaio 2010

Viola Vive: terza e ultima parte

Che soddisfazioni e gratificazioni avete ottenuto?
Senza dubbio molte; il fatto che manteniamo il numero dei soci, la riuscita delle manifestazioni con migliaia di partecipanti, i riconoscimenti avuti da molte persone che hanno avuto modo di partecipare alle nostre attività, il mantenere una sede in piazza Marconi aperta al pubblico principalmente ad agosto e nei periodi festivi

Il vostro intento principale?
Come previsto dallo statuto, principalmente la promozione e la valorizzazione di Viola, del suo territorio e dei prodotti tipici locali, il tempo libero, le attività come estate ragazzi per i bambini, le attività culturali con convegni, presentazioni di libri, attività didattiche ecc …


Che tipo di eventi avete organizzato sino ad oggi e quali quelli futuri...
In linea di massima manteniamo alcune manifestazioni fisse (colori e sapori d’autunno e di primavera, festa dell’associazione, gita sociale, estate ragazzi, rappresentazioni dei pastori a Natale, escursioni con racchette da neve, escursioni estive, concerto di fine anno, serate musicali, concorso fotografico, giornata della solidarietà), ed inoltre nel corso dell’anno inseriamo altre attività non previste a calendari. Nel immediato abbiamo in programma per la notte di Natale l’ormai tradizionale “rappresentazione dei Pastori” il concerto di fine anno domenica 27 dicembre, il 2 gennaio 2010 la fiaccolata sulla neve con salsicciata finale, domenica 3 gennaio concerto musicale “tributo a De Andrè”.

La cultura in Piemonte nel passato e nel presente....

Bella domanda … ci proviamo con convegni legati all’agricoltura in collaborazione con esperti, incontri sulla resistenza partigiana nella nostra zona, incontro
storico sul castello di Viola, presentazione di libri in collaborazione con autori di Viola e non, presentazione del film, ad esempio “la luce dentro” cortometraggio riferito alla vita di un personaggio della zona di Val d’inferno, abbiamo anche pubblicato un libro scritto dai ragazzi delle scuole di Viola: “Quaderni di Viola –antichi mestieri-: storia, tradizioni e costumi del nostro paese” che vuole essere il primo quaderno della storia del nostro paese e che sicuramente avrà un successivo sviluppo.

Che tipo di aiuti e/o cooperazioni avete ottenuto dalle altre realtà locali piemontesi?

In linea di massim
a abbiamo collaborazioni con le istituzioni locali: Comune , Comunità montana, regione Piemonte, Gruppo Micologico Cebano, università di Savigliano, corali della zona, ora abbiamo aderito ad un progetto di studio europeo sul cambiamento climatico e le influenze sul territorio della nostra zona.

Cosa consigliate per chi volesse creare associazioni culturali?

Non avere pretese di realizzare grandi cose, meglio partire con poche idee chiare e realizzabili, finalizzate sempre a migliorare la qualità della vita delle persone che vivono o passano alcuni periodi nel nostro paese.


Cosa vi proponete per il futuro?

Di continuare l’attività intrapresa in questi sei anni e possibilmente migliorare ed ampliare le nostre attività, non è facile, dipende molto dalla voglia di noi tutti di continuare a mettersi in gioco se stessi per il nostro piccolo ma “stupendo” paesino con l’augurio che i giovani sappiano continuare per il futuro.